giovedì 23 marzo 2017

Campo Hobbit a Montesarchio, nel segno della memoria 40 anni dopo

(G.p)In occasione del quarantennale del primo Campo Hobbit che si svolse a Montesarchio, in provincia di Benevento, il Comitato Campo Hobbit 40 ha organizzato dal 23 al 25 giugno  un nuovo incontro al fine di richiamare alla memoria il senso di appartenenza e la volontà di confronto e scontro di una generazione che non si è arresa.
Il senso di questa iniziativa, 40 anni anni dopo il fatidico 11 giugno 1977 ci viene illustrata, con maggiori dettagli, da un comunicato stampa diffuso dal Comitato Campo Hobbit 


Sono passati quarant'anni da quell’11 giugno del 1977 quando, nel polveroso stadio comunale di Montesarchio, organizzato da un carismatico Generoso Simeone (all’epoca braccio destro dell’on.le Pino Rauti e direttore del mensile “L’Alternativa”) si tenne il primo Campo Hobbit: un importante evento di caratura nazionale che divenne simbolo della voglia di emancipazione culturale di migliaia di giovani di destra,
In vista del quarantennale del primo Campo Hobbit si intensificano le iniziative messe in campo dall’Associazione culturale “Generoso Simeone”, che ha anche organizzato una “tre giorni” (23, 24, 25 giugno 2017) di convegni, tavole rotonde, musica alternativa, mostre fotografiche e di riviste dell’epoca, che si terrà, come nel 1977, nello stesso campo di calcio, grazie alla disponibilità dell’amministrazione comunale di Montesarchio. Non mancheranno i momenti conviviali (quelli che cioè consolidano l’aspetto comunitario) e la presenza dei gruppi musicali della destra alternativa; è inoltre prevista la partecipazione di noti personaggi del panorama intellettuale nazionale.
«Senza steccati né pregiudizi – dice Marina Simeone, presidente dell’Associazione Generoso Simeone” - il nostro Hobbit è prima di tutto il cammino di una comunità dall’origine verso la sua naturale proiezione. Gli anni settanta alle nostre spalle ci intimano di non intraprendere strade già battute, ma sentieri vergine, seppur tortuosi, sui quali idee sostenute fermamente possano trovare la propria stabile dimora. E a chi parla di nostalgismo, possiamo rispondere non c’è nostalgismo nella memoria, ma fedeltà, come a chi ci condannerà di tradimento del folklore potremmo rispondere che non c’è fedeltà nella imitazione anacronistica, ma ingenerosità. 
Sul campo sportivo di Montesarchio dal 23 al 25 giugno unico protagonista il vitalismo di chiunque non pensi conclusa o perduta irrimediabilmente la partita con il proprio tempo».
Gli organizzatori prevedono una massiccia presenza di giovani e meno giovani agli appuntamenti di Montesarchio.
Per maggiori informazioni sugli appuntamenti e per poter fruire delle convenzioni alberghiere è possibile collegasi al sito www.campohobbit40.it

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Manifestazione Casapound A L’Aquila.In Arrivo 5 Mila Attivisti Da Tutta Italia

(G.p)Sabato 25 marzo a L'Aquila, città capoluogo dell'Abruzzo ci sarà il corteo nazionale organizzato da Casa Pound Italia per reclamare la sovranità della nazione rispetto alle follie imposte dai burocrati di Bruxelles. 
Il corte si svolgerà in concomitanza con le le celebrazioni a Roma per il sessantesimo anniversario del Trattato di Roma, ed è prevista la partecipazione di 5 mila attivisti da Bolzano a Palermo. Il corteo partirà da viale Corrado e si concluderà con un comizio in villa Comunale.
Le forze dell'ordine, per l'occasione, hanno rafforzato il dispositivo di sicurezza per prevenire la contrapposizione dei centri sociali.
Dei motivi squisitamente politici della manifestazione ci parla una nota, diffusa da Casa Pound che pubblichiamo interamente.


