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venerdì 22 giugno 2018

Nazitalia, Forza Nuova Como attacca Berizzi e Caratossidis

I militanti di Forza Nuova hanno affisso uno striscione recante la scritta Berizzi: infamitalia! Davanti all'entrata dello Spazio Gloria in via Varesina 72 a Como dove in serata il giornalista di La repubblica Paolo Berizzi presenterà il suo libro "nazitalia".

"Lo striscione - precisa una nota dell'ufficio stampa del movimento nazionalrivoluzionario - è stato fatto volontariamente con manifesti del 2006 di un traditore ex forzanovista che, anche con le sue infamità e frottole, ha aiutato il giornalista rosso a scrivere questo libercolo". Il riferimento è a Paolo Caratossidis, all'epoca coordinatore nazionale, che nel 2010 esce dall'organizzazione e abbandona l'impegno politico e ha concesso un'intervista telefonica al giornalista per il libro.

"La sinistra con Anpi in testa - prosegue la nota - continua ad utilizzare l'antifascismo come collante, non avendo alcuna altra argomentazione da proporre, mentre Forza Nuova con il proprio Segretario Nazionale Roberto Fiore e tutti i suoi militanti persegue la lotta quotidianamente al fianco ed in difesa del Popolo Italiano. Berizzi e chi per esso se ne facciano una ragione: Forza Nuova gode di ottima salute ed anche oggi apre in Lombardia altre due sedi a Cantù e Brescia. Ricordiamo al Sig. Berizzi che tutte le sedi sono autofinanziate e che Forza Nuova non ha bisogno di scrivere falsi scoop ( vedi Repubblica e Gruppo Espresso) o libri pieni di dicerie e falsità per fare soldi vendendo fumo. Invitiamo il Sig. Berizzi in una delle nostre sedi se vuole sapere la Verità di Forza Nuova".


La Lega sbarca in consiglio regionale della Campania con 2 transfughi

La Lega 3,0 di Matteo Salvini è pronta a sbarcare nel consiglio regionale della Campania, forte della prossima adesione, magari dopo le ferie estive, come per primo  ci racconta dalle   il collega Adolfo Pappalardo, con un interessante articolo, sul numero di oggi del quotidiano Il Mattino, di addirittura 3 consiglieri regionali, eletti nelle file del centrodestra.
Ad aderire alla Lega sono: Michele Schiano, eletto a furor di popolo, con oltre 20 mila preferenze nel collegio di Napoli nella lista di Forza Italia, poi approdato nelle file del centro sinistra con Centro Democratico e Scelta Civica, Giampiero Zinzi, eletto con oltre 30 mila preferenze nel collegio di Caserta nelle file di Forza Italia e di Alberico Gambino, eletto con oltre 10 mila preferenze nelle liste di Fratelli d'Italia nel collegio di Salerno.
Quest'ultima adesione alla Lega, però ci viene clamorosamente smentita da Mariano Falcone, vice segretario regionale della Campania nonché segretario provinciale della Lega che sentito telefonicamente mi ha dichiarato:  ad oggi non mi risulta nessuna richiesta di adesione alla Lega da parte del consigliere Gambino.
Per cui le potenziali richieste di adesione al Carroccio in consiglio regionale passano, salvo sorprese dell'ultima ora sempre possibili, da 3 a 2.


E' quasi fatta: la Lega di Salvini sbarca in consiglio regionale. Questione di settimane. Dopo la pausa estiva quasi sicuramente con l'obiettivo già di arrivare a tre membri(accordi permettendo) e formare un gruppo autonomo. Un passo indietro. Dopo il 4 ancor di più negli ultimi giorni le avances, se non proprio il pressing, nei confronti del partito sono ormai insistenti. Troppo. Ai limiti dello stalking, ironizzano in Consiglio regionale, dove non passano inosservati i movimenti dei politici. Anche i più banali. E, soprattutto, si nota di più anche la loro assenza. In, particolare, quelle dei consiglieri ormai rimasti senza una casa politica. E ora, con gli ultimi sondaggi che danno la Lega in sorpasso sui 5 Stelle, Salvini, nel senso di partito, è corteggiatissimo. A voler salire sul carro che fu del senatur Bossi sono almeno in 3 per ora.

I nomi
A cominciare da Giampiero Zinzi, avvocato casertano, 43enne che lo scorso 31 maggio si è visto revocare l'incarico di responsabile di Forza Italia nella sua provincia. Il secondo schiaffo dai vertici azzurri perché alla vigilia della presentazione per le politiche si era visto sfilare il posto da capolista. Ed oggi in consiglio naviga solitario, senza più casacche. Addirittura firmando come presidente della III commissione speciale( l'ultima sua iniziativa una proposta di legge sui campi rom con il collega Carmine Mocerino) senza specificarne l'etichetta politica.
L'altro indiziato per il passaggio alla Lega è Michele Schiano, recordman dei cambi di partito. Per venti anni fedelissimo di Forza Italia, alle ultime regionali è stato eletto con il centro destra (con ben 21 mila voti) salvo poi passare con il centro sinistra ( e relativa maggioranza deluchiana), aderendo prima al Centro Democratico, poi a Scelta Civica. Ora l'ex sindaco di Qualiano pressa per riaccasarsi dopo che alle politiche è riuscito nella meravigliosa impresa di sedere nella maggioranza in regione e candidare la moglie con il centro destra.
Dico addio a De Luca entro una settimana, giurò solennemente l'11 gennaio salvo poi rimandare dove è, anche se non è più invitato alle riunioni di maggioranza( e ci mancherebbe).
Pronto al passaggio anche Alberico Gambino, ex sindaco di Pagani, consigliere eletto con il Pdl e senza casa dopo la rottura con Cirielli( Fdi) . E guarda alla Lega anche l'ex ministro Nunzia De Girolamo: dopo lo strappo delle politiche nei prossimi giorni incontrerà i vertici azzurri e poi deciderà.
I veti
Ma saltare sul carro dei vincitori non è cosi semplice. I tre consigliere pretendono comunque, nel caso di matrimonio, di accaparrarsi anche il titolo di capogruppo. Ad aspirarvi è sia Zinzi che il duo Schiano Gambino. Ma attenzione perché i vertici campani della Lega non sono certo disposti ad accogliere tutti.
Ed infatti, se su Giampiero Zinzi c'è già un ok di massima, più difficile è l'ingresso di Schiano e Gambino: per il primo pesano i troppi cambi di casacca, per il secondo i guai giudiziari.
Il Coordinatore
Non faccio nomi ma sono moltissime le richieste di adesione al nostro partito, spiega Gianluca Cantalamessa, coordinatore della Lega. Tutte da valutare attentamente, aggiunge specificando come la priorità è per chi, moltissimi amministratori, ha creduto nel nostro progetto prima del 4 marzo.

Alemanno: il sovranismo necessita di una destra diffusa e plurale


Si è svolto nel pomeriggio di giovedì presso la Sala Meeting Hespresso in via Genova 14 a Roma, su iniziativa di Azione Popolare, Movimento nazionale per la sovranità, Pronti per Il Sud, Mezzogiorno Nazionale, La nostra destra, un incontro dibattito sul tema, "La destra a un bivio: andare oltre o scomparire".

All'incontro erano presenti, in qualità di relatori, diversi esponenti di quella che fu la destra di governo, incarnata da Alleanza Nazionale come Mario Landolfi,
già ministro delle Comunicazioni, Adriana Poli Bortone ministro della Politiche Agricole e Forestali, Pasquale Viespoli, sottosegretario di Stato del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, e degli onorevoli Gennaro Malgieri, Giorgio Conte, Massimo Corsaro, Elena Donazzan, Marcello Taglialatela, Vincenzo Zaccheo.
Le conclusioni sono stati affidate all'ex sindaco di Roma, ora segretario nazionale del Movimento nazionale per la sovranità Gianni Alemanno che ha sottolineato, la necessità ed l'urgenza per il sovranismo di una destra diffusa e plurale.

