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Fascisterie e destra radicale tra storie, rappresentazioni, leggende: il blog fondato da Ugo Maria Tassinari è affidato dall'estate del 2015 alle cure di Giuseppe Parente, che si avvale della supervisione del fondatore e di una discreta corte di collaboratori.

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martedì 25 settembre 2018

Verso le Europee 2019/ l'assalto democristiano alle liste di Fratelli d'Italia

di Giuseppe Parente
"Costruiamo insieme il grande movimento dei conservatori e dei sovranisti italiani, che parta dall’esperienza di Fratelli d’Italia ma che sappia anche aprirsi alle tante esperienze in cerca di una casa e di una causa. Un grande contenitore, plurale e coraggioso, per difendere la libertà, l’identità, la tradizione e l’interesse nazionale italiano". Parole chiare che non lasciano dubbi ad equivoci quelle pronunciate da Giorgia Meloni, d'altronde l'obiettivo politico di Fratelli d'Italia, nonostante gli ultimi sondaggi dicano diversamente, è quello di raggiungere e superare quota 4% alle prossime europee.
Per evitare il flop delle europee del 2014 quando, da unico partito di destra presente sulla scheda elettorale, senza la spietata concorrenza della Lega, conquistò il 3,66% dei consensi grazie al voto di poco più di 1 milioni di elettori, occorre, nei 5 collegi elettorali, organizzare le liste con candidati forti, conosciuti, radicati sul territorio, che vantano pacchetti di migliaia di preferenze. meglio se provenienti da altre storie e culture politiche, come per esempio  Raffaele Fitto, figlio del politico democristiano Salvatore, presidente della Regione Puglia dal 1985 al 1988, anche egli governatore regionale dal 2000-2005 , in una coalizione di centro destra, poi Ministro degli Affari Regionali nel governo Berlusconi IV dal 2008 al 2011, parlamentare europeo di Forza Italia eletto nel collegio Italia Meridionale grazie al consenso di oltre 284 mila elettori, leader di Noi per l'Italia, la cosiddetta quarta gamba democristiana del centro destra, non eletto alle scorse politiche perché travolto dall'onda dei consensi conquistati dal Movimento Cinque Stelle, tra i presenti, in qualità di relatore, ad uno dei convegni promessi nella tre giorni di Atreju.
Tra gli ospiti, in qualità di persone interessante ad un avvicinamento politico al movimento politico guidato da Giorgia Meloni c'erano anche due esponenti di primo piano del centro destra in Campania: la sannita Nunzia De Girolamo ed il consigliere regionale casertano Domenico Zinzi.


Nunzia De Girolamo è stata una fedelissima del cavaliere di Arcore, eletta alla Camera dei Deputati nel 2008 nella lista del Popolo delle libertà, riconfermata alle politiche del 2013.
Da fine aprile 2013 è stata Ministro delle Politiche Agricole, alimentare e forestali. Successivamente, con la morte politica del Popolo delle Libertà, aderisce al Nuovo Centro Destra di Angelino Alfano,
Nel gennaio del 2014, prima che la Camera voti una mozione di sfiducia nei suoi confronti, presentata dal Movimento Cinque Stelle, si dimetta dalla carica di ministro del governo Letta. Dimissioni che vengono accolte.
Nel settembre del 2015, in polemica con il suo partito appiattito, a suo dire, sulle posizioni del Partito Democratico, annuncia la sua fuoriuscita dal Nuovo Centro Destra per ritornare in Forza Italia.
Alle politiche di domenica 4 marzo si ricandida alla Camera dei Deputati come capolista nel collegio Bologna Imola poiché nel suo storico collego, quello di Avellino Benevento sarebbe seconda dietro Cosimo Sibila e per questo motivo accusa il coordinatore regionale Domenico De Siano ma non viene eletta.
Gianpiero Zinzi, avvocato casertano è figlio di Domenico, navigato politico casertano di cultura democratico-cristiana, già Presidente della Provincia di Caserta, deputato dell'Unione di Centro nella XV e XVI legislatura.
Consigliere regionale eletto nelle file di Forza Italia, a furor di popolo, nel collegio di Caserta, lo scorso 31 maggio si è visto revocare l'incarico di responsabile provinciale del partito guidato da Silvio Berlusconi. Il secondo schiaffo dai vertici azzurri perché alla
vigilia della presentazione per le politiche si era visto sfilare il posto da capolista. Ed oggi in consiglio naviga solitario, senza più casacche.
Diceva Agatha Christie: «Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova»

lunedì 24 settembre 2018

L'autodifesa di CasaPound: i picchiati erano una staffetta, preparavano un assalto