Casa Pound si ritrova in corteo a L’Aquila, città ancora ferita dal terremoto, per reclamare la sovranità della Nazione rispetto alla follia dei burocrati di Bruxelles. 
Le ricette economiche dell'Unione Europea e della Globalizzazione si sono rilevate fallimentari: gli italiani si sono impoveriti, i giovani non hanno un futuro mentre nazioni e popoli lontani da noi si sono arricchiti a scapito dell’Italia.
Come se non bastasse, di fronte al crollo delle nascite italiane causato da instabilità e povertà diffusa, l’Unione Europea, i media e i partiti di tutti i colori foraggiano l’apertura delle frontiere a centinaia di migliaia di immigrati insieme allo IUS SOLI, ovvero la cittadinanza italiana regalata. In una sola parola l’ESTINZIONE del popolo italiano.
Per dire NO a tutto questo, per riaffermare la necessità per l'Italia di recuperare libertà e sovranità, saremo in corteo a L'Aquila il 25 marzo a partire dalle 15.

Quegli indizi trascurati dai giudici nell'inchiesta sulla casa monegasca

(G.p) Dai flussi di soldi ai racconti dei vicini di casa, il "Giornale" storico quotidiano milanese sulla casa di Montecarlo,aveva scoperto tutto già sette anni fa. Ma il caso fu archiviato in fretta come ci racconta con un interessante articolo il collega Massimo Malpica.
Articolo che riportiamo fedelmente.


Era il 26 ottobre 2010 e la procura di Roma rese noto di aver messo sotto indagine Gianfranco Fini per la vicenda della casa di Montecarlo.
La notizia. però, arrivò solo nel giorno in cui i pm titolari del fascicolo chiesero l'archiviazione per l'allora presidente della Camera e per l'ex tesoriere di An, Pontone. Per i magistrati non c'era «truffa», e «nessun artificio o raggiro» era stato messo in piedi da Fini, che come leader del partito, concludevano le toghe, sarebbe stato «titolato a disporre del suo patrimonio». Quanto al prezzo, risibile, al quale la casa era stata venduta, i pm alzarono ugualmente le mani, mettendo nero su bianco che «qualsiasi doglianza sulla vendita a prezzo inferiore non compete al giudice penale ed è eventualmente azionabile nella competente sede civile». Era l'anticamera dell'insabbiamento, certificato poi nel marzo successivo dal gip. Eppure il seguito giudiziario della vicenda, con i clamorosi sviluppi che piantano quella storia e quella casa al centro di una presunta evasione di milioni di euro da parte della holding del gioco di Francesco Corallo, in un intreccio di interessi e bonifici milionari con Giancarlo ed Elisabetta Tulliani (e il tutto «d'intesa» - per pm e gip - con Fini), permette di guardare a quell'indagine con perplessità. A farlo, per esempio, è il gip romano Simonetta D'Alessandro. Che nell'ordinanza d'arresto per Giancarlo Tulliani, non la manda a dire ai colleghi: «L'accertamento sopravvenuto di questi gravi fatti - scrive il giudice - fa apparire minimalista l'ipotesi delittuosa per la quale il pm di Roma aveva coltivato l'indagine - concludendola con archiviazione il 14 marzo 2011». Di certo gli inquirenti non si dannarono l'anima per trovare ciò in cui si sono poi imbattuti prima i colleghi milanesi - facendo emergere a margine di un'indagine per un finanziamento ad Atlantis da Bpm i rapporti tra Corallo, il broker Walfenzao e i Tulliani - e poi quelli romani, che hanno scoperto e seguito i flussi di denaro dai conti caraibici di Corallo a quelli «nostrani» della famiglia d'adozione di Fini. Indizio importante, quello dei soldi, ma trascurato. L'avessero scoperto sette anni fa, la storia sarebbe deflagrata in modo molto diverso. Come pure sarebbe stato interessante interrogare i vicini di casa che raccontarono di aver visto non solo Tulliani nell'appartamento, ma anche lo stesso Fini (che ha sempre negato). Si poteva sentire il costruttore Luciano Garzelli che si era occupato dei lavori di ristrutturazione, e magari si sarebbe recuperata prima quella email che lo stesso Garzelli spedì a Tulliani, invitandolo a stare «calmo e tranquillo» e lasciando intendere di avere le prove registrate che Fini avesse dormito in quella casa. Ma anche questo non è stato fatto, anche quei testimoni sono stati trascurati. E sono in buona compagnia. Perché è toccata la stessa sorte a Davide Russo, il dipendente del mobilificio Castellucci, che al Giornale disse d'aver visto Fini e compagna in negozio, più volte, intenti a ordinare la cucina destinata a boulevard Princesse Charlotte. Forse qualcuno che avrebbe dovuto indagare aveva preso per buona la panzana della «macchina del fango». O forse, come dice oggi il grande accusatore di Fini, Amedeo Laboccetta, l'ex leader ha ormai «perso le coperture».

