venerdì 19 dicembre 2014

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Omicidio Fanella. Lele Macchi intercettato in carcere: si sente tradito e ora teme per la sua vita

La figura di Carminati potrebbe essere menzionata anche in un'altra intercettazione tra Emanuele Macchi di Cellere e la moglie Rita Marinelli [non è la moglie, non si chiama così], che risale alla fine del mese scorso. Secondo gli investigatori della polizia, Macchi esprime il timore di essere eliminato e "manifesta il rammarico di essere stato tradito ed abbandonato anche dai suoi legali e che dietro a ciò ci sia una precisa regia". In un diverso passaggio della conversazione la moglie spiega: "So tutti terrorizzati,  non si può più parlare con nessuno, hanno detto che mettono i trasponder sotto le macchine... vabbè, fanno le indagini, lo sapevamo, che è cambiato?...dico chi è che sparge sto terrore a Roma?". Macchi chiede e la consorte risponde: "Eh, i soliti.." e a questo punto "la donna con la mano si copre per un attimo l'occhio destro, per indicare al marito, sembrerebbe, l'identità del "Cecato", ossia Massimo Carminati".
 Così Repubblica.it conclude l'articolo sull'operazione di polizia di ieri che ha portato all'arresto dei presunti organizzatori e fiancheggiatori del tentato sequestro di Silvio Fanella, il cassiere di Gennaro Mokbel e della grande truffa di Fastweb, degenerato in omicidio. L'intercettazione ambientale è presumibilmente avvenuta nel carcere di Genova dove Macchi è detenuto perché indagato per traffico internazionale di stupefacenti. Fu fermato nel marzo del 2012 a qualche centinaio di metri da un carico di 165 chili di cocaina appena arrivati in barca da San Domingo e accusato di essere la staffetta dei narcotrafficanti. Un successivo blitz antidroga confermò che l'organizzazione era infiltrata. Macchi si è dichiarato innocente, sostenendo di essere stato attratto in trappola ...

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giovedì 18 dicembre 2014

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Omicidio Fanella, arrestati come organizzatori Lele Macchi e Manlio Denaro. E spuntano collegamenti con Mafia Capitale

Oggi sono scattati nuovi arresti per l'omicidio del cassiere di Gennaro Mokbel, Silvio Fanella, ucciso il 3 luglio scorso nella sua casa della Camilluccia, per aver reagito a un tentativo di sequestro, organizzato da un commando guidato da Egidio Giuliani, uno dei leader dello spontaneismo armato "di destra". Le indagini, condotte dalla Polizia di Stato, si sono avvalse anche di materiali investigativi dell'inchiesta Mafia capitale. In quell'occasione era rimasto ferito nel corso della sparatoria e arrestato uno dei membri del gruppo di fuoco, Giovan Battista Ceniti, ex responsabile verbanese di CasaPound. A settembre erano stati arrestati altri due componenti del commando: Egdio Giuliani e un altro ex detenuto che lavorava nella cooperativa sociale “Multidea” di Novara, fondata dall' "irriducibile" con il sostegno della Caritas, cooperativa nella quale operano pregiudicati per reati di terrorismo, appartenenti alle brigate rosse e ai movimenti eversivi di destra. La sede della cooperativa è stata perquisita stamattina. Oggi le manette sono scattate per gli organizzatori e per gli addetti alla "logistica" in un'operazione che ha visto impiegati oltre 150 uomini delle Questure di Roma, Genova, Verbania, Novara, Torino, Trento e Varese. Gli arrestati sono: Manlio Denaro, un personal trainer 56enne, militante in gioventù nel nucleo di Vigna Clara di Costruiamo l'Azione, ed Emanuele Macchi di Cellere, arrestato in settembre in un porto della Camargue dove era giunto con la sua barca a vela per sottrarsi a un altro ordine di custodia (per traffico di stupefacenti), Gabriele Donnini, Carlo Italo Casoli e la figlia Claudia di 27 anni, quest'ultima ai domiciliari. I primi due sono accusati di essere gli organizzatori e i pianificatori del delitto - che in realtà doveva essere un sequestro - di Fanella per scoprire dove era nascosto il famoso “tesoretto” della truffa da lui detenuto. Manlio Denaro è coindagato proprio nel procedimento relativo alla maxi truffa Fastweb Telecom Sparkle, per cui Fanella era stato condannato in primo grado a nove anni di carcere. Macchi di Cellere, leader del Mrp, una sigla del "terrorismo nero" concorrente dei Nar, è risultato in contatto sia con Denaro che con Giuliani. A Carlo Italo Casoli e a Claudia Casoli è contestato il concorso nel reato per avere fornito i mezzi al commando che ha ucciso Fanella, mentre Donnini è accusato di avere fornito i documenti falsi (tra cui i fogli con l'intestazione della Guardia di finanza) che hanno consentito l'esecuzione dell'azione criminosa.
 E' una cabina telefonica sulla via Flaminia il punto di collegamento tra l'omicidio di Silvio Fanella, ucciso il 3 luglio scorso, ritenuto il 'cassiere' della truffa ideata da Gennaro Mokbel, e l'inchiesta su mafia capitale che ha portato agli arresti di un gruppo criminale capeggiato da Massimo Carminati. In particolare, la cabina telefonica era sotto il controllo degli investigatori del Ros dei carabinieri. Si tratta di una cabina che veniva utilizzata spesso proprio da Carminati e per questo i militari la intercettavano. Proprio prima dell'omicidio di Fanella i carabinieri del Ros si sono trovati davanti ad una telefonata, partita dalla cabina, tra Egidio Giuliani e Manlio Denaro. Sono due personaggi arrestati per il tentativo di rapimento e il successivo omicidio di Fanella. Nel corso di quella telefonata Manlio Denaro dice a Giuliani, che si trova a Novara e che dirige un cooperativa per il reinserimento di ex detenuti: "Quando scendete per la festa della nonna?",  Giuliani risponde: "Noi siamo pronti. Io scenderò il 26, mentre gli altri dopo. Ma tu fammi trovare i regalini che ti avevo chiesto". Telefonata che prova i preparativi del sequestro di Fanella.
 Secondo quanto accertato dagli investigatori, Giuliani effettivamente scende a Roma da Novara il 26 giugno e Denaro, secondo quanto ricostruito dalla squadra mobile della capitale, penserà alla logistica provvedendo a fornire documenti falsi e i mezzi per muoversi per Roma. Un altro punto di collegamento tra le due inchieste è una telefonata di Massimo Carminati intercettata sempre dagli investigatori del Ros. In questo caso Carminati parla con un interlocutore il quale sottolinea che Gennaro Mokbel avanza da Manlio Denaro, anche lui coinvolto nella inchiesta della truffa Fastweb-Telecom Sparkle  [è assolto al processo: era socio in una ditta con Carlo Focarelli, l'ideatore della maxitruffa, condannato a 11 anni], "un bel po' di soldi". Massimo Carminati però risponde che "Denaro è estremamente pericoloso e quei soldi non glieli ridarà mai". "Massimo Carminati - ha detto il procuratore aggiunto Antimafia di Roma, Michele Prestipino - non è coinvolto nella indagine sulla morte di Fanella, l'unico elemento di collegamento è l'utilizzo della stessa cabina telefonica. Altro elemento di collegamento sono alcuni soggetti che nel passato si conoscevano per una appartenenza nel medesimo contesto politico. Allo stato abbiamo individuato tutti gli esecutori materiali dell'omicidio Fanella, ed anche il movente immediato, ovvero il cosiddetto 'tesoretto' composto da contanti e diamanti, sul resto proseguiremo le indagini".
Fonti: Ansa, Agi

