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Fascisterie e destra radicale tra storie, rappresentazioni, leggende: il blog fondato da Ugo Maria Tassinari è affidato dall'estate del 2015 alle cure di Giuseppe Parente, che si avvale della supervisione del fondatore e di una discreta corte di collaboratori.

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domenica 21 ottobre 2018

21 ottobre 1981: i Nar uccidono il capitano Straullu. L'ultimo attacco della guerriglia nera

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Il giovane ufficiale della Digos romana responsabile del terrorismo nero, il capitano Francesco Straullu, gira sempre con un’auto blindata, guidata da un agente della Digos. Abita alla periferia sud della Capitale, a Casal Bernocchi, direzione Ostia. Così i Nar si armano con fucili d’assalto e proiettili perforanti per sfondare vetri e corazza blindata. Cavallini si è persino portato una lancia degli indiani d’America, con cui infilzare il cuore di Straullu. Un significato, a suo dire, simbolico, che sia di monito per chi si mette contro i Nar. L’azione scatta alle 9 del mattino del 21 ottobre 1981. I Nar decidono di aspettare l’auto della Digos all’uscita di un breve sottopassaggio che porta a via Ostiense. Vale e la Mambro, su un’auto, sono sotto casa di Straullu e faranno da staffetta, avvertendo il gruppo di fuoco dell’arrivo della macchina della polizia. Negli appostamenti precedenti Straullu era stato accompagnato da un autista su un’Alfetta bianca blindata, ma oggi Mambro e Vale lo vedono salire su un’Alfasud rossa, apparentemente senza blindatura. Ripartono e arrivano al punto in cui è appostato il commando nero. Li avvertono: «Guardate che oggi Straullu sta su un’Alfasud rossa, non sull’Alfetta bianca blindata». Ma ormai le armi sono quelle. Dopo pochi minuti l’Alfa guidata dall’agente scelto Ciriaco Di Roma, con Straullu al suo fianco, imbocca il breve tunnel di Ponte Ladrone. Sordi, con un fucile d’assalto G3 a spalla, si mette in mezzo alla strada e spara contro l’abitacolo, seguito subito dopo da Alibrandi che mira, con un Garand, contro i due uomini della polizia. L’auto procede ormai senza più controllo e, appena uscita dal tunnel, viene fatta oggetto di raffiche di M12 sparate da Cavallini e Soderini. Poi finisce la sua corsa contro un muro. Alibrandi si avvicina a Straullu e gli spara un ultimo colpo al capo, provocando effetti devastanti, perché il Garand era armato con proiettili traccianti e lui non lo sapeva. A quel punto l’attentato si è trasformato in una mattanza. Anche oltre le intenzioni dei terroristi, che impediscono alla Mambro di avvicinarsi ai due corpi senza vita per prendersi le loro pistole e desistono dall’idea di infilzare Straullu con la lancia di Cavallini. Poi fuggono su due auto. Ormai i Nar hanno tagliato i ponti con tutto e tutti.

Buccinasco (Mi): al mercato delle pulci appare un ritratto del Duce. Ambulante sospeso

A Buccinasco, comune di poco più di 27 mila abitanti della città metropolitana di Milano ogni domenica in piazza viene organizzato un mercatino delle pulci ed un mercato contadino a km zero dove gli ambulanti viene concesso, a titolo gratuito, uno spazio dove poter vendere i propri oggetti.
Domenica scorsa, un ambulante, tra la merce mostrata al pubblico aveva un quadro di grandi dimensioni con un ritratto di Benito Mussolini e due biglietti sul vetro riportanti le seguenti frasi: è l'ora che torni, Numero uno.
In tanti hanno notato il quadro ed i bigliettini inneggianti al Duce, anche il sindaco Rino Pruiti, esponente del Partito Democratico che ha chiesto agli organizzatori del mercato di intervenire.
Risultato: l'ambulante è stato sospeso per due mesi, con l'avviso che alla prossima manifestazione simile sarà espulso definitivamente. D'altronde, spiega il sindaco Pruiti, il comune offre, a titolo gratuito, agli ambulanti, uno spazio per vendere la propria mercanzia, ma ovviamente bisogna rispettare delle regole e l'apologia di fascismo nel nostro paese è reato.

