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giovedì 3 novembre 2011

Il tradimento di Vale: Palladino cedette dopo una notte di torture

Nell libro di Nicola Rao sulla squadretta di torturatori che decise il confllitto con le Brigate Rosse, "Colpo al cuore", è ricostruita anche la vicenda della "soffiata" che costò la vita a Giorgio Vale
di  Nicola Rao 
 Insomma, la posizione del governo dell’epoca, ribadita con orgoglio e determinazione dal ministro Rognoni, era abbastanza chiara. Nessuno ha deciso a tavolino una strategia di torture per stroncare il terrorismo. Se qualcuno ha agito in quel modo, è stato di sua iniziativa e solo per reagire alla disumanità e alla violenza cieca e assassina dei terroristi. Questa la linea ufficiale. Ma, come abbiamo visto, le cose non andarono proprio così.
Anche perché il professore e la sua squadra continuarono a sottoporre altri terroristi al trattamento. Furono di nuovo chiamati all’opera nell’aprile del 1982, mentre Genova era distaccato presso la caserma Castro Pretorio di Roma per seguire Emilio, che all’epoca era nella capitale per partecipare al processo Moro bis. Il giudice istruttore di Bologna Aldo Gentile il 16 aprile aveva spiccato dei mandati di cattura per i capi dell’organizzazione neofascista Avanguardia Nazionale, accusati dal pentito Elio Ciolini di aver organizzato la strage del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna.
I nomi: Stefano Delle Chiaie (latitante da dodici anni in Sudamerica), Adriano Tilgher, Maurizio Giorgi e Carmine Palladino (nella foto), uno dei capi della piazza neofascista romana della fine degli anni Sessanta. Quest’ultimo, arrestato, fu portato subito a Castro Pretorio, sede sia della Celere sia del Nocs. Così, quando a fine aprile Genova arrivò a Castro Pretorio, si trovò casualmente coinvolto in quella vicenda e, pur non avendo assistito al trattamento, ebbe come l’impressione che da qualche parte, nella stessa caserma, ci fossero anche il professore e la sua squadra.
Da Palladino volevano sapere la verità sulla strage di Bologna. Ma quello, della strage, non ne sapeva un bel niente. Alla fine diede alla polizia tutto ciò che aveva da offrire: il nascondiglio di Giorgio Vale, uno dei più ricercati terroristi neri dei Nar, i Nuclei Armati Rivoluzionari. Che, grazie ai contatti che gli aveva fornito Francesca Mambro, era ospitato nella zona di Roma Sudest da Luigi Sortino, ex militante di Avanguardia Nazionale e molto vicino a Palladino. Il quale, stremato, alla fine disse personalmente a Genova: «Seguite Sortino e troverete Vale». Il commissario interrogò Palladino di mattina e riscontrò in lui i tipici segni di chi era reduce da una notte di trattamenti. Sguardo emaciato, occhiaie pronunciate, occhi fortemente arrossati, anzi cisposi, andatura barcollante, pesante stato di prostrazione psicofisica... Insomma, ebbe la certezza che anche il neofascista era passato per il waterboarding del professore.
Era il 2 maggio. Tre giorni più tardi la casa di Sortino di via Decio Mure veniva circondata da agenti dell’Ucigos e della Digos in assetto di guerra. Appena Sortino uscì, fu bloccato dagli Swat del Viminale, che gli presero le chiavi e si lanciarono all’assalto dell’abitazione. Furono centinaia i colpi sparati. Alla fine della battaglia Vale fu trovato in fin di vita con un colpo della sua pistola sparato a bruciapelo alla testa. Morì poche ore dopo in ospedale. I suoi camerati hanno sempre sostenuto che sia stato «suicidato» dalla polizia, che però ha sempre respinto sdegnosamente queste accuse.

5 commenti:

  1. POLIZIA ASSASSINA!
    ONORE A GIORGIO!

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  2. L'hanno ucciso, povero Giorgio, un negro un camerata, alla faccia degli "ariani". Anche un negro può essere ariano nell'animo. Perchè è la generosità e il coraggio che contraddistingue gli ariani e lui era generosissimo, la cattiva frequentazione col filosionista filoradicalpannelliano e infame Fioravanti(verbali cantano)lo ha condotto su una strada antinazionale. Che Gesù ti abbia in gloria, lottavi per un'Italia migliore anticomunista anticapitalista, per ridare grandezza All'Italia che tuo padre aveva conosciuto con Mussolini. Mani antifasciste ti hanno ucciso, vogliamo verità e giustizia. Per i tuoi "misfatti", essi si inquadrano in un periodo di repressione fortissima del nostro mondo. In cui i camerati venivano uccisi senza nessuna giustizia investigativa da parte dello Stato.

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  3. Valerio non è un'infame, la sua storia è lineare.
    Massimo.

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  4. Andrea non cambia mai...........................Oltre cinquant'anni con l'animo e il cuore di un diciotenne ( e magari pure la testa).
    Un caro saluto da Lodi.

    Ago

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