mercoledì 17 dicembre 2014

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Mafia capitale, un esercizio zen: se nessuno si accorge che l'amico di Brugia è un dissociato dei Nar ...



Ma se nessuno sente il rumore dell'albero che cade nella foresta, l'albero è caduto? Questo classico koan (il dubbio irresolvibile che apre la mente nella pratica zen) può essere applicato, con giusta ragione, all'inchiesta Mafia Capitale. Nei giorni scorsi, tra i tanti rivoli investigativi o semplicemente informativi, sapientemente alimentati dalla divulgazione pilotata delle migliaia di pagine di intercettazioni, ci siamo occupati, come tanti altri, della presunta tresca tra la direttrice del carcere di Frosinone e il semidetenuto Luigi Ciavardini, feriti nell'onore da un pettegolezzo infondato. A insinuare un legame illecito, due vecchi amici, un po' maligni, dell'ex combattente dei Nar: Riccardo Brugia, arrestato come braccio destro di Carminati, e "l'imprenditore Mario Zurlo". Bene, in queste settimane c'è chi si è impegnato a scalare mari e monti per dimostrare l'impossibile di antichi legami maturati ben più tardi degli anni di piombo ma nessuno si è accorto che Brugia e Zurlo invece erano camerati di vecchia data. Talmente legati che la sentenza della Corte di Assise per il processo Nar 2 ne accomuna la posizione come partecipanti alla banda armata. In effetti avevano gli stessi compiti: fiancheggiatori che forniscono supporto logistico (ospitalità, documenti falsi) per poi, a un certo punto, entrare nel circo delle rapine...
Ma se nessuno se ne accorge, Mario Zurlo resta un ex terrorista dei Nar (è stato infatti condannato a 8 anni in primo grado, pena ridotta in appello a 5 anni e 4 mesi per i benefici della dissociazione) o no?

martedì 16 dicembre 2014

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Mafia Capitale. Ciavardini e la direttrice, dopo le smentite Zurlo si rifugia nel cazzeggio: "Scherzavo"

