martedì 6 ottobre 2015

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E' già scattata la vendetta annunciata dalla Meloni: iniziate le prime epurazioni di dirigenti vicini ad Alemanno



"È partita in queste ore un'incredibile manovra di commissariamento dei dirigenti territoriali di Fratelli d'Italia che hanno aderito o sostenuto la mozione dei quarantenni nell'assemblea della Fondazione di Alleanza Nazionale". Lo dichiara in una nota rilanciata da Adnkronos l'alemanniano Marco Cerreto, portavoce di Prima l'Italia e componente della direzione nazionale di Fdi-An. "Marcella Amadio - spiega - è stata revocata come portavoce della federazione di Livorno (dove Fdi non ha nessun altro riferimento, al punto da essere costretta a nominare al suo posto il coordinatore regionale Torselli). Arturo Meo è stato commissariato alla federazione di Avellino e l'ing. Fulvio Campagnolo nella federazione di Caserta, dove era stato eletto appena un anno fa portavoce in un congresso unitario. Luciano Schifone è stato rimosso dalla carica di vicecoordinatore della Regione Campania. "Se questo è il tanto sbandierato allargamento che il partito di Giorgia Meloni si è impegnato a realizzare con la Fondazione di An, penso che ci sia il serio rischio di violare definitivamente gli impegni presi. Chiedo ai vertici di Fdi e agli organi della Fondazione An di valutare con attenzione queste decisioni che tra l'altro sono totalmente infondate dal punto di vista disciplinare e dal punto di vista dei principi di democrazia che debbono ispirare i partiti politici", conclude Cerreto. Ci ha messo poco per passare dalle parole ai fatti Giorgia Meloni che è uscita vincitrice, alla fine della conta interna alla destra italiana. Il tentativo di archiviare l'esperienza di Fratelli d'Italia Alleanza Nazionale è stato respinto e l' ex sindaco di Roma, Gianni Alemanno grande elettore della mozione dei quarantenni è uscito pesantemente sconfitto. Ha vinto la mozione Fondazione per l'Italia sostenuta da Giorgia Meloni, Ignazio La Russa, Altero Matteoli e Maurizio Gasparri che ottiene 266 voti su  490 votanti. Si conclude così una due giorni che era stata aperta dall'irruzione degli attivisti di Prati, le sezione storica sotto minaccia di sfratto...
Il collega Carlo Antonio Solimene dalle colonne de Il Tempo aveva anticipato la resa dei conti nel partito, raccontandoci la due giorni dell'Assemblea della Fondazione An che conferma il simbolo della fiamma tricolore a Fratelli d'Italia, la vittoria dei sostenitori della mozione Fondazione per l'Italia, i grandi sconfitti Alemanno ed il redivivo Fini.

La Meloni vince e prepara la vendetta
L’assemblea della Fondazione An conferma il simbolo a Fratelli d’Italia Battuti i "quarantenni". Durissima la leader: "Le strade si separano qui"

