domenica 19 novembre 2017

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Note meno note 12/ Jack Marchal: il maestro del rock identitario francese


Per la dodicesima puntata di Note meno note, rubrica sulla musica alternativa sapientemente condotta dal collega  Alessandro Alberti, autore di Radio Alternative, interessante libro sulla storia delle radio libere di destra ed esperto di musica alternativa dagli anni 60 ai giorni nostri, ricostruisce la carriera musicale e politica di Jack Marchal il maestro del rock identitario francese.
Autore insieme a Carrè, Mario Ladich di un Lp Science 
& violence uno dei più bei dischi di musica alternativa del genere progressive.





Jack Marchal (1947) è conosciuto nel mondo della estrema destra, per la sua attività politica svolta in particolare negli anni compresi tra il 1970 e il 1980. È stato militante di Occident nel 1966 e successivamente nel 1968 sarà tra i fondatori di Groupe union defense (GUD), ed entra con l'incarico di dirigere il settore stampa e propaganda nella direzione di Ordre Nouveau. Nel 1972 sarà tra i creatori del Front National. Ne uscirà successivamente per aderire nel 1974 al Parti des force nouvelle. Rientrerà in FN nel 1984. Marchal è noto anche come fumettista (inventore del famoso topo "Rat Noir", che comparirà prima in Francia su alcuni numeri di Alternative, farà poi in breve, la sua comparsa oltre che sui numeri del periodico di satira politica di Marco Tarchi: La Voce della Fogna, anche su volantini, adesivi e manifesti dei gruppi di destra) come scrittore, e come musicista del filone progressive. Autore di uno dei più bei dischi di musica alternativa di questo genere musicale: Science et violence. 

Cantato in francese, ma registrato in Italia in una sede del FdG insieme al batterista degli Janus Mario Ladich e a Olivier Carrè anch'esso francese, che collaborerà alla realizzazione dei testi. Successivamente il disco stampato, come sempre accadeva in quegli anni, in tiratura molto limitata, verrà ristampato dalla Cosmo record in cd e conterrà due nuovi brani. Proprio per la sua particolarità e per la sua quasi totale irreperibilita' aggiungo questa breve recensione: Formazione: Jack Marchal (chitarra, basso, tastiere & voce) Olivier Carrè (testi & voce) Mario Ladich (batteria) Discografia: LP - Science & violence (1979) CD - Science & violence (Cosmorecord 1997) Questo trio, composto dall'ex batterista degli Janus Mario Ladich insieme a due artisti francesi, ha realizzato solamente un album in Italia nel 1979, un ottimo disco, che mostra un miglior livello tecnico e di produzione rispetto all'album degli Janus Al maestrale, e che è oggi molto raro. Cantato interamente in francese, ma con lunghe parti strumentali, l'album è un esempio di musica progressiva di stampo chitarristico, con parti "spaziali" di synth. Tutti i brani sono di Jack Marchal, per cui il disco è spesso considerato un suo album solista. Dopo questo disco Marchal parteciperà a numerosi concerti di musica alternativa e al terzo Campo Hobbit di Castel Camponeschi. Alla fine degli anni 1990 farà parte del gruppo del gruppo rock Identitario francese Elendil. Ultimamente Jack Marchal si è esibito a Campo Hobbit 40 lo scorso giugno. Ha saltato per motivi di lavoro il Concertone che si è tenuto a Cerveteri il 9 settembre scorso.

sabato 18 novembre 2017

Gioventù nazionale Napoli: congresso a rischio di mele marce

Domenica 19 novembre gli iscritti ed i simpatizzanti di  Fratelli d'Italia-Alleanza Nazionale di Napoli democraticamente  sceglieranno i propri delegati che parteciperanno al secondo Congresso nazionale che si svolgerà il 2 e 3 dicembre a Trieste, città simbolo dell'identità nazionale.
Un congresso al quale potranno partecipare a titolo gratuito tutti i tesserati al movimento politico guidato da Giorgia Meloni mentre i simpatizzanti non tesserati potranno votare versando un contributo di 5€ al partito. 
La facoltà di voto al congresso per i simpatizzanti non piace per nulla a Gioventù Nazionale, movimento giovanile di Fratelli d'Italia Alleanza Nazionale come ci conferma anche un comunicato, diffuso alla stampa da Alfonso Pezzelle, presidente provinciale di Gioventù Nazionale.
Comunicato che pubblichiamo per intero.

