martedì 16 settembre 2014

domenica 14 settembre 2014

La repressione del revisionismo alla festa di Forza Nuova: la testimonianza di Mirko Viola

Si conclude oggi a Cantù la festa nazionale di Forza Nuova. Dopo le polemiche dell'anno scorso per Boreal, ostracizzato dalla sinistra antifascista come raduno nazista europeo, il Campo di Marte 2014 ha goduto di un sostanziale cono d'ombra, essendo l'attenzione dei media piuttosto centrata sulla sentenza della Cassazione che ribadisce il rilievo penale del saluto romano. Ma il raduno forzanovista ha dedicato attenzione a un altro fronte della "repressione democratica": la persecuzione giudiziaria dei "negatori dell'olocausto", con un convegno dedicato al tema e un testimone d'eccezione, Mirko Viola, il militante brianzolo arrestato e condannato (due volte: la seconda per minacce a Pacifici) nel quadro del processo a Stormfront, per divulgazione delle tesi revisioniste più radicali sulla Shoa.
Ne riferisce Olodogma, il blog monotematico che si presenta come una "biblioteca di testi revisionisti sulla 'Menzogna di Auschwitz"
Intenso l’intervento del dr. Viola, ultimo relatore, che ha semplicemente descritto ciò che gli è capitato, come indagato, perquisito, incarcerato, condannato, ri-condannato,  demonizzato, beneficiato con oltre 450 giorni di restrizione della libertà personale.  Il dr. Viola, molto chiaramente, ha informato il pubblico presente sul reale, unico, vero motivo della repressione esercitata dal sistema sterminazionista su di lui: la sua lucida e letaleesposizione delle risultanze della ricerca storica revisionista! La sua denuncia delle  falsità “memorizzate” da vari sedicenti testimoni sopravvissuti, ma più che altro,  il suo sputtanamento dell’elementare, efficacissimo, sistema, creato dagli ebrei del ghetto ebraico incistato in Palestina, detto stato ebraico,  del museo dell’olocau$to di Gerusalemme yad vashem, che consente a chiunque di inventare sempre nuovi morti olocau$tianizzati, tramite spallottolamento o HCN-aerosol, con un semplice click sui pc!  Denuncia pubblica insopportabile per la i$rael-lobby centrale, le sue dependances ed i suoishabbat-goyim che hanno reagito come sanno!
Sugli aspetti tecnici della legge Mancino si è invece soffermato un avvocato dirigente nazionale di Forza Nuova:
Terzo relatore tecnico l’avvocato Gianni Correggiari che ha approfondito gli aspetti più  grottescamente liberticidi della cosiddetta Legge Mancino. Interessante l’argomentata definzione di legge “eversiva” in quanto introduce nei fatti/reati definiti concetti devastanti le certezze, tipico il termine “discriminazione” che fornisce all’impiegato repressore ogni possibile arma. .

Giuseppe Parente: Stefano Delle Chiaie, 60 anni di battaglie

Ieri era il compleanno di Stefano Delle Chiaie. Ho chiesto perciò a Giuseppe Parente, intenso collaboratore di Fascinazione, di raccontarci il suo rapporto per il Comandante. Per chi non lo conosce ricordo che prima di dedicarsi al giornalismo, Giuseppe, è nato mentre Delle Chiaie viveva e operava in America Latina, ha a lungo militato nella destra radicale e appartiene proprio a quella generazione cresciuta sulle macerie degli anni '80 ... Il suo è, in tutta evidenza, un pezzo partigiano. ...

Io, Stefano, l'Aquila e il Condor

Festeggia oggi 78 anni il casertano Stefano Delle Chiaie, il leader più noto della destra radicale italiana. Una figura politica davvero controversa, come nessuna altra. Per decenni liquidato, sia dai camerati che dai compagni, come il provocatore, l’infiltrato per eccellenza. Da qualche anno, terminati con assoluzioni tutti i processi più pesanti che lo vedono accusato di essere il grande stratega della stagione delle stragi, una saggistica non di parte e non prevenuta nei suoi confronti  ha cominciato a restituirne un’immagine più equilibrata.
Ho conosciuto personalmente il militante nazional rivoluzionario Stefano Delle Chiaie,  il 7 dicembre del 2012, quando ho partecipato, in qualità di attento spettatore, alla presentazione napoletana de l’Aquila ed il Condor.  Alcuni mesi prima,  nel luglio del 2012, avevo comprato il  suo libro alla libreria Feltrinelli, dove giaceva nascosto seppellito da altri volumi.
Nel corso della mia militanza politica, avevo sempre sentito parlare di Stefano Delle Chiaie definito dai “compagni” come il classico fascista guardia bianca del regime, dai “camerati” come organico con il Viminale oppure mercenario al soldo dei peggiori regimi reazionari.
Queste accuse, lanciate nei suoi confronti, mi hanno indotto, prima a comprare il libro, poi a partecipare alla presentazione napoletana de l’Aquila ed il Condor. Il libro, di cui consiglio una attenta lettura, uscito nel mese di maggio del 2012, rappresenta una narrazione, fatta dalla viva voce di Stefano Delle Chiaie, supportata dal copioso archivio documentale da lui raccolta, sia per fini storici che per fini di difesa nelle aule di giustizia, attraverso la quale il lettore ha un punto di vista privilegiato, anche in considerazione del fatto che ancora oggi esiste una conventio ad excludendum nei confronti di Delle Chiaie, in quanto in Italia non si può accettare la presenza di forze rivoluzionarie diverse da quelle della sinistra.
Stefano Delle Chiaie, grazie al libro l’Aquila ed il condor ci narra la sua vita avventurosa di militante politico rivoluzionario che ha attraversato quasi 60 anni di storia repubblicana cercando di costruire un modello diverso che non fosse quello di uno Stato per la gran parte del tempo, asservito agli Stati Uniti, che ha vissuto da protagonista  i periodi bui e violenti, della contestazione prima, degli opposti estremismi poi.
E’ indubbio invece che la sua figura vada ricondotta ad uno scenario internazionale, che è a lui più consono, avendo operato per 17 anni in 3 diversi continenti, “sporcandosi” le mani in attività di controguerriglia e di consulenza con i regimi e movimenti anti comunisti di diversa natura, sempre mantenendo il rispetto e l’assoluta fedeltà dei suoi militanti che in lui riconoscevano la leadership di un capo dallo stile di vita rigoroso e spartano e dalla dedizione totale alla causa rivoluzionaria.
Ho partecipato, in qualità di relatore e di intervistatore, ad alcune presentazioni de l’Aquila ed il Condor, ed il leader di Avanguardia Nazionale ha risposta, con la massima onestà intellettuale alle mie domande, anche a quelle “scomode”, come quella sulla strage di Piazza Fontana del 12 dicembre 1969. Stefano mi precisò che il giorno stesso della strage i militanti di Avanguardia Nazionale iniziarono loro indagini sull’accadimento, in quanto convinti e consapevoli di dover combattere contro un atto vile, estraneo alla loro concezione della politica. Specificandomi che il 13 dicembre dello stesso anno, nel corso di una riunione, diede precisi compiti ai singoli militanti, per difendere il buon nome di  Avanguardia Nazionale, organizzazione politica senza padroni e senza padrini,  per questo chiamata in causa con responsabilità in stragi come quella di Piazza Fontana  e di Bologna o sul presunto golpe bianco di Edgardo Sogno.
Nel corso delle presentazioni, ho cercato con Stefano di aprire una finestra sull’attuale periodo storico, caratterizzato da una crisi economica e di valori fortissima, proiettandola sul futuro, e da grande leader politico, proiettato in avanti, nonostante i 78 anni, ha stimolato le giovani generazioni ad ingaggiare buone e giuste battaglie di prospettive contro questo mondo governato dai banchieri.
Anche per questo, tanti auguri Stefano, per mille e mille anni di buona battaglia.
Giuseppe Parente
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(umt) Fin qui Giuseppe. All'Aquila e il Condor ho anch'io dedicato più di un pezzo, avendo partecipato a più di una presentazione. Qui  potete leggere le prime riflessioni sulle polemiche subito innestate dalla pubblicazione. Qui invece racconto della presentazione di Anzio, in cui Delle Chiaie si sofferma con particolare attenzione sulle vicende del golpe Borghese.

sabato 13 settembre 2014

Andrea Palmeri da Lucca al Donbass per combattere l'imperialismo americano

La foto postata sul profilo fb
di Palmieri ad agosto
Non è scomparso per sottrarsi agli obblighi imposti dal Tribunale di Lucca dopo l'ultima condanna (3 anni e 4 mesi in primo grado) per il pestaggio in un locale pubblico di un avversario politico, nel marzo 2013. Il leader dei Bulldog, Andrea Palmeri, il "generalissimo" degli ultras lucchesi, una condanna per associazione a delinquere per le violenze commesse per conquistare il controllo della curva, è riparato in Donbass, per "combattere l'imperialismo americano".
La notizia fu anticipata da TgRegione.it ai primi di agosto, sulla base di uno status presente sulla sua pagina facebook, in cui annuncia agli amici che è nell'Ucraina orientale, a combattere 
“la guerra del sangue contro l’oro. La guerra dei pochi contro i tanti perchè non esistono fascismo e comunismo in questo momento ma un solo grande nemico l’imperialismo americano. Amici ed amiche pregate per me perchè possiamo rivederci presto e perchè la vittoria sia con noi che siamo nel giusto. Chi sostiene l’Ucraina e quindi  gli Usa si ricreda perche il nemico rimane il mondialismo e l’imperialismo Usa. Quando potrò vi aggiornerò. Un abbraccio a tutti. Slava Geroiam”.
Le ultime notizie dal fronte arrivano tramite Letizia Tassinari  la giornalista che già lo aveva intervistato per il suo libro sui tatuaggi e con cui era rimasto in contatto. Dal primo settembre non si è più collegato a internet quando ha annunciato - secondo la giornalista - che si accingeva a partire per il fronte. 
 ” Sono in Ucraina, a Lugansk, a casa di una contadina – avrebbe scritto per chat alla Tassinari -, qui non c’è nè acqua nè luce, non funziona nè il telefono nè internet,  c’è un popolo in rivolta, dai bambini ai vecchi,  e stiamo partendo per un combattimento molto duro. L’unica cosa è pregare. Se sopravvivo, quando torno ti rilascio un’intervista in eslcusiva”. 




venerdì 12 settembre 2014

In piazza a Milano a sostegno delle forze dell'ordine: denunciati in 12 per apologia di fascismo

