lunedì 24 aprile 2017

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La Francia s'è destra


(G.p)Il collega Antonio Rapisarda, dalle colonne de Il Tempo, storico quotidiano romano, con un interessante articolo, che pubblichiamo per intero, ci spiega perché Marine Le Pen, candidata alle presidenziali per il Front National rappresenta la risposta maggioritaria, sincera, traversale e sostanziale contro l'establishment diversamente populista di Macron.

E la Francia si è risvegliata (diversamente) populista. Il dato certo è che è finita come i sondaggi – udite, udite – avevano previsto: al ballottaggio del 7 maggio per l'Eliseo andranno Emmanuel Macron e Marine Le Pen, due risposte “alternative” a due diverse esigenze. “En marche!”, con questo slogan l'outsider Macron è davvero in corsa – da favorito ufficiale, a questo punto - verso la poltrona che fu di Hollande dopo essersi aggiudicato, secondo le proiezioni, la prima manche delle Presidenziali più discusse e movimentate che si ricordino nella Repubblica dei Lumi. Dopo la Brexit e la sortita di Donald Trump, le élite qui si prendono una prima grossa rivincita, seppur dissimulate dietro la figura di un antisistema (di sistema) e sebbene si sia trattato ancora solo del primo turno. L'indicazione di massima, però, è arrivata: nonostante il pedrigree scolastico d'alto rango, la sostanziale commistione con la presidenza Hollande e gli endorsement di tutti i poteri forti in circolazione – da Angela Merkel a Juncker fino ai giornali finanziari – il trentanovenne Macron, già uomo della Rothschild, alla guida di una sorta di “non partito” tutto riforme e ottimismo, è riuscito a imporsi come un'immagine nuova credibile, capace soprattutto di contendere la guida della protesta all'ondata populista che in Francia ha allevato la sua “madrina”. Marine Le Pen, da parte sua, si conferma come l'altra grande vincitrice di questa tornata: la fautrice della Francia “sovrana” si è affermata – dopo il boom alle Europee e alle Regionali - come il polo di attrazione maggioritario di chi critica l'impianto dell'Ue, dell'euro come sistema di governo e delle frontiere colabrodo che mettono a repentaglio, a suo avviso, la sicurezza nazionale. Ma c'è di più. Marine Le Pen si pone, in vista del secondo turno, come il contraltare di tutto ciò che rappresenta establishment, dato che François Fillon, il grande sconfitto dei Republicains (che per la prima volta non parteciperanno al ballottaggio), non ha perso tempo nel dichiarare il suo appoggio a Macron. Ciò rende tutt'altro che già deciso il secondo turno del 7 maggio, dato che – come hanno dimostrato diverse analisi in queste ultime settimane – esistono importanti punti di contatto tra il programma “protezionista” sociale e anti-euro della Le Pen e quello della “Francia ribelle” di Jean-Luc Mélenchon, il candidato della sinistra radicale che ha rappresentato, da parte sua, l'altra importante sorpresa di queste elezioni.

Le Presidenziali di Francia hanno evidenziato inoltre alcuni snodi che scavalcano di gran lunga le Alpi. Il dato macroscopico è che finisce anche in Francia – una delle sue patrie d'elezione - il bipolarismo per come lo abbiamo conosciuto. Il dato lampante è che i socialisti di Benoît Hamon sono rimasti letteralmente spiaggiati, incapaci di riprendersi dopo la disastrosa stagione targata François Hollande; mentre la rincorsa dei Republicains è stata sì frenata via giudiziaria ma al loro interno non si sono rivelati più capaci, dopo l'implosione di Nicolas Sarkozy, di fornire nuova classe dirigente, dato che Fillon, da quarant'anni sulla scena, rappresenta in ogni caso uno dei politici di lungo corso.