mercoledì 22 marzo 2017

Fini alla Camera per celebrare l'Ue. L'attacco di Gasparri: scambia Montecitorio per Montecarlo


(G.p)E' lui o non è lui? Certo che è lui, parafrasando un vecchio e riuscito sketch di Ezio Greggio nella trasmissione Drive In, Gianfranco Fini. L'ex Presidente della Camera dei deputati, l'ultimo presidente di Alleanza Nazionale è seduto in prima fila nell'Aula di Montecitorio per presenziare alle celebrazioni del parlamento per il sessantesimo anniversario dei trattati di Roma.
Una presenza, quella di Gianfranco Fini, che non poteva passare inosservata, soprattutto agli occhi degli ex "compagni" di partito ed esponenti della destra italiana.
Fini, oltre ad essere stato ex presidente della Camera, deputato di lungo corso ed esponente autorevole del Movimento Sociale Italiano prima, di Alleanza Nazionale poi, è nella scomoda posizione di indagato per riciclaggio e con un cognato, Giancarlo Tulliani latitante.
L'inchiesta è quella sui rapporti (ritenuti illeciti) della famiglia con l'imprenditore catanese Corallo, leader nel settore delle slot machine e dei video poker, arrestato ai Caraibi il 13 dicembre del 2016.
E secondo il racconto ai pubblici ministeri dell'ex deputato di Alleanza Nazionale Amedeo Laboccetta Fini chiese esplicitamente aiuto a Corallo al fine di acquistare una casa a Montecarlo.
Poteva farsi sfuggire un'occasione del genere Maurizio Gasparri, vecchio collega di Fini ai tempi di Alleanza nazionale e ora suo tenace detrattore? Ovviamente no, e il suo profilo Twitter ha inchiodato l'ex leader di Futuro e libertà con una serie di foto e giochi di parole.
Infatti al  vecchio presidente di Alleanza Nazionale l'ex sodale Maurizio Gasparri dedica due tweet nel primo scrive: Fini come se nulla fosse in aula a Montecitorio, a celebrazione Trattati di Roma. Giancarlo Tulliani assente #faccedicorallo
Nel secondo invece ricorda ai suoi seguaci su Twitter che alla camera si celebra l'Europa e Fini ha la faccia di bronzo di presentarsi a Montecitorio scambiandolo per Montecarlo.

Laboccetta: Fini non ha più coperture ora le toghe hanno capito tutto

(G.p)Il collega Paolo Bracalini dalle colonne de Il Giornale, storico quotidiano milanese, intervista in esclusiva l'ex parlamentare di An e del Popolo della libertà Amedeo Laboccetta, principale accusatore dell'ex Presidente della Camera dei Deputati nonché ultimo presidente di Alleanza Nazionale Gianfranco Fini nell'inchiesta sui soldi di Corallo e gli affari della famiglia Tulliani.

