giovedì 2 ottobre 2014

Tensioni razziali e violenze: cosa sta succedendo nella periferia di Roma Est

"Tra stranieri uccisi a pugni a Torpignattara, tentati pogrom a Corcolle e le infiltrazioni dell'estrema destra, su Vice ho cercato di capire cosa si stia muovendo dietro alle proteste nelle periferie di Roma".
Così Leonardo Bianchi presenta un servizio importante su una situazione che si fa sempre più drammatica nella periferia orientale di Roma, una realtà che conferma quello che per me è evidente da anni: la violenza razzista non è pratica specifica della fascisteria ma è il portato in situazioni particolarmente esasperate di tensioni sociali sempre più diffuse nelle periferie urbane. Ne avevo parlato, ad esempio, durante la trasmissione L'infedele dedicata al caso Casseri ma anche su Fascinazione, in occasione della caccia allo zingaro alle Vallette. Per l'occasione La Stampa seppe riconoscere l'errore commesso e la responsabilità nell'avere contribuito a costruire il clima esasperato precipitato poi nel tentato pogrom. Non mi sembra che i risultati dell'indagini che smentiscono due volte la difesa del 17enne omicida (l'autopsia ha riscontrato più colpi alla testa, il personale del dormitorio esclude che il bengalese rientrasse ubriaco, era un pio musulmano) abbiano trovato adeguato risalto giornalistico.

mercoledì 1 ottobre 2014

Calendiario, un'agenda nera. 29 settembre: Forza nuova festeggia con San Michele il 17° anniversario

Il 29 settembre Forza Nuova ha festeggiato il 17esimo anniversarioUna scelta non casuale per il movimento nazional-rivoluzionario fondato dagli esuli Roberto Fiore e Massimo Morsello nel giorno in cui la Chiesa celebra l'Arcangelo Michele. 

Un esplicito omaggio a Corneliu Codreanu, che al santo volle dedicare il suo Movimento Legionario, passato alla storia come la Guardia di Ferro, e che già aveva ispirato alla fine degli anni Settanta la breve esperienza di Terza Posizione. 
Proprio nel "Capo dei Cuib", livre de chevet per più di una generazione di militanti della destra radicale, c'è la migliore descrizione del profondo misticismo che innervò quell'esperienza "religiosa", unica nei fascismi europei del "ventennio nero" (1920-1939):
Il nostro movimento legionario ha soprattutto il carattere di una grande scuola spirituale. Esso tende ad accendere fedi insospettate, esso mira a trasformare, a rivoluzionare le anime. Gridate ovunque che il male, la miseria, la rovina vengono dall'anima. L'anima è il punto cardinale sopra il quale si deve operare nel momento attuale. L'anima dell'individuo e l'anima del popolo. Sono una menzogna tutti i programmi nuovi e i sistemi sociali fastosamente ostentati al popolo, se alla loro ombra ghigna la medesima anima malvagia, la medesima mancanza di coscienza verso l'adempimento del dovere, il medesimo spirito di tradimento verso tutto ciò che è rumeno, la medesima dissolutezza, il medesimo spreco e il medesimo lusso. Chiamate l'anima della stirpe a una vita nuova.
Un'esperienza "religiosa" irripetibile in epoca di secolarizzazione. Più che nell'educazione dell'anima, questa tensione si è manifestata nell'arco dell'iniziativa forzanovista con la costante attenzione ai temi della difesa dei valori della famiglia tradizionale, della lotta alle rivendicazioni dei movimenti LGBT e alle culture libertarie e libertine.
Un'esperienza che, pur con tutti i suoi consistenti limiti organizzativi e l'incapacità di "sfondamento elettorale" tante volte evocato come imminente dal leader Roberto Fiore, registra oggi un record. Nessun gruppo della destra radicale ha avuto infatti vita così lunga. La stessa Avanguardia nazionale, infatti, rifondata nel 1970 e sopravvissuta in clandestinità al decreto di scioglimento del 1976, ha concluso la sua esistenza nel 1986, all'arresto di Stefano Delle Chiaie, che scelse di affrontare in "libertà" la dura esperienza dei processi per strage (piazza Fontana e stazione di Bologna) che si conclusero con la sua piena assoluzione

