martedì 18 novembre 2014

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Il raid allo stadio di Magliano Romano: tra i nove arrestati il candidato sindaco di Casa Pound a Viterbo

C’è anche Diego Gaglini, 26 anni, residente a Vitorchiano, candidato sindaco di Viterbo per Casapound alle ultime elezioni comunali, tra i nove giovani arrestati dai carabinieri di Civita Castellana e Bracciano dopo il raid compiuto domenica mattina allo stadio di Magliano Romano. Con lui c’erano Ervin Di Maulo, 32 anni, e Roberto Spolverini, 28 anni, due ''autorità'' in materia di aggressioni neofasciste. Di Maulo era già finito in manette nel novembre 2011 per aver picchiato a sangue, con la complicità di tre minorenni, due ragazzi nel centro storico di Viterbo [nel giugno 2013 il processo è andato a sentenza e Di Maulo è stato assolto: era intervenuto in una fase successiva per placare gli animi...]. Dal marzo scorso, inoltre, Di Maulo, insieme con altre 5 persone, era stato sottoposto a Daspo (divieto di accedere alle manifestazioni sportive) per tre anni. Il provvedimento era stato emesso dal questore di Viterbo dopo l’aggressione subita da alcuni giocatori durante la partita Viterbese – Montefiascone. Quindi, oltre che di lesioni personali gravi, dovrà rispondere anche della violazione del Daspo.
Gli altri sei giovani finiti ai domiciliari hanno da 18 a 27 anni e sono tutti residenti a Viterbo.
Le loro abitazioni, domenica pomeriggio, sono state passate al setaccio dai carabinieri. Secondo quanto si è appreso però, non sarebbero state trovate armi, ma solo materiale propagandistico e vessilli vari d’estrema destra.
Erano le 11,15 di domenica, un quarto d’ora dopo il fischio d’inizio della partita di terza categoria Magliano-Ardita, quando, in una via adiacente al campo si sono fermate una decina di auto con le targhe camuffate. Sono scese una ventina di persone, a volto coperto con i passamontagna e armate di spranghe e bastoni, hanno raggiunto gli spalti e sono piambate sulla tribuna dei supporters della squadra ospite. Sette i feriti dell’Ardita, la squadra del quartiere romano di San Paolo. Soccorsi dal personale del 118, sono stati trasportati all’ospedale di Monterotondo e ricoverati. Hanno fratture, escoriazioni ed ecchimosi e sono stati giudicati guaribili dai medici con prognosi che vanno dai 10 ai 40 giorni. Uno di loro ha anche un trauma cranico. Cinque sono stati dimessi il mattino seguente, il sesto è invece stato trasferito al Policlinico Umberto I di Roma, dove verrà sottoposto a un intervento chirurgico per una frattura scomposta a un braccio.
Il pestaggio allo stadio di Magliano Romano, secondo gli investigatori, potrebbe essere il ''seguito'' di uno scontro avvenuto a giugno scorso all’esterno di un pub a Roma, nel quartiere Garbatella. A darsele di santa ragione, anche in quell’occasione, furono gli ultra del Magliano Romano, notoriamente di estrema destra, e quelli dell’Ardita San Paolo, a dispetto del nome, di estrema sinistra, tanto che la squadra è sostenuta anche economicamente da un centro sociale.
I carabinieri di Civita Castellana e Bracciano, attraverso le testimonianze raccolte nell’imminenza dell’aggressione, hanno accertato che i ''picchiatori'' a volto coperto erano una ventina e che le auto con cui sono fuggiti dopo il raid erano almeno quattro. Quindi, all’appello mancano una decina di persone, ma i militari sarebbero sulle loro tracce. Non è escluso che tra loro ci siano altri elementi dell’estrema destra viterbese.
FONTE: Viterbo 24news

Commemorazione del 29 aprile, verso il processo 26 camerati milanesi per il presente e i saluti romani