«Il 19 ed il 26 novembre, come ormai in molti sapranno, si terranno i Congressi della città e della Provincia di Napoli, che porteranno all'elezione dei delegati che parteciperanno, con diritto di voto, al II Congresso Nazionale di Fratelli d'Italia - Alleanza Nazionale. 
Potranno partecipare al voto gratuitamente tutti i tesserati di FdI-An, mentre i simpatizzanti non tesserati potranno votare versando un contributo di 5€ al partito. Considerando queste assurde regole congressuali, che potrebbero permettere a mele marce e uomini che fino a ieri banchettavano in altri partiti di ricevere incarichi importanti a pochi mesi dalle elezioni politiche del 2018, Gioventù Nazionale Napoli invita i tesserati ed i simpatizzanti di Fratelli d'Italia a votare coscienziosamente. Gioventù Nazionale Napoli sarà il primo alleato della futura classe dirigente quando essa agirà secondo i nostri principi etici e morali, ma sarà anche il primo avversario in caso contrario.» è quanto dichiara Alfonso Pezzella, presidente della federazione di Gioventù Nazionale di Napoli e Provincia

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Caradonna


(G.p) A Roma, il 18 novembre di  8anni fa, ad ottantadue anni, moriva Giulio Caradonna storico esponente del Movimento Sociale Italiano Destra Nazionale di cui fu deputato per nove legislature dal 1958 al 1976 e dal 1979 al 1994. Da profondo conoscitore del mondo missino racconta al giornalista Marco Marra per la Storia siamo noi di Giovanni Minoli, in onda alcuni anni fa su Rai 3 un clamoroso retroscena sulla svolta moderata del Movimento Sociale Italiano all'inizio degli anni 70 verso una destra più moderna e post fascista: la nascita della Destra Nazionale sarebbe stata pilotata e finanziata dagli Stati Uniti d'America per indebolire la Democrazia Cristiana in quei tempi sbilanciata a sinistra. Una testimonianza, quella di Caradonna, confermata anche da Giulio Andreotti ma smentita, ad onor del vero, clamorosamente dai massimi dirigenti del Movimento Sociale Italiano, La Russa in primis. Questo è il testo di un nota, diffusa dall'ufficio stampa della Rai di presentazione dell'ultima puntata de la Storia siamo noi andata in onda giovedì 20 giugno del 2013 di cui rendiamo visibile il video dell'intervista.


Si conclude con una puntata sullo storico leader del Movimento Sociale Italiano, Giorgio Almirante, la lunga avventura televisiva de La Storia siamo noi di Giovanni Minoli,in onda su Rai3 giovedì 20 giugno alle 23.00. Per oltre undici anni il programma ha raccontato i grandi eventi storici, le inchieste, l’attualità e i suoi protagonisti, in oltre 5 mila puntate.
La puntata su Almirante di Marco Marra si inserisce nella lunga collezione di biografie dei grandi personaggi della politica che La Storia Siamo noi ha realizzato nel corso degli anni. Da Moro a Berlinguer, da De Gasperi a Fanfani, da Craxi a Spadolini, da Leone a Pertini a Nilde Iotti, a molti altri ancora.
Per ognuno di loro è stato raccontato l’aspetto pubblico come quello privato, i fatti noti ma anche molti sconosciuti, scovati grazie al lavoro di meticolosa ricerca degli autori.
La puntata su Almirante svela infatti un segreto mai rivelato prima. Un clamoroso retroscena sulla svolta moderata dell’Msi all’inizio degli anni 70 verso una Destra Nazionale più moderna e post-fascista. Secondo la testimonianza di Giulio Caradonna, esponente di spicco dell’MSI, l’intera operazione venne pilotata e finanziata dagli Stati Uniti, proprio per indebolire una democrazia cristiana pericolosamente sbilanciata a sinistra.
Secondo la testimonianza di Caradonna fu un imprenditore italo-americano Pier Francsco Talenti, uomo di fiducia di Nixon, a far da intermediario all’intera operazione. Il denaro, 600 mila dollari fu consegnato dall’allora capo dei servizi segreti militari Vito Miceli, nelle mani di Almirante stesso, senza che i suoi referenti politici ed istituzionali fossero stati messi al corrente.
Una testimonianza, quella di Caradonna, confermata dalla voce stessa di Giulio Andreotti in una delle sue ultime interviste concesse a Marco Marra prima di morire . E non è la sola novità del documentario, che traccia un ritratto di Almirante a 360 gradi. Di lui parlano le persone che gli sono state più vicine . Dalla moglie Assunta , al suo stretto collaboratore Donato la Morte, dal giornalista Giano Accame ad Ignazio la Russa e altri ancora.

