sabato 23 maggio 2015

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Oggi il corteo nazionale a Gorizia: CasaPound a lutto per la morte di un giovane militante

Scenderanno in piazza "con il lutto al braccio" (metaforicamente) i militanti di CasaPound, impegnati oggi nella manifestazione nazionale di Gorizia: giovedì è tragicamente scomparso un loro camerata, l'alpino paracadutista Fabio Comini, 26 anni, per un guasto al suo paracadute durante un lancio di esercitazione. C'è tensione nella città isontina, perché in contemporanea con il corteo celebrativo del centenario dell'entrata dell'Italia nella "Grande Guerra" è in programma anche una contromanifestazione antifascista con una significativa presenza di immigrati senza permesso di soggiorno. Così come ci sarà tensione domani a Trento e a Bolzano, per la decisione di non esporre il tricolore. Il leader bolzanino di CP, Andrea Bonazza, salito agli onori della cronaca per l'elezione in consiglio comunale e il successivo "trappolone" della Zanzara, ha proposto una soluzione semplice: siano i cittadini italiani a tirare fuori i tricolori.
di Giuseppe Parente
Oggi Casa Pound Italia scende in piazza a Gorizia, per celebrare il centenario dell’entrata in guerra dell’Italia nel primo conflitto mondiale. Una manifestazione corteo, che ha come motto “Risorgi, combatti e vinci” che non poteva non suscitare il solito copione, fatto di petizioni, interrogazioni parlamentari, richieste di annullamento, come quella effettuata da Il Comitato Nazionale de “L’Altra Europa con Tsipras” che ha chiesto al prefetto di Gorizia, Vittorio Zappalorto, di ritirare l’autorizzazione concessa a CasaPound per la manifestazione prevista per il 23 maggio 2015, in occasione della battaglia del Piave. Una manifestazione, a detta degli aderenti a l’Altra Europa, di chiaro stampo fascista, che quindi si pone in netto contrasto con la nostra Costituzione, nata dalla Resistenza che nelle terre giuliane è costata tante vite umane. Al corteo è prevista, a detta degli organizzatori, la partecipazione di cinque mila aderenti a Casa Pound, che ha scelto il capoluogo isontino, teatro di battaglie della prima guerra mondiale e la data, sabato 23 maggio, viglia del conflitto per un evento simbolo. L’obiettivo è quello di richiamare l’attenzione della stampa e dell’opinione pubblica su un orgoglio nazionale, che a detta dei “tartarugati” è molto scarso, in Italia. Il luogo di ritrovo del corteo è il piazzale della Casa Rossa alle 13, dove confluiranno i diversi gruppo provenienti da tutto il Paese; la partenza, invece, è prevista per le 16. Casa Pound, salvo sorprese, da imputare esclusivamente a motivi di ordine pubblico, percorrerà le vie del centro toccando diversi luoghi simboli della città, tra cui il monumento del Fante e quello dedicato ad Enrico Toti, dove i partecipanti hanno previsto azioni simboliche. Per esempio, ogni gruppo porterà a Gorizia un sacchetto di terra della propria regione, per unirle assieme a simbolo dell’Unità nazionale. Al fine di evitare qualsiasi contatto con la contromanifestazione anti militarista ed antifascista organizzata dalle diverse anime della sinistra goriziana, le forze di polizia stanno monitorando, con massimo scrupolo, le fasi della preparazione. D’ altronde un corteo, quello di Casa Pound, con 5 mila partecipanti, anche se la Questura stima una partecipazione di 1200 persone circa, e la relativa contromanifestazione rappresentano numeri importanti per una città di medie dimensioni come Gorizia.

venerdì 22 maggio 2015

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Cuori neri reloaded/8 Telese annuncia il cambio di copertina, ma per qualcuno non è sufficiente

'OGGI SPERLING ANNUNCERA' UNA NUOVA COPERTINA DI CUORI NERI. DOPO TANTO DIBATTITO UNA DECISIONE IMPORTANTE, CORAGGIOSA E (CREDO) SENZA PRECEDENTI''

Il tweet di Luca Telese segna un punto di svolta ma non chiude il clamoroso bordello scatenato dalla riedizione di Cuori neri. Perché oramai una buona parte della fascisteria non si è contentato del lodo Barbadillo e punta al cuore del problema: non si può accostare Carminati ai martiri. Dimenticando che anche lui è una  vittima della brutalità poliziesca. Latitante per i Nar, gli sparano in testa perché al valico di frontiera pensavano passasse Cavallini. Gli è andata bene e ha perso un occhio. Io, come è noto, non ero d'accordo già dieci anni fa sull'esclusione delle vittime non innocenti. Ma continuiamo con la rassegna di stampa e social network, sempre curata da Giuseppe Parente:

Ora saranno pure convinti di aver rimediato all'orrore. Invece nulla cambia!!!
Come ho avuto modo di spiegare personalmente a Luca Telese (che mi ha chiamato mercoledì sera per provare a spiegare le sue ragioni), quella copertina mi fa schifo. Ma il problema principale è che lui ha scritto una prefazione citando Carminati.
Quindi, collegando con un infame filo nero logico le storie dei "Cuori Neri", morti a causa della loro militanza politica, con chi ha scelto di intraprendere un percorso criminale, al di là di quelle che fossero le sue idee.  Quindi, a prescindere dal suo passato, oggi Carminati è quello. Se lo si accosta ai "Cuori Neri", di fatto si è deciso di contaminare quella storia politica con una storia criminale.
Certe motivazioni intellettualoidi sono forzature inaccettabili per giustificare un'operazione commerciale di pessimo gusto.
È come se io, nella mia bella Sardegna, dopo l'intensa militanza mi fossi dato ai sequestri di persona. Per poi essere inserito in un libro che parla di militanza, fede politica, scontri di piazza, con la 'dotta motivazione' che ci sarebbe un filo nero logico tra le due scelte di campo.
Fabio Meloni

Accostare, per chiare ragioni di marketing, i martiri grazie alle cui storie ha guadagnato notorietà e considerazione a nebulose  storie di criminalità (le cui figure di spicco sono Buzzi e Odovain) è un abominio senza parole. Mia sorella ha chiesto a chi abbia amicizia su facebook con lui e con lei di cancellarla dalle amicizie... Pensavo fosse eccessivo. Poi ho visto questa copertina e faccio mia la stessa richiesta. Se avete amicizia con Telese, per favore cancellate me.
Marcello De Angelis 