C'erano “Skoll”, rockettaro di destra autore di libri su foibe e Che Guevara e il “Kassa”, già leader della curva milanista passato dalla Fossa dei leoni ai Guerrieri ultras. E poi il bodybuilder di Cernusco e altri ragazze e ragazze che hanno già debuttato nella politica “ufficiale”, in lista per Forza Nuova alle amministrative in vari comuni dell’hinterland. E pure una loro amica che ha corso pochi mesi fa alle comunali di Novate per la lista CasaPound. Era variegata, insomma, la platea di giovani che a fine aprile 2013 commemorò pubblicamente il consigliere provinciale missino Enrico Pedenovi, lo studente Sergio Ramelli e il repubblichino Carlo Borsani, tre martiri della destra radicale. Si ritroveranno la prossima settimana davanti al gup Elisabetta Meyer imputati (sedici in tutto) di aver violato la legge Scelba - che punisce le “manifestazioni usuali del disciolto partito fascista” - nel corso della manifestazione promossa quella sera “da alcuni appartenenti al partito Fratelli d’Italia”. Stando alle accuse del pm Piero Basilone - che ha chiesto per tutti il rinvio a giudizio - Federico Goglio in arte Skoll, in particolare, in piazzale Susa al momento di deporre i fiori per Borsani per tre volte “chiamava il presente”, al quale “numerosi manifestanti rispondevano con il saluto romano”. Stessa imputazione per Luca Cassani “Kassa” in via Paladini, dove lo studente Ramelli negli anni ’70 venne sprangato a morte da assassini di sinistra, e per Alessandro Albuzzi Agogeri per aver fatto lo stesso in viale Lombardia sotto la lapide per Pedenovi. Tra i numerosi a rischio processo per aver risposto all’esortazione con il saluto romano, spiccano vari esponenti di Forza nuova come E. D., E. B., le ragazze V. A. e S. A. di Casapound. Oltre a salutare, secondo l’accusa “partecipavano al corteo esibendo bandiere raffiguranti la croce celtica” . L’inchiesta era nata da un esposto presentato dai partigiani dell’Anpi. Anche una seconda indagine sulla serata di aprile di quest’anno è ormai chiusa (10 indagati) in attesa della prevedibile richiesta di giudizio. La Cassazione ha ribadito da poco che il “saluto romano” resta un reato poiché “nulla autorizza a ritenere che il decorso di ormai molti anni dall’entrata in vigore della Costituzione renda scarsamente attuale il rischio di ricostituzione di organismi politico-ideologici aventi comune patrimonio ideale con il disciolto partito fascista o altre formazioni politiche analoghe”.
Fonte: Il Giorno
Ps:  Nell'articolo del Giorno tutti i nomi erano per esteso. Ho deciso di mantenere solo quelli dei tre che si sono assunti l'onere di "chiamare il presente" mentre ho siglato quelli di militanti portati alla ribalta da una scelta capricciosa e arbitraria degli inquirenti (a sfilare e a fare il saluto romano quella sera sono state centinaia di persone)

domenica 16 novembre 2014

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I fascisti sociali occupano una struttura sul Lungotevere. Immediato lo sgombero di Campozero 2a ed.

“Non siamo politicamente corretti, non siamo attacchini di partito, non ti chiederemo il voto, non ci vedrai mai in doppio petto. Siamo la prima linea. Siamo i militanti sociali. A volte, per scoprire i nostri sogni, copriamo i nostri volti e alle catene ed ai lucchetti della speculazione preferiamo l’irruenza della libertà. Per questo non possiamo tollerare che sulle sponde del Tevere uno spazio come l'ex Cral del Poligrafico muoia nel degrado e nell'abbandono, lasciato alla mercé di appalti o bandi pilotati. E nemmeno che diventi una favelas, un campo rom, o un insediamento per immigrati e clandestini. Per questo abbiamo deciso di agire. Malaffare e politicanti stanno affamando il nostro popolo e stanno depredando la nostra Città”. 
Questa la nota di CAMPOZERO, ultima sigla dell'area più movimentista della fascisteria romana, che dall’ex Poligrafico aggiunge: 
“Caste, palazzinari, banchieri, speculatori, perbenisti, benpensanti, radical-chic, terzomondisti e tutti quelli che per anni hanno favorito le politiche a favore dell’immigrazione oggi chiedono repressione e manganelli contro i romani, noi rispondiamo reclamando e difendendo il diritto a riprenderci la nostra Città, iniziando da quegli spazi ingiustificatamente abbandonati. Le sponde del Tevere sono del Demanio, gestite dalla Regione Lazio (ARDIS, Agenzia Regionale Difesa del Suolo), quindi sono del popolo. Il contratto di locazione del Poligrafico è scaduto nel 2008, per questo l'ex Cral del Poligrafico deve tornare alla comunità. Lasciarlo chiuso e farlo “morire” è un crimine. Una truffa ai danni del popolo. Per questo abbiamo deciso di dar vita a CAMPOZERO uno spazio libero, sociale e popolare. Un centro contro la crisi economica e culturale. Uno spazio autogestito, che riqualificheremo a nostre spese”. 
Hanno concluso i militanti di CAMPOZERO, l'ultimo "centro sociale" occupato dalla fascisteria: 
“Prima che tutta Roma diventi come Tor Sapienza o Corcolle, rispondiamo con la militanza sociale. E non dimentichiamo che la povera signora Reggiani venne barbaramente assassinata da un immigrato proprio al di là del Tevere in mezzo al completo degrado. CAMPOZERO sarà:Cultura, Conferenze, Teatro, Cineforum, Sala Pc, Arte, Pittura. Palestra popolare, Squadra di Calcio sociale agonistica. Aggregazione, solidarismo, comunità. Tradizione, Identità, Popolo, Romanità, Rivoluzione”. 
Nonostante l'impegno, Campo Zero è stato sgomberato nel giro di poche ore ma la risposta militante è stata a stretto giro:
Campozero resiste e rilancia- i manganelli di Zingaretti, la repressione degli speculatori e il degrado dei terzomondisti non fermeranno il progetto campozero. Abbiamo occupato l'assessorato al patrimonio della Regione Lazio ed in questo momento, con cento militanti, stiamo presidiando l'ottavo piano dove si trova l'ufficio dell'Assessore Refrigeri. Non siamo disposti a cedere di un metro: l'ex-poligrafico deve tornare in nostro possesso. Le marchette dell'assessore non ci interessano, così come ce ne freghiamo di chi, con ogni mezzo, vuole impedirci di esprimere le nostre idee e la nostra militanza sociale. Quella di questa sera è solo la prima zione di Campozero. Non ci sarà tregua fino a quando l'ex-poligrafico non sarà liberato dalla malapolitica e dal malaffare.

