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10 gennaio 1957: nasce Maurizio Boccacci

 Una vita nella destra radicale. Sempre estremista, fondatore di gruppi intransigenti, dal Movimento Politico, poi sciolto dalla Legge Mancino, passando per Base Autonoma fino ad essere animatore di Militia, formazione per cui è stato condannato a un anno per violazione della legge Scelba. In mezzo ha provato ad attraversare altre esperienze  organizzative, dalla Fiamma tricolore a Forza nuova, sempre accompagnato dai camerati della sua comunità ma arrivando più o meno rapidamente ad aspre rotture. Così da qualche tempo ama definirsi anarcofascista. E da lupo solitario è l'ultimo gesto che gli ha procurato una denuncia e il foglio di via da Roma per tre anni: il drappo della Rsi sventolato a piazza Montecitorio nell'anniversario della marcia su Roma. Il fisico è provato da una lunga e feroce battaglia con il cancro che l'ha segnato nel fisico ma non ha ammollato la tempra coriacea. 

Oggi Maurizio Boccacci compie 63 anni. Al liceo è compagno di classe di un trio delle meraviglie: Valerio Fioravanti, Franco Anselmi, Massimo Carminati. Partecipa all'esperienza comunitaria del Fuan anche se quando nel 1984 fonda a Grottaferrata, il Movimento Politico Occidentale di cui è leader fino allo scioglimento nel 1993, il modello a cui si ispira è piuttosto quello di Terza posizione: un forte attivismo proiettato sul sociale. Originale è invece l'attenzione e la durezza dei toni polemici su due temi caldi: le ondate immigratorie e la questione ebraica. Un'intransigenza, irrobustita da una mai occultata posizione negazionista sulla Soah, che innescherà la dura risposta del Viminale. La legge che introduce il reato di odio razziale porterà infatti la firma del ministro degli Interni. 
Negli anni seguenti Boccacci torna spesso alla ribalta della cronaca:  dagli incidenti avvenuti allo stadio di Brescia nel '94 durante i quali fu ferito il vicequestore Giovanni Selmin agli scontri con i compagni a Primavalle nell'anniversario del rogo in cui muoiono i fratelli Mattei. Nel 1997 fu arrestato per aver aggredito una guardia carceraria in tribunale, dopo aver tentato di avvicinare alcuni detenuti accusati di rapine, già militanti di MP. Quel giorno era imputato in un processo per aver affisso manifesti inneggianti a Mussolini. Definitosi sempre lontano dalla destra 'in giacca e cravattà, organizza i presidi di solidarietà per l'ex SS Erich Priebke processato e poi condannato per l'eccidio alla Fosse Ardeatine. Nel 2002 rifonda con Giuliano Castellino Base autonoma. Rientrano poi nella Fiamma ma nel 2008 le loro strade si divaricano: il pupillo sceglie di fiancheggiare l'esperienza amministrativa di Alemanno sindaco, lui invece anima con un numero abbastanza ristretto di camerati  il movimento Militia, che invera i principi cardine della sua militanza politica: lotta dura agli ebrei e ai traditori. Qualche anno fa passa la mano nella guida del Movimento che finisce per dissolversi. Così Boccacci ha un riavvicinamento con Forza Nuova, nonostante i pessimi rapporti con Roberto Fiore, grazie ai buoni uffici di Castellino, diventato responsabile romano ma la cosa dura poco. E' tentato, e lo annuncia più volte, di ritirarsi ma proprio non ce la fa. E così, per riscattare la figuraccia della manifestazione annullata per il 28 ottobre all'ultimo momento, va da solo a sfidare le forze dell'ordine. Tra il tripudio dei fan sui social.  L'ultimo ritorno in scena è doloroso e imbarazzante. Perché hanno ammazzato un suo caro amico, Fabrizio 'Diabolik' Piscitelli. Un'esecuzione di stampo mafioso, connessa ai suoi traffici di droga. E un altro camerata, Fabio Gaudenzi, da ragazzino militante di Movimento politico, poi fascio-criminale, sbrocca e si fa arrestare dopo una sceneggiata. Nel video che registra prima di mettersi a sparare fuori al balcone si autoaccusa di far parte di una banda armata di elite, i fascisti di Roma Nord, chiamando in causa alcuni morti, tra cui Piscitelli, e tre vivi: Carminati, il capo, Brugia e Boccacci. E lui ha dovuto replicare: 
“Gaudenzi non lo vedo da diversi anni lui fa il nome del gruppo dei fascisti di Roma nord, gruppo che non esiste nemmeno come sigla, e fa un miscuglio di persone che mi dà da pensare. Per me è impazzito, non è in linea col cervello. O c’è una manovra politica dietro, perché il 17 ottobre c’è la Cassazione per Mafia Capitale, o con la morte di Fabrizio (Piscitelli ndr), altro mio carissimo amico, cercano di movimentare o creare un qualcosa come sempre è stato fatto da questo regime, dalle stragi ad altri casi di cronaca, omicidi e via dicendo...".

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