La lettera di Amedeo Laboccetta escluso dalle liste di Forza Italia al cavaliere Berlusconi - <b>FascinAzione</b>

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mercoledì 31 gennaio 2018

La lettera di Amedeo Laboccetta escluso dalle liste di Forza Italia al cavaliere Berlusconi


Amedeo Laboccetta, storico esponente di primo piano del Movimento Sociale Italiano prima, di Alleanza Nazionale poi, più volte eletto deputato nelle file di Alleanza Nazionale e del Popolo delle libertà, grande accusatorie di Gianfranco Fini nella vicenda casa di Montecarlo, non sarà candidato alle prossime elezioni politiche previste per domenica 4 marzo nelle file di Forza Italia.
L'ex amico poi grande accusatore di Gianfranco Fini non è stato preso in considerazione dal Cavaliere per una candidatura magari alla Camera dei Deputati dove era rientrato, da pochi mesi, come primo dei non eletti, subentrando al posto di Raffaele Calabro'. Un rientro in parlamento, avvenuto pochi giorni dopo la sua uscita dal carcere di Regina Coeli dove era recluso in seguito ad un'indagine dell'antimafia per presunto riciclaggio internazionale dei proventi del mancato pagamento delle imposte sul gioco on line e sulle video lottery, che aveva scatenato anche la protesta del Movimento cinque stelle.
Il mancato candidato, in una lettera inviata al presidente Berlusconi, che riportiamo per intero, chiede spiegazioni in merito alla sua esclusione ed il modo con il quale ha ricevuto il benservito.



"Caro Presidente, sono tranquillo, nessun suicidio. Nessuna reazione rabbiosa né rancorosa. Ma c’è modo e modo di chiudere un rapporto. Il benservito c’è modo e modo di darlo. Dietro ciascuno di noi ci sono persone, familiari, rapporti sul territorio che vanno rispettati. E invece sinora nessuno mi ha detto nulla. Nessuna spiegazione. Dalla lettura dei giornali ho appreso della mia esclusione, per il resto un assordante silenzio". Questo il testo della lettera che il deputato napoletano Amedeo Laboccetta ha scritto al Presidente Berlusconi. "Non è un cahiers de dolèances il mio, sento però il dovere di dire alcune cose. Lo devo innanzi tutto a me stesso, come uomo e come politico. Sono orgoglioso della mia storia di Destra, sempre coerente con i miei principi e i miei valori. Rivendico di aver svolto un ruolo determinante il 14 dicembre del 2010 quando insieme ad un numeroso gruppo di deputati ex finiani evitai la caduta del Tuo Governo. Mi sentii così fiero di aver suggellato un patto di leale collaborazione politica che Tu volesti diventasse anche di personale amicizia!", si legge ancora. "Tre anni dopo, nel 2013 da coordinatore del partito a Napoli, eletto da un congresso con migliaia di partecipanti, venni, senza alcun preavviso fatto scivolare all’8° posto, risultando poi alle elezioni primo dei non eletti. Il mio posto tra i sicuri eletti era stato assegnato all’Avv. Nino Marotta, un ‘catapultato’ che godeva all’epoca, secondo i bene informati, di grandi protezioni. Nel 2014, quando era già pronto il mio libro che svelava i retroscena del colpo di stato ordito contro di Te da Napolitano, Fini e Tremonti, ricevetti, lo ricorderai, la Tua personale promessa di far eleggere al CSM il Marotta in modo che io potessi subentrargli alla Camera. Poi invece l’operazione naufragò e Forza Italia scelse altri. Dal 28 giugno scorso, per una fortunosa coincidenza, sono rientrato alla Camera e quella stessa sera ebbi anche il piacere di ritrovarmi con Te, Francesca e altri vostri amici in un ristorante romano. Nella circostanza fosti, ancora una volta, prodigo di apprezzamenti per la mia persona e per il coraggio che io avevo avuto nello scrivere quel libro, che tante volte hai pubblicamente decantato", argomenta ancora.- "In Parlamento e fuori non ho fatto mai mancare il mio leale contributo alla causa del partito. Così come la mia vicinanza fisica all’amico Marcello Dell’Utri in questo difficile momento non è mai mancata. Posso vantare di essere stato tra i pochissimi che regolarmente gli ha fatto visita a Rebibbia, provando ad alleviare il suo dolore per l’ingiusta carcerazione, secondo il principio che la solidarietà va praticata e non predicata. Serbo il ricordo del nostro incontro alla convention di Ischia di settembre quando con poche ma precise parole, mi rassicurasti circa la mia riconferma. Così come quando salutandomi alla presenza dell’amico senatore De Siano alla presentazione dell’ultimo libro di Bruno Vespa poche settimane addietro, hai lasciato intendere che nulla fosse cambiato", racconta. "Oggi mi rimane un’amara considerazione: forse il mio impegno, il mio contributo non servono più, forse il mio tempo scaduto? Se è così, quanto sarebbe stato bello sentirmelo dire da Te anziché non essere degnato nemmeno del poco tempo necessario per una simile incombenza"

1 commento:

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