martedì 27 giugno 2017

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Hobbit 40. Mancinelli ringrazia e riflette: nonostante il vento ...

Una delle poche fortune che ho nella vita è di non essere presente su facebook, di credere poco alla rete diffusa, ai social network, alle infatuazioni tecnologiche, alla comunicazione sbrigativa cotta e mangiata, insomma a come le chiamava Leopardi “alle magnifiche sorti e progressive” esaltate in ogni tempo e latitudine.
E’ un dono quello del dubbio, così come l’amore per la filosofa tragica affidata al gioco dispettoso degli Dei. Ed i doni sono doni, e a caval donato non si guarda in bocca …
Per cui di molte delle recensioni pubblicate sul quarantennale del primo Campo Hobbit appena conclusosi (più di alcuni commenti diretti ricevuti da amici e camerati) , ne ho tenuto conto; si ma parzialmente , ma perché anche il dubbio alla fine risulta parziale, quando viene posto sul dubbio stesso che si pone ….
Intanto serve semplicemente un grazie immenso come un “Tempio Greco”, per Marina, Italo ed i ragazzi dell’Associazione Generoso Simeone e a tutti quelli che hanno collaborato a tirar su l’evento con braccia e sudore (come allora), e che attraverso il loro gratuito sacrificio hanno permesso il “remaque” ( forse utile più a noi che a loro )….
Grazie quindi, perché non era assolutamente dovuto, soprattutto per coloro che hanno almeno 25-30 anni di militanza in meno, in meno dei semi-pensionati ed i nazional-depressi intendo; grazie perché anche lo sforzo ed il sacrifico è stato superiore alle attese.
Grazie nonostante i veti incrociati, le rinunce dell’ultimo momento, le mancanze deliranti, le assenze mediate, le fughe strategiche, i distinguo di vertice, insomma la solita farraginosa ed eterna guerra intestina all’ambiente; guerra che oggi si fa perché purtroppo ( … e sottolineo il purtroppo) non esistendo più la guerra quella vera, si fa finta di farne una a caso, con il vicino prossimo, per potere dire di aver vinto almeno una volta qualcosa nella vita …..
Eravamo in pochini; non importa, la macchina ha funzionato discretamente, nonostante il caldo, la burocrazia ed il vento, caldo fastidioso e polvere, ma la polvere, guardate che era la stessa che mangiarono i camerati di quel Campo 40 anni fa, quel mitico 1977 , l’ultimo periodo d’annunziano della storia d’Italia, un tempo ricco di aspettative e tragedie che mischiava la stessa polvere di quel Campo al sangue delle strade, dei marciapiedi , dei vicoli nascosti, alle lacrime, ai funerali ed alle lettere semiclandestine scritte dal carcere di Rebibbia …..
Dobbiamo quindi intanto ringraziare, forse in silenzio, perché molto del nostro incorrotto immaginario, del come siamo oggi ( e vale anche per i pischelli di 20 anni con muscoli e testosterone pompato) lo si deve a quella sana “mutazione antropologica” che seppe evolvere il neofascismo senza tuttavia rinnegarlo, che seppe essere radicamento senza estremizzazione superflua, che seppe coniugare il migliore ecumene del nostro mondo , facendolo uscire fuori dal ghetto della sconfitta , o peggio, a rimorchio dalla viscida nomenclatura “ destra “ di partito, che pensava solo a elezioni e congressi, proiettando così un intera generazione in un modello legato al Mito, al Sacro ed alla Sua Eterna Evocazione
Sia chiaro che oggi come ieri chi non capisce di “antropologia”, non capisce bene neanche l’ideologia e la dottrina.
Ecco perché contestare a 360° Tolkien ed il suo immaginario come “ insussistente “ era privo di senso ieri ed ancor più privo di senso oggi : è come contestare la filologia classica , la linguistica e le tradizioni non scritte che sopravvivono ai secoli ; perché quel mondo a cui ci riferimmo e ci rifacciamo è “ auto-consistente ” , vive indipendentemente da noi e dai molti che lo hanno rinnegato; così come è stato rinnegato il Fascismo prima ed il Neofascismo dopo, buttando come si usa dire il bambino con l’acqua sporca. Tutto vive ancora, nonostante i rinnegati, i rinnegamenti ed i Giuda sempre troppo numerosi; e tutto vive soprattutto grazie al dubbio ….
In realtà nulla andrebbe rinnegato e tutto andrebbe rigenerato, ripensato, contestualizzato, evoluto, arricchito, ri-evocato, senza alcuna parodia si intende. Ma qui nessuno voleva ritornare al 1977 anche se Vi assicuro, che per come è andata, ci avremmo guadagnato a tornare indietro tra polvere e sangue; e questo in qualche modo è stato fatto nelle tre giorni appena conclusa. Alla fine per molti è stata una opportunità per rincontrarsi, per altri più giovani, quella di incontrarsi per la prima volta. Vedremo tutti dove saremo ancora tra altri 40 anni.
Quindi grazie a Generoso Simeone, Rutilio Sermonti, Pietro Golia, e a tutti coloro che vollero quella “mutazione antropologica” ; soprattutto grazie ai ragazzi di oggi che ci hanno rinfrescato la memoria sul come avremmo dovuto/potuto essere.

Quello che sarà il domani non c’è modo di saperlo. E questo, nonostante come sempre il vento.

F. Mancinelli

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Il diavolo veste Prada, il profugo Forza Nuova

Carlo, nostro attento lettore della bassa padovana, ci segnala questa simpatica e sfizioso notizia rilanciata dal sito di informazione locale Tg Padova, che riportiamo per intero, in virtù della quale un richiedente asilo, di cui non conosciamo manco la nazionalità, ospite in una struttura della zona cammina per strada indossando una maglietta di Forza Nuova, come chiaramente dimostra la foto.


