lunedì 27 aprile 2015

Il processo agli skin bolognesi: quando un'assoluzione non fa notizia

Ancor oggi ci sono più articoli in Rete sugli arresti, clamorosi, di otto anni fa che sull'assoluzione in Appello degli skin emiliani protagonisti di un processo tanto clamoroso quanto inconcludente. Due soltanto: la notizia, pubblicata a gennaio dal Resto del Carlino, e l'intervista che nei giorni scorsi uno degli imputati ha concesso all' Asino Rosso, permettendomi così di "scoprire un buco".
Bologna, 23 gennaio 2015 - Tutti assolti. La Corte d’appello oggi pomeriggio ha assolto i 15 imputati a processo con l’accusa di far parte di un gruppo di naziskin che aveva messo in piedi un’associazione ispirata all’ideologia nazifascista e finalizzata all’odio razziale, come previsto dalla legge Mancino. Nel 2010 il tribunale di primo grado li aveva condannati con pene fra uno e due anni di carcere. Al centro dell’inchiesta del pm Morena Plazzi, partita da un episodio in centro a Bologna nel 2006, e che nel 2007 portò anche ad alcuni arresti, c’erano aggressioni e pestaggi ad extracomunitari, omosessuali, ebrei e militanti di sinistra. Per sei imputati il collegio della terza sezione penale (presieduto dal giudice Cecilia Calandra) ha dichiarato non doversi procedere per la prescrizione dei reati ‘fine’ dell’associazione, cioè appunto i singoli episodi relativi alle aggressioni. Invece l’accusa più importante, quella dell’associazione, è stata bocciata dai giudici perché ‘’il fatto non sussiste’’. Per l’accusa i leader del gruppo erano Alessandro Carapezzi, Fabio Carlini e Alessandro Limido. Gli avvocati di alcuni imputati, Gabriele Bordoni e Alessandro Pellegrini, già annunciano che, in caso di conferma della assoluzioni da parte della Cassazione (nell’eventualità che la Procura generale faccia ricorso), chiederanno il risarcimento per ingiusta detenzione per chi, come Carapezzi, ha scontato anche un anno di carcere.
PS: Bellissima la didascalia della foto, ripresa dal Resto del Carlino online:  Neonazismo ...

venerdì 24 aprile 2015

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Del Miglio: una festa nella notte per ricordare Ramelli nel suo quartiere

"Sarà una commemorazione molto diversa - spiega Stefano del Miglio - più impegnativa e coinvolgente, di quella degli anni passati: non più un corteo silenzioso, ma una lunga, intensa serata in cui si alterneranno musica, poesie, canti e parole, in un omaggio corale ai caduti per l’Onore d’Italia".
I camerati milanesi ci hanno messo poco a riorganizzare "il tradizionale omaggio alle vittime della violenza comunista ed antifascista", dopo il divieto del corteo commemorativo del 29 aprile, vietato da Prefetto e Questore in applicazione delle "linee guida" per la gestione dell'ordine pubblico nel semestre dell'Expo, che sarà inaugurata venerdì Primo Maggio.
"Sarà coinvolto  - prosegue il leader di Lealtà Azione - l’intero quartiere dove ha vissuto e dove è stato colpito a morte Sergio Ramelli. Sarà una festa composta, vivifica, e grande come mai a Milano si è vista. Viale Argonne, dinnanzi alla Chiesa intitolata ai Santi Nereo e Achilleo, la sera del prossimo 29 aprile è un luogo non scelto a caso. In quella piazza ed in quella Chiesa, 40 anni fa, si svolsero i funerali di Sergio (così come di Mamma Ramelli, morta due anni fa). In quella stessa piazza quarant’anni fa dovette arrivare quasi di nascosto, dall’obitorio di P.zza Gorini, il feretro di Sergio per un corteo funebre non autorizzato dalla questura e minacciato dalle chiavi inglesi degli stessi assassini. Per la prima volta in 40 anni, la celebrazione della memoria di Sergio, Carlo ed Enrico si svolgerà in piazza e sarà vissuta da alcune migliaia di persone che giungeranno da tutta Italia a cui si uniranno anche delegazioni straniere che ricordano Sergio come un martire Europeo della violenza antifascista. La serata avrà inizio alle 21.00 e coinvolgerà l’intero quartiere di Viale Argonne ed avrà come centro fisico ed affettivo la casa ed il luogo dell’aggressione di Sergio".

