martedì 30 giugno 2015

Prima intercettano il colloquio col cliente poi arrestano l'avvocato: succede a Napoli

Dal Garantista di oggi

di Giuseppe Parente 
La Procura della Repubblica di Napoli ha chiesto ed ottenuto gli arresti dell’avvocato penalista napoletano Vittorio Trupiano. Dopo un primo rigetto, da parte del giudice per le indagini preliminari, sia il Tribunale del Riesame sia la Corte di Cassazione, hanno accolto le conclusioni investigative facendo scattare una misura cautelare.
L’avvocato è stato presidente della Lista Trupiano Movimento per la difesa dei Diritti Umani che propose un referendum per l’abrogazione del 41 bis sostenuto anche da Forza Nuova e candidato alle elezioni politiche del 2001, nel collegio Campania I dopo il capolista Raffaele Bruno nelle file del Movimento Sociale Fiamma Tricolore, ora viene indicato come ambasciatore di un potente clan del Vomero come “nuncius”(espressione del pm) di un pezzo del crimine organizzato che punta a gestire i servizi negli ospedali collinari.
Concorso esterno in associazione a delinquere di stampo camorristico è l’accusa ipotizzata nei confronti del penalista partenopeo da parte del pubblico ministero Ivana Fulco degli aggiunti Filippo Beatrice e Giuseppe Borrelli, in una vicenda investigativa caratterizzata da intercettazioni ambientali ricavate in una sala colloqui del carcere in cui era a colloquio con un suo assistito, il boss Antonio Caiazzo.
Vittorio Trupiano da qualche giorno è in carcere, a distanza di quindici anni, da un altro arresto, per presunte collusioni con il clan Nuvoletta,( che erano suoi buoni clienti secondo quanto rilasciato, nel corso di una intervista, alla collega, Antonella Ricciardi http://win.antonellaricciardi.it/interviste.asp?id=17) vicenda per la quale è stato assolto nel corso dei tre gradi di giudizio. 
Una domanda, da cronista di nera e uomo dotato di buon senso, non può non sfuggire : perché un avvocato che sostiene un colloquio con un suo assistito viene qualificato come “nuncius” della camorra? Secondo la Procura della Repubblica partenopea l’avvocato sarebbe entrato in gioco nel corso di una trattiva risalente al 2011 tra il clan Caiazzo ed il clan Lo Russo per la gestione del racket agli ospedali del Vomero.
Nel corso dell’interrogatorio, con il suo assistito, sottoposto al regime carcerario del 41 bis, sostengono gli inquirenti, Antonio Caiazzo avrebbe mostrato la mano a modo di pistola, con indice e pollice in bella evidenza. Poi viene indicata l’adizione di un linguaggio criptico, in cui l’avvocato si sarebbe assunto l’onore di mandare qualcuno al cospetto del clan Lo Russo per respingere le condizioni imposte dal gruppo criminale di Miano. Una trattativa criminale molto delicata, nella quale ognuno avrebbe avuto un ruolo. Trupiano avrebbe assunto la qualifica di “nuncius” del clan Caiazzo. Una vicenda, nel corso della quale, ad onore del vero, l’avvocato si sarebbe reso disponibile a sostenere un interrogatorio al cospetto del pubblico ministero per sostenere la correttezza del proprio mandato difensivo e la totale estraneità rispetto a logiche squisitamente criminali.
Secondo il giudice per le indagini preliminari Rovida, le intercettazioni raccolte dalla Procura non erano necessarie e sufficienti a giustificare l’arresto del legale, mentre Tribunale del Riesame e Cassazione hanno deciso di firmare l’arrestato di Vittorio Trupiano,

lunedì 29 giugno 2015

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Avanguardia nazionale: 55 anni e non li dimostra E in autunno riaprono le sedi, a partire da Roma

(gp) Sabato 27 giugno Avanguardia Nazionale ha organizzato un evento in ricordo del cinquantacinquesimo anno di fondazione. All’evento erano presenti militanti e simpatizzanti provenienti da tutta Italia, pronti ad ascoltare, con la massima attenzione, gli interventi del professore Mario Michele Merlino, di Bruno di Luia, di Maurizio Boccacci e del comandante Stefano Delle Chiaie. Avrei dovuto essere presente all’evento, ma per motivi di famiglia non ho potuto. Il fraterno amico Luigi Cortese, presente all’evento , in esclusiva per i lettori di www.fascinazione.info ci racconta questa giornata romana, densa di emozioni, trascorsa con i militanti di Avanguardia Nazionale.