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Luca Fanesi, solidarietà senza categoria. Uno striscione di sostegno anche da Napoli

(G.p) Restano ancora gravi le condizioni di Luca Fanesi, oramai da dodici giorni ricoverato all'ospedale San Bartolo di Vicenza.
 Il tifoso della squadra marchigiana è ancora in rianimazione e continua a combattere la sua battaglia tra la vita e la morte su un letto di ospedale.
Luca Fanesi, storico tifoso della Sambenedettese, squadra militante nella Lega Pro, di anni 44, padre di due figli è finito in coma al termine della partita di campionato tra il Vicenza e la Samb dello scorso 5 novembre, in dinamiche che ancora sono da chiarire.
La sua famiglia, che nella giornata del 16 novembre ha sporto denuncia contro ignoti, è ancora a Vicenza, per stargli vicino ed è sostenuta in tutto e per tutto dai tifosi biancorossi vicentini, mentre in tutta Italia, negli stadi sono stati elevati cori di sostengo per il tifoso della squadra marchigiana.
Anche a Napoli, nel quartiere di Chiaia, alla riviera di Chiaia altezza Torretta, nella notte tra venerdì  17 e sabato 18 novembre  è comparso uno striscione in sostegno del tifoso della squadra marchigiana.
Su un telo bianco è scritto con la bomboletta azzurra la seguente scritta Forza Luca non mollare, firmato con l'acronimo A.C.A.B (all corps are bastards ).
Un tipico striscione di cultura ultras, affisso da alcuni ultras di una delle due curve del tifo del Napoli.














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Lunedì a Roma i funerali di Saverio Sparapani


Si terranno lunedì alle ore 11 a Roma, alla chiesa di Santa Lucia, circonvallazione Clodia, i funerali di Saverio Sparapani. Nel darne l'annuncio Guido Zappavigna saluta il "combattente innamorato del suo popolo e della sua terra" e gli augura il "paradiso degli eroi che merita". Saverio Sparapani, con il fratello Sandro, è uno dei pochi militanti del Movimento politico Ordine nuovo che ha  vissuto l'esperienza operativa dei Gruppi di azione ordinovista, fondati da Pierluigi Concutelli nella primavera del 1976 e dissolti nel febbraio 1977 dopo l' arresto del leader. Riparato all'estero, in Sudafrica, era stato condannato nel primo processo Occorsio a 15 anni e mezzo per concorso in omicidio ma il giudice Carnevale in Cassazione smantellò la sentenza e nel secondo appello era stato assolto. Nel 1981 un'interrogazione del Pdup contestava lo scarso impegno del governo per ottenerne l'estradizione per il processo a Ordine nuovo.

venerdì 17 novembre 2017

Cito 2 il ritorno: 18 anni dopo l'alleanza bis con Forza Nuova

(G.p) Certi amori (politici) non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano, 18 anni dopo le elezioni europee del 1999 si ricompone l'alleanza tra la Lega d'Azione Meridionale At6 dell'ex sindaco di Taranto Giancarlo Cito e Forza Nuova, il movimento politico della destra radicale guidato da Forza Nuova.
Infatti nella mattinata di venerdì 17 novembre, in barba a tutti gli scaramantici che sostengono la tesi che né di Venere né di Marte non si sposa né si parte, né si da principio all'arte, c'è stato un incontro tra il segretario nazionale di Forza Nuova Roberto Fiore e l'onorevole Giancarlo Cito, ex sindaco di Taranto, storico leader della Lega d'Azione Meridionale At6 che alle scorse comunali di Taranto ha conquistato il 12% dei consensi.
Un incontro che si è concluso con un pieno accordo per dare vita ad una coalizione nazional popolare in Puglia e nel resto d'Italia, insieme alla Fiamma Tricolore ed ad una ventina di movimenti politici radicati sul rispettivo territorio.
La Lega d'Azione Meridionale conta su due consiglieri comunali e su un vasto consenso popolare a Taranto città martoriata dalla questione Ilva, con un grado di povertà che non ha uguali in Italia.
In passato, ricorda Fiore, con Cito sindaco Taranto fu la terza città come vivibilità mentre oggi, secondo le statistiche prodotte dal quotidiano economico Il Sole 24 ore è al novantanovesimo posto.
L'obiettivo è quello di conquistare nei collegi di Taranto e provincia, grazie a questo accordo politico un risultato importante, magari a due cifre. Un risultato possibile anche in altre zone della Puglia, grazie all'approdo in questa costituenda coalizione nazional-popolare di figure illustri della destra come quella del senatore Mitrotti, figura storica del Movimento Sociale e collaboratore di Araldo Di Crollalanza.