martedì 30 settembre 2014

Matita rossa: Fortezza Europa, Contropiano confonde Militia con Militia Christi


E' uno svarione abbastanza comune quello compiuto da Contropiano, il quotidiano on line della Rete dei Comunisti.Nel segnalare, in un articolo sostanzialmente ben informato, il meeting di sabato "Fortezza europea" (di cui ci siamo occupati nei giorni scorsi per primi) per lanciare l'allarme sul rischio di violenze anti-immigrati, finisce per confondere gli anarcofascisti di Militia con i clerico-fascisti di Militia Christi, due gruppi le cui realtà sono profondamente differenti. Come spiegavo anni fa sul blog Salgalaluna



Calendiario: un'agenda nera - 28 ottobre: l'omicidio di Ivo Zini

Una delle ragioni che mi hanno indotto, un anno e mezzo fa, a mettere in riposo questo blog era l'aver verificato la valenza dell'aforisma situazionista "l'obbligo di produrre aliena la passione di creare". Oggi comincio ad avere il problema opposto, frutto del combinato disposto tra la regola che mi sono dato di non sentirmi obbligato a produrre e una congenita pigrizia che si fa sempre più da "messicano della barzelletta". Così per la seconda rubrica , Calendiario: un'agenda nera, che ho messo in cantiere da qualche giorno cominciamo con due numeri doppi: oggi parliamo del 28 e 29 settembre, domani di 30 settembre e 1° ottobre, giusto per metterci in pareggio... Con la speranza (ma non è una certezza) di mantenere il passo...

28 ottobre: Ivo Zini - La sera del 28 settembre 1978 un giovane neofascista sceso da un vespone apre il fuoco contro tre giovani che leggono l'Unità sulla bacheca davanti alla sezione del Pci dell'Alberone, quartiere popolare lungo l'Appia. Uno dei tre, Ivo Zini, resta ucciso. Tra i tanti delitti dissennati di quegli anni feroci quest'omicidio passerà alle cronache come esemplare della degenerazione dello scontro politico in atto. L'omicidio del vespone sarà infatti condannato sia da Valerio Fioravanti,esponente del principale gruppo di fuoco dei Nar, sia da Sergio Calore, il leader di Costruiamo l'azione che sul suo giornale si esprime in termini estremamente duri contro i "delitti del sabato sera" e la logica dello "sparare nel mucchio". Giusto, bello. Peccato che i due campioni del rigore rivoluzionario, poco più di un anno dopo, il 17 dicembre 1979, si renderanno responsabili, uno come organizzatore, l'altro come esecutore materiale, dell'omicidio di un passante in luogo del bersaglio prescelto, delitto, se possibile, vieppiù insensato...
Il delitto viene attribuito da Cristiano Fioravanti ai "fascisti proletari" di Prati e in particolare a Mario Corsi e Marco Di Vittorio. L'iter processuale è complesso: assolti in primo grado condannati in appello, rinvio dalla Cassazione, assoluzione definitiva. In una testimonianza raccolta da Nicola Rao per la sua trilogia della celtica (Il piombo e la celtica, p. 178), Marco Di Vittorio racconta perché:
Una mattina ti svegli e ti ritrovi delle accuse tra capo e collo, perché parte un pentito, poi un secondo, poi un terzo e alla fine te ne puoi ritrovare quindici contro. Anche perché  una legislazione che prevede che più accuse fai e prima esci, incentiva le chiacchiere di corridoio. Per cui, se gira voce che per Ivo Zini siamo stati noi, il pentito, per rafforzare le sue accuse, non dice "Gira voce che" ma dice, come fece Cristiano, "Me l'ha raccontato proprio Di Vittorio che è stato lui. E poi me l'hanno confermato tizio - che nel frattempo è morto - caio - che pure è morto - e sempronio" che nel frattempo si è a sua volta si è pentito e magari conferma dicendo "Sì, è vero". Quando Cristiano mi accusò dell'omicidio di Ivo Zini, dissi che glielo avevo raccontato la sera stessa a piazza Risorgimento, salvo scordarsi che quella sera c'erano i compagni, guidati da Vittadel, che stavano sfondando la sezione di via Ottaviano. Avevano dato fuoco a tutto. Per cui nel confronto con lui in aula gli chiedo: "Ricordi nulla di particolare di quella sera?". Mi risponde: "Assolutamente no, davanti alla sezione era tutto calmo e tranquillo": Allora dico: "Va bene, grazie, arrivederci". Mi pare tutto talmente evidente


