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Incredibile ma vero. Un infiltrato napoletano ai vertici della curva bianconera


E' una storia fantastica, che trova il pari soltanto nell'ascesa di ebrei ai vertici di organizzazioni naziste statunitense. 
Un napoletano fonda un gruppo di ultras juventini ed entra in rapporti di affari con il management bianconero per poi denunciare a sorpresa tutto. Era un infiltrato del Napoli, o meglio un difensore della città, il leader dei True boys, un nuovo gruppo della curva bianconera. 
A settembre aveva lanciato il guanto di sfida agli altri capi ultras contro i cori sul Vesuvio alla stadio. La storia l'aveva raccontata così il Napolista: 
Sulla pagina fb dei True Boys Juventus, gruppo di tifosi bianconeri il cui leader è un napoletano emigrato in Germania, è comparso un video (del leader appunto) che 
lancia una sfida ai tifosi juventini del primo anello

Davide Bonavita, questo è il suo nome, è contrario ai cori contro Napoli e il Sud. In questo video fa una differenza tra secondo anello e primo anello dello Stadium. Parla di minacce da parte del primo anello nei confronti del loro gruppo: ai direttivi e ai portavoce. È una battaglia interna agli ultras bianconeri. Annuncia che adesso torneranno allo stadio, «non minacciate più le persone. Se avete le palle, venite direttamente. Non dovete minacciare i miei soci o il direttivo. Venite direttamente da me, qui in Germania. Non fate come ad Amsterdam, quando vi abbiamo spogliato, che vi siete buttati in braccio alla Digos». Cita i tifosi juventini di Mondragone. Sembra essere una lotta soprattutto tra tifosi meridionali della Juventus.

Davide Bonavita, 42 anni, immigrato da Ottaviano a Stoccarda, dove svolge un'attività imprenditoriale ha deciso di vuotare il sacco, in un'intervista telefonica con Giancarlo Tommasone, tirando gravemente in ballo il figlio dell'arbitro Pairetto, responsabile juventino per i rapporti con la tifoseria, sul traffico di biglietti. 
L'infiltrato, molto attivo nell'organizzare trasferte dalla Germania a Torino, accusa il manager bianconero di avergli fornito fuori da ogni formalità e regola settemilacinquecento biglietti nell'arco degli ultimi due-tre anni, quindi quando già era esploso lo scandalo del controllo ndranghetista sulla compravendita di biglietti che ha sfiorato finanche il presidente Agnelli. 


Ieri la svolta clamorosa, con l'annuncio sul suo profilo facebook, con tanto di selfie a piazza Plebiscito, indossando la tuta del Napoli: 
“un solo napoletano ci e voluto per farvi cadere….un solo napoletano e riuscito a rifornire voi beduini del primo anello – curva sud con biglietti e adesso vi ho fato cadere come una spugna bagnata un solo napoletano ci e voluto a chiudervi la bocca e non farvi più cantare. Napoli fino alla morte”.
Il suo nome era già apparso nelle carte dell'inchiesta che ha portato ai recenti provvedimenti cautelari contro 12 capi ultras. Bonavita, nelle carte, appare solamente per una frizione sorta tra “Tradizione-antichi valori” e i “True Boys”, il gruppo fondato dal napoletano. Lo ricostruisce Nuova Società, storica testata d'inchieste torinese, fondata da Diego Novelli, poi sindaco diessino:
Mesi prima degli arresti, era nata una discussione tra uno dei capi storici dei gruppi organizzati, Umberto Toia, e un esponente dei True Boys, tale Salvatore del Sorbo. Il casus belli: i cori contro i napoletani lanciati spesso e volentieri dai bianconeri. Infatti, anche i True Boys dichiarano di essere un gruppo ultras, ma i componenti hanno, per la maggior parte, origine partenopea. Tra Toia e Salvatore Del Sorbo si rischia di passare dalle parole ai fatti, al punto che la digos di Torino, che sta intercettando le telefonate, in realtà rese pubbliche dallo stesso Del Sorbo attraverso i social, è molto preoccupata che si possa arrivare a veri propri scontri tra opposte fazioni




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