Siamo a Monselice e lo scatto è del nostro telespettatore Giancarlo Nalesso. Tanta curiosità, ironia e un po' di stupore nel vedere un richiedente asilo, ospite in una struttura della zona, camminare per strada indossando una maglietta del movimento di estrema destra "Forza Nuova". "Noi contro tutti, servi di nessuno", lo slogan sulla T-shirt. Chissà se il ragazzo ha veramente certe idee, si sono chiesti in paese, o se ha solamente indossato una maglietta donatagli da un benefattore, senza conoscere il messaggio che porta con sé.

Omicidio Esposito, pena quasi dimezzata per De Santis

Sedici anni di reclusione, a fronte dei 26 inflittigli in primo grado. Questa la pena comminata in appello, a Roma, a Daniele De Santis, l'ex ultras giallorosso che uccise il napoletano Ciro Esposito poche ore prima della finale di Coppa Italia Fiorentina-Napoli il 3 maggio 2014.

Sulla vicenda abbiamo scritto molto. Ecco un po' di link:

La manifestazione di piazza Dante








Giorgia Meloni: senza fratelli d'Italia non si vince

(G.p)Due sindaci conquistati, a Pistoia, e a L'Aquila. Risultati lusinghieri ovunque tranne in Campania, per la lista di Fratelli d'Italia Alleanza Nazionale. Il giorno dopo le elezioni amministrative, a spoglio terminato, Giorgia Meloni può finalmente sorridere. 
Il contributo del partito erede della destra di governo incarnata da Alleanza Nazionale per la vittoria del centro destra è stato fondamentale.
Alessandro Tomasi nuovo sindaco di Pistoia e Pierluigi Bondi, sindaco dell'Aquila sono esponenti di Fratelli d'Italia Alleanza Nazionale.
A Pistoia il partito guidato da Giorgia Meloni  raggiunge un ottimo risultato, il 9,6% eleggendo, anche grazie al premio di maggioranza, 8 consiglieri comunali, diventando la prima forza politica del centro destra.
A L'Aquila Fratelli d'Italia elegge il proprio candidato sindaco e  conquista il 5,78% dei consensi ed elegge 4 consiglieri comunali ed è la terza forza del centro destra.
La linea politica tracciata da Giorgia Meloni è stata premiata dagli elettori. Nella giornata di lunedì la leader di FDI si è precipitata a l'Aquila per festeggiare la vittoria inattesa di Pierluigi Biondi.
D'altronde Giorgia Meloni voleva guardare il neo sindaco che conosce da tempo, essendo politicamente cresciuti insieme, negli occhi. Ma dopo la giornata dedicata ai festeggiamenti ora bisogna trasformare le idee portate avanti in questa campagna elettorale in azioni, anche grazie alle preziose indicazioni ricevute dal corpo elettorale, in virtù delle quali se il centro destra mette in piedi un programma serio, con persone serie, davvero non c'è partita, né per il qualunquismo di Grillo, nè per il Partito Democratico guidato da Renzi.
Ora la linea politica di Giorgia Meloni, fortificata da questo voto amministrativo, non cambia e per Silvio Berlusconi è il momento di fare i conti con i suoi alleati che lo spingono lontano mille miglia da accordi con Matteo Renzi ed aiuti parlamentare al governo Gentiloni.
Per Giorgia Meloni, in questo momento storico, la moderazione è una categoria che in politica non esiste più, occorre parlare dei contenuti.
A Silvio Berlusconi, la leader di Fratelli d'Italia offre una piattaforma programmatica che parte da una idea di referendum abrogativo della legge sullo ius soli al reddito di infazia (che ricorda molto la proposta di Casa Pound) di 400 euro al mese da dare a chi mette al mondo un figlio e si trova in una situazione di difficoltà, passando per un abbassamento delle tasse alle imprese che assumono giovani.

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Hobbit 40. Tisci, un ragazzo del '77, ci spiega cos'erano i campi Hobbit


Io non ho fatto campo Hobbit, nel 1977 nascevo...a luglio del 77 compivo cinque mesi e stavo al mare a Capri con la mia famiglia come le foto d'epoca potrebbero dimostrare, quindi, non mi ergo a supertestimone dell'epoca che non conosco. Un po' l'ho studiata, un po' l'ho vissuta di racconti essendomi immerso nel mondo post rautiano ed essendo uno di quelli che ha messo su Campo Base con una continuità ideale con i campi Hobbit. 
La percezione che ho io e che sicuramente questi campi, come buona parte del mondo giovanile, si sforzava di essere figlio del suo tempo (del resto è impossibile non essere figli del proprio tempo: se oggi rinascesse Mussolini non metterebbe la camicia nera né rievocherebbe la vittoria mutilata o la retorica della Prima Guerra Mondiale ma parlerebbe di altro, ogni idea si plasma anche nelle contaminazioni dell'attualità e ogni epoca plasma tutte le idee che in quel tempo operano) ma io non credo che fu un raduno degerarchizzato e quasi da figli dei fiori. Io sono vissuto in un'epoca successiva, eppure ancora c'erano le "comunità militanti" con tanto di "capi comunità", con riunioni dei "capi comunità" e dialoghi fra comunità che avevano storie diverse etc...ho difficoltà a credere che nel 1977 tutto ciò non esistesse e che in questa degerarchizzazione raccontata da chi confonde campo Hobbit con il raduno dei figli dei fiori, ci fosse un principio secondo cui un leader carismatico di una realtà militante fosse identico all'ultimo arrivato, sono portato a non crederlo e spero non sia stato così. Io a campo Hobbit non c'ero ma a Campo Base vent'anni dopo la gerarchizzazione c'era anche perché è insito nella mentalità. 
C'era la volontà di costruire un'immaginario alternativo al fascismo? Probabilmente c'era la volontà di superare il folklore del fascismo e di attualizzarne il pensiero. Anche questa volontà di cancellare il fascismo io non l'ho mai trovata da nessuna parte e, comunque, se fu scelto il simbolo nuovo della Croce Celtica che era un simbolo solare, indoeruopeo etc...e non un mazzolin di fiori, un motivo ci sarà. 
Insomma, mettiamola così, al di là delle costruzioni postume...se qualcuno avesse chiesto a chiunque dei partecipanti di campo Hobbit: sei fascista? Tutti avrebbero risposto si e nessuno avrebbe detto di essere antifascista. 
Forse mi sbaglio, io non c'ero...però quella celtica umana non mi sembra una cosa da raduno dei figli dei fiori.

