Il giudice Salvini scrive al compagno di scuola Serra: gli islamici non sono le BR - <b>FascinAzione</b>

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giovedì 8 gennaio 2015

Il giudice Salvini scrive al compagno di scuola Serra: gli islamici non sono le BR

Ragionando a caldo sull'omicidio di massa al Charlie Hebdo, ieri pomeriggio delineavo alcuni tratti del profilo degli assalitori:
 le parole pronunciate, la scelta delle armi, la confidenza nell'uso di uno strumento 'rozzo' come il kalashnikov, la freddezza dimostrata (il primo uomo a salire a bordo ha aspettato con la portiera aperta finché l'ultimo miliziano non è salito in auto) dimostrano in tutta evidenza che ad agire è stata una piccola cellula di miliziani islamici che ha maturato esperienza di guerriglia urbana in uno dei diversi scenari attivi. 
La svolta serale delle indagini, nonostante i diffusi dubbi insorti per i diversi 'errori' commessi dai due fratelli franco-algerini, sembra confermare le prime intuizioni. Oggi pomeriggio abbiamo ricevuto un contributo importante da uno che ha notevole competenza in materia: una lettera aperta del giudice Guido Salvini al suo compagno di scuola e di militanza giovanile Michele Serra, per confutare il suo pezzo di oggi su La Repubblica, La pubblichiamo ben volentieri

