Speciale Diabolik/7. La polizia è sicura: il capo ultrà è caduto in trappola - <b>FascinAzione</b>

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giovedì 8 agosto 2019

Speciale Diabolik/7. La polizia è sicura: il capo ultrà è caduto in trappola



Diabolik è caduto in una trappola. Ora bisogna capire di chi. Gli uomini della squadra Mobile e della Dda, scavando tra i tanti nemici di Fabrizio Piscitelli, l’ultras della Lazio con un curriculum criminale ucciso ieri a Roma, in queste ore battono la pista dei clan che controllano il flusso della droga nella Capitale. Gruppi organizzati che fanno capo alla camorra, col boss Michele Senese, e anche agli albanesi. Tanto che la Procura contesta l’aggravante mafiosa.
Perché le modalità dell’esecuzione, un colpo diretto in testa, conducono al killer esperto. Che dopo lo sparo è fuggito a piedi. Ma nel piano da professionista c’è stato un imprevisto: la pistola, dopo il colpo mortale a Diabolik, si è inceppata. Questo è quanto è stato ricostruito dal racconto di un uomo e una donna, che hanno assistito all’agguato nel parco degli  Acquedotti, e soprattutto del superteste, ovvero l’autista di Piscitelli. "L’ho portato là perché aveva un appuntamento", ha detto l’uomo che era seduto con Piscitelli sulla panchina. 
Se fosse anche lui nel mirino del killer e la pistola inceppata lo ha salvato sarà appurato dagli inquirenti. Ora è il superteste e il suo racconto, ’il killer aveva la pelle bianca’, è la traccia fondamentale per le indagini. 
Fabrizio Piscitelli, questo è certo, aveva molti nemici, sopratutto nella criminalità organizzata, anche quella dell’est. E’ l’elemento da cui partono le indagini della Direzione distrettuale antimafia di piazzale Clodio per cercare di dare un nome al killer che nel tardo pomeriggio di ieri lo ha freddato. Gli inquirenti stanno ricostruendo la rete di rapporti che Piscitelli aveva creato in questi anni e in cui è stato coinvolto in varie vicende anche giudiziarie. Le intercettazioni disposte subito dopo l’omicidio avrebbero fornito elementi utili alle indagini e date conferme sul fatto che l’ex capo degli Irriducibili aveva conti in sospeso con più di una persona.
"Piscitelli aveva molti affari con vari gruppi criminali. Siamo in presenza di un personaggio centrale con addentellati sia con la criminalità organizzata italiana, in particolare con gruppi camorristici e che varie realtà anche albanesi", spiegano gli inquirenti. Il tutto movimentando a vario titolo la tifoseria più estrema dei biancocelesti, gli Irriducibili. Perché Diabolik frequentava non solo la curva nord, ma anche l’estrema destra e i clan autoctoni e stranieri, balordi marginali e Massimo Carminati, il ’cecato’ partito dal Fronte della Gioventù negli anni 70 per passare alla Banda della Magliana e arrivare a Mafia Capitale. A cui dava il supporto logistico con la sua ’batteria’ di Ponte Milvio come emerge dalle carte dell’inchiesta Mafia Capitale che attribuiva alla banda di Diabolik lo spaccio di cocaina a Roma nord. Un "core business" lucroso grazie al quale il gruppo criminale aveva sviluppato rapporti d’affari con esponenti dei clan attivi in Albania.
Mettendo in fila i tasselli fino ad ora raccolti, ascoltando testimoni, ai pm, coordinati dal procuratore facente funzioni Michele Prestipino, appare chiaro che Piscitelli è caduto in una trappola. Forse aspettava qualcuno, forse proprio l’assassino. A cui il ministro Salvini conta le ore: "nessun criminale può sperare nell’impunità: sono convinto che la professionalità di forze dell’ordine e inquirenti risolveranno il caso". 

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