La bellezza e i paradossi del voto ungherese
Sull'esito (scontato) delle elezioni ungheresi si è scatenato il barnum della politica italiana. La sinistra - nelle sue tre declinazioni - rivendica come un trionfo la vittoria degli "scissionisti" (che peraltro hanno rotto su questioni etico-giudiziarie non ideologiche per poi riposizionarsi sul piano geopolitico). Il centrodestra - per assorbire la mazzata e scaricare la bile - sbeffeggia gli avversari sottolineando che sempre il centrodestra governerà a Budapest. I principali partiti di sinistra hanno scelto lucidamente di rinunciare a una legislatura in Parlamento per non correre rischi e liquidare il nemico principale. Gente brava, che sa fare politica e sa stare ferma un giro senza uscire pazza. Un paio di partitini (uno di sinistra, uno libertario) ci hanno provato ma senza neanche sfiorare il quorum. Bisogna tenere conto che il sistema elettorale magiaro è misto come il nostro: con una quota uninominale e una quota proporzionale, che però garantisce anche le minoranze etniche.
In parlamento ci saranno tre forze: al governo il centrodestra, con 138 seggi, che gli permetteranno di modificare la Costituzione togliendo tutti i rammaggi antieuropeisti di Orban, all'opposizione la destra del premier sconfitto (55 seggi) e il partito di estrema destra, Patria nostra, che ha superato tranquillamente il quorum e preso 6 seggi. Immaginiamocela così in Italia: maggioranza assoluta a Forza Italia, sconfitti nettamente Fratelli d'Italia e Lega, con Vannacci che supera il quorum...
In conclusione restano tre cose da sottolineare. Una certezza, una letizia e un dubbio.
La prima: per anni Orban è stato raccontato come una reincarnazione di Carlo di Francia, capace di qualsiasi nefandezza. Alla fine si è rivelato una tigre di carta. Ha fatto più burdello Berlusconi nel 2013, giungendo all'assurdo di denunciare brogli elettorali, essendo uscito per stizza dal governo, perché il Quirinale rispettava l'autonomia della magistratura che lo aveva finalmente condannato dopo qualche decina di tentativi.
La seconda: Ilaria Salis è fuori pericolo. Il governo moderato ed europeista smetterà di tormentare la rappresentante del popolo italiano all'Europarlamento e la giustizia potrà fare il suo corso senza dubbi e sospetti di vendetta. D'ora in poi, così, saremo liberi di valutare serenamente il suo operato politico senza l'angoscia del dovere di proteggerla da un'infame persecuzione.
La terza: il vero mistero magiaro è perché un popolo schiacciato dai carrarmati sovietici abbia convintamente votato il più fedele alleato di Mosca, di quel Putin che rivendica apertamente di essere l'erede di quel pezzo di Dna staliniano, esaltatore della grande Patria Russa. E lo stesso Orban è un orgoglioso rivendicarore della rivoluzione del '56


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