Antonio Tisci

Alessandro Alberti, il campo Hobbit e la volontà di non arrendersi


Il collega Alessandro Alberti, prezioso collaboratore di fascinazione, autore di Radio Alternative la destra che comunicava via etere, Eclettica Edizioni, traccia un suo personale bilancio su questo Campo Hobbit 40, una festa tanto attesa.
Bilancio che pubblichiamo fedelmente.



Campo Hobbit 40 si è concluso, la vera anima della destra, politica e nazional rivoluzionaria è ricomparsa con la forza della personalità. In primis, ma non solo, nella figura di Marina Simeone. Una giovane organizzatrice che ha rintracciato e rivalutato il percorso politico e di vita tramite la guida del suo papà: l'indimenticabile Generoso Simeone. Pur tra mille difficoltà, che un tale evento comporta, ha riportato a casa, a Montesarchio appunto, lo spirito e anche l'entusiasmo del primo Campo Hobbit organizzato ben quarant'anni fa. In quarant'anni molte cose cambiano, cambiano gli obiettivi, le passioni, la volontà di molti, l'amore per la politica, spesso in una sorta di imborghesimento dell'animo. Chi aveva ed ha in se lo spirito rivoluzionario, torna alla base e così è stato. L'elenco delle persone da ringraziare sarebbe molto lungo, ma sono arrivati contributi di spessore sia ai dibattiti, oltre che dalle più disparate realtà politiche : si è passati dalla presenza di organizzazioni tradizionalmente legate alle competizioni elettorali (vedi Fdi, La Destra, Fronte Nazionale, Destra Radicale nelle sue sfaccettature, a organizzazioni attualmente extraparlamentari, molto forti in diverse regioni d'italia, come Avanguardia Nazionale) . A ciò si aggiunga la presenza di realtà e persone relative al mondo editoriale e della musica alternativa. Quest'ultima coadiuvata da due presentatori di eccezionale bravura :Walter Jeder già presentatore del primo Campo Hobbit e Claudio Volante, ad oggi presidente della Lorien il grande archivio della musica alternativa. Tra gli autori e gruppi presenti : Francesco Mancinelli, che ha riproposto alcuni brani storici della musica alternativa, mentre si sono alternati sul palco: Antica Tradizione, Decima Balder, Junio Guariento e Jack Marshall la prima sera e, Fabio Costantinescu con la giovane quanto brava bassista Silvia Preda, i DDT, La Vecchia Sezione, I topi neri di Dario Bressan e altri la seconda sera. Tra l'esibizione di un gruppo e l'altro due momenti dedicati al ricordo di Rutilio Sermonti prima e, con il supporto di una serie di diapositive e le parole toccanti di Marina, il ricordo di suo papà Generoso Simeone, poi. È stato dato il giusto spazio anche alla cerimonia del solstizio d'estate. Anche l'aspetto prevalentemente culinario non è stato trascurato, con la degustazione di prodotti locali. Molte le Associazioni presenti. Campo Hobbit 40 non è stato solo un momento per ricordare o peggio per fare un consuntivo. Campo Hobbit è stato soprattutto una verifica su chi si può contare e su chi invece no. Guardando i numerosi giovani presenti, sia nel primo che nel secondo giorno soprattutto, credo, che anche vari tentativi di sminuire questo evento storico presto dovranno essere ripensati. Se il Campo ha ristabilito un termine, che fino a pochi giorni prima era stato dimenticato: meritocrazia, ha reinserito anche l'elite come punto di partenza, ha deciso che molti giovani possono ripercorrere quella strada. Le rivoluzioni partono sempre con numeri non eccessivamente elevati, ma li sommano ad altri lungo il percorso. Chi ha liquidato con un termine inutile quanto rancoroso, Campo Hobbit 40, come un raduno di nostalgici, forse non ha capito che la nostalgia non equivale a malinconia. Dalla nostalgia nasce la determinazione per produrre fatti nuovi, rinasce la gioia della consapevolezza.. Quella di tornare ad occupare gli spazi politici che gli competono, con la determinazione rivoluzionaria e con la concretezza delle proposte, nel ricordo di chi tanto ha insegnato in precedenza. Credo che mentre chi è uscito da Campo Hobbit 40, stanco, sporco ma felice, sarà pronto per aprire una fase nuova, compattando le varie anime li presenti, ma anche chi non ha potuto o voluto esserci, . Così come sono certo, che gli spazi politici che sono stati scelleratamente regalati in precedenza, presto saranno riconquistati dal popolo della gioia, dalla forza nazional rivoluzionaria, dall'impegno totale durante le prossime battaglie.