Un'intervista di Barinedita con Giuseppe Alberga, responsabile di CasaPound (nella foto), offre una versione più articolata delle tartarughe frecciate su quelli che ormai possiamo definire il pasticciaccio brutto di rione Libertà, e cioè il ferimento di alcuni militanti comunisti nei pressi della sede di CP, dopo un corteo antirazzista.
Questi gli argomenti esposti:
1. la giovane eritrea non ha ragione di aver paura. I fascisti del terzo millennio convivono pacificamente da anni con i frequentatori della mosche aperta sulla stessa strada della sede
2. non si capisce perché tra tante vie per il deflusso i compagni abbiano scelto proprio quella che incrocia con via Eritrea, dove è la sede di CP
3. è vero che il gruppetto della Forenza erano quattro gatti ma stava sopraggiungendo un plotone e quindi abbiamo temuto un assalto
4. sei dei nostri sono andati a "ragionare" a mani nude per farli andare via poi non sappiamo come è finita a mazzate [qui sorge un dubbio: come si fa un taglio di 9 punti in testa a mani nude?, ndb]
5. i nostri erano disarmati e infatti la polizia non ha trovato niente pur essendo stata chiusa subito la sede e rastrellata la piccola via che la ospita
6. i nostri non sono stati fermati: l'identificazione è stata sul posto.
Per approfondire:
1. la cronaca
2. l'interpretazione
3. le indagini.
 

Ricordando Emiddio Novi un fascista garantista ed anti sistema

Il 24 agosto, di questa calda estate 2018, moriva a Sant'Agata di Puglia, suo paese natale, il collega Emiddio Novi, travolto da un automezzo addetto alla raccolta dei rifiuti che faceva marcia indietro.

Una carriera trascorsa al quotidiano Il Roma di Achille Lauro, a Napoli, per raggiungere il vertice con il socialista "Giornale di Napoli", poi senatore garantista ed anti-establishment di Forza Italia.

Dal '68 nero di Università europea ai vertici del Fronte della Gioventù per poi animare, con Pietro Golia, una scissione peronista che organizzò le prime liste di lotta dei disoccupati a destra, Emiddio aveva la capacità, confermata negli esiti successivi, di restare ancorato a un progetto, a una visione, alla strategia di una destra antagonista al sistema politico e al potere del grande capitale finanziario, pur in un apparente mutevolezza delle appartenenze di partito come ci racconta nel corso della trasmissione radiofonica  Napoli on line, che va in onda ogni giorno su Radio Shamal Ugo Maria Tassinari fondatore di questo blog, ricordando il suo unico maestro di giornalismo.

Intervento che potete ascoltare cliccando qui

Compagni picchiati a Bari. Procedimento disciplinare per un poliziotto che "Ma quanto sto godendoooo?"

La Questura di Bari ha avviato un procedimento disciplinare nei confronti di un poliziotto fascistoide che, commentando su Fb un articolo sui militanti comunisti feriti venerdì sera da attivisti di CasaPound, al termine di una manifestazione contro il vicepremier Salvini, aveva scritto "Ma quanto sto godendoooo...?". A carico dell'agente potrebbero essere valutate anche iniziative di altro carattere.
Gli investigatori stanno esaminando le riprese delle telecamere di sorveglianza del rione Libertà. Un lavoro semplificato dal fatto che, dopo il ferimento degli avversari politici, tutti gli attivisti della tartaruga frecciata sono stati portati in Questura e identificati. Si possono così incrociare le immagini con le testimonianze e i dati anagrafici dei fermati. Ad agire sarebbe stato un manipolo di una decina di militanti che ha aggirato l'assedio delle forze dell'ordine. Tra le vittime, l’europarlamentare di Lista Tsipras-L'altra sinistra,  Eleonora Forenza, che pur rimasta illesa si è fatta visitare in pronto soccorso per uno stato d'ansia, l’assistente parlamentare di Forenza, il napoletano Antonio Pirillo e un manifestante di Alternativa Comunista, feriti alla testa, e Claudio Riccio, ex responsabile nazionale comunicazione di Sinistra Italiana, che ha riportato una lieve contusione al volto. Potrebbero quindi arrivare in giornata le prime iscrizioni nel registro degli indagati. 
Intanto per domani, 25 settembre, in piazza Prefettura è stato organizzato il presidio "Bari contro la violenza fascista". "Venerdì sera dopo la manifestazione antirazzista i neofascisti di Casa Pound hanno aggredito alcuni partecipanti al corteo. Una violenza gratuita - scrivono gli organizzatori - scatenata contro persone inermi, in presenza di famiglie e bambini. Bari democratica e antifascista non può restare a guardare. Lo squadrismo va fermato, subito. Invitiamo la cittadinanza intera ad incontrarci in piazza prefettura martedì 25 alle 18.30 per un presidio e assemblea di piazza".