Caro Ugo, caro Giuseppe, carissimi lettori di www.fascinazione.info,
sabato 27 giugno 2015 ero a Roma, in Viale degli Olimpionici 7 per partecipare all’ evento in ricordo del cinquantacinquesimo anniversario della fondazione di Avanguardia Nazionale, avvenuto per la verità il 25 aprile 1960, come afferma il comandante Delle Chiaie nel suo libro L’Aquila ed il Condor, invitato dal camerata Vincenzo Nardulli, di cui mi onoro di essere amico. La giornata di lavori è iniziata con la proiezione di un interessante video in cui sono narrati episodi che hanno caratterizzato l’intensa vita politica del militante nazional rivoluzionario Stefano Delle Chiaie e dei camerati di Avanguardia Nazionale, come per esempio la Battaglia di Valle Giulia, le rivolte popolare del sud Italia e di Reggio Calabria in particolare, la strage di Piazza Fontana, il golpe Borghese, l’impegno di Stefano Delle Chiaie in Sud America per la creazione di un movimento internazionale definito erroneamente e semplicisticamente con l’appellativo di internazionale nera, la strage di Bologna del 2 agosto 1980.
Il dibattito è stato aperto dal professore Mario Michele Merlino che ha ricordato ai presenti, soprattutto alle giovani generazioni presenti all’evento, il perché della nascita di Avanguardia Nazionale nel 1960 ed il senso della lotta politica di An ripercorrendo alcune date salienti degli anni 60-70 in cui lo hanno visto protagonista in prima linea, ricordando i giovani camerati di Avanguardia Nazionale caduti in battaglia. Il professor Merlino ha inoltre dato lettura di una missiva, a lui giunta, condivisa da camerati russi e camerati ucraini, che ha ricevuto un caloroso applauso, da parte dei presenti, quando si è affermato un sacrosanto principio come quello della lotta unitaria della nuova Europa dei popoli, contro il potere della finanza e dei burocrati di Bruxelles.
Dopo l’intervento di Mario Merlino, è intervenuto Stefano Delle Chiaie, leader indiscusso di Avanguardia Nazionale che nel corso del suo intervento, di carattere squisitamente politico, si è soffermato su 3 aspetti fondamentale :
1) La storia di Avanguardia Nazionale
2) La lotta politica e le scelte di campo di Avanguardia Nazionale
3) Il futuro di Avanguardia Nazionale
Il comandante Delle Chiaie, nel corso del suo intervento, ha ripercorso la storia politica di Avanguardia, una storia spesso mistificata dall’informazione di regime, precisando i motivi di alcune scelte e prese di posizioni avute nel corso degli anni, dando la possibilità, ai presenti, di poter fare domandare e chiedere chiarimenti e delucidazioni su singoli avvenimenti che hanno caratterizzato sia la sua vita di militante rivoluzionario che quella dell’organizzazione politica da lui guidata. Stefano ha risposto, con la massima onestà intellettuale, a domande sul golpe Borghese, evidenziando la figura del Principe, il suo impegno politico nell’esclusivo interesse nazionale, ricordando la sua figura di soldato politico e la sua integrità morale, smontando le bugie del regime una su tutte quella che vedrebbe Borghese protagonista del cosiddetto golpe bianco, organizzato da Pacciardi e dal partigiano bianco ed antifascista Edgardo Sogno.
Stefano Delle Chiaie, da osservatore politico attento, ha rivolto alcune considerazioni su questa Europa, composta da banchieri e burocrati, stimolando le nuove giovani generazioni ad ingaggiare buone e giuste battaglie di prospettive contro questo mondo governato da banche e multinazionali.
Nel suo intervento Maurizio Boccacci ci ha anticipato che a settembre sarà aperto un punto di riferimento a Roma per Avanguardia, e così via in tutta Italia compresa Torino.

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'Giro di neri': incendiata l'auto del leader cremonese di CasaPound e altre storie

Nel week end ho un po' staccato la spina, non aggiornando il blog. Ci sono però alcune storie che meritano comunque di essere raccontate e quindi, ispirandomi a un vecchio modello giornalistico "il giro di nera", inauguro questa nuova rubrica, affidata alle cure pazienti di Giuseppe Parente

Cremona, incendiata l'auto del leader di CasaPound

Incendiata poco prima dell’alba di ieri l’auto di Gianluca Galli, il responsabile cremonese di Casa Pound [che proprio venerdì scorso aveva terminato gli arresti domiciliari, ndb]. La vettura era parcheggiata a Borgo Loreto quando è stata avvolta dalle fiamme che sarebbero di chiara origine dolosa. Sul posto i vigili del fuoco che hanno provveduto a domare le fiamme e a mettere in sicurezza il veicolo. In una nota il presidente di Casa Pound, Gianluca Iannone, non ha dubbi sulla matrice politica di quanto accaduto, tuttavia sulla vicenda sta indagando la Digos di Cremona che non esclude nulla: sullo sfondo i fatti accaduti da gennaio ad oggi, dopo il ferimento dell’antagonista Emilio Visigalli del centro sociale Dordoni. Gianluca Galli è stato iscritto nel registro degli indagati con le accuse di tentato omicidio e rissa aggravata proprio in seguito a quanto accaduto il 18 gennaio scorso. L’incendio della notte scorsa potrebbe essere una coda della tensione che da tempo si respira in città.

