Striscione di CasaPound a Venaria: “Nazionalizziamo la Magneti Marelli” - <b>FascinAzione</b>

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venerdì 26 ottobre 2018

Striscione di CasaPound a Venaria: “Nazionalizziamo la Magneti Marelli”

Nella notte tra giovedì 25 e venerdì 26 ottobre i militanti di Casa Pound Italia hanno affisso uno striscione con il quale si lancia l'idea forza della nazionalizzazione della Magneti Marelli, storica impresa che opera nei sistemi di alta tecnologia per il settore automotive, dopo lo scorporo da FCA iniziato a luglio scorso  è stata venduta al colosso giapponese Calsonic Kansei, controllato dal fondo americano KKR, con una operazione da 6.2 miliardi di euro.

Il senso di questa iniziativa ci viene chiarito, con maggiori dettagli, da una nota, diffusa alla stampa da Matteo Rossino, responsabile provinciale di Casa Pound che dichiara:

“La nostra iniziativa di questa notte“ “esprime rabbia e preoccupazione per l’assenza dello Stato, che nulla sembra volere e potere fare per arrestare la svendita pezzo per pezzo delle nostre realtà economiche e produttive. Ormai il cosiddetto made in Italy di italiano non ha quasi più niente. L’elenco di aziende svendute in questi anni fa impressione: Telecom venduta agli spagnoli, Alitalia ai francesi, BNL è controllata dal gruppo francese BNP Paribas, i cioccolatini Pernigotti sono stati venduti ai turchi della famiglia Toksoz, i baci Perugina appartengono dal 1988 alla svizzera Nestlè, come anche la Buitoni, la Peroni è stata comprata dalla sudafricana Sabmiller e l’elenco è ancora molto lungo. Viene da chiedersi quale sia la politica industriale di un governo che invece di fare un’azione forte a salvaguardia delle imprese strategiche per il nostro territorio, se ne sta a guardare come se non fosse di sua competenza”.
“Questa vendita preoccupa molto i cittadini e i lavoratori della Magneti Marelli” aggiunge Gaetano Cuttaia, referente del movimento della tartaruga frecciata per la città di Venaria “anche se le società hanno dichiarato di voler mantenere le attività in Italia e salvaguardare i posti di lavoro, il senso di incertezza è molto alto. In assenza di una politica di governo seria e determinata su questa vicenda l’azienda, che adesso non è più italiana, è libera di spostare la produzione in ogni momento. Su questa vicenda c’è bisogno di maggiore chiarezza rispetto al futuro, sia per la città che per i lavoratori. Chiediamo con forza alle istituzioni di esigere garanzie concrete da parte delle due aziende e ci impegniamo a monitorare costantemente la situazione”.

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