Mauro Antonini: non ho mai minacciato Gianluca Peciola. E' da codardi

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"Io non ho mai minacciato nessuno né di persona, né su Facebook. Questi sono atti che compiono i codardi". Mauro Antonini respinge  le accuse lanciate da Gianluca Peciola e rilanciate prontamente da la Repubblica.
La dichiarazione di Peciola a onor del vero non attribuisce le minacce ad Antonini ("mi ha messo alla gogna") ma ai commentatori del post:
"Un noto dirigente nazionale di CasaPound ha scritto un post su Facebook in cui mi mette alla gogna per aver preso posizione sul presidio che organizzazioni di destra estrema hanno organizzato contro il centro per rifugiati a Settecamini, a Roma. Come è già accaduto in passato si sono scatenati gli insulti, fino alle minacce di morte. Lunedì andrò in Procura per presentare una denuncia in merito alle minacce e agli insulti che ho ricevuto. Se questi sono i metodi con cui pensano di spaventarmi, sono lontani dall'obiettivo. Continuo sereno e sempre più determinato le mie battaglie".
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"Vorrei dire - scrive invece sulla sua pagina facebook l'ex candidato governatore per il Lazio di CasaPound - a Peciola e ai giornalisti di Repubblica che il "noto dirigente nazionale" di CasaPound sono io, potevano anche menzionarmi tranquillamente. Vorrei dire a Peciola che può denunciarmi quando e come crede più opportuno. Ripeterei altri mille volte ciò che ho scritto su questa pagina. Vorrei chiedere a Peciola per cosa mi denuncerebbe: perché ho scritto che non ha più consenso popolare ed è un anti-italiano? Magari lo facesse, sarebbe l'ennesima medaglia al valore e la riconferma di quanto scritto qui." 
Questo il testo pubblicato da Antonini giovedì 17 ottobre, dopo una dichiarazione del consigliere comunale di Movimento civico, che ha chiesto lo sgombero del presidio di Settecamini:
"Quello che vedete in foto è Gianluca Peciola, consigliere comunale di Roma della sinistra radicale vicina ai centri sociali. 
Quello che vedete in foto ha partecipato a numerosi scontri di piazza e ad aggressioni nei confronti di militanti di CasaPound (da piazza Navona a Tiburtino III).
Quello che vedete in foto è un anti-italiano che alimenta tensione sociale, che non ha più nulla da dire al popolo e che non ha più consenso elettorale. 
Quello che vedete in foto ha dichiarato "il presidio dei cittadini di Settecamini sostenuto da #CasaPound è una vergogna che Roma non può sopportare".
Quello che vedete in foto ha invitato il Prefetto (che è il rappresentante sul territorio del Ministero dell'Interno, guidato da Salvini) è il sindaco Raggi (M5S) a sgomberare il presidio. Quello che vedete in foto è scandalizzato dal fatto che grazie ai militanti di CasaPound il popolo italiano sta rialzando la testa e lui e i sui amici non potranno più lucrare sul business dell'immigrazione".