Forza Nuova contro il gay pride milanese

(g.p.) Un presidio contro quella che definiscono «una carnevalata», per dire no alle famiglie omosessuali, alla teoria del gender e anche ad ogni forma di immigrazione: il movimento Forza Nuova è sceso in piazza sabato a Milano proprio mentre 100mila persone attraversano la città in una parata per i diritti delle persone omosessuali. «La nostra manifestazione - spiega Angelo Balletta, segretario cittadino di Forza Nuova - si chiama 'Family Pridè, appunto orgoglio della famiglia, in totale contrapposizione a quello che stanno vedendo le vie della città di Milano nell'altra manifestazione che riteniamo una carnevalata e in molti casi anche un'oscenità». Forza Nuova aveva già preso posizione contro la partecipazione di alcune autorità cittadine e in particolare del sindaco Giuliano Pisapia al Gay Pride: «Penso che la maggioranza dei cittadini di Milano - dice Balletta - non si senta più rappresentata da Pisapia ormai da un pezzo. Certo è che il suo ruolo imporrebbe che pensasse di più al bene della città, alle periferie abbandonate, al degrado ovunque invece di prendere parte a queste carnevalate

Lametia Terme, Gianturco: no al centro di accoglienza nel teatro

“Sono totalmente favorevole all'iniziativa promossa da CasaPound Lamezia in merito al presidio di protesta con annessa raccolta firme per dire NO alla conversione del Teatro Russo in centro di accoglienza per gli immigrati. Pertanto, insieme al movimento politico Sovranità – Prima gli italiani prenderemo parte al presidio”. A dichiararlo è Mimmo Gianturco, consigliere comunale di Sovranità – Prima gli Italiani. “La protesta vuole rimarcare come in Italia l'immigrazione sia un vero e proprio affare mascherato da finto buonismo. A dimostrarlo sono state le indagini di Roma hanno messo in luce come le cooperative "amiche" dei partiti politici prendono gli appalti per incassare quei 35/40 euro ad immigrato al giorno che moltiplicati per 365 giorni l'anno fanno migliaia e migliaia di euro. Tutto ciò – prosegue - mentre i cittadini italiani vengono sfrattati e versano in condizioni economiche disperate. Per di più, con questa operazione, si sottrae alla comunità cittadina un patrimonio storico culturale che potrebbe essere luogo di aggregazione per l’intero quartiere”.“Per questi motivi non possiamo che chiedere al neo sindaco Paolo Mascaro, di bloccare immediatamente la riconversione del Teatro Russo in alloggi destinati agli immigrati puntando invece sulla riqualifica dello stabile. Se ciò non sarà possibile – conclude - chiediamo che questi alloggi, siano assegnati a famiglie lametine in emergenza abitativa”.
Fonte: cn24

venerdì 26 giugno 2015

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Venezia, tre antagonisti condannati per il pestaggio del professor Sartori, leader di Forza Nuova