giovedì 23 aprile 2015

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29 aprile, vietati tutti e due i cortei a Milano. Lealtà azione dà appuntamento in Chiesa

La decisione non giunge inattesa. Prefetto e Questore di Milano hanno deciso di vietare il corteo dei "camerati" nell'anniversario della morte di Sergio Ramelli (ma anche di Carlo Borsani ed Enrico Pedenovi) e al tempo stesso la contromanifestazione indetta dai compagni. Una scadenza, quella del 29 aprile, che quest'anno si è caricata di significati particolari, per la coincidenza con il 40ennale dell'omicidio del militante del Fronte della Gioventù, ma anche con la vicinanza dei festeggiamenti per il 70ennale della Liberazione e l'imminente inaugurazione dell'Expo. Una scadenza che si è caricata di ulteriori tensioni per le decisioni degli inquirenti milanesi che hanno rinviato a giudizio 16 neofascisti per il Presente del 2013 e altri 10 militanti tra cui il consigliere provinciale Roberta Capotosti all'udienza preliminare per il saluto romano nel 2014. Una decisione bipartisan che ovviamente scontenta entrambi gli schieramenti. Gli antifascisti milanesi, dalle pagine di pernondimenticare, già annunciano che è una decisione che non possono accettare mentre Lealtà Azione dà appuntamento per le 21 alla Chiesa di viale Argonne

mercoledì 22 aprile 2015

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Borghezio lancia la Lega Nazionale ... e in sala risuona l'inno russo

di Giuseppe Parente

"Bandiere tricolori, un vecchio documentario in bianco e nero, la distribuzione ai presenti del pane sociale, qualche saluto romano di vecchi nostalgici della destra missina che fu e come gran sorpresa le note dell’inno russo". Il "Secolo d'Italia" racconta così la nuova impresa politica di Mario Borghezio. Peccato però che poi inciampi nel "correttore automatico" di Word (immaginiamo: non riusciamo a pensare altra spiegazione logica per il refuso grottesco) e trasformi il più noto leader dell'eurasiatismo Dugin in "uno dei massimi esponenti del pensiero ebraista".
L’europarlamentare leghista , eletto nella circoscrizione Centro riunisce la sua “destra" a Roma e lancia grazie alla fattiva collaborazione del giornalista Ugo Gaudenzi, direttore di Rinascita, quotidiano di Sinistra Nazionale, la “Lega Nazionale”. Un ambizioso progetto, nato il 21 aprile (i natali di Roma: ma ormai anche Salvini si è convertito allo spirito nazionale e promette di cantare "La leggenda del Piave") che ha come difficile obbiettivo la federazione di tante piccole e media realtà politiche e  meta politiche del variegato mondo della destra per costruire una grande Italia.  La Lega Nazionale, sostiene Borghezio, non è l’ennesimo partitino presente nell’agone politico italiano, invece è un movimento polifonico complementare alla Lega Nord per l’indipendenza della Padania ed a Noi con Salvini, costola centro meridionale della Lega, dove gli uni possono discutere con gli altri.
Mario Borghezio dichiara alla stampa ed ai presenti di avere anche la benedizione politica del lìder maximo del Carroccio ed anche il programma dei lavoro prevede un intervento del segretario federale ma di Matteo Salvini non c’è alcuna traccia e dall’entourage trapela una certa freddezza verso l’ennesima iniziativa romana. La sala del Teatro Margherita è abbastanza piena. Nel parterre ci sono esponenti della fascisteria romana e non solo, precisa Borghezio che a sostegno della sua tesi cita la presenza dei socialisti nazionali di Rinascita e quella dell’ex europarlamentare dell’Italia dei Valori, Giulietto Chiesa.
Lo storico corrispondente da Mosca (prima L'Unità, poi La Stampa) nel corso del suo intervento ha sostenuto la necessità ed urgenza di uscire dalla Nato perché ci porterà alla guerra con la Russia. Giulietto Chiesa, da uomo libero, dialoga con tutti anche con la destra pur di evitare una terza guerra mondiale e clamorosamente afferma :”Alcune cose che dice Salvini mi trovano d’accordo".  Poi tocca all’europarlamentare Mario Borghezio che nel corso del suo intervento parla di una Roma offesa, stuprata e vilipesa che contrappone ad una Roma del lavoro, dell’onestà perché a Roma si mangia, si beve, si soffre più che in ogni altro posto del mondo. Segno evidente di come siano lontani i tempi in cui il padano Borghezio urlava urbi et orbi Roma Ladrona, la Lega non perdona.  Un intervento che ha toccato il cuore dei presenti che hanno tributato un’ovazione all’esponente leghista.  Clamorosamente suona l’inno nazionale russo. E’ un omaggio a Aleksandr Dughin, consigliere della Duma, che in perfetto italiano ringrazia la sala per l’accoglienza e se la ingrazia subito con una battuta: “Siamo tutti figli di Roma “. Ricordando e ringraziando i tanti italiani  che hanno appoggiato la Russia  contro le sanzioni imposte e totalmente ingiuste che castigano il popolo russo.

