martedì 8 dicembre 2015

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Matteo Salvini ha ancora molto da imparare da Marine Le Pen

(G.p) Il corpo elettorale francese chiamata domenica 6 dicembre al voto per il rinnovo dei consigli regionali ha scelto,senza se e senza ma, Marine Le Pen ed il Front National ed a far festa è anche l'italica destra. Da Giorgia Meloni, leader indiscussa di Fratelli d'Italia a Matteo Salvini si sprecano commenti entusiastici. Grande Marine Le Pen, viva il Front National, primo partito di Francia! Cambia la Franica, cambieranno anche l'Europa e l'Italia. Più sicurezza e più lavoro, con coraggio e onestà si può fare. Cosi scriveva su facebook il segretario della Lega Nord. In molti, ad onor del vero, considerano il felpato Salvini l'analogo della Le Pen in Italia. Al momento due sono le voci fuori da questo coro.
La prima è quella di Mario Colella, finissimo intellettuale partenopeo e conduttore del programma radiofonico Come pecore in mezzo ai lupi, la seconda è quella del giornalista transalpino Phillipe Ridet.
Voci fuori dal coro che pubblichiamo per intero.


"Credo sia assai difficile che Matteo Salvini possa diventare l'analogo della Le Pen in Italia. In primis, gli manca la cultura e, ad esempio, non ha la capacità di buttar giù un libro come "Pour que vive la France", con cui Marine affascinò perfino un marxista come Costanzo Preve.
Salvini ha lo stesso carisma del mio spazzolino per i denti. Fa guerra ad una parte del paese con argomenti tutto sommato moralistici mentre Marine tende ad unire più che dividere. Ma soprattutto cerca di mettere insieme delle paure ma senza dar loro uno sbocco di critica radicale ad un sistema, che è quanto si trova invece nella Le Pen.
 Chi di costei ha letto qualcosa sa di cosa parlo: un mix delle idee tradizionaliste della vecchia destra ed anticapitalismo radicale che va oltre gli schieramenti (qui da noi lo chiamano populismo o tirano fuori l'argomento dell'antifascismo senza capirci naturalmente un tubo).
 Ah, dimenticavo, non v'è traccia di islamofobia nella francese, come di recente evidenziato da Buttafuoco (l'articolo sulla destra italiana definita " bar dello sport"). Resta nella Le Pen il tema della xenofobia, che dovrà chiarire in un senso o in un altro. Dovesse scegliere l'idea del contingentamento dell'immigrazione ma stemperando la paura dello straniero in quanto tale ed anzi arruolando immigrati, occuperebbe anche ed ancor di più uno spazio a sinistra. Diventando il referente di Putin in Europa, probabilmente la fine del vecchio bollito disegno europeista a favore dell'idea francesissima dell'Europa delle patrie di De Gaulle. Non mi entusiasma ma questo è."



"Alleato del Front national (Fn) al Parlamento europeo, il leader della Lega nord Matteo Salvini è stato tra i primi a festeggiare i risultati del primo turno delle regionali del 6 dicembre in Francia: “Brava Marine! La Francia cambia, presto toccherà all’Europa e all’Italia”. In risposta, la presidente del Fn gli ha augurato “lo stesso successo” alle “prossime elezioni”.
Al di là di queste classiche smancerie tra alleati, occorre notare che la situazione delle due formazioni politiche è molto diversa. Marine Le Pen e Matteo Salvini giocano in due campionati diversi, con regole differenti: sistema presidenziale a doppio turno da una parte, sistema parlamentare dall’altra, anche se la nuova legge elettorale approvata in Italia dovrebbe spianare la strada a un ballottaggio alle elezioni legislative da cui dipende la scelta del primo ministro.

Inoltre, se il Front national rimane ampiamente ostracizzato e non controlla nessuna amministrazione locale a parte qualche municipio, la Lega nord comanda da tempo in centinaia di comuni, una decina di province e due regioni, la Lombardia e il Veneto, grazie all’alleanza stretta nel 1994 con i diversi partiti guidati da Silvio Berlusconi. Alcuni esponenti della Lega hanno regolarmente avuto incarichi nei governi presieduti dal magnate delle telecomunicazioni.

C’è un’altra differenza. Mentre l’Fn è ormai pienamente radicato su tutto il territorio francese (fatta eccezione per la Bretagna, la Corsica e l’Ile-de-France), la Lega non è ancora riuscita a conquistare posizioni al di fuori dell’Italia settentrionale, nonostante gli sforzi dei suoi leader che hanno progressivamente abbandonato le loro aspirazioni secessioniste. Il Mezzogiorno resta per la Lega una terra di frontiera. Marine Le Pen è presidente di un “Fronte nazionale”, Matteo Salvini dirige invece un fronte regionale.

Inoltre, se Le Pen in Francia incarna da sola (o quasi) la retorica populista approfittando della paura, Salvini deve affrontare la concorrenza del Movimento 5 stelle, ugualmente antieuropeo e molto reticente sulla questione dell’accoglienza ai migranti. Beppe Grillo, che è spregiudicato quanto Salvini, si è sempre presentato come un argine alla deriva dell’Italia verso l’estrema destra. E per ora gli eventi gli danno ragione.


Ultima precisazione: mentre il partito di Le Pen sfiora il 30 per cento dei voti ed è ormai il primo partito francese, la Lega nord vive ancora delle promesse di successo che le attribuiscono i sondaggi, secondo cui sarebbe il primo partito di destra in Italia con il 15 per cento delle intenzioni di voto. Ma il suo miglior risultato nazionale resta il 10,8 per cento ottenuto alle legislative del 1996, quasi vent’anni fa."

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