Fonte: Ufficio stampa Campozero

sabato 15 novembre 2014

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La marcia delle periferie: la destra cavalca la rivolta di Tor Speranza, ma la borgata non c'era

Saluti romani, militanti di Casapound, cori contro i centri di accoglienza per stranieri e contro i rom. Infine la presenza dell'ex sindaco Gianni Alemanno e di esponenti di Fratelli d'Italia. L'Huffington post ci racconta il tentativo della destra romana di cavalcare la tigre della rivolta popolare di Tor Sapienza ma la gente della borgata non ha partecipato al corteo anti-Marino

Che la Marcia delle periferie fosse un appuntamento poco spontaneo e sostanzialmente organizzato dal centrodestra romano contro Ignazio Marino era evidente fin dai manifesti che si erano moltiplicati dopo la rivolta di Tor Sapienza: "Basta Marino! Rivogliamo la nostra città" è l'urlo di richiamo. Ma oggi al corteo fino a piazza Venezia dal quartiere al centro delle cronache nazionali sono arrivati in cinque: Roberto Torre, diventato ormai il volto televisivo della borgata in rivolta contro i disservizi e gli immigrati, e quattro vicini di casa che in questi giorni sono stati spesso intervistati dalle telecamere.
"Il comitato di quartiere Ponte di Nona è quello che ha chiesto il permesso per la manifestazione ma soltanto di facciata. Dietro c'è tutta la galassia di destra romana", conferma un esponente di Casapound che lavora come portavoce di Mario Borghezio. Fratelli d'Italia ha lavorato attivamente per il corteo contro il Campidoglio e lo dimostra l'arrivo di Gianni Alemanno (vedi intervista-video) e del capogruppo alla Camera Fabio Rampelli. E basta girare intorno ai comitati di quartiere per accorgersi che gli striscioni utilizzati per gli slogan non sono altro che poster di FdI riciclati.
Durissimi gli slogan contro il sindaco che ha scippato Roma proprio ad Alemanno: "Marino assassino!", scandiscono i ragazzi in bomber che sventolano centinaia di tricolori mentre dal camioncino l'inno d'Italia viene sparato a tutto volume. "Il centro d'accoglienza non lo voglio, tutti i rom al Campidoglio", cantano i cittadini di Settecamini dove però non sorge alcuna struttura per stranieri. "Siamo pieni di palazzi abusivi occupati dagli zingari e dagli immigrati", spiega un signore attivissimo con il fischietto. Accanto, manifesta un distinto signore del quartiere Trieste, zona vicina ai Parioli: "Da noi non c'è un problema di sicurezza ma chiediamo più volanti della polizia e più rispetto per gli agenti".
Le richieste si mescolano nei cartelli. C'è chi vorrebbe vietare l'alcol dopo le 22, chi chiede regole certe per il commercio, chi vuole autobus più frequenti o eliminare le "botticelle" romane e cioè le carrozze trainate dai cavalli che Ignazio Marino non sta abolendo. Ma quello che unisce i partecipanti è l'intolleranza nei confronti dei campi rom "fuori controllo" e "l'immigrazione incontrollata". "Ma questo non è razzismo", spiega Alemanno, "è che Marino ha alzato le mani e lasciato che tutto esplodesse". La corsa ai voti dell'esasperazione è già cominciata.
Fonte: Huffington post

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La "resa ai fascisti" e la lezione di Serpentara: le rivolte di popolo non le fabbrica il ceto politico