Europee, si delinea il rassemblement intorno a Fratelli d'Italia

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Ad Atreju Giorgia Meloni l’aveva detto: Fdi lavorerà per aggregare un rassemblement più ampio, aperto alle energie e ai soggetti più vitali del territorio che si richiamano al centrodestra. Ma se la kermesse è intitolata al protagonista de ’La storia infinita’, il calendario della politica impone scadenze più serrate. In primo luogo le elezioni europee della primavera prossima, che prevedono sistema proporzionale e sbarramento al 4%.
Ognuno dei partiti principali, insomma, correrà per sé, con buona pace delle coalizioni classiche, ma le forze in campo vanno organizzate da subito. E così, lontano dai riflettori, i contatti e gli incontri proseguono con un mondo di amministratori, politici esperti e leader di movimenti interessati al progetto che vede Fratelli d’Italia punto di riferimento per una federazione capace di attirare settori dell’opinione pubblica che gravitano in una certa area ma non si riconoscono né in Fi né nella Lega di Salvini.
Già nella manifestazione dell’Isola Tiberina c’era, in nuce, il parterre della potenziale federazione: dai presidenti delle Regioni Liguria, Giovanni Toti (con i suoi ’Arancioni’), e Sicilia, Nello Musumeci ("Sarà bellissima"), a Vittorio Sgarbi ("Rinascimento"), da Stefano Parisi ("Energie per l’Italia") a Raffaele Fitto ("Noi con l’Italia") e a Andrea Augello ("Cuoritaliani"), che, al telefono, conferma all’Adnkronos che "i contatti sono in corso anche se ancora non c’è nulla di deciso".
Anche Nunzia De Girolamo viene data, da alcuni, pronta ad aderire, anche se c’è chi vede nella recente partecipazione di Matteo Salvini alla sua festa di compleanno un segnale di avvicinamento al Carroccio. Ma al momento, per l’ex ministro delle Politiche agricole, di sicuro c’è solo la lontananza da Forza Italia.
In ogni caso, il progetto è in piedi e entro la fine dell’anno assumerà connotati più solidi. In concreto, alle Europee, il logo di Fratelli d’Italia sarà ben presente e visibile, con una parte, però, che richiamerà simbolicamente la caratterizzazione federativa con altri soggetti.

Il 28 ottobre di Avanguardia: al Verano per ricordare i martiri della rivoluzione fascista

(G.p) Domenica 28 ottobre la comunità di Avanguardia si ritroverà alle ore 10,30 a Roma, al cimitero monumentale del Verano per commemorare i martiri della rivoluzione fascista del 1922 davanti alla Cappella a loro dedicata.
In esclusiva per i lettori di questo blog, intervisto Vincenzo Nardulli, leader degli avanguardisti pugliesi della roccaforte nera di Mola di Bari, stretto collaboratore di Stefano Delle Chiaie al quale formulo alcune domande.

1) Per il quarto anno consecutivo la comunità di Avanguardia deporrà una corona di fiori in ricordo di tutti i martiri della rivoluzione fascista caduti sulla via dell'onore, ci può spiegare il senso di questa iniziativa?
Da 4 anni ogni 28 ottobre la nostra Comunità  rende omaggio al simbolo della rivoluzione fascista.
Il 28 ottobre del 1922 un manipolo di Uomini diede vita alla marcia su Roma,grazie alla quale l'Italia cambio' passo diventando una potenza mondiale.L'Italia ebbe 20 anni di riforme sociali che migliorarono la vita degli Italiani,20 anni di opere pubbliche che ancora oggi sono il fiore all'occhiello della Nazione,20 anni di civiltà,20 anni di benessere…...ecco il motivo della nostra iniziativa.

2) Anche quest'anno la deposizione della corona di fiori ai martiri della rivoluzione fascista si svolgerà presso il cimitero del Verano vuoi spiegarci il perché?
Abbiamo scelto di onorare i nostri MORTI alla Cappella dei MARTIRI DELLA RIVOLUZIONE FASCISTA,perché riteniamo,a giusta ragione,che il monumento del Verano rappresenta ed è il simbolo di tutti i CAMERATI ITALIANI.Un monumento che pur essendo tutelato dalla sovrintendenza delle belle arti versa in un completo stato di abbandono

3) In che condizioni si trova la cappella dei martiri fascisti presente nel cimitero del Verano a Roma?
La cappella dei martiri fascisti è un monumento che pur essendo tutelato dalla Sovraintendenza alle Belle Arti versa in un completo stato di abbandono. Abbiamo più volte chiesto il restauro del monumento ma finora nulla è stato fatto. A breve chiederemo un ulteriore ed ultimo incontro con il sovraintendente a cui daremo un termine ultimo per provvedere al restauro,dopo di che PROVVEDEREMO "NOI"

4) Chi ha aderito alla commemorazione dei martiri della rivoluzione fascista prevista per domenica 28 ottobre?
Alla nostra iniziativa fino hanno aderito gruppi e singoli Camerati, per cui prevediamo una massiccia presenza.

sabato 20 ottobre 2018

No all'arcobaleno del Pride. Insulti e sputi a Milano per il Popolo della famiglia

Una dozzina di militanti del Popolo della Famiglia di Mario Adinolfi oggi ha fatto un presidio a Milano contro la decisione dell’amministrazione comunale di tenere in via definitiva l’arcobaleno realizzato per il Pride cittadino nella stazione di Porta Venezia. Sono stati insultati da una ventina di persone, tanto che è intervenuta la polizia.
"I militanti del Popolo della Famiglia a Milano subiscono insulti e sputi - scrive Adinolfi su facebook - al loro pacifico presidio davanti alla fermata della metro". Per Adinolfi "deve arrivare la polizia in forze per permettere l’espressione del nostro legittimo diritto di critica davanti a questi violenti che sono loro i soli e veri discriminatori".  Non è stata sporta alcuna denuncia da parte dei manifestanti.
Prima del presidio, l’assessore milanese Maran aveva scritto su twitter: "Milano è città che accoglie tutti. Anche Mario. Benvenuto a Milano (città che manterrà i colori arcobaleno alla metro di Porta Venezia)".