Smentire un'intercettazione è difficile quando il suo contenuto non è maciullato dagli (inc): la formula poliziesca per definire le parti incomprensibili (e mai si specifica se si tratta di 3 secondi o di tre minuti: per cui gli intercettati stanno parlando di tutt'altra cosa...). La valanga di trascrizioni diffuse con sapienza dall'ufficio stampa del Ros di Roma (o chi per esso...) per mantenere alta l'attenzione sull'inchiesta Mafia Capitale ha così generato un nuove genere epistolare: la messa a punto con scuse e invocazione del giusto principio che parlando si dicono un sacco di cazzate.
Lo ha fatto per primo il supermanager di Finmeccanica, sorpreso a sparlare con Carminati di Alemanno e La Russa, lo ha imitato ieri l'imprenditore Mario Zurlo, che si è accorto di aver combinato un casino per aver spettegolato con il suo vecchio amico Riccardo Brugia sul conto di un altro esponente di spicco della fascisteria romana, Luigi Ciavardini. L'intercettazione dfello "scandalo" è del 7 febbraio 2013. Nel calendario di Santa Romana Chiesa è san Riccardo, quindi è il giorno onomastico di Brugia. 
Zurlo dice a Brugia che «l'altro giorno è passato Luigi (Ciavardini precisa dopo, ndr) per farmi gli auguri e stava con una bionda in macchina, rideva». Brugia chiede «ma che era un trans?» e Zurlo risponde: «no è il direttore del carcere di Frosinone, se la stava portando a casa... gli ho detto di stare attento perchè il giorno che non te la porti più a casa più questa te fa leva la semilibertà... perchè quella è un dipendente del Ministero degli interni». I due fanno anche alcuni apprezzamenti sull'aspetto fisico della donna («non male, è carina») poi Zurlo rivela a Brugia che Ciavardini «con la sua cooperativa sociale sta facendo tutti i lavori intorno al carcere, gli pulisce l'erba... c'ha tutto il verde esterno». 
La direttrice del carcere intanto era stato trasferita a Sulmona e proprio venerdì scorso di lì rimossa, come "sconseguenza" del pettegolezzo.  Pronta la sua replica: 
È una enorme falsità, una mascalzonata e basta, serve solo a gettare polvere su di me o sul volontariato. Io con la '29 giugnò non ho mai lavorato e mai avuto nulla in comune. Sono pronta a querelare chiunque segua illazioni del genere certi accostamenti sono vergognosi. Ho avuto contatti con certa gente, per via del mio lavoro, ma so anche che si tratta di un 'certo tipo di gente', mentre per fortuna la buona parte del volontariato che opera coi detenuti è sana. Sono strutture con le quali, dove ho lavorato, mi sono trovata bene. Il mio avvicendamento a Sulmona poi fa parte delle disposizioni: lì ero provvisoria, in attesa di altro incarico, così come chi mi ha sostituito. Si è trattato di un normale passaggio di consegne. 
Ancora più secca la replica di Ciavardini
“Mettermi in mezzo in questa inchiesta è davvero una porcheria, siamo sempre stati lontani da chi quelle cooperative le ha gestite e da chi possa aver avuto rapporti con loro. Non sono Buzzi”, e ha precisato “Io faccio attività di volontariato per il reinserimento dei detenuti. Per cui le mie frequentazioni con le direzioni di diversi carceri sono all’ordine del giorno”
Le attività di Ciavardini sono descritte in un reportage del Corriere della sera che intervista anche sua moglie, responsabile tra le altre cose, dei laboratori produttivi nel carcere di Frosinone. 
Oggi infatti l’ex Nar di giorno lavora per un’associazione sportiva nazionale e di sera torna a Rebibbia. Poi ci sono gli eventi e le attività dell’associazione di volontariato Gruppo Idee che Ciavardini ha fondato alcuni anni fa con altri due detenuti. Per esempio al femminile di Rebibbia l’associazione Gruppo Idee cura il progetto “Ricuciamo”, un laboratorio sartoriale promosso e finanziato dal comune di Roma, quando l’assessore alle politiche sociali era Sveva Belviso, che era anche vicesindaco di Alemanno. Allora l’assessorato al Patrimonio promise di dare anche un locale in pieno centro a Roma, dove poter vendere poi i prodotti. Intanto il marchio è stato già registrato, si chiama NeroLuce, e gli abiti sono stati indossati anche da Miss Italia. La responsabile del progetto è la moglie di Luigi Ciavardini, Germana De Angelis. Ed è proprio lei a spiegarci, in questa intervista rilasciata alle telecamere di Report lo scorso settembre, cosa fa l’associazione “Gruppo Idee” a Rebibbia, al carcere di Frosinone e a quello di Sulmona, e le “collaborazioni” con altre due cooperative, la Essegi 2012, che ha tra i clienti i comuni di Frosinone e di Guidonia, e la “Agroromano”, di cui Germana De Angelis è stata amministratore unico fino al 2013.
E così alla fine all'imprenditore Zurlo non resta che ripararsi dietro il "cazzeggio": 

Tengo ancora a precisare che nulla sapevo o so di legami personali del Ciavardini con la persona scherzosamente menzionata nel colloquio, menzionata unicamente perché Ciavardini si trovava, in regime di semilibertà e doveva rientrare al carcere ogni sera. 

Al di là del cattivo gusto, comunque, va segnalato che anche lo spunto era privo di ogni fondamento: già nel 2012, l'anno precedente la conversazione intercettata, Ciavardini era in semilibertà a Rebibbia, e quindi non doveva "rendere conto" al direttore del carcere di Frosinone ...


domenica 14 dicembre 2014

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Con la presunta tresca tra la direttrice (rimossa) e il carcerato (Ciavardini) Mafia Capitale vira sulla commedia sexy

L'onda lunga di Mafia Capitale, l'inchiesta che sta smantellando un pezzo del sistema affaristico-criminale romano, continua a far danni. Ora è la volta della ex direttrice del carcere di Frosinone, finita nel tritacarne e rimossa dal suo attuale incarico (Sulmona) per un pettegolezzo di due anni fa tra Riccardo Brugia e un suo amico "imprenditore". I due commentano malignamente la relazione intima della donna con un "suo" detenuto in semilibertà, Luigi Ciavardini. Il ruolo giocato da quest'ultimo nelle narrazioni della maxinchiesta è interessante. Pur non essendo nemmeno indagato, infatti, si trova per la seconda volta, in pochi giorni, a occupare la scomoda casella della "notizia del giorno". Era già successo una settimana fa, quando il Fatto Quotidiano aveva divulgato l'informativa dei Ros sulla nascita dell'inchiesta, partita appunto da un pedinamento di Ciavardini. Questa "velina" ricostruiva una rete di contatti personali della fascisteria romana, più o meno collegata con il "ramo di strada" della "Terra di Mezzo". Vediamo come Il Centro, quotidiano abruzzese del gruppo L'Espresso, racconta lo scandalo. Torneremo poi a parlare del rapporto tra Brugia e l'amico imprenditore:  
SULMONA . Repentino e inaspettato cambio alla guida del carcere di Sulmona. Venerdì pomeriggio la direttrice Silvia Pesante è stata sostituita dall'ex direttore Sergio Romice. La Pesante, prima di venire a Sulmona, nel 2012 guidava il carcere di Frosinone. La Pesante sarebbe stata sostituita per una intercettazione nell’ambito dell’inchiesta Mafia Capitale. L’ex direttrice di Sulmona sarebbe stata l’amante di Luigi Ciavardini, terrorista nero condannato in via definitiva per la strage di Bologna. La Pesante avrebbe cominciato la relazione con l’ex Nar (Nuclei armati rivoluzionari), quando questo era detenuto nel carcere di Frosinone. Silvia Pesante compare in un'intercettazione ambientale di una conversazione in un bar a Roma, allegata agli atti dell'inchiesta Mafia Capitale, tra l'imprenditore Mario Zurlo e il braccio destro di Massimo Carminati, Riccardo Brugia. Massimo Carminati, ritenuto il boss della Cupola capitolina, era presente all'incontro avvenuto il 7 febbraio del 2013. Nella telefonata non viene mai pronunciato il nome della Pesante ma si fa esplicito riferimento ad una «bionda direttrice del carcere di Frosinone». Zurlo dice a Brugia che «l'altro giorno è passato Luigi (Ciavardini precisa dopo, ndr) per farmi gli auguri e stava con una bionda in macchina, rideva». Brugia chiede «ma che era un trans?» e Zurlo risponde: «no è il direttore del carcere di Frosinone, se la stava portando a casa... gli ho detto di stare attento perchè il giorno che non te la porti più a casa più questa te fa leva la semilibertà... perchè quella è un dipendente del Ministero degli interni». I due fanno anche alcuni apprezzamenti sull'aspetto fisico della donna («non male, è carina») poi Zurlo rivela a Brugia che Ciavardini «con la sua cooperativa sociale sta facendo tutti i lavori intorno al carcere, gli pulisce l'erba... c'ha tutto il verde esterno». Luigi Ciavardini, ex Nar già condannato a 30 anni per essere stato ritenuto esecutore materiale della strage alla stazione di Bologna, è dal 2009 in stato di semilibertà. "È una enorme falsità, una mascalzonata e basta, serve solo a gettare polvere su di me o sul volontariato. Io con la '29 giugnò non ho mai lavorato e mai avuto nulla in comune", ha dichiarato all'Ansa l'ex direttore del carcere di Sulmona. La Pesanti era direttrice in quel periodo del carcere di Frosinone. "Sono pronta a querelare chiunque segua illazioni del genere - spiega decisa - certi accostamenti sono vergognosi. Ho avuto contatti con certa gente, per via del mio lavoro, ma so anche che si tratta di un 'certo tipo di gentè, mentre per fortuna la buona parte del volontariato che opera coi detenuti è sana. Sono strutture con le quali, dove ho lavorato, mi sono trovata bene. Il mio avvicendamento a Sulmona poi fa parte delle disposizioni: lì ero provvisoria, in attesa di altro incarico, così come chi mi ha sostituito. Si è trattato di un normale passaggio di consegne", chiude la Pesante. 