Il dispositivo messo in piazza  questo venerdì  lo attesta.Prima i messaggi allarmistici delle testate di sinistra sullo “Stato che si arrende ai fascisti”, quindi Marino che prova a recuperare terreno in borgata, ma gli va già di lusso se non finisce in ospedale. Quindi l'ordine perentorio impartito alla Polizia di caricare i ragazzi di Casapound alla Serpentara quando stanno offrendo solidarietà a un pensionato barbaramente pestato. Ordine perentorio per la verità disatteso sia per la calma dei manifestanti che per quella dei responsabili delle forze dell'ordine che non riescono ad ubbidire come molle a un comando assurdo e ingiusto che proviene dal Campidoglio.Poi, nell'illusione che intanto Marino abbia recuperato terreno e che gli scontri con Casapound abbiano avuto luogo, l'ultima mossa: quella della solidarietà in doppio petto e senza palle che gli attivisti del partito del ministro dell'interno, Alfano, inscenano in serata sempre alla Serpentara.Un meccanismo coordinato a tavolino tra tutti i complici della nostra spremitura quotidiana.Elimina il radicale, sostituiscilo con il buffone e lascia che tutto vada come prima.Questo è il quadro. Da un lato abbiamo la sana esasperazione popolare e dall'altra il carrozzone dei falliti che congiura per depotenziarla e al tempo stesso per sfruttarla, ovviamente tradendola, per salvare grazie ad essa poltrone e portafogli.

Qui il video della diffida della polizia ai militanti di CasaPound: http://montesacro.romatoday.it/fidene-serpentara/casapound-tufello-serpentara-centri-sociali-oggi-14-novembre.html

Così Gabriele Adinolfi racconta e interpreta la "giornata di passione" di ieri nella borgata. Omettendo però la discesa in campo della "terza forza", i compagni del Tufello. Per il Messaggero le cose sono andate così:
Serpentara: timori per l'arrivo dei centri sociali, vietata la manifestazione di CasaPound
Momenti di tensione oggi pomeriggio tra polizia e centri sociali al Tufello, poco lontano da Fidene dove era in programma una manifestazione di Casapound. I militanti dell'estrema destra romana erano scesi in piazza a Fidene assieme a Borghezio contro il brutale pestaggio da parte di una banda di rapinatori a Gino Lozzi, ex custode della scuola Toscanini, ricoverato in prognosi riservata. Un episodio efferato che ha scosso un’intera città e soprattutto i quartieri di Fidene e Serpentara.La cosa non è piaciuta ai centri sociali che a loro volta sono scesi in strada, in via Monte Cervialto, a qualche centinaio di metri da Casapound, accendendo fumogeni e rovesciando alcuni cassonetti. I manifestanti tenuti sotto controllo dalla polizia hanno anche lanciato qualche grosso petardo.