Fra i temi che hanno pesato sulle scelte dei francesi è evidente come quello del contrasto al terrorismo e della sicurezza non appartenga più alle mere ipotesi di governo ma sia entrato “in diretta” e con forza percentuale – proprio come un video sui social – nella forbice elettorale delle campagne dei candidati. Sul capitolo Ue, poi, non esiste un messaggio trionfante né più una koinè sulla quale le forze maggioritarie convergono. Ieri non ha prevalso infatti né l'invettiva populista né quella euro-entusiasta: segno che esiste una società politica sempre più spaccata – si parla non a caso di “quadripartitismo” - e sempre più espressione di una geografia sociale che evidenzia le fratture esistenti non solo tra centro e periferia delle metropoli ma anche tra Capitale e tutto il resto della sterminata provincia. È emerso insomma un nuovo dualismo, intercettato nella pars destruens da Marine Le Pen – che sulla messa in discussione radicale della Ue fa dipendere «la sopravvivenza della Francia» – e in quella costruens di Macron – secondo il quale l'Europa si risolleverebbe soltanto con «più Europa».

Europa politica che si scopre sempre più interconnessa. Il voto francese, pertanto, è destinato a disegnare e a determinare gli equilibri in vista di appuntamenti importanti come il voto in Inghilterra ma soprattutto (si spera, prima o poi) anche in Italia. Nel Belpaese sorridono di certo Matteo Renzi (macronista convinto, che da adesso si manifesterà di certo più intransigente verso il governo Gentiloni) e i sovranisti di Lega e Fratelli d'Italia che possono festeggiare da parte loro come vincente l'agenda identitaria che vorranno far pesare di più nonostante i mal di pancia di Berlusconi. Infine, la Francia ha dimostrato che un sistema elettorale può funzionare: il 7 maggio, comunque vada, ci consegnerà un presidente della Repubblica. In Italia, per il momento, vi è certezza che il giorno dopo un vincitore che governa sarà quasi impossibile. Su questo un po' di sana invidia per i cugini non è peccato.

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Trieste:Il Gruppo Unione Difesa Ricorda I Caduti In Grigio Verde E Le Vittime Civili Dei Liberatori

Come tradizione, anche questo 25 aprile con inizio alle ore 12,00 presso la foiba di Basovizza i militanti del Gruppo Unione difesa, il Veneto Fronte Skinheads insieme agli aderenti ad Avanguardia hanno organizzato una manifestazione in ricordo dei caduti della Repubblica Sociale Italiana.
Il senso di questa iniziativa ci viene spiegato, con maggiori dettagli, da una nota degli organizzatori, diffusa alla stampa.
Nota che pubblichiamo per intero.



Come ogni anno, anche quest'anno si terrà la manifestazione del 25 aprile in ricordo dei caduti della Repubblica Sociale Italiana, presso la foiba di Basovizza, divenuto monumento di interesse nazionale, nonostante la contrarietà del partito comunista e della minoranza slovena che va avanti dagli anni 80 ad oggi.
Nel corso degli anni, questa manifestazione è stata più volte oggetto di tentativi di divieti, grazie ad inutili allarmismi degli antifascisti, rafforzati da interrogazioni parlamentari e finiti scoop dei pennivendoli locali e nazionali, ma nonostante tutto e tutti domani saremo alla foiba di Basovizza per onorare i nostri eroi, i caduti della Repubblica Sociale Italiana e tutte le vittime dei cosiddetti liberatori.
25 aprile: quando i vigliacchi si proclamano eroi questo vecchio slogan rispecchia oggi come ieri, il senso della nostra manifestazione, in un paese come l'Italia che festeggia una sconfitta, noi che rappresentiamo l'altra Italia, onoriamo i nostri eroi, caduti eroicamente in battaglia per l'onore di Italia.

