domenica 30 agosto 2015

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All'Ugl l'oscar della litigiosità: le riunioni trasformate in ring


(Gp) La querelle interna all'Ugl, salvo sorprese dell'ultima ora, è finita. Nella giornata di sabato 29 agosto il Consiglio nazionale del sindacato ha eletto Francesco Capone come segretario.
Capone, per amore della verità, a seguito dell'ordinanza del giudice Cecilia Bernardo del 6 agosto era stato sospeso.
In una nota, diffusa alla stampa, l'Unione Generale del Lavoro sottolinea la ritrovata unità interna precisando come la candidatura di Francesco Capone abbia avuto il sostegno di 24 Federazioni nazionali e di diverse altre strutture nazionali che rappresentano più del 90% dell'organizzazione.
Il neo segretario ha ottenuto 136 voti, rispetto al quorum fissato dal giudice a 127 e corrispondente ai due terzi del Consiglio.
Francesco Capone ha precisato che ora si aprirà una fase nuova che vedrà l'Ugl sempre più protagonista e presente nella strenua difesa dei diritti dei lavoratori.
Il collega Pietro De Leo sul quotidiano romano Il Tempo, sapientemente descrive la storia dell'Unione Generale del Lavoro dell'ultimo anno, caratterizzato da una eccessività litigiosità con riunioni trasformate in veri e propri ring.
Articolo che proponiamo ai nostri lettori interamente.

 


Al sindacato l’oscar della litigiosità Le riunioni trasformate in ring


Voi credete che il sindacato sia roba sopraffina, antologia di, grafici, dati, antologia di manifestazioni e trattative fiume? Vero, ma non solo. Esiste materia anche per palati profani. Prendiamo la storia dell’Ugl dell’ultimo anno. Partiamo dal Consiglio Nazionale di Montesilvano (provincia di Pescara) del 29 ottobre del 2014, basta fare qualche semplice ricerca su youtube. In un video caricato, alla persona che stava realizzando la ripresa, presumibilmente con un telefonino, si para davanti un signore, giacca chiara sopra una polo a righe orizzontali, fare minaccioso. «Perché ce l’hai con me?», chiede l’operatore naif. «Non me piace che fotografi, capisci?» incalza l’altro. Che poi gli illustra la sua filosofia: «Io sono abituato a fare a botte, ma fra di noi. E finito fra di noi, poi vengo a prendere il caffè con te». Insomma, qualche schiaffone d’affetto, come nei film di Bombolo e Tomas Milian. E di schiaffoni ne sono volati tanti, in quell’assise, come riportano le cronache di quei giorni, che raccontano di un intervento di Forze dell’Ordine e 118. Sempre youtube ci aiuta a prendere contezza: carte che volano, spintoni, il tavolo della presidenza che viene quasi travolto, sedie buttate via. E una coda di dichiarazioni al veleno e carte bollate tra le due correnti, quella di Paolo Capone, che pareva uscito vincitore dall’assise, e il competitor Salvatore Muscarella. Altra convocazione, altre emozioni. Stavolta a Roma, al centro Congressi Cavour, 20 dicembre. Pure lì scoppia la gazzarra che richiede, di nuovo, l’intervento della polizia. Il bollettino di guerra rende due persone (addette alla sicurezza, spiegherà un comunicato della segreteria confederale del sindacato), medicate all’Umberto I. Lo zenith si raggiunge però nel febbraio di quest’anno. Data fondamentale è il 5, quando il Tribunale di Roma, analizzando i verbali del tumultuoso consiglio nazionale di ottobre, sancisce la rimozione di Paolo Capone dalla carica di segretario. A quel punto, il 9, la fazione avversa tenta l’ingresso nella sede nazionale di Via delle Botteghe Oscure per tenere una conferenza stampa, trovando la porta sbarrata. E succede il caos. Luca Malcotti, esponente del sindacato vicino a Capone ed attualmente consigliere Regionale del Lazio, finisce in ospedale e così racconta all’Adnkronos: «mi sono ritrovato tra i manifestanti e la porta e ho subito prima una serie di provocazioni e poi sono stato aggredito. Mi hanno preso, spintonato e buttato a terra». Secondo gli avversari di «Ripartire dal Territorio», Malcotti invece si sarebbe piazzato davanti alla porta per impedire l’ingresso negli uffici. Renata Polverini, che non ha mai rescisso il legame con l’Ugl di cui fu leader dal 2006 al 2010, parla di «episodio gravissimo», incolpando dell’«assalto» nientemeno che «alcuni componenti di Casapound che hanno tentato di sfondare la porta». Il coinvolgimento di Casapound, poi, è smentito a stretto giro. Per la cronaca, poi i sostenitori di Muscarella riescono ad espugnare il fortino passando dalle scale di sicurezza. Il 10 febbraio entra in scena, o meglio, sale sul ring, Renata Polverini: va in sede, entra nella stanza dov’era riunita la componente di Muscarella e, secondo le testimonianze, scaglia contro l’esponente Danilo Scipio. Poi, per la tensione ha un mancamento e viene chiamata l’ambulanza. Gli scontri, però, finiscono a Roma. Anche a Taranto il segretario locale impedisce l’accesso in sede agli oppositori di Capone, e pure in quel caso è necessario l’intervento delle Forze dell’Ordine. Il 20 febbraio, poi, viene riconvocato il Consiglio Nazionale, che elegge di nuovo Capone. Di nuovo polemiche e ricorsi. E, tra le altre cose, un’altra occupazione della sede di via delle Botteghe Oscure, da parte di dirigenti e militanti di diverse regioni d’Italia in protesta contro Capone. Un’iniziativa costellata da un piccolo giallo. I ribelli lamentano che la polizia, accorsa all’ingresso della sede, impedirebbe l’approvvigionamento di acqua e viveri forniti da sodali rimasti fuori. La Questura, però, tramite sue fonti smentisce la circostanza. E poi si arriva a ieri, con l’elezione di Capone numero tre. «Allora sei davvero di coccio», accoglie così la notizia tale Mimmo sulla pagina Facebook dell’Ugl. Alla fine, meglio una risata. E dopo le botte, magari un buon caffè tutti insieme

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Borghezio e 1000 camice verdi alla conquista di Roma


di Giuseppe Parente

Mentre Ignazio Marino è ancora in ferie e  si perderà anche la prima riunione operativa sul Gubileo 2016, le altre forze politiche antagoniste al suo governo dell'Urbe si organizzano e serrano le file in previsioni di possibili nuove elezioni comunali.

