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Omicidio Boiocchi, Ferdico racconta: coinvolto per una maglietta di Bastoni

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COSA C'E' DIETRO L'OMICIDIO BOIOCCHI? ANCHE UNA MAGLIETTA DI BASTONI - LO RIVELA MARCO FERDICO, EX CAPO ULTRÀ DELLA CURVA INTERISTA, CHE ORGANIZZO' L'OMICIDIO DI VITTORIO BOIOCCHI (SU MANDATO DI ANDREA BERETTA): "BASTONI MI DIEDE LA T-SHIRT DOPO LA FINALE DEL 2022 DI COPPA ITALIA VINTA DALL'INTER A ROMA. DOPO CHE LA PRESI MI FECERO FUORI DALLA CURVA. BOIOCCHI CE L'AVEVA CON ME PER QUELLA MAGLIETTA" - "ANDREA BERETTA CI METTEVA FRETTA, AVEVA LA SMANIA DI UCCIDERLO PERCHÉ ALTRIMENTI VENIVA ELIMINATO LUI" - BERETTA PARLANDO DELL'OMICIDIO BOIOCCHI DICEVA "LO PARCHEGGIAMO" E AVEVA MESSO A DISPOSIZIONE 50MILA EURO PER UCCIDERLO...

VITTORIO BOIOCCHI

(ANSA) - MILANO, 27 MAG - Fu "fondamentale per la vicenda dell'omicidio la storia di una maglietta che mi diede Bastoni sotto la curva, dopo la finale del 2022 di Coppa Italia vinta dall'Inter a Roma", perché dopo che "la presi mi fecero fuori dalla curva, perché l'avevo tenuta per me, mi avevano detto che Boiocchi ce l'aveva con me per quella maglietta".

 

Così, nell'aula della Corte d'Assise di Milano, l'ex capo ultrà della curva Nord interista Marco Ferdico ha iniziato a parlare del ruolo che ha avuto, stando anche alle sue ammissioni nelle indagini, come "organizzatore", per l'accusa, dell'omicidio di quasi quattro anni fa dello storico leader dei gruppi ultrà nerazzurri Vittorio Boiocchi. Uccisione voluta dal "mandante" Andrea Beretta, anche lui ex del direttivo della Nord, pentito e a processo con Ferdico e altri tre imputati.   

andrea beretta

 

Ferdico, difeso dal legale Jacopo Cappetta, nell'esame da imputato ha ricostruito i precedenti dissidi avuti con Beretta e poi la "riappacificazione" nel 2022. E ha raccontato che a settembre di quell'anno Beretta, che aveva affiancato Boiocchi nella gestione della curva interista e di tutti i business collegati, "mi dice 'hai visto cosa è successo? Se l'è presa pure con te per la maglietta, a me mi vuole ammazzare e mi ruba i soldi, se non stiamo attenti ci stira tutti e due'".

 

Beretta, ha proseguito Ferdico, 40 anni e anche arrestato nel 2024 per il maxi blitz "doppia curva", "mi disse ancora 'voglio gente vicino, sono stufo di questo criminale'". Ferdico, però, ha voluto escludere responsabilità del padre Gianfranco, anche lui in carcere e imputato come "organizzatore" dell'uccisione assieme al figlio.

 

vittorio boiocchi tifosi

"Mio padre non ne voleva sapere di questa cosa, gli disse a Beretta 'è una cosa grossa, riflettiamoci, andiamoci piano'". Beretta parlando dell'omicidio Boiocchi diceva "lo parcheggiamo", stando alla versione di Ferdico, e aveva messo a disposizione 50mila euro per ucciderlo.

 

CAPO ULTRÀ FERDICO, 'BERETTA AVEVA LA SMANIA DI UCCIDERE IL LEADER BOIOCCHI'

(ANSA) - MILANO, 27 MAG - "Beretta ci incontrava 10, 15 volte al giorno in quel periodo, tutti i giorni. E' vero che lui non si è mai interessato all'organizzazione dell'omicidio, me ne sono occupato io, ma lui ci metteva fretta, aveva la smania di ucciderlo perché altrimenti veniva eliminato lui da Boiocchi, così diceva, viveva sotto assedio, era spaventato".

 

vittorio boiocchi

Così l'ex capo ultrà interista Marco Ferdico, cercando di smontare in alcuni passaggi anche le dichiarazioni del pentito Andrea Beretta, ha parlato, davanti alla Corte d'Assise di Milano, nel processo per l'omicidio del 29 ottobre 2022 dello storico leader ultras nerazzurro Vittorio Boiocchi, un caso risolto nell'aprile 2025 dalla Polizia nelle indagini dei pm Paolo Storari e Stefano Ammendola.