Le recenti elezioni politiche e, ancor più, l’evolversi dei rapporti fra le forze e gli schieramenti parlamentari nella formazione del nuovo Governo, hanno messo in evidenza la discontinuità che sta cambiando radicalmente la politica italiana.
Ormai non ha più senso, dichiara Alemanno, parlare del centrodestra come l’abbiamo vissuto per tutta la seconda Repubblica e in questo quadro anche gli eredi della Destra italiana sono chiamati a compiere delle scelte nette che diano un futuro alla nostra area politica. 
Come la prima Repubblica è scomparsa sotto l’onda di cambiamento prodotta dalla caduta del Muro di Berlino e dalla fine dei blocchi Est-Ovest, così la vera causa della fine della seconda Repubblica è il nuovo conflitto che si sta scatenando in tutto il Mondo tra la Globalizzazione mondialista e le sovranità nazionali e popolari. L’operazione in atto da diversi anni è, innanzitutto, una manovra di carattere finanziario.
Nell’eliminazione dei confini, continua l'ex sindaco di Roma, essa ha individuato il primo atto simbolico di un capitalismo senza patria e senza frontiere. L’obiettivo, peraltro a buon punto nella sua riuscita, è la neutralizzazione del Politico insieme alla rimozione della Sovranità nazionale, secondo la profezia di Carl Schmitt. Ci troviamo, insomma, di fronte ad una scientifica campagna di frammentazione degli Stati e di deterioramento progressivo dell’Autorità fondata sulla sovranità popolare. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: decostruzione della identità collettiva, sradicamento delle radici storiche, psichiche, antropologiche, etniche, culturali dei singoli popoli. 
Le nuove forze cosiddette “populiste” e “sovraniste”,precisa Alemanno, reagiscono, spesso confusamente, alle imposizioni politiche ed ideologiche delle élite finanziarie e tecnocratiche. Questo spiega la nascita del “Governo del cambiamento” di Giuseppe Conte, con tutta la sua carica di novità e con tutte le sue contraddizioni. La fragilità del nuovo quadro deriva anche dalla fine dei vecchi modelli di partito, che non vengono sostituiti da nessun nuovo modello di partecipazione popolare e di radicamento nel territorio. 
In questo quadro, diventa urgente e indispensabile recuperare in forme nuove il patrimonio ideale e umano della Destra diffusa, che deve contribuire in modo determinante a costruire nell’area del centrodestra una nuova alleanza attorno a quel Polo identitario e sovranista che si sta caoticamente aggregando attorno alla Lega di Matteo Salvini. 
Se è vero che il vecchio centrodestra italiano è morto, conclude il leader sovranista, è altrettanto vero che in tutta Europa gli schieramenti sovranisti vincenti sono quelli che riescono a mettere insieme forze politiche diverse, in grado di lanciare un progetto identitario sia sul versante populista che su quello moderato. La spaccatura tra Gollisti e Front Nazional consegna la Francia a Macron, mentre l’alleanza tra popolari di destra e sovranisti vince in Austria e in tutti i paesi del Gruppo di Visegrád.
Da qui è necessario muovere verso alcuni obiettivi. 


1. Dare rappresentanza politica e culturale al forte bisogno di appartenenza che emerge in tutti gli strati popolari, incanalandolo verso una decisa rivendicazione di identità e sovranità nazionale, a cominciare dalla difesa dei confini di fronte all’emergenza dell’invasione migratoria. 

2. Alimentare un articolato sistema di iniziative culturali, formative e mediatiche che contrasti alla radice i dogmi del pensiero unico e del “politicamente corretto”.

3. Lanciare una linea di politica economica chiaramente alternativa rispetto all’ideologia neo-liberista dominante a Bruxelles, che alimenta la finanziarizzazione dell'economia e i poteri forti che da essa traggono vantaggio, con il crescente impoverimento del ceto medio e dei lavoratori creato in nome della competitività internazionale. 