Riprendiamoci la Ferrovia. Destra unita in piazza a Napoli contro i migranti

Nella tarda mattinata di sabato 20 ottobre si è conclusa la manifestazione del Comitato Napoli Ferrovia per chiedere decoro e sicurezza nell'area del Vasto ed in quelle limitrofe, vicine alla Stazione Centrale di Napoli. A sfilare insieme al Comitato, ad eccezione della Lega, vi erano 3 forze riconducibili al variegato mondo della destra. Infatti, vi erano militanti di Fratelli d'Italia, di Casapound Italia e di Forza Nuova.I manifestanti, dopo un corteo che ha attraversato le strade adiacenti alla stazione Garibaldi sono tornati in piazza Principe Umberto da dove erano partiti. “Siamo qui perché l’Italia ha deciso di rinunciare a questo territorio. E’ di fatto un’area che è stata sottratta alla sovranità dello Stato e in cui la presenza degli immigrati va ben oltre il sopportabile. Tutto ciò è colpa grave dei governi precedenti e della Prefettura che in questa zona hanno autorizzato tanti centri di accoglienza”. E’ la denuncia di Pietro Diodato, vice segretario regionale di Fratelli d'Italia, tra i promotori, e degli esponenti del Comitato ’Napoli Ferrovia per il decoro e la sicurezza’ che oggi stanno manifestando in piazza per chiedere maggiore sicurezza, decoro e condizioni di vita migliori per i napoletani che vivono nell’area di piazza Garibaldi e del Vasto dove da mesi si verificano risse tra immigrati ed episodi di violenza.
In testa al corteo, lo striscione ’Qui si fa l’Italia o si muore’ portato da militanti di Fratelli d'Italia, guidati dal consigliere municipale Mario Maggio, seguito da un altro che dice: “Né Cas né Sprar, Stop immigrazione’, portato dai militanti di Casapound Italia.  Il perché di questo striscione dai toni forti, ci viene chiarito, da una nota, diffusa da Giuseppe Savuto, coordinatore cittadino del movimento politico guidato da Simone Di Stefano, che dichiara: Non vogliamo altri centri di accoglienza, siamo assolutamente contrari alla politica immigratoria che da anni sta riversando per le strade del Vasto e della Ferrovia migliaia di nullafacenti o dediti perlopiù ad attività illegali. Tutti i giorni la cronaca locale ci parla di episodi di violenza compiuti da immigrati clandestini, cosa che fa scattare un vero e proprio coprifuoco serale per gli abitanti e i commercianti della zona, costretti a rinchiudersi nelle proprie abitazioni. Da sempre siamo contrari all’invasione del nostro territorio e siamo pronti a tutto pur di difendere questo quartiere, sostenendo i cittadini fattivamente nella protesta di oggi.
“Abbiamo chiesto al questore di Napoli il ripristino dei poliziotti di quartiere a piedi, afferma Pietro Diodato, vice coordinatore regionale di Fratelli d'Italia perché riteniamo che possano essere di maggiore deterrente rispetto alle volanti. Negli ultimi tempi – aggiunge – anche la polizia municipale sta intervenendo e c’è una minima inversione di tendenza anche grazie all’opera di denuncia dei cittadini che ormai subiscono queste condizioni di vita”. In piazza anche il consigliere comunale della Municipalità, Mario Maggio, che ha riferito di essere stato aggredito nei giorni scorsi da alcuni migranti.
“Dal ministro Salvini ,ha affermato Salvatore Ronghi, di Sud Protagonista – mi aspetto un intervento maggiore. Qui non si può annunciare, si deve fare. I cittadini non sono più padroni a casa loro e il sindaco de Magistris non si interessa della situazione. Chiediamo – ha concluso – che al di là dell’accoglienza ci sia il ripristino dell’ordine a favore degli italiani che oggi manca”.In piazza c'erano anche i militanti di Forza Nuova guidati dal responsabile partenopeo Salvatore Pacella che, dopo aver espresso solidarietà al consigliere di municipalità Mario Maggio vittima della violenza degli abusivi, definiti da De Magistris con l'appellativo di risorse, che ha dichiarato: Forza Nuova Napoli è  presente al corteo al Vasto contro l'immigrazione selvaggia che oggi ci assale e contro le ripetute violenze e i soprusi che subiscono gli italiani specialmente in questa zona della nostra città.
In piazza, tra i cittadini, anche il consigliere comunale Andrea Santoro che ha sottolineato che “la situazione in queste zone è esplosiva. Ormai da tempo si susseguono episodi di violenza a danni dei cittadini ma anche fra immigrati. C’è la totale abdicazione da parte dell’amministrazione comunale ma ci sono anche le colpe della Prefettura. Bisogna assolutamente delocalizzazione gli immigrati – ha concluso – Qui sono troppi non si riescono a inserire nel tessuti sociale e cioè aumenta il contrasto”.

Migranti, blitz della Meloni al confine con la Francia


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"J’accuse Emmanuel Macron di sfruttamento e di neocolonialismo. In questi giorni il presidente francese fa scaricare di nascosto gli immigrati che tentano di passare il confine con la Francia come se fossero spazzatura. Per questo oggi siamo venuti, con i parlamentari di  Fratelli d’Italia, al confine con la Francia: vogliamo scaricare in territorio francese il Franco Fca, il simbolo del neocolonialismo francese in Africa, la moneta che lo Stato francese stampa per 14 Nazioni africane, sulle quali applica il signoraggio e grazie alla quale puo’ depredare tante miniere che sono in quel continente. L’Unione europea fa finta di non vedere e questo, il bel Macron, non viene a raccontarcelo quando fa il buonista". 
E’ quanto dice in un video pubblicato su Facebook la presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, che questa mattina, a margine degli Stati Generali del Turismo in Liguria, si è recata insieme ai parlamentari di FdI al confine con la Francia a Ventimiglia dopo la notizia dello sconfinamento dei poliziotti francesi, fotografati mentre riportano in Italia, a Claviere, alcuni immigrati trovati in suolo francese. 

