Tassinari intervista Freda, l'editore nero: per 12 anni al Salone di Torino, ma nessuno si turbò - <b>FascinAzione</b>

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giovedì 16 maggio 2019

Tassinari intervista Freda, l'editore nero: per 12 anni al Salone di Torino, ma nessuno si turbò

(G.p) Ugo Maria Tassinari, fondatore di questo blog, intervista Franco Freda, uno di protagonisti degli anni di piombo, di professione editore per che ben 12 anni partecipò con la sua casa editrice Ar al Salone del libro di Torino senza provocare i turbamenti di alcuno, dopo le polemiche di quest'anno per la presenza di un editore vicino a Casa Pound.
 


“La prima cosa che si vede entrando all’Oval venerdì è il Mein Kampf allo stand di Edizioni Clandestine. A destra c’è Zerocalcare che fa i disegnetti allo stand della Bao.” Questo commento sarcastico di un visitatore del Salone del Libro di Torinoliquida la polemica che ha tenuto per una settimana titoli di testa in tv e quotidiani, e posizioni di vetta tra i top trend dei social.
A scatenare la tempesta, un’accoppiata vincente: la presenza di una casa editrice prossima a CasaPound che porta come titolo di vetrina un libro-intervista a Matteo Salvini. Alle prime defezioni (Anpi, reduci dai campi, esponenti vari dell’intellighentsia di sinistra), il comitato di indirizzo resiste: “è indiscutibile il diritto di acquistare uno spazio al Salone e di esporvi i propri libri per chiunque non sia stato condannato per le leggi Scelba e Mancino” (che puniscono l’apologia di fascismo e l’istigazione all’odio razziale). Ci vuole l’intervento deciso degli azionisti di maggioranza, il presidente Chiamparino e la sindaca Appendino, per chiudere la bagarre. La cancellazione d’autorità dello stand è un regalo clamoroso all’editore: il libro delle Edizioni Altaforte scala sùbito le classifiche di vendita. Francesco Polacchi, l’editore di Altaforte, già capo del servizio d’ordine di CasaPound, rilancia: si dichiara fascista e annuncia un’azione civile per danni e perdita di opportunità. Il giovane imprenditore romano, da qualche anno trapiantato a Milano, dimostra un sicuro talento per la mercatura. L’anno scorso lanciò una linea di moda giovanile casual, felpe e magliette col simbolo del picchio. E anche in quel caso il successo gli arrise, grazie a un testimonial d’eccezione: Matteo Salvini, che la indossò a San Siro.
In realtà, nella sua lunga storia, il Salone di Torino ha ospitato editori dai ‘certificati’ giudiziari piuttosto imbarazzanti, da protagonisti degli “anni di piombo”: da Renato Curcio a Franco Freda, quest’ultimo condannato appunto per la legge Scelba-Mancino, istigazione all’odio razziale.

Freda, lei lo conferma?

Freda.‒ E’ così che comincia il suo verbale? A.d.r.: Sì, confermo tutto ciò che piace a signorìa… Per una dozzina d’anni siamo scesi davvero al mercato di Torino per esporre i nostri libri, esibendo il nostro catalogo, aperto nel 1963 con la nostra carta d’identità, il Saggio sulla ineguaglianza delle razze umane di Arthur de Gobineau. Nomen omen: quel titolo era un presagio, il contrassegno di sensi simbolici. Ma per dodici anni la nostra comparsa al Salone del Libro non turbò nessuno ‒e non venimmo mai disturbati. Quella presenza delle Edizioni di Ar viene adesso definita “catacombale” da chi si è invece sdegnato per la presenza, attraverso il libro vistoso su Salvini, delle Edizioni Altaforte…Dico nulla, giacché le Edizioni Altaforte non hanno bisogno di difesa d’ufficio. Per quanto si riferisce a noi, mi viene da pensare che, data la fortuna, il successo che le catacombe (anche se scavate nel tufo…) hanno ottenuto, quel “catacombale” abbia un significato augurale".
Il resto dell'intervista potete leggere cliccando qui

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