Raisi e la pista rossa: quando il romanzo di una strage è ambientato a Bologna - <b>FascinAzione</b>

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lunedì 7 maggio 2012

Raisi e la pista rossa: quando il romanzo di una strage è ambientato a Bologna


(umt) Da quando mi sono preso la briga di sollevare il caso della pista alternativa sulla strage di Bologna evocata dall'onorevole Raisi nella più agghiacciante indifferenza mi sono anche preoccupato di trovare qualche riscontro ma nessun militante dell'autonomia romana (e neanche dell'Autonomia organizzata) si ricorda di aver conosciuto come militante Mauro Di Vittorio. "E' un brutto film - mi spiega accorato una fonte a cui sono particolarmente legato - un compagno non può averlo fatto. E poi pensaci bene: come hanno scovato Picciafuoco ferito sotto falso nome figurati se l'elenco dei morti non l'hanno rivoltato come un calzino. E' proprio un brutto film".  
Si è sbagliato di poco il mio amico: non di un brutto film si tratta, ma di un bel romanzo o meglio di un romanzone. Dedicato alla strage di Bologna. Dalla trama decisamente barocca. 

Il pretesto narrativo è l'incrocio di tre personaggi a Bologna il 2 agosto 1980. Una, Claudia, è una proletaria che ha cominciato a lavorare a 14 anni perché rimasta senza padre ma è riuscita a laurearsi in sociologia e al tempo stesso a diventare una leader del '77 bolognese. E' appena rientrata dalla Cecoslovacchia con la sua 2cavalli portando con sé due kalashnikov. Ha appuntamento con il suo ragazzo, un giovane di autonomia chiamato Daniele, che sarebbe arrivato con l'Ancona-Basilea ma nel periodo precedente aveva fatto un viaggio a Parigi, dai compagni. Il loro gruppo di provenienza viene chiamato Autonomi Gruppo Selvaggio. Quando lei scopre che il ragazzo è una delle vittime giura a se stessa che farà qualsiasi cosa per smascherare i colpevoli. Impietosamente un carabiniere - l'Arma la tampina per il traffico d'armi - le svelerà il terribile segreto: Daniele è il responsabile del massacro. Una strage non voluta perché la valigia portata da Daniele viene a contatto con un sofisticato congegno trasportato da un'emissaria dei poteri occulti. Perché ovviamente il contesto è quello classico di tante narrazioni dietrologiche: mafia, massoneria, dc, Magliana e fascisti vari. Lo stesso Daniele era stato arruolato da Dalla Vita (Dalla Chiesa) e fatto infiltrare tra i neri all'insaputa di Claudia. Comunque neanche Dalla Vita è il responsabile della strage.
Il romanzo, a sua volta, ha una storia romanzesca. Leggiamola nella schedina editoriale dell'Einaudi:
Strage uscì in libreria per Rizzoli il 28 maggio del 1990, mentre si celebrava il processo d'appello contro gli esecutori della strage del 2 agosto del 1980 alla stazione di Bologna. Il libro rimase sugli scaffali solo una settimana: il 3 giugno, infatti, a seguito della denuncia di uno degli imputati - che compariva nell'opera e si riteneva diffamato -, il tribunale di Milano ordinò il sequestro immediato delle copie del romanzo, che sparì dalla circolazione. Loriano Macchiavelli, che aveva firmato Strage con uno pseudonimo - assumendo l'identità fittizia di Jules Quilcher, esperto di problemi di sicurezza in una multinazionale svizzera -, si trovò allo scoperto, a fronteggiare una denuncia: Macchiavelli venne assolto ma solo oggi, nel trentesimo anniversario dell'esplosione che uccise 85 persone, il romanzo torna in libreria, praticamente inedito:
«È un libro di docufiction, scritto quando il concetto ancora non esisteva. I romanzieri da sempre lavorano con la fantasia sulla realtà. Io ho scelto una realtà dolorosa, misteriosa, inquietante. È un diritto dello scrittore svelare con la scrittura quel che viene tenuto nascosto dagli interessi e dai poteri. Quando pronunciò il suo celebre "io so", Pasolini questo intendeva. Non è significativo che un libro di fiction sia stato assolto per aver esercitato il diritto-dovere di cronaca?»
In Strage, tre personaggi convergono alla stazione di Bologna alle 10.25. Un ex agente dei servizi di sicurezza di Francia - diventato investigatore -, uno scienziato proveniente da una base spaziale della Guyana e una ragazza con due Kalashnikov, nascosti sotto la «pancia» della sua 2 cavalli: «non si conoscevano, non si erano mai incontrati, ma erano destinati a incrociare le loro esistenze nel corso di avvenimenti che avrebbero sconvolto la vita italiana».
Uno dei maestri del noir del nostro paese per un'opera di fantasia, basata su documenti ufficiali e dati emersi dalle indagini, informazioni amalgamate a personaggi immaginari per alimentare un intreccio serrato, sostenuto da ipotesi stupefacenti. Potere, dolore, interpretazioni, per ricordare e riflettere su uno degli eventi più tragici e controversi del dopoguerra. «Il mio omaggio a quegli innocenti, sono felice di poterlo finalmente rendere», scrive Macchiavelli.