martedì 21 aprile 2015

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Schiavulli rivendica la sfida di Militia nell'oltraggio alla memoria di rav Toaff

A rivendicare la provocazione è lo stesso reggente di Militia, Stefano Schiavulli, che commenta con un  lapidario "scusa se è poco" l'articolo di Repubblica.it che segnala le scritte offensive contro rav Elio Toaff, morto alla vigilia del centesimo compleanno. Il suo movimento ha trascritto sui muri, assumendosene come sempre la responsabilità, il grumo di odio antigiudaico che in questi giorni, tra morte del più noto leader della comunità israelitica e anniversario della nascita di "zio Adolfo", è tracimato nei social network. E toccherà ritornarci sopra, mettendo a confronto, ad esempio, il rapporto col mito nazionalsocialista della fascisteria odierna con quella di 40 anni fa...

lunedì 20 aprile 2015

Celtica al meeting su Acca Larentia: una sola condanna a 20 giorni e 11 assoluzioni

Undici assoluzioni e una sola condanna per aver esposto una bandiera con la croce Celtica. in occasione della presentazione del libro “Acca Larentia, quello che non è mai stato detto“, all’interno della Casa del mutilato, in piazza Dante a Teramo. Una scelta che è costata appunto ad un giovane simpatizzante di destra, Matteo Di Francesco, una condanna a venti giorni di reclusione, con sospensione della pena e non menzione nel casellario giudiziario, per istigazione all’odio razziale. Assolti, invece, per non aver commesso il fatto, tutti gli altri undici attivisti del movimento Forza Nuova, tra cui il coordinatore regionale Marco Forconi, che erano finiti a processo insieme a Di Francesco. I fatti contestati ai dodici imputati risalivano al 2011, quando durante la presentazione di un libro sull’attentato di via Acca Larentia, nel quale furono uccisi tre giovani militanti di destra, fu esposta una bandiera con la croce celtica. Ieri mattina lo stesso Di Francesco, ascoltato in aula, ha tranquillamente ammesso di essere stato lui ad esporre la bandiera, non ritenendo di commettere alcun reato. E proprio sulla genesi della croce celtica e sul suo significato si è basata la difesa degli imputati, che aveva chiesto l’assoluzione per tutti gli imputati. 
FONTE: IL SECOLO D'ITALIA

sabato 18 aprile 2015

Saluto romano a Ramelli: 16 a processo per il 2013, udienza preliminare per il 2014

Si avvicina l'anniversario della morte di Sergio Ramelli (e dell'omicidio di Sergio Pedenovi) e hanno un'accelerata le inchieste giudiziarie per i saluti romani alle commemorazioni degli ultimi due anni. E' di ieri la notizia, diffusa in esclusiva da La Repubblica, che il 26 maggio si terrà la prima udienza del processo per il "presente" del 2013 e l'udienza preliminare per l'anno scorso. Nel primo caso sono sedici gli imputati, nel secondo dieci gli indagati. Due soli i nomi noti: il cantante Skoll, accusato di aver chiamato il "presente" in entrambi i casi, la consigliera provinciale Roberta Capotosti. A incastrare la combattiva militante della destra radicale milanese (all'epoca con Fratelli d'Italia, oggi con Sovranità) un video girato da un "collega" del Pd. All'epoca ovviamente fece scalpore la presenza attiva di un'esponente istituzionale del centrodestra. Lei rintuzzò tutti gli attacchi rivendicando il diritto di rendere omaggio ai suoi morti. Degli altri accusati si sa poco: il quotidiano parla genericamente di "esponenti di CasaPound e Forza Nuova" per il 2013. E soprattutto non si sa una cosa: essendo state pubblicate foto in cui decine e decine di persone fanno il Presente, ed essendosi in tanti autoaccusati per solidarietà all'avvio delle indagini, con quali criteri la Digos e poi il gip hanno selezionato gli indagati?

