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I deliri dei nazi-web, tra auguri a Hitler e pulizie etniche invocate


«Happy birthday Adolf Hitler». «In ricordo dell'amato Duce: 25 aprile lutto nazionale, io non festeggio». «Come disse il Fuhrer la spada è il nostro araldo, un tempo si faceva pulizia». «Magari potessimo fare un po' di pulizia etnica. 'Sti negri sono infetti, sono pieni di Covid, che schifo».

Becera nostalgia nazista mischiata a volgare razzismo da osteria. Sono i messaggi che un gruppo di sostenitori di estrema destra si scambiavano su alcune chat Telegram e WhatsApp nominate: «Siegheil Lukas» e «Semper Fidelis».

Sei adulatori del terzo Reich, residenti in Torino e provincia, sono finiti nel mirino della Digos. Sono indagati con l'accusa di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica e religiosa.

Operai, sorveglianti e guardie giurate. Tra i più attivi Diego Galvan, 57 anni, ex militante del Fronte Nazionale: anni fa aveva provato a candidarsi alle elezioni comunali di alcuni piccoli paesi di provincia. Ma con scarsissimo successo. Sono stati sottoposti tutti a perquisizioni domiciliari, disposte dalla pm Elisa Pazè, che coordina l'indagine nata nel 2020 su impulso della Direzione centrale della polizia.

Le prime perquisizioni risalgono allo scorso novembre nei confronti di due attivisti, tra cui Kent Louis Restauri, 43 anni, di Nichelino. La coppia si era messa in mostra su Facebook per aver pubblicato immagini e frasi dal contenuto nazista, razzista e antisemita. La Digos, diretta da Carlo Ambra, aveva controllato le loro abitazioni e acquisito Pc e telefoni.

Già in quella occasione era stato trovato materiale di propaganda: libri, bandiere e oggetti vari riproducenti simboli nazisti. E anche un coltello a serramanico, un tirapugni con lama, due taser, un pugnale e un manganello telescopico.

Dall'analisi del materiale informatico, gli investigatori hanno successivamente identificato gli altri quattro attivisti. L'altro ieri è scattata la seconda ondata di perquisizioni. Così nelle loro abitazioni è stato trovato altro materiale. Cimeli delle seconda guerra mondiale come elmetti tedeschi e Fez della milizia fascista, timbri con l'aquila nazista; e poi bandiere con svastica, delle SS, cartoline con le immagini di Hitler e del Duce.

Un tappetino per mouse: «I love Fascism». In più anche una carabina ad aria compressa, con potenza superiore a 7,5 joule e classificata arma comune da sparo, un machete, pugnali, taser.

Stando alle indagini, anche i quattro militanti hanno diffuso online immagini e simboli nazifascisti, condiviso messaggi antisemiti, inneggiato all'odio contro i immigrati e altre compagini politiche.

Ad esempio: «Movimento 5 stelle più il Pd di merda, ti rendi conto, il Paese è finito. Questo Paese è finito dal 1945 camerata, lasciamo perdere, un pagliaccio dopo l'altro cioè veramente, questi meriterebbero l'irruzione delle Schutzstaffel e vedi come li mettono subito a posto in venti minuti».

FONTE: Massimiliano Peggio/La Stampa

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