di Giuseppe Parente
Era il 12 maggio del 2009 e Sebastiano Sartori dirigente regionale di Forza Nuova, candidato all’epoca alla carica di presidente della provincia di Venezia stava andando a fare la spesa con la fidanzata, quando in zona Santa Margherita fu aggredito da ben 9 giovani aderenti ai centri sociali cittadini. Erano le 18 e fu brutalmente preso a calci e pugni. In quell’occasione Sebastiano Sartori, dopo essere stato picchiato in pieno giorno in una zona della città molto frequentata senza che nessuno intervenisse a sua difesa, finì in ospedale con diversi traumi su tutto il corpo.
 A picchiarlo furono dei militantidei centri sociali che frequentavano la zona di San Pantalon, che dopo sei anni sono stati chiamati a rispondere di quella violenza. In una nota, diffusa sul suo profilo di facebook Sebastiano Sartori dichiara : 
giustizia è fatta dopo 6 anni! Una delle più vigliacche aggressioni che in questi anni ho subito per mano dell'estrema sinistra cittadina dei centri sociali è stata PUNITA. Tre dei miei aggressori hanno avuto pene senza attenuanti ne sospensioni di sorta. Si apre il carcere per lor signori, dopo un probabile ricorso in appello. Tre anni e sei mesi per Marco Scandurra. Tre anni e due mesi per Valades. Tre anni e due mesi per Carnevale. Erano almeno in otto quel pomeriggio del 2009, e in otto mi hanno circondato e colpito con calci e pugni in pieno campo Santa Margherita tra mamme e bambini, tra i tavolini dei bar all'ora dell'aperitivo. Cinquanta giorni di prognosi sono una prova più che evidente di quanto odio e certezza di impunità avessero questi loschi figuri certi che il conto a loro non sarebbe stato mai presentato, perchè così fino ad oggi è stato; pestare un presunto fascista poi, era una ennesima medaglia di cui pavoneggarsi nella serata al "Rivolta", un titolo di benemerenza lo stile di picchiare una persona in branco, colpevole unicamente di non pensarla come loro. Sono felicie, certo, perchè oggi, con me, hanno ottenuto giustizia tutti i camerati aggrediti e picchiati in proporzione di uno a dieci come è prassi per questa gentaglia. Ma non è finita qui perchè altre condanne verranno per "lor signori" per tutte le altre aggressioni fisiche e verbali di cui sono stato fatto oggetto in tutti questi anni. Non ho mai ceduto, non perchè aspettassi che la Giustizia si esprimesse, ma per amore della mia Patria e della mia Venezia, in particolare, che continuerò a servire per civismo

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Gli skin milanesi e il confronto aperto nel centrodestra: la festa del Sole non prepara la scalata a Palazzo Marino

di Giuseppe Parente
La festa del sole, organizzata dai militanti di Lealtà Azione non poteva non scatenare le solite polemiche da parte della stampa nazionale e locale. Con l'indignazione di rito da parte del solito pezzo della sinistra milanese. Il sito on line dell’ Espresso, che attinge a piene mani da un ben noto sito, parla addirittura di una 2 giorni con tutte le sigle di destra al fine di trovare una alleanza in vista delle comunali del 2016, per tentare la scalata a Palazzo Marino. Tutto questo dovrebbe avvenire tra dibattiti, concerti nazi rock e testi razzisti. In realtà si tratta semplicemente di un incontro in cui si confronteranno alcuni soggetti politici che con gli skin milanesi hanno variamente interagito, dando vita a un panel assai qualificato che copre l'intero spettro politico del centrodestra, da Fratelli d'Italia a CasaPound, passando per la Lega e Forza Italia. Questa la replica di Stefano Del Miglio, leader di Lealtà Azione, in un'intervista al Primato Nazionale:
È pazzesco come testate nazionali continuino a fare copia e incolla dall’Osservatorio Democratico, che è completamente screditato persino fra gli stessi compagni. La Festa del sole è una nostra tradizione che risale a cinque anni fa, quando abbiamo fatto la prima festa in montagna a ridosso del solstizio d’estate. Non ha nulla che vedere con il “sole nero”, non ci saranno né riti strani né croci incendiate. Peraltro molti di noi sono anche di estrazione cristiana, quindi non avrebbe senso. Noi restiamo molto legati a questo evento, ma solo perché ha segnato l’inizio del percorso di Lealtà e Azione.
D’altronde gli organizzatori sono i militanti di Lealtà e Azione che lo scorso 25 aprile, nel settantesimo anniversario della resistenza, si trovarono in trecentocinquanta con il vessillo con l’aquila argentea della Repubblica sociale italiana al campo 10 del Cimitero Maggiore, dove sono sepolti in mille tra caduti della Rsi e i volontari italiani delle Ss. 
A rinfocolare i mal di pancia della sinistra perbene sono le notizie degli ultimi giorni che ipotizzano un accordo tra Silvio Berlusconi ed il leader leghista Matteo Salvini. Nel corso di una cena, in quel di Arcore, avrebbero trovato la sintesi politica per la riconquista del comune di Milano, in virtù della quale il candidato sindaco sarebbe un leghista. Vittoria possibile se e solo se vi siano due condizioni: centro destra coeso da Forza Italia al Nuovo Centro Destra passando per l’Unione di Centro e destra identitaria sovranista a sostegno del sindaco leghista, replicando lo schema di gioco che ha portato alla vittoria in Liguria il forzista Toti.

giovedì 25 giugno 2015

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Militia sfida il sindaco Marino: vieni tu a mandarci nelle fogne

Oggi una delegazione del M.p. Militia ha esposto uno striscione di protesta di fronte al comune di Roma contro le indegne frasi antifasciste di quel fantoccio servo delle lobby ebraiche e omosessuali del "sindaco" Marino....non saremo di certo noi a tirarci indietro contro questi simboli del potere...ieri Alemanno, oggi Marino...Infami allo stesso modo...ieri oggi e domani Fascismo stile di vita! Vita Est Militia!