Da ieri imperversa sui social la giusta polemica riguardo la nuova uscita del libro “CUORI NERI” ma soprattutto in merito alla copertina che ritrae la foto di Massimo Carminati associata alle VITTIME del terrorismo.
 Affiancare il rogo, anzi, la STRAGE DI PRIMAVALLE con quell’immagine da subito provoca un DISGUSTO senza precedenti, e la sua pubblicazione non può avere nessun tipo di approvazione anche se la si propone come una genialata di marketing.
 Semplicemente è un errore che qualcuno ha commesso e al quale qualcuno deve rimediare.
 Qui non si tratta di portare rispetto alle vittime, si tratta di portare rispetto a chi ancora oggi le porta nel cuore, e non parlo solo di familiari o parenti.
 Si tratta di capire perché ancora oggi speculi su quel sangue versato e ancora oggi perché ci sia la VOLONTA’ di nascondere la verità su cosa successe in quegli anni.
 QUINDI VORREI RIVOLGERE UN APPELLO A TUTTI PER MANDARE UN MESSAGGIO DI SDEGNO ALL’EDITORE E FAR SÌ CHE QUESTO “ERRORE INVOLONTARIO” VENGA RISOLTO.
Giampaolo Mattei

Mettendo in copertina della riedizione del best seller "Cuori neri" di Luca Telese il faccione di Carminati - laddove il libro parla di "martiri" di destra - la casa editrice ha suscitato esattamente il vespaio virale che sperava. Quando pubblicate un libro auguratevi di avere art director altrettanto scaltri

Massimiliano Griner

Qui potete leggere il contributo della testata Destra.it: Cuori neri e cuori aridi

Qui invece c'è il comunicato di Lorien.

Ecco infine i precedenti della saga:
7. Murelli e gli impresentabili


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Cuori neri reloaded/7. Murelli: a San Babila non facevamo distinzioni tra buoni e cattivi

All'intervento di Gabriele Adinolfi ha fatto seguito un post su facebook di Maurizio Murelli, un protagonista degli anni di piombo che fu tra i più decisi critici dell'operazione "Cuori Neri". Due mesi fa è uscito il suo romanzo storico che fin dall'exerge contesta alla radice la divisione tra cuori neri buoni e cattivi e quindi si pone fuori campo rispetto alla polemica in corso

Io personalmente non a caso ho dedicato il mio romanzo a tre "impresentabili" (stando alla leggenda mediatica): Pierluigi, Umberto, Rodolfo. E tutto il romanzo si sviluppa su un crinale che rende bene (secondo me) l'idea di come la dimensione politica vissuta in una certa maniera e con certe coordinate può facilmente introdurre alle dinamiche "criminali"... e come, i camerati mantenutisi puri possono e DEVONO supportare questa "deriva" (infatti nel romanzo gli "eroi" son quelli che non lasciano solo il protagonista nonostante lui voglia fare da solo). Vero è, poi, che la fascisteria celebra pubblicamente i MARTIRI (cioè coloro che sono caduti per aggressione) e ben poco chi è caduto a mano armata ancora in piena atmosfera politica o già sconfinati nell'avventurismo puramente criminale.... Del perché di questo passaggio dal dominio politico a quello del puro fuorilegge ci sarebbe da dire molto. 
Ieri sera a cena con un paio di camerati particolarmente sensibili si osservava un fatto (io di solito parlo di Milano perché conosco bene tutti i meandri della storia milanese, e mai di Roma che spesso fatico a capire). Ci dicevamo: ai nostri tempi esisteva un luogo di spazio comune NON INTERDETTO A NESSUNO: San Babila. La sera arrivavi là e sapevi che trovavi dei camerati di cui non ti importava se erano del MSI, di AN, ON, cani sciolti già in odore di malavita, lupi solitari, avventurieri.... si era tutti camerati e tutti potevano contare su tutti. E quelli che furono di San Babila, comunque morti, comunque abbattuti non sono stati rinnegati o messi in second'ordine in base alla pozza dentro la quale hanno esalato l'ultimo respiro, fosse sangue, fango o merda. Oggi la piazza (cioè l'area di tutte le città ) vive di "contrazioni" molto accentuate e anche quando non c'è ostilità, c'è separatezza. E non esiste il luogo della camerateria dove si era solo camerati al di là dell'intellettualità, della specificità, dell'essere organico a questo o a quello.
Contro Telese tenni a suo tempo, a pari merito con Gabriele, una feroce polemica. Da allora non l'ho più preso in considerazione. Quel che c'era da dire è stato detto. Quel che ha fatto oggi è in linea con il personaggio e i suoi sentimenti. E credo che sia più importante considerare cosa fa la camerateria piuttosto che perder tempo sul anatomopatologo intento a sezionar cadaveri che mai saprà cosa hanno visto gli occhi del cadavere che fa a pezzi e cosa gli è transitato nel cuore, per lui nero non per la connotazione politica ma perché "buio" come la notte senza luna: non può vedere.
P.S. Diversamente da Gabriele io non sono così tranciante sull'"area". Continuo a incrociare persone stupende che tengono bene e promettono bene.


giovedì 21 maggio 2015

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Cuori neri reloaded/6 Adinolfi: il problema non è Telese ma chi nell'area distingue morti buoni e cattivi

Nel dibattito sulla riedizione di "Cuori neri" scende in campo, rompendo gli schemi, Gabriele Adinolfi. Il suo contributo, forte e potente, non mi meraviglia: perché all'epoca la critica ai morti buoni e ai morti cattivi l'avevamo condivisa. Il testo è stato pubblicato su Il Primato Nazionale

