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Fascisterie e destra radicale tra storie, rappresentazioni, leggende: il blog fondato da Ugo Maria Tassinari è affidato dall'estate del 2015 alle cure di Giuseppe Parente, che si avvale della supervisione del fondatore e di una discreta corte di collaboratori.

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domenica 23 settembre 2018

Giorgia Meloni: costruiamo insieme la nuova casa di conservatori e sovranisti

"Costruiamo insieme il grande movimento dei conservatori e dei sovranisti italiani, che parta dall’esperienza di Fratelli d’Italia ma che sappia anche aprirsi alle tante esperienze in cerca di una casa e di una causa. Un grande contenitore, plurale e coraggioso, per difendere la libertà, l’identità, la tradizione e l’interesse nazionale italiano".

Parole chiare, dirette, che non lasciano dubbi ad alcuna interpretazione, quelle pronunciate da Giorgia Meloni, leader indiscussa di Fratelli d'Italia nel corso del suo intervento ad Atreju 2018.
"Voglio gettare il cuore oltre l’ostacolo - ha  precisato la leader di Fdi,  e lancio un appello deciso, non solo alla destra, ma anche a chi si e’ sempre definito liberale o conservatore, o patriota o semplicemente italiano, partendo dalle tante personalità che hanno partecipato ad Atreju stamani e in questi giorni, primi fra tutti Giovanni Toti e Nello Musumeci. E penso anche a tante altre esperienze civiche, e a tutti quelli che per ragioni diverse non si sentono rappresentati dalla Lega o non accettano di entrarne a far parte da comprimari.
A tutti loro dico che Fratelli d’Italia e’ disposta a mettersi in discussione, a mettere a disposizione la sua casa politica per farne la casa politica di chi in Italia condivide queste idee". 
"Penso che dobbiamo muoverci adesso, ha precisato Giorgia Meloni, e fare un primo passo insieme alle prossime elezioni europee, e se le cose andranno come credo, celebrare insieme subito dopo il congresso fondativo di un nuovo grande movimento, che abbia un leader scelto con le primarie".

Bannon tifa per la "rivoluzione italiana"

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L'evoliano "made in Usa": un ossimoro si aggira per l'Europa e fa tremare l'Ue. Ecco gli appunti sulla giornata di Steve Bannon ad Atreju festa nazionale di Fratelli d'Italia, come ci racconta, con un interessante articolo, pubblicato da Il Tempo, storico quotidiano romano, a firma del collega Antonio Rapisarda, che riportiamo per intero.

Nemmeno per l’arrivo di Salvini c’era tutta questa calca», spiegano le vecchie volpi di FdI incuriosite dall’evoliano che viene dagli States. Al suo arrivo il budello che accompagna l’ingresso all’isola Tiberina è intasato di telecamere, curiosi ma anche di tanti militanti. Se per lui, del resto, «l'Italia è il cuore pulsante della politica moderna» e Giorgia Meloni «uno dei pochi politici originali non solo in Europa, ma nel mondo», Atreju è di certo il termometro di quanto la sua alt-right, la destra alternativa che ha aiutato Donald Trump a frantumare le élite liberal, possa essere commestibile per il partito dei «patrioti italiani».

Di certo, ancora prima di aprire bocca, la presenza di Bannon a Roma ha scatenato la reazione di Antonio Tajani che, ufficialmente impossibilitato per un’influenza, ha declinato la sua ospitata ad Atreju ma non ha rinunciato – suscitando l’alzata di spalle dei luogotenenti di FdI – a dire la sua sull’ospite d’onore di Meloni: «Ma come si fa a essere sovranisti italiani e poi arriva un americano a dirci che dobbiamo essere sovranisti americani? - ha spiegato il numero due di Forza Italia -. Il signor Bannon se ne può stare a casa, non abbiamo bisogno di interferenze americane».
Se Tajani ha trovato nella politica estera la chiave per smontare l’unità della coalizione ritrovata appena qualche giorno fa sulle elezioni Regionali, Meloni ha ribattuto «che questo improvviso orgoglio» lo avrebbe voluto vedere tante volte «anche verso quella infinità di commissari europei che ogni giorno ci tirano insulti di ogni genere». Se è vero, dunque, che non si ha bisogno di lezioni dagli «americani» è altrettanto vero che non si accettano ingerenze da certe nazioni europee rispetto alle quali «istituzioni» che dovrebbero rappresentare gli italiani «non sempre dicono “non accettiamo queste ingerenze”», ha chiuso punzecchiando il presidente dell’Europarlamento e confermando che proprio oggi ufficializzerà l’adesione a The movement.
«Sono venuto qui per dirvi che non siete soli. La Brexit, l'elezione di Trump e quello per cui avete votato a marzo 2018... è tutto collegato». Ha un tono ieratico e il passo da predicatore Bannon e, rivolgendosi al pubblico, ossia al “popolo”, gli ha attribuito una funzione storica: «Voi siete la colla che tiene insieme la società che è erede di Atene, Gerusalemme e Roma». Per questo «il partito di Davos», il partito dei poteri finanziari, «farà di tutto per distruggere i vostri rappresentanti e voi: le élite odiano tutto ciò che voi rappresentate ma nonostante loro i patrioti saranno la nuova élite».
Nessuna ingerenza negli affari italiani, rassicura la platea e gli osservatori. «Non sono qui per dire agli italiani cosa devono fare. Voi lo sapete. Per questo a Bruxelles vi temono». Già, non temono «me, Salvini o Meloni. Quello è potere politico e lo capiscono. Quello di cui hanno paura è il popolo che li ha scelti». 
È per tale motivo, a suo avviso, che l’establishment contesta sempre più pesantemente il risultato, seppur democratico: perché non lo legittima più. È ciò che è avvenuto con Trump prima e il 4 marzo in Italia poi. Adesso tocca alla sfida delle Europee in vista della quale «dopo le elezioni di mid-term negli Usa» ha promesso che si dedicherà anima e corpo. In questo schema l’Italia si conferma per Bannon un laboratorio in scala mondiale: «È il centro dell'universo della politica», ha concluso. E rivolgendosi a Meloni & co – richiamando in maniera implicita l’immaginario caro alla platea – ha riconosciuto che «ora la torcia è stata passata a voi: il vostro è l’esperimento più importante. L’élite sa bene che se dovesse funzionare in Italia allora la rivoluzione si diffonderà ovunque». Bannon ha intimato così a smettere di agire come «criceti dentro una ruota», liberandosi come individui e come popolo per diventare padroni del proprio futuro.

Debora Serracchiani (Pd): la natura di CasaPound è la violenza

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Dopo le aggressioni di Bari si manifesta sempre piu’ chiaramente la natura di CasaPound, che e’ violenza giustificata da un’ideologia nazifascista. Per questo abbiamo chiesto al ministro Salvini di riferire alla Camera".
Lo ha affermato Debora Serracchiani, ex governatrice del Friuli Venezia Giulia, deputata del Partito Democratico, commentando l’aggressione a un gruppo di 
manifestanti da parte di un gruppo di militanti di CasaPound, l’altra sera a Bari dopo un corteo antirazzista. 
"E’ legittimo essere preoccupati, ha precisato la Serracchiani per l’annunciato raduno che CasaPound ha convocato a Trieste: temo che questo non sara’ una semplice manifestazione ma una prova di forza, il culmine di una serie di eventi con cui i neofascisti si fanno spazio a sprangate sulla scena politica italiana.
Chi si riconosce nella democrazia ha il dovere di opporsi mentre le istituzioni hanno il dovere di vigilare senza tentennamenti.


Galmozzi: che cosa è successo veramente a Bari tra compagni e CasaPound

Riprendo dalla sua pagina facebook le riflessioni di Enrico Galmozzi perché mi sembra la ricostruzione più logica e credibile di quanto è successo veramente a Bari.
Torno, a mente fredda, sui fatti di Bari perché, secondo me, lungi dal dovere essi derubricati a mero fatto di cronaca, pongono all'attenzione almeno due elementi politici rilevanti.