Anche la Lega Nord Salvini si prepara a conquistare il governo della capitale, con 1000 volontari. Sarà un impresa di stampo garibaldino ma con dei distinguo. Il colore delle camice sarà verde e non rosso, afferma, con tono scherzoso, Mario Borghezio, eurodeputato leghista, eletto nel collegio Centro, ideatore di un comitato spontaneo di leghisti romani denominato Romani per Roma.
Il comitato è stato presentato alla stampa ed alla opinione pubblica nella giornata di sabato 29 agosto e vuole essere, secondo Borghezio, un aggregatore di associazioni, comitati spontanei di cittadini, esponenti delle categorie del lavoro e della produzione, esponenti dei sindacati, delle forze dell'ordine, uniti nella comune volontà di liberare Roma dalle camarille partitiche e dalle lobby affaristiche legate alla criminalità organizzata.

L'eurodeputato leghista è convinto che i cittadini romani non berranno l'ennesima favola della "pulizia" di Roma affidata ad esponenti di partiti e burocrazie che nel corso di questi anno li hanno lasciati alla mercé di ladri politici, criminali comuni ed ogni genere di associazioni a delinquere.
Il repulisti, secondo Mario Borghezio, potrà avvenire, se e solo se, ci sarà un totale rinnovamento della classe politica, mandando a casa i riciclati e, al più presto, in galera i corrotti.

Al fianco della Lega, in questa battaglia, ci sono esponenti del mondo del commercio, delle professioni, delle forze dell'ordine, pronti a descrivere i mille problemi di una città complessa e complicata come Roma.
L'eurodeputato leghista, nel corso della conferenza di presentazione del comitato Romani per Romani, ha parlato del funerale, in stile padrino, organizzato dai Casamonica precisando come non sia stato dato alcun segnale alla città. Sarebbero dovute rotolare molte teste. Non a caso, ho presentato un esposto alla magistratura, sperando che lo faccia lei.
Con il senno di poi ed con una diversa contestualizzazione il fortunato slogan leghista Roma Ladrona, la Lega non perdona, ideato da Umberto Bossi si è rivelato vero. Quel motto, precisa Borghezio, voleva aprire gli occhi ai tanti romani onesti e lavoratori, in tempi non sospetti.
La Lega con la nascita del comitato Romani per Roma scalda i motori in vista di possibili elezioni comunali anticipate, conclude Borghezio, precisando che il prossimo candidato sindaco sarà romano e leghista.


 
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sabato 29 agosto 2015

Giro di neri: CasaPound contro tirocini per profughi ed altre storie sul fronte immigrazione


Nell'ultimo week end causa eccessivo caldo,  non ho aggiornato frequentemente  il blog. Ci sono però alcune storie che meritano comunque di essere raccontate e quindi ispirandomi ad un vecchio ma sempre attuale modello giornalistico denominato il "giro di nera" do vita alla ottava puntata della rubrica Giro di neri.
In questa puntata parleremo dello striscione affisso a Trento da parte di Casa Pound contro i tirocini pagati dalla provincia agli immigrati, del gazebo organizzato ad Agrate, in Brianza da Forza Nuova per protestare e dire no al centro profughi, mentre in quel di Salerno, gli esponenti di Noi con Salvini, costola centro meridionale della Lega Nord distribuiranno in piazza i moduli per chiedere al comune di destinare i 37 euro dedicati ai migranti ai salernitani indigenti


Striscione CasaPound contro i tirocini pagati dalla provincia agli immigrati.
(Tratto da La voce del Trentino)

"Tirocini agli immigrati, italiani abbandonati". Con questo striscione affisso nella notte di venerdì, i militanti di Casa Pound Trento hanno protestato contro l'iniziativa della Provincia, attiva già da qualche tempo, che permette ai profughi di usufruire di un servizio di tirocinio presso diverse realtà lavorative.
Trecento euro la cifra stanziata per ogni profugo che sceglierà di iniziare il tirocinio, tutto a spese statali. L'operazione era stata portata alla ribalta dai militanti della Lega Nord attraverso una nota che aveva sollevato numerose polemiche da parte dei cittadini. 
Riassumendo: in alcune strutture alberghiere trentine stanno iniziando i primi tirocini per i richiedenti asilo e i titolari di protezione internazionale la cui durata massima, stante la normativa in corso, verrebbe fissata in dodici mesi e la cui indennità di partecipazione sarebbe di minimo 300,00 Euro mensili o 70,00 Euro settimanali/massimo 600,00 Euro mensili.
Il Centro informativo per l’immigrazione del Dipartimento Salute e Solidarietà sociale della Provincia autonoma di Trento ha dato in mano il progetto alla cooperativa sociale Cinformi che ormai gestisce il progetto per l’accoglienza dei richiedenti asilo nell’ambito del sistema Sprar dal 2013, in collaborazione con il centro Astalli di Trento e l’associazione Atas onlus.
Il progetto mirerebbe a strutturare percorsi individualizzati d’inserimento lavorativo (tirocini) o d’inserimento in ambiente di lavoro protetto.
Sulla questione nei mesi scorsi la Lega Nord Trentino aveva sollevato la questione attraverso un’interrogazione provinciale (la n.1670/XV), alla quale però al momento non è stata data alcuna risposta dall’Assessorato competente.
Nella premessa di tale interrogazione si leggeva anche «visto che sembrerebbe alquanto peculiare che da un lato vi siano giovani trentini disoccupati costretti a emigrare all’estero per costruirsi un futuro oppure a compiere (se fortunati) alcuni lavoretti saltuari in Provincia e dall’altro lato troviamo i profughi che, oltre ad usufruire gratuitamente di alberghi e agritur – non contando ricariche telefoniche e sigarette - , vengono tranquillamente fatti lavorare dalla stessa Provincia! E se questa non è discriminazione, allora non sappiamo come altro possa chiamarsi»!
«Cos’altro dovremo ancora vedere? Verranno requisite le abitazioni dei trentini per sistemare i profughi? Verranno tolti tutti gli aiuti per sfamare gli ultimi arrivati? Siamo proprio arrivati alla follia pura: in un Paese e in una Provincia civile e normale le Istituzioni pensano prima al bene dei propri cittadini! La solidarietà va bene ma facciamola prima ai trentini» - terminava così la riflessione di Maurizio Fugatti poco prima del deposito dell'interrogazione. 
Ora Casapound, con l'affissione del manifesto (foto) sulla porta della provincia affonda nuovamente il dito nella piaga dimostrando di voler portare all'attenzione della comunità quanto sta succedendo per tenere alta l'attenzione verso un problema che divide il Trentino e l'intera Italia. "Vitto, alloggio e lavoro assicurato. Sembra non mancare nulla agli immigrati che scelgono di stanziarsi in Trentino. Sarebbe bello se agli stessi trentini che, volenti o nolenti, li ospitano nelle loro città fossero garantiti la metà dei diritti assicurati ai profughi", dichiara in una nota il responsabile di CasaPound Trento, Filippo Castaldini, che poi sottolinea: "Questi tirocini permettono agli immigrati di avere un lavoro, e, assicura la Provincia, sono stati accolti di buon grado dai titolari delle aziende, forse, a pensare male, attirati dal miraggio di manodopera a basso costo. Ma si tratta di integrazione o di sfruttamento dell'immigrazione a spese delle Stato? La provincia assicura buone intenzioni. E noi ci fidiamo?"
 
Agrate, centro immigrati: domenica in piazza sia l’Anpi sia Forza Nuova
(Monza e Brianza News)
 
Domenica 30 agosto faccia  a faccia tra Forza Nuova e Anpi che saranno in piazza San Paolo ad Agrate per manifestare su posizioni opposte circa i flussi immigratori e l’accoglienza dei profughi in città.
Uno di fronte all’altro, i due gazebo delle associazioni, molto diverse e lontane tra loro: i rappresentanti di Forza Nuova per manifestare contro il centro di smistamento degli immigrati nato poche settimane fa lungo la provinciale che da Agrate porta a Carugate. L’Anpi e anche Sinistra Ecologia e Libertà saranno in piazza dalle 9 alle 12 per dire “no” a quella che loro definiscono la propaganda neofascista del partito di Forza Nuova: “Sinistra Ecologia e Libertà Monza-Brianza aderisce al presidio indetto dall’ANPI ad Agrate Brianza per contrastare l’iniziativa che il gruppo neofascista di Forza Nuova terrà in una piazza del Comune”, si legge nel comunicato di Sel.
Gli esponenti di Forza Nuova avevano già manifestato alcuni mesi fa nel centro di Vimercate per protestare contro l’ipotesi di apertura di un centro di accoglienza nelle strutture del vecchio ospedale cittadino. Il corteo che aveva percorso il centro cittadino era stato scortato dalle forze dell’ordine.
“Forza nuova sarà in piazza – fanno sapere con un comunicato da Forza Nuova Monza e Brianza – per dire “no” al centro profughi, per dire no ad una politica ‘immigrazionista’ che crea nuovi schiavi e ingrassa chi li sfrutta, che crea insicurezza e illegalità e che discrimina gli Italiani.
Molto probabilmente domenica mattina saranno presenti le forze dell’ordine in piazza San Paolo per evitare che le due fazioni possano entrare in contatto.

Salerno: immigrati, presidio alle Poste Centrali di "Noi con Salvini.
(Ottopagine edizione di Salerno)
Sulla questione immigrati, i continui sbarchi di disperati sul territorio nazionale, il movimento “Noi con Salvini” passa all’attacco. A partire da domani mattina,( oggi per chi legge)
 ci sarà il gazebo del movimento di supporto al leghista Matteo Salvini per sensibilizzare l’opinione pubblica sul fenomeno, con i cittadini italiani indigenti che sono discriminati rispetto agli immigrati. Ci sarà un presidio all’altezza delle Poste Centrali sul Lungomare dove gli attivisti incontreranno i cittadini salernitani continuando nell’iniziativa che è stata già attuata ad Arezzo.
“Daremo ai cittadini il modulo per chiedere al Comune di destinare i 37 euro il giorno dedicati ai migranti ai salernitani indigenti. – ha affermato il coordinatore cittadino Rosario Peduto – Il tutto secondo quanto già fatto da alcuni sindaci di molti comuni italiani. Gli italiani prima di tutto”. Sarà un caso ma proprio in queste ore s’ipotizza che sia prossimo un altro sbarco di disperati nel Porto di Salerno.

venerdì 28 agosto 2015

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Incendio alla casa di un esponente di Casa Pound: in manette tre antagonisti



(Gp) Nella notte tra il 14 ed il 15 aprile, a Piandolo di Rigolo, frazione di Pellegrino Parmense, piccolo comune sito in provincia di Parma, alcuni sconosciuti, dopo aver sfondato la porta di ingresso di un villa ed introdotto due bombole del gas, 3 giovane, aderenti ai movimenti della sinistra antagonista emiliana,  appiccarono le fiamme che crearono grossi danni.
Per fortuna il fuoco non arrivò a contatto con il gas e non si innescò la deflagrazione, che avrebbe comportato conseguenze più gravi. La casa di campagna è di proprietà di un esponente di Casa Pound. L'immobile inoltre aveva ospitato, precedentemente, una manifestazione di Casa Pound,  il  Revolution Party.
Il resto del Carlino edizione di Modena, nella sua versione on line, che ripropongo interamente ci racconta questo brutto episodio di violenza politica.



Incendio alla casa di un membro di Casapound: in manette tre giovani antagonisti

I carabinieri arrestano due ragazzi di Modena e uno di Parma, ora ai domiciliari: incastrati dagli esami del Ris


Due giovani di Modena e uno di Parma sono stati arrestati dai carabinieri con l’accusa di essere responsabili dell’incendio divampato nell’aprile 2014 in una casa di campagna di proprietà di un esponente di Casapound. L’immobile al momento del rogo aveva ospitato una manifestazione, il ‘Revolution party’, ospitata da Casapound. I ragazzi modenesi finiti in manette sono A.V., 25anni, e L.T., di 22. , mentre il parmigiano è F.M.S. , di 23. I tre risultano attivisti di movimenti antagonisti nelle due città. Le accuse a loro carico, tutte in concorso, sono di incendio aggravato, villazione di domicilio aggravata, fabbricazione di congegno micidiale e detenzione di strumento atto a offendere.
I fatti risalgono alla notte tra il 14 e il 15 aprile, a Piandolo di Rigollo, nel comune di Pellegrino Parmense: alcuni sconosciuti, dopo aver sfondato la porta di ingresso della villa e messo due bolbole del gas, appiccarono le fiamme che crearono grossi danni. Il fuoco non arrivò a contatto con il gas e così non si innescò la deflagrazione, che averebbe comportato conseguenze ben più gravi. I tre furono sorpresi poche ore dopo l’incendio con alcuni strumenti da scasso a bordo: secondo gli esami dei Ris di Parma sarebbero stati usati per irrompere nella casa e danneggiarla. Ora i tre sono agli arresti domiciliari.

