Vallanzasca, la Gazzetta e il fantomatico progetto di rapire Van Basten
(umt) Secondo un boss della mala del Brenta Renato Vallanzasca avrebbe progettato e cominciato a organizzare il sequestro di Marco Van Basten, centravanti milanista dal 1987 al 1995. La sua squadra del cuore. Peccato che la Gazzetta non abbia fatto la minima verifica dei fatti: Giampaolo Manca parla di mesi di pedinamento ma l'unico periodo di "libertà" di René negli anni milanesi del fuoriclasse olandese dura 20 giorni: tra luglio e agosto 1987. Prima ancora che il centravanti arrivasse a Milano
"VALLANZASCA AVEVA UN PIANO PER RAPIRE VAN BASTEN, MA RINUNCIÒ PERCHÉ NON VOLEVA FARE UN FAVORE ALL’INTER" - LE RIVELAZIONI DI GIAMPAOLO MANCA, "DOGE" DELLA MALA DEL BRENTA: "CON RENATO VALLANZASCA CI VOLEVAMO BENE, LUI ERA MILANISTA COME ME. MI RACCONTO’ CHE VOLEVA PRENDERE MARCO VAN BASTEN E CHIEDERE UN RISCATTO. DICEVA CHE LO AVEVANO PEDINATO PER MESI" - UNA DOMENICA ANDAI ALLO STADIO DA LATITANTE DI NASCOSTO, MILAN-CAGLIARI 2-2, DOPPIETTA DI RIVA, MA MI RICONOBBERO IN TV. DA QUEL MOMENTO CAPII CHE…”
Una domenica allo stadio, da latitante, il progetto per rapire Marco Van Basten rivelato dal compagno di cella Renato Vallanzasca. Lo racconta Giampaolo Manca, 72 anni, il "Doge" della Mala del Brenta, in una intervista al Corriere della Sera. Ha passato metà della sua vita in carcere e torna a Milano da uomo libero, al cinema Teatro Martinitt alle 21 presenta il docufilm: "Il Doge: ritratto di una redenzione" diretto dalla sua compagna, la regista Gianna Isabella Magliocco.
Nel racconto entra anche Renato Vallanzasca ("Ci volevamo bene ed era milanista come me") e un progetto di rapimento. "Mi raccontò di avere preparato un piano per rapire Marco Van Basten e chiedere un riscatto. Diceva che lo avevano pedinato per mesi. Poi rinunciò perché non voleva fare un favore all’Inter".
Manca rivela anche che nei decenni da latitante a Milano non marcavano le domeniche allo stadio. "Ero giovane ma già ricercato dalla Polizia, così mi rifugiai da amici a Milano. Ma una domenica, a San Siro, non resistetti: il Milan giocava col Cagliari e io ci andai di nascosto. Finì 2-2, con la doppietta di Gigi Riva. La sera mi chiama mio fratello gemello Fabio: mi dice che mi avevano visto in televisione allo stadio. Da quel momento capii che non era più possibile muoversi liberamente a Milano, sapevano tutti che mi nascondevo lì".
FONTE: Dagospia





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