sabato 13 dicembre 2014

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Mafia Capitale, l'incontro in carcere di Carminati e Alemanno avviene mentre il "re di Roma" è in libertà provvisoria

Carminati e Alemanno si conoscevano da più di trent'anni. Le carte giudiziarie dell'inchiesta "Mafia Capitale" smentiscono l'ex sindaco di Roma, secondo uno scoop del Fatto Quotidiano
 Eravamo quattro amici al Nar: nell’ora d’aria di Rebibbia, in quell’autunno del 1982, cresceva il futuro di Roma e nessuno poteva immaginarlo. C’era un giovane 23enne, barese di nascita e romano d’adozione, già accusato – e poi prosciolto – appena un anno prima d’aver preso a sprangate uno studente universitario insieme con altri tre camerati. Questa volta è in carcere per aver lanciato una molotov contro l’ambasciata dell’Unione Sovietica e, di lì a poco, sarà prosciolto anche da per quest’accusa. È qui, nel carcere di Rebibbia, che Gianni il “camerata” incontra Salvatore Buzzi, 26 anni e l’accusa d’un omicidio commesso, con 34 coltellate, il 24 giugno 1980. Ed è sempre qui, a Rebibbia, che il 6 ottobre 1982, nelle sue ultime settimane di reclusione, Alemanno incontra l’uomo che nega di aver mai conosciuto: l’esponente dei Nar Massimo Carminati, condotto in questo carcere – allora come oggi – dal Ros dei Carabinieri, da pochi mesi ferito all’occhio e grande amico del camerata Peppe Dimitri. Parliamo dello stesso Dimitri che passa da Avanguardia Nazionale a Terza Posizione, fino al terrorismo dei Nar, ed è uno dei più ascoltati neofascisti che si riuniscono al Fungo dell’Eur, il luogo storico dei ritrovi della destra irregolare romana. Non è un dettaglio da poco: Dimitri è amico sia di Carminati sia di Alemanno che anni dopo, quando governerà il ministero dell’Agricoltura, gli affiderà una consulenza. Ma siamo già nel 2001. Torniamo a quel 1982: Dimitri è il compagno di cella di Alemanno. C’è un terzo uomo, in questa cella, che appartiene alla recente storia di Roma, di certo meno noto ma non meno presente, nella gestione degli ultimi affari capitolini: Andrea Munno, all’epoca arrestato per un’aggressione, anch’egli nei Nar. Tutti amici del più famoso, oggi, tra quei componenti dei Nar: Massimo Carminati, il “cecato”, il “re di Roma” spodestato in questi giorni dalla procura guidata da Giuseppe Pignatone e dal Ros comandato dal generale Mario Parente. Dimitri è morto nel 2001 e in quest’epilogo non c’entra nulla, ma gli altri tre sono presenti nelle carte giudiziarie, tutti e tre con l’accusa di mafia. Nei vent’anni che trascorrono, da quelle ore a Rebibbia alle indagini di questi giorni, tutti seguono una strada di successo. 
Ci siamo permessi di evidenziare però tre passaggi dell'articolo in rosso, esemplari di uno stile di lavoro discutibile, quello che ha rimosso la pratica della verifica delle notizie e si accontenta delle fonti ufficiali:
1. Peppe Dimitri è morto nel 2006;
2. Andrea Munno non ha mai fatto parte dei Nar. Il suo nome infatti non risulta tra gli imputati di uno dei tre maxiprocessi romani contro la galassia della guerriglia nera: il Nar 1, diviso in due tronconi (reato associativi e le principali azioni; gli omicidi fino all'arresto di Valerio Fioravanti, essendo la principale fonte di accuse il pentimento di Cristiano Fioravanti); il Nar 2 (tutte le attività dal febbraio 1981 al blitz di ottobre 1982 dopo il pentimento di Walter Sordi) 
3. Secondo la sentenza del processo Nar 1, in cui era imputato per la rapina alla Chase Manhattan Bank e per i materiali sequestrati dopo la cattura al varco di frontiera, Massimo Carminati è arrestato il 21 aprile 1981 e scarcerato il 13 agosto 1982. Nessuna delle numerose narrazioni biografiche accenna a un secondo arresto a breve del "Cecato", quindi è altamente improbabile che il 6 ottobre 1982 fosse in carcere a Rebibbia.
I primi due fatti sono certi e incontrovertibili, il terzo quasi. Così come, conoscendo l'organizzazione penitenziaria negli anni di piombo, è assai improbabile che Dimitri, Buzzi e Alemanno stessero nello stesso braccio per una semplice ragione: con certezza sappiamo che Buzzi era detenuto al "penale" di Rebibbia (come si evince dalla sua storia giudiziaria e dalla vicenda del convegno del 29 giugno 1984 da cui nasce il percorso della cooperativa rossa oggi al centro dello scandalo), Alemanno quasi sicuramente al penale (era accusato del lancio di una molotov) e Dimitri allo "speciale" riservato a terroristi e grande criminalità organizzata (aveva una condanna per armi, due accuse di banda armata per Nar e Terza posizione e un'accusa di omicidio per l'esecuzione del tipografo del Messaggero). Comunque è lo stesso Alemanno a parlarne, proprio in occasione dell'orazione funebre di Dimitri . Non erano compagni di cella:  
Ho conosciuto tardi Peppe - esordisce - ci siamo intravisti a Rebibbia, quando entrambi eravamo detenuti, ma non ci eravamo praticamente parlati (...). Tutti noi siamo sempre rimasti legati a Peppe. E se siamo qui, ciò significa che ci è venuti a cercare uno a uno. Per parlarci, convincerci. Come sapeva fare lui. E ci è riuscito. Di tutto questo, di questo insegnamento, di questo esempio, gli saremo sempre grati.

Quindi, più che quattro amici al Nar, potremmo parlare di quattro toppe al Fatto... 





venerdì 12 dicembre 2014

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Mafia Capitale, Boccacci e Schiavulli: quell'ultrà non c'entra niente con Militia


A seguito di questo ed altri articoli pubblicati in vari giornali che portano alla luce rapporti politici, umani ed economici di ciò che è stata chiamata "Mafia Capitale" alcune precisazioni sono perlomeno doverose, partendo dal principio che non siamo mai stati giudici, avendo rivestito sempre la carica di Imputati, e non entrando nel merito di ciò che accade o accadrà a livello giuridico, dobbiamo per onestà politica nei confronti dei nostri amici, fratelli e Camerati dissipare alcuni possibili pensieri malevoli, in primis nei vari articoli si parla di un certo Matteo Costacurta come co-fondatore di Militia, Militia nasce nel 2008 dal sottoscritto e da Maurizio Boccacci da quella data in poi (ed è visibile negli atti dei processi che stiamo subendo per aver attaccato politicamente gli stessi che oggi sono sotto inchiesta!) tale nome non esce mai fuori e sinceramente a noi è persona sconosciuta, forse la magistratura assieme ai media cerca il modo di accomunare noi e il nostro movimento a persone e fatti non pertinenti (basta vedere quanto lerciume in questi giorni si stà manifestando sui giornali parlando di Ultras, Opposta Fazione, Movimento Politico Occidentale, Brescia-Roma 94') forse per creare e presentare un conglomerato Politico-criminale-ultras in modo che ci sia agibilità per poter colpire tutti, anche chi, come noi,subisce atti repressivi di ogni genere, dalle perquisizioni, agli arresti fino alle decine di processi che abbiamo in piedi per il solo pensare e vivere fuori dal coro non omologandoci al sistema! Naturalmente come detto all'inizio noi non giudichiamo e parliamo di nessuno, ma ribadiamo con fermezza che tra noi e Alemanno con la sua giunta di infami l'unico rapporto che c'è e c'è mai stato è l'odio, il disprezzo e il disdegno nei suoi confronti cosi come in tutti quelli che hanno scelto la via del tradimento e dell'infamia militando assieme (più o meno palesemente) nella greppia del Pdl e delle sue compagini, i nostri confronti con questi personaggi che rappresentano il sistema si sono sempre svolti in aule di tribunali con noi come Imputati e loro come accusatori! Non riusciranno questi polveroni mediatici a sporcare la nostra limpidezza politica, la nostra lotta proseguirà con fermezza con uno dei pochi motti a noi congeniali! "
Il NOSTRO ONORE SI CHIAMA FEDELTA'!" 
Stefano Schiavulli  
Maurizio Boccacci

PS: Poche ore dopo questo post arrivano le richieste del pm nel processo contro Militia6 anni e mezzo per Stefano Schiavulli, a 6 anni per Massimiliano De Simone, a 5 anni e mezzo per Maurizio Boccacci, a 5 anni per Giuseppe Pieristè, a 3 anni e mezzo per Daniele Gambetti e Giovanni Ricotta Barbati, a 3 anni e 2 mesi per Valerio Moda. Una stangata mica male ...

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Mafia Capitale: così per Repubblica e il Fatto un coltello da pesce diventa la spada del samurai

Questa l'ho ripresa dalla bacheca facebook di Bruno Ballardini, un intellettuale cultore di arti marziali, e la pubblico dopo essermi ripreso dai dolori che mi ha procurato la caduta dalla sedia per la crisi di riso convulso subita: 
I giornalisti de La Repubblica continuano a regalarci perle di cialtronaggine e di ignoranza. Qui vedono un coltello giapponese del tipo "Tako Hiki" che si usa per affettare il sashimi (che probabilmente Carminati avrà ricevuto in regalo, e si sa quanto i fascisti abbiano un debole per la cultura giapponese dall'epoca della triplice alleanza) e lo scambiano addirittura per una KATANA! Un coltello da cucina, vi rendete conto? Dovrebbero fare seppuku soltanto per questo.

Nello stesso errore incorrono anche i giornalisti del Fatto Quotidiano, che lavorano su segnalazione del Ros:
Una katana, una spada da samurai. E’ stata trovata dai carabinieri del Ros in casa di Massimo Carminati a Sacrofano (Roma), dove viveva il presunto capo di Mafia Capitale. La foto dell’arma – che l’ex Nar teneva appesa sopra al camino – è stata diffusa dai carabinieri del Ros. Nell’abitazione sono state trovate anche alcune armi bianche. La katana è oggetto di un’intercettazione telefonica del 3 aprile scorso tra Marco Iannilli, faccendiere implicato nel caso Finmeccanica, e Agostino Gaglianone, imprenditore considerato vicino a Carminati. I due discutono del credito vantato da Carminati nei confronti di Lorenzo Cola, ex alto dirigente di Finmeccanica, che il boss ha intende riscuotere, prima o poi. “Quel deficiente di Cola sai – dice Iannilli -, ci sò de…de…de… delle leggende metropolitane su Roma, vicende de un certo tempo etc.etc., lo chiamavano “Er Samurai” (Carminati, ndr) lui c’ha pure un libro, allora il deficiente di Cola che…che gli piace tanto sta…gli ha regalato una katana, che non so se tu l’hai mai vista a casa…E’ lunga così”. “Si, si, si ce l’ha vicina al (incomp.)”, risponde Gaglianone. “E’ affilatissima – dice Iannilli -, a me (Carminati) m’ha detto: ‘ha sbagliato a regalarmela, ce sò le impronte(ridono)…io proprio con quella…’. Gaglianone: “E si perchè quella non lascia manco una traccia”. Iannilli: “Hai…hai capito”. Gaglianone: “Mica è un bossolo, quella”. Iannilli: “Hai capito? (ride)”. Nella perquisizione in casa di Riccardo Brugia, braccio militare di Carminati, sempre a Sacrofano, trovati invece un coltello e un tirapugni, oltre a vani segreti in una legnaia che secondo il Ros potevano essere usati per nascondere armi.

giovedì 11 dicembre 2014

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Mafia Capitale: negli affari londinesi di Carminati spuntano i nomi di due vecchi latitanti dei Nar

Carlo Bonini sta facendo un grande lavoro di divulgazione dei materiali investigativi di Mafia Capitale. Oggi ricostruisce un retroscena inquietante sulla rivolta di Tor Sapienza, rilanciando la denuncia della titolare del centro attaccato nella rivolta, che lancia sospetti sul ruolo di Buzzi e della sua filiera. E di ieri invece un pezzo sugli "affari londinesi" di Carminati, in cui spuntano i nomi di due "vecchi" latitanti dei Nar:  

Meno immateriale è il progetto cui lavorano il pratico Massimo Carminati e suo figlio Andrea. E di cui — ancora una volta — è ambasciatore Fabrizio Testa. Qui la scena cambia. Si trasferisce a Londra, nel perimetro stretto degli “expat” neri. Una dozzina almeno di latitanti dell’eversione neofascista che nella City sono arrivati negli anni Ottanta inseguiti dai mandati di cattura della magistratura italiana e nella City hanno trovato la loro palingenesi (Roberto Fiore, fondatore di Forza Nuova, su tutti). Nel 2013 «Testa e Carminati viaggiano ripetutamente a Londra», si legge in un’informativa del settembre di quell’anno del Ros dei Carabinieri. Perché è qui che «il figlio di Massimo Carminati, Andrea, ha acquistato una casa a Notthing Hill». Ma soprattutto perché è qui che il Guercio lavora a «importanti investimenti immobiliari». Si appoggia a tale Antonio Esposito, amministratore unico della Finadvice Srl, rappresentante della società inglese Gifin Uk Limited e un pedigree da manager che vanta procedimenti per associazione a delinquere, riciclaggio ed esercizio abusivo dell’attività finanziaria. E fa sponda anche con Vittorio Spadavecchia, antico camerata dei Nar, con 26 anni di galera sul groppone da scontare [un Walter's boys, il gruppo di fuoco 'personale' di Sordi, condannato per la partecipazione alla sparatoria alla delegazione Olp in cui fu ucciso un agente di polizia], e Stefano Tiraboschi, altro ex terrorista nero [amico del cuore di Cristiano Fioravanti, coinvolto nel trasporto delle bombe a mano trafugate in caserma da Valerio Fioravanti].
I contatti sono documentati da numerose intercettazioni telefoniche sulle utenze cellulari di Fabrizio Testa. «Quassù va tutto bene, ho cominciato a lavorare su tutto quanto, un abbraccio, ciccio», rassicura Massimo Carminati che lo chiama dall’Italia. Mentre è con Andrea, il figlio del Guercio, che entra nel dettaglio. «Il mio lavoro effettivo — spiega Carminati jr a Testa — è l’attività di investimento con tutti gli altri… con tutte le altre persone che stiamo là… che andremo a fare un’altra società… una Llc, mi pare, o Lld, non mi ricordo come si chiama la loro srl… e intanto iniziamo a fare questo tipo di operazioni. Spero che con gennaio abbiamo concluso le prime cose… abbiamo iniziato». Testa lo interrompe: «Insomma, vai sull’immobiliare?». «Sì sì».

mercoledì 10 dicembre 2014

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Mafia Capitale. Carminati e Gramazio sr.: il delitto Verbano, una cosa strana

Le conversazioni tra Massimo Carminati e i Gramazio, intercettate dai Ros e inserite in trascrizione nell'ordine di custodia per Mafia Capitale, hanno avuto notevole risalto mediatico ma, stranamente, nessuno si è accorto che in quella principale (quella del 23 luglio 2013 al ristorante il Bruttone sulla nomina di Quarzo a presidente della Commissione Trasparenza del consiglio comunale) c'è una lunga discussione sugli omicidi di Valerio Verbano e Angelo Mancia che, nella trascrizione dei carabinieri diventano un unico delitto, anche se i particolari descritti (la presenza della madre nel primo caso, i camici da infermieri usati dai killer) permettono di distinguere i due fatti.
Il riferimento all'inizio della discussione al Brasile va spiegato ricordando l'articolo del Corriere della sera che a inizio luglio annunciava una "missione brasiliana" per il pm che indagava sull'omicidio Verbano e che sarebbe andato a interrogare il "sospetto", "Marco":