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Morte Riina, a Ercolano manifesti funebri con nomi vittime di mafia. Parla l'autore

(G.p)Le foto, a sinistra di Giovanni Falcone, a destra di Paolo Borsellino e poi i nomi di 24 vittime di mafia come Boris Giuliano, Carlo Alberto Dalla Chiesa, Peppino Impastato e tanti altri. Ad Ercolano, comune di oltre 53 mila abitanti della città metropolitana di Napoli, da questa mattina sono comparsi sui muri manifesti funebri per Totò Riina, deceduto nella notte tra giovedì e venerdì nel reparto detenuti dell'ospedale di Parma.
E' morto Salvatore Riina, di anni 87, recita il manifesto, come se fosse un normale manifesto funebre solo che al posto del ne danno il trieste annuncio compare la scritta ne danno il lieto annuncio e seguono i nomi di 24 vittime della mafia, tra magistrati, uomini della scorta, imprenditori, giornalisti, esponenti politici.
In esclusiva per i lettori di fascinazione, intervisto l'ideatore di questo originale manifesto funebre Gianluigi Ciotola, 24 anni, operatore funebre, con l'hobby della musica in quanto cantautore, e della politica, per questo, alle scorse elezioni amministrative candidato nelle file di Fratelli d'Italia Alleanza Nazionale.

Puoi spiegare ai nostri lettori quali motivazioni ti hanno portato ad ideare e poi affiggere questo manifesto funebre?
Ho ideato e successivamente affisso questo manifesto per annunciare che finalmente la Sicilia e l'Italia intera si può dire libera dalla mafia. Da quella mafia, di vecchio stampo, che con la morte di Toto Riina scomparse. Inoltre per far comprendere ai cittadini che la città di Palermo, compresi i quartieri difficili dello Zen, il Cep Borgo Vecchio e Borgo Nuovo, e la regione Sicilia sono cambiati. Non sono più quelle di una volta e finalmente la gente comincia a dire di no alla mafia ed a ogni forma di ingiustizia.

 
Scorgendo con la massima attenzione il tuo manifesto  nota tra le persone che danno il lieto annuncio per la morte di Riina due volte il nome di Paolo Borsellino, siamo di fronte al classico errore tipografico o c'è altro?
Ti ringrazio per l'arguta domanda. Non si tratta di un errore tipografico ma bensì di un caso di omonimia. Tra le innocenti vittima della mafia c'è un Paolo Borsellino, imprenditore, oltre al più famoso Paolo, magistrato. 

Rimanendo al manifesto, non posso non notare tra le persone che inserisci tra gli annunciatore della morte del capo dei capi anche due esponenti del Movimento Sociale Italiano Destra Nazionale, il giornalista Beppe Alfano e l'onorevole Enzo Fragalà, come mai li ricordi?
Sono due vittime innocenti di mafia. Beppe Alfano, è stato un giornalista che ha indagato tanto sul malaffare e sulla mafia in Sicilia. Ha indagato talmente bene da meritare di morire. Infatti la notte dell'8 gennaio del 1993 fu colpito da 3 proiettili calibro 22 mentre era alla guida della sua auto a Barcellona Pozzo di Gotto.
Vincenzo Fragalà, esponente del Movimento Sociale Italiano prima, di Alleanza Nazionale poi, deputato, il 23 febbraio del 2010 fu aggredito all'uscita del suo studio e ferito gravemente a colpi di bastone, morirà dopo 3 giorni di coma. Per il suo omicidio furono arrestate 6 persone. La sua unica "colpa" era quella di indirizzare i propri clienti all'apertura verso la magistratura.

Che reazione hanno avuto i cittadini di Ercolano che hanno visto sui muri della loro città questo originale manifesto?
I cittadini di Ercolano hanno risposto in maniera sorpresa, in primis per il nome della persona defunta. Salvatore Riina come all'anagrafe e non Totò come conosciuto in tutto il mondo per il suo rango criminale.  Si sono soffermati a leggere il manifesto, notando con la massima attenzione soprattutto i nomi delle vittime innocenti della mafia.



Trieste, sabato in piazza Femministe e Forza Nuova. La Questura limita il corteo femmista

Si prospetta un sabato pomeriggio carico di tensioni a Trieste, perché nella stessa giornata, a distanza di solo mezz'ora l'una dall'altra si svolgeranno due distinte manifestazioni. La prima, quella della rete femminista Non una di Meno, con ritrovo alle 16 in piazza della Borsa, la seconda, quella di Forza Nuova, che ha organizzato un presidio, con tanto di gazebo, megafono, striscioni, bandiere, che inizierà alle ore 16,30 nella vicina via delle Torri.
Le femministe manifesteranno per dire no alla violenza sulle donne, mentre i militanti del movimento politico guidato da Roberto Fiore ribadiranno il loro allo ius soli.
 Per scongiurare qualsiasi rischio legato a un eventuale contatto tra i manifestanti, a, la Questura ha deciso di limitare lo spazio in cui potrà svolgersi il corteo femminista, scatenando l'ira della reteNon una di meno che in una nota, diffusa alla stampa, afferma:
Per decisione della Questura una larga fetta del centro cittadino ci sarà interdetta. La nostra iniziativa infatti si svolge in contemporanea a un presidio di Forza Nuova, formazione che si dichiara apertamente fascista. Le due manifestazioni vengono considerate incompatibili, e su questo non possiamo che concordare: neofascismo e violenza di genere vanno da sempre a braccetto».Il problema però, continua il comunicato, è che la Questura proibisce a Non Una di Meno l’accesso a buona parte delle vie principali della città, anche molto distanti dalle bandiere di Forza Nuova
 «Lo spazio pubblico ci è interdetto “per la nostra protezione”, conclude il comunicato.  
Così ancora una volta, con la scusa di proteggerci, vorrebbero silenziarci. Ancora una volta la risposta a una minaccia per le donne (e il neofascismo è, a tutti gli effetti, una minaccia per le donne) è l’interdizione delle donne stesse. No, grazie – conclude il collettivo –, non vogliamo la vostra protezione».

Pirozzi va fino in fondo: "Mi candido e non mi ritiro"

(G.p)Uno scarpone. E, sotto, la scritta "Sergio Pirozzi presidente". Il sindaco di Amatrice rompe gli indugi e lancia ufficialmente la sua candidatura civica alla presidenza della Regione Lazio, dove nel 2018 si voterà per il rinnovo del consiglio e della giunta, adesso guidata dal Pd Nicola Zingaretti come ci racconta, con maggiori dettagli, il collega Antonio Rapisarda, dalle colonne de Il Tempo, storico quotidiano romano.

«Sono qui oggi non per annunciarvi che mi candido, perché questo lo sapete già, ma vi chiedo perché mi dovrei candidare? Rispondo io: non per bramosia di potere, non per fare gli interessi di qualcuno ma perché penso sia giusto ridare voce ai territori, ai sindaci, al mondo del volontariato, dei professionisti che hanno lasciato nella loro vita un'impronta». Con queste parole Sergio Pirozzi ha "svelato" alla stampa il simbolo che accompagnerà la sua lista civica in vista delle elezioni Regionali del Lazio: un'impronta dello scarpone, simbolo di «quella gente che ha lasciato il segno con le azioni concrete, di chi si è sporcato le scarpe» e non dell'establishment.
Dopo Nicola Zingaretti e Roberta Lombardi, questa del sindaco di Amatrice è la prima candidatura che si affaccia del centrodestra. Proprio a riguardo è stato chiesto a Pirozzi se questa sua fuga in avanti non possa risultare altamente divisiva nel lato destro dello schieramento, a partire dall'opposizione manifestata apertamente da Forza Italia. «Nel mio logo c'è l'orma di uno scarpone che va avanti, andrò avanti comunque», ha ribattuto. «Se sarò accusato di non aver fatto squadra? Io sono preparato a tutto - ha aggiunto - Ma dico anche perché non condividere un obiettivo che dice: diamo spazio a chi non ha cambiali, ha sempre lavorato per gli altri, si vuole rivolgere alle persone che non votano più. Se fanno altre scelte vuol dire che hanno obiettivi diversi dai nostri e se ne prenderanno la responsabilità».
E le primarie? Potrebbero essere questo uno strumento per ricompattare il centrodestra sul modello Sicilia? «Potevano farle prima, non è un problema mio – ha risposto il primo cittadino -.‎ Io sono un mister, il mister fa squadra ma serve un linguaggio comune. Se serve a dare una svolta all'approccio alla politica ben venga. Non ho mai litigato con nessuno e non voglio che si litighi per Sergio Pirozzi. Se ci sono persone di "alta levatura" (come si è augurato Berlusconi chiudendo proprio a Pirozzi, ndr), e sono messe li per interessi particolari, per me non sono di alta levatura...».
Un ultimo passaggio il primo cittadino lo ha dedicato ai suoi avversari, a maggior ragione quelli del Pd che dovernano la Regione. «Mi auguro che in questi 5 mesi, ma sono sicuro nella buona fede dell'attuale presidente, non ci siano ritorsioni contro Amatrice perché altrimenti mi arrabbio come una bestia».