Dal punto di vista dei fasci e delle loro dinamiche soggettive mi pare evidente che una cosa sia che si sia trattato di una aggressione preordinata e premeditata contro un corte o un gruppo di manifestanti e altra cosa che sia stata una aggressione occasionale davanti o in stretta prossimità con una loro sede.
Dal punto di vista degli antifascisti temo che i fatti siano la plastica dimostrazione dei danni che ne derivano quando il massimalismo politico si coniuga col nullismo millitante.
Ora, attenzione: chi sia stato l'aggressore e chi l'aggredito è fuori discussione. La tesi difensiva di CP è priva di qualsiasi fondamento: nessuno dotato di buon senso può credere che un gruppetto di “tupamaros” guidati dalla eurodeputata, a viso scoperto e a mani nude, intendesse assaltare una sede di CP presidiata da una trentina di militanti cazzuti e dotatissimi di armi improprie (infatti sequestrate in quantità ingente successivamente dalla polizia.) Insomma anche a essere deficienti c'è un lmite. Epperò...
Epperò rimane da stabilire cosa facesse lo sparuto gruppetto da “quelle parti”. La loro tesi, che stessero accompagnando una donna con bambino che “aveva paura” mi pare fantasiosa. Ora, a parte che ad andare a passeggio da “quelle parti” solo o con un piccolo gruppo avrebbe fatto paura anche a me, se anche questa spiegazione fosse vera si tratterebbe di imperdonabile e colpevole leggerezza e avventurismo. In realtà il mio sospetto è che si trattasse di fare “ammuina”, passando nei pressi della sede di CP gridando qualche slogan truculento confidando sulla interposizione delle forze dell'ordine. Infatti i comunicati ufficiali se la prendono con la polizia più che coi fasci, come se le regole di ingaggio dei poliziotti prevedessero di fare la scorta agli antagonisti.

23 settembre 1943 nasce la Repubblica Sociale Italiana

Il 23 settembre del 1943 Salò, un paesino sulla sponda occidentale del lago di Garda, in provincia di Brescia, divenne famoso in tutto il mondo. Benito Mussolini, appena liberato dalla sua prigione sul Gran Sasso, durante l’invasione degli inglesi e degli americani, lo scelse come sede di alcuni uffici e ministeri del governo. In poco tempo quel paesino sconosciuto divenne il sinonimo del nuovo stato che Mussolini aveva creato: la Repubblica Sociale Italiana (RSI).

La RSI, o Repubblica di Salò, fu insieme l’ultima incarnazione del regime fascista e un disperato tentativo di ritorno alle origini del fascismo. Voleva essere il luogo in cui realizzare una “terza via” alternativa al capitalismo ed al comunismo.
Il governo della Repubblica di Salò era decentrato e sparso per gran parte dell’Italia del nord. Mussolini risiedeva a Villa Feltrinelli a Gargnano, il ministero delle Finanze e quello della Giustizia avevano sede a Brescia, quello dell’Economia a Bergamo, a Venezia c’era il ministero dei Lavori pubblici mentre le Comunicazioni avevano sede a Verona, formalmente la capitale del nuovo Stato era Roma.

Il soprannome “Repubblica di Salò” nacque in un certo senso per caso. A Salò avevano sede il ministero degli Esteri, quello della Propaganda (il famoso MINCULPOP), oltre all’agenzia Stefani, l’agenzia stampa ufficiale del regime, e gli uffici dei corrispondenti. Le principali comunicazioni del governo insieme ai comunicati giornalistici erano inviati da Salò, e quelli dei due ministeri cominciavano con le parole “Salò comunica”. Il nome di Salò finì quindi col diventare un sinonimo del governo stesso.

Le origini della RSI furono molto travagliate. Dopo il colpo di stato del 25 luglio 1943 Mussolini fu arrestato e trasferito continuamente in varie località nel timore che i tedeschi tentassero di liberarlo. Il 12 settembre, quando il re era oramai fuggito a Brindisi e tutta l’Italia a nord di Napoli era di fatto controllata dall’esercito tedesco, Mussolini fu liberato. Si trovava a Campo Imperatore, sul Gran Sasso, sorvegliato da una guarnigione di carabinieri. I tedeschi lanciarono un reparto di paracadutisti sullo stretto altipiano dove sorgeva l’albergo in cui Mussolini era detenuto. Catturarono la guarnigione senza sparare un colpo e lo liberarono.
Mussolini fu portato in Germania, dove incontrò i pochi gerarchi fascisti che erano fuggiti dall’Italia dopo il 25 luglio. Secondo i racconti di numerosi testimoni, apparve stanco e rassegnato: dovette essere convinto a rivolgersi agli italiani con un messaggio radio e fu solo in seguito a molte pressioni che decise di fondare la Repubblica Sociale Italiana e mettersene a capo.
Lo stato avrebbe dovuto essere “repubblicano, corporativo e fascista”, in altre parole avrebbe dovuto rappresentare un ritorno alle origini del movimento rivoluzionario degli anni Venti – origini che, secondo gli storici, il fascismo abbandonò quando divenne un partito di governo “istituzionale”. In realtà quasi tutte le grandi riforme che avrebbero dovuto trasformare lo stato, compresa la nuova costituzione fascista, rimasero sulla carta: la RSI impiegò la maggior parte delle sue energie a cercare di ottenere un po’ di autonomia dai tedeschi e nella lotta contro il movimento partigiano.
 La Repubblica cadde non appena l’esercito tedesco abbandonò l’Italia, nell’aprile del 1945. Era durata 19 mesi, senza mai esercitare un potere di fatto. Formalmente fu disciolta il 29 aprile 1945. Il giorno prima il suo capo, Benito Mussolini, era stato ucciso.

Fratelli d'Italia (coltelli): Taglialatela dice addio


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Dopo il flop elettorale di Fratelli d'Italia alle scorse elezioni politiche di domenica 4 marzo con nessun eletto conquistato nel collegio di Napoli né al Senato, né alla Camera dei Deputati, del deputato Marcello Taglialatela, storico esponente della destra partenopea, già assessore della giunta Rastelli, deputato dalla XIV alla XVII in Alleanza Nazionale prima, nel Popolo delle libertà poi, infine in Fratelli d'Italia raggruppamento politico di cui è stato tra i fondatori si erano perse le tracce.
In dissenso dalle decisioni prese dal suo partito, ad Avellino, aveva partecipato ad una iniziativa elettorale organizzata dal Movimento nazionale per la sovranità, raggruppamento politico guidato da Gianni Alemanno alleato con la Lega, in virtù di un patto federativo, per sostenere le ambizioni del candidato sindaco identitario Sabino Morano. Era il 4 giugno. Da quel giorno, l'ex deputato non ha partecipato a nessun incontro o iniziativa politica, né rilasciato dichiarazioni alla stampa ed alle televisioni.
Sul quotidiano Il Mattino, di domenica 23 settembre, il collega Carlo Porcaro, in concomitanza con la festa nazionale di Fratelli d'Italia che si conclude oggi a Roma, intervista l'ex deputato di Fratelli d'Italia sui temi dell'attualità politica.
Intervista che pubblichiamo per intero.


Non sento Giorgia Meloni dalle elezioni politiche dello scorso 4 marzo. Non ho sentito neanche Matteo Salvini a dire il vero, ma Gianluca Cantalamessa si, l'ho visto crescere nel nostro vecchio partito. Assente alla festa nazionale di Fratelli d'Italia, ad Atreju sull'isola tiberina, l'ex deputato Marcello Taglialatela ufficializza il suo divorzio dal partito di destra. 