M: so quelle cose che non si so mai capite..
D: .lui..(inc)…
M:. .la moglie era di..(inc)..
D: ..(inc)..gli aveva che.. lui gli aveva..(inc)…in Svizzera
M: .in Svizzera
D: ...e aveva tre giorni, ..(inc)..l’ambientale dell’..(inc)..può essere..(inc)..
M: ..(inc)..ammazzato.., non era lui da ammazzare, è vero che è successo un mese dopo che ce ..(inc)..
D: certo
M: c’è da dire, che loro hanno colpito un simbolo, però fu sempre una cosa strana, come è stata strana per Marco..(inc)…mo ancora stanno cercando..(inc)..in Brasile a cercarlo
D:. eh..eh..
L: Marco?
D: Marco..
M: che Marco..(inc)..lo dovevano ammazzà, ..(inc)..ammazzà lo aspetti sotto casa, esco sotto casa e lo ammazzo..
D: ..anche perché..(inc)..sotto casa co a madre
M: ..co a madre,..(inc)..quando la ammazzi, posso essere cattivo ma non così cattivo, poi chiaramente c’è stato un  tafferuglio, è partito un colpo l’ha preso alla schiena..(inc)..poi lui è un cacacazzi,  poi lì è sempre stato..(inc)…era..(inc)..Costanzo.., tutti sapevamo tutto de tutti, insomma, è una cosa che, capito?.. tant’è vero che loro, i carabinieri del ROS che stavano facendo l’indagine… (inc). quella è una cosa che è stata fatta da qualcuno che voleva in qualche maniera entrare in un certo ordine.. un certo
L: . accreditare
M: accreditarsi..(inc)..era una tesi che c’ha, c’ha un senso, però accertamenti..(inc).. allora..(inc)..parlammo pure.., pensammo che era..(inc)..
D: ..(inc)..lui passava ai carabinieri..(inc)..
M: noi li passavamo, lui era autonomo, faceva fa le poste sotta casa da gente, un rompicazzo, era pure un ragazzo coraggioso, .(inc)..a cazzotti con..(inc).., fu arrestato con una pistola in tasca, però..(inc)..fu una casa strana, poi loro l’hanno buttata sul fatto che voleva uno voleva sapere le liste..
L: le liste?
M: le liste di quelli di destra, che ci vuole a fare..(inc)..è come fare le liste a quelli di sinistra, cioè a scola  facevi a lista, alcuni facevano..(inc)..altri, bravo, eravamo ragazzini, però quella fu’ una cosa strana, credo che non sia stata mai peregrina alla vista di quello che.. che abitava di sopra, che aveva visto un ragazzino parlare il giorno prima con tre persone che.. che corrispondevano a.. agli identikit di.. di quelli che poi hanno fatto la, probabilmente era gente che conoscevano..(inc)..una cosa strana quella, anche perché  ti dico nell’ambito nostro nessuno sapeva niente…(inc)..cosa
D: ..(inc)..
M: ..eravamo ragazzini, ..(inc).. si atteggiava, però volgi dì, li identificavi subito nel gruppo che.. poi parlavi magari con quello del.. della zona…(inc)…che devi fa il complotto con la madre, lui era D’Angelo (fonetico, ndr)..(inc)..Manlio..(inc)..evidentemente ..(inc)..la madre si ricordava,
D: .di me
M: ...(inc)..qualcuno che aveva un segno particolare..(inc)..
D: certo può essere..(inc)..so stati tre ore con la madre,
M: na cosa che non..(inc).., se devi ammazza’ qualcuno
L: …(inc)..
D: vai sotto casa e gli spari..
M: gli spari. no ma quelli poi tutte..(inc)..la tecnica..(inc)..vestiti da infermieri, ..(inc)
D: si mi ricordo, con i camici bianchi
M: ..una roba proprio..
D: organizzati..(inc)…
M: sul policlinico….(inc)..un po’ di caffè
D: volete il caffè?
L: no, io sto bene così, grazie
M: ..(inc)..
D: ..si..(inc).. bassissima tonalità di voce, ndr)
M: ci fosse stato qualcos’altro l’avrebbero.. (inc)..lì in quel periodo
D: ..in quel periodo ..(inc)..era  Comandante.. era Comandante ..no del.. Paoletti se non sbaglio..(inc)..un capitano rampante
M: .che stava lì..(inc)..
D: .. quello comandava lì..
M: .comandava
D: .la Compagnia
M: .la Compagnia..
D: la Compagnia Carabinieri di Montesacro mi pare, ‘na bella Compagnia..(inc)..però quando me spararono na notte..(inc)..gli spararono..(inc)..na carica de..(inc)..
V: ..il momento de abbassarme “..boom..”
M: ..(inc)..spararono..(ic)..
D: bravo..(inc)..
M: ..(inc)..bomba..(inc)..sparai….(inc)..
D: ..(inc)…pistola..(inc)..così….(inc)..che pioveva…(inc)..anche questi ricordi che.. di una vita ..(inc)..

M. è Carminati, D. e L. sono Domenico e Luca Gramazio, V è un interlocutore non meglio identificato

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Prescrizione del processo per le parodie "naziste" nella birreria del Varesotto. Tra gli assolti Lattuada e Graziani