Una docufiction, quindi. Tesi avvalorata dall'autore della prefazione
Solo un grande scrittore di intrecci polizieschi poteva cimentarsi con la descrizione di poteri sommersi, di crimini mafiosi, di trame destinate a restare in gran parte oscure. (...) Macchiavelli ci fornisce la dimostrazione che la realtà in Italia è in grado di competere con le più ardite fantasie letterarie. Che qui da noi nulla è impossibile e tutto può accadere, perchè tutto è già accaduto.
Un grande critico letterario? No. Uno che queste cose le conosce bene. Parliamo infatti di Libero Mancuso, che da pubblico ministero ha condotto l'inchiesta e il dibattimento che ha portato alla condanna per la strage di Valerio Fioravanti e Francesca Mambro 

14 commenti:

  1. Se c'è la prefazione di Libero Mancuso possiamo stare tranquilli...

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  2. Complimenti per questo piccolo(ma grande) scoop. La vera fonte d'ispirazione della "pista rossa" del finiano Raisi è il romanzo di Macchiavelli! Facciamolo sapere in giro su Internet, nei blog e in tutti gli altri social network.

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  3. ...ma libero mancuso è parziale! al di la dei dubbi che chiunque può avere sul coinvolgimento o meno di Francesca e Valerio nella strage, mancuso prende per buone "prove" tirate per i capelli, indizi che spesso sono risultati inesatti o completamente inventati!
    ho paura che la verità su Bologna non verrà mai fuori, troppo in alto e troppo potenti le parti attrici...
    Massimo (Monza)

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  4. Mancuso fece di tutta un'erba un fascio. Si commportò quasi come Calogero contro l'area dell'autonomia. Ciò non significa che Mambro e Fioravanti siano innocenti perché, stante i loro ("indiretti") rapporti con Carlo Digilio e l'accusa di Terza Posizione secondo cui mangiameli - ucciso da valerio fiorvanti - sarebbe stato la 86esima vittima della strage di bologna, gli indizi contro di loro sono davvero tanti (anche al di là delle chiacchiere di questo o quel "pentito").
    Su Ciavardini il discorso è diverso: lui aveva 17 anni all'epoca, non sapeva e non poteva sapere nulla di esplosivi e, a differenza di Fioravanti&Mambro, era alto 1,80 cm -con tanto di cicatrice in faccia - e non sarebbe passato inosservato all'interno della stazione di bologna....

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  5. oltre agli indizi secondo me a pesare contro Mambro e Fioravanti c' è la loro totale mancanza di rispetto nei confronti della vita umana ben oltre alla normale violenza politica di quegli anni penso a mangiameli o alle 5 femministe quasi ammazzate alla radio di Roma. Mentre per altri potrei mettere la mano sul fuoco che non avrebbero mai ucciso indiscriminatamente per Fioravanti mi sento di poter dire che lui un centinaio di morti, di donne e di bambini non li sente sulla coscienza.