Dala pagina facebook di Fratellanza nazionale
Milano, 11 settembre 2014 - Saluti romani e una bandiera della Rsi in piazza Risorgimento: la polizia ha identificato e fermato una ventina di neofascisti che fra le altre cose si erano pure arrampicati sulla statua di San Francesco d'Assisi. Gli agenti della Digos hanno fermato 18 persone, tra i 20 e 55 anni (nessuno noto per la sua appartenenza o attività politica), e li hanno accompagnati in Questura dove sono stati identificati. Undici (tra cui una delle due donne presenti) sono stati poi denunciati a piede libero per apologia del fascismo e due per detenzione illegale di arma, perché trovati in possesso di due coltelli a serramanico. Alcuni annunci pubblicati sul Web e i social network, uno sul profilo dell'"organizzazione comunitaria Fratellanza Nazionale", spiegano che l'appuntamento era fissato per le 15 per un "presidio patriottico pro Forze dell'Ordine ed Esercito".
Così "Il Giorno" sull'ultimo episodio di uso della legge Scelba contro movimenti neofascisti. L'episodio è di ieri e non sembra corrispondere ai canoni dettati dall'ultima sentenza della Cassazione: perché la manifestazione era stata indetta per sostenere forze dell'ordine (i Carabinieri sotto attacco a Napoli) ed Esercito (i Marò?). Un'iniziativa patriottica, quindi, che ha visto scendere in piazza giovani (e non solo) privi di qualsiasi esperienza politica. 
Tant'è che a causare la denuncia, in realtà, è stato un errore madornale: nessuno ha chiesto l'autorizzazione alla Digos, come si evince dalla lettera aperta che il fondatore del movimento ha indirizzato ai 12 denunciati, convinti invece di essere nella legalità (e ci mancherebbe per dei supporter delle forze dell'ordine):
Ora non è il momento di dividerci nella ricerca di chi ha sbagliaito nel non aver vigilato sulla richiesta di autorizzazione e nemmeno su chi ha portato la bandiera della RSI così su chi aveva un coltellino dietro (che di questi tempi leggendo i giornali si ha paura a viaggiare disarmati sembra una assurdità ma è proprio la verità). Sono in contatto con diversi di questi 12 ragazzi che sono disperati perchè nessuno vuole passare per traditore, perché nessuno lo è, si è commessa una leggerezza, nel credere che chi doveva chiedere l'autorizzazione l'avesse chiesta, chiaramente uno è il responsabile di questa leggerezza, quando sono stato incaricato di chiedere l'autorizzazione alla questura, mi sono sentito responsabile di avere la certezza che fosse stata data, ho richiamato l'ufficio anche per sapere se il fax fosse arrivato correttamente, perché non mi sarei perdonato di mettere nei guai altre persone per una mia deficienza, detto questo, chi è responsabile dovrebbe fare un passo avanti e dichiarare l'errore assumendosene le responsabilità di fronte alla polizia scagionando da ogni addebito chi era andato a manifestare nella certezza di essere nella legalità... Ma come dicevo adesso è il momento di fare corpo unico, lo dico a tutti e 12 i ragazzi denunciati di Milano, fare corpo unico per assumere un solo avvocato ed affrontare la situazione senza divisioni, poi arriverà il momento del chiarimento. Ci siamo attivati già ieri sera per avere delle informazioni tramite un avvocato (dei nostri) D. oggi ha appuntamento per comprendere meglio cosa fare. Auguro ad ogni ragazzo che leggerà di fare tesoro di questa esperienza, Le autorizzazioni si chiedono sempre, la legge sa essere molto invasiva e va rispettata.
Pronta la replica di uno dei dodici, S.M, un ultrà fiorentino.:
I 12 sono eroi io sono venuto da firenze per essere schedato io non ce l ho con chi era in questura con me ma con chi mi ha mandato al macello (...) Io sono salito da firenze sono stato portato e schedato in questura a milano non mi importa io porto avanti i miei ideali chi ha sbagliato deve pagare solo questo chiedo e mi sembra più che giusto ...


E così, giusto per ribadire, si cambia l'immagine del profilo facebook e ci mette una foto con altri tre camerati in maglietta nera che fanno il saluto romano.  


Saluto romano a un "presente", Cassazione conferma la condanna: non è passato abbastanza tempo... 2a ed.

Il saluto romano ai funerali di Priebke (immagine di repertorio)
"L'esigenza di tutela delle istituzioni democratiche non risulta, infatti, erosa dal decorso del tempo e frequenti risultano gli episodi ove sono riconoscibili rigurgiti di intolleranza ai valori dialettici della democrazia e al rispetto dei diritti delle minoranze etniche o religiose", scrive la Prima sezione penale della Suprema Corte nella sentenza 37577 (presidente Arturo Cortese, relatore Raffaello Magi). Con questa risposta, i giudici hanno respinto la tesi degli imputati - Andrea B., con precedenti, e Mirko G. - che sostenevano l'assenza di "lesività" dei comportamenti da loro tenuti e la necessità di depenalizzare i retaggi del reato di opinione per via del "mutato clima politico" e delle norme internazionali sulla libera manifestazione delle opinioni. Lievi comunque le pene comminate: 2 mesi al primo, 20 giorni convertiti in multa al secondo. 
Così La Repubblica sulla sentenza della prima sezione penale della Cassazione, quella che si fece onore ai tempi di Corrado Carnevale, che conferma la condanna per due militanti (secondo il titolo) o simpatizzanti (ssecondo il testo) di CasaPound che avevano partecipato,  in occasione di una manifestazione sulle foibe a Bolzano, a un "presente",, un rito tribale e identitario che non ha nulla a che vedere né con i valori dialettici della democrazia né con i fondamentali diritti delle minoranze...
Questo il commento di CasaPound Italia alla sentenza: 
"Una sentenza che farebbe ridere se non fosse in realtà liberticida e smaccatamente politica”. Così CasaPound Italia commenta il giudizio della Cassazione che ha confermato la condanna per due membri di Cpi che avrebbero salutato a braccio teso urlando “Presente” nel corso di una manifestazione in ricordo dei martiri delle foibe. “Nella sentenza – dichiara Cpi – giudici discettano filosoficamente sullo stato di salute morale di questo paese senza rendersi conto che proprio questi irrigidimenti censori fuori tempo massimo testimoniano la sua profonda fragilità: un sistema che ha paura dei gesti simbolici e delle opinioni è ormai arrivato al capolinea. Quanto al fatto, espressamente citato, che anche il 'Presente' pronunciato in onore dei martiri delle foibe sia da ritenere criminale, crediamo che questo sia veramente il colmo: dopo aver abbandonato una parte del popolo italiano alla pulizia etnica, dopo aver insultato e discriminato chi fuggiva da quel massacro, dopo aver tolto le foibe dai libri di scuola, ora si arriva a perseguire anche chi ha il coraggio di ricordare quel dramma. Questo – conclude la nota – rende ancora più surreale, orwelliano e inquietante quanto uscito oggi dalle stanze della Cassazione contro i nostri militanti, a cui va tutta la solidarietà dell'intera comunità di CasaPound”.