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Il terrorismo islamico ha votato Macron

Il laboratorio sovranista del Talebano e' stato invitato a seguire il voto francese presso il quartiere generale del Front NATIONAL. Vincenzo Sofo ci ha inviato a caldo questa analisi del voto che pubblichiamo con piacere 

Insomma: alla fine il terrorismo ha votato Macron. Perché il Sistema è raffinato più quanto lo pensiamo noi e mentre attraverso i media raccontava ai francesi che a causa degli ultimi attentati avrebbero votato Macron faceva una deliziosa operazione di terrorismo psicologico per far votare il candidato dell’establishment.
A svelarmi l’arcano è stato un operaio francese, proprio mentre ero sul treno per Parigi di rientro dal quartier generale elettorale del Front National a Henin-Beaumont. Henin-Beaumont è estrema provincia ed estrema periferia di Francia. Terra di minatori ed operai. Quest’operaio però il Front National non lo ha votato. Anche se del Front National, mi ha detto, condivide moltissime delle cose che dicono e anche se il Front National, da quanto amministra Henin-Beaumont, ha fatto molte cose buone per loro, gente di popolo dimenticata da tutto il resto della politica. Anche se Macron, dice, è la condanna per quelli come lui a restare tra i dimenticati della società imbellettata.
Questo operaio però, nonostante tutto, il Front National non lo ha votato. Perché anche se spesso è dalla parte del giusto, ha un problema: il Sistema dice e fa in modo che con il Front National aumenti la tensione. E un aumento di tensione in un Paese dove ogni due per tre c’è un attentato non è una buona cosa, soprattutto perché ormai in Francia ci sono troppi immigrati e figli di immigrati e quindi anche solo come confronto numerico sarebbe un bel casino. E di casini in Francia, tra disoccupazione e difficoltà quotidiane varie, ce ne sono già abbastanza. Il rischio che ce ne siano altri fa paura.
Al secondo turno questo operaio voterà Macron. Pur sapendo che è il male e pur sapendo che dall’altra parte la Le Pen propone molte cose che sarebbero il bene. Pur consapevole che il Sistema oggi ha creato un pacchetto diabolico per cui ti ricatta dicendoti che farà scattare il male se deciderai di scegliere il bene e dunque ti conviene scegliere il male per il tuo bene. Pur sperando che questo schema perverso si spezzi nei prossimi anni e immaginandosi che, est Marine per tutto quel che ho appena detto mai secondo lui diventerà Presidente, questo potrebbe invece accadere a Marion. Perché comunque, dice lui, una cosa è certa: il Front National sta continuando a conquistare consenso e rima o poi anche i pregiudizi relativi al marchio “Le Pen” cadranno.
Vincenzo Sofo

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Casapound denuncia aggressione antifascista alla Spezia

Venti persone incappucciate, armate di bastoni e manganelli, hanno attaccato nella notte due militanti di Casapound in pieno centro storico, coinvolgendo anche un ragazzo minorenne e il proprietario del locale in cui si trovavano i ragazzi. Il bilancio è di quattro feriti, tra cui il 16enne e una ragazza.

"È stato un attacco vile e infame senza mezze misure. Tutto ciò non fa che avvalorare ciò che sosteniamo da anni: la violenza politica ha una sola direzione - spiega Francesco Carlodalatri, uno dei militanti aggrediti. Abbiamo cercato di difenderci il meglio possibile, ma purtroppo il ragazzo minorenne ha riscontrato una frattura al dito e quattro punti di sutura alla testa. Anche la ragazza ha ricevuto diversi colpi, con evidenti ematomi presenti sul corpo.
Inoltre abbiamo successivamente appreso che un altro ragazzo, completamente estraneo a qualsiasi ambiente politico, è stato malmenato in una via adiacente, riportando una frattura alla mano e diversi ematomi. Senza contare vetrine e macchine distrutte in tutto il centro storico".

"Questa situazione non è più accettabile. Questo atti continuano ad accadere in ogni parte d'Italia senza il minimo interesse o presa di posizione da parte di istituzioni, sempre in prima linea quando i fatti da denunciare sono presunti o attribuiti alla nostra parte politica - conclude Bruzzi Alieti, candidato sindaco per Casapound a La Spezia. Chiediamo una secca e ferma presa di posizione delle istituzioni cittadine, nel denunciare pubblicamente questi episodi di odio politico e intimidazione, invece che fomentare l'odio con assurde dichiarazioni sulla legittimità della nostra politica. Ci teniamo anche a ribadire che non saranno di certo queste vigliaccate a farci fare passi indietro, anzi. Siamo sempre più convinti di essere dalla parte giusta della barricata, e continueremo a combattere per la nostra città e la nostra Nazione, costi quel che costi".

Fonte La Gazzetta della Spezia

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Quattro anni Senza Buontempo. Perché oggi Ci Manca Ancora Di Più

(G.p)Sono passati quattro anni dalla scomparsa di Teodoro Buontempo, storico punto di riferimento della destra romana e nazionale, leader naturale, politico puro e complesso, sempre in prima fila nel Movimento Sociale Italiano, poi in Alleanza Nazionale, infine ne la Destra, partito di cui è stato uno dei fondatori insieme a Francesco Storace, deputato per cinque legislature, voce autorevole e controcorrente nel partito, idealista e fortemente radicato nel territorio.
In memoria di Teodoro Buontempo, protagonista di tante battaglie politico culturale nelle periferie della città eterna, dove era molto amato, proponiamo un ricordo del collega Antonio Pannullo, pubblicato su Il Secolo d'Italia organo della fondazione Alleanza Nazionale,in occasione del terzo anniversario della sua scomparsa.


Tre anni fa ci lasciava Teodoro Buontempo, protagonista indiscusso della storia della destra politica italiana. La famiglia Buontempo lo ricorda con una messa così annunciata: “E’ stato la voce del Popolo, la voce dei Senza Voce. Sempre al servizio della gente, senza distinzione di tessere, colori o bandiere. Onestà, coraggio, coerenza, semplicità, umiltà sono le qualità morali che lo hanno sostenuto e contraddistinto nel corso della Sua Vita e della Sua carriera Politica. In occasione del Terzo Anniversario della Prematura Scomparsa di Teodoro Buontempo desideriamo invitarvi alla Santa Messa che avrà luogo il prossimo martedì 26 Aprile alle ore 19:30 presso la Basilica di S. Maria in Montesanto a Piazza del Popolo. Siamo consapevoli che il Suo Ricordo è nel cuore delle tante persone che lo hanno conosciuto, stimato e amato, infatti Teodoro Buontempo ha lasciato ad ognuno il compito di mantenere viva la Sua Memoria onorando il Suo Lascito Ideale. Per questo motivo abbiamo creato un indirizzo e-mail, ioeteodoro@gmail.com, per coloro che vorranno aiutarci a raccogliere aneddoti, ricordi e testimonianze del Suo impegno come pure del Suo vissuto quotidiano. Egli infatti ha onorato e difeso con tutte le sue forze la Sua comunità umana e politica e anche questo oggi è un valore da consegnare alle nuove generazioni. Nella ferma convinzione che egli ha dato con tutta la sua vita, un esempio d’impegno e di lotta, siamo convinti che proprio il Lascito Ideale delle sue battaglie oggi possa rappresentare uno stimolo ai tanti giovani per reagire e non farsi sopraffare dalle difficoltà”.