Il problema non è Telese e neppure Sperling & Kupfer. Il problema è tutto in quella che si definisce area. In fondo non è tanto scandaloso che Telese abbia fatto la sua carriera speculando sui neofascisti assassinati, questo ci potrebbe anche stare se non fosse aggravato dal fatto che l’autore ha preteso più di una volta di mettere bocca dove non doveva e regolarmente in modo sconcio.
Ci potrebbe anche stare la sua carriera sul nostro sangue se il suo ormai famoso Cuori neri non avesse praticato una selezione tra morti accettabili e morti impresentabili, del tutto scomparsi, questi ultimi, dalla galleria dei ritratti. Quello che davvero è indegno è che ci sia tanta gente d’area che questa selezione l’ha approvata e che si è compiaciuta nel vittimismo con lacrimuccia che è lo spirito con cui i nostri Caduti sono stati ricordati: come della selvaggina da compiangere e non come degli eroi di fronte ai quali raccogliersi in silenzio.
Ci sta ai nostri giorni tutta questa scivolosa e vigliacca umanizzazione, questo perdersi nell’umano, troppo umano, questo rimpicciolire i Caduti per avvicinarli a noi, anziché ergerci noi per essere da Essi meno distanti.
Ci sta questa vile ammucchiata che, se la si deve letterariamente alla penna del Telese, nel reale deve esistere sul serio, vista la reazione di gratitudine beota che gli si è tributato per l’aver trasformato i guerrieri del Male Assoluto in poveri e sfigati iloti da piangere.
Se tanto mi dà tanto ci sta anche questa polemica assurda sulla copertina con il volto di Carminati. Solo uomini piccoli piccoli cuori neri possono scandalizzarsi che in bella vista ci sia un “impresentabile”, dato che quegli anni quell’uomo li ha vissuti sul serio e che ha perso un occhio perché gli hanno sparato in un posto di blocco.
Di Carminati so poco e niente visto che non l’ho mai incontrato in vita mia. Dando per buono tutto quello che ci raccontano i media sarebbe effettivamente impresentabile. Ma non di più dei tanti che sono diventati politici e che in quelle storie definite di mafia capitale ci sono immersi. Quelli non scandalizzano però, anzi sono tra quelli che si scandalizzano per Carminati in copertina.
Il problema, dicevo, è l’area perché è formata ogni giorno di meno da uomini, ma si compone di moralisti perbenisti ipocriti. Di gente che non fa selezioni etiche – e lo sappiamo bene! – ma solo formali, a seconda di quant’accettazione esterna e di quanto tornaconto apportino le cose. La fine che han fatto i Presente! ai nostri Caduti attesta benissimo quale sia il grado di sfacelo e d’oscenità orami raggiunto.
Il problema non è tanto la Sperling & Kupfer che, scegliendo di mettere in copertina Carminati, compie un gesto politico indegno. Il problema è la reazione che ha avuto quello che ormai è un autentico porcile umano, il quale è anche riuscito a far fare bella figura a Telese con la sua trovatina propagandistichetta del genere “Se non cambiano copertina pago io la ristampa”. E vai col truogolo!
Sapete che c’è? Voi tenetevi il vostro Telese, io quegli anni preferisco ricordarli con Mario Tuti “Abbiamo voluto dimostrare che se uccidere un fascista non era reato, quantomeno era pericoloso”. A ognuno il suo. C’è chi grugnisce e c’è chi vola
Gabriele Adinolfi




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Cuori neri reloaded/5 Telese: mea culpa per la copertina ma difendo tutti i contenuti della prefazione