giovedì 11 settembre 2014

Lele Macchi e il manifesto degli irriducibili: quegli anarco-fascisti in rivolta contro tutti

A proposito dell'arresto di Emanuele Macchi  in Francia, che sarebbe in qualche modo collegato alla vicenda di Egidio Giuliani (come sostiene un pezzo oggi in cronaca di Roma del Corriere della Sera), è forse il caso di ricordare che "Lele", qualche anno fa, mi aveva fatto il regalo di pubblicare un lungo intervento nel mio libro "Naufraghi" che costituisce a tutti gli effetti un manifesto politico-esistenziale della comunità degli irriducibili di cui lui e Giuliani costituiscono le figure più carismatiche. Lo aveva poi ripubblicato in un fascicoletto dall'atroce copertina new age. La sua preoccupazione era la messa in guardia delle giovani generazioni dalle sirene dei "reduci rifarditi". A mia volta, onorate le condizioni capestro impostemi allora (testo integrale, nessun commento o interpolazione) avevo ripreso il pamphlet nella seconda edizione di Fascisteria per poi ripubblicarlo qui su Fascinazione:
Ecco i tre link. A rileggerli oggi si capiscono tante cose:
http://fascinazione.blogspot.com/2011/04/emanuele-macchi-ecco-le-ragioni-della.html
http://fascinazione.blogspot.com/2011/04/emanuele-macchi-racconta-noi-in-armi.html
http://www.fascinazione.info/2011/04/emanuele-macchi-noi-interdetti-vita-3.html




Arrestato in Francia Lele Macchi: era fuggito dopo la revoca degli arresti domiciliari