Corallo, il re delle slot machine, versava milioni di euro ai Tulliani, per ottenere l'aiuto di Gianfranco Fini nell'approvazione delle leggi. Le bordate dei pm contro l'ex leader di An sono durissime.
E uno dei suoi accusatori- l'ex parlamentare Amedeo Laboccetta- torna ad attaccarlo: sapevano tutto della casa a Montecarlo ma i giudici lo proteggevano. Ora le sue coperture sono saltate.
"Fini non ha più le coperture di un tempo, direi che è un po' organo di protezioni, o almeno si sono indebolite. Eppure in quegli anni la terza carica dello Stato Italiano, e cioè il signor Fini, godeva di una super protezione, tanto a livello nazionale che internazionale.
Non tocca a me dare le pagelle ai magistrati. Sono convinto che la Procura di Roma e il gip che ha formulato la richiesta di arresto per Tulliani abbiano ben inquadrato la figura di Fini in tutta la vicenda.
Adesso si tratta di avere pazienza ed aspettare la fine della storia".
L'ex parlamentare di An Amedeo Laboccetta è diventato il principale accusatore di Fini nell'inchiesta sui soldi di Corallo e gli affari della famiglia Tulliani, inchiesta che riguardo lo stesso Laboccetta come ex consulente dell'imprenditore delle slot ed ufficiale di collegamento tra l'Atlantis e l'allora presidente della Camera.
Fu lei a presentarli, e sempre lei a raccontare che fu Fini in persona a chiedera a Corallo di attivarsi per trovare casa a Montecarlo
E' quello che ho riferito con precisione ai magistrati. In quell'incontro Fini fece intendere che l'aspirazione sua e della compagna Elisabetta Tulliani fosse quelle di avere una casa a Montecarlo. E Corallo si mostrò disponibile.
Dunque Fini non sarebbe il coglione( epiteto usato da lui stesso) utilizzato a sua insaputa dai Tulliani, ma avrebbe avuto un ruolo da protagonista in tutta la vicenda.
Macché coglione. Solo politicamente è stato un coglione, perché si è fatto illudere da Napolitano che facendo il killer di Berlusconi sarebbe diventato premier di un governo istituzionale. Ma sulla casa di Montecarlo no, sapeva tutto. Io penso che sia arrivato il tempo per Fini di raccontare la verità, gli italiani hanno capito com'è andata la storia, se continua in questo atteggiamento si fa male da solo. Apra il cuore e gli archivi, magari potrebbe aiutare a riabilitare la sua immagine. Anche se non sarà facile.
Fini ha già annunciato che la querela.
"Che ci provi, controquerelerò subito lui per calunnia. Lo sfido in qualsiasi sede ad un contraddittorio. Io ho ricostruito in un libro, con testimonianze dirette, quel che ho visto, sentito, toccato con mano durante l'ignobile manovra di palazzo, un vero colpo di stato, andato in scena nel 2010. Nessuno mai ha smentito, né Fini, né tanto meno Naoplitano. Dovrebbe essere il Parlamento ad avviare una seria attività di indagini su quelli anni opachi. Altrimenti lo farà la magistratura.
Lei conosceva Fini da molto tempo, già dagli anni del Msi. Come spiega il suo comportamento?
Non voglio entrare nelle vicende personali altrui, ma sicuramente la famiglia Tulliani ha molto condizionato l'operato e le scelte di Fini sul piano politico e dei rapporti istituzionali.

In particolare Giancarlo Tulliani, una persona innamorata solo della bella vita, del lusso e della ricchezza.
Sta dicendo che ha contagiato Fini.
Le racconto un aneddoto, per farle capire che punto di boria era arrivato. Ci portò all'Antica Pesa di Roma: io Corallo,Elisabetta e Giancarlo Tulliani. In questo ristorante mi hanno dedicato una bottiglia d'acqua personalizzata disse Fini.
Arrivò in effetti un cameriere con una bottiglia e l'etichette dedicata al presidente della Camera. "La imbottigliano solo per me. Un gesto di attenzione per un uomo importante come me" Rimasi sbigottito. Non riuscivo a capacitarmi di come Fini non capisse che era un'usanza per i clienti in vista, nulla più. E infatti ce n'era una dedicata ad Alemanno. Quando lo dissi a Fini, sbiancò.
Lei lo ha definito un uomo ossessionato dal potere.
E' un piccolo politico. Una volta Almirante ci disse:"ricordate passeranno almeno venti anni prima che gli italiani capiscano chi è davvero Fini. Solo un gran bel megafono.



martedì 21 marzo 2017

Roma ai Romani e Forza Nuova in piazza il 24 e il 25 marzo contro la tirannia UE

(G.p) Il movimento identitario Roma ai Romani, guidato da Giuliano Castellino in concerto con Forza Nuova sarà protagonista di due importanti iniziative politiche venerdì 24 e sabato 25 marzo.
Venerdì nel popoloso e popolare quartiere di Primavalle ci sarà un corteo per il diritto alla casa, contro l'immigrazione e le politiche di austerità imposte dai burocrati di Bruxelles.
Sabato 25 marzo i militanti dei due movimenti saranno in piazza, nel giorno in cui si festeggia il sessantesimo anniversario del Trattato di Roma, per contestare chi ha tolto all'Italia gran parte della sua sovranità tenendo sotto strozzo il nostro paese da decenni.
Il senso di questa due giorni militante ci viene spiegato da una nota congiunta da parte di Roma ai Romani e Forza Nuova, che pubblichiamo per intero.