 Così sulla sua bacheca Facebook Stefano Schiavulli annuncia l'ultima iniziativa del suo movimento, contro la sfida antifascista lanciata dal sindaco di Roma...

mercoledì 24 giugno 2015

Severino bis in Campania: se sospendono Passariello entra in consiglio Marco Nonno

di Giuseppe Parente
La destra di provenienza ex missina, orfana della scelta governativa incarnata da Alleanza Nazionale, pesantemente sconfitta alle ultime elezioni regionali in Campania nonostante i tanti candidati presenti un po’ dovunque, da Fratelli d’Italia a Forza Italia passando per il Nuovo centro destra e la lista civica Caldoro Presidente potrebbe tornare in consiglio regionale.
 Secondo quanto dichiara il sito www.sciscianonotizie.it  a rappresentare il mondo ideale e politico della destra campana potrebbe essere Marco Nonno, vicepresidente del consiglio comunale di Napoli, candidato alle ultime elezioni regionali nelle file di Fratelli d’Italia,  forte di un consenso di ben 6.569 elettori ed arrivato secondo dietro il consigliere uscente Luciano Passariello, ex democristiano vicino ad Alfredo Vito, convertito al berlusconismo della seconda maniera. L'aspetto bizzarro della vicenda, però, è che mentre Passariello è in attesa di giudizio (e solo in caso di eventuale condanna potrebbe eventualmente incorrere nei rigori della Severino) Nonno ha già una pesante condanna in primo grado (devastazione, 8 anni per la rivolta di Pianura, ma non è un reato contro la pubblica amministrazione...).


martedì 23 giugno 2015

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Un sindaco del Cilento sul palco di Pontida: ecco la Campania leghista con Salvini

di Giuseppe Parente
Una ventina di militanti salernitani di Noi con Salvini, costola centro meridionale della Lega Nord,  dopo aver intrapreso un viaggio lungo 850 km ha raggiunto Pontida per il classico raduno leghista.
Guidati dal segretario provinciale Mariano Falcone, già consigliere comunale di Alleanza Nazionale a Scafati, da Nicola Marotta, sindaco di Roccagliorosa, piccolo comune del  Cilento, da Attilio Pierro già consigliere provinciale, i sostenitori salernitani del carroccio hanno vissuto, con entusiasmo e partecipazione la domenica di festa con il popolo leghista.  Al primo cittadino di Roccagloriosa è spettato l’onere e l’onore di rappresentare la Campania con un breve ma significativo intervento dal palco.
Veniamo qui, ha dichiarato Nicola Marotta, a rappresentare quella parte della regione che ha messo la faccia e la dignità al servizio esclusivo del proprio territorio, vogliamo restare in Europa a patto che non sia quella dei burocrati e dei banchieri ma dei popoli e del lavoro. Per quanto riguarda l’annoso problema della tassazione, il primo cittadino di Roccagliorosa, ha affermato, in conclusione, che bisogna eliminare la burocrazia, semplificando tutto.
Ascoltando, con la massima attenzione, le parole del sindaco Marotta, pronto ad organizzare una “Pontida” del sud si assume la consapevolezza che le idee-forza della Lega Nord stanno iniziando a penetrare, con forza, anche nel profondo sud dello stivale. Il merito di tutto ciò è da attribuire all’epocale svolta voluta da Matteo Salvini, che è riuscito nell’ardua impresa di fare proseliti in tutto il meridione, eleggendo già alle ultime elezioni amministrative diversi consiglieri comunali in Puglia e Sicilia e conquistando alle regionali pugliesi il 2,89% dei consensi, risultati mai raggiunti dalla Lega nel meridione.
Matteo Salvini, secondo Mariano Falcone, segretario provinciale di Noi con Salvini, ha un grande merito: quello di avere chiuso con il vecchio retro pensiero leghista puntando alla risoluzione dei problemi dell’interno paese. Noi leghisti salernitani, conclude Falcone,  ci riconosciamo in Matteo Salvini, leader politico capace di cambiare l’Italia. Le attività dei leghisti salernitani non terminano dopo il raduno di Pontida, per loro la militanza non va in vacanza, per cui venerdì 26 giugno con inizio alle ore 18, presso la libreria Mondadori,  di concerto con 2 associazioni identitarie come Tradizione e futuro e Circolo Proudhon hanno organizzato la presentazione del libro All’armi siam leghisti scritto dal collega Antonio Rapisarda ed edito da Wingsbert House.  