In realtà protagonisti del "terzo evento" a Serpentara non sono stati i militanti del Nuovo centro-destra, che pure a Roma ha inglobato un bel po' di quadri storici della destra sociale, da Augello a Piso, ma un pezzo significativo del ceto politico di borgata, che ha organizzato una fiaccolata alla parrocchia raccogliendo una discreta partecipazione. Il Di Roma la racconta come l'autentica manifestazione di popolo ma a parlare sono solo i consiglieri municipali:
L'autenticità della situazione è venuta fuori invece più tardi, con i cittadini di zona che si sono radunati alle 19 di fronte alla parrocchia di Sant'Ugo. In circa 200 hanno tirato su due grandi striscioni, uno con la parola "Sicurezza" a tutta larghezza, l'altro con un messaggio di solidarietà per Gino Lozzi, 70 anni, ex custode della media Toscanini in via Flavio Andò.Tanto per far comprendere, alcuni giorni fa Gino ha subito una rapina ed è stato malmenato dai rapinatori che gli hanno invaso casa. «Lo hanno massacrato, rotto mani e piedi, colpito ovunque», sottolinea il figlio Urbano che quella sera era lì, tenuto bloccato a letto da alcuni degli aggressori che brandivano un piccone a mo' di minaccia. Sono stati oltre 30 minuti di terrore e orrore, le urla del padre colpito ripetutamente tanto da ridurlo in fin di vita e, andati via i malviventi, portato subito all'ospedale Pertini con fratture, ecchimosi ovunque e un polmone perforato da una costola fratturata. «Quei selvaggi erano dei nomadi, dei rom - continua Urbano - Erano riconoscibili. Sono stati spietati e io a tenere calmo mio figlio, impotente»Le minacce verbali, quell'intimare di stare zitto altrimenti lo avrebbero ammazzato, lui "italiano di merda"Tornando alla manifestazione, ad aprirla alcune parole di Cristiano Bonelli (Ncd) e di Francesco Filini (FdI) che insieme ai consiglieri Manuel Bartolomeo (Ncd)Fabrizio Caspapera (Cd) Simone Proietti (M5S) hanno rappresentato varie forze politiche locali. Fra i presenti alcuni componenti di comitati di quartiere, come Mimmo D'Orazio del CdQ Serpentara: «Non avendo avuto autorizzazione per la manifestazione visto che oggi in tutta Roma se ne sono svolte diverse, i cittadini si sono radunati spontaneamente anche perché la situazione è insostenibile e tutti oggi non sono disposti a rimanere fermi. Ci devono dare ascolto, vogliamo vivere in sicurezza».Fiaccolatamontecervialto003«Tutti percepiamo questa fetta di periferia come sempre meno sicura - ha detto Bonelli - Vogliamo far sentire la nostra voce, vogliamo vivere serenamente nei nostri quartieri».Poi su Gino Lozzi, ha preso la parola Francesco Filini: «Gino si sta riprendendo. Siamo qui per dare la nostra solidarietà a lui e alla sua famiglia. Abbiamo la pretesa di voler vivere in tranquillità la nostra città. È di oggi pomeriggio l'episodio di una signora che verso le 18,30 è stata aggredita su via dei Prati Fiscali, colpita alla testa e derubata. Vogliamo sicurezza! Inoltre i nostri quartieri rimangono sempre più spesso al buio e questo non fa che aumentare la pericolosità delle strade».Dopo, l'inizio del corteo, tutti con candele accese in mano, a sfilare scortati dalle forze dell'ordine fino alla scuola Toscanini, fin lì dove Gino ha quasi trovato la morte, nella sua abitazione di custode dell'istituto, colpito con ferocia da quei balordi che hanno violentemente invaso e stuprato l'intimità della sua famiglia.

No, le "rivolte di popolo" come a Tor Speranza non si fabbricano a tavolino e certamente l'allarmismo del "Fatto Quotidiano" che accredita un "protagonismo fascista" tutto da dimostrare non aiuta a capire le dinamiche reali della periferia orientale romana, dove anche in presenza di un grave fatto di sangue dal pesante impatto emotivo, la maionese non è impazzita ...
PS: Intanto all'Espresso si sono svegliati dal sonno e hanno scoperto che a Torpignattara fu delitto razziale. Alla buon'ora...



giovedì 13 novembre 2014

Vittoria: un dibattito franco e appassionato con Annalisa Terranova sul non detto e le rimozioni degli anni Settanta

E' stata una discussione franca e appassionata quella che ha attraversato la presentazione napoletana di Vittoria, sabato scorso al Vomero. La restituisce (quasi) perfettamente l'autrice, Annalisa Terranova, in questo post pubblicato su Segnavia :

Considero la presentazione del romanzo Vittoria a Napoli (per la quale ringrazio Francesco Bellofatto)  un po' una conclusione della serie di incontri e discussioni suscitati dal mio libro, molto interessante per l'eterogeneità del pubblico (una signora è anche andata via in segno di dissenso). Il confronto con Ugo Maria Tassinari è stato per me importante perché ha fatto "deragliare" dal tema per andare al nocciolo di una questione che non si affronta volentieri: quanto sanno i "camerati" delle esperienze dei loro coetanei sull'altra parte della barricata e viceversa. Ora, Tassinari è uno che sa. E' un interlocutore sui generis (di certi fatti, personaggi, ambienti lui sa anche molto più di me), ma non è rappresentativo di un mondo, così come non lo sono io (infatti lui stesso ha detto, a un certo punto, che sono isolata, ed è vero, e ne sono anche abbastanza fiera, così come lo è lui per il fatto che i compagni lo accusano di avere legittimato i "fasci"). E i punti sono stati questi, anche se il romanzo li evita accuratamente perché, se non sei in grado di dare una risposta, è inutile lanciare interrogativi al vento. 
Il primo è che oltre la visione esistenziale degli anni Settanta (le emozioni, il dolore, l'attivismo, le persecuzioni, la violenza, il manicheismo nelle scuole ecc. ecc.) c'è un livello non detto, non conosciuto, che comprende anche la conflittualità tra fascisti e antifascisti ma non solo, comprende le stragi, comprende Gladio, comprende i Servizi e le ingerenze di altri paesi nella politica italiana. Nessuna pacificazione sarà mai possibile se alle generazioni future non sarà consegnata una narrazione convincente su tutto questo (e qui apro una parentesi: se la destra si accontenta di parlare di quel decennio di lutti solo attraverso la mistica dei caduti commette un errore enorme). In questo le revisioni e le autocritiche sono necessarie. A sinistra ci sono stati casi individuali di autocritica sull'atteggiamento tenuto in quegli anni ma è mancata una presa di distanza consapevole dall'idea che i fascisti si potessero ammazzare impunemente come nemici del popolo, come persone "infette" e pericolose per il paese. Questo non c'è stato perché l'antifascismo è ancora un tabù di comodo, così come dall'altra parte si agita la bandierina del Duce a scopi politici impedendo la necessaria storicizzazione del periodo e il suo superamento. 
Il secondo punto è la cattiva coscienza della sinistra, il fatto che tanti ex militanti di allora pensano in fondo in fondo che il disprezzo e l'ostilità verso i neofascisti erano giustificati e non si domandano chi fossero i veri giostrai che mandavano avanti un girotondo tragico. Tassinari ha detto che le morti di quel periodo erano in fondo un doloroso "dettaglio" rispetto ai milioni di morti che le ideologie del Novecento hanno provocato [in effetti io avevo detto una cosa un po' più tranciante: come avrebbero potuto porsi il problema di pochi decine di morti quando non lo avevano fatto neanche davanti ai milioni di vittime di Pol Pot e delle guardie rosse? Il tutto rispondendo a Luciano Schifone che sottolineava come un qualsiasi comunista non si sente chiamato in causa dallo stalinismo mentre un neofascista resta sempre schiacciato dai conti in sospesi con il nazismo, l'Olocausto, ecc., umte che avevano un loro "perché" più dignitoso rispetto alle morti provocate ad esempio dal tifo da stadio. E' una visione dialettica dei fatti storici che non mi appartiene: ogni morte violenta è una ferita che strappa un'energia vitale al suo contesto naturale. E' un evento cui guardare con un senso di sgomento, avvertendo che c'è stata una perdita, un'assenza. Che nulla è necessitato storicamente su quel piano inclinato e che la soppressione di una vita implica responsabilità personali, che il contesto può agevolare ma mai sostituire. Per questo detesto la retorica sugli anni Settanta e mi auguro che nessuna operazione "identitaria" conduca a letture distorte di quegli anni. Poi, la pacificazione - nella quale non credo - può avvenire come ho detto anche durante il dibattito a Napoli, solo se non sarà più importante dare a uno del "comunista" e a un altro del "fascista" e quando a queste parole sarà dato un significato che ha lo stesso valore "neutro" per l'intera comunità dei "parlanti". Se non si pacifica il linguaggio, in altri termini, non ci sarà alcuna memoria condivisa.
Infine, dopo tanti incontri fatti sul tema col pretesto del mio libro, non si è venuti a capo di nulla: la rappresentazione di quel periodo è del tutto irrisolta e "aperta". Io ho voluto solo dare qualche pennellata, con un punto di vista molto individuale e con un lessico "pacificato". Il mio piccolissimo, insignificante contributo all'elaborazione del lutto di una generazione (sono parole importanti, ma l'ha detto Tassinari, io non avrei mai dato di una cosa scritta da me una definizione così seria). Elaborare però fa bene, è la "fissità" della visione che fa male. Perché si perdono troppi particolari. Troppe sfumature. 

mercoledì 12 novembre 2014

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Tor Sapienza vs. immigrati, il problema non è il Salvini tour ma le periferie che schiumano rabbia

Incappucciati che vandalizzano la sede del PD di Corvetto, a Parma altre contestazioni a Salvini, a Roma nella borgata di Tor Sapienza cortei anti-immigrati con lancio di bombe carta in un Centro di Accoglienza. Non c'è nulla da capire, sono sfaccettature, declinazioni non di una priorità ma di una sola emergenza: l'impoverimento dei ceti medio-bassi del paese e l'inizio di una deriva talvolta spontanea, talvolta progettata.
Copio e incollo dallo status di un amico su Facebook che inquadra con eccellente sintesi lo stato dell'arte e offre un'ipotesi interpretativa che io condivido in pieno. Da giorni sto baccagliando su Facebook con amici fascisti che si sono variamente incazzati per un mio status puramente descrittivo dei fatti di Bologna
Bologna centri sociali accettano la sfida di @matteosalvinimi e impediscono la visita al campo rom. Investiti dalla sua auto 2 dimostranti
Tutte le evidenze, dal video della "fuga" di Salvini con l'auto accesa che aspetta l'arrivo dei dimostranti alle dichiarazioni della Digos che rimandano al mittente la responsabilità della mancata scorta, non hanno intaccato le ferree certezze dei camerati folgorati dal sole delle Alpi. 
Per fortuna la realtà è molto più dinamica e ci chiama di ragionare senza paraocchi su questioni ben più serie di una campagna elettorale per la Regione Emilia Romagna. Il problema, in tutta evidenza, non è il piccolo cabotaggio politico di Salvini, che ha l'esigenza di tenere assieme spinta propulsiva verso la destra identitaria e arroccamento leghista e quindi con la campagna anti-rom dà un colpo al cerchio e uno alla botte.La Lega è da più di vent'anni un imprenditore politico dell'odio ma si è limitata finora a violenze verbali e simboliche. Lo scenario preoccupante è il potenziale intreccio tra la rabbia popolare che monta e tracima nelle periferie degradate e la microconflittualità politica che scimmiotta gli anni Settanta e che può funzionare da benzina sulla brace.  

