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Fascisterie e destra radicale tra storie, rappresentazioni, leggende: il blog fondato da Ugo Maria Tassinari è affidato dall'estate del 2015 alle cure di Giuseppe Parente, che si avvale della supervisione del fondatore e di una discreta corte di collaboratori.

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martedì 23 ottobre 2018

23 ottobre 1956: la rivolta del popolo ungherese. I sogni finiscono l'undici novembre


Il 23 ottobre del 1956 a Budapest, una pacifica manifestazione alla quale presero parte qualche migliaio di studenti si trasformò in un'autentica rivolta contro il regime sovietico.
L'Ungheria era allora governata da Matyas Rakos, dittatore magiaro legato a doppio filo al regime comunista di Mosca, che verrà rimossa dopo la rivolta.
Una rivolta, che nasce come pacifica manifestazione di piazza degli studenti e che dura quasi 20 giorni, precisamente fino all'undici di novembre.
Verrà repressa dai carri armati sovietici guidati dal Maresciallo Ivan Stepanovic Konev.
I morti sul campo saranno quasi 4000 mila, 700 tra le truppe russe e 3300 tra gli ungheresi.
La rivolta fu sostanzialmente sconosciuta fuori dall'Ungheria e nessun paese diede il proprio appoggio militare né alcun aiuto umanitario, agli ungheresi.
Una rivolta repressa nel sangue come è accaduta anche in altri paesi che vivevano sotto il giogo del regime comunista.
In Italia, a dare risalto alla notizia, ci pensarono i militanti della Giovane Italia, raggruppamento giovanile del Movimento Sociale Italiano, e successivamente, il 29 ottobre, uscì Il Manifesto dei 101, firmato da militanti e simpatizzanti del Partito Comunista che si schieravano, senza se e senza ma, contro l'intervento di Mosca a Budapest.
Indro Montanelli, allora inviato speciale del “Corriere della Sera”, scriverà una pièce teatrale da cui fu tratto un film da lui stesso curato nel 1961: “I Sogni muoiono all’alba”. Il film è ambientato nelle stanze dell’Hotel Duna, quartier generale della rivolta e dei giornalisti stranieri da dove Montanelli, insieme a colleghi anche della stampa comunista occidentale, aveva osservato i giorni della rivolta di Budapest.

Ragusa, protestarono contro Forza Nuova: indagati 50 esponenti di Pd, sinistra e M5S

Cinquanta persone sono state denunciate dalla Digos per aver manifestato senza autorizzazione lo scorso 7 gennaio. Si tratta di esponenti dell'associazione nazionale partigiani d'Italia, attivisti di Sinistra Italia e del Partito Democratico, militanti della sinistra antagonista, volontari di Legambiente che erano scesi in piazza per contestare una manifestazione di Forza Nuova in ricordo delle vittime della strage di Acca Larentia lo scorso 7 gennaio.
Tra gli indagati spicca il nome di Biagio Battaglia, militante storico del Movimento Cinque Stelle, collaboratore della deputata regionale Stefania Campo, che ad onor del vero, assicura che non era in piazza quel giorno come tra l'altro confermano alcuni testimoni.
Denunciati anche due giornalisti impegnati nella documentazione delle due distinti e contrapposte manifestazioni e l'ex presidente del Tribunale di Ragusa, Michele Duchi.
“E’ una vicenda paradossale perché invece di porsi delle domande su un’organizzazione che ha chiare simpatie verso il disciolto partita fascista, si indaga chi contesta in maniera pacifica Forza Nuova”, dichiara Gianni Battaglia, esponente di Articolo 1 e presidente dell’Anpi locale. Indagato anche il segretario provinciale della Cgil Peppe Scifo: “Se qua c’è un reato è quello di apologia al fascismo. E’ un problema non solo formale, ma anche sostanziale perché l’avanzare di queste forze in Europa stanno minando le nostre democrazie”.
Forza Nuova insieme ai militanti della Fiamma Tricolore sfilava per commemorare il quarantesimo anniversario della strage di Acca Larentia, dove persero la vita tre militanti del Fronte della Gioventù, raggruppamento giovanile del Movimento Sociale Italiano Destra Nazionale: due, Franco Bigonzetti e Francesco Ciavetta colpiti a morte da una raffica di mitra Skorpion sparata alle loro spalle, Stefano Recchioni, per un colpo di pistola esploso da un carabiniere dopo momenti di tensioni tra militanti missini e forze dell'ordine.
 Le due manifestazioni non sono arrivate allo scontro, soltanto slogan e insulti hanno segnato il pomeriggio. Il pm Fabio D’Anna ha chiesto l’archiviazione.