Mio caro Michele,
la strage al Charlie Hebdo fra le innumerevoli di questi ultimi anni è quella che mi ha più impressionato, anche sul piano sentimentale. A 60 anni succede, mi ha fatto davvero male. Ha rievocato momenti dell’adolescenza quando, agli inizi degli anni ’70 ogni sabato  con i miei compagni di classe passavo quasi l’intero pomeriggio alla Milano Libri di via Verdi, prima libreria di comics, compravamo i numero di Linus e tra i tanti fumetti, da Charlie Brown a Valentina di Crepax, leggevamo, forse sbirciavamo, le vignette di Wolinski, piuttosto scollacciate, che attiravano non poco noi adolescenti. Facevano parte, come tutta la rivista Linus, di un rifiuto libertario, allora fecondo, del mondo borghese e moralista intorno a noi, anche se ormai prossimo al capolinea. Nessuno di noi avrebbe mai pensato che Wolinski e altri come lui potessero essere uccisi, solo per le loro vignette, da fanatici vestiti da zombie. In quel gruppetto di compagni di scuola, liceo Manzoni sezione B, c’eri anche tu Michele, abbiamo discusso di politica e di tanto altro per anni, in genere con opinioni discoste come tutti coloro che stanno a sinistra, io più di te, e siamo ancora amici dopo 50 anni. Non credo che te ne avrai a male se,  legittimato  da queste antiche discussioni, ti propongo una correzione del punto di vista.
Nel tuo commento subito dopo la strage di Parigi  hai paragonato gli estremisti islamici in qualche modo alle Brigate Rosse con l’invito al restante mondo musulmano a reagire e a non trattarli come “compagni che sbagliano” o meglio “credenti che sbagliano”. E’ un paragone, a caldo subito dopo l’assassinio di tuoi “colleghi”, che può forse tranquillizzare il lettore medio di Repubblica e la sinistra benpensante. Ma non funziona, non è così.  Mi sento di dirlo dato che quello che scrivi, spesso giustamente, ha più lettori e più influenza di tanti fondi di autorevoli e saccenti opinionisti e di tante ripetitive dichiarazioni di politici.
Ho conosciuto bene come magistrato le Brigate Rosse e centinaia di loro militanti e di gruppi affini. Sono state l’espressione di un ’68 che stava concludendo il suo ciclo, dopo conquiste non disprezzabili sopratutto nel campo dei diritti civili e sociali e in quello dello spirito critico. Non hanno reclutato più di un paio di migliaia di giovani , si impegnavano anche per un un anno per colpire anche un singolo obiettivo, magistrato o poliziotto e, per quanto efferate fossero le loro azioni, non hanno mai ucciso civili in modo indiscriminato.  Non sono riuscite mai  a “liberare” neppure un villaggio del nostro paese dallo Stato Imperialista delle Multinazionali, non hanno disarticolato, salvo forse con i riflessi politici del sequestro Moro, nessuna parte dello Stato che combattevano. Anche se hanno resistito più di gruppi simili degli altri paese europei e nonostante qualche sussulto anche abbastanza recente, la loro sorte era segnata e sono state “disarticolate”, loro sì, dalla magistratura e dalla polizia e sono scomparse insieme alle grandi fabbriche in cui avevano i loro punti di forza. Sono state una tragedia ma non un pericolo.
Con l’Islam oggi è ben diverso. Tecnicamente non si tratta di semplice terrorismo, il terrorismo è semmai solo uno dei mezzi, ma di un movimento, direbbe Alberoni, allo stato nascente che ha avviato una guerra globale che tocca ormai quasi tutti i paesi del mondo. Nasce dall’interno dell’unica grande religione che ha avuto come fondatore un capo militare, Maometto,  e che si pone, su questo tutti i musulmani sono d’accordo, come rivelazione finale che rende inutili ed erronee le precedenti. Ciò spiega come cristiani ed ebrei, ovunque  l’Islam ha superato la massa critica ed è diventato dominante, siano residui destinati ad essere tollerati per un pò, senza diritto di far proselitismo prima di estinguersi e sparire come ormai in tutto il Medio-oriente. E sopratutto l’Islam non ha un’autorità centrale. Una situazione che unita al ruolo del Corano,  libro non solo ispirato da Dio ma parola di Dio incarnata rende del tutto artificiale la giustificazione da noi tanto in voga  secondo cui chi vuole uccidere tutti gli “infedeli” non sarebbe un pezzo del vero Islam, religione di pace. Per sostenere basta non sapere che il Corano è scritto come un diario con versetti dettati a Maometto dalla gioventù sino alla vecchiaia, quelli più tardi sono i più cattivi e intolleranti, ma tutti parola di Allah e in essi si trova tutto e il contrario di tutto.  Ragione per cui ogni pezzo dell’Islam può porre a fondamento della sua azione quelli che preferisce, come se per identificare uno di noi  valessero  tanto le parole scritte  nei diari che usavamo al liceo Manzoni quanto gli articoli che scriviamo oggi. Quindi tanto il più feroce qaedista uccisore di vignettisti quanto il più pacifico mistico sufi vanno essere considerati a buon diritto musulmani. E’ così.
E comunque nel corso dei secoli si sono formati codici culturali comuni. Per tutti i musulmani, anche il pacifico droghiere sotto casa è pressochè ovvio che la blasfemia, umorismo compreso, vada punita, cambia solo il grado di punizione, che l’apostasia, cioè cambiare religione lo stesso, che l’uomo e la donna non siano uguali, e che gli hadith religiosi debbano regolare buona parte della vita civile,  dal cibo alla libertà di espressione.
E senza una guida centrale il travaso da un pezzo all’altro del’Islam, da quello moderato a quello radicale per intendersi, è abbastanza semplice, anche improvviso, facilitato dall’attrattiva nascente che hanno i mass-media dei predicatori più invasati. Solo i sunniti sono al mondo più di 900 milioni. Se ISIS, Al Qaeda e simili ne hanno dalla loro parte anche solo il 3% si tratta di 30 milioni di persone decise a purificare ogni angolo del mondo a fil di  spada. Se ne convincono il 10%,  quasi 100 milioni con un potenziale offensivo molto sofisticato e insieme molto semplice. Basta investire con l’auto il primo “infedele “ che ti capita davanti In confronto le Brigate Rosse con le loro “colonne” di 20 militanti, i loro noiosi comunicati  e le quattro pistole e i due mitra rapinati in una armeria erano delle formiche.
Questa è la situazione. Basta riconoscerla. Per Houellebecq e il suo “Sottomissione” che, sin dai primi  giorni della sua uscita, sembra il libro di una profezia che si avvera, non c’è soluzione. Per lui l’Occidente, che pure ama, è troppo marcio e sfinito per reagire, non ne ha più nemmeno il diritto. Certo arroganza e divinità delle merci hanno fatto la loro parte per arrivare alla  situazione in cui ci troviamo ma sarebbe troppo lungo parlarne qui. Per altri bisogna semplicemente prepararsi alla guerra sperando di non avere quinte colonne disfattiste all’interno dei confini. Per te Michele e per molti bisogna fare appello ai musulmani “moderati” perché condannino i “compagni che sbagliano” formula però che sa un po’ di vecchio, di corteo sindacale e di comizio degli anni ’70.
Non ho soluzioni, come è ovvio. Bisogna però seguire  almeno tre principi. Chiamare le cose con il loro nome.  La violenza più grossa è quella contro le parole e il loro significato. Almeno non bisogna fare come il nuovo Procuratore Capo di Torino Armando Spataro che ha esortato i giovani giornalisti, e implicitamente tutti i nostri  colleghi, a usare sempre la dizione politicamente corretta e cioè terrorismo “cosidetto” islamico. Come dire “sedicenti” Brigate Rosse, ma al tempo  non le chiamava cosi.
Rivolgersi poi ai musulmani senza presunzione  ma senza “sottomissione”. Spiegare loro, in ogni situazione pubblica, che quanto sta avvenendo non è comunque “colpa degli altri”, cioè di antiche colpe dell’Occidente, tipica e ipocrita giustificazione, ma esclusiva responsabilità di chi lo commette. E che potrebbero, invece di spostare la colpa all’esterno, cominciare a guardare un pò dentro la loro religione e chiedersi ad esempio perchè dopo secoli sciiti e sunniti si ammazzano ancora tra loro e perchè l’Islam produce un così alto numero di psicotici religiosi.
E terza cosa avere la determinazione di difendere la nostra libertà più grande, quella di espressione, quella che viene da quei  Lumi che Houellebecq teme siano spenti Ricordare Wolinski e i suoi amici pubblicando, anche se a tanti non piacciono, su tutti i quotidiani qualche vignetta dissacrante sui più diversi argomenti, non solo sull’Islam, per ricordare che questo è un paese libero.
Magari anche qualche vignetta degli anni ‘70 quando con Michele e gli altri compravamo Linus  e del “potere” di allora, comunque non troppo spaventoso, non avevamo certo timore.