lunedì 29 settembre 2014

Matita rossa: una nuova rubrica sugli strafalcioni della stampa mainstream che scrive di fascisteria

(umt) Dopo la riapertura di Fascinazione, ovviamente, mi sono posto il problema del "che farne", posto che non ho nessuna intenzione di rifare il bollettino di cronaca spicciola. E così, tanto per cominciare, ho deciso di dare vita ad alcune rubriche. Le prime due sono "matita rossa", per segnalare gli strafalcioni così frequenti negli articoli della stampa mainstream, e l' "agenda nera", per ricordare i fatti rimarchevoli consumati nel giorno.
Qui cominciamo con un pezzo di qualche settimana fa, ma che ancora viene condiviso nei social network, sui camerati che si fanno narcotrafficanti ... Opera di Lirio Abbate, un inviato dell'Espresso dallo spettacolare curriculum e con un palmares invidiabile di premi prestigiosi. Eppure è un pezzo di grande sciatteria

INCHIESTA

Se i camerati diventano narcotrafficanti
Così cambia l'estrema destra romana

Le sigle neofasciste della capitale sono finite coinvolte in numerose inchieste sul traffico di droga e sulle violenze e vendette a questo collegato. Ecco alcuni dei casi più inquietanti

di LIRIO ABBATE





Mettere in campo una rete di uomini neri offre vantaggi che le cosche non hanno. Ci sono i reduci degli anni di piombo, che garantiscono rispetto. C’è una ragnatela di simpatie politiche o di ricatti, che si insinua negli apparati dello Stato. E ci sono professionalità, nelle armi o negli affari, che i boss meridionali devono invece pagare a caro prezzo.

La lista di traffici e delitti in cui sono coinvolti a Roma neofascisti vecchi e nuovi è lunga. Si parte dal dicembre 2009 quando a Ostia viene smantellata una rete che smistava cocaina: finiscono in manette Alberto Piccari, uno dei fondatori dei Nar, e la moglie di Carmine Fasciani, il ras del litorale. È proprio parlando con Fasciani che Gennaro Mokbel si vanta di aver speso tanti soldi per far uscire dal carcere la coppia nera per eccellenza: Valerio Fioravanti e Francesca Mambro. Non solo. Il Ros scrive che Mokbel ha ricevuto da Fasciani «l’assicurazione di poter svolgere in modo indisturbato la campagna politica nella zona di Ostia».

A Tivoli nel 2012 viene gambizzato Francesco Bianco, un altro reduce dei Nar, assunto dall’allora sindaco Alemanno all’Atac. A sparargli è Carlo Giannotta, reggente dell’ex sezione dell’Msi di Acca Larentia. Movente: le divergenze sulla gestione della sede e della commemorazione dei tre missini uccisi nel 1978. Dopo il ferimento viene perquisita pure la sede di CasaPound e si indaga sui due figli di Giannotta, Mirco e Fabio. Mirco, prima di essere messo da Alemanno a dirigere l’ufficio comunale per il decoro urbano, ha patteggiato la condanna per alcune rapine, mentre Fabio è tra gli autori del colpo a Bulgari di via dei Condotti. Sempre a Fabio Giannotta è stato ricondotto l’arsenale ritrovato nel quartiere Alessandrino: cinque armi da guerra, 16 pistole, giubbotti antiproiettile.

Una di queste armi sarebbe stata utilizzata per assassinare nel 2008 Emiliano Zuin. Le istruttorie si sono infilate anche nella vita di di CasaPound. Il 14 aprile 2011 viene gambizzato Andrea Antonini, vicepresidente dell’associazione neofascista. La vittima, con un altro esponente di CasaPound Pietro Casasanta, è stata accusata nell’estate 2012 di aver aiutato un camorrista latitante. Pure Daniele De Santis, incriminato per l’omicidio del tifoso napoletano Ciro Esposito, oltre ad essere un ultrà è un neofascista attivo nel Movimento Sociale Europeo, con un passato in CasaPound.

Le curve rivali giallorosse e biancoazzurre sembrano unirsi in un unico disegno politico-criminale. I giudici di Roma nella sentenza che ha condannato gruppi di ultrà, scrivono: «Il vero collante del vincolo che li unisce è la loro collocazione ideologica nell’area della destra più estrema, ispirata da concezioni xenofobe e neofasciste e da un’idea della sopraffazione dell’avversario che anche indipendentemente dal tifo calcistico che potrebbe dividerli, li collega invece in una comunanza di azioni e attività che poco hanno a che fare con le loro presunte passioni sportive». E persino in questo settore, ci sono poi i rapporti con i clan: uno dei capi della curva Nord, arrestato per traffico di droga, è stato segnalato come autista del boss camorrista Senese.

Due anni fa in una operazione che ha portato al sequestro di 165 chili di cocaina è finito in manette Emanuele “Lele” Macchi di Cellere, con precedenti per associazione terroristica. Il pariolino “Lele” veniva considerato un “intellettuale di area”: in carcere invece era definito l’angelo custode di Pierluigi Concutelli, il cecchino della destra rivoluzionaria. Ora gli investigatori lo considerano vicino a Carminati.

Sorprendente la vicenda del Pussycat, un night club con squillo d’alto bordo dietro la copertura del centro culturale “Le Pecore Nere” il cui vicepresidente era l’ex militante dei Nar Flavio Serpieri. Gli altri due soci? Un vicequestore della polizia e un regista. Infine nel clamoroso crack del broker Gianfranco Lande, il “Madoff dei Parioli”, è comparso Pierfrancesco Vito, l’ennesimo ex pistolero dei Nuclei Armati Rivoluzionari, con oltre 100 mila euro da riciclare.

