"Tu chiamala se vuoi rivoluzione", l'ultimo testo di Gabriele Adinolfi
“Tu chiamala se vuoi Rivoluzione” è l’ultima opera di Gabriele Adinolfi, edita da Soccorso Sociale Edizioni nello scorso mese di dicembre.
Il libro propone un’analisi lucida e controcorrente sulle dinamiche interiori e culturali che modellano l’uomo contemporaneo. Attraverso riferimenti letterari, musicali e filosofici, l’autore affronta uno dei temi centrali della sua opera di ricerca e di pedagogia metapolitiche: quali sono i meccanismi psicologici che spingono individui e gruppi a rifugiarsi in identità rigide, ghetti mentali e ribellismi di facciata. Adinolfi avanza una lettura critica degli automatismi emotivi che condizionano la percezione del mondo, invitando a superare corazze, tribù e riflessi condizionati per recuperare autenticità, responsabilità e visione. Un testo pensato per chi non teme di guardarsi dentro e vuole comprendere davvero cosa significa essere liberi oggi.
"Viviamo - sottolinea Adinolfi - in un tempo in cui molti si definiscono ribelli, antagonisti, non conformi. Eppure, dietro a queste etichette, spesso si nasconde qualcosa di molto più profondo: un modo di sentire, un atteggiamento esistenziale, talvolta un vero e proprio riflesso condizionato che ci spinge a rimanere dentro gabbie che non esistono più, ma che continuiamo a percepire come reali".
"Tu chiamala se vuoi rivoluzione" parte proprio dalla difficoltà di riconoscere gli automatismi interiori, quei “fili spinati” costruiti da soli e che continuano a pungerci dall’interno. Adinolfi, attingendo alla sua vasta cultura e curiosità intellettuale, esplora tre grandi stati d’animo contemporanei: la malinconica distanza di chi osserva e non crede più nella possibilità di cambiare le cose, l’angoscia di chi insegue chimere e rivoluzioni immaginarie, e il narcisismo compiaciuto di chi si sente già arrivato.
Ma nessuno di questi atteggiamenti, presi da soli, porta davvero fuori dalla “bolla”. Perché il punto non è ciò che ci circonda: è ciò che nasce dentro. Il libro invita a guardare sotto le corazze, a capire cosa ci muove davvero, e a distinguere la ribellione autentica da quella fittizia, spesso figlia dell’infelicità più che della libertà.
È un viaggio lucido, critico, ma anche profondamente umano. Un invito a smettere di rincorrere ghetti mentali, sottoculture consolatorie o rivoluzioni immaginate, e a iniziare a trasformare se stessi prima ancora del mondo esterno plasmando il proprio Essere alla luce di ataviche, dimenticate, categorie.
Gabriele Adinolfi, che oggi compie 72 anni, è un teorico politico e saggista, noto per esser stato tra i fondatori del movimento Terza Posizione negli anni ’70. Grazie ai lunghi anni di esilio è stato proiettato in una dimensione internazionale: dal rifugio parigino ha avuto modo di farsi conoscere e costruire una rete forte di relazioni negli ambienti della nuova destra e delle destre radicali.
Tornato in Italia nel 2000, ha fondato il Centro Studi Polaris, riferimento teorico e analitico capace, sin da subito, di fornire autorevoli contributi al panorama politico, economico e giuridico nazionale e non. Ha promosso la Gilda dei Lanzichenecchi, una comunità elettiva che privilegia le attività di formazione
Teorizzatore della contiguità sovranista dello stay behind che l’ideologia inconsapevolmente servirebbe, esplora temi come l’imperialismo, il metapolitico e la “strategia dell’Imperium”.



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