4. Ritorno all'impegno civile come partecipazione diretta alla formazione delle scelte politiche, con l’obiettivo di costruire la “Repubblica degli Italiani”: presidenzialismo, maggioritario, federalismo responsabile e maggiori poteri e risorse ai Comuni (unici organismi comunitari e "naturali" insieme con la famiglia). 


5. Nuova economia sociale fondata sull'impresa-comunità, dove viene incentivata la partecipazione dei lavoratori alla gestione dell’azienda, sulla sussidiarietà e sulla conseguente rivalutazione del ruolo dei corpi intermedi, secondo il modello della “Big Society” sostenuto dai “conservatori sociali" di molti paesi europei.

6. Salvaguardare l’ambiente, i beni culturali e il paesaggio italiano da ogni forma di aggressione determinata dallo “sviluppismo”, come alibi agli speculatori di ogni tipo per impossessarsi delle risorse fondamentali della nostra Terra.

7. Promozione della cultura italiana, della sovranità e dell’identità nazionale, in chiave di dialogo con le altre culture nel contesto europeo e mediterraneo, per un ritorno all'Europa dei Popoli e delle Nazioni, proiettata nel Mediterraneo e amica della Russia, contro la concezione tecnocratica e dirigista oggi dominante nell’Unione Europea. 

8. Difesa dei diritti dei popoli come linea guida della politica internazionale: sovranità, indipendenza, autodeterminazione. Rifiuto di ogni intervento di “polizia internazionale” che ingerisca nella vita interna di Stati sovrani, che non siano espliciti promotori di atti di terrorismo fondamentalista. 

9. Lotta alla decrescita demografica e alla crisi educativa, sostenendo le famiglie naturali e difendendo i valori non negoziabili della vita e della persona umana. Salvaguardare i simboli e la cultura cristiana come elementi imprescindibili della nostra identità nazionale e della civiltà del nostro Popolo. In questo quadro la prima riforma fiscale di cui ha bisogno la nostra comunità nazionale è il “quoziente familiare” che garantisce la riduzione delle tasse alle famiglie più numerose e veri incentivi alla natalità.

10. Rilanciare, nel quadro dell’Unità nazionale, una politica di sviluppo per il Sud e per tutte le aree territoriali economicamente in difficoltà, superando le vecchie logiche dell’assistenzialismo e del clientelismo con un’equa ripartizione delle risorse e con la responsabilizzazione dei territori. In questo quadro reinserire il principio della valorizzazione del Mezzogiorno nella Costituzione italiana.Sulla base di questi indirizzi, e di altri che li arricchiranno, si deve puntare a raccogliere sotto un tetto comune la cosiddetta "destra diffusa" oggi dispersa e priva di effettiva rappresentanza; una destra inclusiva e non discriminante. Che abbia l'obiettivo di federarsi con altri movimenti di quel Polo identitario e sovranista che deve essere il cuore del nuovo schieramento che nascerà dalle ceneri del vecchio centrodestra.

giovedì 21 giugno 2018

Parte la riconquista. L'iniziativa di Adinolfi attira un fronte ampio di soggetti politici e culturali