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(umt) E cominciamo dal titolo: su nove storie raccontate (Piccari, Mokbel, i Giannotta, Antonini, De Santis, il capo della curva Nord, Macchi, Serpieri e Vito) solo tre riguardano il narcotraffico (Piccari Macchi e il capo ultrà). Gli altri episodi afferiscono a criminalità finanziaria (Mokbel e Vito), sfruttamento della prostituzione (Serpieri) rapine e violenza politica (i Giannotta), violenza ultrà (De Santis). Antonini è addirittura vittima di una gambizzazione dal movente ancora indefinito ... 
Alberto Piccari non è un fondatore dei Nar: è uno delle tante centinaia di giovani neofascisti che negli anni di piombo finisce in galera per episodi di violenza politica ed è poi arrestato nel 1980 per detenzione di armi con un gruppo di camerati dell'area di Costruiamo l'Azione
Carlo Giannotta non è mai stato accusato di aver sparato a Francesco Bianco, che non ha riconosciuto il killer perché questi aveva il volto coperto dal casco. Gli elementi circostanziali a suo carico erano talmente scarsi che fu scarcerato in poche settimane. 
Daniele De Santis non ha mai avuto rapporti con CasaPound. Anzi. E' sempre stato legato ai militanti neofascisti che nella Fiamma sono i diretti avversari di Gianluca Iannone e protagonisti di uno scontro che si conclude con la sua espulsione e la scissione che dà vita al movimento dei "fascisti del terzo millennio".
"Lele" Macchi non è considerato un intellettuale d'area. E' un appellativo beffardo attribuitogli polemicamente da un sito della sinistra antagonista, a partire dal memoriale dal taglio fortemente esistenziale pubblicato in appendice al mio "Naufraghi". Per il resto "Lele", che diventa l'angelo custode di Concutelli quando il capo militare di Ordine nuovo viene scarcerato, avrà scritto tre volantini di rivendicazione del Mrp.
Pierfrancesco Vito non era un "pistolero dei Nar" ma un fiancheggiatore della rete logistica personale di Walter Sordi, i Walter's boys, dallo scarso talento militare: 
Vito era un fedelissimo di Walter Sordi: già a 16 anni avrebbe partecipato alla prima rapina per finanziare un fondo di solidarietà in favore dello stesso pentito, finito in galera per lo stesso reato. Distintosi in alcune rapine organizzate dalla stessa banda, in cui Sordi usava come copertura gli "anziani" dei Nar (da Soderini a Belsito a Cavallini) era stato "promosso" e "premiato" dal "capo" che gli aveva affidato il compito di autista per un disarmo. Azione finita tragicamente, con la morte di un poliziotto, perché i militanti dei Nar non si erano accorti che nel palazzo era ospitato anche la delegazione dell'Olp, i cui guardiani scatenarono immediatamente un conflitto a fuoco. Nell'occasione Vito non dette buona prova di sé, perché impaurito dalla sparatoria se ne scappò abbandonando la vettura. 


domenica 28 settembre 2014

Meeting di Ostia: verso un terzo polo della destra radicale italiana

L'appuntamento è per sabato prossimo, 4 ottobre, a Ostia. Un meeting con dibattiti, cena comunitaria  e maxiconcerto, ma anche qualcosa in più. Perché a incontrarsi per confrontarsi a "Fortezza Europa 2014" è un network politico che nei suoi soggetti più robusti ha una lunga storia comune, in quell'arco di tempo che va dalla fine del secolo breve all'inizio del terzo millennio:. Movimento sociale europeo, Militia e Veneto Fronte Skinheads hanno infatti una comune matrice nell'esperienza, abortita sul nascere, di Base autonoma. Quel tentativo di uscire dal ghetto e di dare dimensione politica e nazionale a una realtà che si andava consolidando, attorno al movimento skinhead, sul terreno della lotta all'immigrazione e dell'invasione islamica, finì schiacciato dalla repressione grazie a una legge ad hoc.
E da lì si riparte, vent'anni dopo, discutendo di "autodifesa militante contro l'invasione" di "immigrazione cimitero di Europa" e di una "Fortezza Europa" da costruire contro i pericoli dell'islamismo e dell'americanismo.
Tra le altre presenze, oltre a diverse espressioni politiche (Controtempo, Contropotere) e territoriali dell'area metropolitana romana, da Ostia a Formello a Azione Pomezia-Ardea-Genzano, ci sono anche realtà umbre, calabresi e napoletane (l'Uomo nuovo, di cui ci siamo occupati anni fa per il suo impegno sul carcere ma anche per furibonde polemiche). Nascerà a Ostia il terzo polo della destra radicale italiana

venerdì 26 settembre 2014

Attacco goliardico del Blocco studentesco contro i giovani in fila per l'Iphone6


 Uova, acqua e farina contro le persone in attesa da ore per il nuovo iphone 6 . Così il Blocco Studentesco ha voluto goliardicamente salutare l'uscita del nuovo prodotto Apple questa mattina nel centro commerciale di Porta di Roma (nella foto un fermo immagine del video diffuso dallo stesso Blocco studentesco) . "Si è trattato di un'azione goliardica, una presa in giro contro la mania consumistica di aspettare ore e ore per un prodotto tecnologico divenuto ormai uno status symbol - spiega Fabio Di Martino, responsabile nazionale del Blocco Studentesco -. I gavettoni indirizzati ai ragazzi in fila servono a 'svegliare' una gioventù ormai assuefatta, attirata esclusivamente da mode dettate da grandi multinazionali e capace di vivere come un evento il lancio di un nuovo prodotto". 