Primavalle è un quartiere storico romano, oggi strozzato dalla crisi, sotto sfratto, invaso dagli immigrati, tradito e venduto dalle sinistre. Il corteo di venerdì 24 sia il simbolo della resistenza popolare alla tirannia europea, ma anche della lotta per il diritto alla casa, contro l’immigrazione e le politiche di austerità imposte dagli eurocrati. Sabato 25, invece, saremo in centro a contestare chi ci ha tolto la sovranità e ci tiene “sotto strozzo” da decenni. Non c’è nulla da festeggiare. “Fuck U.E.” e tutti i suoi servi. La tregua è terminata. Roma è pronta a sfidare Bruxelles, il popolo ad alzare i vessilli contro questa banda di banchieri che ci sta derubando il futuro”. Queste le parole di Giuliano Castellino, portavoce di Roma ai Romani. “Venerdì 24 marceremo su Primavalle per dire stop alla tirannia degli eurocrati di Bruxelles che con le loro scellerate politiche portano solo austerità, povertà e immigrazione. È il momento di dire basta alla sostituzione etnica in atto, figlia di una politica che sfratta gli italiani dalle case per assegnarle agli immigrati, una politica che favorisce il lavoro per gli stranieri e permette il licenziamento indiscriminato dei lavoratori italiani, già vittime di precariato e disoccupazione. Partire da un quartiere popolare per creare un’onda di rivolta contro i tiranni di Bruxelles, di cui i nostri politicanti sono solo i miseri camerieri” conclude Alessio Costantini, responsabile romano di Forza Nuova.

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Elisabetta, Gianfranco ed il riciclaggio: "coinvolti in fatti seriali"

(G.p) Sono due i verbali che inchioderebbero  l'ex vice presidente della Camera dei Deputati nonché ultimo presidente di Alleanza Nazionale Gianfranco Fini, che emerge come personaggio centrale nell'inchiesta che gira intorno al rapporto tra l'imprenditore  Francesco Corallo ed i Tulliani, la famiglia della compagna dell'ex leader di Alleanza Nazionale, Elisabetta.
Cosi centrale che il giudice per le indagini preliminari gli "cuce" lo stesso abito confezionato per Elisabetta e Giancarlo tutti coinvolti in fatti seriali, di identica, gravissima lesività, che hanno ricoperto un lungo arco temporale, reati che avrebbero connotato una intera fase politica, toccando l'ordinamento economico dello Stato.
Sono quindi due i verbali scottanti per Gianfranco Fini. Il primo è quello di un pentito, legato al potente cartello criminale denominato i casalesi, fazione Michele Zagaria, Luigi Cassandra.
Questi, ha raccontato ai magistrati di un pranzo romano da "Fortunato" al Pantheon riferisce di aver incontrato l'imprenditore catanese Francesco Corallo ed Amedeo Laboccetta insieme all'ex senatore di Alleanza Nazionale prima, del Popolo della Libertà poi, Gennaro Coronella.
Prima dell'incontro Coronella, sostiene Cassandra, mi spiego che le sue conoscenze politiche presso Laboccetta, Corallo, il cognato di Fini e Fini avrebbero pesato su Tancredi( altro imprenditore nel settore delle slot machine) e l'avrebbero convinto perché tutto girava intorno a Fini.
Il pentito,inoltre precisa: Laboccetta, Corallo e Giancarlo Tulliani erano addentrati ed uniti nel mondo dei giochi e che dietro di loro c'era l'onorevole Gianfranco Fini come massimo riferimento politico.
Il secondo è quello dell'ex parlamentare Amedeo Laboccetta che racconta la sua versione della genesi dell'affare monegasco, con un prologo alla cessione della casa donata dalla contessa Colleoni ad An per continuare la buona battaglia.
Nel 2008, racconta l'ex parlamentare, nel corso di un pranzo Giancarlo Tulliani, anche a nome di sua sua sorella Elisabetta e del suo compagno l'allora presidente della Camera dei deputati Gianfranco Fini, informò Corallo e me che doveva aiutarli a comprare una casa a Montecarlo.
Naturalmente Corallo, che aveva anche rapporti con Fini, spiega al cognato che una cosa del genere gliela dovevano chiedere direttamente gli interessati.
E cosi avvenne. Tulliani telefonò a Fini e dopo poco, racconta Laboccetta, eravamo negli appartamenti del presidente della Camera dei deputati. Eravamo Giancarlo Tulliani, Elisabetta, Fini, Corallo ed io.  Fini disse che lui ed Elisabetta desideravano avere una casa proprio a Montecarlo ed erano sicuri che Corallo li aiutasse a coronare questo desiderio.
Infatti l'imprenditore catanese si dichiarò disponibile. Dopo la primavera del 2008 Fini chiese a Corallo di accompagnare il cognato in una trasferta monegasca al fine di trovare la casa giusta.Corallo chiese a Laboccetta di accompagnarli. Volo privato da Ciampino e spese pagate dall'uomo di Atlantis.
Ma le case proposte dalle varie agenzie immobiliari operanti nel principato sono troppo care. Per fortuna successivamente salterà la casa della Contessa Colleoni e Corallo finanzierà l'operazione.


