Francesco Storace: il collega Rubio vittima della camorra, in solitudine. Non è Saviano - <b>FascinAzione</b>

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venerdì 31 agosto 2018

Francesco Storace: il collega Rubio vittima della camorra, in solitudine. Non è Saviano

Il giornalista anti-camorra Mimmo Rubio, già consigliere comunale di Alleanza Nazionale prima, de la Destra poi, è stato vittima, ad Arzano, comune di oltre 34 mila abitanti della città metropolitana di Napoli nei giorni scorsi, di una azione intimidatoria di chiaro stampo camorristico.
A sua difesa, con un editoriale, interviene  Francesco Storace, già direttore de il Giornale d'Italia, ricordando come il collega Mimmo Rubio oltre a fregiarsi del titolo di giornalista anti camorra è di destra non di sinistra come Roberto Saviano, per cui rischia l'isolamento politico.
Per questo motivo Francesco Storace, in un articolo, pubblicato sul suo blog, invita il ministro dell'interno Matteo Salvini e Giorgia Meloni, leader indiscussa di Fratelli d'Italia a scendere ad Arzano facendo sentire la vicinanza delle istituzioni e della politica al coraggioso giornalista anti-camorra.


Fai politica.E scrivi.In un paesone dell’hinterland napoletano. È quasi naturale che se sei onesto arrivino le minacce di camorra. Se sei di destra anche l’isolamento, perché nessuno strombazza per te tranne pochi amici.
Storia di Mimmo Rubio, che si può fregiare del titolo di giornalista anticamorra, di nuovo oggetto di atti delinquenziali assieme ai suo collega Giuseppe Bianco. “Di nuovo”, perché è una storia che si trascina da anni e che conosciamo.
Rubio non è noto alle grandi cronache nazionali, perché si occupa “solo” delle cosche che dominano Arzano da tempo immemorabile. E non ha nemmeno un attico a New York, da cui pontificare contro la malavita. I nemici li ha in casa, li incontra e li riconosce dallo sguardo torvo, non fa la vittima. Ne’ aspira a diventarci. Ma non gli manca il coraggio della denuncia. Ci conosciamo da anni, ha anche militato in Alleanza Nazionale e poi ne La Destra e ha fatto il consigliere comunale. Con un chiodo fisso: stop alla camorra e alle sue servitù nelle istituzioni. Se l’è cercata? No, ha fatto il suo dovere.
Matteo Salvini dovrebbe scendere ad Arzano e farsi vedere al fianco di Mimmo Rubio, fargli sentire la vicinanza delle istituzioni di governo. Non è un problema di scorta, ma di sostegno nella denuncia di un sistema marcio.
Giorgia Meloni potrebbe organizzare una manifestazione a suo sostegno, di quelle senza paura, a viso aperto. Per stimolare il sostegno popolare a chi sente come un dovere civile combattere la prepotenza di chi vuole mettersi sotto i piedi la legge, la comunità, le persone. Vivere liberi è una scelta che devono fare tutti, anche se è scomodo, anche se è pericoloso, anche se aumenta l’odio di chi ti diventa nemico naturale.
Ad Arzano – e non solo ad Arzano – c’è una camorra sempre più pericolosa. Non più quella che ha bisogno di alzare la voce per intimidirti; ma quella dei segnali per terrorizzarti; gli affari sono enormi e chi sguazza nel crimine non tollera chi si mette in mezzo per impedirli.
Ecco perché siamo preoccupati per Mimmo Rubio e tutti i cronisti ignoti – viene da definirli così – che non hanno alle spalle i colossi dell’informazione ma solo la loro libertà, il loro coraggio, la loro tenacia.
Guai a lasciarli in solitudine.
Il conflitto è con i boss e con chi lascia loro in mano le chiavi delle istituzioni.
Quante battaglie per lo scioglimento del consiglio comunale. Perché le cosche sono padrone dei voti e degli eletti che stanno al gioco. Non solo rifiuti. Non solo droga. Ma anche scommesse. Pompe funebri. Urbanistica. Racket. E tutto quello che porta denaro illecito: il business non lo ferma nessuno se non ci sono i cronisti della verità.
Ora temiamo davvero per Mimmo Rubio, perché l’altra sera la sbruffonata l’hanno fatta, con la “stesa” sotto casa. Motociclette a chiudere la strada e bombe carta contro le finestre.
Mimmo ha raccontato su Facebook anche questo gesto di minacciosa arroganza. Con lo stile di un cronista che non si mette paura. A testa alta. E con l’ammirazione da dietro le finestre delle case altrui.

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