 

"Non è vero che quei 50mila euro che Beretta ha messo a disposizione per l'omicidio si sono persi per strada, come dice lui - ha detto ancora Ferdico - io non ho preso un euro, perché non erano soldi miei, erano soldi per chi faceva quel lavoro lì". E ha raccontato del ruolo dei due esecutori materiali, Pietro Andrea Simoncini e Daniel D'Alessandro.

marco ferdico

 

Tra processo e indagini tutti gli imputati hanno ammesso e confessato i loro ruoli nell'uccisione, ma Ferdico sta cercando di escludere responsabilità del padre Gianfranco ("si è interessato alla faccenda, ma solo perché era preoccupato per me", ha detto), che assiste all'esame del figlio nella gabbia dei detenuti, e di confutare la versione di Beretta in molti punti, compreso il fatto che anche l'ex capo curva, ora pentito, fece "sopralluoghi per l'omicidio".

 

marco ferdico

E riferendosi al padre ha detto: "Io gli devo chiedere solo scusa". A tirare in ballo Gianfranco Ferdico è stato sempre Beretta. Ferdico ha anche raccontato che il "fomentatore di tutto" era stato dall'inizio Mauro Nepi, che è a processo in abbreviato, perché sarebbe stato lui il primo a dirgli che Boiocchi voleva fare fuori Beretta e che quest'ultimo temeva per la sua vita. L'imputazione per tutti e cinque nel processo è di omicidio premeditato anche aggravato dalle modalità mafiose.


Arrestato per ndrangheta uno dei capi della curva interista, Marco Ferdico


AVEVA RAGIONE SAVIANO! NELLA MAXI OPERAZIONE CONTRO LA ‘NDRANGHETA, C’È ANCHE IL NOME DELL'EX CAPO ULTRÀ DELL'INTER MARCO FERDICO: E' TRA I 54 DESTINATARI DELL'ORDINANZA DI CUSTODIA CAUTELARE PER ASSOCIAZIONE MAFIOSA – L’ULTRÀ NERAZZURRO, ACCUSATO ANCHE DI TRAFFICO DI STUPEFACENTI, E' GIÀ STATO CONDANNATO NELL’INCHIESTA "DOPPIA CURVA" ED E' A PROCESSO PER L’OMICIDIO DI VITTORIO BOIOCCHI – LE PAROLE DI SAVIANO CONTRO LE INFILTRAZIONE DELLE 'NDRINE NEL TIFO INTERISTA E CONTRO LA DIRIGENZA DEL CLUB NERAZZURRO...

 

Da sportmediaset.mediaset.it

 

marco ferdico

C’è anche il nome dell'ex capo ultrà dell'Inter Marco Ferdico tra i 54 destinatari dell'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Catanzaro su richiesta della Dda, nell’ambito della maxi-operazione della Polizia di Stato coordinata dalla procura distrettuale di Catanzaro che ha portato ad arresti nelle province di Vibo Valentia, Catanzaro, Reggio Calabria, Cosenza, Benevento, Milano, Rovigo e Viterbo. Nel dettaglio, sono state eseguite 46 custodie cautelari in carcere e 8 obblighi di dimora con contestuale obbligo di presentazione.

 

ultra inter antonio bellocco e marco ferdico

Gli indagati sono ritenuti indiziati, a vario titolo, di associazione per delinquere di stampo mafioso, nonché associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, tentato omicidio, lesioni aggravate, ricettazione, danneggiamento aggravato, detenzione e porto in luogo pubblico di armi, detenzione di materiale esplodente, estorsione, violenza o minaccia a Pubblico Ufficiale, procurata inosservanza di pena, favoreggiamento personale, trasferimento fraudolento di valori ed uccisione di animali, tutti aggravati dal metodo o dall’agevolazione mafiosa.

 

Nel filone milanese compare appunto Marco Ferdico, uno degli ex capi della Curva Nord dell'Inter, già condannato a quattro anni e otto mesi in abbreviato per l'inchiesta ‘Doppia Curva’ e a processo a Milano per l'omicidio di Vittorio Boiocchi.

 

ferdico calhanoglu

In merito a questa nuova inchiesta Ferdico, difeso dall’avvocato Mirko Perlino, è accusato di associazione di stampo mafioso e associazione finalizzata al traffico di stupefacenti.




Ultras Milan, Lucci ai suoi: "Siamo ancora pieni di armi"

"NEL CERVELLO HO SOLO GUERRA. SIAMO ANCORA PIENI DI ARMI" - ERA UNO DEI MESSAGGI INVIATI DALL'EX CAPO ULTRAS MILANISTA LUCA LUCCI (SOPRANNOMINATO "IL TORO") AI SUOI SGHERRI. IERI, LUCCI E' STATO CONDANNATO A 18 ANNI E OTTO MESI CON L'ACCUSA DI NARCOTRAFFICO: TRA IL GIUGNO DEL 2020 E IL MARZO DEL 2021, HA MOVIMENTATO TONNELLATE DI HASHISH, MARIJUANA E COCAINA TRA SPAGNA, MAROCCO E ITALIA. DROGA NASCOSTA NEI DOPPIFONDI DI FURGONI O TIR CHE TRASPORTAVANO BANCALI DI FRUTTA O ALTRE MERCI E RIVENDUTA A MILANO - "IL TORO" È IN CARCERE DAL 2024 E HA GIÀ RICEVUTO UNA CONDANNA A 10 ANNI NELL'INCHIESTA "DOPPIA CURVA"...