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"Il latitante Tulliani va arrestato". Ma lui è a Dubai dove non sarà estradato


(G.p)Dal Principato di Monaco all'Emirato. Giancarlo Tulliani ha scelto, con la massima cura possibile, il luogo dove andare a vivere dopo lo scandalo della casa di Montecarlo. 
Perché a Dubai, dove ufficialmente lavora, nel settore immobiliare, l'ordinanza di custodia cautelare emessa nei suoi confronti dalla Procura della Repubblica di Roma per riciclaggio, con ottime probabilità è destinata a rimanere carta straccia.
Il pubblico ministero Barbara Sergenti ed il procuratore aggiunto Michele Prestipino che hanno chiesto l'arresto del cognato di Gianfranco Fini, ex  Presidente della Camera dei deputati ed ultimo presidente di Alleanza Nazionale, anche lui indagato per lo stesso reato, non hanno potuto fare niente altro che dichiaralo latitante, in un paese che non ha un accordo sull'estradizione con l'Italia e che per reati di tipo economico come quelli contestati a Giancarlo Tulliani non la concede mai.
L'ordine di arresto è figlio di un approfondimento investigativo dell'indagine che lo scorso mese di dicembre aveva portato in cella Francesco Corallo, il re delle slot machine e di alcuni componenti del suo entourage, ritenuti responsabili  di associazione a delinquere, di carattere trans nazionale che riciclava tra Italia, Olanda, Antille Olandesi, Santa Lucia ed il principato di Monaco i proventi del mancato pagamento delle imposte sul gioco on line.
Una parte del profitto illecito, secondo il pubblico ministero, sarebbe finito in conti correnti bancari nella disponibilità della famiglia Tulliani, non solo quindi di Giancarlo, ma anche in quelli del padre Sergio e dell'altra figlia Elisabetta, la moglie dell'ex presidente della Camera dei Deputati, che tra l'altro in molti dei reati contestati tra il 2008 ed il 2015 è indagato come concorrente.
I Tulliani, si legge nell'ordinanza, erano consapevoli che le somme di denaro ricevute non trovavano alcuna giustificazione economica e finanziaria specifica e lecita e provenivano dall'attività dell'associazione a delinquere capeggiata dal re delle slot Francesco Corallo e conoscevano l'attività della concessionaria Atlantis/ B Plus il cui rappresentate era Amedeo Laboccetta, legato da una storia amicizia e da forti rapporti politici con l'onorevole Gianfranco Fini.
L'ex leader di Alleanza Nazionale, travolto dall'inchiesta, ha chiesto ai magistrati di essere interrogato e ha dato mandato ai suoi legali di querelare per calunnia Amedeo Laboccetta.
L'indagine aveva subito una accelerazione dopo le perquisizioni dello scorso 13 dicembre, quando i finanzieri hanno trovato l'appartamento di Tulliani in condizioni tali da far pensare ad un abbandono improvviso. Infatti il 15 dicembre era in volo per Dubai.
Per la Procura della Repubblica di Roma Tulliani deve essere arrestato perché si è reso protagonista seriale e spudorato di numerosi episodi di riciclaggio, cosi come sua sorella e suo marito, Gianfranco Fini.