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E' soltanto una coincidenza, ma a nostro avviso significativa, che a distanza di pochi giorni abbiano avuto un notevole successo le iniziative politiche promosse da due dei protagonisti di una delle ultimi stagioni di elaborazione collettiva nella destra radicale, Maurizio Murelli e Gabriele Adinolfi, animatori insieme a Rainaldo Graziani della stagione delle Università d'Estate. Aspettando l'incontro di domani a Roma per trarre un bilancio del minitour italiano di Dughin, vediamo come è andata l'iniziativa di Polaris. Su Noreporter Gabriele Adinolfi scrive: 
La riunione del 14 giugno 2018 dal titolo “Parte la Riconquista – Italia al centro dell'Europa Sovrana” è stata registrata sul profilo https://www.facebook.com/gabriele.adinolfipaginadue Qui di seguito abbiamo riportato il sunto degli interventi e cogliamo l'occasione per partire proprio dalla fine.Si è deciso d'avviare un'azione sinergica di egemonia culturale per rilanciare i temi del nazionalismo rivoluzionario europeo e, ovviamente, non solo di questo.La lista degli strumenti disponibili dev'essere ancora stilata. Di sicuro avremo noreporter, Polaris (cartaceo e digitale), europanazione, Svegliati Europa, Essere, EurHope e i social. Chiediamo a chiunque sia disposto ad aprire i suoi spazi a questa riconquista di comunicarcelo, come pure a tutti coloro che sono disposti a offrire il loro contributo, non pressante ma possibilmente regolare, di non esitare a contattarci.Seguiranno presto comunicazioni in tal senso. Per ora ecco il riassunto della serata di giovedì.
A sfogliare il panel degli intervenuti si nota una composizione trasversale, variegata e interessante: una significativa rappresentanza di Fratelli d'Italia, pezzi importanti di associazionismo culturale (Casaggi Firenze, Marina Simeone),i movimenti identitari attivi sul fronte antimmigrazionista (Veneto front skinheads, Lealtà azione, Defend Europe). Unici assenti le due principali organizzazioni extraparlamentari: CasaPound e Forza Nuova.

Rumors dalla Capitale: tanti Fratelli (romani) d'Italia in fuga verso la Lega

Da Giorgia Meloni e Fratelli d'Italia alla Lega 3.0 del vice premier Matteo Salvini. Sono davvero tanti, divisi in due gruppi, distinti e separati, con migliaia di preferenze in dotazione, i dirigenti regionali, i quadri locali, giovani consiglieri comunali e municipali pronti ad abbandonare il movimento politico guidato da Giorgia Meloni ed approdare nelle file della Lega, come ci racconta, con un interessante articolo, Affari Italiani, il primo quotidiano digitale dal 1996, che riportiamo per intero.

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Da Giorgia Meloni a Matteo Salvini. I mal di pancia dell'ex centrodestra romano diventano transumanza. Ecco con chi e perché il partito di Matteo Salvini sta ingrossando le fila tra malumori, elezioni mancate e riposizionamenti tattici. E il partito “personale” di Meloni rischia la crisi.

Secondo i bene informati sarebbe imminente il passaggio in divisa verde da parte di due gruppi, che vantano però migliaia di preferenze. Il primo, quello capitanato da Federico Iadicicco, a capo dell'ufficio per la Famiglia di FdI e di un filone di giovani consiglieri comunali e municipali a Roma. L'altro guidato dei fratelli Santori, un gruppo storico di ex storaciani “pentiti”, anch'essi con un buon seguito di eletti nei vari enti locali capitolini. Entrambi hanno versato nelle casse dei gabbiani, migliaia di preferenze e offerto candidati che con quasi 10.000 voti, sono rimasti però senza poltrone alla Pisana.
E pensare che nella pattuglia salviniana, in caso di elezioni basterebbe prenderne poco più di 2 mila per entrare ed è questo il motivo che rallenta l'ipotesi di ingresso, come ha più volte sostenuto l'uomo forte della Lega a Roma, Barbara Saltamartini. Il casus belli di fatto è questo: questione di spazi e di calcoli, ma anche di prospettive per queste realtà guidate per lo più da trenta-quarantenni. Ma il 'je accuse' preso a pretesto sarebbe la gestione troppo familiare del partito romano. Il colpevole? Fabio Rampelli, ossia il neo vice presidente della Camera, da sempre capo carismatico della storica sezione di Colle Oppio, oggi peraltro sfrattata dalla Raggi. Ebbene Rampelli sarebbe accusato di aver pensato solo ai suoi della cerchia ristretta, garantendogli seggi sicuri al Parlamento.
Per la verità anche lo stesso Iadicicco aveva strappato un biglietto per Montecitorio, ma nel primo collegio del Senato non ce l'ha fatta. E poi, ancora, i troppi voti di partito presi a Roma dalla sua accoppiata di fiducia composta da Fabrizio Ghera e Chiara Colosimo, arrivati primo e seconda. Della serie, "cara Giorgia e cari tutti, a Roma decido solo e soltanto io".
Detto ciò il passaggio sarebbe imminente, con un solo quesito: a parte i diretti interessati, cui prodest, visto che i voti per la Lega a Roma sono il frutto quasi esclusivo della popolarità in poderosa crescita di Salvini? E soprattutto, converrà rischiare l'ennesima rottura tra Giorgia e Matteo? In questo scenario tempi della campagna per la Meloni sindaco di due anni fa, con Salvini a tirargli al volata sembrano preistoria. L'annuncio dell'addio potrebbe arrivare a metà della prossima settimana.