lunedì 26 giugno 2017

Amministrative 2017, in morte del centro destra in Campania

di Giuseppe Parente

Il secondo turno delle elezioni amministrative rimescola la geografia dei comuni : 16 a 6 per il centro destra unito e coeso, formato da Forza Italia, Lega Nord e Fratelli d'Italia Alleanza Nazionale.
E' la clamorosa quanto inaspettata rivincita del tridente Berlusconi Salvini Meloni.
Genova, Verona, l'Aquila premiano l'intesa tra Forza Italia, Lega e Fratelli d'Italia. Confermato, a furor di popolo, il sindaco di Parma, l'ex cinque stelle Pizzarotti. Disfatta del Partito Democratico che ottiene buoni risultati solamente in Puglia ed in Campania.
In Campania, infatti il centro destra, non riesce a presentarsi unito e coeso all'appuntamento elettorale, tranne in rare eccezioni, con il principale partito della coalizione Forza Italia, uscito pesantemente ridimensionato da questo voto.  A questo quadro della disperazione, aggiungiamo il pessimo risultato conseguito dalle liste sovraniste come Fratelli d'Italia Alleanza Nazionale e da Noi con Salvini nelle poche città sulle 88 chiamate al voto dove sono riusciti a presentare la lista.
Per cui, a differenza dal resto d'Italia, in Campania per il voto amministrativo clamorosamente festeggia il Partito Democratico, che conquista sui 12 principali comuni chiamati al voto il governo di ben 8( quattro al primo turno, quattro al secondo turno) conquistando anche due storici fortini del centro destra come Ischia e Sant'Antimo, la città cara al deputato Luigi Cesaro, già Presidente della provincia di Napoli.
Il turno elettorale premia il partito di Renzi che dopo aver vinto l'11 giugno a Pompei, Pozzuoli, Portici ed Ischia conquista anche Torre Annunziata, Bacoli, Sant'Antimo e Melito di Napoli.
Melito di Napoli non sarebbe da ascrivere al Partito Democratico, in quanto il candidato ufficiale del partito era il segretario provinciale Venanzio Carpentieri. Ma il vincitore Antonio Amente  era stato scelto dagli iscritti al locale circolo del Partito Democratico. Una decisione per nulla gradita ai vertici romani del principale partito della coalizione che hanno puntato sull'uscente Carpentieri.
Per questo motivo, Antonio Amente  ha scelto di candidarsi a sindaco  sostenuto da una serie di listi civiche, in cui vi erano molti esponenti del locale Pd che non avevano accettato  le solite ingarbugliate decisioni  tipiche del Partito Democratico in Campania.
Democrazia ed Autonomia il movimento fondato dal sindaco di Napoli nonché aspirante leader della sinistra italiana Luigi De Magistris conquista solo il governo di una città Arzano, grazie all'indovinata candidatura di Fiorella Esposito, sindacalista della Cgil, ex del Partito Democratico.
Forza Italia esce frastornata dal turno elettorale. Infatti dopo aver perso, 14 giorni fa, la storica roccaforte di Ischia, crolla clamorosamente a Sant'Antimo, città dove Salvatore Castiglione, consigliere comunale uscente,e candidato sindaco sostenuto da Fratelli d'Italia Alleanza Nazionale e da una lista civica ha sostenuto il candidato sindaco del Partito Democratico Aurelio Russo,ed anche il comune di Somma Vesuviana.
Fratelli d'Italia Alleanza Nazionale tramite la civica Terra Nostra ed uniti al Popolo della Famiglia e la civica insieme per Melito faceva parte di quella variegata e variopinta coalizione che candidava a sindaco il dottor Pietro D' Angelo che ha sfidato al secondo turno, perdendo contro il candidato civico di centro sinistra Antonio Amente.
Forza Italia ed il centro destra riescono, nell'ardua impresa, di non avvantaggiarsi in alcun modo, del clima positivo del resto d'Italia.
D'altronde Da Verona a Catanzaro, escludendo la Campania, da queste elezioni amministrative arriva un messaggio chiaro, inequivocabile: il centro destra vince se unito e coeso anche grazie ad un perfetto mix di candidati di valore e di spessore e liste civiche che hanno consentito ad un'alleanza rodata composta per lo più da Forza Italia, Fratelli d'Italia Alleanza Nazionale e Lega Nord di imporsi anche in storiche roccaforti rosse come Genova e La Spezia. 
Quando questi elementi, necessari e sufficienti per vincere in molte città d'Italia mancano i risultati negativi si vedono.




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Hobbit 40. Tuti racconta: i miei campi Hobbit vissuti nelle carceri speciali

Ecco il contributo telefonico di Mario Tuti per il quarantennale di Campo Hobbit

Intanto voglio ringraziare Marina per questa splendida opportunità. D’altronde buon sangue non mente! Suo zio, l’on. Simeone, fu l’unico parlamentare, insieme a Staiti di Cuddia, che mi era venuto a trovare in carcere, e mi difese anche in alcuni degli ultimi processi…
Comunque, ritrovarci qui, trovarmi qui anche se solo per telefono, non è, credo, nostalgismo di reduci, ma voglia di dare ancora voce e testimonianza dei ragazzi che fummo, dei ragazzi di allora che non ci sono più e di quelli che sarebbe stato meglio non ci fossero mai stati, né allora né ora…
In quella tarda primavera del 77, a Porto Azzurro, quando già Radio carcere dava inquietanti notizie di nuove strutture per il carcere duro, confesso che la storia del Campo Hobbit passò quasi in sordina, anche se c’erano già stati fenomeni, come la cacciata di Lama dall’Università, che facevano pensare ad un nuovo ‘68, e cominciavano ad apparire, anche nel nostro ambiente, nuove forme di militanza e azione politica, con l’emergere delle tendenze della Nuova Destra e di quella prima “Autonomia Nera”. Con una necessaria quanto spregiudicata presa di distanza dalle vecchie ritualità del passato e da certi protagonisti della scena politica “nera” (in primis Almirante, criticato sia per il suo ruolo sbirresco a Valle Giulia che per i suoi proclami a favore della pena di morte per i terroristi, i suoi applausi ai carabinieri e le sue sciacallesche presenze ai funerali dei camerati uccisi).
Comunque a Porto Azzurro, dopo un fugace passaggio di Concutelli, io ero l’unico “nero”, e non avevo occasioni di confronto con le altre realtà dell’ambiente, anche se tra i malavitosi non mancavano i simpatizzanti e soprattutto, tra i vecchi banditi, molti vantavano un passato, anche onorevole, nella RSI. Basti pensare a Benito Lucidi, re delle evasioni e della vecchia “mala” romana e ai tempi combattente ad Anzio, dove si era meritato la Croce di Ferro.
Anche la mia posizione, sia per età (avevo più di 30 anni), che per cultura e formazione era, diciamo così, conservatrice e tradizionalista, legata, allora come ora, ai simboli, ai miti e, lo riconosco, alla stessa retorica alle gesta del primo fascismo e della RSI… E magari, più che agli Hobbit, allora avrei pensato ad Aragon, anche se poi in realtà ero convinto – e lo scrissi anche in un pezzo su Quex – che una P38 era comunque meglio delle spade elfiche…
Ai primi di luglio poi ci fu il grande sballamento: con sorpresa vidi arrivare a Porto Azzurro una decina di camerati (Murelli, Azzi, il mio coimputato Franci, etc) e anch’io li raggiunsi alle celle della Polveriera, dove il giorno dopo fummo prelevati da uno stuolo di carabinieri e portati all’aeroporto, imbarcati sugli elicotteri chinook e decollammo per l’Asinara, da dove io proseguii, sempre in elicottero e da solo, verso Favignana, in quel carcere del tempo dei Borboni ricavato da una cava, con le celle scavate nel tufo.
Là c’era un bel po’ di compagni e un solo camerata, Bonazzi, di Parma: lui era entrato in carcere un paio di anni prima di me ed era già in corrispondenza con alcuni altri camerati, dentro e fuori. E’ allora che cominciai a scrivermi, mi ricordo, con Murelli, Zani, Carlo Terracciano (eh, eh, che si scusò per un suo divertente articolo della Voce della Fogna dove mi faceva fare la parte del lupo di Cappuccetto Rosso, o meglio nero,) mi scrisse anche Paola Fassinetti, e attraverso lei e Carlo cominciammo ad avere notizie dei nuovi fermenti all’esterno: c’era curiosità di conoscersi confrontando i rispettivi riferimenti ideologici e le stesse esperienze di militanza, e poi la voglia di lavorare insieme politicamente. Il clima era quello vissuto da una comunità assediata, da una parte dalle squadre della sinistra, delle BR, e dall'altra dalle persecuzioni della magistratura, politicizzata come del resto la stampa, le università, etc.
Pur in un certo senso isolati, ci accorgemmo così che nella destra era avvenuto un ricambio generazionale originato dall’irrompere sulla scena politica di nuove schiere di militanti, i giovani nati alla fine degli anni Cinquanta ed all’inizio degli anni Sessanta. Militanti distanti dalla memoria storica del fascismo, insofferenti del nostalgismo retorico, privi anche di ogni forma di subordinazione e considerazione nei confronti dei gruppi storici della destra extraparlamentare, Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale…
Ragazzi ormai lontani dai moduli stantii e dagli atteggiamenti presenti nella tradizionale iconografia e nel consueto immaginario collettivo dell’estrema destra. In cui invece noi eravamo cresciuti, anche se con la comune ansia di metterci in gioco, e di provare a cambiare il mondo. Ricordo che in certe foto, nell’abbigliamento e nello stesso linguaggio, a me che venivo dalla provincia profonda e conservatrice, mi sembravano quasi dei compagni: i capelli lunghi, gli orecchini… Ragazzi animati dalla voglia di scendere in campo, che dei loro coetanei schierati sul fronte opposto condividevano gli interrogativi, le tematiche, gli stili comportamentali, la violenza e la furia antisistema.
Ci arrivarono anche le prime cassette di musica alternativa ( è allora che scoprii che c’erano altre canzoni oltre quelle della guerra, di Leo Valeriano, e poi Lucio Battisti, di cui si mormorava di una sua appartenenza al nostro ambiente) e poi le nuove pubblicazioni, i fumetti, la grafica (la croce celtica io la conobbi allora)…