Meloni apre le liste per le Europee a Fitto. La protesta di Gioventù Nazionale divampa in tutta la Puglia

"Costruiamo insieme il grande movimento dei conservatori e dei sovranisti italiani, che parta dall’esperienza di Fratelli d’Italia ma che sappia anche aprirsi alle tante esperienze in cerca di una casa e di una causa. Un grande contenitore, plurale e coraggioso, per difendere la libertà, l’identità, la tradizione e l’interesse nazionale italiano". Parole chiare che non lasciano dubbi ad equivoci quelle pronunciate da Giorgia Meloni, d'altronde l'obiettivo politico di Fratelli d'Italia, nonostante i sondaggi dicano diversamente, è quello di raggiungere e superare quota 4% alle prossime europee.
Per conquistare eletti alle prossime elezioni europee bisogna candidare personaggi radicati sul territorio, con migliaia di voti personali di preferenza, anche se non eletti alle scorse elezioni politiche, in quanto travolti dall'onda dei consensi conquistati dal Movimento Cinque Stelle, come per esempio, caso Raffaele Fitto, leader di Noi con l'Italia, la cosiddetta quarta gamba post democristiana del centro destra, che era presente alla festa di Atreju.
L'eventuale candidatura nel collegio meridionale che comprende Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania e Puglia del post democristiano Raffaele Fitto non trova il gradimento dei militanti leccesi di Gioventù Nazionale, movimento giovanile del partito guidato da Giorgia Meloni che ha espresso tutto il suo dissenso con uno striscione che recita "Fiamma in af-Fitto.
Il senso di questa protesta, ci viene chiarito, con maggiori dettagli, da una nota, diffusa dal coordinamento provinciale leccese di Gioventù Nazionale.
“Noi giovani siamo l’anima della Destra,  la nostra voce fuori dal coro, le nostre considerazioni pure, scevre da qualsiasi retro-pensiero, i nostri valori e le nostre idee non negoziabili sono la linfa dei partiti in cui scegliamo di militare. Il nostro punto di vista non può e non deve rimanere inascoltato. Il senso dello striscione che abbiamo sentito il dovere di esporre ad Atrejuè l’amarezza di dover apprendere dalla stampa nazionale di ingressi pesanti nel nostro partito.”
“Ci dispiace che proprio chi dovrebbe capirci e sostenerci ha invece scelto la via più semplice, quella di cercare di soffocare la nostra voce. Lo striscione ha avuto cinque minuti di vita perché oscurato e strappato” come ci dimostra un video diffuso dal Corriere Salentino.
“Chiediamo che le logiche politiche non scavalchino i territori – conclude GN Lecce – chiediamo considerazione, dialogo, confronto, rispetto del lavoro e dei risultati prodotti.”

“Un grazie importante va a tutti coloro i quali dalla Puglia e da ogni parte di Italia sia ad Atreju che in queste ore esprimono la loro solidarietà alla nostra comunità che, riteniamo, ha avuto il coraggio di dire quello che tutti pensano, il coraggio di restare ancora una volta pura come un diamante. Ma il grazie più grande va alla federazione provinciale del nostro partito che non ha avuto dubbi, superata la sorpresa, di venire al nostro fianco e prendere le nostre difese”.

domenica 23 settembre 2018

Giorgia Meloni: costruiamo insieme la nuova casa di conservatori e sovranisti

"Costruiamo insieme il grande movimento dei conservatori e dei sovranisti italiani, che parta dall’esperienza di Fratelli d’Italia ma che sappia anche aprirsi alle tante esperienze in cerca di una casa e di una causa. Un grande contenitore, plurale e coraggioso, per difendere la libertà, l’identità, la tradizione e l’interesse nazionale italiano".