Il sindaco Raggi: da sempre contro l’occupazione illegale di Casapound

 "Da sempre contro l’occupazione illegale di #Casapound". Lo scrive su Twitter la sindaca di Roma Virginia Raggi. La sindaca Raggi ha più volte evidenziato l’illegalità dell’occupazione dell’immobile di via Napoleone III da parte di Casapound. Tuttavia pur essendo la posizione dell’amministrazione chiara, "non spetta a Roma Capitale scegliere quali sgomberi effettuare", si fa notare dal Campidoglio. Infatti, "il Comune è competente per l’assistenza attraverso i servizi sociali e per il supporto alle operazioni tramite la polizia locale".

Corte dei Conti: Chiusura molto dura ma nessuna minaccia da CasaPound 

Nessuna "minaccia esplicita" da parte dei militanti di Casapound ma sicuramente un "atteggiamento molto duro di chiusura". Così fonti della Corte dei Conti del Lazio riferiscono di quanto successo ieri durante l’ispezione delle Fiamme Gialle 
nell’edificio occupato dal 2003 in via Napoleone III, che era stata concordata con le forze dell’ordine, con un atteggiamento da parte dei militanti di Casapound che era sembrato "di apertura e di disponibilità", ma che è stata poi impedita.    
All’arrivo delle forze dell’ordine infatti la situazione è cambiata, a causa della "presenza di molti giornalisti" e telecamere. Dopo il rifiuto dei militanti del movimento, si è tentato anche di stabilire un altro giorno per effettuare il sopralluogo "ma non è stato trovato alcun accordo" 

Di Stefano: troppa stampa, rinviata l'ispezione a CasaPound concordata con la  GdF

"Ieri la Guardia di Finanza doveva venire ad ispezionare gli spazi interni dello stabile, le planimetrie, per accertare se ci fossero o meno i requisiti dell’eventuale danno erariale che è stato prospettato. Era un’ispezione concordata, ma all’arrivo dei funzionari della Guardia di Finanza c’era molta stampa fuori dall’edificio, così di fronte al mancato rispetto dei patti abbiamo valutato, in accordo con gli agenti, di rimandare". A parlare è Simone Di Stefano, segretario nazionale di CasaPound, dopo che ieri è saltata un'ispezione programmata dalla Guardia di Finanza nei locali della storica sede del movimento a Roma. Lo stabile di via Napoleone III, nel quartiere multietnico dell’Esquilino, di proprietà del Demanio, è stato occupato dai militanti di CasaPound il 26 dicembre 2003. 
"Al momento nell’edificio vivono 18 famiglie in emergenza abitativa - ha aggiunto Di Stefano - non c’è nessuno sgombero, non abbiamo alcun problema a far svolgere questa ispezione, per mostrare gli spazi comuni, di fatto la sola sala che viene utilizzata per i convegni, ma anche per le feste dei bambini". 
Ieri pomeriggio, anticipando la notizia, il Corriere della Sera aveva annunciato una perquisizione che poi non c'è stata e il presidente del Movimento delle tartarughe frecciate, Gianluca Iannone, ha potuto smentire categoricamente il fatto.
PARLA IANNONE - Il leader del Movimento ha rilasciato una lunga dichiarazione all'Adn Kronos: "Nessuno sgombero in vista per CasaPound, nessun danno erariale, nessuna minaccia alla finanza. Lasciano di  stucco le ricostruzioni fantasiose di quanto accaduto, o meglio non  accaduto, ieri in via Napoleone III". Lo afferma il presidente di  CasaPound Italia Gianluca Iannone, che spiega: "Come Cpi ci siamo limitati a concordare le modalità per un controllo nello stabile che avvenisse nel rispetto dei diritti e della sicurezza delle famiglie in grave stato di emergenza abitativa che vi risiedono dal 2003. Quando però ci siamo resi conto che non era possibile garantire minime condizioni di dignità per i residenti vista l’inopportuna presenza di una folla di telecamere, ci siamo limitati a chiedere che si rinviasse il controllo ad altra data".
"D’altra parte - aggiunge Iannone - Casapound non ha nulla da nascondere. Anzi, è nel nostro interesse che questo controllo avvenga, perché è il modo per dimostrare che il movimento, avendo solo sede legale nel palazzo ed esplicando l’attività politica in senso stretto nelle sezioni sul territorio, non ha recato danni alle casse dello Stato, mentre i locali di via Napoleone III sono utilizzati in via esclusiva per l’emergenza abitativa. Naturalmente, però, non accetteremo mai che questo nostro pur legittimo interesse entri in conflitto con la dignità e i diritti degli italiani che, proprio grazie all’azione di Cpi, hanno trovato casa in uno stabile che era abbandonato da decenni e che prima del nostro ingresso giaceva inutilizzato e nel degrado più assoluto".
LA PROCURA ATTENDE UN'INFORMATIVA - Ora la Procura di Roma attende una informativa da parte della Guardia di Finanza in relazione alla mancata perquisizione presso l’immobile occupato da militanti di Casapound a Roma che, secondo notizie di stampa, avrebbero minacciato i finanzieri in caso di ingresso. L’atto istruttorio era stato disposto dalla Corte dei Conti al fine di verificare lo stato dello stabile di via Napoleone III occupato dal dicembre del 2003. Secondo alcune ricostruzioni i militanti neofascisti si sarebbero opposti alla perquisizione minacciando un "bagno di sangue" nel caso in cui la Guardia di Finanza fosse entrata nello stabile. Allo stato però nessuna informativa sulla mancata perquisizione e sulle minacce è arrivata alla Procura di Roma.  

28 ottobre, Anpi in piazza a Predappio: festeggiamo la liberazione del paese

L’Anpi chiede la piazza di Predappio per il 28 ottobre L’Anpi manifesterà , a teatro e in piazza, a Predappio (Forlì-Cesena) domenica 28 ottobre, nel giorno dell’anniversario della liberazione dall’occupazione nazifascista del paese natio di Benito Mussolini. Miro Gori, presidente dell’Anpi di Forlì¬-Cesena, spiega di aver avuto un primo ok da ambienti della Questura alle iniziative organizzate.
"Non abbiamo ancora formalmente presentato denuncia all’autorità di pubblica sicurezza di luogo e percorso del nostro corteo - spiega Gori - ma da ambienti della Questura ci è stata data assicurazione che saremo autorizzati". Nessuna notizia, aggiunge, sulle disposizioni per la manifestazione dei nostalgici prevista lo stesso giorno, in cui cade anche l’anniversario della marcia fascista su Roma. Su questa iniziativa nei giorni scorsi l’Anpi nazionale ha acceso i riflettori chiedendo che sia vietata. 
"Non perché temiamo scontri o disordini, che penso e mi auguro che non ci saranno - rimarca Gori - ma perché la riteniamo una manifestazione fuorilegge, visto che i saluti fascisti e gli inni a Mussolini e al fascismo che normalmente si vedono ogni anni non mi pare siano molto in linea con la Costituzione. Ovviamente decideranno Questura e organi competenti".
Il programma della manifestazione dell’Anpi di Forlì¬Cesena, stilato insieme all’Anpi di Rimini e in accordo con iscritti di Predappio, Cgil e Arci locale, prevede nel pomeriggio uno spettacolo al cinema teatro comunale da cui partirì un corteo che, attraversando il borgo sui colli forlivesi, porterà i partecipanti al circolo Arci in via Gramsci, dove si chiuderà in serata con la "tagliatella antifascista"

Scarcerato Giuliano Castellino dopo tre mesi di detenzione

Giuliano Castellino, fondatore del coordinamento di lotta popolare Roma ai Romani, storico dirigente di Forza Nuova, arrestato lo scorso mese di luglio per presunta truffa ai danni del Sistema Sanitario regionale per circa 1 milione e trecentomila euro avvenuta grazie al taroccamento dei buoni per l'acquisto di cibo gluten free è stato scarcerato.
A darne la notizia è una nota, pubblicata sul profilo Facebook di Forza Nuova Roma che riportiamo per intero.

GIULIANO CASTELLINO SCARCERATO

"Il regime ha recluso un oppositore, ma ha forgiato un Forzanovista!".
Infondate le ragioni della carcerazione, il GIP, dopo circa tre mesi di incomprensibile detenzione, ha deciso la scarcerazione di Giuliano Castellino, che torna finalmente libero e riprende il suo posto di coordinatore romano del Movimento. La grande manifestazione del 4 novembre lo vedrà nuovamente marciare con i suoi fratelli di tutta Italia.
In alto i calici!
Bentornato Giuliano!