Ma comunque ci “riconoscemmo”!
Quindi anch’io fui più pronto, più capace di prestare attenzione al secondo Campo Hobbit, quello del 78, che ci sconcertò per il ruolo di Fini e di tutto il vecchio etablishment del partito, con lottizzazioni e compromessi correntizi.
Io ero sempre a Favignana insieme a Bonazzi, dove intanto ci eravamo impegnati su Quex, questo bollettino di collegamento tra noi prigionieri e l’esterno… E che alla fine è stato causa della mia più lunga vicenda processuale, iniziata a Bologna nell’82 e conclusasi a Roma, con un’assoluzione, dieci anni dopo… Eh, eh, e posso ricordare come quando alla fine ci fu il dibattimento, alla corte d’assise di Roma, con l’imputazione di stampa clandestina, il PM si mise a chiosare appunto anche il mio articolo Tolkienmania, spacciandolo come una sorta di direttiva per i Campi Hobbit e addirittura ritenendo il rifermento alla P38 come una rivendicazione, e esortazione alla lotta armata, e la citazione del waffenamt come chiara apologia di nazismo… E quando io gli replicai che da un lato mai avrei propugnato l’uso di armi forgiate per l’epopea del Reich, destinate quindi, come le spade elfiche appunto, per una lotta ideale, mitica, e non certo per azioni contro di loro, che ritenevo di bassa macelleria, e che per il resto io ero appunto nazista, e che facesse un po’ come gli pareva, il PM quasi schiattava di bile, rendendosi conto che non poteva farci nulla. Tanto che alla fine, pur essendo evidente, e anche da noi rivendicata, la stampa clandestina, ci dovettero assolvere per il disposto costituzionale sulla libertà di stampa… Eh, eh, al massimo avrebbero potuto darci una sanzione amministrativa, chessò, la radiazione dall’albo dei giornalisti, o il sequestro delle copie!
Comunque quella ridicola accusa fu sufficiente per far fare a Carlo Terracciano un paio di anni di carcere per un articolo, in un certo senso profetico: la recensione del libro di un dissidente sovietico, Amalrik, dal titolo: Riuscirà l’Unione Sovietica a sopravvivere fino al 1984? In fondo aveva sbagliato di pochi anni, e l’aver avuto ragione, allora come ora, è sempre imperdonabile!
Comunque è del terzo Campo Hobbit che ho il ricordo più chiaro e più divertente. Nel frattempo ero stato trasferito a Nuoro, dove avevo ritrovato Bonazzi, i miei coimputati Franci e Malentacchi; c’erano quello della Fenice, Azzi, De Min, Marzorati; Ferro, il coimputato di Concutelli, insomma, finalmente un po’ di compagnia, anche se sempre tutti della vecchia generazione!
E lì a Nuoro trovai anche il libro Lambro Hobbit, e spesso parlavamo del nuovo modo di intendere la militanza, e la stessa lotta armata. Piangendo i morti, deprecando gli arresti e le provocazioni.
E sempre Almirante, a presenziare ai funerali e a condannare gli arrestati, chiedendo sempre la pena di morte per i terroristi, e per me e Concutelli, la doppia pena di morte! Mentre poi negava piagnucolando l’accusa, apparsa su L’Unità, di aver firmato durante la Repubblica Sociale un bando che minacciava la pena di morte a partigiani e renitenti alla leva.
Così quando a qualcuno di noi, non ricordo chi, forse a Azzi, giunse una cartolina del Campo Hobbit, la riciclammo e la indirizzammo al “disonorevole Giorgio Almirante, Porcilaia dei deputati, Montecitorio, Roma” con il seguente messaggio,, non molto dialettico ma chiaro: “Brutto scemo, te che dici di non aver mai voluto la pena di morte dei partigiani e dei disertori durante la guerra, quando sarebbe stato tuo dovere comminargliela, ora chiedi la pena di morte per noi? Attento, che ti tiriamo giù dalle spese! Firmato: I Cavalieri Neri” E poi, le firme, mia, di Azzi e di tutti gli altri.
Ridemmo un po’ tra noi immaginandoci la faccia di Almirante se mai l’avesse ricevuta, e non ci pensammo più…
Uno o due anni dopo, stavo facendo il processo dell’Italicus, c’erano le elezioni e una sera in una Tribuna Elettorale con Almirante uno degli ospiti chiese appunto spiegazioni sulla sua richiesta di pena di morte per i terroristi. Una domanda certo concordata, perché Almirante tirò fuori di tasca la nostra cartolina, ed agitandola davanti alla telecamera gridò: “Sono Tuti e la sua banda che mi hanno condannato a morte!”
Francamente, uno dei momenti più divertenti della carcerazione!
Poi venne la strage di Bologna e le infami accuse della stampa e della magistratura, gli arresti indiscriminati che scompaginarono l’ambiente, di lì a poco anch’io sparii nel buco nero dei “braccetti” e quando ne riemersi, nell’ ’87, tutto era cambiato…
Ma non io, non noi!
Ed è un peccato che quella condanna in cartolina rimase solo uno scherzo, una boutade, perché, veramente, questi politicanti hanno sulla coscienza non solo il sangue di tanti ragazzi ma la morte di un mondo, dei nostri ideali, dei nostri sogni…
Nemmeno nei momenti più duri dei braccetti, tra pestaggi, condanne ingiuste ed isolamenti, e quando fuori la repressione e gli avversari si accanivano cupamente contro di noi con morte e persecuzioni, mai ho avuto il senso della confitta o la tentazione di arrendermi.
Il senso della sconfitta, e della fine di un mondo, lo dobbiamo a questi che passarono dai campi Hobbit e dalla militanza a fare i ministri, i governatori, i sindaci... Ma noi ci siamo ancora, e il conto è ancora da fare!
Un saluto ed un abbraccio a braccio teso!
Mario Tuti