Teodoro Buontempo era un leader naturale


E Teodoro, per noi che lo abbiamo conosciuto bene, era tutto questo e molto di più: altro che un libro, ci vorrebbe per descriverlo. Innanzitutto era un leader naturale; dopo il suo trasferimento a Roma dall’Abruzzo, dove era nato, non tardò a farsi apprezzare e a raccogliere intorno a sé altri giovani come lui che intendevano impegnarsi con coraggio e convinzione per migliorare questa nostra nazione: il popolo missino, la Giovane Italia, il Fronte della Gioventù, di cui Teodoro fu capo indiscusso e seguìto. Anche dopo gli anni di piombo, negli anni Ottanta e Novanta, a ogni manifestazione pubblica, i giovani e gli ex giovani missini cercavano con lo sguardo Teodoro, e se lui prendeva il megafono, si era tutti pronti a inquadrarci e a eseguire le sue disposizioni, perché ci si fidava ciecamente di lui. E lui non deluse mai. Non possiamo in questo breve spazio ricordare tutto della sua vita politica, fu dirigente di partito, attivista, giornalista, scrittore, consigliere comunale a Roma, deputato, presidente di La Destra e molto altro ancora, e in ognuna di queste funzioni eccelse per abnegazione e impegno senza riserve, anteponendo l’interesse della gente a tutto il resto. Fu certamente un politico rivoluzionario, un uomo che cambiò davvero il modo di fare politica in questo Paese,e anche dentro il Movimento Sociale Italiano: come non ricordare che fu lui a fondare Radio Alternativa, una delle prime radio anti-regime d’Italia, negli storici locali di via Sommacampagna a Roma? E che fu ancora lui, tramite quella emittente straordinaria, a diffondere tra i giovani missini la musica alternativa, quella davvero arte underground, canzoni di lotta fatte da giovani non professionisti per gli altri giovani che combattevano un mondo vecchio, corrotto, ostile? Fu lui che senza mezzi, senza risorse, affidandosi solo allo spirito di sacrificio suo e dei ragazzi che lavoravano con lui, a costruire dal nulla una delle più belle realtà sorte nel nostro mondo. E il partito, ahimé, non capì la portata e l’impatto e le potenzialità rappresentate da quello strumento potentissimo, la radio. Teodoro guardava più avanti degli altri, vedeva ciò che i miopi non riuscivano a vedere, per questo aveva un grande talento. E fu in qualche modo il suo destino e anche la sua amarezza: non essere capito dai vertici, ma essere seguito dai giovani, dalla gente, che vedevano in lui, nel suo entusiasmo, nelle sue molteplici iniziative, nel suo non fermarsi mai, nel suo essere pratico e rapido, in tutto questo, una speranza, speranza che le istituzioni deludevano sempre più spesso.

Buontempo protagonista nelle periferie romane

Come quella volta, in una periferia romana, quando ascoltando una signora che aveva il figlio in sedia a rotelle e che non poteva salire e scendere dal marciapiede, lui prese un piccone, una carriola col cemento, e costruì, dopo essersi tolto la giacca, uno scivolo che avrebbe permesso al giovane di superare agevolmente le barriere architettoniche. Detto fatto. Era stimatissimo, oltre che dai suoi, anche dai suoi avversari, tanto che era l’unico “fascista” che poteva permettersi di andare in un certo bar al centro di Roma frequentato solo da estremisti di sinistra, che magari il caffè glielo offrivano. E per giunta dopo che, in anni lontani, al potentissimo Pci aveva fatto perdere la faccia: come i meno giovani ricorderanno, un tempo i simboli dei partiti sulla scheda elettorale erano messi nell’ordine in cui venivano presentati. Ebbene, il Pci aveva sempre il primo posto in alto a sinistra, perché il Politburo comunista, di allora riteneva che fosse più agevole per gli elettori individuarlo. E gli attivisti del Pci, i più robusti ovviamente, si mettevano in fila presso l’ufficio elettorale molti giorni prima, impedendo con la forza a chiunque di passare loro avanti. Buontempo decise che questa egemonia dovesse finire: così, a sorpresa, quaranta giorni prima del gran giorno, si accampò letteralmente in una roulotte davanti all’ufficio stesso, permanendo per quaranta giorni e quaranta notti lì davanti. I suoi camerati di davano il cambio per stare con lui, finché l’ultimo giorno ci fu l’apoteosi: centinaia di attivisti missini circondarono Teodoro per consentirgli di presentare per primo le liste mettendo fine alle prepotenze comuniste. Fu una grande vittoria: e il Pci, partito infinitamente più grande e organizzato della “cenerentola” missina, usciva sconfitto dal confronto voluto da Buontempo, un confronto spinto dalla sete di giustizia. E come reagì il sistema? Semplicemente cambiando da quel momento il regolamento sulla ubicazione dei simboli sulle schede elettorali, che da allora in poi veniva fatto “per sorteggio” anziché per l’ordine di presentazione. Come dire: finché vinciamo noi si fa così, se vincono gli altri si cambiano le regole. Ma Buontempo aveva dimostrato qualcosa, che non si indietreggia di fronte ai soprusi ma ci si batte, ed è anche per questo che il Msi è sopravvissuto alle temperie della storia, è diventato Alleanza Nazionale ed è andato al governo, per merito di uomini come Teodoro Buontempo. Non c’è più spazio per le migliaia di storie su Teodoro, tranne che per una considerazione: oggi lui ci manca più che mai, perché se fosse qui ci potrebbe indicare la strada da imboccare per uscire da queste difficoltà in cui la destra italiana e romana si dibatte da anni: troverebbe la soluzione per rinascere e vincere. Ma lui non qui, purtroppo. E si vede.