Empoli sbeffeggiata da Forza Nuova per l'anziano senzatetto

(Gp) Adriano Gambini, ha 65 anni. E' cardiopatico. Riceve una pensione d'invalidità di 140 euro al mese. Viveva, fino ad ieri, su una panchina di piazza Ristori, ad Empoli. Fino a quando qualcuno,  non gli enti locali, ma Forza Nuova gli ha trovato una adeguata sistemazione. Gli enti locali della rossa Toscana sono stati clamorosamente scavalcati dai militanti di Forza Nuova, che hanno trovato una sistemazione per Adriano, che vivrà, a Massa, all'interno di un vecchio asilo, occupato a scopo abitativo, che già ospita due famiglie ed un lavoro, come guardiano di una struttura, al fine di arrotondare la misera pensione, indegna di un paese che si proclama civile e progredito.
I colleghi Chiara Capezzuoli e Francesco Turchi su il Tirreno, versione on line ci raccontano la storia di questo povero pensionato cardiopatico, alcune pagine della sua vita, la nobile iniziativa dei militanti di Forza Nuova che sostituendosi, nel migliore dei modi, alle istituzioni, hanno trovato dignitosa sistemazione ed un lavoro per Adriano Gambini.
Riporto il loro articolo nella sua interezza.




Il pensionato che viveva su una panchina con 140 euro al mese portato da Fn in una ex scuola adibita ad alloggi. Gli attivisti sfilano in centro e piazzano una bandiera del movimento di fronte al municipio. Gli enti non sono riusciti a trovare una soluzione nonostante cinque anni di lavoro dei servizi sociali. Ma l’ultimo posto al dormitorio era per un massimo di due mesi.

Adriano ha 65 anni. È cardiopatico. Ha una pensione d’invalidità di 140 euro al mese. E viveva su una panchina in piazza Ristori. Fino a ieri, quando gli è stato trovato un tetto. Ma non per merito degli enti locali. Che sono stati scavalcati da un movimento di estrema destra, Forza Nuova. Una quindicina di militanti sono arrivati intorno alle 16.30 nel cuore della città - scortati dalla polizia - si sono presentati davanti al municipio, hanno piazzato la loro bandiera. Hanno scattato foto e rilasciato dichiarazioni di fronte ai taccuini. Poi si sono rimessi in marcia. Hanno accompagnato Gambini, ex camionista originario di Reggio Emilia, a salutare le poche persone che l’hanno aiutato in questo periodo vissuto in piazza Ristori. E poi sono ripartiti, con lui. Direzione Poveromo. Dove Gambini vivrà all’interno di un vecchio asilo occupato a scopo abitativo, che già ospita due famiglie.

Un mese esatto dopo l’uscita del nostro articolo che denunciava le condizioni in cui era costretto a vivere il pensionato, il cerchio si chiude. Ma il lieto fine non lo scrivono coloro che tutti si aspettavano (gli enti locali), bensì un piccolo partito di estremisti di destra, capaci di incunearsi nella terra del Pd e di risolvere un caso umano, nell’indifferenza generale.

«Quando abbiamo letto l’articolo - spiega il referente Augusto Gozzoli (Forza Nuova di Pontedera) - siamo intervenuti attraverso la onlus “Solidarietà nazionale”, portando ad Adriano alcuni pacchi di generi alimentari». Come hanno fatto in tanti, nei giorni successivi all’articolo. Ma poi alla città è mancato il passaggio successivo, la forza di andare oltre l’emergenza: «I militanti di Massa ci hanno comunicato la disponibilità di un posto nell’asilo occupato nell’ambito del progetto “Trincea” riservato alle famiglie italiane che hanno bisogno di un tetto sopra la testa. E abbiamo subito pensato ad Adriano. Che potrà vivere lì fin quando vorrà. Spero che si integri bene con le altre due famiglie». Perché «mentre prefetture, Comuni e Città Metropolitane spendono soldi per recuperare immobili abbandonati per ospitare migliaia di immigrati, noi pensiamo agli italiani. Loro invece se ne dimenticano e fanno affari con le cooperative: l’inchiesta Mafia Capitale insegna che i migranti sono una fonte di business, mentre un italiano di 65 anni che vive su una panchina no». Un affondo alle istituzioni, accompagnato da una frecciata alla città: «La nostra azione - sottolinea Gozzoli - ha l’obiettivo di risvegliare una solidarietà che non c’è più, spazzata via dal consumismo». A due passi da Gozzoli c’è Gambini. Che sorride con gli occhi di un bambino nel giorno del suo compleanno. Ha ricevuto un regalo più atteso. Ed è andato a scartarlo sotto al naso del coetaneo che gli sta antipatico (il Comune). «Sono davvero molto contento, ancora non riesco a crederci e a pensare che finalmente da stasera (ieri, ndr) avrò un tetto sulla mia testa». Guarda i militanti di Forza Nuova, stringe le loro mani, regge la loro bandiera: «Mi hanno dato una grossa mano. E poi sono sempre stato un uomo di destra, seppure non proprio della loro fazione. Adesso mi devo ancora abituare all’idea che finalmente avrò un letto tutto per me dove riposarmi, una stanza tutta mia per la mia privacy e per le mie cose. Sono ancora parecchio frastornato ma non vedo l’ora di arrivare nella mia nuova casa». Stavolta quegli occhi che tante volte hanno visto indifferenza (alternata da disprezzo), e ben pochi aiuti (fatta eccezione per un sussulto di solidarietà di pochi giorni), sono pieni di lacrime di gioia: «A Massa questi ragazzi non mi daranno solamente un tetto sopra la testa ma molto di più. Mi hanno trovato anche un piccolo lavoretto come guardiano di una struttura, che mi consentirà di arrivare a fine mese in maniera più decorosa: tutto grazie a loro e non certo al Comune di Empoli». E rivolge un gesto di rabbia al municipio, prima di andarsene, insieme ai militanti di Forza Nuova, verso piazza Ristori. Dove saluta gli amici del bar, che in tutti questi mesi, hanno cercato di dargli aiuto e conforto, oltre che un riparo nei giorni - e nelle notti - di pioggia. Riceve abbracci e pacche sulle spalle: «Vai Adriano, non piangere: oggi per te inizia una nuova vita. Devi essere felice». Ma lui non resiste. Abbassa il finestrino del suv nero che lo porta verso Massa, accenna un sorriso, saluta. E scendono le lacrime, tra gli applausi dei militanti di estrema destra e agli occhi vigili dei poliziotti, in allarme per le possibili tensioni in una città storicamente rossa, rimasta immobile di fronte all’azione di Forza Nuova e che ha assistito alla partenza di Gambini con la stessa indifferenza (al di là del tam tam sui social network) con cui l’aveva visto sopravvivere per mesi su una panchina Non sono bastati cinque anni per trovare una soluzione. Eppure gli enti locali ci hanno provato. Ma sono andati a sbattere contro un muro, per una serie di fattori. A cominciare dalla burocrazia, fino ad arrivare alla mancanza di strumenti efficaci, in grado di andare incontro a una persona che si è ritrovata in una situazione così grave non senza responsabilità. E che oggi vive in un equilibrio precario, dettato dalle sue debolezze, che talvolta l’hanno spinto a non sfruttare pienamente le occasioni che gli sono state offerte. «Sono arrivato qui per amore, perché circa 8 anni fa avevo conosciuto una donna di Spicchio ed eravamo innamorati - racconta Adriano - come lei mi aveva chiesto, lasciai Reggio e il mio lavoro come trasportatore di sedie a rotelle e arrivai in Toscana per vivere con lei. Poi le cose andarono in altro modo e mi ritrovai senza un lavoro e costretto a vivere per strada». Nel 2010 Adriano Gambini, che è un cardiopatico con 2 bypass cardiaci, sottoposto varie volte a interventi di angioplastica e che deve prendere otto pasticche al giorno per le sue patologie, si presenta a Empoli come “senzatetto”, senza fissa dimora: in quell'occasione gli fu concessa la residenza nella cosiddetta 'casa comunale'. Si tratta di una tipologia di residenza che dà diritto alla scelta del medico di base e quindi all’assistenza sanitaria. Dopo un periodo vissuto a Lamporecchio, Gambini si rivolge al Servizio sociale di Empoli nel dicembre 2013 perché ha dovuto lasciare la casa dove era ospitato dal parroco locale e chiede di essere sistemato in una comunità. Dai servizi sociali gli viene suggerita una comunità 'specifica' nel pistoiese. Nel gennaio 2014 torna al servizio sociale di Empoli dicendo che, dopo aver visto tale comunità, non intende restarci per le regole troppo ferree imposte sulle relazioni esterne legate alla terapia (per un periodo doveva interrompere tutti i rapporti sociali). A maggio 2014 Adriano entra nella casa albergo di Empoli Centro Emmaus gestito dalla Misericordia e qui alterna periodi di residenza ad altri in cui decide di andarsene (abbandona la struttura per divergenze con gli operatori), fino a marzo 2015, quando dà l’addio alla casa albergo. A luglio 2015 fa richiesta di emergenza abitativa al'ufficio Casa dell'Unione dei Comuni, senza però portare la documentazione necessaria (in particolare la dichiarazione Isee) che gli enti pubblici devono necessariamente acquisire per erogare prestazioni sociali agevolate. In ogni caso per casi di questo genere (persone senza fissa dimora che hanno fatto vita da 'senzatetto' per vari motivi, anche personali) la commissione emergenza abitativa indirizza le persone alla casa albergo Emmaus. «In questa struttura - ribadisce il Comune di Empoli - Gambini può andare quando vuole, secondo la Misericordia le porte per lui sono sempre aperte, lo conoscono benissimo. Va spesso alla mensa di via XI Febbraio e viene aiutato anche con altri mezzi di sostentamento». Dal 2010, da quando cioè risiede tecnicamente a Empoli, Gambini non ha mai presentato domanda per partecipare al bando delle case popolari (Erp) e quindi purtroppo non è mai entrato in graduatoria (il prossimo bando sarà emanato nell'autunno 2015). Gli enti locali tuttavia sottolineano che «prima del luglio 2015 il nome di Adriano Gambini non era conosciuto dall'ufficio casa del Comune e dell'Unione. E dal 2014 non si è più recato al servizio sociale e non ha più cercato l'assistente sociale di riferimento».

giovedì 27 agosto 2015

La prima vittima dell'operazione Giubileo è Area 19, lo spazio occupato da Casa Pound alla Farnesina

Monte Mario, sgomberata la stazione Farneto: era occupata da 'Area 19'

E' stata sgomberata questa mattina dagli agenti della polizia di stato l'ex stazione ferroviaria 'Olimpico Farnesina', nota anche come 'Stazione Farneto', di via dei Monti della Farnesina 80. Una storica occupazione di CasaPound che l'ha utilizzato come spazio culturale e per il tempo libero, svolgendovi per alcuni anni la festa nazionale del Movimento, la "Tana delle tigri". Area 19 è la prima "vittima" del più ampio progetto di legalità della Questura di Roma, condiviso con la Prefettura e messo a punto anche in previsione del prossimo Giubileo, riguardante lo sgombero di luoghi, a vario titolo, abusivamente occupati.
Feroce il commento di Gabriele Adinolfi:
Il superprefetto romano premiato per i funerali Casamonica ha sgombrato Area 19. Complimenti per la prova di forza! Prossimo candidato sindaco?
Più articolato il ragionamento di Davide De Stefano:
Ecco la prima conseguenza dei nuovi "super poteri" su Roma nelle mani del prefetto Gabrielli.Lotta senza quartiere ai Casamonica?Salvare la capitale dal degrado e dalla merda nella quale sta affogando?Contrasto vero della corruzione?Nient'affatto. Il primo colpo lo dà a CasaPound, sgomberando "Area 19" ovvero l'ex Stazione Farneto. Creata per Italia '90 rimase in funzione per poco più di 30 giorni e costò decine di miliardi andati in fumo. Nel 2008 dopo vent'anni di abbandono fu occupata da noi e da allora centinaia di iniziative sportive e culturali sono state realizzate in quello spazio.Adesso ricomincia il teatrino. Sono arrivati i soldi del Giubileo e qualcuno se li deve mangiare. E così prepariamoci all'ennesima opera inutile, all'ennesima mangiatoia.Visto che non si capisce che lavori dovranno fare, dato che la struttura si trova dentro una montagna, sotto c'è una sorta di lago sotterraneo e la sua inagibilità fu certificata già nel '90.Ovviamente sempre dopo l'abbuffata di soldi pubblici. Non sia mai.