A 40 anni dai Campi Hobbit

(G.p)L'ex sindaco di Roma, ora segretario del Movimento nazionale per la sovranità, Gianni Alemanno è stato uno dei protagonisti del quarantennale di Campo Hobbit che si è svolto da venerdì 23 a domenica 25 giugno in quel di Montesarchio, in provincia di Benevento.
Dalle colonne virtuali de Il Giornale d'Italia, diretto da Francesco Storace, Gianni Alemanno sostiene l'idea forza in virtù della quale spetta al sovranismo raccogliere l'eredità di quelle istanze comunitarie ed indentitarie figlie del primo Campo Hobbit.
Articolo che riportiamo per intero.


A quaranta anni dai Campi Hobbit
di Gianni Alemanno




In questo fine settimana si è svolta la celebrazione del 40mo anniversario dei Campi Hobbit, sotto la spinta entusiasta della figlia di Generoso Simeone, il primo ideatore di quella meravigliosa esperienza. Alla fine degli anni ‘70 i Campi Hobbit hanno rappresentato un ritorno alle radici più autentiche del pensiero comunitario e contemporaneamente un coraggioso approccio con la modernità, con i suoi stili di comunicazione e con le sue contraddizioni creative.
Senza i Campi Hobbit non ci sarebbe stata la musica alternativa, la passione per Tolkien, una grafica innovativa, la voglia di dialogare con il mondo esterno a noi. Questa esperienza ha rappresentato la prima rottura del ghetto in cui eravamo rinchiusi dal dopoguerra in poi: proprio nel momento drammatico degli anni di piombo, quelle generazioni giovanili avevano avuto il coraggio e la creatività di inventare mille modi per scrollarsi di dosso i vecchi stereotipi del radicalismo di destra.
Questi esperimenti furono guardati con sospetto dalla dirigenza del Movimento Sociale italiano, che ne vedeva da un lato una fonte di eresia ideologica e dall’altro lato uno strumento egemonico delle correnti di opposizione. Solo nel secondo Campo Hobbit il Fronte della Gioventù partecipò ufficialmente all’organizzazione, mentre il primo e il terzo Campo, furono tutti vissuti in aperta polemica con la dirigenza ufficiale del partito.
Cosa è rimasto di quella rivoluzione ideale? Il mito della Comunità. I Campi Hobbit erano proprio una grande rappresentazione vivente degli stili comunitari, dal punto di vista culturale come da quello esistenziale. Fino a quel momento i nostri movimenti giovanili avevano vissuto nel mito dell’alternativa al Sistema e dell’antagonismo da cui doveva emergere il protagonismo militante. Poi, con quella rivoluzione ideale imparammo che, prima ancora di lottare contro il Sistema, era indispensabile vivere in maniera diversa la propria esistenza, per non essere noi stessi figli di quel Sistema.
Sta oggi al “sovranismo” raccogliere l’eredità di quelle istanze comunitarie e identitarie emerse nei Campi Hobbit, unendole alla nuova consapevolezza di dover reagire ai mali della Globalizzazione restituendo al nostro popolo il diritto alla cittadinanza e alla partecipazione democratica.
Se ci si rende conto che questa è una sfida epocale tra i diritti dei popoli e gli interessi dei poteri globali, si comprende quanto è ridicolo trascinarsi ancora appresso gli antichi vizi del settarismo e degli interessi personali che hanno sempre segnato l’area della Destra. Nel ricordo dei Campi Hobbit, come in quello delle drammatiche lotte degli anni di piombo, c’è un messaggio più profondo di quello culturale e politico. Una promessa esistenziale: quella che da tanti sacrifici, da tanto impegno militante e da tanta creatività possa alla fine spuntare il fiore di una grande rivoluzione che parta da destra. Forse il tempo per mantenere questa promessa è proprio questo, quando la sfida tra globalismo e sovranismo dà una centralità assoluta alle culture identitarie e comunitarie che – come imparammo nei Campi Hobbit – sono la vera essenza della Destra politica e sociale.

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La Costituzione, questa sconosciuta. L' Hobbit 40 di Daniele Martignetti

Daniele Martignetti è un giovane collaboratore della rivista Ordine Futuro, laboratorio di cultura e politica vicino a Forza Nuova,  ed era sabato a Montesarchio, in provincia di Benevento, in qualità di relatore di un convegno intitolato Immigrazione ed identità, insieme a Massimo Pacilio, professore di storia e filosofia, Fabrizio Fiorini, direttore de L'Uomo libero, Nicola Cospito, professore di lettere e filosofia, Adriano Tilgher, segretario del Fronte nazionale.
Su questo interessante convegno, tenuto nella seconda giornata di Campo Hobbit, in quel di Montesarchio,  ci manda un personale contributo che pubblichiamo.