lunedì 22 giugno 2015

Dallo scrigno della memoria: un vecchio manifesto e una piccola storia di militanza giovanile

Il trasloco da Pozzuoli a Potenza è stata l'occasione per riportare alla luce interessanti reperti archeologici. Tra le centinaia di carte ripassatemi sotto gli occhi alcune che mi colpiscono per svariatissime ragioni le sto pubblicando nella filiera Istagram-Twitter-Facebook. Tra queste, stamattina, un vecchio manifesto di taglio 'suoeromista'. A colpirmi, più che il contenuto, assai retorico, il tipo di reperto, una stampa fotografica su formato 35x50, decisamente anomalo. Ma anche il manifesto ha una sua storia. Ce la racconta il mio più stretto collaboratore...

Da Acca Larentia a San Domenico

Grazie Ugo, 
per aver sistemato il tuo immenso archivio dal quale è uscito un manifesto che ricordo con piacere. Scelgo è stato il primo manifesto da me affisso, di notte, a Napoli. Se la memoria non mi fa brutti scherzi era l'aprile maggio del 1993, avevo sedici anni ed insieme ad altri militanti di Area Lotta Nazional Popolare lo affiggemmo in diverse zone di Napoli. In quel periodo abitavo a piazza San Domenico Maggiore e con l'incoscienza dei miei sedici anni, ne incollai alcuni esemplari in alcune piazze all'epoca rosse del centro storico di Napoli come piazza del Gesù, via mezzo cannone piazza San Domenico Maggiore. In quegli anni andavano molto di moda, i 99 posse, ora per fortuna molto di meno, con una loro riuscita hit denominata rigurgito antifascista. Nelle piazze rosse di Napoli, dove i fan dei 99 posse erano a centinaia, dove ancora era forte un sentimento di antifascismo, affiggere questo manifesto fu una prova di forza per me e altri giovani militanti. Il manifesto, almeno quello a Napoli affisso era firmato Area Lotta nazional popolare ma credo che si tratti dello stesso manifesto uscito in occasione dell'anniversario di Acca Larentia il 7 gennaio 1993
Giuseppe Parente

venerdì 19 giugno 2015

Strage di Brescia, il br Marra e le accuse di Franceschini: macché infiltrato, sono un pescivendolo stalinista

Da qualche tempo alle mie pagine su Facebook si è aggiunto, come spazio di discussione dei temi sviluppati nel blog, il gruppo Interfaccia, un luogo di discussione sugli anni Settanta. Negli ultimi giorni fervono le discussioni sulla strage di Brescia. Qualcuno ha evocato, tra gli altri, la figura di Francesco Marra, accusato da Alberto Franceschini di essere stato un infiltrato nelle prime Brigate Rosse, in relazione alla convulsa primavera del 1974, segnata dal sequestro Sossi e, appunto, dalla strage di Brescia. Mi sembra quindi opportuno riproporre integralmente il testo di un'intervista da lui concessa a Il buio, rivista dell'area antagonista milanese, nel lontano 2008, in occasione della pubblicazione del libro intervista "Che cosa sono le Br" in cui appunto il fondatore delle Br lancia le sue accuse  ...

Intervista a Francesco Marra. Una vittima dell’attività infame di pentiti e dissociati