martedì 11 novembre 2014

Turigliatto a giudizio per diffamazione: definì Forza Nuova gruppo fascista

Apostrofò il leader di Forza Nuova Roberto Fiore come "fascista" e ora è stato rinviato a giudizio per diffamazione. Era il 2008 e il set era lo studio di "Porta a porta", quando l'ex senatore di Rifondazione Comunista e poi di Sinistra Critica Franco Turigliatto abbandonò lo studio di Bruno Vespa in polemica con la presenza dell'esponente di estrema destra.
"Non posso continuare a rimanere qui, me ne vado tranquillamente, ma non posso restare - si giustificò allora l'esponente comunista - Con una forza fascista non posso discutere: ho saputo all'ultimo della sua presenza". Una decisione che mandò su tutte le furie il conduttore, visibilmente irritato dall'abbandono del suo ospite.
"Io non vorrei che la correttezza di Porta a Porta fosse l'occasione di sceneggiate - risposeVespa inviperito - Mi dispiace ma trovo profondamente scorretto il suo atteggiamento". Il tutto sotto gli occhi di un attonito e silente Fiore, che non aveva ancora proferito parola dal suo ingresso nel "salotto" di Rai 1.
Ora che Turigliatto è stato rinviato a giudizio per diffamazione, in suo favore è stato lanciato un appello di solidarietà sottoscritto tra gli altri, dallo scrittore Erri De Luca, dal regista Ken Loach e dal linguista Noam Chomsky.
Fonte: IL Giornale

lunedì 10 novembre 2014

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Schiavulli alla sbarra rivendica la natura rivoluzionaria di Militia: Non mi pento

"Mi assumo la responsabilita' ideologica e materiale delle scritte sui muri e degli striscioni". Cosi' hanno detto in pratica Maurizio Boccacci e Stefano Schiavulli, leader del movimento politico Militia, ai giudici della II sezione penale del tribunale di Roma, nell'ambito del processo per apologia del fascismo e diffusione di idee fondate sull'odio razziale ed etnico, secondo filone dell'inchiesta contro il movimento più radicale della fascisteria. Schiavulli, rispondendo alle domande del pubblico ministero Luca Tescaroli, si e' poi detto non pentito per le sue azioni. "Ringrazio la Procura per avermi dato la possibilita' di difendere le mie idee. Questo e' un atto rivoluzionario. Non mi pento e spero di ottenere la pena piu' alta possibile. Piu' alta sara' la pena e piu' grande sara' il mio sacrificio". 

venerdì 7 novembre 2014

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Scianca e l'Intraprendente, ovvero il cazzeggio di Salvini e la vera rivoluzione liberale di Tosi