di Luca Telese
Sta diventando così radicale e violenta la polemica in rete sulla nuova edizione di Cuori Neri che sento il bisogno di dire qualcosa di più (poi posso anche tacere). La prima: ho già raccontato di come fin da quando ho visto quel bozzetto non fossi convinto di quella proposta di copertina della casa editrice, che metteva in primo piano la foto segnaletica di Massimo Carminati. Ho spiegato i miei dubbi, le mie difficoltà e il problema di a chi spettasse il diritto di scelta finale. Ma fra tante critiche dure, alla fine c’è un punto di verità, soprattutto nella posizione di coloro che mi dicono: ma tu alla fine quella scelta l’hai subita, l’hai condivisa, a noi non ce ne frega nulla del vostro dibattito interno, del perché o del per come. Quella foto alla fine è sulla copertina del libro che porta il tuo nome, quindi di cosa abbia prodotto quella scelta non ci importa, conta il risultato finale. 
E’ vero: e lo è a tal punto che mi sono associato alla richiesta di chi – come la rivista Barbadillo – ha detto da subito: ripristinate la copertina originale. Di chi dice: prendi atto tu di un errore oggettivo che la relazione di tanti lettori rende evidente in modo plateale. Mi prendo la mia parte di responsabilità che su questo punto c’è, e che non si può dividere con nessun altro. Ho spiegato che quando un libro finisce per appartenere ai suoi lettori almeno quanto al suo autore o al suo editore, questa protesta è una ricchezza. E’ un caso raro, ma felice. Mi prendo la mia parte di responsabilità, di più non posso fare o dire. Non posso prendermela con nessun altro se non con me. 
Detto questo, la discussione che si sta sviluppando contiene un punto di paradosso, che per molti deriva dal fatto di non aver letto la mia prefazione, ma anche da una sorta di teorema che quella lettura metterebbe ancora più in crisi. Il teorema è: Carminati con la storia degli anni di piombo non c’entra nulla, Carminati è un delinquente abituale che con le vicende che hai raccontato in Cuori neri non ha nulla a che fare, Carminati soltanto nominato in quel libro che parla di vittime è un accostamento sacrilego. 
Di questo punto del dibattito, ovviamente, a costo di subire le reazioni più feroci, devo dire che non posso condividere nulla. Io nella prefazione che ho pubblicato in numeri romani, in apertura del libro, come un saggio aggiunto in cui riflettere su quello che era accaduto nel 2006 (e senza modificare una virgola del testo originale) parlo di tante cose che mi sembravano importanti nel dibattito di un decennio. Ad esempio di come il rapporto con gli anni di piombo oggi sia ancora più attuale e dirompente di allora. Questa polemica, semmai fosse stato necessario, ne è una ulteriore prova: sono finiti i partiti storici, soprattutto quelli di destra, sono scomparsi molti testimoni importanti, anche fra quelli che avevo intervistato, sono saltati i “corpi intermedi”, che mediavano il rapporto con la storia e con il passato: non ce ne siamo quasi accorti, ma è venuto meno il filtro della politica, e questo al contrario di quello che pensano molti non è un bene.
La memoria degli anni di piombo, anche per questo motivo, spesso diventa pura emotività, energia e rabbia, spesso prive di qualsiasi filtro intellettuale sia a destra sia a sinistra. In questa prefazione citavo esempi diversissimi per raccontare questo cambiamento, nello spazio e nel tempo: il terrorismo è stato un codice e questa lingua globale ha trovato una sua culla in Italia. Non solo, ma anche perché ho scritto queste storie, quando leggo e vedo i video dell’Isis, io leggo dentro lo spettacolo della violenza un format e questo format i primi che lo hanno messo a punto sono state le Brigate Rosse. Non solo, ma anche perché ho scritto queste storie, quando leggo sui giornali la notizia che ancora si fanno rilievi scientifici a via Fani, perizie tridimensionali per provare a cercare tracce e prove a distanza di mezzo secolo, mi viene da sorridere ma – siccome ho scritto questo libro – penso che non sia solo colore: mi rendo conto che l’ossessione criminologica che si associa alla rimozione storica è una sorta di valvola di sfogo di un trauma collettivo irrisolto. L’idea che si possa trasformare il delitto che più ha segnato la storia della Repubblica in un “cold case”, razionalizzabile, e risolvibile come una puntata di Csi mi sembrava follia pura. Seguendo questo filo di riflessione diacronico, arrivavo a Carminati e all’impressione che leggere gli incartamenti di quell’inchiesta ha suscitato in molti di quelli che hanno studiato gli anni di piombo. Qui i delitti e i reati del processo non c’entrano nulla: l’inchiesta di Mafia capitale ci rivelava un mondo. 
 Ieri ho passato una giornata a discutere di tutto questo con persone diverse che mi hanno cercato  o che ho cercato io. Tra questi ne cito alcuni: la mattina, ero ancora sotto choc, con Adriano Scianca, che mi ha intervistato. Poi con due giornalisti come Ugo Tassinari e Nicola Rao, studiosi e memorie viventi della storiografia più recente, poi con un giornalista come Michele De Feudis, infine con un altro giornalista sardo, Fabio Meloni, che era stato fra i presentatori del libro e che aveva raccontato la sua indignazione sul web. Parto subito dall’obiezione Meloni, che è la più interessante, e riassumo con l’ascia (anche Michele dice cose simili, ma con più sfumature e problematicità). Meloni dice: a me quella copertina fa schifo. Ma il problema è anche che tu abbia scritto una prefazione citando Carminati. Non so se Carminati sia mai stato dei Nar – sostiene Fabio -  ci sono molte voci controverse su questo, sicuramente ne è uscito per intraprendere un percorso criminale. Quindi, a prescindere dal suo passato, oggi Carminati è quello. Se tu accosti Carminati ai Cuori neri, di fatto stai contaminando quella storia politica con una storia criminale. 
Questa discussione mi ha fatto molto pensare. E’ una tesi chiara, netta, ma io non la condivido affatto. Credo al contrario che la forza di Cuori neri, quello che ha dato potenza e credibilità al libro sia stato proprio una diversa scelta di fondo, quella di non omettere nulla: non devo fare l’album dei santi estromettendo con il bisturi i cattivi, o gli spettri, perché questo avrebbe prodotto agiografia, o falsificazione. Era vero esattamente l’opposto: per poter restituire verità alle vittime di quella stagione, bisognava raccontarla tutta. E’ per questo che Carminati non è stato “aggiunto”: il suo nome era già nell’indice dei nomi, come quello di Alibrandi, di Anselmi, di tanti che partendo da quella storia, avevano intrapreso i percorsi più disparati, per rispetto alla storia, non per una provocazione eretica. Mi sembra, insomma, che la foto di Carminati, apra a destra un problema simile a quello che si è posto a sinistra dopo il famoso articolo di Rossana Rossanda, quando l’editorialista inventò l’immagine dell’”album di famiglia”, per dire che dentro una storia comune della sinistra c’erano anche  le Brigate Rosse. Questo non voleva assolutamente dire  - per fare un esempio – che un militante del Pci dovesse avere una qualche corresponsabilità con le Brigate rosse: non c’era “contaminazione”. Ma piuttosto la necessità di testimoniare che la lotteria delle responsabilità politiche e individuali, partendo dal destino di una matrice comune, aveva prodotto le scelte più disparate e opposte. Per questo dentro Cuori neri era necessario raccontare – e così avevo fatto – anche il massacro dell’idroscalo, anche lo stupro del Circeo, anche le scelte più violente. Questo non infanga nessuno: questo aiuta a capire, a restituire verità. Da anni ragiono sul fatto che indagare questa “Zona grigia” sia l’unico modo per spiegare quella tragedia collettiva. 
E qui arriviamo ad oggi: leggendo gli atti di Mafia Capitale chiunque studiasse o avesse curiosità per quegli anni non poteva non rimanere stupito per quanto il mondo e la storia di Cuori neri fossero continuamente evocati da Carminati come riferimento autobiografico ed ideale. Era per lui e per chi aveva intorno, ancora oggi, un elemento di identità. Siccome non ho nessuna simpatia, e nemmeno nessuna paura di questo paradosso, non ho bisogno di mostrificare Carminati, di esorcizzarlo come un demone. A molti fa rabbia, ma “Il nero” è parte di quel tempo, ci è completamente immerso, ha traversato il suo lato oscuro: il che non cambia nulla degli altri, e il che non proietta nessuna ombra sulle vittime. E’ uno dei possibili esisti di quella storia, come per la storia della sinistra e dell’estremismo armato rosso lo sono stati in modo diverso Patrizio Peci, Renato Curcio, o i ragazzi della Brigata Tanas. Parliamo di loro, per capire: dentro Potere Operaio, e il mondo che c’era intorno, c’erano molti che prima quei ragazzi dopo il rogo di Primavalle prima li avevano difesi, e poi li avevano espunti, dicendo: ma alla fine non erano dei militanti, solo dei delinquenti. Quando abbiamo visto il Lollo di oggi, collegato dal Brasile a Porta a Porta, con la sua boria e la sua impunità ci ha fatto schifo. Ma Achille Lollo non è un ufo: viene da una storia, e ha seguito un percorso lineare, dentro la violenza ideologica di quel tempo, che lo ha portato dalla militanza extraparlamentare al delitto Mattei. 
Tassinari e Rao hanno una idea ancora più forte di me, su questo, e la riassumo così. Ma non ti rendi conto che in qualche modo, queste reazioni sono figlie di una operazione di separazione che hai fatto tu stesso proprio con Cuori neri? Tu hai raccontato le vittime, le hai sottratte all’oblio, ma le hai anche separate dal loro tempo, dal loro contesto. La mia risposta è anche nella polemica di queste ore, nella montagna di insulti che mi prendo: io non ho mai occultato la zona grigia, non ho mai ceduto all’agiografia, non ho mai pensato che angelicare fosse una risposta. Le storie dei Cuori neri contenevano quasi miracolosamente, dentro il loro percorso, tutto il repertorio delle identità possibili: tempi, età, luoghi diversi. Ed erano storie bellissime, piene di sfumature, di problemi, di ricchezza. Rispetto a coloro che mi dicevano: ma allora dovevi raccontare tutti i “caduti” di destra, ho sempre risposto che questo era un altro libro, che altri hanno scritto (penso, ad esempio, a “Guerrieri” di Tassinari). Quello che distingueva la storia dei Cuori neri da quella degli altri è che tutti erano vittime della violenza politica. Per questo non temo il cosiddetto rischio “contaminazione”. Per questo non credo che si debba avere paura degli spettri, di tutte le storie degli anni di piombo, delle loro sfaccettature. Non penso che si debba avere paura di quella zona grigia dentro cui c’è stato tutto il meglio, e il peggio, e in cui nulla contamina, ma tutto aiuta a capire. Le vite dei santi risolvono tutti i problemi, sono lucide levigate e solari: ma hanno a che fare con la religione, non con la storia. 

