Strage di Bologna, botta e risposta tra Paradisi e Persichetti. E sono d'accordo su Di Vittorio ... - <b>FascinAzione</b>

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giovedì 1 novembre 2012

Strage di Bologna, botta e risposta tra Paradisi e Persichetti. E sono d'accordo su Di Vittorio ...

(umt) C'è una nuova puntata sul caso Mauro Di Vittorio, la vittima della strage di Bologna che l'onorevole Raisi ha improvvidamente promosso a incolpevole responsabile (avrebbe trasportato lui l'esplosivo per conto di Carlos e sarebbe stato vittima di un incidente o di un sabotaggio). A smontare definitivamente qualsiasi illazione sulla vicenda ha provveduto un'inchiesta di Paolo Persichetti (l'ex brigatista che nella latitanza parigina aveva avuto tempo e modo di avviare una promettente carriera di studioso a cui è stato strappato da un'iniziativa senza fondamento della Procura bolognese) di grande qualità giornalistica, pubblicata in più puntate sul suo blog Insorgenze. Poiché Fascinazione è stata la prima testata giornalistica a occuparsi approfonditamente della "pista Raisi", a partire dall'intervista di aprile del parlamentare finiano in cui venivano adombrati i primi dubbi su un "autonomo romano" è qui che Valerio Cutonilli, un avvocato appassionato delle vicende storiche degli anni di piombo, ha ritenuto di intervenire per porre qualche domanda a Persichetti. Nella sua replica il blogger ha tirato in mezzo la "banda dei quattro", cioè il gruppo di giornalisti e ricercatori che anima il sito "Segreti di Stato" e il giornale "Liberoreporter" che da anni sostiene invece la fondatezza della pista tedesco-palestinese, innescando a sua volta la reazione di uno dei quattro, Gabriele Paradisi (nella foto).
Con una modalità anomala, di rovesciamento crono/logico, Persichetti pubblica prima la sua replica e poi la lettera. La  discussione è interessante, anche perché i due soggetti concordano sulla questione di fondo e cioè della totale infondatezza dei sospetti su Mauro Di Vittorio. E quindi non è una considerazione pilatesca la mia se sostengo che entrambi hanno ragione. Ovviamente se discussione c'è stata, e vera, vuol dire che ci sono elementi reali di dissenso: e allora in questo caso si può simmetricamente sostenere che entrambi hanno torto. Comunque al di là del gioco sofistico proviamo ad entrare nel merito, rispettando la procedura di Persichetti. E allora mi sento di dire che ha fatto bene a contestare a Paradisi e agli altri, a partire dalla approfondita intervista allo scrittore Macchiavelli, il gioco di sponda e di intreccio che a lungo hanno fatto con Raisi e il suo lavorio. Ma al tempo stesso sbaglia a non prendere atto che la loro posizione (è Paradisi ad affermare che esprime un punto di vista collettivo) è chiara e netta: Mauro Di Vittorio è una vittima di cui non si sarebbe neanche dovuto parlare. Perché nella ricerca storica non è importante da dove si è partiti ma è il punto a cui si è arrivati.

9 commenti:

  1. E' finito l'ultimo depistaggio sulla strage di Bologna. E con la sua miserabile conclusione si è meglio messo in evidenza il metodo sbagliato che fungeva da supporto anche alla "pista teutonico-palestinese", cioè al penultimo depistaggio.
    Adesso rimane da fare una riflessione filosofica: chi è davvero innocente di un crimine come quello di Bologna del 2 agosto 1980 non ha bisogno di inventare questa o quella variante della "pista palestinese" per dimostrare la propria innocenza. Se lo fa - come ha fatto finora un personaggio famoso utilizzando strumentalmente sia Raisi che Pelizzaro e compagnia - vuol dire che è davvero colpevole.
    Spero che per i prossimi 50 anni non inventi qualche altro capro espiatorio! Ne ha inventati già troppi!

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  2. Caro anonimo
    Prima di tutto una domanda semplice semplice? Perché non usa il suo vero nome e cognome? Non ha forse il coraggio di sostenere con la sua faccia (la mia, nonostante non sia il massimo, è stata messa in bella evidenza dall'amico Ugo Maria) le parole che scrive?
    Detto questo le dispiacerebe segnalare a me e ai lettori "il metodo sbagliato che fungeva da supporto anche alla pista teutonico-palestinese", da lei definita depistaggio? Già che c'è vorrebbe in due parole sintetizzare in cosa consisterebbe la suddetta pista e quali argomenti l'avrebbero declassata a depistaggio?
    Grazie

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  3. Signor Paradisi continui per altri 50 anni a usare il metodo sbagliato basato sulle veline (di per sé discutibili) dei servizi segreti "comunisti" di molti decenni fa.
    Continui a dare credito alle chiacchiere di uomini che hanno lavorato per lo Sdece.