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Battipaglia ricorda il 25 aprile i suoi caduti nella Repubblica Sociale.

Anche quest'anno, anche a Battipaglia, comune sito in provincia di Salerno verranno ricordati i caduti della Repubblica Sociale Italiana con una Santa Messa prevista per  mercoledì 25 aprile con inizio alle ore 19, presso la Parrocchia Santa Maria della Speranza.
In particolar modo, precisa Francesco Annunziata, segretario provinciale del Movimento nazionale per la sovranità, movimento politico nato poco più di un mese fa, dall'unione di due distinti movimenti come Azione Nazionale di Gianni Alemanno e la Destra dell'ex senatore Francesco Storace, organizzatore dell'evento,prima della celebrazione religiosa porteremo un fiore ai caduti in grigio verde. Un gesto silenzioso, composto e doveroso, per commemorare tutti quei ragazzi che hanno combattuto fino all'ultimo respiro per l'onore d'Italia.
In particolar modo, conclude Annunziata, ricorderemo due cittadini di Battipaglia che aderirono alla Repubblica Sociale Italiana e caddero in battaglia: Umberto Battipaglia, caduto in Montenegro il 22/07/1944  ed Esposito Cicalese Baldassare morto a Genova il 29/10/1945.



domenica 23 aprile 2017

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Parigi, scontri e proteste anti Marine Le Pen

Secondo la proiezione di Kantar Sofres Onepoint per il quotidiano francese Le Figaro, Emmanuel Macron e Marine Le Pen sarebbero a un testa a testa, entrambi al 23% dei voti. François Fillon e Jean-Luc Mélenchon si fermano al 19%.

Per la prima volta nella storia della Quinta Repubblica in Francia, come profetizzato da Alain De Benoit,  nessuno dei due candidati dei grandi partiti di centrosinistra - i socialisti - e di centrodestra - i Républicains - va al ballottaggio per l'Eliseo.
Dopo la diffusione dei primi dati per le presidenziali in Francia che vedono un testa a testa tra Macron e Le Pen sono scattate le immancabili proteste di piazza, a Parigi, contro la candidata del Front National.
Le manifestazioni, organizzate da gruppi di studenti, si sono concentrate nella zona della Bastiglia. La polizia è schierata in tenuta anti sommossa. Sono stati inoltre esplosi alcuni petardi contro le forze dell'ordine e gli agenti hanno risposto caricando e lanciando lacrimogeni, scatenando un fuggi fuggi generale.




La Folla degli Ex An Con Il Tempo: "Fini ridia I Soldi Di Montecarlo"(3 Puntata)

Con la terza puntata si conclude l'interessante inchiesta del collega Antonio Rapisarda tra gli ex aderenti ad Alleanza Nazionale messi a confronto sul che fare di leniniana memoria davanti alle ultime vicende relative alla casa di Montecarlo ed al ruolo della Fondazione nella gestione del patrimonio del principale partito di destra presente nell'agone politico italiano.
 