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I funerali show di Casamonica: striscioni di Militia contro Papa Francesco e il prefetto Gabrielli


Nulla e nessuno può impedire ad una parte di persone di essere fratelli di lotta, l'idea non ha barriere e non si può rimanere in silenzio di fronte a scempi quotidiani! MURI PULITI, POPOLI MUTI! IERI, OGGI E DOMANI: VITA EST MILITIA!!!
Così, sulla sua pagina facebook Stefano Schiavulli "rivendica" l'attacchinaggio notturno di due striscioni di Militia sul caso Casamonica, di cui ci siamo già occupati in questo post

mercoledì 26 agosto 2015

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26 agosto 1974/2 - La morte del comandante Borghese nel ricordo di Stefano Delle Chiaie

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(umt) Il post precedente, con la testimonianza di Adriano Tilgher sui funerali del comandante Borghese, ha innescato un'appassionata discussione sulla mia pagina facebook, con amici che hanno ricordato la loro partecipazione, il ruolo giocato dai militanti del Fronte della gioventù di Sommacampagna, guidati da Teodoro Buontempo nello svolgere il servizio d'ordine a Santa Maria Maggiore, l'atmosfera indescrivibile di tensione e poi di euforia dopo il "sequestro" della bara, fino al limite della caciara. Ora vi offriamo un'altra testimonianza "seria", quella di Stefano Delle Chiaie che, tra le altre cose, nell'Aquila e il Condor, racconta il principio e l'esito tragico del rapporto con il Comandante. Nella foto: l'omaggio stamattina di un gruppo di avanguardisti alla tomba del principe Borghese. Tra gli altri sono riconoscibili Claudio Monacelli, Vincenzo Nardulli, Bruno Di Luia  

IL LABARO - Avevo conosciuto il comandante Borghese nella mia sezione del Msi di via Solunto nel 1953 in occasione delle elezioni politiche. Era uno dei miti della nostra tradizione, quella dell'Onore e della fedeltà, in contrasto con chi aveva voltato le spalle e ceduto al nemico. Mi colpì il suo atteggiamento autoritario trasmesso con una semplicità cameratesca che lo rendeva unico, tra quelli che avevo incontrato fino ad allora. Non mi interessava, né mi interesserà in seguito, storicizzare le sue imoprese. Non erano le date che mi affascinavano, ma gli eventi sospesi in un tempo indeterminato che avevano segnato la sua vita di soldato insieme con quella parte, che malgrado tutto, aveva continuato a combattere. Parlò e si intrattenne pazientemente con noi, subendo le nostre domande di giovani gelosi di una vicenda che ci era stata negata per una condanna anagrafica. Gli chiesi di firmare il nostro labaro sul quale scrisse : Alla sezione Appio Latino Metronio del Msi, ottima sezione. A ricordo delle elezioni 7 giugno 1953. Valerio Borghese
Conservo ancora quel labaro. Quando abbandonai il Msi lo portai con me. Ho subito innumerevoli perquisizioni e sequestri, ma quel labaro è ancora lì, tra le mie poche cose più care, avvolto, per proteggerlo, in una bandiera tricolore
IL PRESAGIO DELLA FINE (...) In agosto(1974) lasciai la Spagna per raggiungere l'Italia e preparare il rientro del comandante. Mi congedai da lui davanti all'entrata dell'Hotel, nostro abituale ritrovo. Gli dissi: a presto Comandante! Si Dios quiere.. Se Dio lo vorrà. Frase che mi tornerà spesso alla mente come suo presagio all'imminente fine.Una sera di fine agosto, uno dei camerati che erano rifugiati in Grecia, ci disse che gli sembrava di aver sentito per radio che Borghese era morto. Con Lello (Graziani) telefonammo a Madrid per controllare la notizia. Speravo in un errore. Invece dalla Spagna ci arrivò la conferma..
IL RIMPATRIO - Rientrai in Italia clandestinamente. Livio, figlio del comandante, aveva chiesto il rimpatrio della sala del padre, che venne concesso, senza l'onore delle armi che di diritto gli sarebbe spettato quale medaglio d'oro al valore militare. Inoltre il governo volle garanzie che non ci sarebbero state manifestazioni di omaggio. Livio fu costretto ad accettare. Ma noi no! Alla basilica di Santa Maria Maggiore, a Roma, dove c'è la cappella della famiglia Borghese, il giorno del funerale, il 2 settembre, confluì una grande folla. Moltissimi militanti di Avanguardia erano a Roma per rendere l'ultimo omaggio al Principe. La bara fu portata a spalla e fu fatta entrare dalla porta principale. Io ero in una casa, in zona Ardeatina, e lì attesi Livio, Andrea Scirè e l'altro figlio di Borghese ed i responsabili di Avanguardia delle altre città... Rimanemmo insieme l'intera notte e commentammo l'ostilità di alcuni dirigenti del Msi all'omaggio che avemmo voluto riservare al comandante. Livio ed Andrea Scirè pubblicarono su un quotidiano un saluto ai giovani che erano presenti alle esequie del padre. Una risposta a quanti ci avevano criticato
[testo scelto da Giuseppe Parente]

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26 agosto 1974, muore Borghese, così Avanguardia beffò la polizia ai funerali e rese onore al Comandante

Quarantun anni fa morì a Cadice, in un incidente stradale Junio Valerio Borghese. Per motivi di ordine pubblico (il Comandante era morto da latitante) la cerimonia funebre in Italia fu organizzata in forma privata nella cappella di famiglia nella Basilica di Santa Maria Maggiore, senza gli onori previsti per le medaglie d'oro al valore militare. I giovani di Avanguardia decisero di non rispettare il diktat di polizia. Uno dei partecipanti ci racconta come andò. Qui potete leggere invece una testimonianza sul Comandante Borghese di Stefano Delle Chiaie.