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Cuori neri reloaded/4: continua il fuoco incrociato su Telese

Nonostante la bella intervista di Luca Telese ad Adriano Scianca  per Il Primato Nazionale (il responsabile culturale di CasaPound non è stato certo accomodante) continua il tiro incrociato sull'autore di "Cuori neri". La sua richiesta alla casa editrice di sostituire la copertina, ritenuta offensiva da molti, non è giudicata sufficiente. E' proprio la scelta, nel lungo capitolo di "aggiornamento", di parlare finalmente non solo di vittime ma anche di "carnefici" ad essere contestata, spesso con toni e termini molto aspri. Io, ovviamente, sono di opposto parere, e presto offrirò al dibattito la mia opinione ma intanto continuo, grazie al lavoro metodico di Giuseppe Parente, a proporvi un altro "giro" di commenti critici all'operazione Cuori neri reloaded


Onorato: Telese merita schiaffo educativo

Si allunga la lista dei signori che prenderà uno #schiaffoeducativo per il loro comportamento privo di rispetto, pensando che la legge italiani li tuteli. Oggi in lista è entrato Luca Telese che per vendere qualche libro in più strumentalizza la morte dei nostri caduti mischiandola con la presunta criminalità di Mafia Capitale. Telese lo #SchiaffoEducativo ti aspetta!
Giuseppe Onorato coordinatore forza nuova centro italia

Ambrosini: un accostamento indegno

Mettere sullo stesso libro vittime innocenti,di un periodo storico che fu una guerra civile, e una figura come Massimo Carminati con Mafia Capitale è indegno e senza un briciolo di onestà intellettuale. Chi conosce la storia di Mafia Capitale non può' mettere sullo stesso piano le due cose. Che poi
personaggi come Carminati facciano rivoltare nella tomba anche i giovani morti per l'idea è altrettanto certo
Alessandro Ambrosini, direttore Notte criminale

Cortini: Telese, ti rendo merito, ma striscia via, anzi rotola

Caro Telese,
mai stati né conoscenti nella vita né tantomeno "amici" in questa piazza virtuale.
I nostri cammini si sono incontrati solo una volta quando ti sedesti, purtroppo, accanto a me a Roma, in una sala strapiena a CasaPound, una sera di febbraio 2009 dove, accompagnato da due "compagni storici" come Tassinari e Mughini, Valerio Morucci si presentò ad un dibattito pubblico che fece scalpore iniziando col dire "io sono vostro Nemico". Di quella sera, oltre ciò che fu detto sia fra il killer internazionalista in pubblico che in privato fra lui ed un camerata (Marco Luchetti) che fu vittima dei suoi pallettoni assieme a "Cremino", ricordo solo la tua faccia. Non eri stato invitato "al tavolo" ma solo come spettatore, nessuno aveva chiesto il tuo parere, nessuno aveva chiesto un tuo autografo sul tuo libro (orrore, onta e bestemmia...). La tua espressione confermava, aldilà di ogni tua personalissima quanto "cazzituoi" tendenza, ciò che io avevo sempre pensato di te: eri quella che viene comunemente definita "una checca isterica". A parte l'abituale stile e cortesia con cui i padroni di Casa accolsero l'ospite e lo fecero accomodare, quella sera, come suol dirsi, "non ti s'inculò nessuno", e per te, che già calcavi da un pezzo le scene dei media fu evidentemente un affronto insopportabile ed un reato di lesa maestà pari all'assassinio di Cesare. Pensavo scoppiassi, anzi lo speravo, ma purtroppo l'esplosione non ci fu, evidentemente protetto da quei chili di strutto che rendono evidentemente infelice la tua vita. Chissà cosa facesti quella sera dopo essere uscito da quel palazzo di Via Napoleone III, tornato a casa. Hai urlato? Hai inveito? Ti è scappata anche la lacrimuccia? Hai gridato "mammatottò, fascicattivi.."?
Caro Telese,
ti ho sempre dato atto di aver, con la tua prima edizione di Cuori Neri, contribuito a rompere quel muro di silenzio, quella pietra tombale costruita da anni di ipocrisia partigiana e comunista sui nostri martiri, e ti do atto di averlo fatto non solo documentandoti ma anche andando a parlare con la gente "che c'era" e confrontando i dati persino con onestà intellettuale.
Quel libro segnò il tuo successo e ti fece spiccare il "volo" nell'empireo dei telegenici e dei "vips", tanto che persino da gauche arrivarono (mai capito se sincere ovvero obtorto collo, ma arrivarono) critiche lusinghiere anche, si fa per dire, illustri. Non so se il successo ti abbia dato alla testa piuttosto che la tua malcelata indole di cui sopra o un terribile "combinato disposto" delle due cose, ma di una cosa sono certo: appena vista (adesso) la copertina dell'ultima riedizione del tuo libro ho capito che denaro e visibilità sono i tuoi due punti di riferimento, e che sei passato, se già non lo fossi prima (inizio oggi a chiedermelo), sulla barricata di coloro che hanno campato e campano sulla pelle di chi ha versato il sangue sull'asfalto per un'idea.
Che sia stata Sperling & Kupfer a creare ed avallare una scelta di marketing antistorica e disgustosa (non voglio neanche pubblicarlo quello schifo di copertina) non importa, lo ha fatto certamente col tuo beneplacito.
Spero di non incontrarti mai più. Striscia via. Anzi, rotola
Stefano Cortini


Berio: Telese sbatte il “mostro” in copertina e infanga i “cuori neri”

La copertina è un pugno nello stomaco. Un primo piano di Massimo Carminati, il “nero” cui è stata attribuito tutto il marcio della politica corrotta nella Capitale dimenticandosi allegramente del compagno di merende Salvatore Buzzi, amicone della sinistra istituzionale e non. E poi quel titolo “Cuori neri“. Il titolo di un libro cult per la destra italiana, scritto dal giornalista Luca Telese che ora lo ha ripubblicato con Sperling & Kupfer aggiungendo alle storie di 21 ragazzi uccisi un capitolo su Mafia Capitale. E poi c’è un sottotitolo ancora più ambiguo e offensivo: “Dal rogo di Primavalle a Mafia Capitale, storie di vittime e carnefici”. Ma i cuori neri erano solo vittime dimenticate nel 2006, quando il lavoro di Telese sfonda tra il pubblico di destra. Cosa c’entra il rogo dei fratelli Mattei con i loschi affari di Carminati e Buzzi? Cosa c’entra la morte di Zicchieri con la mafia a Roma? E Ramelli? E Falvella? E Mantakas? Perché questa diffamante giustapposizione? Ci si augura che siano proprio i familiari dei “cuori neri” di cui Telese racconta le tragiche storie a prendere le opportune iniziative, anche in sede legale, per difendere l’onorabilità e la memoria dei loro congiunti.
Resta la tristezza e l’amarezza per un’operazione di marketing editoriale di cattivissimo gusto. Quanto Cuori neri uscì non tutti furono contenti a destra: benché il libro avesse fatto circolare nel grande pubblico vicende condannate all’oblio dall’ideologia manichea di sinistra c’erano indubbiamente molti errori e c’era qualche inesattezza di troppo. Telese fu anche accusato di voler “lisciare il pelo” al centrodestra berlusconiano all’epoca al potere. Di sicuro i tempi sono cambiati, al posto del berlusconismo c’è oggi il renzismo e il “ritocchino” al libro fatto da Luca Telese pare porprio servire allo scopo di cancellare quel peccato editoriale di una decina d’anni fa: dare corpo letterario alle vittime neglette dal sistema. Bene, oggi si ricorda che ci sono stati anche i “cuori brutti”, i carnefici, i terroristi. Nel racconto renziano i fascisti cattivi servono e meglio se un cuore non ce l’hanno proprio. Questo è quanto, ai lettori l’arduo compito di farsi un’idea…
Dopo le numerose proteste sui social lo stesso autore, in una lettera, rammenta di avere bocciato la copertina scelta dalla casa editrice Sperling&Kupfer ma di non essere stato ascoltato. Ora tornerà alla carica, anche sulla base dell’indignazione suscitata dalla nuova edizione. Resta il fatto che il capitolo in ci si parla di Mafia Capitale, e che la casa editrice presenta come un arricchimento della nuova edizione, è stato scritto da Telese e dunque l’accostamento tra storie molto diverse tra loro era già insito nel testo.