La terza puntata del viaggio de Il Tempo tra gli ex di An in diaspora messi a confronto col “che fare” davanti alle ultime novità dell'affaire Montecarlo evidenzia una volta in più la centralità che la Fondazione di An dovrà avere nella gestione di una vicenda che si manifesta ancora come uno shock per un'intera comunità ma che rappresenta in realtà sola la punta di un iceberg di tutta una questione “patrimoniale”. Su questo punto è molto sensibile l'ex parlamentare Angela Napoli. «La Fondazione non solo è stata troppo attendista sul caso Tulliani ma credo che lo sia stata anche su altri temi riguardanti il patrimonio di An». Non si è ben capito, a suo avviso, come questo sia stato suddiviso: «Il frutto dell'eredità è stato protagonista anche nella fusione che ha dato vita al Pdl. Non si è mai compreso, una volta che la Fondazione è stata presa in mano da un gruppo ex appartenenti ad An alcuni dei quali trasmigrati poi in Fi, come molte di quelle sezioni siano diventate sedi di Forza Italia. Non si è mai capito, insomma, come l'intero patrimonio sia stato disperso e in mano a chi sia andato». Seppur in maniera personale è Francesco Biava, che della Fondazione An è vicepresidente, a spiegare la posizione assunta dall'ente. «Sul caso Fini la condizione è quella che sappiamo tutti: credo che bisogna sempre prima accertare i fatti, vedere come vanno le cose e poi intraprendere le azioni necessarie: giudicare prima dei processi lo trovo inutile. Lo dice uno che all'interno di An stava all'opposizione di Fini, ma in qualità di amministratore penso che il nostro dovere sia compiere tutti gli atti al fine di tutelare il mandato avuto con lo scioglimento di An». Proprio questo è il punto. Dopo sette anni quel mandato ha bisogno di un “tagliando”? «Se si tratta dell'assalto alla diligenza sono contrario. Questo Cda è di garanzia perché non c'è un gruppo che abbia maggioranza assoluta. Le scelte che si stanno facendo sono mediate dal buon senso». Davanti alla vicenda Fini-Tulliani emerge, poi, tutta l'indignazione politica di uno storico esponente del Msi-An come l'avvocato Enzo Trantino. «Credo che la richiesta de Il Tempo a Fini sia corretta dal punto di vista tecnico e morale. Se ha sbagliato, lo ammetta laicamente e almeno risarcisca quanto dovuto. Senno è colpevole due volte». E la Fondazione? «Bisogna che non abbia un solo momento di esitazione: lo dico col senso di garantismo che mi governa dentro. Su un patrimonio non negoziabile non possono essere fatti sconti a nessuno. A maggior ragione con quello che non le appartiene ma che rappresenta un pegno dato da altri». Per ciò che riguarda le polemiche sulla necessità di un cambiamento dei componenti del Cda, Trantino anche qui ne fa una questione etica: «Ognuno lo deve sentire dentro di sé. Non ho diritto di pagella, ma tutti noi abbiamo dovere di pagella su noi stessi. Quando si si è condizionati, se lo si è, si passa la mano». Dello stesso tenore le riflessioni di Fabrizio Di Stefano, oggi deputato di Fi. «Ritengo doloroso perfino parlarne della vicenda Montecarlo: considero questo atto non la semplice svendita di un immobile di proprietà di An, per fini tutt'altro che nobili, ma la svendita di tutto un patrimonio ideale». Una riflessione ancor più approfondita è quella che invoca allora sull'intera Fondazione An e il suo patrimonio: «Una vicenda da analizzare a fondo, perché non appartiene né a un Cda né a un'assemblea ma a tutto un mondo politico che in quei valori e in quelle idee ha creduto davvero».

Massa: Lotta studentesca in piazza il 1 maggio, Cgil ed Anpi dicono no

(G.p)Da Brescia a Matera, da Foggia a Treviso, da cinque anni Lotta Studentesca, organizzazione giovanile di Forza Nuova, manifesta, ogni anno in una città diversa, contro la disoccupazione giovanile nella giornata del primo maggio.
È paradossale, secondo Lotta Studentesca, che ci si ostini a festeggiare la "festa dei lavoratori", in un paese in cui il lavoro è diventato ormai un vero e proprio miraggio.
Voucher, precariato, tirocini a stipendio zero: nonostante gli sgravi fiscali e gli incentivi alle imprese, in Italia ottenere un contratto ed una retribuzione equivale a vincere alla lotteria.
Anche quest'anno i militanti di Lotta Studentesca saranno in piazza in occasione del primo maggio con un corteo organizzato a Massa.
Una manifestazione che non poteva non sollevare polemiche politiche sostenute dall'associazione nazionale partigiani d'Italia e dalla Cgil che si sono appellate al prefetto chiedendo di annullare la manifestazione.
La Cgil, in una nota, diffusa alla stampa, ha dichiarato: “La città di Massa, provincia medaglia d’oro per la resistenza, deve poter vivere una giornata di festa di gioia e di speranza per il futuro delle sue comunità, per cui non  accettiamo di esporre la città di Massa al rischio di vivere una giornata di guerriglia.