"Nel centesimo anniversario della Grande Guerra - prosegue Di Martino - vogliamo far sì che il sacrificio di chi cadde in nome dell'Italia, di chi fu pronto a combattere e morire per la propria patria non sia dimenticato e funga da esempio per le nuove generazioni. Le parole d'ordine di quest'anno sono "ritrova te stesso": un incitamento rivolto a tutti gli italiani, per riscoprire le nostre radici e la nostra storia, per affermare ancora oggi la nostra volontà di combattere contro la crisi economica e spirituale che attanaglia l'Italia e l'Europa".
Fonte: Ufficio Stampa Blocco studentesco

Vincenzo Esposito: ecco le protezioni politiche dell'assassino di Ciro

(umt) E' stata appassionata e partecipata la manifestazione di ieri pomeriggio a piazza Dante per chiedere giustizia e verità per Ciro Esposito con la significativa presenza di una delegazione di ragazzi del rione Traiano, gli amici di Davide Bifolco, il 17enne ucciso settimane fa da un carabiniere.
Qui le cronache del Roma, del Mattino, del Desk.
Qui invece il passaggio dell'intervento dello zio di Ciro, Vincenzo Esposito sulle protezioni politiche di Daniele De Santis
Questo l'appello dei promotori della manifestazione


Basta false rappresentazioni di Napoli: vogliamo verità e giustizia per Ciro Esposito

A quattro mesi dall’omicidio di Ciro Esposito per mano di Daniele De Santis, emergono nuove ricostruzioni dei fatti che capovolgono le realtà e come sempre offendono la verità, la città di Napoli, la sua tifoseria, i suoi cittadini.
Le notizie su De Santis, che avrebbe sparato per legittima difesa e che sarebbe stato accoltellato prima dello sparo, con referti che escono a sorpresa dal bizzarro cilindro dell’ospedale Belcolle di Viterbo, dove attualmente l’ex ultras giallorosso si trova ricoverato, senza che si sappia nemmeno quali lesioni così gravi lo affliggano per non essere in galera, pubblicizzate a gran voce dai media nazionali, sono fantasiose versioni che hanno il chiaro obiettivo di trasformare il carnefice in vittima e rappresentano l’ennesimo attacco a Napoli, al popolo napoletano, a Ciro Esposito e alla sua famiglia.
Era quello che temevamo fin dall’inizio: ancora una volta la Capitale del Sud e la sua gente rischiano di pagare le conseguenze dell’ennesima falsa rappresentazione dei fatti.
Siamo indignati. E pretendiamo verità e giustizia.
Chi copre Daniele De Santis? Di quale scomoda verità è depositario? Perché l’ex ultras della Roma legato all’estrema destra è ancora in ospedale a Viterbo e non in carcere? Perché non si conoscono i nomi dei quattro indagati che erano nel commando insieme a De Santis, notizia prima smentita e poi riconfermata dalle stesse autorità giudiziarie? Sono domande che riteniamo legittime e che pretendono risposte.
Perché se a sparare fosse stato un napoletano, siamo certi che si sarebbero invocate punizioni pesanti contro il Napoli, Napoli e il suo popolo.
Lanciamo quest’appello per dire basta: difendiamo la verità. Per Ciro, ma soprattutto per Napoli. Per la sua dignità e la sua identità. Per la sua gente.

Antonella LeardiGiovanni Esposito, Vincenzo Esposito, Angelo Pisani


per adesioni: gasparazzo@gmail.com

mercoledì 24 settembre 2014

Daniele De Santis e il complotto: cosa bolle in pentola sulla morte di Ciro Esposito 2a ed.