Vince Giorgia Meloni, perdono i «quarantenni». E, con questi ultimi, escono sconfitti anche Gianni Alemanno e Gianfranco Fini che - l’uno esponendosi maggiormente, l’altro «manovrando» nell’ombra - si erano spesi per sostenere il progetto di ricreare un partito unitario di destra che superasse Fratelli d’Italia. Invece no, l’assemblea della Fondazione An riunitasi per due giorni all’hotel Midas ha stabilito che ad agitare sui suoi vessilli il simbolo con la Fiamma sarà ancora il partito di Giorgia Meloni. Ma il prezzo da pagare è salato: l’ennesimo frazionamento di una destra che da sei anni non trova pace. «Le strade si dividono qui» tuona la Meloni appena incassata la maggioranza in assemblea, certificando di fatto il divorzio (l’espulsione?) con i sei «quarantenni» che l’avevano sfidata. Alcune ore prima, a giochi non ancora fatti, era stata ancora più dura: «La mia destra non è quella di Fini e Alemanno».
Eppure l’intesa sembrava a portata di mano. Le trattative sono andate avanti inutilmente fino alle 5 di domenica mattina. Il termine per presentare le mozioni è stato spostato dalle 10 alle 11.30 per tentare un ultimo accordo. Niente da fare. Da una parte i Fratelli d’Italia non accettavano che venisse messo in discussione il loro percorso cominciato dal 2011, dall’altra i «quarantenni» giudicavano inaccettabile il «sentirsi ancora una volta ospiti in casa altrui». «Nessuno mette in discussione Fratelli d’Italia, ma o si azzera tutto o non si va da nessuna parte». «Ci vorrebbe un’amnistia togliattiana» scherzava Antonio Buonfiglio.
Così sul tavolo arrivano tre mozioni. Quella dei «quarantenni», quella di Nicola Bono che mira a togliere il simbolo di An a Fratelli d’Italia e quella firmata da La Russa, Gasparri e Matteoli che sostanzialmente lascia lo status quo promettendo, però, l’indizione nei prossimi mesi di un congresso «aperto» del partito della Meloni.
Proprio le firme dei tre ex colonnelli provocano l’ironia della fazione alemanniana. «La vostra mozione porta i nomi di chi ha ridotto la destra in macerie» attacca Antonio Tisci. Gasparri, spazientito, si morde la lingua e si sfoga nei corridoi: «Avrei voluto rispondergli che, se avesse portato in assemblea le macerie della casa di Montecarlo, magari avremmo ricostruito qualcosa da lì... Ma avrei causato una rissa, mi sono trattenuto».
Il vicepresidente del Senato ritira la sua mozione, la quarta, perché ha ottenuto che in nessuna delle altre si aprisse la strada all’uso «partitico» dei fondi della Fondazione. E, in quanto alla disputa politica, ironizza: «Vogliono costuire un matrimonio con le regole del divorzio...». Alla fine il suo sostegno - che per un giorno ricrea lo storico asse con La Russa - si rivelerà determinante.
L’ombra di Fini, si diceva. L’ex leader non è neanche iscritto alla Fondazione, ma sono in tanti quelli che raccontano di sue telefonate (o della fedelissima Rita Marino) per «sponsorizzare» la mozione dei quarantenni. Non basteranno.
La discussione in assemblea viaggia su toni tesissimi: mentre parla La Russa, Alemanno si avvicina e colpisce più volte il leggìo: «Basta, non devi più nominarmi». Il presidente Franco Mugnai riesce a rasserenare gli animi solo con il ricordo dello scomparso Donato Lamorte, salutato da applausi unanimi.
Si passa alle operazioni di voto, e c’è chi riesce ad accapigliarsi persino sull’orario di chiusura dei seggi, mentre il delegato più anziano arriva a urne chiuse e si deve accontentare di un applauso della sala. Il risultato del voto è atteso da un silenzio carico di tensione interrotto solo dall’esultanza di alcuni delegati per il gol della Lazio al Frosinone. Mugnai legge il verdetto a pochi minuti dalle venti. Su 490 votanti e con una maggioranza assoluta fissata a 246 sì, l’unica mozione a passare è quella di Fratelli d’Italia, sostenuta da 266 delegati. I quarantenni si fermano a 222, la mozione Bono a 212.
Giorgia Meloni, fino a quel momento rimasta in disparte, spunta in sala per festeggiare e lanciare una stoccata ai quarantenni: «Non ho sentito da loro nessuna idea politica. E se togli le idee, resta solo la battaglia per la cassa...». La Russa, durante l’assemblea, era stato ancora più esplicito: «Non faremo prigionieri».
Dall’altra parte alemanniani e finiani si leccano le ferite e c’è chi non si capacita di alcune «conversioni» dell’ultimo minuto. «Tanti delegati sono stati richiamati alla disciplina di partito. O magari gli hanno promesso qualcosa» si sfogano. Ed è proprio questo il quadro finale di una giornata surreale: accuse incrociate e rapporti umani incrinati. Altro che destra unitaria, sulle ceneri di An rinascono solo altre diaspore.


4 commenti:

  1. Che spettacolo !!
    Forse li vedremo sparire tutti tra breve … post-missini post aennini …
    Alemagno ed i finiani-infigardi ( Menia-Bocchino-Landolfi-Malgeri-Ronchi ecc. ecc.) potranno ritirarsi solo in buon ordine e se daranno vita ad un altro piccolo aborto porterà via voti ai fardelli d’Italia che sono già nulli ….
    D’altro lato dell’aborto, i fardellini d’Italia , gabbianotti colleoppini e ciellini vari, che ri-vincono grazie all’appoggio del solito serpente Gasparri, come nel 1996 a Rieti, e che vivranno per sempre accodati e al cappio del nano di Arcore, con il solo scopo di danneggiare Salvini ed il suo espropio a destra.
    Tutto questo conferma solo quello che ho sempre sostenuto.
    Per tutta stà monnezza antropologicamente antifascista non esiste amicizia in politica ” o lealtà, figuriamoci se esiste il cameratismo, si sono accoltellati l’un con ,l’altro solo per strategie di c/c personale prossimo venturo.
    Destri-Traditori, Destri-Infingardi, Destri-Falliti Destri-trombati, Destri-serpenti,
    auto-annientatevi tutti e sprofondate per sempre nell’oblio

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  2. Le due vecchie anime del fronte della gioventu romano anni 80 '' Parenti-Serpenti

    http://www.iltempo.it/politica/2015/10/05/rampelli-fdi-1.1464558

    http://www.fascinazione.info/2011/05/mancinelli-sulla-vecchia-faida-alemanno.html

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  3. http://www.iltabloid.it/blog/2015/10/07/gianfranco-fini-meloni-quando-la-proposi-come-ministro-non-era-ancora-stata-folgorata-sulla-via-di-damasco/

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  4. http://www.iltempo.it/politica/2015/10/07/cara-giorgia-hai-preso-i-nostri-voti-e-ci-insulti-1.1465406

    E' una settimana che godo delle " cronache dal Pollaio delle Oche senza più passo " ...

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