Renato Berio, Secolo d'Italia

Le puntate precedenti della saga:
1 - Barbadillo e C. contro l'operazione editoriale
2 - La replica di Telese
3- Ancora critiche dai giornalisti di destra


mercoledì 20 maggio 2015

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Cuori neri reloaded/3 - Non è questione di copertina, Telese non deve parlare insieme di vittime e carnefici

La presa di posizione di Luca Telese che, con un gesto plateale dirompente, propone di rifare le copertine di Cuori neri dieci anni dopo (un'operazione costosa) non ha soddisfatto il pubblico dei "cuori neri original" che continua a polemizzare ipotizzando cazzimme e feroci logiche di marketting... E quindi riprendiamo la rassegna stampa con tre giornalisti di area destra...

Sono pentita, di essermi anch'io agitata per la copertina della ristampa di "Cuori neri". Telese, perfettamente consapevole di tutta l'operazione editoriale, grazie all'assist dei "camerati" di Barbadillo, fa una lettera mortificata in cui chiede alla Sperling di cambiare copertina. Ora gira più questa pezza che ha messo della porcheria che ha realizzato. Tutto ciò ha contribuito solo a fare pubblicità a uno che non lo merita. Quindi per me, la storia finisce qua.
Annalisa Terranova, capo del servizio politico del Secolo d'Italia

Quindi, secondo te, il problema è esclusivamente la foto della copertina...  Non l'aver, ignobilmente, abbinato la vita e la storia di quei tanti Martiri, caduti per l'Idea, ad una storia di malaffare e ladroni...
"...a me non importavano i reati ... ma il rapporto con la mitografia dei Cuori neri - citati molto spesso - e usati da Carminati, consapevolmente o inconsapevolmente, per sostenere l'aura del suo personaggio pubblico"... questa è la filosofia sciacalla che ti ha portato ad aggiungere quel capitolo a quel libro che, in troppi, avevamo creduto tu potessi aver scritto in buonafede, accogliendoti con troppo onore nelle nostre comunità. 
Mi resta il lumicino della speranza che, mentre scrivevi questa patetica risposta, tu possa aver provato almeno un po' di vergogna. Ma lo stile non è in commercio!!!
Fabio Meloni

Ho letto le motivazioni (giustificazioni) di Telese, ma resto dell'avviso che la storia dei Cuori neri dovrebbe rimanere distinta e distante da quella (trasversale e criminale) di Mafia Capitale. Il problema non è solo la copertina con la foto segnaletica di Carminati né il sottotitolo ("Dal rogo di Primavalle a Mafia Capitale") che suggerisce un legame (offensivo) che non esiste. Vuoi scrivere un libro su Mafia Capitale? 

Liberissimo di farlo, ma lascia riposare i cuori neri.
Roberto Alfatti Appetiti, che rimanda a un precedente intervento sul suo blog del Giornale

Il problema quindi è che non si devono confondere angeli e demoni. Un dispositivo che mi trova in profondo dissenso, con cui ho già polemizzato dieci anni fa e su cui toccherà ritornare a stretto giro, anche a costo di prevedibile impopolarità.
(3-continua)

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Cuori neri reloaded/2 Luca Telese: sono d'accordo con il lodo Barbadillo, ricopertiniamo il libro