Assoluzione per prescrizione. Se la sono cavata così, dopo sette anni e mezzo, le 22 persone che il 23 aprile del 2007 presero parte ad una festa dal forte sapore neonazista, intonando canti e sfoggiando simboli inequivocabili, per celebrare l’anniversario della nascita di Adolf Hitler (che in realtà ricorre il 20 di aprile). Quella notte tra le mura di un locale sulle rive del Lago di Varese andò in scena più di una serata tra camerati. Dopo qualche pinta di birra, braccia tese, canti nazisti e cori osceni a profusione. “Solo qualche canzone tra amici” si difenderanno poi i protagonisti del nazi-party, ma i ritornelli riportati nei verbali di polizia raccontano qualcosa di diverso.
“Vieni, non piangere, il forno ti aspetta” cantavano in dedica ad Anna Frank e, sempre infangando la memoria della ragazzina ebrea diventata simbolo della Shoah: “Cerco nel ghetto tutto l’anno e all’improvviso eccola qua” (sulle note di Azzurro di Adriano Celentano). Le carte dell’inchiesta hanno riportato anche altre canzoni storpiate: La stella gialla sui negozi ebrei sulle note de La canzone del sole di Lucio Battisti o “Negri du du du…in cerca di guai” scimmiottando il popolare brano Donne di Zucchero, non prima di aver inneggiato ad Erich Priebke.
Scene che vennero registrate dalle cimici e dalle telecamere nascoste piazzate dalla Digos di Varese. Quella sera gli uomini della questura raccolsero un ricco dossier che portò alla formulazione dell’accusa di “incitamento alla discriminazione e alla violenza per motivi etnici e razziali” e, al termine delle indagini, i 22 partecipanti vennero rinviati a giudizio davanti al tribunale di Varese. Secondo l’accusa, sostenuta dal pm Luca Petrucci, il reato venne consumato all’interno di una birreria di Buguggiate dove, tra gli altri, c’erano anche Checco Lattuada, consigliere comunale a Busto Arsizio e Rainaldo Graziani, figlio del fondatore di Ordine Nuovo Clemente Graziani.
A traghettare il processo fino alle secche della prescrizione una serie di intoppi e di lungaggini dovuti ad errori, rinvii ed eccezioni. Vano il tentativo di opposizione del pm. Di quell’episodio restano così solo le ombre. Le stesse ombre nere che insistentemente si allungano sulla provincia di Varese, culla di movimenti di ultradestra, più o meno raffinati, più o meno organizzati che qui spesso trovano terreno fertile per far crescere le proprie idee e reclutare nuovi adepti.
Alessandro Madron
Il Fatto Quotidiano

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Della vicenda dei "nazisti dell'Illinois" ho avuto occasione di occuparmi nella seconda edizione di "Fascisteria". Non a caso la prima presentazione fu proprio organizzata a Busto Arstizio, con Chicco Lattuada e Rainaldo Graziani. Qui la presentazione dell'evento, da parte di Varese News:

Aria di dibattiti scottanti al Museo del Tessile di Busto Arsizio. Sabato 23 febbraio alle ore 17.00, presso la sala conferenze, (accesso da via Volta o via Galvani), si terrà un incontro pubblico dal titolo "Processo alle idee". Interverranno Ugo Maria Tassinari, politologo e autore del libro "FASCISTERIA. Storie, mitografia e personaggi della destra radicale in Italia" edito da Sperling & Kupfer edizioni alla sua seconda edizione riveduta e aggiornata, e Francesco Lattuada, consigliere comunale eletto per AN a Busto Arsizio. Modererà l'incontro Rainaldo Graziani del centro studi Translineam.
A seguito delle recenti cronache cittadine, riportate con fervore dai quotidiani localisempre pronti a cavalcare l'onda di presunti misteri e accostamenti quanto mai inadeguati e innoportuni", scrivono gli organizzatori, si è deciso di invitare a Busto Arsizio Tassinari. Stralci del suo libro, si sottolinea, la settimana precedente all'invito avevano già acceso in città "una polemica che ha investito politici e realtà locali".
Al centro delle polemiche sono infatti dal settembre scorso Lattuada e Comunità Giovanile, nell'occhio del ciclone da quando il consigliere fu coinvolto in un'inchiesta della magistratura varesina sul neonazismo, con tanto di perquisizione, senza particolare esito, presso la sede dell'associazione, rimasta estranea peraltro ad ogni addebito. L'inchiesta aveva fatto seguito ad alcuni inquietanti episodi di cronaca che avevano colpito proprio Lattuada, comel'incendio del Biergarten Centro del Lago di Buguggiate, allora da lui gestito e teatro fra l'altro di una rimpatriata a sfondo neonazista finita poi anche sui quotidiani nazionali, e quello di una baita in Valsesia riconducibile alla coop Rivendell, presieduta da Lattuada. Questi fatti di cronaca erano stati poi attributi dagli inquirenti della Procura varesina a due persone arrestate in ottobre, chiudendo il cerchio di questa brutta storia, a quanto pare dovuta a rivalità personali. Ciò non ha tuttavia tacitato le polemiche .La riunione tornerà ovviamente su quelli che gli organizzatori bollano come "presunti fatti di neo-nazismo che hanno coinvolto la città da settembre in avanti (con i suoi retroscena di incendi e minacce) seguiti passo passo dal Dott. Tassinari, seppur a distanza, e da lui evidenziati nel suo libro all'interno del capitolo denominato I nazisti dell'Illinois e i vigilanti stagionati, che sicuramente riserverà sorprese inaspettate e curiose soprattutto per chi, fino ad oggi si è accontentato di verità di comodo". Un motivo in più per ascoltare con interesse l'autore.
L'idea degli organizzatori dell'incontro non vuole dunque essere solo quella di presentare il testo di Tassinari, "pur meritevole di attenzione e pregevole nel suo insieme", ma di interloquire con l'autore ed esponenti politici locali su "tematiche non affrontate con il dovuto riguardo oppure affrontate in maniera dozzinale e superficiale fino ad oggi, soprattutto in ambito cittadino". I relatori discuteranno, secondo il prorpio giudizio personale, sul periodo che si va ad aprire che, secondo taluni, si configurerebbe come °la fine degli estremismi". "È vero che possiamo celebrare il funerale dell'estrema destra e dell'estrema sinistra?" ci si chiede, assistendi allo scioglimento di An (ma non certo di altre e ben più "estreme" sigle) da una parte e del tramonto della falce e martello nella simbologia di sinistra. Si apre dunque davvero una nuova stagione?
Tassinari, Lattuada ed esponenti di partito verranno inoltre interpellati circa quale debba essere, secondo la propria opinione, il ruolo della metapolitica all'interno di questi nuovi scenari, e come e dove si debba (se proprio si deve) collocare nel nuovo sistema bi-polare. A tale "metapolitica" si richiama proprio Comunità Giovanile, da anni impegnata a perseguire "una linea culturale innovativa e da sempre affrancata dagli schemi usuali politici. Nè di destra nè di sinistra, che ha rotto gli schemi e saltato gli steccati ben prima di queste nuove prospettive", salvo essere costantemente associata alla destra radicale dagli osservatori di sinistra, segno che se gli opposti estremismi appaiono agli sgoccioli, restano le ferite da essi prodotti. 

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