La Squadra Mobile di Roma, in collaborazione con l'Interpol e con la polizia francese, ha arrestato ieri a Port Camargue (Montpellier), in Francia, il 58enne Emanuele Macchi Di Cellere, ex terrorista di destra divenuto narcotrafficante. L'uomo era destinatario di un mandato di arresto europeo della Corte d'Appello di Genova in ripristino della custodia cautelare in carcere per traffico internazionale di stupefacenti. Macchi Di Cellere era evaso dagli arresti domiciliari in Italia ed è stato rintracciato nel porto francese a bordo di un'imbarcazione.
Così il Messaggero in poche righe, ieri sera. Una coincidenza significativa: l'arresto, infatti, è contemporaneo a quello del suo amico e sodale di una vita di lotta e di prigione, Egidio Giuliani. Ancora una volta, si conferma il mio giudizio di merito: Giovanni Bianconi è il numero 1 dei crouisti di giudiziaria in Italia. Nel pezzo uscito ieri sul Corriere  che 'presenta l'ambiente di Egidio Giuliani, un paragrafo è dedicato a "Lele":
Nel 1989 Giuliani si trovava in carcere a Roma, e i carabinieri scoprirono un piano per farlo evadere ideato proprio da lui: dalla sua cella acquistava gigantesche torte profiteroles, nelle quali alcuni suoi amici dovevano nascondere lame ed esplosivo da utilizzare per scappare da Rebibbia. Tra le persone che dovevano contribuire alla fallita evasione c’era Antonio D’Inzillo, coinvolto nel 1979 (ancora minorenne) nell’omicidio politico di un giovane scambiato per un avvocato che doveva «pagare» l’arresto del killer nero Pierluigi Concutelli, e nel 1991 in quello di malavita di «Renatino» De Pedis, boss della banda della Magliana. Un altro esempio di salto (mortale, nel caso di D’Inzillo, visto che le cronache hanno riferito del suo decesso in Kenya qualche anno fa) da un genere di criminalità all’altro. Al tempo in cui tentava di scappare Giuliani era coimputato di Emanuele Macchi di Cellere, qualche quarto di nobiltà sacrificato alla militanza nelle sigle armate neofasciste che gli valse sedici anni trascorsi dietro le sbarre. Tornato in libertà, Macchi ha preferito definirsi anarchico ma senza rinnegare il legame con Concutelli del quale si prese cura nel 2011 quando il terrorista nero (assassino del magistrato Vittorio Occorsio, nonché dei camerati Buzzi e Palladino strangolati in galera) ottenne la sospensione della pena. In quell’occasione tornò in contatto con Giuliani, che pure contribuì ad assistere Concutelli. L’anno successivo però, Macchi finì nuovamente in cella, arrestato nell’ambito di un’operazione antidroga della Procura di Genova che portò al sequestro di oltre un quintale di cocaina. E ieri è toccato al suo vecchio amico Egidio. 
Quell'arresto, secondo "Lele", era una trappola in cui si era andato a infilare. E in effetti, pochi mesi dopo una seconda maxioperazione antidroga, connessa alla prima, evidenziò la presenza di un infiltrato nell'organizzazione di narcotrafficanti (attività per altro lecita...). 











mercoledì 10 settembre 2014

Egidio Giuliani e l'accoltellamento di Freda in carcere: un'altra ipotesi

L'ipotesi che Freda sia stato accoltellato nel carcere di Novara da Egidio Giuliani per punirlo per la sua collusione con gli apparati statali è respinta seccamente da detenuti politici 'neri' dell'epoca. Nella prima edizione di Fascisteria avevo affrontato l'episodio in un altro contesto, nel capitolo in cui contestavo l'ipotesi che Freda potesse mai essere stato affiliato alla massomafia:
Gli inquirenti in­dicano come prova documen­tale una lettera di ringra­ziamento di Freda a componenti del clan De Stefano per l’appoggio ricevuto, ele­mento che è piuttosto a discarico: è notoria la sua con­cezione monastica della disciplina organizzativa – tanto che per un lungo periodo nella corrispondenza dei detenuti è definito antonomasticamente il Priore – e quindi Freda si sarebbe ben guardato dal ringraziare dei subalterni. Una lettera di ringrazia­mento a persone nei confronti dei quali si sente in ob­bligo e che viola palesemente le norme di sicurezza rientra invece perfettamente nella sua concezione di stile. Uno stile che l’ha portato a subire un’aggres­sione in carcere dai camerati (nel maggio 1982) per aver espresso cordo­glio alla vedova del direttore del carcere di Novara (goccia che fa tra­boccare il vaso in una situazione di mo­bilitazione crescente degli “spontaneisti” contro la vecchia guardia compro­messa con i servizi segreti e i progetti gol­pisti). Leader emergente tra i detenuti di Novara è Marcello Jannilli, re­spon­sabile militare del Movimento rivoluzionario popo­lare. [vi risparmio la schedina biografica di Jannilli] All’epoca, però, Jannilli è il più duro dei duri: mentre Giuliani accoltella Freda (che limita i danni grazie al busto or­topedico) lui stesso “dà una le­zione” a Fachini nel carcere di Rebibbia. L’altro ispiratore della campa­gna “antifascista” è Calore, che mantiene rapporti con Freda e le edizioni di AR anche dopo l’accoltellamento.
L'intero capitolo potrete leggerlo qui
Ps: Il Messaggero di oggi racconta invece tutt'altra storia: la coltellata sarebbe stata un favore, per evitare a Freda un autentico agguato in preparazione da parte di Valerio Fioravanti e Angelo Izzo

Egidio Giuliani story. Paolo Aleandri ci scrive: ecco come e perché mi sequestrarono