Riceviamo e volentieri pubblichiamo:
Per quanto possa sembrare strano, non possiedo, come la maggior parte degli autori, il potere di decidere la copertina di un mio libro. Lo avranno Hillary Clinton Umberto Eco, forse, lo avrà Jeremy Rifkin e qualche autore americano. Non io, purtroppo. Ho visto che persino un grande classico come "Il secolo breve" di Eric Hobsbawn è stato ripubblicato senza la foto del Grande dittatore di Chaplin che pure è stato un elemento cruciale del racconto e delle sue interviste: ce n'è un'altra che non è brutta, ma non è la sua. Ed è celebre il caso di Salinger che ha dovuto lottare una vita per non avere nessuna foto sulla copertina del suo Giovane Holden.
Adesso, passando dai giganti al pianeta terra, devo spiegare che nel suo piccolo, per me, la copertina di Cuori neri era come una parte essenziale del libro che avevo scritto. Mi era costata, anche all'epoca, discussioni infinite, e devo dire che era "mia" quasi in ogni dettaglio. Ricordo che la difesi dal rigetto alternativo elaborato dall'ufficio grafico davanti alla storica direttrice della Sperling, Carla Tanzi, vita a aroma per dirimere la contesa. Le avevo provato a spiegare perché quei personaggi da fumetto sconosciuti ai più - i Balder - erano gli unici che potessero rappresentare le storie diversissime che raccontavo. Per me era importante la bicromia di quel titolo logo: Cuori-Rosso e Neri-nero. Era importante persino la fascia bianca che rendeva possibile usare quei due colori su fondo nero, che nacque su un tavolino del Pantheon sovrapponendo le scritte. In un Capitolo-estratto distribuito alla festa di Atreju sei mesi prima dell'uscita, c'era in più sullo sfondo solo il profilo rosso di una P38 che per me rappresentava la minaccia che le vite di cui raccontavo avevano subito, la violenza di un'epoca: la sagoma fu tolta solo perché appesantiva molto (e questa scelta era stata opportuna) il tutto. Ma quella era una prima edizione e non una ristampa, e io come autore avevo un potere maggiore (derivante, se non altro, dal fatto che se non consegnavo il testo non si poteva stampare!). In dieci anni ci sono state almeno tre copertine diverse, due delle quali non le avevo approvate, ma che erano state decise senza consultarmi da editori in licenza: quella del club del libro aveva una foto con scontri di piazza del '77, quella de Il Giornale immagini generiche: la prima era una tiratura circoscritta, la seconda una tiratura monstre, ma da edicola (due volumi da 50mila copie) alla fine non se n'è accorto nessuno.
Questo solo per dire che quando ho visto il primo bozzetto della nuova copertina ho subito espresso i miei dubbi alla Sperling. Leggere in rete tutte queste reazioni in qualche modo mi conforta perché rende molto chiaro che non si trattava di miei pallini da autore pignolo, e che questo libro non appartiene solo a chi lo ha scritto e a chi lo ha pubblicato, ma anche e soprattutto a chi lo ha letto, e a chi lo legge tutt'ora, e soprattutto a coloro di cui in quel libro si parla. Per questo sono d'accordo con la proposta di Barbadillo, per questo spero che la Sperling l'accolga subito, anche se ha dei costi.
Le cose sono andate, più semplicente così:  la casa editrice mi aveva chiesto un nuovo capitolo per il decennale, cosa che io avevo accettato molto volentieri. si trattava di un piccolo saggio, quasi cinquanta pagine, in cui  parlavo del caso Moro, del rapporto fra vecchio e nuovo terrorismo, e anche, ovviamente, di Massimo Carminati. Al contrario dei giudici di Mafia capitale a me non importavano i reati che erano documentati in quelle intercettazioni, ma il rapporto con la mitografia dei Cuori neri - citati molto spesso - e usati da Carminati, consapevolmente o inconsapevolmente, per sostenere l'aura del suo personaggio pubblico. Ho scritto anche, e ne sono convinto, che Quella foto è un logo, e che rappresenta l'equivalente di un segnale di pericolo sulla strada, per tutti i protagonisti di quella storia. Quel ritratto era una immagine che stava agli anni di piombo come un taglio nella tela di Fontana. Mi hanno spiegato che per i grafici della casa editrice era una fotografia che poteva raccontare simbolicamente tutta una stagione. Ho detto loro che non ero d'accordo perché nel libro ero stato molto attento ad una distinzione tra "vittime" e "caduti", o "combattenti" della lotta armata, che fra l'altro mi era costata molte polemiche e molte critiche.
Adesso, la rivolta che arriva dai social mi conferma in un'altra cosa che scrivo in quel nuove pagine: questo libro è più attuale oggi di ieri, il rapporto che tra la storia degli anni di piombo e il presente è un continuo cortocircuito, quella stagione è la scatola nera di quella che stiamo vivendo. Sono così convinto della vecchi copertina che quando ho immaginato quella del libro che sto scrivendo da dieci anni - Cuori dopo cuori - l'ho costruita su una variazione innovativa della vecchia.
Fra l'altro devo riconoscere alla casa editrice di aver tutelato il libro per dieci anni con ristampe puntuali, rifornimenti meticolosi, una grande attenzione che ne hanno fatto un piccolo classico e che in molti altri casi - anche per libri importanti - non c'è stata. La Sperling ha pubblicato una intera collana piena di testi e testimonianze preziose, che ha rappresentato un impegno indiscutibile e meritori. Ovviamente le teorie su improbabili intenti speculativi, o eventuali aspettative economiche non hanno alcun senso: Cuori neri vende poco meno di duemila copie l'anno e chi conosce il mercato del libro sa che un dato così consolidato non si cambia in nessun caso.
So che ci vogliono soldi e tempo: ma credo che se la casa editrice accetterà la proposta di rifare il libro e di ricopertinarlo farà un regalo a se stessa e ai suoi lettori, che sono la cosa a cui tiene di più.
Ieri, quando ho letto in rete quei commenti all'articolo di Barbadillo, mi sono sentito come uno che viene preso a schiaffoni dopo che gli è stato rubato l'orologio per strada. Per questo rimettere a posto quella copertina non è una concessione ai miei capricci, ma un modo per non sprecare un patrimonio.
Luca Telese
(2-continua)
Le puntate seguenti della saga:
3- Ancora critiche dai giornalisti di destra

Alla lettera aperta a Barbadillo Luca Telese ha fatto seguire un'intervista ad Adriano Scianca, responsabile culturale di CasaPound, per il Primato Nazionale in cui articola ulteriormente il suo ragionamento...

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Cuori neri reloaded/1 Carminati in copertina: i fan scatenati contro Luca Telese e la Sperling

Non è ancora uscito il remake e già i "Cuori neri" d'Italia sono in rivolta contro l'autore del loro livre de chevet, Luca Telese. A scatenare la furia dei suoi fan la scelta della Sperling & Kupfer di mettere in copertina 'o cecato, al secolo Massimo Carminati, mischiando così il sacro e il profano. "Cuori neri" rappresentò dieci anni fa uno straordinario caso di successo editoriale. Quel martirologio molto ben scritto da un autore di sinistra perbene divenne infatti la Bibbia del vittimismo neofascista. Ora mischiare vittime e carnefici è ritenuta una profanazione..
Vediamo così una prima serie di reazioni, raccolte da Giuseppe Parente, prezioso collaboratore del blog.

Mettere in copertina la foto segnaletica di Carminati sulla nuova edizione di "Cuori neri" è un vero e proprio oltraggio. Si cerca di far passare il messaggio secondo il quale tanti dei morti di trent'anni fa erano solo dei criminali da strada o, comunque, attigui a certi ambienti della malavita. Niente di più lontano dalla realtà. Sono le storie di ragazzi ammazzati solo perché credevano in un'idea: vittime di una violenza cieca e inutile. Ventenni schiacciati dall'odiosa dinamica degli opposti estremismi. Siamo di fronte ad un'operazione di marketing di bassissima lega. Schifo assoluto.
Matteo Mascia, giornalista

se penso che a Milano la scorsa edizione l'abbiamo presentata insieme......mi sale una rabbia...ritira quel vergognoso libro
Paola Frassinetti, Fratelli d'Italia

Luca Telese con una ignobile operazione di marketing accosta il rogo di Primavalle a "Mafia Capitale". Siamo tornati a soccorso rosso con i suoi panphelet infarciti di teoremi complottistici. Che dire? Mi pento amaramente di averlo difeso negli anni scorsi! Veramente una azione infame.
Giuseppe Pezzotti, architetto

Non ti è bastata speculare sui nostri martiri? Adesso anche infangati! Ritiro immediato della edizione 
Emanuele Tesauro, cantante degli Hobbit