giovedì 16 aprile 2015

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Manifesto selvaggio a Napoli, polemica al vetriolo tra il verde Borrelli e il camerata Nonno

(g.p) Ancora non sono chiuse le liste per le elezioni regionali ma c'è già chi pensa ai manifesti elettorali, che almeno a Napoli, vengono affissi ovunque.  Il primo candidato ad inondare Napoli di manifesti è stato Marco Nonno, leader della componente di destra sociale  di Fratelli d’Italia Alleanza Nazionale, vice presidente del consiglio comunale di Napoli. Il manifesto che i cittadini napoletani possono ammirare quasi ovunque riporta il seguente slogan : “ in regione Campania più destra sociale, Il domani appartiene a noi”. Diverse segnalazioni  di affissioni selvaggi di questo manifesto sono arrivate anche a Gianni Simeoli, conduttore del programma radiofonico “La Radiazza” che ha pensato bene di chiamare in diretta, nel corso del programma radiofonico, il consigliere Marco Nonno.
Gianni Simeoli ha dato vita ad una telefonata scherzosa ed amichevole, riuscendo ad ottenere pubbliche scuse circa l’accaduto. Il consigliere Nonno ha affermato che non era colpa sua, che aveva dato i manifesti da affiggere a giovani ragazzi per consentire loro di guadagnare onesta una 50 euro invece che spendere gli stessi soldi  per i famosi 6x3 arricchendo le solite multinazionali.  Il consigliere Nonno accetta di buon grado le critiche che gli sono state mosse da Gianni Simeoli, meno quelle del giornalista Francesco Emilio Borrelli  segretario regionale della Federazione dei Verdi ed esponente di primo piano del centro sinistra napoletano.  Ne segue un vivace battibecco tra i due  che continua anche sui social network.

IL CAMERATA NONNO CHE OFFENDE LA MEMORIA DI MIO PADRE IN DIRETTA RADIO. UNA RIFLESSIONE SU COSA E' QUESTA DESTRA A NAPOLI
Ci ho pensato a lungo prima di raccontarvi quello che è successo stamattina e lo faccio a freddo e con serenità. Durante un collegamento con LA RADIAZZA - PAGINA UFFICIALE Gianni Simioli1 ha chiamato il vice presidente del Consiglio Comunale di Napoli Marco Nonno che in questi giorni ha coperto Napoli di manifesti abusivi elettorali (è candidato alla Regione Campania con Stefano Caldoro) dal titolo emblematico: "A NOI!" La telefonata era scherzosa e amichevole. Gianni gli chiedeva di scusarsi per l'accaduto e lui aveva iniziato bene affermando che non era colpa sua e che comunque non avrebbe più attaccato manifesti illegalmente. Nonno però ad un certo punto tira in ballo me non per il mio operato da giornalista, da uomo politico o da opinionista ma per mio padre (che purtroppo è scomparso l'11 febbraio 2014). Il camerata (come ama definirsi) accusa mio padre di essere un abusivista e di conseguenza fa capire che si tratta di un delinquente come d'altronde il figlio (cioè io). Premetto che la storia del padre abusivo si riferisce ad una singolo episodio e cioè quando 10 anni fa fece un ampliamento non autorizzato della sua casa a Ischia di 40mq. Io non vivevo con lui,non ero al corrente di ciò e quando lo seppi dopo un litigio furibondo feci abbattere tutto. Perchè allora tirarla in ballo? Io una idea me la sono fatta. Penso che Nonno non avendo dossier o motivi particolari per potermi delegittimare ha scelto il personale. Questi camerati napoletani e italiani come Laboccetta, Mussolini, Gasparri, La Russa, ecc. sono fatti così. Inoltre credo che lui abbia un conto aperto con gli ambientalisti napoletani. Infatti grazie ad alcuni ascoltatori preoccupati per la mia incolumità ho scoperto che è il fratello Ernesto Nonno condannato a 14 anni di carcere perchè nel 1978 uccise assieme ad altri il giovane ecologista ventenne Claudio Miccoli che si occupava di ambientalismo ed era consigliere regionale del WWF campano. 20 anni soltanto una vita davanti a sé. E invece no. Attorno alle 20 di quel 30 settembre 1978 andò incontro alla morte. In piazza Sannazaro un gruppo di neofascisti assaliva come erano soliti fare durante i cosiddetti ‘anni di Piombo’ con mazze e bastoni dei militanti comunisti. Claudio Miccoli si avvicinò al massacro che stava avvenendo cercando in qualche modo di placare gli animi ma non ci fu nulla da fare . Un colpo gli arrivò con violenza alla testa. In particolare secondo l'accusa Ernesto Nonno infierì sul corpo di Miccoli caduto a terra esanime fracassandogli il cranio.[non è esatto: Miccoli partecipò a una controcarica, il secondo scontro fu di fronte alla chiesa di Piedigrotta, a un centinaio di metri dal primo pestaggio ed ebbe la peggio, ndb]
Marco Nonno a sua volta è stato condannato dal Tribunale del capoluogo campano a otto anni e mezzo di reclusione al termine del processo per le proteste e gli incidenti nel quartiere di Pianura nel gennaio del 2008, quando si parlava di riaprire la discarica. Nonno è riconosciuto colpevole del reato di devastazione ed è stato condannato anche all'interdizione perpetua dai pubblici uffici, al risarcimento delle parti civili e al pagamento delle spese legali.
Non avrei mai utilizzato la storia di questa famiglia se il consigliere Nonno non avesse tentato di infangare quella di mio padre e quindi la mia. Io posso andare a testa alta di essere stato il figlio di Antonio Borrelli che sarà ricordato per le sue opere di scultore, orafo, progettista e per le sue capacità di maestro all'Accademia di Belle Arti dove gli allievi lo amavano. Non so se Marco Nonno sarà ricordato da qualcuno ma so per certo che per me rappresenta la destra peggiore, violenta, ipocrita e cattiva con la quale non ho mai legato e che ho sempre ritenuto deleteria per la nostra terra!