Dopo aver pubblicato la lettera a Giovanni Fasanella la scorsa settimana, vi proponiamo l’intervista al signor Francesco Marra. Lo facciamo, oltre che per completezza d’informazione, per dare voce a chi è vittima dell’attività infame di pentiti e spie prezzolate. Nell’intervista sono citati nomi, fatti e situazioni nel merito dei quali non entreremo per più di un motivo. Invitiamo, comunque, chi volesse saperne di più a consultare l’ampia pubblicistica esistente sul fenomeno della guerriglia urbana.
Suggerendogli nel contempo, di evitare come la peste la produzione libraria direttamente o indirettamente riconducibile  a pentiti, dissociati, provocatori e venduti. Da ultimo assicuriamo senz’altro la nostra ospitalità a contributi su questo argomento e su quelli ad esso connessi.
Vorremmo, innanzitutto, che ti presentassi…
Voglio raccontare alcune vicende per far capire a chi legge che io non sono né un vigliacco, né un traditore. Per poter dare la mia versione dei fatti alterati ad arte dal signor Franceschini.
Io sono comunista e morirò comunista. Sono stalinista, lo dico subito. La mia militanza è cominciata quando ero a militare (parliamo della fine degli anni ’50, ndr). Fui punito perché leggevo l’Unità. Allora, in caserma, non si poteva leggere quel giornale, e solo quello. Successivamente, tornando a casa, mi iscrissi al PCI nella sezione di Musocco. Oltre alla classica attività di partito andavamo alla manifestazioni a favore del Viet Nam e successivamente, non soddisfatto della scarsa attività di partito, iniziai insieme ad altri a fare le lotte sociali nel nostro quartiere. La nostra base era il centro sociale di Quarto Oggiaro. Una sera fummo attaccati dai fascisti che spararono, ferendo il pittore Coco e, fortunatamente, schivandomi, mentre gridavano “Marra ti ammazziamo”. Successivamente se la presero con la mia auto, rovesciandola e bucandola.  Arrivò la polizia e sparirono.
La notte del 21 giugno del 1971, sotto casa, mi fecero saltare l’auto col tritolo, tanto che alcuni compagni che non conosco, ma che ringrazio, per vendetta fecero saltare alcune auto dei fascisti.
Da quel momento ci fu una lotta senza esclusione di colpi tra comunisti e fascisti. La polizia faceva ronde giorno e notte in quartiere. La maggior parte dei fascisti erano spacciatori di droga che al tempo dilagava e salvai molti giovani facendo fare loro molte attività di quartiere.
In effetti non ci sembra una militanza da spia…
Vorrei sapere su che cosa si basa il signor Franceschini per sostenere che io sono una spia dei servizi segreti. (Ironico, ndr) Fosse vero! Così avrei avuto un buono stipendio! Invece faccio il pescivendolo da qualche decennio e mi sveglio tutte le mattine alle quattro e mezza…
Probabilmente Franceschini l’ho anche conosciuto in qualche occasione, come potrebbe essere una manifestazione di piazza all’epoca, ma senza nemmeno sapere chi era, dato che allora si usava presentarsi senza il proprio nome. Da lui, insisto,vorrei sapere su quali elementi si basa per sostenere il fatto che io sono stato una spia all’interno delle Brigate Rosse.
Giusto per chiarire i termini della discussione, sottolineo che nella mia vita sono stato solo due volte al commissariato di Musocco e per delle ragioni ben precise. La prima volta perché, come raccontavo, mi danneggiarono l’auto fuori dal centro sociale di Quarto Oggiaro, ed una seconda quando me la fecero saltare i fascisti fuori da casa con un chilo di tritolo; andai là a denunciare l’accaduto. Specifico che di questi episodi esistono fotografie e documentazioni dell’epoca ancora reperibili. Oltretutto, la polizia, per evitare altri incidenti, faceva pattugliare il mio negozio a Novate Milanese, tanto da crearmi problemi. La gente, vedendo i poliziotti, non entrava più e fui addirittura costretto a tornare al commissariato per chiedere di toglierli da lì.
Sempre per tenere lontano la polizia, quando c’erano le manifestazioni di quartiere segnalavo i numeri di targa dei fascisti che venivano da Como e da Varese per aggredirci. Specifico, a scanso di equivoci, che questa attività era risaputa dai compagni di Quarto Oggiaro, perché tutto quello che facevo i compagni lo sapevano. Quelli che ancora ci sono possono testimoniare quello che sostengo. Se ero una spia, secondo voi, non avrei fatto arrestare qualcuno? Io, questi sono fatti e non illazioni, non ho mai fatto arrestare nessuno.
Arriviamo dunque in maniera specifica alle accuse di Franceschini. Partiamo dai giorni nostri. Per una precedente pubblicazione, nel 2001 tu intentasti un procedimento per diffamazione contro di lui e Flamigni. Il fatto che il giudice ti abbia dato torto, fa dire a Franceschini che è definitivamente dimostrato che sei un infiltrato.
Preciso che io querelai per diffamazione Franceschini e Flamigni per le cose che scrissero su un libro in cui, per l’ennesima volta, si sosteneva che io fossi un agente infiltrato nelle Brigate Rosse. E faccio notare, inoltre, come Franceschini prenda per Vangelo le sentenze dei tribunali.