La formula di rito per le richieste di precisazione è "Riceviamo e volentieri pubblichiamo". In questo caso, come è evidente da alcuni espliciti riferimenti del testo, la lettera pervenutami ieri sera è il seguito di un precedente scambio epistolare decisamente polemico. Ma, al netto di tutto, c'è il diritto di chi è oggetto di narrazione di raccontare la sua storia. In questo caso a chiedere la parola è Paolo Aleandri che racconta come è andata, secondo lui, sia lo svuotamento dell'arsenale della banda della Magliana sia il secondo sequestro di persona di cui fu vittima, di cui si parla nella parte finale del pezzo sulla storia di Egidio Giuliani ...

 S'il vous plait 

di Paolo Aleandri
Trovo oggi, in occasione dell'arresto di Giuliani, un post del suo blog che, tra l'altro, rimanda ad un vecchio testo.
Che, me ne duole, temo di non aver mai letto in precedenza.
Noto alcune inesattezze che, se vuole, può correggere. Si tratta, infatti, di fatti ampiamente accertati e documentati che non farà fatica, volesse farla, a riconsiderare.
Tenga presente che non intendo contestare alcune affermazioni, come la motivazione del ritardo con il quale ho reso dichiarazioni sul mio primo sequestro, alle quali potrei opporre soltanto la mia versione.
Intendo, invece, correggere dei fatti che, lo ripeto, se vuole può verificare di nuovo.
Nell'ordine:
a) Semerari e De Felice non prelevano armi a mia insaputa. Il primo mi rivolge la richiesta di avere delle armi da inviare a Pupetta Maresca. Io prelevo le armi personalmente e gliele consegno. Né Semerari né De Felice conoscevano la provenienza delle armi.
Dal deposito che conteneva le armi della banda della Magliana, fu soltanto Aldo Tisei a prelevare armi senza autorizzazione. Anzi, per essere corretti, a prelevare armi senza poi restituirle. Infatti, il deposito, custodito da Italo Iannilli, era accessibile a molte persone senza particolari cautele o formalità. Ovviamente, dovevano essere utilizzate e restituite, non vendute come fece Tisei.
b) Il mio sequestro, il secondo, ha a che fare con le armi della Magliana marginalmente. Ovviamente, quella vicenda non fa bene alla mia autorevolezza e cancella qualche remora.
Senza proporre una mia interpretazione, per quanto molto informata, delle motivazioni reali, individuali e collettive, che hanno provocato il mio sequestro, questo avviene in seguito ad una mia frase giudicata offensiva e motivato con due sospetti: che io fossi un confidente e che avessi rubato del denaro comune.
Vengo prelevato e legato ad un albero. Mi viene detto che sarei stato ucciso. Mi viene chiesto a chi restituire i miei effetti personali.
Non vengo ucciso immediatamente perché una parte di quelli che avrebbero dovuto condividere il crimine, non si presentano per un intero giorno. Almeno, questo è quello che ho vissuto. Forse era una recita per spaventarmi, forse avevano già deciso altrimenti. Non mi è sembrato ma posso essermi sbagliato.
Comunque, in attesa che arrivino i "ritardatari", è inevitabile che abbia modo di parlare. Chiedo mi vengano precisate le accuse e le smonto senza difficoltà perché erano soltanto il frutto di malintesi, fraintendimenti, ignoranza di alcuni fatti ed equivoci. Il tutto, condito dall'irritazione che suscitavano le mie posizioni dell'ultimo periodo (non entro nel dettaglio perché siamo nell'opinabile).
Dopo un paio di giorni di cattività en plein air, vengo portato in un appartamento dove vengo tenuto legato al letto, in attesa di decisioni.
Per quanto ne so, vengo liberato dopo una visita di Cavallini che non apprezza come vengo trattato, se non nella sostanza almeno nei modi.
Questa è la verità. Se non ne vuole tenere conto, pazienza.
Cedo, a volte, all'impulso di scriverle soltanto perché mi spiace che la sua opera, pur attenta e scrupolosa, sia in alcune parti viziata dalla "fascinazione" che esercitano su di lei alcune persone, e le loro versioni. Capisco: sono persone e versioni che possono affascinare.
Peccato.