In questi giorni - ha risposto - Marco Nonno - stiamo assistendo ad un'accanimento mediatico contro il consigliere-Vice Presidente del consiglio comunale di Napoli (nonché consigliere comunale più eletto dal suffragio universale napoletano con 4000 preferenze) , espressione di Fratelli d'Italia-Alleanza Nazionale .
Attacchi, illazioni e calunnie dovute ad un legame continuo tra camorra , politica corrotta ed incapaci che hanno paura di un vento d'innovazio...ne di chi con il suo consenso popolare minaccia di rompere e di smascherare i colpevoli del disastro di questa regione ...'Lo ripeterò all'infinito ...SONO CONDANNATO PER AVER IMPEDITO ALLA CAMORRA DI APRIRE LA DISCARICA ... e se dovessi essere condannato definitivamente andrò anche in galera per aver evitato un'altra sofferenza ad un territorio Napoletano.'
Ma in tutta la questione Pianura resta un dato preoccupante.
Mentre gli artefici dell'intero scandalo dei rifiuti sono tutti assolti e ad oggi non c'è un solo condannato nonostante la terra dei fuochi, dei 12 milioni di balle di spazzatura, nonostante i miliardi di euro sperperati ... l'unico condannato è un uomo che ruppe il legame indissolubile tra Discariche-Camorra-Politica ... Questo deve far riflettere tanto, questa arroganza del sapere e dello spergiuro è parte integrante di quel sistema che ha inginocchiato ed inquinato le nostre terre, trasformando il degrado in business!
Tutto questo mentre un certo ‪#‎Bassolino‬ sostiene a spada tratta ‪#‎DeLuca‬ ... Tutto questo mentre ritorna sulla scena politica l'orribile scenario amministrativo di chi è stanno condannato per aver lucrato sui cittadini campani ... Ma che a differenza di Nonno, anziché impedire la realizzazione di discariche, ne incentivava la costruzione!

mercoledì 15 aprile 2015

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Il fucilatore virtuale Cirielli colpisce alla spalle i leghisti meridionali: sono traditori