Forza Nuova contro De Magistris: la mostra d'Oltremare non si tocca

L'idea forza sostenuta dal sindaco di Napoli, il rivoluzionario arancione Luigi De Magistris, di realizzare all'interno della Mostra d'Oltremare, monumento di interesse storico e culturale nel popoloso e popolare quartiere di Fuorigrotta prima alloggi per gli atleti delle Universiadi poi campo rom o centro d'accoglienza dei migranti non ha trovato il gradimento dei militanti partenopei di Forza Nuova come dimostra lo striscione esposto Antifa a cazzi tuoi, la Mostra non si tocca.
Il senso di questa iniziativa, ci viene chiarito, con maggiori dettagli, da una nota, diffusa alla stampa, dal responsabile partenopeo Salvatore Pacella.
Nota che riportiamo fedelmente.


Nella scorsa notte i militanti di Forza Nuova hanno affisso uno striscione alla Mostra d'Oltremare "ANTIFA A CAZZI TUOI, LA MOSTRA NON SI TOCCA", per condannare la volontà del sindaco De Magistris a realizzare gli alloggi per gli atleti delle Universiadi, enorme spesa a carico della regione Campania.
Il numero uno degli antifascisti napoletani non prova vergogna nell'utilizzare un monumento eretto dal Fascismo per fare clientela politica, considerando che fino a qualche mese fa il primo cittadino voleva addirittura cambiare nome al centralissimo piazzale Tecchio proprio per eliminare da Napoli ogni traccia del Fascismo, un antifascista a convenienza insomma.
"Simpatica è la scelta del sindaco De Magistris, circa l'installazione del villaggio degli atleti delle prossime Universiadi alla Mostra d'Oltremare, una scelta fatta senza cognizione e senza intelligenza come suo solito fare", dice Salvatore Pacella responsabile napoletano di Forza Nuova, "Un monumento di interesse storico culturale, grande ricchezza per la città ridotto ad un albergo, ma non è solo questo il problema; magari in un prossimo futuro dopo le Universiadi, la Mostra d' Oltremare diventerà il prossimo campo rom o centro d'accoglienza. 

L'ennesima sciatta decisione di De Magistris sarà pagata dalla regione Campania e non dal comune di Napoli. Come al solito, la sinistra ragiona col portafoglio altrui, per non dire altro", conclude Pacella.

Francesco Storace al sindaco Virginia Raggi: il nome di Almirante non sei degna di pronunciarlo

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Il collega Francesco Storace, dalle colonne virtuali de Il Giornale d'Italia, con una lettera aperta, che pubblichiamo per intero polemizza con il sindaco della città eterna Virginia Raggi, esponente del Movimento Cinque Stelle sulla questione dell'intitolazione di una strada a Giorgio Almirante, storico leader del Movimento Sociale Italiano, principale partito di destra presente nel panorama politico italiano, alla luce del clamoroso dietrofront fatto dal sindaco in nome dei valori dell'antifascismo.