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  6. La retorica delle donne e dei bambini citati ad ogni piè sospinto, non regge più.Quasi che la morte di un uomo sia meno grave e dolorosa; simile retorica fu usata anche per gli ostaggi fucilati alle fosse Ardeatine.Siccome non bastava descrivere il "male assoluto" a sufficienza,ricordo che in una commemorazione delle vittime, l'oratore con toni veementi, inserì tra le vittime della rappresaglia gli immancabili donne e bambini. Dimenticando che tra le vittime vi erano solo maschi adulti! Per quanto riguarda il romanzo sulla strage, non capisco perché Loriano Macchiavelli, ricorri a pseudonimi, quando in realtà nella strage di Bologna fu coinvolto un ispettore della polizia francese in carne e ossa e cartilagine, che faceva parte del gruppo neonazista FANE.La realtà supera spesso la fantasia!

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  7. ma quell'ispettore della polizia francese (di cui sappiamo nome e cognome) era infiltrato nel gruppo neonazista Fane oppure pensava di essere un infiltrato nella polizia? mi pare che la prima ipotesi sia quella più ragionevole

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  8. Scusa tanto Ugo, ma qualche tempo fa avevi sostenuto che non avresti più accettato commenti anonimi... e non se ne sono mai visti tanti come ora!
    Fa piacere sentirsi sempre nel proprio Paese, con i suoi tratti distintivi, fra cui le buone intenzioni di cui è lastricata la nota via dell'Inferno.

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  9. Vero Andrea, ma ho anche comunicato che alla fine preferisco lasciare spazio alla creatività, con un minimo indispensabile di moderazione da parte mia. Tanto è vero che ho revocato il relativo disclaimer.

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  10. per me i commenti anonimi sono quelli che spesso tendono a non creare pregiudizi ideologici e a non leggere la storia con i soli criteri (unilateralisti e adialettici) della geopolitica (come fanno dal magistrato Priore a tanti studiosi - sia pur in buona fede - di "conflitti e strategie"). Conosco bene il pensiero del grandissimo intellettuale - di formazione marxiana e maoista - che dirige "conflitti e strategie" ma pure lui, spesso e non di rado, spara CAZZATE sulla storia degli anni '70. Capito, Andrea? e di Andrea nel mondo ce ne sono a MILIONI!

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  11. Caro anonimo delle 15.35 (già questo mi disturba: dover ricorrere all'orologio), io non ho capito nulla di quello che vorresti dire: è per questo che fai l'apologia dell'anonimato? Per poter produrre periodi che occorre rileggere tre volte e uscirne frustrati? Che Gianfranco La Grassa sia un grandissimo intellettuale è opinabile, ma che sugli anni '70 "spari cazzate" non ho avuto occasione di apprezzarlo. Tu potresti essere un troll qualsiasi e io sono un "Andrea" qualsiasi: se aggiungessi il mio cognome, diffusissimo, saremmo ancora MILIONI (maiuscolo, per essere alla tua altezza cognitiva): sei contento ora?
    Almeno tu, per ora, non hai dovuto aggiungere qui, in questo sito, "Andrea delle 22,15": non è poco per il buon gusto, non credi?

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  12. va bene l'indagare il vedere tutte le piste però secondo me uno come Enzo Raisi, il sostenitore della pista palestinese ed accusatore del defunto Di Vittorio, uno che su facebook http://www.facebook.com/enzo.raisi?sk=info come prima attività ha ISRAEL deve essere MANDATO A QUEL PAESE perchè perdere tempo con sta gente significa - come si dice dalle mie parti - ESSERE TRE VOLTE BUONO CHE VUOL DIRE ESSERE MONA.
    Non capisco come mai Adriano Scianca di Cpi gli vada dietro.... boh si vorranno tenere buono il terzo polo vista la fine che sta facendo il PDL.

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  13. Tra l'altro scopro che Raisi è pure un difensore del centro di allevamento Green Hill e un torero amatoriale.
    Hanno proprio ragione la Colla e gli animalisti, da chi gode nel veder soffrire gli animali ci si possono aspettare le peggiori infamie.

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