                                                                                            Guido Salvini
                                                                                               magistrato 

3 commenti:

  1. A mio parere, bisogna distinguere non solo tra gli islamisti e le Br, ma anche tra le prime Br (quelle di Alberto Franceschini e di Mara Cagol) e le seconde (quello di Moretti e di Senzani): solo le prime sono state genuinamente comuniste. Le seconde non furono comuniste ma ATLANTICHE (vedi i post del mio blog intitolati "Come le Br divennero atlantiche") ed erano controllate da personaggi come Corrado Simioni ...

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  2. Non diciamo cazzate.
    Simioni, come del resto Moretti, c'era anche nelle primissime BR, se ne andò solo dopo la scissione del suo Superclan.
    E Simioni non era "atlantico" ma "sovietico".
    E se ne andò a Parigi con la "benedizione" del Pci che, tramite l'allora suo responsabile giustizia, l' Avvocato Malagugini, peraltro anche zio di uno dei massimi esponenti dello stesso Superclan, trattò con loro la "resa" ed il loro riparare in terra di Francia, ovviamente non senza il consenso della Dc che allora governava.
    Difficile pensare che il Pci abbia voluto favorire così degli "agenti atlantici".
    Moretti e Senzani poi messi insieme ... personaggi diversissimi ed anche tra loro "arcinemici" ... come se fossero la stessa cosa .... dimostra, nella migliore delle ipotesi, un pressappochismo di bassissima lega.
    E, in ogni caso, tutto questo che c'entra col discorso ben più ampio e nel merito più che condivisibile del giudice Salvini ?

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