Meloni e i parlamentari di FdI hanno esposto uno striscione con la scritta ’Prima sfrutta l’Africa e poi scarica gli immigrati in Italia’ e hanno lasciato, in segno di protesta, delle copie del Franco Cfa, la moneta con la quale la Francia controlla l’economia di 14 Nazioni africane. "Vogliamo accendere i riflettori su questo schifo e dire a Macron che la nostra soluzione non e’ prendere gli africani e spostarli in Italia e continuare a fare shopping a basso costo da noi con i nostri gioielli di famiglia. La nostra soluzione è cacciare dall’Africa quegli sfruttatori che ancora oggi ci sono: quei briganti, come i francesi, che vanno li’ a creare povertà e desertificazione. Macron, parla di questo invece di farci le lezioni. 100 anni fa l’Italia ha combattuto per difendere i suoi confini: oggi quello straniero è rappresentato da mondialismo e neocolonialismo e da quelli come voi che continuano a sfruttare la gente povera", continua Meloni.

Rom in Cilento? Falcone (Lega) chiediamo le dimissioni del giovan Cesaro dal Consiglio Regionale

La Lega ringrazia l’Onorevole consigliere regionale Armando Cesaro, figlio del celeberrimo Luigi, per aver chiarito la linea politica di Forza Italia sui rom in Campania. I suoi virgolettati, pubblicati dal giornale Metropolis, sono inequivocabili e, data la chiarezza espositiva, vanno qui integralmente riportati: “preferiamo metterli (i rom) non nei Comuni dove c’è tanta popolazione e che già vivono grosse problematiche, ma magari in alta Irpinia o nel Cilento dove c’è più disponibilità ad accoglierli. Noi diciamo basta a baraccopoli, quartieri ghetto e zone rom come a Scampia e Giugliano dove non si possono garantire condizioni umane dignitose e non si aiuta l’integrazione; con i rom potremmo anche ripopolare quei Comuni che soffrono lo spopolamento; la Regione può concedere contributi ai Comuni che non essendo tra quelli ad alta tensione abitativa ne facciano richiesta”. 

La Lega, afferma Mariano Falcone, segretario provinciale salernitano del partito, si opporrà con ogni mezzo a qualsiasi ipotesi che veda l’arrivo anche di un solo rom in provincia di Salerno, così come si è opposta - anche fisicamente - all’arrivo dei migranti a Cicerale durante il Governo-Gentiloni, bloccando le strade di accesso. Con Salvini. ricorda Falcone, siamo per lo smantellamento dei campi, non certo per lo spostamento del problema da una parte all’altra della Campania. Lo sviluppo delle zone interne e del Cilento si assicura attraverso la creazione delle condizioni di lavoro e di impresa, non certo aumentando l’isolamento attraverso l’utilizzo di metodi di esclusione e di ghettizzazione dei territori e delle loro già fragili comunità. Riteniamo, precisa Falcone, perciò gravissime le affermazioni di Cesaro, consigliere del quale chiediamo senza indugio le dimissioni, giunte a commento della proposta di legge in Consiglio regionale ‘Disciplina dei percorsi di integrazione delle etnie rom in Campania’ in calce alla quale, oltre la sua, ci sono le firme dei suoi colleghi forzisti Maria Grazia Di Scala, Monica Paolino, Flora Beneduce, Ermanno Russo, Gianpiero Zinzi. Se questi Consiglieri la pensano come Cesaro dovrebbero, con lui, abbandonare il Consiglio; in caso contrario ci aspettiamo una loro netta presa di distanza.
Infine la Lega, conclude Falcone, chiede a tutta la deputazione regionale e nazionale salernitana di allontanare l’ipotesi prospettata da Cesaro, in particolare lo chiediamo ai parlamentari di Fratelli d’Italia che, come la Lega, sulla questione-migranti sono portatori di idee coerenti con le volontà popolari di cui sono espressione. Non certo di ‘polpette avvelenate’.