Invece, se leggiamo le motivazioni della sentenza conclusiva che mi dà torto, siamo di fronte ad un assurdo logico. Secondo tale sentenza, infatti, io non potrei lamentarmi di essere tacciato come “infiltrato”, perché ho dichiarato di aver collaborato con la polizia di Musocco rispetto all’attentato alla mia auto, quello di cui parlavamo prima!
Ogni persona che ha un briciolo di intelligenza può capire la differenza che passa tra “collaborare” con la polizia per le più svariate ragioni imposte dalla vita quotidiana, come la denuncia di un furto, ed il collaborare con il Ministero degli Interni in quanto agente provocatore. Chiunque si è recato in una caserma per denunciare, chessò, un furto di documenti o di una bicicletta è un “agente del Ministero degli Interni”? Sembra una storiella, ma è la mia situazione reale.
Capisco anche che, per qualcuno, essere un agente del Ministero degli Interni possa non apparire un’accusa, ma per fortuna non tutti sono obbligati ad identificarsi totalmente con lo stato, come volevano, per inciso, Mussolini ed il fascismo… Per me è un fatto gravissimo che mi si addebiti questa illazione.
Altra questione da chiarire, apparsa sul libro, sarebbe la presunta rivelazione di Giraudo a Franceschini  secondo la quale, durante il militare, ti saresti addestrato in Sardegna per imparare a gambizzare e che viene utilizzata come prova rilevante a sostegno dell’accusa che ti muovono…
Io, fino ad oggi, non ho mai visto la Sardegna. Non ci sono mai stato nemmeno in vacanza. A parte questo, sottolineo, ancora una volta, le incongruenze dei fatti che vengono descritti. Giraudo dichiara che per trovare informazioni su di me fece molta fatica, quando è impensabile che un alto ufficiale dei carabinieri possa aver problemi a vedere la scheda del servizio militare di una persona. Scheda in cui c’è segnato tutto: spostamenti e luoghi in cui agivo, le attività militari che avevo svolto, ecc. E non c’è sicuramente scritto che sono stato in Sardegna… Tra l’altro non avevo nemmeno ruoli direttamente operativi sul campo.
Infine, volevo sottolineare che i militari, paracadutisti in testa, non vengono addestrati a gambizzare, ma solo ad uccidere. Perché avrebbero dovuto insegnarmi una cosa assolutamente inutile? Se uno sa sparare, sa come uccidere una persona oppure evitare di farlo.
Passiamo ad altre accuse che, ovviamente, sono la conseguenza della nota predisposizione di Franceschini alla provocazione. In un passaggio, dopo il solito giro di illazioni, sostiene che è strano che Bonavita non abbia fatto il tuo nome…
Siamo al ridicolo! E’ semplicemente una questione di logica che, evidentemente, il signor Franceschini non possiede. Ragioniamo per passi. E’ evidente che Bonavita, non ha fatto il mjo nome. E’ evidente che se nessuno ha fatto il mio nome io sia rimasto libero e non abbia avuto ripercussioni giudiziarie. E’, infine, evidente, che se Bonavita avesse fatto il mio nome e fossi rimasto libero vi sarebbero stati pochi dubbi sul fatto che io ero un infiltrato!
Non stiamo parlando di opinioni, ma di semplice logica, una delle cose in cui è carente Franceschini, insieme alla dignità.
Già che ci siamo, voglio anticiparvi un’altra oscenità scritta sul libro che ricalca la stessa mancanza di logica.
Innanzi tutto ci sono delle allusioni all’organizzazione e soprattutto all’attuazione del sequestro di Aldo Moro. Insinua, il signor Franceschini, che difficilmente io non potrei essere stato presente data la mia preparazione militare.
Innanzi tutto voglio far notare l’artificio verbale utilizzato: Franceschini insinua un dubbio per poi farlo apparire come un fatto assodato. Poi, faccio notare che lui stesso, da dissociato mentale quale è, sostiene che, in galera, loro non sapevano nulla dell’azione preparata contro Moro. Come fa, allora, a sapere chi ne faceva parte? Saremmo al ridicolo se non fossero cose così serie.
Hai altro da aggiungere?
Infine, perché continuare a rispondere a certe porcate nei particolari mi viene il fegato marcio, volevo porre all’attenzione un semplice fatto, che esula da illazioni e commenti. Io vengo accusato di essere un infiltrato, una spia. Ma se tutte le azioni che mi vengono messe in conto sono andate a buon fine e nessuno è mai andato in galera per colpa mia cosa avrei fatto? Gli infiltrati servono a questo. Ma anche qui siamo di fronte a questioni logiche che non mi interessa far capire a Franceschini e chi scrive con lui, ma a tutti i compagni che non devono cadere in queste provocazioni e dare credito a questi relitti della storia. Io, da parte mia, voglio solo che queste sconcezze non diventino “verità ufficiali”, perlomeno nell’ambito dei compagni, che, magari, semplicemente, non hanno altre fonti di informazione sugli accadimenti di quegli anni. Sono tranquillo. Come diceva qualcuno: ”la storia mi assolverà”.

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