 

luca lucci

Si vantava, credendosi al sicuro dietro lo schermo del cellulare criptato: «Fra, nel cervello ho solo guerra. Siamo ancora pieni di armi». Voleva conquistare pezzi di Milano, nuove piazze di spaccio: Comasina, Quarto Oggiaro, Piazza Prealpi. A capo di un'organizzazione capace di importare tonnellate di fumo, erba e coca, in grado di muovere milioni di euro, che aveva a disposizione elicotteri, tir e capannoni per lo stoccaggio.

 

Sempre lui, Luca Lucci. Il "Toro", o "Belvaitalia", come il suo nickname. L'ex capo ultrà decaduto del Milan. L'uomo della foto con l'allora ministro dell'Interno Matteo Salvini. Il leader della Sud che voleva fare affari con Fedez per vendere una blasonata bevanda tra gli spalti di San Siro, che giurava di parlare di calcio con Berlusconi, che pensava di creare un'agenzia di sicurezza per i vip, ritenuto a capo di una «milizia privata» di ultrà disposta a tutto. Dicono che il processo di ieri fosse quello che temeva di più. A guardare l'aritmetica, aveva ragione.

 

LUCI A SAN SIRO - VIGNETTA BY ROLLI PER IL GIORNALONE - LA STAMPA

Perché dopo la condanna a dieci anni di carcere del giugno dell'anno scorso, nell'ambito dell'inchiesta "Doppia Curva" sugli affari sporchi fuori e dentro il Meazza (tra le imputazioni pure un tentato omicidio), ieri è arrivato un altro pesantissimo verdetto.

 

Lucci, 45 anni il prossimo novembre, è stato condannato a 18 anni e 8 mesi di carcere per narcotraffico dalla gup di Milano Giulia Masci. Secondo i pm Rosario Ferracane e Leonardo Lesti, che hanno coordinato le indagini della squadra mobile guidata da Alfonso Iadevaia, era al vertice di un gruppo di narcotrafficanti che, tra il giugno del 2020 e il marzo del 2021, ha movimentato tonnellate di hashish, marijuana e cocaina tra Spagna, Marocco e Italia. Droga nascosta nei doppifondi di furgoni o tir che trasportavano bancali di frutta o altre merci e rivenduta sulla piazza di Milano e hinterland, con un giro di affari da capogiro.

Gianluca De Marino e luca lucci

 

Ventitré gli imputati. Tra le altre condanne, 13 anni e 6 mesi all'albanese Fatjon Gjonaj, suo più stretto collaboratore, e quasi nove anni a Daniele Cataldo, suo braccio destro – coinvolto nell'inchiesta sulle curve – l'uomo con cui parlava di armi e di spartizione del territorio: «Basta ridere e scherzare, si comincia coi ceffoni, e poi quattro ferri arrugginiti ci sono, cominciamo a fare danni», arringava in chat "Wolf" o il "nano".

 

Il "Toro", difeso dall'avvocato Jacopo Cappetta, è in carcere dal settembre 2024 dopo l'inchiesta sugli ultrà. [...]

FONTE: DAGOSPIA


Traffico di droga: 18 anni e 8 mesi per il capo ultrà 

Luca Lucci, ex capo ultrà della Curva Sud del Milan, è stato condannato oggi a Milano a 18 anni e 8 mesi di carcere per essere stato al vertice di una presunta associazione dedita al traffico internazionale di droga che, tra il giugno del 2020 e il marzo del 2021, avrebbe movimentato tre tonnellate di hashish, 255 chili di marijuana e 53 chili di cocaina.
Lo ha deciso oggi la gup Giulia Masci che ai 23 imputati, giudicati in abbreviato, ha inflitto pene fino a 3 anni di carcere, posto che la condanna più alta è stata quella per Lucci seguita dai 13 anni e 6 mesi per un altro promotore dell'associazione.
Lucci, difeso da Jacopo Cappetta, era stato arrestato a fine settembre 2024 con altri capi ultrà e sodali nella maxi inchiesta della Dda milanese sulle curve di San Siro, per la vicenda delle tifoserie che comprende anche un tentato omicidio, ed era stato condannato a 10 anni. Sempre nel dicembre di due anni fa era stato destinatario di un'ulteriore ordinanza di custodia cautelare in carcere, insieme ad altri sette, per il narcotraffico per cui stamane è stato condannato. La giudice ha in sostanza accolto le richieste dei pm della Dda di Milano Leonardo Lesti e Rosario Ferracane.

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