#StragediBologna, gli sherpa della pista #palestinese prendono le distanze da #Raisi - <b>FascinAzione</b>

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sabato 28 aprile 2012

#StragediBologna, gli sherpa della pista #palestinese prendono le distanze da #Raisi


Nella discussione che si è sviluppata sul blog Fascinazione di Ugo Maria Tassinari sul presunto coinvolgimento del giovane di Autonomia operaia morto nella strage alla stazione di Bologna il 2 agosto 1980, che ha visto protagonisti l’onorevole Enzo Raisi e l’ex brigatista Sandro Padula, quest’ultimo ha citato più volte in modo selettivo il libro Dossier strage di Bologna. La pista segreta di Gabriele Paradisi, Gian Paolo Pelizzaro e François de Quengo de Tonquédec (Giraldi Editore 2010). Per correggere errori e imprecisioni che si riscontrano nello scritto di Padula, riteniamo utile proporre questa replica.

Aggiungiamo che non intendiamo occuparci della questione sollevata da Raisi, in quanto non abbiamo nessun elemento a riguardo e teniamo a precisare che detta questione non è mai stata citata nel nostro libro che ha preso in esame la cosiddetta “pista palestinese” solo ed esclusivamente da un punto di vista storiografico e rigorosamente attraverso lo studio e l’analisi di documenti.
Ecco le risposte a Padula, che abbiamo articolato estrapolando otto argomenti tratti dal suo intervento. Un altro argomento, ovvero le considerazioni sull’esplosivo eventualmente utilizzato per la strage alla stazione di Bologna, rimandiamo ad un articolo che sarà pubblicato sul settimanale LiberoReporter Week il 27 aprile 2012.
(umt) Così, appunto, i tre autori del Dossier Strage di Bologna sono intervenuti ieri nel dibattito da me suscitato - dopo aver offerto una serie di puntuali commenti individuali -  con un lungo articolo pubblicato sul loro blog e inviatomi per la diffusione in contemporanea, per la sua evidente natura di confutazione ai post firmati da Sandro Padula. Alcuni impedimenti materiali di una giornata particolarmente fastidiosa non mi hanno permesso di cogliere l'opportunità. Perché per la prima volta nella discussione ho avvertito l'esigenza di entrare nel merito. Come è noto questo tema ha grande rilievo in Fascinazione poiché per la strage di Bologna sono stati condannati definitivamente tre militanti della più nota banda dei Nar: Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini. Io, come tanti, ho maturato il fermo convincimento che si tratti di un errore giudiziario. Conclusione a cui sono giunto, a prescindere dall'assoluta fragilità dell'impianto accusatorio, proprio a partire dall'approfondita conoscenza che ho delle persone degli imputati e delle loro vite.
Conoscenze che invece mi mancano sulla "pista palestinese", ovvero sulle frange militariste della Resistenza palestinese e dei loro supporter tedeschi. Però quando leggo che tra gli elementi di raccordo tra Carlos e le Brigate Rosse c'è Giorgio Bellini non posso che alzare la mano e chiedere la parola, come si dice, per fatto personale. Per poi chiuderla a pugno, portarla alle labbra e fare un sonoro pernacchio. Giorgio Bellini è ontologicamente incompatibile con il terrorismo tanto quanto Fioravanti con la strage di Bologna. E le ragioni le spiegherò in un prossimo post. Per ora non mi resta che sottolineare, con l'enfasi del caso, che gli sherpa che hanno condotto gli inquirenti bolognesi sulla nuova "pista palestinese" prendono nettamente le distanze dai sospetti avanzati dall'onorevole Raisi su Mauro Di Vittorio, e invitarvi a leggere qui gli argomenti sviluppati dai tre esperti contro Padula.

6 commenti:

  1. Certi soggetti dovrebbero lasciar perdere le controinchieste se non sanno farle seriamente.
    Non fare nomi di persone se non si è sicuri sarebbe una regola basilare.
    Ricordo come per anni c'è stata un' inedita alleanza tra fasci e capanniani che dava per certi come autori dell'omicidio Ramelli un altro Bellini e gli autonomi del Casoretto.

