Detenzione di cocaina, arresto bis a Roma per Stefano Schiavulli
Stefano Schiavulli – ex Forza Nuova e uno dei nomi più in vista dell’estremismo di destra della capitale– è stato arrestato per detenzione di droga per la seconda volta in due mesi. Stamattina lo hanno portato già a piazzale Clodio, dove si è difeso rivendicando l'uso personale della droga era per uso personale. Ma la difesa non ha convinto il pm Mario Pesci, che ha chiesto e ottenuto la convalida e i domiciliari per il 40enne. A convincere il giudice le modalità di detenzione degli stupefacenti: 36 grammi di cocaina divisi in 18 bustine, conservati nel vano dell'airbag dell'auto
Il fermo è scattato nel pomeriggio di ieri e la sorte ha giocato un ruolo decisivo. Schiavulli è in macchina, nel parcheggio del McDonald’s di corso Francia. I carabinieri della stazione di ponte Milvio lo notano. Al primo controllo emerge il precedente arresto per possesso di stupefacenti del 27 novembre. Gli chiedono se ha roba e lui consegna una bustina con un po' di cocaina, negando di averne altra.
A fregarlo è l'insistenza con cui vibra uno dei due telefonini che ha. Dalla schermata di blocco i militari leggono l’anteprima di un messaggio su Signal, un app di messaggistica: “Due crudi come amo”. Ovvero due dosi: la cruda è la cocaina da sniffare, il crack che si fuma è la cotta.
Scatta così la perquisizione del veicolo con il ritrovamento del resto della roba. La perquisizione prosegue a casa: tre coltelli a serramanico, un pugnale da caccia, un rasoio, due cartucce calibro 38 e due calibro 7,65. Per questo materiale vario la denuncia è in stato di libertà.
Il primo arresto a fine novembre
Obbligo di dimora per Stefano Schiavulli per possesso di cocaina al fine dello spaccio. Il giudice monocratico del tribunale di Roma ha convalidato l'arresto , giovedì 27 novembre, accogliendo le richieste del pubblico ministero Marianna Rinaldi, e ha applicato la misura cautelare attenuata dell'obbligo di dimora.
L'ex dirigente di Forza nuova era incappato in un controllo casuale durante la notte tra mercoledì 26 e giovedì 27 mentre era al telefono nella sua auto. I poliziotti hanno sequestrato nove grammi di cocaina molto pura (titolo 86%) divisa in sei bustine e una mazzetta di contanti. Anche se il quantitativo in sé è compatibile con l'uso personale, ammessa da Schiavullli, a insospettire la polizia è la divisione della sostanza stupefacente e la presenza di denaro: due elementi compatibili con l'attività di spaccio. La mancanza di riscontri effettivi sull'attività di spaccio ha evidentemente indotto il giudice a trovare una soluzione salomonica: sì all'arresto ma niente detenzione.
Proveniente dai ranghi degli skinhead, Stefano Schiavulli era il braccio destro di Maurizio Boccacci (scomparso nello scorso mese di marzo dopo una infinita battaglia con il cancro) in Militia, la componente più radicale della fascisteria romana nel primo decennio del secolo. Il giovane attivista fu arrestato in un blitz nel 2010 con cinque arrestati, nel corso del quale fu anche chiusa la palestra Carnera, un'attività tra sport e socialità del movimento nel quartiere Montesacro ma anche sede politica della piccola organizzazione. I principali addebiti: gli striscioni oltraggiosi contro il sindaco Alemanno e il leader della comunità ebraica Pacifici. Pochi mesi dopo il portone della palestra a via Vigne nuove sarà incendiato. Il processo si conclude nel 2015 con 6 condanne molto modeste (da 8 a 18 mesi) per apologia di fascismo e istigazione all'odio razziale. I due leader vanno a cumulo di pena con una precedente condanna del 2012 per ricostruzione del partito fascista. Quando Boccacci fa un passo indietro, affida a Schiavulli la reggenza. Comunque alla fine del 2015 annuncia sulla propria bacheca che il reggente è fuori dal Movimento. Comunque nel 2019 si prendono un'altra condanna insieme, 14 mesi, ancora per minacce contro Pacifici.
Entrato nei ranghi di Forza nuova Schiavulli è un protagonista del movimento No pass. Schiavulli torna alla ribalta in occasione dei funerali di Alessia Augello, noto attivista di Forza nuova: insieme ad altri 7 camerati organizza il rito del presente con tanto di bandiera nazista sulla bara. Le riprese video diffuse scatenano un putiferio. La famiglia si incazza di brutto, gli otto si assumono la responsabilità, si scusano ma sottolineano che avevano semplicemente realizzato la volontà della giovane donna. Gli otto (tra cui il responsabile nazionale di Forza nuova dopo gli arresti per l'assalto alla Cgil Pino Meloni) sono stati rinviati a giudizio a gennaio 2025



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