È ora di costituirmi alla autorità. Sono colpevole, maledettamente colpevole di presunzione. Tuttavia, prima di consegnarmi alle vostre condanne, vi racconto una storia.
In qualità di redattore di Ordine Futuro, partecipo al quarantennale del Campo Hobbit organizzato, come tradizione comandò salvo successive modifiche, in quel di Montesarchio, nel beneventano.
Marina Simeone, figlia del celeberrimo Generoso, riesce a riunire i principali fautori di quel mondo metapolitico che fu definito, volgarmente, “neo-fascista” ma, razionalmente, indecifrabile.
Buona gestione dell'evento: stand, tavolate, gazebo delle conferenze, e birra, tanta sacra birra. Anzi, a ben pensarci l'unica dimostrazione della esistenza di divinità, in quell'ambiente, era proprio la birra, così fresca, così ricca di bollicine che ti solleticavano lingua e palato combattendo le volontà di qualche divinità un po' malandrina che illuminò un po' troppo le giornate con un mix di raggi UVA e UVB che hanno messo a dura prova la purezza della candida pelle bianca delle giovincelle ivi presenti.
Beh, non tante: considerando anche l'altra specie umana, i ragazzi non erano moltissimi, tutt'altro. Chi si aspettava un Campo Hobbit in stile 1977 con tanti giovani e pochi anziani, o saggi, sarà rimasto fortemente deluso; prevedibile? Non so.
La seconda giornata ha visto il susseguirsi di talune tavole tematiche, erroneamente definite “rotonde” sebbene palesemente rettangolari, ma fa niente, dicono che la consecutio temporum nelle congetture mentali non debba aver riscontro nella realtà. Va' a capirli, questi saggi.
Viene sollevata la classica, e tediosa, questione putiniana, analizzando il buon Vladimir come salvatore della Sacra Europa e possibile modello da cui attingere. Peccato che l'Europa non sia più sacra e che il simpaticone palestrato russo non sia interessato a noi né alla destra italiana. Destra? E vabbé, sono nostalgici, mica come me dichiaratamente “Non nostalgico poiché ho un quarto di secolo sulle spalle. Probabilmente, nel Ventennio, sarei stato il primo oppositore”. È risaputo -  e chi non lo sapesse, lo sappia (cit.) - che sono un semplicissimo osservatore politico, un po' presuntuoso ma tra l'altro sono povero e non mi rimane che perdermi nei sofismi per poi condannarli. Ipocrisia e coerenza ipocrita.
                    Prego, la parola al ragazzo. Nome e cognome.
                    Daniele Martignetti. Sicuri che la soluzione sia attingere e aspettare un salvatore? Non sarebbe forse meglio esser forti e presuntuosi ed esser noi il modello? Vedete, tra l'altro, Putin non mi sta nemmeno molto simpatico, e non credo sia un forte: basti vedere che Erdogan, molto meno sponsorizzato, non ha esitato ad abbattergli un aereo.
                    Grazie dell'intervento, però non usciamo fuori tema.
Peccato, tuttavia, che la questione putiniana non fosse stata posta da me ma da loro stessi, i saggi, che incalzano, togliendosi qualche sassolino dalla scarpa:
                    Bisogna sempre attingere dal vecchio e dalla tradizione. Apprezziamo le idee di Martignetti ma non il suo attacco – ho evitato di scriverlo, meglio la prosa così il lettore si annoierà di più – alle radici della tradizione. E poi sei ateo, ateismo e destra sono un paradosso.
Ripeto, non hanno ben capito che io non sia tesserato con nessuno. Me ne farò una ragione, in fondo  sono un bastardo. Avrei voluto citare Nietzsche, che tanto religioso non era, però, spesso, “basta osservare il nostro interlocutore per saperci vendicati”, e il buon nichilista non meritava di morire ancora.
Rincalzo:
                    Scusate, si fa per dire, ma quale sarebbe la destra di cui parlate? Non esiste alcun contenitore di idee.
                    È qui che ti sbagli. I principi ci sono, occorre solo organizzarsi.
                    Ma se, dopo Alleanza Nazionale, non è esistito alcun elettore!
                    Sbagli, perché noi (bla bla bla).
In sostanza, i savi sostengono che dopo quel famoso 13,5% finiano sia esistita una destra altrettanto forte; chissà, magari a me era staccata la televisione o la Rai mi forniva notizie false – il che potrebbe anche essere – però di alternative a una idea – bislacca, modificata, deturpata, ma paradossalmente forte nella società ipocrita – non ne ricordo a differenza di gente come Meloni, Salvini et similia.
Salvini... stendo una coperta pietosa in piena estate.
Ma il bello deve ancora venire. Conscio che il fulcro della mia conferenza pomeridiana sarebbero stati due esperimenti sociali ovvero la Teoria della Identità sociale e il Modello Zimbardo, il mio genio partorisce una Idea: l'esperimento ve lo faccio io. Inizio a parlare con molte persone nella maniera più libera possibile. Sono dieci, tra cui tre ragazzi e sette anzianotti (o saggi, conta l'età cerebrale), e ripeto a tutti la stessa frase: “L'articolo due della nostra Costituzione sancisce l'eguaglianza formale e sostanziale. L'articolo due recita 'Tutti i cittadini eccetera eccetera'”.
Sì, l'articolo due. Lo ripetevo così insistentemente che mi sarei aspettato un clamoroso “No, fermo! L'articolo tre! Il due parla dei diritti inviolabili dell'uomo...”. E credetemi, curavo bene la cadenza tonica sì da accentuare il mio errore nei neuroni dell'interlocutore.
Quali i risultati?
I tre ragazzi mi hanno corretto sul colpo, i sette savi si sono limitati a controbattere con sofismi evoliani, hitleriani e biologici.
Non pago, e dopo aver pagato diverse birre, ripeto la stessa cosa in conferenza.
                    Beh – dico tra me e me – dinanzi a una cinquantina di persone qualcuno se ne accorgerà e mi contesterà.
Nulla cosmico. Nessuno conosce la nostra Costituzione, però tutti vogliono combattere il sistema adoperando i suoi mezzi – Facebook, smartphone, internet... - ma nessuno adopera il suo aratro più laborioso, la carta costituzionale.
Visto che il pollo è cotto, essendo notoriamente provocatore come un enzima che inserito in un corpo estraneo scatena una determinata reazione, rincalzo.
                    L'Isis agisce come molti gruppi extraparlamentari e vi dimostro come.
Sorvolo sulla dimostrazione, nessuno mi dice: “Insomma, io ho letto i manuali dello Stato Islamico”. No, nessuno ha letto, però l'immigrato è terrorista e il terrorista è immigrato.
Inizio a scoraggiarmi, Eolo abbatte la sua ira contro il cavo che alimentava l'elettricità nel microfono per ben due volte. Avrei voluto ringraziarlo, ma metti che avesse desiderato qualche sacrificio...
E fu così che non immolai nessuno a Eolo, sebbene il desiderio poco recondito.
Durante la mia conferenza, ho esplicato due miei postulati, ovvero:
1)                 “Uno Stato che si rispetti deve riconoscere le differenze razziali ed etniche”;
2)                 “Uno Stato che vuol mantenere la legittimazione a esistere deve AMMETTERE per iscritto che occorra salvaguardare le razze”.
Ho anche sottolineato che “Mongoloide non è una offesa così come non lo è mogolo. Una è una razza, l'altra una nazionalità”, ma niente, loro vogliono esser liberi di dirlo.
Ma esiste un terzo postulato che dichiaro oggi, il più importante, dopo accurata analisi sociale della categorizzazione poco identitaria neofascista: “Per fare la guerra, occorrono le armi. Per fare l'amore, occorrono due membri. Per cambiare il sistema, occorre conoscere il sistema”.

Salvo che qualcuno non sia in mala fede, ma non credo, erano tutti così devoti.

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