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  2. Caro Tassinari, innanzitutto la ringraziamo di aver segnalato il nostro articolo, anche se è rimasto in primo piano sul suo blog per soli 83 minuti. Detto ciò non siamo d’accordo quando lei ci definisce: sherpa. A meno che con “portatori” lei non intenda “portatori di argomenti documentati che smascherano bufale e manipolazioni”. Ci dispiace che non abbia colto questo passaggio fondamentale. Anche quel cenno fugace a Giorgio Bellini, peraltro marginale nelle nostre analisi, che lei però utilizza per parlare d’altro, si basa su numerosi e precisi documenti che lei oltretutto dovrebbe conoscere poiché nella “Relazione sul gruppo Separat e il contesto dell’attentato del 2 agosto 1980” di Matassa e Pelizzaro, sono puntualmente richiamati dandone le esatte coordinate affinché chiunque sia in grado di fare i necessari e opportuni riscontri. Vogliamo metterli in dubbio? Con quali argomenti? Se esistono confutazioni le segnali. Non vedo altro modo per provare a sviluppare una discussione costruttiva. L’articolo è stato appena passato sul suo blog, quindi non vogliamo trarre conclusioni affrettate, ma temiamo, vista la premessa, che anche questa volta non si riuscirà a lasciar fuori i pregiudizi e i sentimenti (l’amicizia, la vicinanza ideologica, la nostalgia per una giovinezza ormai lontana). È umano e comprensibile ma serve a ben poco. Noi vorremmo, nel caso, essere contestati nel merito con argomentazioni documentate e precise che dimostrino, se possibile, l’inconsistenza dei nostri argomenti. Purtroppo da quasi sette anni a questa parte non c’è mai stato nessuno che abbia fatto ciò.
    Poi, sulle considerazioni circa la presa di distanza da Enzo Raisi per quanto riguarda le sue recenti affermazioni, noi abbiamo semplicemente ritenuto opportuno sottolineare che nel nostro libro non vi è traccia alcuna di questo argomento specifico su cui quindi, non avendo conoscenze e attenendoci al nostro metodo di lavoro, non riteniamo di prendere nessuna posizione. Viceversa, avendone piena competenza, intendevamo replicare ai numerosi errori fattuali contenuti nello scritto di Sandro Padula e crediamo di averlo fatto. È su questo che avremmo voluto ricevere eventuali obiezioni o critiche.
    Comunque, siamo abituati ormai a ricevere certe accoglienze. Dopo le accuse di “revisionismo”, “depistaggio” e di essere “prezzolati” (qui l’hanno fatto a vario titolo ex brigatisti e Carancini vari), arriva sempre la “pernacchia liberatoria” (questa volta dopo il pugno chiuso d’ordinanza). Il terzo stadio, normalmente, è il “passo e chiudo”. Vorremmo sperare, questa volta, che non sia così e si riesca a ragionare serenamente. Ma forse è pretendere troppo...

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  3. L'uso che faccio di sherpa è quello indicato da wikipedia:
    "negli ultimi anni tale termine viene usato per indicare anche i funzionari che preparano gli incontri internazionali tra capi di stato o di governo e che stilano le bozze delle conclusioni. Il loro lavoro è il più oneroso, mentre il merito degli accordi spetta ai governanti".
    Mi pare del tutto evidente che sia stato il vostro lavoro di ricerca come consulenti della Mitrokhin a tracciare la pista palestinese e di questo intendevo darvi riconoscimento. Se lo ritenete offensivo, non ho problemi a correggerlo o a chiedervi scusa pubblicamente. L'intenzione non era quella.
    Quanto a Giorgio Bellini, non sono suo amico personale ma conosco approfonditamente la sua vicenda processuale, che si è conclusa in un nulla di fatto e posso tranquillamente affermare che ci sono molto meno elementi a suo carico (penalmente rilevanti) sui rapporti con Carlos e Br di quanti ce ne siano per Francesca e Valerio su Bologna. E ne parlerò nei prossimi giorni... Con i tempi messicani che purtroppo ho.
    Non ho invece approfondite conoscenze tali da poter confutare le vostre argomentazioni: mi sono quindi limitato a obiettare su un singolo specifico fatto di cui sono a conoscenza. Anche se non manca chi si sta dando da fare - come in tanti altri casi - segnalandomi testi e materiali che invece le vostre tesi le confutano radicalmente. Ma, per puro narcisismo, preferisco intervenire solo su temi di cui sono competente: su questa controversia non sono ancora riuscito a maturare un'autonoma e organica convinzione.
    Mi è sembrato invece importante enfatizzare - anche perché immagino che la vicenda avrà probabili profili di rilievo giuridici - la circostanza che voi abbiate inteso precisare che la pista Di Vittorio è opera esclusiva di Raisi: siccome mi pare che nessuno ve l'abbia attribuita, è corretto parlare di "presa di distanza", non potendo al momento nessuno smentire le circostanze di fatto che Raisi ha indicato. E perciò è corretto che ognuno risponda di quello che sa, che pensa, che scrive-
    Quanto alla questione del primo piano limitato nel blog, posso rassicurarvi: una quota consistente di lettori arriva direttamente in home page da motori di ricerca e non si limita a leggere solo l'ultimo pezzo. Certo, se si fosse tratto di un pezzo scritto per il blog - come mi era sembrato di capire dalla vostra offerta iniziale - e non lanciato prima sul vostro blog ... ma di queste piccole fisime redazionali mi perdonerete.
    Per finire la discussione in corso è stata da me suscitata e supportata ed è mia intenzione portarla avanti finché ci saranno cose da dire. Così come proseguono altri dibattiti complicati, sullo stragismo, sulla figura di Vinciguerra. Tra nemici assoluti che comunque in questo spazio riescono a parlare percHé riconoscono la correttezza e la professionalità dell'arbitro ... Io non mi tirerò indietro nonostante gli insulti e le pressioni (che non mancano: ma ovviamente non mi riferisco a questa garbata vostra lettera di messa a punto). Perché anch'io ho grandi pretese.

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  4. Va bene così, Tassinari. Ma se vogliamo veramente fare qualcosa di utile e di nuovo... vediamo questi "testi e materiali che confutano radicalmente le nostre tesi". Non vedo motivo che debbano restare nascosti. Troppi elementi sono rimasti nella nebbia o sotto la sabbia in questi 32 anni. Parliamone pubblicamente senza paure e reticenze. Noi siamo già scesi in campo e mi pare di capire che ci sia anche l'arbitro...

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  5. http://andreacarancini.blogspot.it/2012/05/maria-poumier-elogio-di-ilich-ramirez.html

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  6. Per Andrea Carancini:
    hai fatto bene a promuovere un po' di controinformazione!
    Di questi tempi le persone come te - oneste intellettualmente - sono più uniche che rare!

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