lunedì 25 settembre 2017

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Germania, Merkel prima ma più debole Il boom di Afd spaventa l’Ue

(G.p) Clamorosa svolta politica in Germania, dove dalle urne elettorali è uscito un verdetto pieno di incognite e di possibili mine vaganti per la sua stabilità politica.

I partiti della Grande coalizione di governo hanno incassato una sonora sconfitta perdendo oltre 14 punti percentuali. Una flessione di oltre l'8% per i cristiano democratici di Angela Merkel che hanno conquistato il 32,8% dei consensi e di quattro punti per i socialdemocratici di Martin Schulz che con il 20,7% hanno conquistato il peggior risultato di sempre.
A gridare vittoria è invece il movimento euro-scettico e nazionalista di Alternativa per la Germania che conquista il 13,2% dei consensi.
Per la prima volta, dal dopo guerra in poi nel Bundestag è presente una formazione populista di destra, che tra i suoi delegati avrà esponenti che negano l'esistenza delle camere a gas, che esigono la fuoriuscita della Germania dalla euro-zona ed il ritorno al marco come moneta nazionale.
Un forte choc per la cosiddetta società civile e democratica del paese e per la sua cultura del ricordo e della rielaborazione storica.
Ieri sera ad Amburgo e a Berlino si sono già formate spontaneamente diverse manifestazioni di protesta nei pressi dei locali nei quali i seguaci del partito di destra si erano dati appuntamento per brindare al loro «trionfo». Inquietante ed emblematica è stata la reazione del co-capolista della AfD Alexander Gauland alla vittoria incassata dal suo partito. All’indirizzo della cancelliera e delle altre forze politiche rappresentate al Bundestag l’esponente ha lanciato un avvertimento: «Non vi daremo tregua, vi cacceremo. Vi cacceremo ovunque voi siate!».
All’insegna di questi nuovi, inquietanti toni battaglieri e delle pesantissime perdite subite dalla Cdu, Angela Merkel ha avuto evidenti difficoltà ad interpretare l’esito del voto come una «vittoria» per il suo partito. I cristiano-democratici insieme agli alleati bavaresi della Csu (cristiano-sociali) restano la prima forza politica in Germania, ma Angela Merkel è costretta ad affrontare il quarto mandato profondamente indebolita. Molti elettori hanno voluto esprimere la loro protesta nei confronti della politica di apertura ai rifugiati imboccata due estati fa dalla Cancelliera e sono confluiti nella AfD. Uno smacco che non lascerà indifferenti gli oppositori interni della Cancelliera nella Cdu e che porterà sulle barricate soprattutto il governatore bavarese del partito fratello della Csu, da sempre avversario della sua politica migratoria.
In seguito al deludente risultato raggiunto dai socialdemocratici, il candidato alla cancelleria ed ex presidente dell’Europarlamento Martin Schulz ha già decretato ieri sera la fine della Grande coalizione. L’Spd tornerà dunque sui banchi dell’opposizione per concedersi un periodo di rigenerazione e di riflessione.
L’unica opzione di governo possibile è a questo punto una coalizione fra Cdu/Csu, Liberali e Verdi. La cosiddetta maggioranza giamaicana dal colore dei tre rispettivi partiti. Un’alternativa lontana anni luce dai dogmi della stabilità, affidabilità e continuità così sacri per molti tedeschi. Ma nonostante tutto, una cancelliera mansueta e accomodante come Angela Merkel sarà in grado di guidare.

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