domenica 4 dicembre 2016

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4 novembre 1969: raid contro le Pantere nere, uccisi Hampton e Clark

Manca all’alba poco più di un’ora quando otto agenti di polizia dell’ufficio del procuratore della contea di Cook strisciano verso la parte anteriore di una palazzina a due piani nel West Side di Chicago. Altri sei ufficiali controllano la porta sul retro. Al suo interno, nove persone dormono in un appartamento al primo piano, dove saranno sequestrate 19 pistole e più di 1.000 cartucce. L’appartamento di 2337 W. Monroe St., è una roccaforte del Illinois Black Panther Party, una filiale del gruppo nazionale noto per la politica rivoluzionaria e per l’uccisione di poliziotti. LEGGI TUTTO:
4 novembre 1969: raid contro le Pantere nere, uccisi Hampton e Clark

Imperia:addio pastificio Agnesi. La protesta del Fronte Nazionale

(G.p) Siamo spiacenti di doverle, con la presente comunicare, la decisione della scrivente di risolvere il Suo rapporto di lavoro, per riduzione di personale ai sensi... Iniziano tutte così le lettere consegnate in questi giorni dai dirigenti del Gruppo Colussi ai dipendenti dello storico Pastificio Agnesi per comunicare l'avvenuto licenziamento.
Il pastificio Agnesi, dopo 200 anni di gloriosa storia viene cancellato in pochi secondi, il tempo di una firma. Per la città di Imperia si profila un dramma serio, non solo per quanto concerne il tessuto economico, con decine di persone che dal 2017 saranno senza lavoro ma anche per città che vede sparire un marchio storico nato nel 1824.
Sulla chiusura dello storico stabilimento e sulle ripercussioni economiche e sociali in città è intervenuto il Fronte Nazionale, movimento politico nato nel lontano 1997 da una scissione interna al Movimento Sociale Fiamma Tricolore, con una nota, diffusa alla stampa dal coordinatore regionale Lorenzo Graglia.





"È un'altra fabbrica chiude, questa volta è l’Agnesi storico pastificio di Imperia, che si trasferisce in quel di Fossano, lasciando a casa cento dipendenti, un duro colpo per la città di Imperia sicuramente, ma per tutta la provincia, e credo per tutta la regione". ad intervenire sull'argomento è Lorenzo Graglia, Segretario Regionale del Fronte Nazionale Liguria che continua: "Le colpe possono essere spalmate su tutti, a partire dalla classe politica di centrosinistra in questo caso con a capo il Sindaco Capaci, che si è dimostrato un pessimo interlocutore con l’azienda, cosi come un sindacato sempre più appiattito su altre lotte, è non più dalla parte dei lavoratori, incapace di farsi sentire veramente come difensore dei diritti di questi ultimi.
Sicuramente dopo questo tira e molla, non va il nostro plauso, all’azienda Colussi, che da tempo aveva deciso di delocalizzare, sapendo benissimo le conseguenze per i lavoratori e l’indotto. Saranno consegnate a partire da domani e fino a venerdì prossimo le circa cento lettere di licenziamento destinate agli altrettanti dipendenti dello storico pastificio Agnesi di Imperia, che chiude entro la fine dell’anno, con i lavoratori che hanno scelto la mobilità a casa dal 17 dicembre mentre quelli che hanno scelto la nuova forma di ammortizzatore sociale (Naspi) resteranno in servizio fino al prossimo 2 gennaio.
Saranno i dirigenti del Gruppo Colussi, Ulderico Falconi e Emanuele Sforna, a comunicare il licenziamento a ciascun dipendente che avrà tempo una ventina di minuti per discutere la propria posizione e firmare la lettera. Dei circa cento lavoratori una quindicina avrebbe manifestato l’intenzione di trasferirsi allo stabilimento di Fossano (Cuneo) mentre tre si sono licenziati e altri due dovrebbero essere assunti dal pastificio Plin di Albenga. Comunque sia - conclude Graglia - resta il fatto che questa dello storico pastificio Agnesi di Imperia è stata una brutta vicenda gestita male fin da subito che deve far riflettere politica sindacati e aziende sempre troppo impegnate al profitto è lontane anni luce dai territori e dai lavoratori".

sabato 3 dicembre 2016

Torino, Forza Nuova in piazza: "Riprendiamoci il quartiere"


(G.p)Sì è svolto questa mattina, senza incidenti, il presidio organizzato dal movimento politico Forza Nuova di fronte alle palazzine dell'ex Moi. All'iniziativa hanno partecipato alcune decine di militanti torinesi del movimento politico nazionalista tra cui il fondatore e segretario nazionale Roberto per protestare contro l'occupazione degli edifici dell'ex villaggio olimpico da parte di immigrati che va avanti da ben 3 anni.