di Giuseppe Parente
Manca poco più di un mese al fatidico 31 maggio, giorno in cui milioni di italiani saranno chiamati al voto per il rinnovo di 7 consigli regionali e centinaia di amministrazioni locali. Come ogni turno elettorale che si rispetti, non poteva non mancare l’ennesima provocazione di Edmondo Cirielli, deputato di Fratelli d’Italia Alleanza Nazionale, tramite un post diffuso tramite il noto social network facebook.
Nel mirino del colonnello dell’Arma dei Carabinieri, attualmente in aspettativa per incarico parlamentare, sono finiti tutti quei politici che si sono sempre definiti, di destra, missini, fascisti che nelle ultime settimane stanno infoltendo, anche a Salerno ed in provincia, feudo incontrastato dell’esponente di Fratelli di Italia, le fila del movimento Noi con Salvini, costola centro meridionale della Lega Nord per l’indipendenza della Padania.
L’esponente di Fratelli d’Italia sulla sua pagina facebook ha pubblicato l’articolo 1 dello statuto della Lega Nord che ne spiega finalità ed obiettivi, ossia l’indipendenza della Padania. Di qui una raffica di commenti, molti positivi, alcuni negativi, che “costringono” Edmondo Cirielli a chiarire la sua posizione :”io stimo molto una parte importante del lavoro che fa la Lega Nord in parlamento in tema di sicurezza ed immigrazione. Spesso non condivido i toni ma quel che conta è la sostanza. Sula vicenda dell’unità nazionale non solo non li posso seguire ma come i miei avi sarei pronto a morire e se necessario ad uccidere per difenderla”.
 "Non ce l’ho con chi vota la Lega, precisa l’esponente di Fratelli di Italia, neanche con i meridionali esasperati che lo fanno( ma sono dei superficiali) e persino con i settentrionali che a mio avviso sbagliano con un certo egoismo.  Infine,  da grande “campione del politicamente scorretto” lancia un affondo inaspettato in virtù del quale dichiara :” disprezzo profondamente, invece, coloro che facevano quelli di destra, addirittura i fascisti ed oggi sperano di avere qualche strapuntino o qualche tozzo di pane da un movimento anti nazionale come la Lega Nord per l’indipendenza della Padania. Sono dei vigliacchi traditori. Ecco li fucilerei..  alle spalle ovviamente".

martedì 14 aprile 2015

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Marion contro Marine: la beffa del vecchio Jean Marie Le Pen nella guerra di successione

di Giuseppe Parente
Jean Marie Le Pen, storico fondatore del Front National passa il testimone alla sua pupilla Marion, la più giovane delle Le Pen, venticinquenne, da 3 anni deputata. Una decisone clamorosa, in pieno conflitto con la figlia  Marine, attuale leader del partito da lui fondato  nel 1972.  segue il ritiro della sua candidatura alle prossime elezioni regionali previste per il mese di dicembre.
In una nota, diffusa alla stampa, Jean Marie Le Pen ha affermato :” abbandono anche se considero che sarei il migliore candidato possibile per il Front National.  Se devo sacrificarmi  per il futuro del partito, lo faro e non sarò certo io a danneggiare il movimento. D’altronde il 33% ottenuto lo scorso 25 maggio alle elezioni Europee sarebbe stato più che sufficiente per rivendicare il suo nome in testa alla lista del Fn per le regionali.  Ma a bocciare la sua candidatura, per prima, era stata la figlia Marine, che lo ha clamorosamente e pubblicamente ripudiato la scorsa settimana dopo le ultime uscite filo collaborazioniste e antisemite.
Contro il padre Marine Le Pen, ha minacciato provvedimenti disciplinari, che potrebbero portare ad una inaspettata esclusione del vecchio Jean Marine dal partito, di cui è ancora presidente onorario. Jean Marie ha deciso di gettare la spugna, se e solo se, ad afferrarla sarebbe stata Marion, nipote prediletta e definita migliore capolista possibile alle elezioni regionali. Subito dopo il ritiro del nonno, la giovane Marion ha dichiarato di essere pronta  a questa difficile sfida, accettando di fatto l’eredità lasciatagli dal vecchio fondatore del  Fn.
Secondo il quotidiano francese Le Monde, sarebbe stata Marion a convincere il nonno ad abbandonare la candidatura anche per porre fine ad una polemica, tutta interna al partito, che dura da troppo tempo.
La giovane Marion è entrata a 18 nel Fn, a 22 anni è stata eletta al parlamento e politicamente può essere considerata meno nazional conservatrice di Marine quindi più vicina alle posizioni politico culturali di Jean Marie Le Pen.  Ha diversi punti a suo favore, in primis la giovane età, che le consente di incarnare, nel migliore dei modi possibili, il rinnovamento del partito. In più ha l’affetto del nonno che è per i militanti del partito un segnale rassicurante di continuità ideale e politica. A tutto ciò aggiungiamo il carattere, degno di una vera Le Pen che non necessita di nessuna tutela politica, neanche quella di Bruno Gollnisch, fedele e storico collaboratore di Jean Marie

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