sabato 27 febbraio 2016

Caos Fratelli d'Italia, via alle purghe. Meloni leader di un partito che non c'è

(G.p) Gli ultimi due mesi di vita di Fratelli d'Italia Alleanza Nazionale non sono stati facili. Infatti il partito che avrebbe dovuto riunire le diverse anime della destra diffusa presente nel paese, soffre di eccessiva litigiosità interna. Il partito è animato da diverse correnti che fanno riferimento all'ex sindaco di Roma Gianni Alemanno e all'ultimo leader di Alleanza Nazionale Gianfranco Fini, che sconfitti all'ultima assemblea nazionale della fondazione An hanno dato vita ad Azione Nazionale, associazione politico culturale che si fa promotrice di un ritorno alla vecchia An.
Il quotidiano Affari Italiani, con un interessante articolo, che proponiamo per intero, ci descrive gli ultimi 2 mesi di vita, davvero funesti, per eccessiva litigiosità interna del partito guidato da Giorgia Meloni.


Quattro lettere protocollate da inizio anno, due delle quali per sancire l'esclusione di 20 iscritti dal partito. Una vera e propria purga quella sancita da questi documenti che Affaritaliani.it pubblica in esclusiva e che mettono un punto a due mesi funesti per Fratelli d'Italia, due mesi che hanno visto il movimento che fa capo a Giorgia Meloni far parlare di sè per la sua litigiosità interna. Il partito è infatti sempre più animato da correnti centrifughe che fanno riferimento a personalità che hanno fatto la storia della destra italiana. A finire all'indice i nomi dell'ex sindaco di Roma Gianni Alemanno e del leader di Alleanza Nazionale Gianfranco Fini: Azione Nazionale, l'associazione nata a destra del partito della Meloni e che si fa promotrice di un ritorno alla vecchia An ha infatti scosso dalle fondamenta Fratelli D'Italia.

Una litigiosità esplosa a gennaio con ventuno componenti della Direzione e dell'Assemblea nazionale del partito che avevano chiesto a Giorgia Meloni di farsi promotrice delle primarie per la scelta del candidato sindaco a Roma e nelle altre città. Perentoria era partita la lettera di deferimento firmata da Ignazio La Russa in quanto presidente dell'Assemblea nazionale di Fdi che usava come motivazione proprio la contemporanea iscrizione dei ventuno all'associazione Azione Nazionale.

L'ultima bomba a febbraio con l'investitura di Guido Bertolaso a candidato sindaco, candidatura sostenuta proprio da Giorgia Meloni e avversata dal dissenso interno: "L’unica candidatura che può essere sostenuta a Roma da persone di Destra è quella di Francesco Storace" scrivevano Brian Carelli, Gloria Pasquali, Marco Cerreto, Antonio Triolo e Sabina Bonelli, come portavoci del gruppo di 21 dei dirigenti componenti dell’Assemblea e della Direzione nazionale.

A stretto giro è arrivata la risposta del partito che li ha messi alla porta: "Con la presente, a seguito dei controlli effettuati da questo Dipartimento relativamente alla regolarità dell'adesione al Movimento Fratelli D'Italia - Alleanza Nazionale, accertato il mancato rinnovo dell'iscrizione nei due anni consecutivi alla prima adesione, si comunica che ai sensi dell'Art. 4 dello statuto, la perdita della qualifica di associato al movimento e dell'incarico ricoperto".

Così recita la lettera protocollata il 25 febbraio 2016 giunta a Guido Anderson, Brian Carelli, Marco Cerreto, Claudio di Lorenzo, Massimiliano Mammi, Francesco Rizzo e Marco Valente. Non solo, lo stesso giorno una seconda missiva è stata inviata a Marcella Amadio, Francesco Bevilacqua, Sabina Bonelli, Giulia Ciapparoni, Ettore De Concilis, Raimondo Frau, Cesere Mevoli, Gloria Pasquali, Andrea Sacripanti, Antonio Tisci, Antonio Triolo, Roberto Tundo e Giovanni Zinni. A loro viene contestata la violazione dell'articolo 3: "A seguito delle innumerevoli dichiarazioni pubbliche fornite agli organi di stampa e sui social network in merito all'appartenenza e adesione ad un movimento alternativo e concorrente a FdI-An, la vostra domanda di adesione per la campagna 2015 è stata respinta".

In attesa di un'eventuale ricorso, per Fratelli d'Italia si apre ufficialmente la stagione della lotta al dissenso interno, che non poteva arrivare in un momento più delicato con la campagna per il Campidoglio che vede ora indebolirsi uno dei principali sponsor del candidato unitario del Centrodestra, con le "consultazioni" di Salvini in pieno svolgimento.

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