Ricordando Alessandro Alibrandi nel giorno della sua morte - <b>FascinAzione</b>

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giovedì 5 dicembre 2019

Ricordando Alessandro Alibrandi nel giorno della sua morte

La morte di Alessandro Alibrandi, in uno scontro a fuoco al Labaro il 5 dicembre 1981, segna per i Nar il punto di non ritorno. Nei brevi mesi della sua leadership, dal ritorno dal Libano a giugno, la guerriglia nera incrementa le attività con ben sei omicidi: i "traditori-profittatori" De Luca e Pizzari, i due poliziotti della pattuglia Digos uccisi a Milano, il commissario Straullu e il suo autista. Ad Alibrandi, alla sua fine, al suo ruolo abbiamo dedicato tantissimi post. Qui vi riproponiamo una parte dei materiali, cominciando dallo speciale dedicatogli da L'Alter Ugo tre anni fa

LA TESTIMONIANZA DI FRANCESCA MAMBRO


Quella mattina – ricorda Francesca Mambro – avevamo un appuntamento all’alba. Ci vediamo tutti insieme, perché avevamo deciso di sparare all’agente Angelino. Io arrivo all’appuntamento con Giorgio e troviamo gli altri già sul posto. Ma dell’agente non c’è traccia, così ci separiamo e ci diamo appuntamento in un ristorante per l’ora di pranzo. Io e Giorgio arriviamo a questo ristorante e loro non ci sono. Ma non mi preoccupo. Aspettiamo che telefonino per comunicarci un eventuale cambio di programma, però non arriva nessuna chiamata. Io e Giorgio mangiamo, poi ce ne andiamo. Saranno state le 15.30, quando passiamo davanti a un’edicola e vediamo un quotidiano del pomeriggio, Vita Sera, che pubblica a tutta pagina la foto di Alessandro. LEGGI TUTTO

BIANCO. UN MARTIRE DELLA GUERRA CIVILE ITALIANA

In occasione del trentennale della scomparsa, una sobria cerimonia commemorativa era stata organizzata dal fratello, dalla sorella, da Lele Macchi e da Francesco Bianco. Ecco il testo del suo intervento:
“A 30 anni dal martirio di Alessandro, ci ritroviamo qui per ricordare e ricordarci, da vivi, che la vita va vissuta con onore e dignità.  Onore e dignità che si acquisisce e prende forma anche con piccoli gesti quotidiani: aiutando un camerata in difficoltà, sostenendo le proprie idee in maniera disinteressata, evitando di farsi intrappolare dalle lusinghe a cui  una società corrotta vorrebbe conformarci, affrontando a viso scoperto chi ci vorrebbe relegati nei libri faziosi di storia o nelle cronache giudiziarie. Non è vittimismo ricordare che la cultura e la prassi antifascista ci voleva morti, o, nel migliore dei casi, ghettizzati, che è poi  come volerci condannati alla morte civile. E’ stato un martirio, quello di Alessandro, consumato nell’inferno di una guerra civile che non voleva finire. LEGGI TUTTO

CARMINATI: UCCISO DAL FUOCO AMICO
Alessandro Alibrandi fu vittima di fuoco amico? A lanciare l’accusa contro i suoi camerati, la mattina del 5 dicembre 1981 al Labaro, è Massimo Carminati, in una delle tante intercettazioni ambientali nel suo ufficio a cielo aperto, il bar di Vigna Stelluti nel maggio 2013. Il fascio-criminale parla con un camerata dei vecchi tempi e la conversazione è ricostruita in un’informativa del Ros dei Carabinieri che ha avuto ampia diffusione all’epoca del blitz contro “Mafia capitale”. 

«È morto il 5 di novembre?» gli chiede l’interlocutore. Carminati lo corregge: «Il 5 di dicembre col fuoco amico. Lo hanno ammazzato i compagni stessi suoi. È successo al ristorante. Al ristorante gli hanno sparato. I poliziotti lui li aveva addobbati tutti e due». LEGGI TUTTO

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