Con la sua associazione Campo Su guarda con estrema attenzione alla linea del governo giallo verde. Nessun cambio di casacca, almeno al momento, ma l'attrazione verso la Lega appare fatale. In tanti stanno bussando alla porta dei salviniani che però non sono disposti a consentire l'ingresso a chiunque: le nuove adesioni, annunciate a luglio, non sono infatti mai state formalizzate.

Taglialatela, non è andato alla festa di Fratelli d'Italia ed è assente dal dibattito politico da mesi: ha lasciato definitivamente il partito?
Ero responsabile del Mezzogiorno in Fratelli d'Italia, un incarico che non mi è stato rinnovato. In ogni caso, non sento Giorgia Meloni dal giorno delle elezioni politiche: è finito tutto lì. Il 4 marzo è stato assunto un atteggiamento contraddittorio che non ho affatto digerito e soprattutto che nessun elettore ha davvero compreso. Stare fuori dal Governo dopo aver chiesto una poltrona e contemporaneamente rimanere nella coalizione di centro destra non p servito a nulla, perché la maggioranza degli italiani ormai chiede alla politica che si schieri, che prenda una posizione e risolva i problemi concreti.

Quindi le piace questo governo M5s Lega anche se sembra privilegiare l'asse verso il Nord?
Guardo con simpatia a questo Governo per le posizioni assunte sulla politica economica e sulla politica estera: sento di condividerle. Poi va detta un'altra cosa, M5S e Lega stanno provando a mantenere le promesse fatte in compagna elettorale: rispetto all'operato di chi li ha preceduti, già mi pare tantissimo. Inviterò esponenti di entrambe le forze di Governo alla festa della mia associazione ‘Campo Sud’”.


In tanti, nella destra campana, sono ormai affascinati da questa nuova Lega: sta lavorando anche lei ad un passaggio? 
“Non ho sentito Matteo Salvini, meglio dirlo subito a scanso di equivoci. Non c’è più il nome Nord dal simbolo della Lega, ma è ancora una formazione con una chiara matrice settentrionale. Quando diventerà un partito a carattere nazionale, allora sarà diverso: devono ancora compiere un passo definitivo in tal senso. Lo auspico per il bene dell’Italia”. 

Avrà però sentito il coordinatore regionale leghista Gianluca Cantalamessa, con cui avete militato in An? 
“Gianluca l’ho visto crescere ed abbiamo militato nelle fila dello stesso partito. Preferisco però evidenziare l’esigenza di mettersi in gioco: si fa troppo poco per contrastare chi governa male la nostra città senza avere idee e proposte”.

 Si riferisce alle iniziative dell’opposizione di centrodestra in Comune?
“Sì. Prima c’era Mara Carfagna che interveniva spesso e dava battaglia in aula e fuori contro de Magistris: ora dove sta? Perché non parla più? Va detto che il sindaco, una volta ottenuta la norma salva-debito, non ha più proferito parola sul Governo: ho tanto la sensazione che voglia farsi cacciare, non amministrare più e tornare a fare il sindaco di strada”

L’anno prossimo si vota alle Europee, nel 2020 ci saranno le Regionali: pensa di candidarsi?
“Con i dirigenti nazionali di Fratelli d’Italia non ho avuto problemi di natura personale né voglio ora dare l’impressione di aprire certe riflessioni per concorrere ad una candidatura. Certamente le questioni locali non sono state gestite bene. Comunque, dopo 25 anni di impegno politico, non si devono per forza avere incarichi pubblici”