Dietro la morte di mio nipote c'è un complotto tra servizi segreti deviati e destra eversiva. Chi copre De Santis fa parte di un pezzo di Stato che non ha compiuto il proprio dovere e ostacola le indagini». Le pesanti accuse di Enzo Esposito, lo zio di Ciro, nella conferenza stampa tenutasi a Palazzo San Giacomo, per me non sono sorprendenti. Un po' perché ho l'onore di parlare spesso con Enzo, persona di grande cultura e intelligenza rara. Ma molto perché la penso esattamente come lui.
Anzi, non mi limito a pensarlo, lo scrivo sin dalle prime ore successive ai gravissimi fatti di Roma. Continuo a ripeterlo nel deserto, tra giornalisti senza strumenti per cogliere la reale natura degli eventi, politici che hanno già scelto colpevoli e capri espiatori, e qualche frequentatore di curva, in difficoltà per la comune appartenenza ideologica con Daniele De Santis al mondo del neofascismo, che prova a trasformare la questione in "una cosa da ultras", allineandosi paradossalmente a quelli che stanno utilizzando i fatti di Roma proprio per mettere la pietra tombale sulla storia pluridecennale delle curve italiane. 
 
Comincia così una lunga nota di Rosario dello Jacovo, pubblicata sulla sua pagina Facebook, che, partendo dalla conferenza stampa di ieri dei familiari di Ciro Esposito fa il punto della situazione, che è grave (grande confusione generata dalle fughe di notizie e delle rivelazioni a ondate successive) ma non è seria (l'arresto di Genny 'a carogna perché è un lazzaro). 
Parto, ovviamente, dal principale elemento di dissenso. E' noto che a me le teorie del complotto fanno venire l'orticaria. Con tutto il rispetto per lo zio di Ciro (non lo conosco di persona, ma per le cose che ha detto e che ha fatto, per il giudizio entusiasta che hanno espresso colleghi che stimo assai sono convinto che è persona che ha testa e cuore), la questione non riguarda né i servizi segreti deviati né la destra eversiva. 
I servizi deviati è una sciocchezza inventata dal Pci negli anni Settanta, per addolcire la pillola di una collaborazione con apparati  che si erano macchiati di terribili nefandezze. In realtà come ci spiega Canetti (ma lo sapeva bene già Sancho Panza) non si governa senza crimine. E ai servizi segreti è appunto demandato una quota significativa dei "lavori sporchi", che a volte svolgono in house, a volte esternalizzano. 
Daniele De Santis non è un pezzo di destra eversiva ma per anni è stato uno dei perni di uno snodo fondamentale, quello che connetteva la Destra di Palazzo e il Campidoglio con la "piazza nera". 
Così non esiste un complotto (cioè un progetto a tavolino che a priori organizza una catena di eventi connessi) ma una oggettiva (e talvolta soggettiva) convergenza tra diverse forze in campo, che esprimono interessi a volte contrapposti, e finiscono per produrre un effetto valanga che si è manifestato nelle ultime settimane: dal divulgazione del rapporto Racis e della tardiva scoperta dei medici di Viterbo per finire con l'arresto di Genny 'a carogna.
A ragionare in termini di complotto, bisognerebbe pensare male anche dei diversi episodi di violenza teppistico-criminale contro i tifosi cechi a Napoli, e ritenerli opera di provocatori al soldo della Spectre, quando invece sono, in tutta evidenza, opera di un manipolo di sciagurati senza cervello...
Non c'è complotto, quindi, a mio avviso, ma certamente un punto di convergenza sull'esigenza di rimuovere le gravi responsabilità del Viminale e quindi del governo per la tragedia del 3 maggio. E quindi si trasforma in vittima De Santis (sul suo ruolo diretto io ho espresso obiezioni in altro modo motivate), si tutela la privacy degli altri indagati (legittimando così i pissi pissi bao bao che parlano di un figlio di papà eccellente), si enfatizza il ruolo dei napoletani e dello stesso Ciro prima nella rissa (ma se De Santis era isolato e gli altri erano già lontani perché contestare il reato di rissa?) e poi negli incidenti prima della partita agli ingressi dell'Olimpico. La campagna dell'odio antinapoletano, che ha già terreno fertile (vedi la gestione della stampa mainstream sul caso Bifolco), attecchisce facilmente su questa corrente e la trasforma in un fiume in piena. 
E quindi, fermo restando il dissenso motivato, va mantenuta alta la guardia contro la criminalizzazione di Napoli e dei napoletani. Ci vediamo venerdì pomeriggio a piazza Dante, alla manifestazione per Ciro.

