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Quell'appello di Fioravanti: ricostruiamo noi la storia delle stragi prima che lo facciano i pentiti

 


"Carissimo Mario, Francesca mi ha richiamato ai miei doveri di 'militanza politica' nel bel mezzo di un periodo che invece mi vedeva indaffaratissimo ad 'amoreggiare'". Entra subito nel vivo la lunghissima lettera (10 pagine e mezzo dattiloscritte a spazio 1) che Valerio Fioravanti scrive a Mario Tuti il 22 novembre 1982. Il testo, qui pubblicato la settimana scorsa, rappresenta un documento fondamentale per ricostruire lo scontro politico tra le diverse componenti dei "prigionieri neri" e che vedrà esponenti di spicco del "gruppo Fioravanti" passare in tempi brevi da un impegno per la "ricostruzione storica" delle stragi a un dichiarato pentimento.
Per Valerio infatti "è ora di trovare strumenti più acuminati per analisi più profonde e particolareggiate, e soprattutto è ora di dare un'occhiata anche al 'passato prossimo' e al presente".

L'occasione per aprire i conti con Ordine Nuovo è il processo per l'omicidio Leandri, in cui sono imputati Fioravanti e Calore (nella foto con Bruno Mariani, sullo sfondo Paolo Signorelli), che Valerio definisce più avanti "ideologo" del loro gruppo. I due hanno scelto, "per evitare fughe in avanti", di "procedere per piccole provocazioni (...) per non attrarre subito in contrasto con quanti  in buona fede 'credevano' nei vari CONCUTELLI-SIGNORELLI". Quindi "niente minacce, niente condanne" ma soltanto un "invito all'autocritica". 
In realtà i toni giudiziari ci stanno tutti: "Il movimento rivoluzionario sta riesaminando tutto il suo passato e la 'vicenda' dei vecchi militanti. Nel caso specifico di CONCUTELLI sono anche emersi (sappiamo che ha fatto diverse cose buone che sono servite al costituendo MR e altre che stiamo ancora utilizzando, ma guardando bene) se non già veri e propri errori, quantomeno degli incidenti e delle imprecisioni. Al momento il nostro giudizio su di lui è sospeso". 

Il messaggio di Fioravanti e c. è chiaro: rottura con i vecchi ma disponibilità a reinserirli nella nuova realtà "dopo una nuova critica e autocritica". In particolare il "capo dei Nar" cita un "4° documento" con chiari riferimenti a SIGNORELLI, FREDA e TUTTI I VECCHI. Un documento decisamente dai toni aggressivi se il giudice Minna che lo intercetta lo interpreta come una "minaccia di morte" per Signorelli e lo manda in isolamento. "Noi ritenevamo urgente prendere posizione su una serie di 'fatti specifici', che sarebbero ben presto venuti alla luce grazie ai pentiti" e quindi è opportuno che "il m.r. dovesse precedere i pentiti dando una sua versione" assumendo come dato di partenza "una radicale messa in discussione del concetto di OMERTA'". 
Che cosa spinge Fioravanti a forzare i tempi? Nell'autunno del 1982 si è aggiunto un solo pentito di rilievo, Walter Sordi, che però è troppo giovane per avere un peso nella narrazione della stagione stragista. Gli altri pentiti "neri", suo fratello Cristiano e gli ordinovisti di ultima generazione Tisei, Bianchi e Aleandri, sono detenuti da più di un anno. Evidentemente le loro testimonianze al processo Leandri hanno fatto scattare il campanello d'allarme per lui e Calore, che hanno idee ben definite: "Per quel che riguarda FREDA avevamo ormai chiara la sua posizione per quel che riguarda la banca dell'agricoltura e i suoi legami col Caccola mentre per Piero ci stavano sul gozzo Leighton e soprattutto i baschi". L'appello a Mario Tuti a rompere gli indugi e schierarsi apertamente è esplicito: "Dalle tue lettere ho capito che alcune di queste storie tu non le conosci bene (...) e se non ti decidi a venire tra noi non potrai conoscerle per altro tempo ancora. Quindi per ora devi fidarti delle nostre parole e delle nostre 'abilità investigative'". Mario Tuti decise di non fidarsi.  





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