lunedì 8 gennaio 2018

7 gennaio 1978/15. Cutonilli scrive a Sivori: chi ha sparato alle spalle di Recchioni?

La lettera del "capitano" Sivori al direttore del Tempo in cui l'unico indagato (prosciolto) per l'omicidio di Stefano Recchioni offre la sua versione dei fatti, ha destato enorme scandalo. Il massimo esperto di Acca Larentia, Valerio Cutonilli gli risponde oggi, con una lettera aperta pubblicata sul quotidiano romano, chiedendo maggiore chiarezza.

Egregio Dottor Sivori,
ho letto con molta attenzione la Sua lettera, pubblicata dal Tempo sabato scorso. Studio da anni i fatti di quel tragico 7 gennaio 1978, a cui ho dedicato anche un libro, e sono consapevole della complessità dell’argomento. Nonostante la mia professione di avvocato, sono convinto che a 40 anni di distanza da quelle tragedie la ricerca storica sia più importante dei processi. Credo anche che tra le vittime collaterali di quella giornata maledetta vada ricordata Sua madre, morta di crepacuore stando a quanto ci ha raccontato. Conosco sia la vecchia sentenza di proscioglimento del giudice istruttore Catenacci, sia i convincimenti di quanti hanno a cuore la memoria di Stefano Recchioni. Ma c’è qualcosa nella Sua versione dei fatti che trovo di straordinaria importanza e che noi lettori non possiamo interpretare in modo equivoco.
In queste ore le Sue parole hanno destato clamore. Qualcuno ritiene che Lei abbia voluto sostenere che Stefano Recchioni fu ucciso da “fuoco amico”. Io non sono tra questi. Ma non voglio parlare delle responsabilità materiali dell’omicidio. M’interessano le “presenze” di quella serata che scatenò una lunga spirale d’odio. Lei è una persona istruita e sembra usare le parole non a caso. Scrive che qualcuno che era alle spalle dei ragazzi di destra iniziò a sparare con la pistola innescando il caos. Quindi non si riferisce ai ragazzi di destra ma a qualcun altro. Qualcuno, uso le Sue parole, che “non era troppo soddisfatto dei primi due omicidi” e che “gettò benzina sul fuoco”. E’ ovvio che non si riferisse ai giovani o meno giovani neofascisti, certamente avviliti dagli omicidi dei loro camerati Franco Bigonzetti e Francesco Ciavatta. Ma allora chi era l’uomo che a Suo avviso aprì il fuoco? Un infiltrato? E perché voleva, come sostiene Lei, portare scompiglio in un ambiente politico tradizionalmente votato all’ordine? Come dice Lei, sembra ieri. Non è tardi per avere la Sua Risposta che sono sicuro non difetterà di schiettezza. 
Cordiali saluti.
Valerio Cutonilli

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