Parole chiare, dirette, che non lasciano dubbi ad alcuna interpretazione, quelle pronunciate da Giorgia Meloni, leader indiscussa di Fratelli d'Italia nel corso del suo intervento ad Atreju 2018.
"Voglio gettare il cuore oltre l’ostacolo - ha  precisato la leader di Fdi,  e lancio un appello deciso, non solo alla destra, ma anche a chi si e’ sempre definito liberale o conservatore, o patriota o semplicemente italiano, partendo dalle tante personalità che hanno partecipato ad Atreju stamani e in questi giorni, primi fra tutti Giovanni Toti e Nello Musumeci. E penso anche a tante altre esperienze civiche, e a tutti quelli che per ragioni diverse non si sentono rappresentati dalla Lega o non accettano di entrarne a far parte da comprimari.
A tutti loro dico che Fratelli d’Italia e’ disposta a mettersi in discussione, a mettere a disposizione la sua casa politica per farne la casa politica di chi in Italia condivide queste idee". 
"Penso che dobbiamo muoverci adesso, ha precisato Giorgia Meloni, e fare un primo passo insieme alle prossime elezioni europee, e se le cose andranno come credo, celebrare insieme subito dopo il congresso fondativo di un nuovo grande movimento, che abbia un leader scelto con le primarie".

Bannon tifa per la "rivoluzione italiana"

Risultati immagini per Steve Bannon ad Atreju
L'evoliano "made in Usa": un ossimoro si aggira per l'Europa e fa tremare l'Ue. Ecco gli appunti sulla giornata di Steve Bannon ad Atreju festa nazionale di Fratelli d'Italia, come ci racconta, con un interessante articolo, pubblicato da Il Tempo, storico quotidiano romano, a firma del collega Antonio Rapisarda, che riportiamo per intero.

Nemmeno per l’arrivo di Salvini c’era tutta questa calca», spiegano le vecchie volpi di FdI incuriosite dall’evoliano che viene dagli States. Al suo arrivo il budello che accompagna l’ingresso all’isola Tiberina è intasato di telecamere, curiosi ma anche di tanti militanti. Se per lui, del resto, «l'Italia è il cuore pulsante della politica moderna» e Giorgia Meloni «uno dei pochi politici originali non solo in Europa, ma nel mondo», Atreju è di certo il termometro di quanto la sua alt-right, la destra alternativa che ha aiutato Donald Trump a frantumare le élite liberal, possa essere commestibile per il partito dei «patrioti italiani».

Di certo, ancora prima di aprire bocca, la presenza di Bannon a Roma ha scatenato la reazione di Antonio Tajani che, ufficialmente impossibilitato per un’influenza, ha declinato la sua ospitata ad Atreju ma non ha rinunciato – suscitando l’alzata di spalle dei luogotenenti di FdI – a dire la sua sull’ospite d’onore di Meloni: «Ma come si fa a essere sovranisti italiani e poi arriva un americano a dirci che dobbiamo essere sovranisti americani? - ha spiegato il numero due di Forza Italia -. Il signor Bannon se ne può stare a casa, non abbiamo bisogno di interferenze americane».
Se Tajani ha trovato nella politica estera la chiave per smontare l’unità della coalizione ritrovata appena qualche giorno fa sulle elezioni Regionali, Meloni ha ribattuto «che questo improvviso orgoglio» lo avrebbe voluto vedere tante volte «anche verso quella infinità di commissari europei che ogni giorno ci tirano insulti di ogni genere». Se è vero, dunque, che non si ha bisogno di lezioni dagli «americani» è altrettanto vero che non si accettano ingerenze da certe nazioni europee rispetto alle quali «istituzioni» che dovrebbero rappresentare gli italiani «non sempre dicono “non accettiamo queste ingerenze”», ha chiuso punzecchiando il presidente dell’Europarlamento e confermando che proprio oggi ufficializzerà l’adesione a The movement.
«Sono venuto qui per dirvi che non siete soli. La Brexit, l'elezione di Trump e quello per cui avete votato a marzo 2018... è tutto collegato». Ha un tono ieratico e il passo da predicatore Bannon e, rivolgendosi al pubblico, ossia al “popolo”, gli ha attribuito una funzione storica: «Voi siete la colla che tiene insieme la società che è erede di Atene, Gerusalemme e Roma». Per questo «il partito di Davos», il partito dei poteri finanziari, «farà di tutto per distruggere i vostri rappresentanti e voi: le élite odiano tutto ciò che voi rappresentate ma nonostante loro i patrioti saranno la nuova élite».
Nessuna ingerenza negli affari italiani, rassicura la platea e gli osservatori. «Non sono qui per dire agli italiani cosa devono fare. Voi lo sapete. Per questo a Bruxelles vi temono». Già, non temono «me, Salvini o Meloni. Quello è potere politico e lo capiscono. Quello di cui hanno paura è il popolo che li ha scelti». 
È per tale motivo, a suo avviso, che l’establishment contesta sempre più pesantemente il risultato, seppur democratico: perché non lo legittima più. È ciò che è avvenuto con Trump prima e il 4 marzo in Italia poi. Adesso tocca alla sfida delle Europee in vista della quale «dopo le elezioni di mid-term negli Usa» ha promesso che si dedicherà anima e corpo. In questo schema l’Italia si conferma per Bannon un laboratorio in scala mondiale: «È il centro dell'universo della politica», ha concluso. E rivolgendosi a Meloni & co – richiamando in maniera implicita l’immaginario caro alla platea – ha riconosciuto che «ora la torcia è stata passata a voi: il vostro è l’esperimento più importante. L’élite sa bene che se dovesse funzionare in Italia allora la rivoluzione si diffonderà ovunque». Bannon ha intimato così a smettere di agire come «criceti dentro una ruota», liberandosi come individui e come popolo per diventare padroni del proprio futuro.

