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La scissione di Forza Nuova. L'Espresso cosi la racconta


“L’uomo deve essere marito, padre e soldato ed io non sono ne marito, né padre e né soldato”, sussurra Marcello Mastroianni nel ruolo di Gabriele, conduttore radiofonico espulso dall’Eiar per la sua omosessualità e in attesa di essere portato al confino, il 6 maggio del 1938, la “giornata particolare” di Ettore Scola. Una situazione oggi non ripetibile, ma ottantadue anni dopo si continua ad utilizzare la delazione sugli orientamenti sessuali per espellere i dissidenti. E’ successo nel museo politico di ciò che rimane del fascismo italiano ovvero dentro Forza Nuova, organizzazione che in Roberto Fiore ha il suo “capo a vita” ma che come ogni universo non è immune a dissidenti e scissioni. Capita così che una parte consistente della esigua organizzazione si lamenti col capo della linea politica ritenuta da un lato troppo vicina a posizioni leghiste e dall’altro non tolleri la “vitalità” di Giuliano Castellino, leader romano, legatissimo a Fiore, che secondo molti ex appartenenti a Forza Nuova è “una vera iattura per il movimento, avendo una condotta pubblica e privata lontana dai parametri fascisti e esponendo per suoi colpi di testa i militanti ad enormi difficoltà”. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è caduta il 12 aprile, a Pasqua, quando a Roma, davanti alla basilica di Santa Maria Maggiore, in sei sono stati identificati e sanzionati per violazione delle misure anti-Covid mentre erano diretti – parole di Castellino – “occupare il sacrario della Basilica dei capitolini per lanciare la sfida di libertà contro la dittatura cinese di Conte”. Un'iniziativa definita dagli ex Fn “la pagliacciata della marcia di Pasqua che si è trasformata in una buffonata davanti Santa Maria Maggiore in cui siamo diventati lo zimbello dei camerati di mezza Europa in cui c’era Castellino che diceva cosa senza senso politico”.
Solo che, si sa, uno il dissenso lo governa come può e Roberto Fiore, di fronte alle critiche a Castellino, ha deciso di espellere i due principali contestatori, Mirco Ottaviani e Desideria Raggi, non sulle basi del dissidio su temi politici ma per “indegnità”. Il capo di Forza Nuova, per delegittimare i suoi avversari, secondo quanto riportato da fonti di fuoriusciti dell’organizzazione, non ha usato il dialogo o la vis polemica ma ha espulso i due, che sono membri della direzione nazionale e referenti per l’Emilia Romagna, tirando fuori una vecchia storia datata 2016. Nella quale Ottaviani era stato accusato in un forum su Facebook di essere omosessuale e Desideria Raggi, pur sapendo delle sue tendenze, di aver omesso di avvertire i vertici dell’organizzazione. Una storia che ha visto Ottaviani e un altro militante sporgere querela contro la militante forzanovista che aveva scritto il post originario su Facebook (li aveva definiti «malati omosessuali») e contro la madre del ragazzo a suo dire oggetto delle attenzioni omoerotiche di Ottaviani. Una polemica surreale in cui il concetto di colpa si salda con quello di delazione pubblica e privata, in cui lo stigma dell’omosessualità presunta diviene materia di pubblico ludibrio ed arma di delegittimazione politica. Una storia che racconta il grado di avanzamento culturale di Fiore e dei suoi camerati che sembrano non aver fatto molti passi avanti da quando nel 2001, in occasione del primo “Gay Pride” di Roma, esposero lo striscione “Il Colosseo ai gay? Si ma con i leoni dentro” o dai manifesti “No more gay! Basta froci!”. Una sorta di ossessione quella per l’omosessualità che ha accompagnato tutta la vita politica della formazione di estrema destra che però questa volta è costata cara al “capo a vita”.
In pratica infatti l'hanno lasciato solo. Come ci raccontano alcuni militanti, “tutti sappiamo che la storia di Ottaviani è falsa e già all’epoca fu messa in giro per screditarlo e quindi abbiamo deciso di abbandonare Forza Nuova senza aspettare il congresso farsa che Fiore ha convocato per il 18 luglio. Come pensa Fiore di non tradire il popolo italiano se davanti a critiche di natura politica getta fango su chi si oppone?”. E così in poco tempo all’Emilia Romagna si sono unite le sezioni di Basilicata, Puglia, Trentino-Alto Adige e Lombardia, che hanno formato la“Rete delle Comunità forzanoviste” omettendo anche loro nel comunicato la motivazione ufficiale della diaspora. Hanno infatti scritto: “Dopo anni di militanza tra le file del partito siamo costretti a prendere atto che le scelte del segretario nazionale, nei fatti, non possono più considerarsi nei fatti coerenti con i valori fondanti di Forza Nuova” riassumibili nello slogan “Ordine contro il caos”.
“E’ tutto molto triste – chiosa un ex militante di Forza Nuova - un tempo eravamo uniti e invece Fiore ha preferito Castellino a tutti noi cacciando via dei militanti fedeli e degni con una accusa infamante. Dove andremo a finire?”. Con questo quesito laconico conclude, sottolineando anche dall'anonimato: “non ho niente contro i gay, alla fine tutte le malattie si curano”. 
Per molti, forse ancora per tanti, quegli ottantadue anni dalla “giornata particolare” non sono passati e indegnità fa ancora rima con omosessualità.

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