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Poco spazio in cella: sconto di pena per Alemanno

 L’EX SINDACO DI ROMA, GIANNI ALEMANNO, USCIRA’ IL 24 GIUGNO DAL CARCERE DI REBIBBIA DOVE E’ DETENUTO DALLA NOTTE DI CAPODANNO DEL 2024 DOPO AVER VIOLATO LE PRESCRIZIONI SULLA MISURA DEI SERVIZI SOCIALI A CUI ERA SOTTOPOSTO - IL TRIBUNALE DI SORVEGLIANZA HA ACCOLTO L'ISTANZA PRESENTATA DAL SUO DIFENSORE, "A CAUSA DELLE CONDIZIONI UMANE E DEGRADANTI DA LUI SUBITE", RIDUCENDO DI 39 GIORNI LA PENA CHE STA SCONTANDO IN CELLA PER TRAFFICO DI INFLUENZE (REATO PER CUI È STATO CONDANNATO IN VIA DEFINITIVA A UN ANNO E DIECI MESI)

GIANNI ALEMANNO - CONSIGLIO COMUNALE DI ROMA NEL CARCERE DI REBIBBIA

(ANSA) - ROMA, 24 APR - Si apriranno tra due mesi esatti le porte del carcere per Gianni Alemanno. Il 24 giugno l'ex sindaco di Roma potrà lasciare Rebibbia, dov'è detenuto dalla notte di Capodanno del 2024 dopo aver violato le prescrizioni sulla misura dei servizi sociali a cui era sottoposto.

 

Il tribunale di Sorveglianza della Capitale ha accolto l'istanza presentata dal suo difensore, l'avvocato Edoardo Albertario, riducendo di 39 giorni la pena che sta scontando in cella per traffico di influenze. Un reato per cui è stato condannato in via definitiva a un anno e dieci mesi.   

 

I giudici hanno accolto il ricorso relativo a un articolo dell'ordinamento penitenziario sulla riduzione di pena "a causa delle condizioni umane e degradanti da lui subite". Un tema su cui Alemanno ha più volte acceso i riflettori durante i mesi di reclusione nell'istituto di pena della Capitale. A maggio dello scorso anno aveva scritto una lettera al ministro della Giustizia Carlo Nordio, assieme a Fabio Faldo, per sollecitarlo sull'emergenza, "sempre più drammatica", che si vive nei penitenziari italiani.

 

gianni alemanno

Un "grido d'allarme" che arrivava proprio nelle ore in cui si contavano altri due morti dietro le sbarre. Nella missiva si elencavano le criticità, a cominciare dal "sovraffollamento che mina il principio rieducativo della pena sancito dall'articolo 27 della Costituzione". E' tempo - sostenevano - di "riforme urgenti, per sgravare magistratura di sorveglianza e strutture esterne, oggi al collasso".

 

Allo stesso ministro Nordio aveva inviato nei mesi scorsi anche una copia del suo libro 'L'emergenza negata - Il collasso delle carceri italiane'. Un gesto a cui il ministro aveva risposto con un messaggio di ringraziamento. Prima ancora, in occasione del Giubileo dei detenuti, aveva scritto al Papa.   

 

E fu lo stesso ex sindaco della Capitale a sollevare il caso di Antonio Russo, uno dei tre graziati - pochi giorni fa - dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Con l'88enne si trovava, infatti, nello stesso braccio di Rebibbia e sempre assieme a Fabio Falbo denunciarono l'età avanzata e le precarie condizioni fisiche di Russo, condannato in via definitiva a 12 anni di reclusione per omicidio volontario, commesso nel 2018.

 

gianni alemanno

Una vicenda controversa: probabilmente un tragico epilogo di un episodio avvenuto nel contesto di continue violenze domestiche subite da parte del figliastro. Nella lettera indirizzata al Quirinale parlavano di "una grande vergogna" descrivendo Russo come un detenuto anziano, malato e non socialmente pericoloso, con una famiglia disponibile ad accoglierlo in detenzione domiciliare.

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