    Nessuno la critica più di tanto per questo. Ognuno è libero di fare il lavoro che più gli piace.
    Tuttavia, mi pare che Lei non abbia capitr il senso del mio commento.
    La riflessione filosofica non era affatto riferita a lei. Perché ha sentito il bisogno di rispondere qui? Su questo blog ci sono decine e decine di articoli e interventi che smentiscono le ipotesi sulla pista teutonico-palestinese e anche le recenti analisi di Pelizzaro sul Papago.
    Con i teoremi non si va da nessuna parte. Si ragioni a partire dai fatti certi e mai dando un valore assoluto a delle mere ipotesi.
    Distinti saluti

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  4. Signor anonimo lei parla di decine e decine di articoli ed interventi che su questo blog smentirebbero la pista palestinese. Io non ne ricordo nemmeno uno. Me li può indicare per favore? Sono curioso di vedere con quali argomenti la suddetta pista verrebbe a suo dire smontata. Così come vorrei capire quali sarebbero le smentite dell'analisi di Pelizzaro sul Papago. Anche questa presunta confutazione mi è sfuggita. Attendo che lei mi illumini. Per quanto riguarda i documenti su cui noi lavoriamo sono tanti e provengono da moltissime fonti diverse non solo dagli archivi Stasi (peraltro rapporti interni che senza la caduta del muro sarebbero rimasti tali... difficile sostenere che si tratti di veline depistanti, non trova?). Comunque concordo con lei almeno su un punto. Si deve ragionare sui fatti certi e, aggiungo io, sui documenti. Metodo che non mi pare lei adotti.

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  5. Caro Anonimo,
    non incavolarti troppo! La situazione è chiara!
    Paradisi ha la coda di paglia. Risponde al posto di un cocainomane e assassino all'Arancia Meccanica!
    A questo punto sorge spntanea una domanda: perché Paradisi non ha mai scritto un libro per dimostrare l'innocenza del suo sponsor?
    Perché Paradisi non ha mai spiegato il motivo per cui il suo sponsor (condannato a svariati ergastoli) veniva ospitato nel Veneto da Rita Stimamiglio (sorella di un amico dello stargista e depistatore di Stato Amos Spiazzi)?

    Una zona grigia collega lo sponsor di Paradisi ai servizi segreti di Gelli, alla Ftase di Verona e al signor Amos Spiazzi.
    Perché Paradisi nei suoi scritti sulla strage di Bologna non parla mai di queste cose?
    Dal mio punto di vista il signor Paradisi - anche se fosse in buona fede - non è MAI attendibile quando parla della strage di Bologna perché risulta essere troppo amico dello sponsor che lo sostiene e perché non hai mai criticato nel suo sito (segreti di stato) le stronzate di Raisi su Mauro Di Vittorio.

    Vincenzo Sbardella

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  6. Signor Paradisi,
    a mio parere lei è il più onesto a livello intellettuale fra coloro che sostengono la "pista palestinese". Ciò non toglie che il teorema da lei sostenuto comprenda solo ed esclusivamente dele STRONZATE colossali.

    Perché lei non ha mai preso le distanze dalle sciocchezze di Pelizzaro sul Papago?
    Legga qui, tanto per dirne una, http://www.fascinazione.info/2012/09/lavventura-del-papago-overo-perche-le.html

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  7. Il signor Vincenzo Sbardella è invitato a contattarmi via email: umtfacetwitter@gmail.com

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  8. Gentile signor Paradisi,
    essendo di scuola andreottiana, ho pensato male ma non ci ho azzeccato. Mi dice il signor Tassinari, di cui ho stima, che lei non è amico di Fioravanti e non ha sponsor. Non ho difficoltà a dargliene atto. Resta tutto il dissenso per quello che lei ha scritto (e anche quallo che non ha scritto) sulla strage di Bologna.

    Vincenzo Sbardella

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  9. Caro Signor Sbardella
    il dissenso è legittimo, addirittura stimolante laddove spinge ad approfondire una ricerca per rendere più forte e inconfutabile una determinata teoria, ma non può mai scadere, tra persone civili, nell'insinuazione o nella diffamazione. C’è solo un metodo, tra le persone civili, per rendere le discussioni costruttive ed evitare che finiscano in rissa ed è quello di conoscere la materia. Studiare dunque, leggere, per costruirsi un’opinione fondata sui fatti e non sulle sensazioni. Le confutazioni serie sono quelle che mettono in discussione un argomento con altri argomenti, non certo con gli insulti. Mi pare che lei, che voglio illudermi ancora sia una persona civile, oltre a non conoscere minimamente il nostro lavoro abbia dato solo sfogo al suo istinto, tirando conclusioni azzardate e offensive sulla mia persona. Se la battuta di Andreotti evidenziava lo spessore e la saggezza del personaggio nel suo caso evidenzia solo la mancanza di educazione. Raramente Andreotti ha parlato senza conoscere l’argomento e le persone a cui si rivolgeva. Non si può dire altrettanto di lei che ha dovuto attendere che l’amico Ugo Maria la informasse sul mio conto per scrivere una molto timida rettifica. Ne prendo atto, ma la invito a pesare d’ora in poi le parole. Con me e con chiunque altro. Il confronto è bello quando è leale e rispettoso.
    Saluti
    Gabriele Paradisi

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