Del presidio organizzato da Forza Nuova ci parla il quotidiano on line La Presse con un interessante articolo che riportiamo fedelmente.




C'era anche il segretario nazionale di Forza Nuova Roberto Fiore al presidio organizzato sabato mattina in Piazza Galimberti a Torino contro i profughi che occupano gli stabili dell'ex Moi, in via Giordano Bruno. "Riprendiamoci il quartiere", si legge sullo striscione esposto dai poco più di venti militanti e attivisti del partito di estrema destra scesi in strada. Sono circa 1500 i profughi che da oltre tre anni vivono nelle palazzine olimpiche, persone in fuga dai conflitti armati arrivati in Italia e trasferiti a Torino tra il 2011 e il 2013. La maggioranza di loro sono immigrati regolari perché hanno chiesto e ottenuto asilo "per motivi umanitari". Mentre era in corso il presidio di Fn alcuni di loro sono scesi in strada,distanti un paio di isolati, per una sorta di contro-manifestazione, proprio davanti ai palazzi dell'ex Moi, sostenuti dai ragazzi dei centri sociali.

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Roma: Casa Pound occupa simbolicamente una scuola nel X Municipio

Axa, CasaPound occupa simbolicamente scuola Pegaso


(G.p) All'alba di sabato 3 dicembre una ventina di militanti di Casa Pound ha occupato l'ex scuola materna Pegaso sita in via Euripide all'Axa nel X Municipio di Roma per denunciare lo stato in cui versa l'ex plesso scolastico, chiuso dalla Asl nel 2012 a causa della presenza di amianto, come ci racconta un interessante articolo del quotidiano Roma Today che pubblichiamo per intero.



Questa mattina all'alba una ventina di militanti di CasaPound Italia ha occupato simbolicamente l'ex scuola materna Pegaso in via Euripide all'Axa nel X Municipio romano. In questo momento è in atto una riqualificazione degli stabili abbandonati.
Lo stato in cui versa questo ex plesso scolastico, chiuso dalla ASL nel 2012 a causa della presenza di amianto, è di totale degrado e abbandono. Questa struttura è contigua ad una scuola elementare ed è inaccettabile che venga lasciata in mano a tossicodipendenti e stranieri che la utilizzano come ricovero notturno".
Queste le parole di luca Marsella responsabile di CasaPound nel XMunicipio che prosegue: "la struttura è stata totalmente depredata ed attualmente è un pericolo per i residenti a causa della presenza dell'amianto. Non permetteremo che la ex materna Pegaso faccia la fine della ex scuola Do.Re.Mi Diverto di Ostia. Pertanto - conclude Marsella- chiediamo al sindaco Raggi di intervenire subito con una immediata bonifica dell'area".
"Per questa scuola era stato fatto un progetto di demolizione e ricostruzione per cui erano stati stanziati due milioni di Euro. Ma l'incapacità amministrativa delle precedenti giunte comunali e di quella attuale del M5S hanno impedito, a causa della burocrazia, l'approvazione definitiva del progetto. Il risultato è che i fondi stanziati sono andati perduti e sono stati destinati a un'altra voce di capitolo di bilancio che riguarda le spese di ragioneria del comune".
Aggiunge inoltre Carlotta Chiaraluce, portavoce locale di CasaPound, che così conclude: "È di pochi giorni fa la notizia che in questo municipio verranno collocati più di trecento clandestini, per i quali sono stati stanziati 12 milioni di euro. La cosa che fa più rabbia è che i milioni di euro per il business della finta accoglienza si trovano in un attimo, ma per ristrutturare scuole chiuse da anni, che servono ai nostri figli, i soldi non ci sono mai. La colpa non è solo della burocrazia ma dell'inadeguatezza di una classe politica disinteressata ai bisogni della famiglie italiane".