PS: Passano poche ore e puntuale arrivano le nuove rivelazioni. Spunta il terzo referto (Regina Coeli), il coltello usato è un serramanico dei napoletani (quando scatta la molla emetteva un raglio?), il che rende più improbabili le ferite lievi, si parla di una terza aggressione a De Santis (una prima, una durante e una dopo gli spari?). Onore a rispetto a quel grande scienziato del potere che fu Giulio Andreotti: chi pensa male fa peccato ma ci azzecca ...


sabato 20 settembre 2014

Violenze criminali sui tifosi cechi a Napoli. La famiglia e gli amici di Ciro Esposito ringraziano

Sei supporters cechi che si stavano recando allo stadio, appena scesi dalla Cumana sono stati accerchiati, aggrediti e picchiati da una banda di napoletani. Due si sono anche fatti refertare all'ospedale San Paolo, dove i medici hanno riscontrato contusioni ed escoriazioni fortunatamente non gravi. Ai sei i rapinatori hanno sottratto due portafogli, un tablet, un orologio e due telefonini cellulari.
Poco prima nella centralissima piazza Sannazaro altra gravissima aggressione. Un raid in piena regola messo a segno da un altro gruppo di napoletani che hanno preso di mira la Mercedes con targa ceca sulla quale viaggiava una famiglia che era arrivata a Napoli per assistere al match. Intrappolata nel traffico, l'auto è stata danneggiata con mazze da baseball da sconosciuti che dopo aver terrorizzato i quattro turisti sono tranquillamente andati via.
Infine un'altra macchina con targa ceca parcheggiata in viale Augusto è stata danneggiata da un petardo fatto esplodere sempre dai soliti teppisti che continuano a circolare in libertà all'esterno del San Paolo.

Così Giuseppe Crimaldi sugli incidenti a Napoli di giovedì sera ai margini della partita di Europa League. Una bella forma di solidarietà con gli amici di Ciro Esposito e con la madre del giovane tifoso ucciso a Roma, che si trovano a subire la controffensiva mediatica e giudiziaria dei supporter di Daniele de Santis. Negli ultimi giorni, infatti sta prevalendo una narrazione dei fatti del 3 maggio che punta a trasformare il presunto sparatore nella vittima che reagisce e nei tifosi napoletani che difendono il pullmann attaccato dagli ultras giallorossi negli aggressori.

Strage di Bologna: stavolta Anna Di Vittorio e Giancarlo Calidori non perdonano Valerio Fioravanti

E' finita decisamente male la riconciliazione tra Anna Di Vittorio, sorella di una vittima della strage di Bologna, e il marito Giancarlo Calidori e la coppia Valerio Fioravanti-Francesca Mambro, che di quel perdono aveva beneficiato per la libertà condizionale di lei.
Ecco il duro scambio epistolare, svolto attraverso il mio blog L'alter-Ugo:
http://ugomariatassinari.it/strage-bologna-valerio-fioravanti-racconta-suo-rapporto-anna-vittorio.html
 http://ugomariatassinari.it/strage-bologna-lectio-magistralis-anna-vittorio-giancarlo-calidori.html