Debora Serracchiani (Pd): la natura di CasaPound è la violenza

Risultati immagini per Debora Serracchiani

Dopo le aggressioni di Bari si manifesta sempre piu’ chiaramente la natura di CasaPound, che e’ violenza giustificata da un’ideologia nazifascista. Per questo abbiamo chiesto al ministro Salvini di riferire alla Camera".
Lo ha affermato Debora Serracchiani, ex governatrice del Friuli Venezia Giulia, deputata del Partito Democratico, commentando l’aggressione a un gruppo di 
manifestanti da parte di un gruppo di militanti di CasaPound, l’altra sera a Bari dopo un corteo antirazzista. 
"E’ legittimo essere preoccupati, ha precisato la Serracchiani per l’annunciato raduno che CasaPound ha convocato a Trieste: temo che questo non sara’ una semplice manifestazione ma una prova di forza, il culmine di una serie di eventi con cui i neofascisti si fanno spazio a sprangate sulla scena politica italiana.
Chi si riconosce nella democrazia ha il dovere di opporsi mentre le istituzioni hanno il dovere di vigilare senza tentennamenti.


Galmozzi: che cosa è successo veramente a Bari tra compagni e CasaPound

Riprendo dalla sua pagina facebook le riflessioni di Enrico Galmozzi perché mi sembra la ricostruzione più logica e credibile di quanto è successo veramente a Bari.
Torno, a mente fredda, sui fatti di Bari perché, secondo me, lungi dal dovere essi derubricati a mero fatto di cronaca, pongono all'attenzione almeno due elementi politici rilevanti.

Dal punto di vista dei fasci e delle loro dinamiche soggettive mi pare evidente che una cosa sia che si sia trattato di una aggressione preordinata e premeditata contro un corte o un gruppo di manifestanti e altra cosa che sia stata una aggressione occasionale davanti o in stretta prossimità con una loro sede.
Dal punto di vista degli antifascisti temo che i fatti siano la plastica dimostrazione dei danni che ne derivano quando il massimalismo politico si coniuga col nullismo millitante.
Ora, attenzione: chi sia stato l'aggressore e chi l'aggredito è fuori discussione. La tesi difensiva di CP è priva di qualsiasi fondamento: nessuno dotato di buon senso può credere che un gruppetto di “tupamaros” guidati dalla eurodeputata, a viso scoperto e a mani nude, intendesse assaltare una sede di CP presidiata da una trentina di militanti cazzuti e dotatissimi di armi improprie (infatti sequestrate in quantità ingente successivamente dalla polizia.) Insomma anche a essere deficienti c'è un lmite. Epperò...
Epperò rimane da stabilire cosa facesse lo sparuto gruppetto da “quelle parti”. La loro tesi, che stessero accompagnando una donna con bambino che “aveva paura” mi pare fantasiosa. Ora, a parte che ad andare a passeggio da “quelle parti” solo o con un piccolo gruppo avrebbe fatto paura anche a me, se anche questa spiegazione fosse vera si tratterebbe di imperdonabile e colpevole leggerezza e avventurismo. In realtà il mio sospetto è che si trattasse di fare “ammuina”, passando nei pressi della sede di CP gridando qualche slogan truculento confidando sulla interposizione delle forze dell'ordine. Infatti i comunicati ufficiali se la prendono con la polizia più che coi fasci, come se le regole di ingaggio dei poliziotti prevedessero di fare la scorta agli antagonisti.