sabato 22 settembre 2018

Le lezioni al mare? E il Blocco studentesco porta l'ombrellone al Sannazaro

Sannazaro, la portesta degli studenti: a scuola con ombrelloni e sdraio

“La gita al mare è la nuova idea di succursale?”: è lo striscione di protesta che Blocco Studentesco Napoli ha affisso all'esterno del liceo Sannazaro al Vomero. Al centro delle polemiche la nota vicenda della carenza di aule nella struttura, che aveva portato la preside a organizzare attività curriculari al di fuori dall'istituto.
«Abbiamo deciso di protestare a modo nostro – si legge in una nota diffusa dal movimento – contro l’assurda situazione che si è verificata quest’anno all’interno dell’istituto e che ha acceso gli animi di studenti, professori e genitori». Da giorni il Sannazaro è nella bufera perché mancano le aule: 48 a fronte di 53 classi. Una situazione che aveva spinto la preside, Laura Colantonio, a organizzare attività extra moenia anche in località balneari. «Lunedì, da quanto si apprende, dovrebbero giungere gli ispettori inviati dal ministero a far chiarezza sulla situazione. Questo tuttavia - conclude il Blocco Studentesco - non ci acquieta, e se la situazione non dovesse risolversi saremo pronti ad inscenare nuove proteste».

Bari, feriti due compagni dopo il corteo antiSalvini. CasaPound: nessun assalto, ci siamo difesi

Due militanti della sinistra in ospedale, trenta di CasaPound in Questura. E' la conclusione di un pomeriggio di tensione per il corteo (qualche centinaia di persone) del coordinamento Mai con Salvini. Il dispositivo di sicurezza disposto dalle forze dell'ordine intorno alla sede neofascista al rione Libertà, ben distante dal percorso del corteo, non ha funzionato.
Discordanti come sempre le versioni dei fatti. 
Secondo fonti investigative, un primo gruppo di manifestanti, dopo il corteo, sarebbe passato davanti alla sede di CasaPound urlando "fascisti di m...". I militanti fascisti avrebbero quindi reagito prendendosela, però,  con un secondo gruppo di manifestanti che passava di là nel tragitto verso casa. Secondo Antonio Perillo, assistente europarlamentare di Eleonora Forenza, 9 punti di sutura alla testa, e l'altro ferito, un militante di Alternativa comunista, si è trattato di una aggressione a freddo da parte di almeno 5 squadristi mentre stavano rientrando a casa al termine del corteo. Per CasaPound “a Bari non c’è stata nessuna aggressione squadrista, ma un tentativo di assalto alla nostra sede da parte dei manifestanti anti-Salvini”. “Come mostrano chiaramente le foto che abbiamo diffuso - prosegue Cpi - il corteo era finito da tempo in un’altra zona della città ma gli antifascisti invece di disperdersi hanno cercato di arrivare in via Eritrea, dov’è la nostra sede, per assaltarla. Non stupisce che in mezzo a loro ci fosse l’europarlamentare Eleonora Forenza, da sempre vicina ai centri sociali. Quello di cui possono accusarci è solo di aver difeso il nostro diritto a esistere di fronte a chi ci vorrebbe cancellare dalla faccia della terra”.

L'europarlamentare della lista Tsipras, sotto choc, e e Claudio Riccio, già responsabile della comunicazione di Sinistra italiana, colpito da una cinghiata al volto parata con le mani, si sono fatti visitare al pronto soccorso. I due feriti sono stati dimessi.

Moneta napoletana, Forza nuova si mette a disposizione di de Magistris

Il coordinamento cittadino di Forza Nuova nella giornata di venerdì 21 settembre hanno invitato, tramite e-mail Luigi De Magistris, sindaco di Napoli,  ad una riunione di dirigenti, militanti e simpatizzanti del movimento politico guidato da Roberto Fiore al fine di illustrare l'applicazione del Napo, moneta complementare considerata dal primo cittadino come antidoto alla crisi, ed è progetto che nasce dal territorio e per il territorio per aiutare i cittadini ed i turisti a spendere meglio.
D'altronde la moneta complementare, come idealizzata dal giurista Giacinto Auriti, è da sempre un punto chiave del programma politico di Forza Nuova, per cui gli esponenti di Forza Nuova saranno ben felici di ospitare, in una loro riunione, Luigi De Magistris per comprendere come intende muoversi il sindaco in materia, offrendo le loro competenze e conoscenza in merito, a disposizione della città di Napoli.