Imbrattata con vernice rossa la sede di CasaPound Genova

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La sede genovese di Casapound, in via Montevideo, è stata imbrattata nella notte con vernice rossa lanciata con bicchieri. A denunciare l’accaduto sono stati alcuni residenti. Sul posto è intervenuta la Digos che ha sequestrato le immagini delle telecamere di sorveglianza della zona. Non è la prima volta che le sedi di estrema destra a Genova subiscono raid. Poco più di un anno fa, infatti, nella notte tra giovedì' 28 e venerdì 29 settembre ignoti hanno cercato di forzare la saracinesca del locale destinato a ospitare Casa Pound Italia a Genova, in via Montecalvo. L'ex negozio  era stato munito nelle scorse settimane di pannelli in metallo. Sulla saracinesca sono comparse diverse scritte in vernice gialla: Infami, Chiudere i covi fascisti, Alla prossima. Davanti alla porta sono stati anche rovesciati due sacchi di letame. La firma è quella della Brigata Ugo Stiglitz con riferimento all’attore e sceneggiatore messicano omaggiato da Quentin Tarantino nel film Bastardi senza gloria.

Ricordando Filippo Corridoni 103 anni dopo. Un rivoluzionario tricolore

(G.p) Il 23 ottobre 1915, colpito da soldati austro ungarici, cadeva al fronte, Filippo Corridoni, giovane sindacalista marchigiano, una delle figure più originali ed interessanti del movimento operaio italiano.

Appena ventottenne, era già stato un protagonista delle lotte operai a Milano, su posizioni rivoluzionarie e si si era schierato, senza se e senza ma, con un forte slancio patriottico, a favore dell'intervento italiano nel primo conflitto mondiale

Allo scoppio della prima guerra mondiale Corridoni si presentò volontario per il fronte e poco prima della partenza mandò un saluto a Mussolini: Carissimo, fra pochi istanti partiamo per la linea del fuoco. Viva l'Italia! In te bacio tutti i fratelli delle battaglie di ieri sperando nell'avvenire »
Fu ucciso un secolo fa durante un attacco alla famosa Trincea delle Frasche, nei pressi di San Martino al Carso, oggi provincia di Gorizia.
Malgrado i centotre anni trascorsi dalla sua scomparsa, Filippo Corridoni rimane un personaggio ancora da capire nella sua complessità: espressione di una visione reale e concreta della lotta sociale ed allo stesso tempo figura mitica e mitizzata.
Il suo percorso ideale fu originale, prima antimilitarista convinto, poi interventista nella prima guerra mondiale, dal classismo al patriottismo ed alla morte in battaglia.
Per la sua inusualità, su Corridoni ha pesato una damnatio memoriae, che lo ha messo ai margini della storia del sindacalismo italiano, dopo che, durante il periodo fascista, era assurto a mito collettivo.
Nel dopoguerra la memoria corridoniana è stata coltivata a destra, in ambito sindacale, proprio quale esempio della possibilità di potere coniugare Patria e Lavoro, Socialità e Nazione. Ma per le altre realtà sindacali, quella comunista, socialista e cattolica, il suo nome è sempre stato visto con imbarazzo, a causa della a sua “dissonanza ideologica” rispetto alle scuole dominanti”.

Anche Napoli avrà un consigliere comunale leghista. Vincenzo Moretto aderisce al Carroccio

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Vincenzo Moretto, storico esponente della destra napoletana, nel Movimento Sociale prima, in Alleanza Nazionale poi, in Fratelli d'Italia, candidato alle ultime comunali nella lista civica Prima Napoli dove è stato il primo dei non eletti, forte del consenso di oltre 1600 elettori, rientrato in consiglio comunale a seguito delle dimissioni dell'eterno candidato a sindaco per il centro destra di Gianni Lettieri, l'imprenditore prestato alla politica, sarà il primo consigliere comunale leghista della storia dell'assise napoletana.
Infatti nella giornata di venerdì 26 ottobre, nel corso di una conferenza stampa, il consigliere Moretto, capogruppo di Prima Napoli annuncerà alla stampa ed all'opinione pubblica il suo passaggio alla Lega 3,0 nazionalista e sovranista guidata dal Ministro dell'Interno Matteo Salvini, dando la sua adesione al programma Lega per Napoli.

23 ottobre 1976: gli scontri per il carovita infiammano Roma

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23 ottobre 1976 – Gravissimi scontri si verificano nelle vie del centro tra militanti del MSI che protestano contro l’inflazione e le forze dell’ordine. Gli estremisti di destra tentano di assaltare Palazzo Chigi, infrangono decine di vetrine e scagliano molotov e sassi contro le forze dell’ordine. Numerosi i feriti e i contusi. Gli scontri si protraggono per otto ore. LEGGI TUTTO