Il sindacato, da quando è democraticamente possibile, da solo o insieme ad altre sigle sindacali, manifesta in tutte le piazza d'Italia per ricordare che il lavoro vive di diritti che lo rendono compatibile con la dignità della persona umana, dignità che è fattore costitutivo e non negoziabile di ogni contesto produttivo o lavorativo in genere.
Contro la manifestazione di Lotta Studentesca, l'associazione nazionale partigiani d'Italia si era appellata al prefetto chiedendo l'annullamento della manifestazione anche in relazione al fatto che quest'anno ricorre  il settantesimo anniversario della strage di Portella della Ginestra, un luogo dove accaddero cose oscure e tragiche a danno del movimento dei lavoratori.

Roma ai Romani e Forza Nuova occupano l'ex Gil a Trastevere

Una decina di militanti del coordinamento di lotta popolare Roma ai Romani di concerto con  un gruppo di militanti di Forza Nuova hanno occupato un edificio che un tempo era sede dell'organizzazione fascista Gioventù Italiana del Littorio, restaurato da poco, ma dimenticato dalle istituzioni locali e divenuto luogo di bivacco per drogati, sbandati e clochard.
Le ragioni di questa iniziativa ci vengono spiegate, con maggiore dovizia di dettagli, da una nota congiunta, firmata da Giuliano Castellino, portavoce di Roma ai Romani ed Alessio Costantini, responsabile romano di Forza Nuova.
Nota che riportiamo per intero.


"Ci vogliono senza un tetto, ci troveranno sopra i tetti dei palazzi abbandonati. Vogliono consegnare le nostre case agli immigrati, innalzeremo i nostri tricolori di fronte agli sgomberi. Mentre migliaia di romani sono senza casa o in emerenza abitativa, interi stabili vengono lasciati nel degrado e nel più totale abbandono. Mentre vengono destinati milioni di euro per il business dell'accoglienza e per i campi rom, migliaia di connazionali vengono sfrattati. Oggi rispondiamo con l'occupazione del palazzo della Casa della Gil in Largo Ascianghi, in Trastevere, struttura regionale abbandonata e lasciata alla mercé della speculazione. Da subito daremo un tetto a 22 famiglie italiane in emergenza abitativa ed inizieremo i lavori di riqualificazione per restituire un bene pubblico al popolo romano. A pochi giorni dall'infausta festa del 25 aprile, il marmo bianco torna a vincere contro la palude. A distanza di decenni sono ancora le nostre Aquile ad accogliere i figli della Lupa e a rappresentare la salvezza e la rinascita del nostro popolo. L'abbiamo ottenuto non con l'inganno o mercanteggiandolo a peso d'oro, ma alla vecchia maniera romana: colpendo duro, barricando e arrampicandosi sui cadaveri dei diritti sociali ignorati dai governanti". Queste le parole di Giuliano Castellino, portavoce di Roma ai Romani.
"Oltre 4,5 milioni per ristrutturare questo gioiello dell'architettura razionalista fascista, nel cuore di Roma, nello storico Rione di Trastevere, per lasciare lo stabile abbandonato a se stesso, rifugio per clochard e topi.
Non possiamo tollerare che una struttura storica pubblica giaccia in queste condizioni. Per questo abbiamo deciso di restituirla al popolo romano, quale presidio stabile per il diritto alla casa e la difesa dall'immigrazione. Dalla Gioventù Italiana del Littorio cui era dedicata, il testimone passa idealmente alla gioventù di Forza Nuova, che le saprà dare una nuova vita", conclude Alessio Costantini, responsabile di Forza Nuova Roma

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