La battaglia di piazza di La Destra e Azione nazionale


(G.p)Si è concluso, con un gazebo a Roma, in Largo dei Lombardi la campagna a sostegno delle ragioni del no al referendum costituzionale di domenica 4 dicembre combattuta fianco a fianco, da La Destra, movimento politico guidato dal vice presidente del consiglio regionale del Lazio Francesco Storace, e da Azione Nazionale, movimento politico nato dopo la sconfitta della mozione dei cosiddetti quarantenni all'ultima assemblea della fondazione Alleanza Nazionale. Una dura campagna elettorale che ha visto Francesco Storace e Gianni Alemanno in tour in tutta Italia, anche per il lancio della raccolta di firme sulla proposta di iniziativa popolare per l'istituzione di un'Assemblea Costituente.
L'ultima giornata di campagna elettorale, trascorsa a Roma, ci viene raccontata da un interessante articolo, pubblicato da Il Giornale d'Italia che riportiamo per intero.




È una battaglia all’antica, di piazza, ma per una nuova Italia quella che La Destra e Azione nazionale stanno combattendo con il comitato Sovranità popolare per il no in vista del referendum. La manifestazione finale a Roma, inizialmente programmata a largo Goldoni, alla fine ha avuto luogo a largo dei Lombardi. Attorno al gazebo allestito dai militanti, è stato distribuito il materiale che informava delle iniziative intraprese. Particolarmente quelle per la raccolta di firme sulla proposta di legge di iniziativa popolare per l’istituzione di un’Assemblea Costituente, in maniera tale che sia essa, e non il Parlamento (su ordine del governo) a mettere mano alla costituzione. Dapprima Franco Aicardi, poi Roberto Buonasorte hanno voluto porre l’accento sulla necessità di una mobilitazione capillare affinché il popolo del no si rechi alle urne a bloccare la riforma Renzi-Boschi. Era presente anche Giorgio Ciardi, il portavoce romano di Azione nazionale.

CasaPound: liberato Di Stefano, arrestato perché difendeva famiglie italiane


(G.p)Lo scorso 29 settembre, durante l'esecuzione di uno sfratto di due appartamenti del comune di Roma, siti in via del Colosseo al numero civico 73 ci furono momenti di tensione. Le forze dell'ordine, presenti in buon numero in luogo, per rendere esecutivo lo sgombro arrestarono Simone Di Stefano, vice presidente di Casa Pound Italia ed altri 15 militanti del movimento guidato da Gianluca Iannone che cercano di opporsi allo sgombero di due famiglie italiane.
Ieri, Simone Di Stefano è stato scarcerato e dovrà firmare in commissariato una volta al giorno, come ci racconta il collega Antonio Pannullo dalle colonne virtuali de Il Secolo d'Italia, organo della Fondazione Alleanza Nazionale.



È stato scarcerato Simone Di Stefano, vicepresidente di CasaPound, arrestato il 29 settembre scorso mentre cercava di opporsi a uno sgombero di due famiglie italiane da uno stabile in via del Colosseo. I manifestanti si erano opposti allo sgombero salendo sull’edificio e esponendo bandiere italiane in segno di protesta. In quell’occasione CasaPound aveva denunciato il fatto che ad essere stati sgomberati dalla Polizia municipale erano stati «una donna, diabetica e con gravi problemi a deambulare, e una famiglia con un bambino affetto da una disabilità». CasaPound aveva inoltre precisato che «i due nuclei familiari da oltre 30 anni occupavano due piccole case nello stabile del Comune sgomberato. Per lasciarlo avevano chiesto al Campidoglio di trovare loro un’altra sistemazione, anche in un bungalow, purché la famiglia potesse stare insieme. Il Campidoglio meno di un mese fa li aveva convinti a lasciare l’appartamento promettendo una sistemazione in un residence poi risultata falsa e le famiglie sono state costrette a rioccupare». Simone Di Stefano ora dovrà firmare una volta al giorno.