Così onorammo il migliore di noi

Il 27/08/1974 muore a Cadice il Comandante Junio Valerio Borghese. Con lui finisce un’epoca: l’Uomo che aveva rappresentato per noi giovani un riferimento certo, sicuro ed affidabile in un’epoca di pressappochismo, vigliaccheria e relativismo non c’è più. Il mito vivente, colui che aveva, per amore dell’Italia, rimesso in gioco la sua persona anche in età avanzata, che aveva combattuto eroicamente la guerra del mare sui barchini e sul sommergibile Scirè, che aveva violato i porti inglesi di Malta, Suda e Gibilterra, che aveva gloriosamente difeso le fabbriche italiane del nord dalla distruzione dei Tedeschi prima e degli americani poi, che aveva frenato la criminale avanzata dei partigiani titini nell’Istria, non poteva più rappresentare una speranza per il futuro. Ci sentivamo orfani! La notizia rimbalza in Italia con fragore, non ci vogliamo credere. I soliti provocatori iniziano a mettere in giro strane illazioni sul come è avvenuto il decesso: sono queste le ore in cui nascono le leggende metropolitane. La realtà è che non ci vogliono far sapere quando la salma arriverà in Italia per timore di incidenti, non vogliono concedere gli onori militari ad un’eroica medaglia d’oro, vogliono che tutto si svolga alla chetichella e senza i dovuti riconoscimenti. Il funerale viene fissato per il giorno 2 settembre senza nemmeno sapere se la salma sarà disponibile. Il giorno 1 settembre veniamo a sapere che il feretro è rientrato, che il rito funebre sarà officiato nella Basilica di Santa Maria Maggiore all’interno della cappella privata della famiglia Borghese, che non vi saranno gli onori militari dovuti per legge, che gli unici eventi di contorno saranno la lettura della preghiera del marinaio da parte dell’ammiraglio Birindelli e i tre fischi da parte di un nostromo. Il 2 settembre la piazza antistante la Basilica di Santa Maria Maggiore è presidiata massicciamente dalle Forze dell’ordine. Sin dalla sera precedente cecchini forniti di giubbotti antiproiettile sono piazzati sui tetti di tutti i palazzi nei dintorni. Blindati e mezzi cingolati stazionano nelle vicinanze. Nonostante il silenzio stampa, la mancanza di informazioni e questo schieramento preventivo e dissuasivo, nella piazza e nella Basilica arrivano a migliaia da tutta Italia i cittadini, richiamati dal “tam tam” d’ambiente, per l’ultimo saluto al Comandante. Chi ha sperato che fosse una cerimonia sottotono rimane deluso: la folla è tanta e la tensione pure. Il risentimento che aleggia nella Chiesa e nella piazza cresce sempre più man mano che si apprendono le assurde prese di posizione del Prefetto e del Governo: il Comandante fa paura anche da morto. Controllati, squadrati, presi di mira dai cecchini ci sentiamo di essere privati del nostro sacrosanto diritto di onorare un nostro morto: il migliore di tutti noi. Il rito può essere seguito da poche centinaia di persone perché la Cappella laterale è troppo piccola, la bara non c’è, il prete officiante non cita una volta il Comandante, nessuno fa riferimento alle sue leggendarie gesta, che dovrebbero essere di esempio e riferimento per gli Italiani tutti. Niente di tutto quello che speravamo!
Alla fine prende la parola l’amm. Birindelli, ma anche lui, ligio agli ordini ricevuti, legge solo la preghiera del marinaio. Concludono la cerimonia i tre fischi del nostromo. Delusione, frustrazione, rabbia sono i sentimenti che si percepiscono nella folla. Un vecchio combattente della RSI inizia ad intonare la preghiera del legionario, con voce sommessa e commossa la gente lo segue: “ Iddio che accendi ogni fiamma e fermi ogni cuore, rinnova ogni giorno la passione mia per l’Italia.” La folla si accalca per accedere nella cripta sotterranea dove giace il Comandante. “Rendimi sempre più degno dei nostri morti affinchè loro stessi i più forti rispondano ai vivi: presente.” Lo spazio è angusto, il percorso è lungo e disagiato, pieno di scalette che scendono in basso.”Quando il futuro soldato mi marcia accanto nei ranghi, fa che io senta battere il suo cuore fedele” La ressa è tanta, la fila lunghissima, le persone più anziane iniziano a sentirsi male. “Quando passano i gagliardetti e le bandiere che tutti i volti si riconoscano in quello della Patria.” Devono intervenire medici e paramedici ; beffa si aggiunge a beffa. “La Patria che noi faremo più grande portando ognuno la sua pietra al cantiere.” La situazione si fa insostenibile, la misura è colma. “O Signore, fa della tua croce l’insegna che precede il labaro della mia legione” Decidiamo di intervenire. “E salva l’Italia, l’Italia del Duce sempre e nell’ora di nostra bella morte.” 
Insieme ad altri sei militanti di Avangurdia Nazionale mi faccio largo tra la folla, scendiamo verso la cripta. Sergio, il più mingherlino fra noi, arriva per primo all’altezza della chiostrina che precede l’ultima scaletta prima della bara del Comandante; la folla rumoreggia, il malessere e la rabbia aumentano. Le guardie che controllano la discesa nella cripta cercano di chiudere il cancello. Non c’è tempo da perdere, dobbiamo impedirlo, ma la folla ci rende difficile proseguire celermente. Stiamo sulla scalinata che immette nella chiostrina, io e Carmelo afferriamo “gnappetta”, la nostra mascotte, e lo lanciamo letteralmente sul cancello. Il nostro militante mette le mani sullo stipite della porta e resiste ai pugni, calci e morsi che le guardie gli rifilano per fargli mollare la presa e poter così chiudere il cancello, finché giungiamo noi, cacciamo le guardie e ci chiudiamo all’interno. Ora siamo al buio, in sei, solo delle luci votive illuminano la scena: la bara del Comandante è adagiata spoglia su un basamento. La strada percorsa per arrivare non si può percorrere nuovamente perché fuori gli agenti sono aumentati, il cancello è chiuso e c’è troppa gente. Decidiamo di procedere attraverso uno stretto ed oscuro cunicolo sulla destra, quindi solleviamo il feretro e ci addentriamo nello stretto budello: il peso è notevole e lo spazio talmente angusto che non possiamo tenere la bara sulle spalle perché la testa non passa. In alcuni tratti addirittura son le mani che corrono il rischio di rimanere stritolate. Dopo varie contorsioni e funamboliche manovre ci arrestiamo davanti ad un portoncino. Lo apriamo ed usciamo all’esterno. 
Siamo in cima alla scalinata di Santa Maria Maggiore, dalla parte opposta, in Piazza Esquilino. Siamo stanchi ed anche preoccupati: la piazza è deserta, la folla è tutta nella Basilica e nella piazza dall’altra parte. Basta una carica di qualche “solerte” funzionario o tenente e la bara con dentro il Comandante può finire per terra. Iniziamo la discesa e giriamo sulla destra per raggiungere la parte anteriore di Santa Maria Maggiore. Da alcuni autobus di linea che passano si iniziano a sentire le prime grida di sostegno ed a vedere i primi saluti romani. Dalla piazza qualcuno ci vede, ci vengono incontro i nostri, qualcuno ci dà il cambio. Inizia a formarsi un corteo; mando a chiamare Sandro Saccucci, perché si metta alla testa; mi sembra giusto dato che è stato in prigione con l’accusa di aver partecipato al cosiddetto “golpe Borghese”. Quando giungiamo sulla piazza la folla esulta: inni, cori, grida, saluti. L’eccitazione è alle stelle. I carabinieri non sanno che fare: devono caricare? Ma si tratta sempre di un corteo funebre. Devono lasciar perdere? Ma hanno il divieto di far fare cose diverse da una semplice ed anonima messa. Nella loro indecisione riusciamo ad arrivare davanti alla Basilica in zona extraterritoriale dove non potrebbero intervenire. Il portone è chiuso, vorrebbero farci entrare da una porticina laterale: non lo riteniamo dignitoso per il Comandante. Il corteo si ferma andiamo a prelevare il prete che ha le chiavi, oppone un po’ di resistenza, ma alla fine lo convinciamo, ci consegna le chiavi che gli saranno restituite, ed apriamo il portone centrale. La folla che è ancora accalcata nella grande Basilica non capisce, perché non sa ancora nulla, anche se ascolta le grida ed il trambusto all’esterno. Forse proprio per questo non è ancora uscita. 
Quando si apre il portale centrale ed entra il feretro un boato rimbomba nelle volte della grande Chiesa. Tutti capiscono al volo. L’emozione mista ad eccitazione assale tutti. Le spoglie del Comandante vengono adagiate nella navata centrale davanti all’altare maggiore. Qualcuno mette sulla bara un gagliardetto della X ed una bandiera di Avanguardia Nazionale. Il figlio Livio fa un’appassionata commemorazione del padre con voce stentorea: sono le parole che tutti volevamo sentire, sono la vita, le opere e le azioni che hanno fatto grande il Comandante, che gli hanno fatto avere la medaglia d’oro in vita e la stima dei nemici, anche degli Inglesi, cui ha arrecato tanti danni e tanti lutti. 
Lo spostiamo sempre a braccia nella cappella Borghese; qui si schiera un drappello di uomini di Avanguardia con le braccia conserte; attorno si pongono i figli per ricevere le condoglianze dei numerosi amici, parenti, ma soprattutto seguaci ed ammiratori del padre. Mi chiedono di stare al loro fianco per ricevere anch’io il ringraziamento da parte di tutti per aver reso possibile l’omaggio al padre. Finalmente abbiamo onorato il Comandante e spero che tutto questo gli abbia fatto piacere. Il 12 settembre su tutti i quotidiani di Roma esce un necrologio:” Livio Giuseppe ed Andrea Scirè, figli di Junio Valerio Borghese, Medaglia d’Oro al Valor Militare e Comandante la X flottiglia Mas, desiderano che giunga un ringraziamento particolare ai giovani che con la loro coraggiosa indisciplina hanno inteso condannare l’ingiustizia e la codardia di alcuni ed hanno dimostrato la gratitudine del Popolo Italiano verso Chi sempre si è battuto per l’Onore d’Italia.”
Adriano Tilgher