Virginia, ma non ti senti un po' ridicola?
Nel pieno dello scandalo delle mazzette per lo stadio della Roma, ti pare proprio il caso di giocherellare, arrancare, farfugliare sull’antifascismo per venire fuori da una brutta storia?
Già, perché travolta politicamente dai guai che sarebbero stati combinati dall’avv. Lanzalone, la Raggi ha perso la testa e si è terribilmente distratta quando le hanno detto che stava per essere intitolata una strada di Roma a Giorgio Almirante. A cui nessuno ha mai potuto imputare alcunchè di losco, né mani lunghe per arraffare qualcosa.
Ferita nel suo essere insospettabilmente partigiana, Virginia Raggi tra un incontro e l’altro con i magistrati, tra un’udienza e l’altra del processo che le comincia oggi, deve anche capire come venire fuori dall’orribile delitto consumato in Campidoglio sul leader missino.
Ebbene, ecco la pensata, come ce la racconta l’agenzia Ansa: “ Roma citta' antifascista. Il Campidoglio targato M5S vuole inserire questo concetto nello statuto del Comune. Una mossa che arriva a pochi giorni dalla svista sulla mozione per intitolare una via a Giorgio Almirante bloccata poi dalla sindaca Raggi sollecitando una contro mozione, che domani arrivera' in aula, per vietare l'intitolazione di strade a chi e' stato "portatore di idee riconducibili al fascismo, antisemite o razziali". Nella contro mozione anche la proposta di inserire "nello Statuto valori antifascisti".
Una mozione approvata diventa una svista.
E quindi si presenta una contro mozione su Roma antifascista che per settanta anni nessuno aveva ritenuto di approvare, destinata ad essere discussa a lungo se ci saranno coraggiosi pronti a depositare opportuni e numerosi emendamenti.
Ad esempio: chi giudica il tasso di fascismo per chi è stato persino celebrato in Parlamento da ben due capi di Stato? E poi tante altre domande da porre al momento opportuno.
Virginia, dedica il tuo tempo agli avvocati e non a queste cose. Perché di gente come Almirante non sei degna neppure di pronunciare il nome.
Se vi dà fastidio la presenza in città di chi ha amato e seguito Almirante, tenetevi i rom.

21 giugno 1973, autogrill Cantagallo: la rappresaglia dopo lo sciopero contro Almirante

cantagallo
L'aspetto interessante è che all'epoca dopo uno scontro tutti cantavano vittoria. Vedi le versioni opposte di Lotta continua e il Secolo. Oggi succede il contrario:
21 giugno 1973, autogrill Cantagallo: i dipendenti respingono l'assalto squadrista

La destra a confronto. Da Alemanno alla Poli Bortone: andare oltre o sparire


Destra a confronto: andare oltre o scomparire. Questo è il tema di un confronto senza reti e senza schemi prestabiliti sul destino dell'italica destra, posta di fronte ad un drammatico bivio: andare oltre o scomparire.

Confronto organizzato dal Movimento nazionale per la sovranità, Azione Popolare, Pronti per il Sud, La nostra destra, Mezzogiorno Nazionale che si terrà giovedì 21 giugno nella Sala Meeting Hespresso in via Genova 14 a Roma.
L'incontro, come afferma una nota, diffusa dagli organizzatori, sarà animato da esponenti della destra di governo incarnata dall'allora Alleanza Nazionale, come l'ex sindaco di Rome e ministro delle Politiche Agricole e Forestali, l'ex ministro delle Comunicazioni, Adriana Poli Bortone ministro della Politiche Agricole e Forestali, Pasquale Viespoli, sottosegretario di Stato del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, che vedrà la partecipazione tra gli altri del collega Gennaro Malgieri, Giorgio Conte, Massimo Corsaro, Elena Donazzan, Silvio Pispico, Marcello Taglialatela, Daniele Toto, Vincenzo Zaccheo.
L'obiettivo dichiarato è quello di lanciare, in tempi brevi, un patto federativo della destra diffusa a livello territoriale, associativo e civico, per contribuire al superamento dell'attuale centro destra grazie alla riaffermazione dei valori di unità e sovranità nazionale.