2 agosto 1980, Gabriele Adinolfi: la pista fascista è una falsa bandiera - <b>FascinAzione</b>

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mercoledì 28 novembre 2018

2 agosto 1980, Gabriele Adinolfi: la pista fascista è una falsa bandiera

"La pista fascista è stata una falsa bandiera e la strage è servita a favorire il compromesso storico". Parole chiare, dirette, che non lasciano dubbio ad interpretazione alcuna quelle pronunciate da Gabriele Adinolfi, uno dei fondatori e leader di Terza Posizione a cavallo tra gli anni 70' e 80 nel corso dell'udienza di oggi davanti alla Corte d'Assisi di Bologna dove si sta celebrando il Processo all'ex militante dei Nuclei Armati Rivoluzionari, Gilberto Cavallini per concorso nella strage del 2 agosto 1980.
Nel corso della sua testimonianza il leader di Terza Posizione ha precisato di essere stato "parte offesa nel processo sulla strage ed oggetto di 3 tentativi d'accusa da parte dei servizi deviati e della loggia massonica P 2.
Per quanto riguarda Gilberto Cavallini, Adinolfi ha spiegato di averlo conosciuto in Francia, durante la latitanza nel 1982-1983, escludendo  a pelle, contatti di Cavallini con i servizi segreti deviati e la P2. 
Su Giusva Fioravanti Adinolfi ha precisato: eticamente i comportamenti di Fioravanti mi fanno ribrezzo, a cominciare da quello che ha fatto a Francesco Mangiameli", l’ex esponente siciliano di Terza Posizione, ucciso nel settembre del 1980
proprio dai Nar.

"Ho sempre ritenuto lo spontaneismo assolutamente utile al nemico. Era un’epoca in cui c’erano le leggi razziali contro di noi e uccidere un fascista non era reato. In più erano saltate le gerarchie, i ragazzini erano allo sbando ed esasperati".
Secondo Adinolfi dietro l’omicidio di Mangiameli c’era il disegno di Fioravanti di "scompaginare il gruppo dell’epoca, per portarli allo spontaneismo armato. Uccidendo Mangiameli, facendo
scomparire il cadavere e poi eliminando pure noi (ovvero oltre a lui anche Roberto Fiore, ndr). Doveva essere una decapitazione di Terza Posizione. 


Fioravanti, ha proseguito Adinolfi, aveva invidia,rancore e protagonismo. Lui si agitava e sparava. Nei suoi disegni voleva lo spontaneismo armato e voleva eliminare chi era contrario, come noi, che avevamo organizzazione e gerarchie". 
Il fondatore di Terza Posizione ha rivelato inoltre di aver parlato con Cavallini di quanto successo a Mangiameli: "Anche lui diceva che Fioravanti era un pazzo e che cambiava continuamente versione sull’omicidio".

 Per Adinolfi anche i Narnon vedevano più Giusva di buon occhio: "Quando tornai in Italia
nel 1982 incontrai quasi tutti i Nar e tutti dissero che Fioravanti era un infame".

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