martedì 25 agosto 2015

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Il rientro di Nunzia De Girolamo in Forza Italia fa uscire dai gangheri Alessandra Mussolini

Uno spettacolare Carlo Tarallo per Dagospia. Il nostro amico 'Syd' riesce sempre a mettere insieme la sostanza delle notizie con il gusto di una narrazione beffarda ...
di Carlo Tarallo
Chi l’ha sentita (tra gli altri i colleghi europarlamentari Lara Comi e Antonio Tajani) garantisce che è letteralmente infuriata: Alessandra Mussolini ha preso malissimo la notizia del ritorno in Forza Italia di Nunzia De Girolamo. La duciona sarebbe letteralmente inviperita per l’annunciato rientro di Nostra Regina del Sannio nell’ovile di Silvio Berlusconi, e avrebbe fatto capire di essere pronta a scelte definitive, addio compreso. Del resto, tra Alessandra e Nunzia il rapporto è deteriorato da quando, pochi mesi fa, le due furono protagoniste di una polemica infuocata.
La Mussolini scatenò la bufera con una dichiarazione assai sibillina: “La De Girolamo? Non so come sia diventata deputata. Anzi lo so, ma non lo dico…”. Apriti cielo: polemiche a go-go e querela da parte di Nunzia.
Sul piede di guerra ci sarebbe anche Mara Carfagna, alla quale la De Girolamo (forte del solidissimo rapporto diretto con Silvio Berlusconi) sta per soffiare il ruolo di “volto nazionale” del nuovo soggetto politico che il Patonza sta per lanciare al posto della già logora Forza Italia.
Per finire, tra le scontente per il ritorno di Nunzia vanno certamente annoverate le erinni del cerchietto magico di Berlusconi: non è un caso che il soggiorno della coppia De Girolamo-Boccia a Villa Certosa a ferragosto abbia provocato una certa irritazione in Francesca Pascale e Alessia Ardesi.
“Da quando l’ex ministro "Boccia De Girolamo Nunzia" - aveva del resto fatto trapelare Pascale lo scorso anno all’epoca delle prime avvisaglie del ritorno in Forza Italia - ha tradito suo padre politico, Silvio Berlusconi, non ho avuto alcun contatto con lei. Le inviai indignata e delusa un lungo sms con il riassunto della sua carriera politica e di tutta la sua trafila il giorno stesso del tradimento e da allora non l’ho più sentita e non ho alcuna intenzione di sentirla in un futuro prossimo”.
Ma si sa, la decisione finale spetta a Silvio, e così altro che sms: vacanze insieme e bentornata Nunzia…

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