mercoledì 8 agosto 2018

Pacchia finita per il latitante Tulliani: presto tornerà in Italia

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L'estate non sta certamente finendo come cantavano i Righiera nel lontano 1985, ma le vacanze da latitante, almeno per qualcuno sono davvero prossime al termine.
In particolare rischiano  un rapido rientro in patria, direzione carcere, quanti hanno scelto come dolce ritiro dalle patrie galere Dubai e le altre amene località degli Emirati Arabi Uniti.
Come, per esempio, Giancarlo Tulliani, cognato di Gianfranco Fini, ultimo presidente di Alleanza Nazionale ed ex presidente della Camera dei Deputati, che insieme alla sorella Elisabetta ed al padre Sergio, 3 settimane fa è stato rinviato a giudizio dal giudice dell'udienza preliminare Elvira Tamburelli per riciclaggio, in merito ad un inchiesta sull'imprenditore del settore del gioco Francesco Corallo e sulla compravendita della casa di Montecarlo.
Il giovane Tulliani, all'alba dell'inchiesta, era riuscito a svanire nel nulla. Il 20 marzo del 2017, con tempismo perfetto, è riuscito a dribblare, meglio di Messi, il mandato di arresto a suo carico, ed almeno da aprile era volato a Dubai, dove si era fatto immortalare in compagnia della bella fidanzata sottobraccio mentre era intento a fare shopping in un accorsato centro commerciale.
Mentre in Italia, l'aria per il suo celebre cognato, per la sorella e per il padre si faceva davvero pensate.
Il giovane Giancarlo, l'uomo che era andato a vivere nell'appartamento di Montecarlo, donato dalla contessa Colleoni al partito per continuare la buona battaglia, svenduto da Alleanza Nazionale ad una offshore poi risultata riferibile ai Tulliani, il tutto con i soldi forniti da Corallo, riposava tranquillo negli Emirati, in santa pace.
Fino a quando, a novembre, nel maldestro tentativo di far arrestare un giornalista del programma di Giletti che lo seguiva, il ricercato Tulliani riusciva nell'impresa di farsi arrestare, presentandosi alla polizia locale.
L'Italia aveva chiesto l'estradizione, ma dopo un mese, il giovane Tulliani era di nuovo libero. Mancava, infatti, la ratifica del tratto sottoscritto dall'Italia e dagli Emirati Arabi Uniti nel 2015 ma mai perfezionato a causa della presenza, nella leglislazione araba della pena di morte.
Ieri, questo dettaglio è stato corretto, per cui chi dovesse essere estradato da Dubai e dintorni non potrà rischiare la pena capitale.
E la Camera ha approvato quasi all'unanimità la ratifica e l'esecuzione dei due documenti in sospeso. Adesso non ci sono più ostacoli. E quando si aprirà il processo a Fini ed ai suoi familiari, probabilmente in Italia ci sarà anche Giancarlo Tulliani.

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