Appena uscì il libro, ne organizzai con entusiasmo la presentazione a Cagliari. Volevo che le storie raccontate in "Cuori Neri", che avevano caratterizzato ed accompagnato la mia militanza giovanile politica, fossero conosciute dai più giovani, dai distratti e dagli smemorati. 
Storie di uomini, spesso molto giovani, che avevano sacrificato la propria vita per l'Idea. 
Non mi soffermai troppo sulla figura dell'autore. Seppure consapevole che per lui, uomo dichiaratamente di sinistra, fosse soprattutto un'operazione commerciale, Luca Telese ai miei occhi aveva il merito di aver raccontato i tanti camerati uccisi.
Oggi, costui aggiunge un capitolo a quel libro. Un capitolo su "mafia capitale", cioè una banda di ladroni che annoverava tra i suoi capi Massimo Carminati, considerato un ex Nar. 
Abbinare nei contenuti, ma sopratutto nella copertina (la foto è proprio quella di Carminati), quelle storie di idee e di sacrificio ad una storia di vergognoso malaffare è un'operazione indegna, una scelta di marketing da sciacallo, che non deve trovare attenuanti.
Costui abbia un sussulto di dignità e faccia ritirare il libro. Dai politici che hanno un percorso comune con quei Martiri, invece, mi aspetto un altro moto di dignità: fino all'eventuale riparazione, rifiutino gli inviti alla trasmissione dello sciacallo.
Fabio Meloni, giornalista di destra sardo

Una copertina inspiegabile, offensiva. Il marketing spesso arriva a punte di cinismo estremo. Ma stavolta la Sperling&Kupfer ha davvero esagerato: il volto di uno dei protagonisti dell’inchiesta Mafia Capitale come copertina di “Cuori neri” di Luca Telese è una trovata di cattivo gusto e soprattutto rappresenta una evidente contraffazione che mistifica la storia. Verrebbe da 
chiedersi perché l’editore pubblichi una presentazione sui  giovani fascisti caduti negli anni di piombo e poi – collegandola ad un nuovo capitolo recentemente aggiunto dall’autore – sommi il loro sacrificio con le miserie dell’inchiesta giudiziaria romana sulle cooperative: “Ventuno ragazzi mitizzati dai loro camerati, demonizzati dai loro nemici, dimenticati da tutti gli altri. Le loro storie, dal rogo di Primavalle alla morte di Ramelli, vengono sottratte per la prima volta in questo libro alla memoria di una parte politica…”.
I libri con la nuova copertina? Bisognerebbe ritirarli dalle librerie
Luca Telese, conduttore di Matrix e giornalista che con “Cuori neri” ha realizzato il suo best seller, allora compia l’unico gesto possibile e ragionevole dopo la pubblicazione di una copertina che è un vero colpo basso: inviti fermamente l’editore a ritirare le copie del libro con questo strumentale accostamento che offende la memoria di mamma Zicchieri, di mamma Ramelli, delle famiglie dei caduti e dei tanti ragazzi che hanno forgiato le proprie esistenze grazie alla testimonianza civile e 
politica rappresentata da questo scrigno prezioso di memoria. E che soprattutto non è assimilabile alle derive affaristiche evidenziate dai magistrati capitolini.
Non è mai troppo tardi per riaffermare il valore sacro della pietas.
Barbadillo

La replica di Luca Telese è annunciata per oggi in un tweet di ieri sera:
Leggo ora i vostri messaggi. Domani chiamo gli amici di Barbadillo e spiegherò - se interessa - cosa c'è nella nuova edizione

(1-continua)
Le altre puntate:
2 - La replica di Telese
3- Ancora critiche dai giornalisti di destra

lunedì 18 maggio 2015

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Comunità ebraica, la Zanzara, sindaco di Bolzano: tiro incrociato su Bonazza e CasaPound

La sequenza è chiarissima. Ad aprire le danze  sono le comunità ebraiche: 
La presenza di un esponente di Casapound nel Consiglio comunale di un'importante città italiana come Bolzano suona come un campanello d'allarme per chi ha a cuore i valori fondamentali della nostra Repubblica e la loro difesa contro ogni rigurgito di razzismo, di antisemitismo e di xenofobia». Lo sottolineano, in una nota, il presidente dell'Unione delle Comunità ebraiche Renzo Gattegna e la presidente della Comunità di Merano Elisabetta Rossi Innerhofer prendendo posizione dopo l'elezione nel consiglio comunale di Bolzano di Andrea Bonazza, il primo eletto, in Italia, proveniente direttamente da una lista di Casapound.
Il rilancio immediato viene dalla Zanzara di Radio24, con Crociani e Parenzo che si dividono i compiti (il primo che getta l'amo, il secondo che reagisce furibondo alle professioni di fede fascista del neo eletto consigliere comunale), nella sintesi del Fatto Quotidiano, che offre anche la registrazione integrale dell'intervista telefonica: 
“Sono fascista, perché no? Non c’è niente di male”. Sono le parole di Andrea Bonazza, primo consigliere comunale di Casapound eletto alle ultime amministrative a Bolzano e membro di un partito alleato della Lega Nord di Salvini. Intervistato da Giuseppe Cruciani a La Zanzara (Radio24), il politico si rende protagonista di un alterco vivace con David Parenzo. “Ancora oggi” – afferma Bonazza – “ci sono leggi e strutture del fascismo che funzionano sicuramente meglio delle castronerie fatte oggi. Se ci fosse Mussolini in Italia le cose andrebbero assolutamente molto meglio e alla grande. Lo pensa la maggioranza del popolo italiano. Ho un busto del duce in casa, lo conservo con estremo orgoglio, ma sono anche pieno di poster di Laura Angel e di altre ragazze simpatiche“. E aggiunge: “Oppositori del fascismo uccisi o incarcerati? Ma quando mai. L’8 settembre 1943 c’erano al massimo 20 persone al confino. Signori, anziché leggervi le stronzate di Camilleri e di altri storiografi di parte, leggetevi i libri di Pansa, ad esempio. Ma basta con queste stronzate, l’unico a essere ammazzato fu Matteotti“. E ancora: “I gay? Esiste indubbiamente una lobby nel mondo e in Italia. Se avessi un figlio omosessuale, lo lascerei libero di fare le sue scelte. Certo, mi dispiacerebbe che vada in quella direzione, perché è pieno di figa“. Critico sul premier (“Renzi è una testa di cazzo, come altri che governano il mondo oggi”), Bonazza si pronuncia anche su Hitler: “Nel bene e nel male è riuscito a governare un Paese. Per il popolo dei lavoratori tedeschi ha fatto indubbiamente tante cose positive come fece Stalin in Russia. Fece la Volkswagen, la macchina del popolo. E poi era vegetariano, come me” 
Pronto il sindaco di Bolzano offre il gesto riparatore, recandosi a rendere omaggio al muro del lager di Bolzano, come ci racconta l'Ansa:

"Dopo le farneticanti, ignobili e pericolose prese di posizione di Casapound su Mussolini e Hitler, come sindaco di Bolzano ho ritenuto mio dovere recarmi immediatamente al muro del lager di via Resia a deporre fiori alla memoria dei deportati e di tutte le vittime del nazifascismo". Lo comunica il sindaco di Bolzano Luigi Spagnolli, in riferimento ad affermazioni in un'intervista radiofonica del neoeletto consigliere comunale di Casapound, Andrea Bonazza. 

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