lunedì 20 marzo 2017

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Mandato d'arresto per Giancarlo Tulliani, cognato di Fini, che risulta irreperibile


Un ordine di arresto è stato emesso a carico di Giancarlo Tulliani, cognato dell'ex presidente della Camera dei deputati nonché ultimo presidente di Alleanza Nazionale Gianfranco Fini, nell'ambito di una tranche dell'inchiesta della Procura della Repubblica di Roma su una presunta associazione a delinquere, di carattere transnazionale, che riciclava  tra Europa e Antille i proventi del mancato pagamento delle imposte sul gioco on-line e sulle video-lottery (VLT).
 Il provvedimento del giudice per le indagini preliminari  non è stato eseguito: Tulliani è residente a Dubai e risulta irreperibile.
 L'ordine di arresto nasce da un approfondimento investigativo dell'attività d'indagine che aveva condotto il 13 dicembre scorso, all'arresto di Francesco Corallo, Rudolf Theodoor Anna Baetsen, Alessandro La Monica, Arturo Vespignani e Amedeo Labocetta, ritenuti capi e partecipi di un'associazione a delinquere a carattere transnazionale, dedita ai reati di peculato, riciclaggio e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte. Il profitto illecito dell'associazione, oggetto di riciclaggio, una volta depurato, secondo chi indaga sarebbe stato impiegato da Francesco Corallo in attività economiche e finanziarie, in acquisizioni immobiliari, e destinato anche ai membri della famiglia Tulliani. Nell'inchiesta è indagato lo stesso Fini per riciclaggio.

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Campo Hobbit, 40 anni dopo:a Montesarchio dal 23 al 25 giugno



(G.p)In occasione del quarantennale del primo Campo Hobbit che  si svolse a Montesarchio, in provincia di Benevento, il Comitato Campo Hobbit 40 ha organizzato dal 23 al 25 un nuovo incontro al fine di richiamare alla memoria il senso di appartenenza e la volontà di confronto e scontro di una generazione che non si è arresa.
Marina Simeone,fondatrice dell'associazione che porta il nome del padre Generoso ispiratore insieme a Marco Tarchi ed Umberto Croppi dei Campi Hobbit con una nota diffusa alla stampa, ci spiega il perché di un "nuovo campo Hobbit" 40 anni dopo il primo.
Nota che pubblichiamo per intero.


Quarant’anni dopo a Montesarchio un nuovo incontro per richiamare alla memoria il senso di appartenenza e la volontà di confronto e scontro di una generazione che non si è arresa. L’identità è il sottotitolo scelto per questa tre giorni di musica, dibattiti, mostra fotografica, ricordi, analisi. Una identità perduta o mai dimenticata? Alla ricerca di una politica sociale, globale, meno misera sicuramente di quella a cui ci stanno abituando. Abbiamo messo in moto un laboratorio di azione e reazione, una chiamata alle armi e in fondo un modo di fare cultura, quella che parla la lingua del popolo, perché si forma dal suo sangue, quella che allo speranza oppone la volontà. Senza steccati né pregiudizi il nostro Hobbit è prima di tutto il cammino di una comunità dall’origine verso la sua naturale proiezione. Gli anni settanta alle nostre spalle ci intimano di non intraprendere strade già battute, ma sentieri vergini, seppur tortuosi, sui quali idee sostenute fermamente possano trovare la propria stabile dimora. E a chi parla di nostalgismo, possiamo rispondere che non c’è nostalgismo nella memoria, ma fedeltà, come a chi ci condannerà di tradimento del folklore potremmo rispondere che non c’è fedeltà nella imitazione anacronistica, ma ingenerosità.
Sul campo sportivo di Montesarchio dal 23 al 25 giugno unico protagonista il vitalismo di chiunque non pensi conclusa o perduta irrimediabilmente la partita con il proprio tempo. 

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