Fini si precipita di nuovo dai magistrati a Roma per scaricare su Tulliani ogni accusa


(G.p)Dalla presidenza della Camera dei Deputati alle aule dei Tribunali. L'ultimo presidente di Alleanza Nazionale Gianfranco Fini, è stato sentito, come da lui stesso sollecitato, dal pubblico ministero Barbara Sargenti e dall'aggiunto Michele Prestipino e ha ribadito la propria estraneità a ogni contestazione.
Francesco Caroleo Grimaldi e Michele Sarno, legali di Gianfranco Fini, concedono ai cronisti una scarna dichiarazione, quando l'ex presidente della Camera dei Deputati nel pomeriggio lascia piazzale Clodio, dopo essersi presentato per la seconda volta nella procura della capitale per dare l'ultima versione dei fatti circa la casa di Montecarlo, lasciata in eredità al partito dalla contessa Colleoni per la buona battaglia e finita nella disponibilità del cognato Giancarlo Tulliani, e ai legami con l'imprenditore catanese Francesco Corallo, il re delle slot, prima che i pubblici ministeri romani decidano se chiedere il rinvio a giudizio per lui, per Elisabetta, per il suocero Sergio Tulliani e per il cognato Giancarlo, arrestato a Dubai e sotto richiesta d'estradizione.
Fini aveva la possibilità, dopo l'avviso di chiusura indagini, di essere ascoltato ancora, e così ha fatto. Ma a quanto pare il presidente della Camera non ha cambiato di molto strategia. Continuando a battere sul tasto dell'inconsapevolezza a 360 gradi. Lui non sapeva nulla, il giovane Tulliani l'ha di fatto abbindolato, millantando grazie alla prestigiosa parentela interventi e pressioni che avrebbero convinto Corallo a fare ponti d'oro al cognatino e alla di lui famiglia, comprandogli la casa di Montecarlo, elargendo bonifici a ripetizione per restaurare la casa e non solo, il tutto mentre il malcapitato Fini, messo in mezzo a sua insaputa, veniva «speso» suo malgrado. Ritrovandosi, ora, indagato come i suoi familiari per riciclaggio.
Ma di cose da chiarire Fini ne aveva. Nell'autodifesa, infatti, l'ex leader di An ha sempre compreso anche Elisabetta. Che però a leggere le carte dell'inchiesta ha qualche problema in più anche solo a sostenere di «essere stata all'oscuro». Non fosse altro perché, per esempio, i soldi della ricchissima cessione della casa di Montecarlo «scippata» dal fratello ad An per un tozzo di pane (pagato da Corallo) e rivenduta a un signore svizzero per quasi un milione e mezzo di euro sono finiti per metà sul suo conto personale.
 Anche questo dettaglio Fini sostiene di averlo appreso a cose fatte, e giustifica la compagna sostenendo che fosse una sorta di «risarcimento» per i danni provocati dal comportamento spregiudicato del più giovane dei Tulliani. 
«Fini ha reso ampie dichiarazioni sul cui contenuto per motivi di riserbo non possiamo riferire trattandosi di atti secretati», hanno detto ancora i suoi legali a proposito dei 90 minuti di faccia a faccia.
 Basterà aver ribadito di essere vittima di un parente millantatore per salvare l'ex terza carica dello Stato dal finire alla sbarra?

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