Mario Colella, il diktat di Torino sui libri fascisti: io sto con Sciascia e Pannella - <b>FascinAzione</b>

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lunedì 6 maggio 2019

Mario Colella, il diktat di Torino sui libri fascisti: io sto con Sciascia e Pannella

Il nostro sodalizio con Mario Colella, conduttore con Norberto Gallo di "il morso della pecora" e con Massimiliano Gallo di "radio Napolista" è molto solido. Ci piace la sua disincantata passione civile, la sua voglia intemerata di navigare controcorrente. Cosi pubblichiamo questo suo post sul Salone del libro di Torino e sulla censura su libri di autori e/o editori fascisti.



Personalmente, ho letto libri di editori fascisti, e anche di autori fascisti, senza diventarlo. Da ragazzo, per la mia tesi di laurea frequentai la libreria di Controcorrente, dove trovavo i libri di Settimo Sigillo e altre "nefandezze" (scoprendo autori interessanti come De Benoist, per esempio). Mi sono immerso in quella letteratura spesso affascinante, anche se fascia, senza diventarlo anch'io, fascio. Molti invece lo sono da sempre e non lo sanno, credono addirittura il contrario... Vi fanno paura i libri? Pensate che i nazisti li bruciavano. Vi fanno paura le idee? Combattetele con idee più valide, se ne avete. Se ne avete. Vi risparmio Bordiga e Flaiano sull'antifascismo, sono aforismi che avete messo tutti sui social ma evidentemente senza crederci molto. Vi risparmio pure Pasolini e Pannella, lo so che li avete letti e/o frequentati e li esponete nelle vostre belle librerie o nei vostri curriculum vitae, ci fate bella figura... Quello che non sapevo era che, sotto sotto, pensate, per esempio, di Pasolini che andava da Pound, che era uno che sdoganava idee pericolose, idem per il Pannella che reclamava libertà di parola per i missini («Siete, sei “antifascista”, antifascista della linea Parri-Sofri, lungo la quale si snoda da vent’anni la litania della gente-bene della nostra politica. Noi non lo siamo. Quando vedo nell’ultimo numero di Re Nudo, ultima pagina, il “recupero” di un’Unità del 1943 in cui si invitava ad ammazzare il fascista, dovunque capiti e lo si possa pescare, perché “bisogna estirpare le radici del male”, ho voglia di darti dell’imbecille»). Io, perdonatemi, resto nel mio cantuccio, sempre più minuscolo ma pieno di ossigeno, lascio a voi i Raimo e i Wu Ming e mi tengo Sciascia. Uno che non ebbe paura di beccarsi del mafioso, uno che aveva una particolare capacità nel riconoscere e sfidare quel particolare fascismo trasversale, "dell'anima", che si annida "ovunque ed in ogni luogo, persino quando riveste i panni dell’antifascismo". Alla fine, potremmo chiamarlo semplicemente "conformismo" e volendo potremmo scorgerlo nella paura della notte, sta di fatto che come ogni paura senza freni che non di rado si abbina a una buona dose di furberia - cazzo, come siete simili al capitano senza saperlo - calmerà le vostre angosce ma vi ottunde la mente e, si, svilisce la sapienza del cuore. Sinteticamente, può rendere un po' cretini. Del resto, citando di nuovo Sciascia (il poco letto "Nero su nero"), mica credevate davvero che i cretini fossero solo di destra?

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