venerdì 10 marzo 2017

Strage di Bologna, perche' non regge la storia dei mandanti

E' la prima volta che mi trovo d'accordo, perlomeno in parte, con la Procura di Bologna. Anche nel capoluogo emiliano è stato finalmente demolito l'immaginario eversivo propinato da quella parte minoritaria e veterocomunista della sinistra che ripropone  a oltranza la visione degli anni di piombo tanto amata (e usata a fini autoconsolatori) dal Pci negli anni 80. I Nar non erano il braccio armato di Gelli, Ortolani, P2, Gladio. Erano un'aggregazione terroristica spontaneista. Alle conclusioni dei magistrati bolognesi, analoghe a quelle a cui pervennero in passato molti colleghi di altri fori a partire da quello romano, manca purtroppo l'ultimo consequenziale tassello. I Nar praticarono il terrorismo selettivo ed è questo uno dei pochissimi elementi che li rende simili alle Brigate Rosse. Non colpivano obiettivi civili indiscriminati. Ma allora perché avrebbero scatenato l'apocalisse a Bologna, massacrando gente inerme, in gran parte connazionali di ogni colore politico, e persino una bimba di tre anni? Nella ricostruzione giudiziaria non c'è traccia di un movente. Già nel 1986, al termine dell'inchiesta, il giudice istruttore Zincani ammise nella sentenza di proscioglimento-ordinanza di rinvio a giudizio che nessun movente credibile era emerso.  Eppure dovrebbe trattarsi di un movente di estrema gravità, atteso che la medesima Procura di Bologna avanzò forti perplessità sulla congruità di quello indicato ai tempi della commissione Mitrokhin. Una rappresaglia di tali dimensioni apparve sproporzionata come sanzione inflitta all'Italia per la violazione del lodo Moro. Ma se il movente della strage di Bologna fosse enorme come ritengono - non a torto - i magistrati, perché quello dei Nar spontaneisti resta ancora oggi un arcano? Il movente non è requisito di forma di una sentenza penale di condanna ma appare indispensabile per rendere minimamente credibile la ricostruzione giudiziaria dell'evento terroristico più grave della storia italiana. La ricostruzione giudiziaria della strage di Bologna, grazie alle ultime condivisibili conclusioni della Procura locale, è diventata un assemblato illogico che sopravvive per via della forza dell'inerzia e soprattutto per il timore generato dall'istituto della revisione, pur contemplato espressamente dal codice di procedura penale vigente. Invecchiando, ho smarrito l'ottimismo dei tempi migliori. Non mi aspetto che la Procura di Bologna trovi un bel giorno l'oscuro movente dell'esplosione del 2 agosto 1980. Spero, tuttavia, che riesca a individuare perlomeno il timer. Perché il temporizzatore chimico non lo trovate neppure nella favola di Biancaneve.
Valerio Cutonilli

2 commenti:

  1. Questo articolo mi sembra un ossimoro. "(I Nar) Non colpivano obiettivi civili indiscriminati" quindi non possono essere loro ad aver commesso la strage di Bologna. Pure la impossibilità che possa essere stato usato un timer chimico (che non si trova solo nella favola di Biancaneve) non ho capito a cosa voglia parare. Che la Procura abbia falsato le indagini? Che a Bologna ci sia stato una esplosione per autocombustione?
    Francesco Santoianni

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