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Pescara, i capi ultras fermano la truppa in marcia contro il quartiere rom






(umt) Il coro è massiccio: centinaia di ultras biancazzurri rendono omaggio a Domenico Rigante, il leader dei Ranger ucciso al posto del gemello nel corso di una spedizione punitiva di romstanziali. Intonano un refrain agghiacciante: "Li cacciamo da Pescara". Usano, come gesto ritmico, indifferentemente il pugno o il braccio teso. La bara era stata portata ieri pomeriggio allo stadio per l'ultimo saluto prima della cerimonia funebre religiosa. I riti barbarici hanno una loro implacabilità. E così, stamattina, il raduno sotto al Comune che ha portato migliaia di giovani in piazza su quella feroce parola d'ordine, dopo la contestazione al sindaco di centrodestra, accusato di inanità, si è presto trasformato in un corteo spontaneo. A fermare l'orda, diretta con chiari intenti verso il quartiere rom, sono stati gli stessi capi degli ultras, compreso il fratello della vittima, il sopravvissuto.
Il sit-in sotto il Comune (foto Il Centro)
PS: Nel post di ieri dedicato alla tragedia di Pescara raccontavo del precedente varesino di Meggiorin, l'ultrà dei Blood & Honour ucciso da un neoimmigrato albanese  per aver fatto da paciere e delle violenze scatenate. Oggi, invece, è il caso di ricordare un episodio di segno opposto: il pogrom scatenato lo scorso dicembre a Torino, tra i partecipanti qualche ragazzotto di curva ma niente capi ultras, contro il campo nomadi perché una ragazzina terrorizzata da una famiglia oppressiva si era inventata uno stupro zingaresco per giustificare la volontaria perdita della verginità. Stavolta, invece, pur in presenza di un legittimo risentimento, la rappresaglia è stata fermata. Perché, come mi affanno a spiegare da un decennio contro certe dicerie dell'untore, quando esiste un gruppo dirigente e una struttura organizzativa normalmente non fomenta ma mette un freno alla rudezza pagana delle truppe ... 

6 commenti:

  1. Umt, dubito che mai nella storia una rappresaglia potrà essere motivata da "legittimo risentimento", in quanto una rappresaglia per definizione è una vendetta trasversale, in particolare nel caso di Pescara le uniche colpe delle potenziali vittime della rappresaglia sarebbero state quelle di condividere legami etnici o parentali con l'uccisore. Unica eccezione a quanto scritto possono essere le rappresaglie in ambito politico, in quanto per queste si può parlare di una "responsabilità collettiva" legata alla guerra civile tra due fazioni.

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  2. E perché. Per sua natura una rappresaglia è una pratica militare che colpisce appunto indiscriminatamente la popolazione civile del nemico. Quindi assaltare un quartiere per cacciare tutti i rom poiché uno di loro ha commesso un delitto stupido e feroce è una rappresaglia.
    In questo caso la (sempre deprecabile) rappresaglia è motivata da un legittimo risentimento (la rabbia e il dolore per l'amico barbaramente ammazzato per sbaglio). In altri casi la rappresaglia, vedi le Vallette a dicembre, era fondata su una calunnia: la ragazzetta che, avendo perso la verginità, si era inventato lo stupro per paura della famiglia che la sottoponeva periodicamente a controlli sull'integrità dell'imene.

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  3. Pescara rappresenta un caso assolutamente a sè. Con migliaia di rom residenti, e intorno a questa comunità molti criminali che però si integrano perfettamente con la criminalità autoctona. Quello che sta succedendo sa tanto di un regolamento di conti tra bande. Perchè nessuno parla dei curriculum dei capi ultras che guidano le manifestazioni?

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  4. Per lo stesso motivo per cui nessuno parlo' poi della ragazzetta: fa comodo a molti!

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  5. Beh guarda caso anche a varese i temibili Blood & Honor dediti alla caccia all'immigrato, poi andavano d'amore e d'accordo con gli spacciatori albanesi, almeno finché i pagamenti erano regolari e la droga buona.
    Alla fine l'economia extralegale vince il razzismo assai più del buonismo.

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  6. Lo stesso a Milano zona nord sponda inter...

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