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3 dicembre 1934: nasce Abimael Guzmán, il capo di Sendero Luminoso

3 dicembre 1934: nasce Abimael Guzmán, il capo di Sendero Luminoso

venerdì 2 dicembre 2016

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2 dicembre 1968: Mauro de Mauro racconta il massacro di Avola

I braccianti uccisi ad Avola a raffiche di mitra raccontati da Mauro de Mauro, il giornalista vittima di lupara bianca. LEGGI TUTTO:
2 dicembre 1968: Mauro de Mauro racconta il massacro di Avola

Torino,Forza nuova sfida la Questura domani Fiore all ex Moi


(L.C) Nella zona dell'ex villaggio olimpico Moi di Torino, caos, anarchia, degrado regnano sovrani. E' una terra di nessuno, salita agli onori della cronaca nazionale perché nei giorni scorsi è stata teatro di scontri tra cittadini ed occupanti. L'amministrazione comunale grillina, a guida Appendino, ad onor del vero, ha ereditato questa patata bollente ma è incapace di trovare una soluzione, dovendosi barcamenare tra chi chiede legalità e chi chiede di lasciare intatta la situazione.
Le insicurezze e le paure dei cittadini torinesi sono state raccolte dai locali militanti di Forza Nuova che  insieme ai cittadini del quartieri, hanno organizzato per sabato 3 dicembre con inizio alle ore 10, una protesta, per dare voce a chi, come i cittadini torinesi dell'ex villaggio Moi non riesce a far sentire il suo bisogno di legalità e di sicurezza.
Ma la manifestazione è stata vietata dalla questura di Torino, al fine di evitare tensioni di fronte all'ex Moi tra militanti del partito guidato da Roberto Fiore e gli immigrati che occupano le palazzine.
Nonostante le reticenze della Questura torinese, Roberto Fiore - Segretario Nazionale di Forza Nuova - sarà a Torino il 3 dicembre nel quartiere dell'ex Moi. "Con la mia presenza intendo ancora una volta schierarmi a fianco degli italiani, vittime di una scellerata politica, ormai esclusivamente interessata a gestire il business dell'accoglienza anche a costo di disprezzare apertamente le necessità dei nostri connazionali", spiega Roberto Fiore. "Gli italiani sono umiliati e offesi, è profanata ogni identità culturale e nazionale in nome dell'ossequio all'invasione immigratoria, e per questo si rivolgono a Forza Nuova con sempre maggiore frequenza". "Restituiamo l'Italia agli italiani - conclude Fiore - è l'unica strada da seguire; Forza Nuova non si tirerà mai indietro".

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Rissa alla birreria Bruton: arrestato nel Kent un ex bulldog di Lucca

Un ultrà lucchese, Alexander Adam Mossa, 26 anni, di S. Andrea di Compito, è stato fermato nei pressi di Londra su mandato d'arresto europeo emesso della polizia di Lucca. Mossa era ricercato da tempo: su di lui pende una condanna in via definitiva a 8 anni per l’assalto alla birreria Bruton di San Cassiano di Moriano, avvenuto la sera del 10 maggio di cinque anni fa. L'aggressione costò l’occhio sinistro a un tranquillo avventore: l’operaio Sasha Lazzareschi che all’epoca dei fatti aveva trentotto anni. Mossa, che si era reso irreperibile da diversi mesi, nei giorni scorsi è stato rintracciato nella contea di Kent, tra Londra e Canterbury. Ad arrestare l'ex Bulldog gli uomini di Scotland Yard. Dall'Italia è già partita la richiesta di estradizione.L'indagine sui fatti del Bruton fu condotta dalla Digos sotto la direzione del sostituto procuratore Fabio Origlio. Determinanti per l'accusa e per le condanne dei tre ex Bulldog (insieme a Mossa sono stati condannati anche Stefano Vannucci e Lorenzo Pucci) le testimonianze raccolte dagli inquirenti nelle ore immediatamente successive all'aggressione al Bruton quando emerse subito che i tre arrivarono al pub con coltelli e tirapugni. Volevano compiere un raid in quel locale dopo che una settimana prima avevano attaccato a colpi di petardi sino a quando erano stati respinti. Poi le indagini sulle celle telefoniche che localizzarono la presenza di Mossa, Vannucci e Pucci fuori dalla birreria la sera in cui avvenne l'assalto al pub. Furono lanciati dall'esterno all'interno del locale oggetti vari tra cui il bicchiere di whisky che colpì lo sfortunato operaio di Gragnano che quella sera, in compagnia della moglie e di due amici, era andato al Bruton per ascoltare un po' di musica prima di rincasare.
FONTE: il Tirreno

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