Ha ragione Stefano Magni, che su L’Intraprendente scrive: «La rivoluzione liberale non si fa conCasaPound». Tra le tante accuse spesso grottesche piovute sulla testa del movimento guidato daGianluca Iannone, quella di essere un gruppo liberale, fortunatamente, ancora manca all’appello. Né i militanti della tartaruga frecciata sono ansiosi di diventare seguaci della Thatcher.
Così Adriano Scianca replica al quotidiano d'opinione (neoliberale) del Nord che pende dal lato 'governativo' della Lega. Per il responsabile culturale di CasaPound 
La vera forza della Lega salviniana è proprio quella di essere un partito post-ideologico, che se ne frega delle etichette e degli schieramenti, che cerca rotture e ricomposizioni, che si guarda attorno senza alcun timore reverenziale. In questa fase la sostanza vale più delle parole. Da questo caos fecondo può nascere qualcosa di buono, ma anche qualcosa di meno buono. Può nascere una nuova sintesi o un pasticcio confuso e indigeribile. Può nascere un movimento di popolo o l’ennesimo esperimento di ingegneria partitica. È, ovviamente, la sfida su cui tutti attendono Salvini al varco. Le indicazioni, al momento sembrano positive, anche se in politica ovviamente contano i fatti. 
La replica del direttore Giovanni Sallusti, dopo un omaggio retorico all'avversario (non siete manganellatori ... ma non siete neanche liberali), è assai dura nel merito, nei confronti di Matteo Salvini:
Ditelo a Salvini. Ditelo al vostro compagno (pardon) di strada. Perché mi pare, caro Scianca, che lei sgusci su un equivoco. Un conto è il partito post-ideologico. Nulla di nuovo, un’ovvietà nelle odiate plutodemocrazie anglosassoni, una forma assodata della politica contemporanea. Nessun Politburo, nessuna Ragione suprema che orienti l’azione e militarizzi la dirigenza, nessuna Missione esclusiva su cui mobilitare alcuna Massa. Contenitore aperto, contenuto contaminabile, disinvoltura culturale e agilità commerciale. Berlusconi e Renzi sono stati (anche) questo, stavo per dire all’italiana, ma temo lei non legga del tutto la negatività intrinseca nell’espressione. Un altro conto, comunque, è il cazzeggio politico con cui ci sta intrattenendo Salvini. Non si può stare e con voi e con la sinistra verace e coi funzionari putiniani e con la rivoluzione liberale e magari perfino coi repubblicani americani (taccio per contegno stilistico sulla Corea del Nord, eppure trovo strano che proprio voi non abbiate niente da dire a chi magnifica l’ultimo regime stalinista sulla Terra). È una forma degenere di veltronismo, è un “ma-anchismo” popolare e social allo stesso tempo, fondamentalmente è cazzeggio. 
E a chiarire che cosa bisogna rettamente intendere per "rivoluzione liberale", arriva puntuale l'intervista del direttore a Flavio Tosi, in cui il sindaco di Verona liquida il progetto lepenista e rievoca il "programma del '94" e la prima stagione berlusconiana:
Le battaglie sono le stesse che vennero molto correttamente enunciate da Silvio Berlusconi nel 1994, all’alba della Seconda Repubblica. È da recuperare, anzitutto, l’impostazione allo stesso tempo liberale e popolare che diede Berlusconi alla sua discesa in campo. All’Italia serve in primis una sana iniezione di liberismo. Capisco che sia una parola con cui piace giocare a molti, ma nessuno finora ne ha tratte le prime conseguenze pratiche. Ovvero: sburocratizzazione immediata, riduzione drastica della presenza dello Stato nell’economia, lotta all’apparato pubblico e parapubblico, efficientamento radicale della macchina della giustizia. Una volta innestata questa rivoluzione, ovviamente, serve uno sguardo d’accompagnamento sulle problematiche sociali, specie sugli effetti della crisi economica, e con precedenza ai cittadini italiani. 

giovedì 6 novembre 2014

Raid notturno dei "fascisti di strada" di Contropotere al Tribunale di Roma per ricordare Stefano Cucchi

L'assoluzione per tutti gli accusati della morte di Stefano Cucchi ha scatenato una ondata di indignazione sui social network adeguata al vulnus prodotto dalla sentenza nel senso comune di giustizia e di tutela dei diritti delle persone. Il primo, però, a trasformare l'indignazione in azione, sia pure simbolica, è stato un gruppo militante della fascisteria romana più radicale e "stradaiola", Contropotere, che ha rivendicato l'azione con una breve nota:


Uno striscione con su scritto 'Il sangue di Cucchi, la vostra vergogna' e litri di vernice rossa gettati a terra - a simboleggiare il sangue di Stefano Cucchi - hanno 'colpito', questa notte, piazzale Clodio, simbolo dell'in-giustizia italiana. La sentenza Cucchi è una vera vergogna. Il sangue di Stefano deve svegliare le coscienze di tutti quelli che ancora rimangono indifferenti di fronte a bugie, prepotenze, depistaggi, violenze e omicidi di Stato. Con questo blitz, oltre che sensibilizzare l'opinione pubblica sul caso Cucchi, vogliamo mandare un messaggio di solidarietà ad Ilaria e alla sua famiglia: non siete soli. Siamo con voi. Pronti a combattere per la verità. Per Stefano, per Aldro, per Perna, per tutti gli altri.
A spiegare il senso del raid notturno arriva Giuliano Castellino che di questa componente movimentista è il portaparola più noto: 
Bravi ragazzi, bravi davvero. Pioggia, vento, bufera, non vi hanno fermato ed avete dimostrato con un'azione militante che i fascisti non sono certi "figuri" forcaioli e giustizialisti!
E in effetti un'attenzione costante ai "dannati della terra" è una dei tratti caratteristici del suo impegno militante (l'altro, assai meno nobile, è una mentalità tribale sulla difesa del territorio dall'invasione allogena). Due assi che a volte riesce a far convergere, come nel caso del ragazzino arrestato per il pestaggio omicida del pachistano a Torpignattara. 

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