Mancinelli: a proposito di Indipendenza e Futuro Nazionale
di Francesco Mancinelli
- In molti mi stanno chiedendo cosa ne penso di questa confluenza del movimento Indipendenza in Futuro Nazionale.
- Ho fatto presente più volte a chi mi metteva in evidenza e contestava il mio imprevisto riavvicinamento a Gianni Alemanno, nell’ultimo anno e mezzo (data che non casualmente coincide con la sua surreale detenzione) che Indipendenza, nella sua elaborazione più profonda ed organica, non era altro che l’incompiuto disegno elaborato nel lontano 1989 nel libro “Le radici ed il progetto” (Ed. Settimo Sigillo, Roma), quando avevamo cent’anni di meno e dove tutta la dirigenza dell’allora Fronte della Gioventù di estrazione rautiana e neo-destra ed influenzato anche dalle esperienze del movimentismo radicale, procedeva verso un disegno di totale emancipazione, verso un sogno di liberazione e naturale distacco dal decadente blocco Occidentale, con una critica profonda e ragionata alla nuova dittatura liberal-capitalista, evolvendo quindi dalla radice neo-fascista di provenienza (… come tutti noi, nessuno escluso) verso una evoluzione organica, radicale ma non estremista, tradizionale ma non reazionaria, sociale ma non collettivista.
- Era la Terza Via già presente nel Risorgimento incompiuto di Giuseppe Mazzini e della Giovane Europa, nel Fascismo tradito da destra del 1943, quella dei Berto Ricci, dei Nicolò Giani, di Ugo Spirito, di Nicola Bombacci e del Fascismo movimento contro il Fascismo regime.
- Ed infine era un salto di definitiva emancipazione e rottura dal Neofascismo della “destra nazionale” quello pidduista o peggio ancora da quello intruppato in disegni “poco chiari e trasparenti” del golpismo da operetta dei primi anni ‘70 se non addirittura abilmente eterodiretto dall’Eterno Golpe Inglese, presente in Italia da almeno il 1860. Niente di originale quindi, ma tutto di sanamente “Orginario”.
- Il 2026 non è più però il 1989 ed in 35 anni sono cambiati scenari, condizioni, uomini e risultanze. In questo ambiente non solo ha fallito la politica, quella della costruzione di classi dirigenti incorrotte di opposizione ed orientate ad un vero disegno di egemonia culturale, ma ancora di più ha fallito LA METAPOLITICA che avrebbe voluto/dovuto orientare i cambiamenti senza tuttavia sporcarsi le mani.
E quindi rispondo tranquillamente alla domanda principale.
- Di questi esperimenti “corsari” ne abbiamo visti diversi nel corso degli anni ed hanno fallito, perché guadare “la palude” delle destre populiste, quelle che parlano alla pancia dell’elettorato moderato ed impaurito con il solito linguaggio retrogrado ed i soliti immaginari di retroguardia è complicato, oneroso, dispendioso e spesso inutile. Ma tuttavia in politica si sperimenta oppure si evapora nelle “nuvolette rosa” a parlare di massimi sistemi che però restano inconcludenti se non addirittura tossici come e tanto quanto “gli intruppamenti al ribasso”.
- Quindi tre condizioni sono essenziali ( li chiamo semplicemente consigli) : Indipendenza può confluire dove e quando gli pare tentando tutte le operazioni “corsare” che ritiene legittime; ma mantenendo inalterato il suo laboratorio di emancipazione dall’Occidente, dalla Nato, dalla UE, dalle guerre eterodirette dal grande capitale, dai genocidi degli invasati israeliani, dal millenarismo escatologico dei MAGA magò trumpisti e da tutte le follie che incombono in questo assurdo tempo ; con un occhio rivolto al recupero di una dimensione radicale e verticale dell’impegno politico e della formazione militante; attento soprattutto alle giovani generazioni, quelle che il governo di Giorgia Meloni ha tradito e di cui la sconfitta referendaria è stata un primo chiaro segnale.
- Il sovranismo del Generale Vannacci è “zoppo” e se deve essere spregiudicato e incisivo gli occorre l’altra “necessaria” gamba, quella di Marco Rizzo, il sovranismo di sinistra, che serve a correggere e ribaltare la narrazione al ribasso di Futuro Nazionale, soprattutto sui temi di politica internazionale dove non si capisce che “l’interesse nazionale” oggi passa attraverso un cambio di paradigma e di partnership a livello internazionale. La terza condizione e di abbandonare questa dimensione “piccolo nazionale” di almirantiana e missina memoria perché l’Europa Imperiale e una dimensione di Destino e non una barzelletta come sostiene il generalissimo; ed in questo ha perfettamente ragione Fabio Filomeni che oggi ha ripreso e sponsorizza invece quello che è stato il sogno di “Renovatio Imperi “ di J. Jean Thiriart : da Brest a Vladivostok.
Un‘ ultima necessaria annotazione per le falangi sopravvissute della “destra radicale” : gli esperimenti impossibili servono anche alla costruzioni delle classi dirigenti sul territorio non per l’oggi ma per il domani. Quindi, al posto di fare le seconde o terze linee “occulte” di supporto a Fratelli d’Italia, per prebende e briciole, varrebbe la pena per una volta di fare blocco “con un solido che entra nel liquido” della palude neo-populista e con gruppi e strutture già pre-organizzate che occupino gli spazi, “senza farsi troppo notare” e mettendo, in modo intelligente, uomini e risorse in “pole position” prima che arrivino le orde di sconosciuti in cerca di successo e facile arricchimento grazie alla politichetta neo-democristiana.
Non abbiamo all’orizzonte nessun Giulio Cesare e Napoleone, né un Peron un Nasser un Chavez, ma dobbiamo saper evocare le necessarie forze che dentro la Storia sempre si possono in ogni momento manifestare in modo terribile e meraviglioso ...
Buona Ostara a tutti gli Uomini ancora “svegli” …



Nessun commento: