25 luglio 1943 la caduta del fascismo, l'arresto di Mussolini - <b>FascinAzione</b>

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mercoledì 25 luglio 2018

25 luglio 1943 la caduta del fascismo, l'arresto di Mussolini

(G.p)Nella notte tra il 24 luglio ed il 25 luglio 1943 il Gran Consiglio del Fascismo approvò l'ordine del giorno proposto dal gerarca Dino Grandi che prevedeva la restituzione del comando delle forze armate al Re. La mattina il Duce si recò da Vittorio Emanuele che gli comunicò la sua deposizione da capo del governo e lo fece arrestare per avere portato l'Italia in guerra.
Il collega Gianluca Veneziani dalla pagina culturale denominata Libero Pensiero del quotidiano diretto da Vittorio Feltri si e ci domanda se il 25 luglio 1943 sia stata la salvezza o la morte dell'Italia, intervistando lo storico ed accademico Giuseppe Parlato presidente della fondazione Ugo Spirito Renzo De Felice.
Intervista che riportiamo per intero.

Prof Parlato, chi ebbe il ruolo decisivo nella destituzione del Duce il 25 luglio 1943? Il Gran Consiglio del fascismo? Il re? O il generale Badoglio?
Credo che il ruolo più importante lo abbia avuto lo stesso Mussolini. Fu lui a volere il Gran Consiglio e a far votare l'ordine del giorno Grandi. Non bastano però le sue spiegazioni sul suo precario stato di salute per giustificare quella mossa. Il Duce in realtà voleva sganciarsi dalla Germania e chiedere una pace separata all'Urss. Aveva manifesto questa intenzione da tempo, e credeva che farsi votare contro dal Gran Consiglio potesse essere un buon modo per svincolarsi dalla fedeltà a Hitler. Purtroppo per lui le cose andarono diversamente

Chi ha cambiato le carte in tavola?
Vittorio Emanuele III : la sfiducia militare votata a maggioranza dal Gran Consiglio gli offrì il pretesto costituzionale per destituire Mussolini. Quando la mattina del 25 luglio il Duce si recò dal Re, riponeva ancora piena fiducia in lui. Ignaro che Vittorio Emanuele lo avrebbe tradito. Da questo punto di vista, bisogna minimizzare le responsabilità di Grandi. Col suo ordine del giorno intendeva salvare Mussolini, che infatti dopo la votazione non lo considerava un traditore. Non a caso, all'indomani, quando il Duce andò dal Re, nella lista dei ministri di un nuovo ipotetico governo, agli Esteri compariva proprio il nome di Grandi.

Cosa sarebbe successo se il re non avrebbe sfiduciato Mussolini?
Probabilmente l'Italia si sarebbe dichiarata neutrale e non ci sarebbe stata né l'occupazione né la guerra civile. Anche quest'ultima è figlia di una mossa sbagliata del re: la fuga a Brindisi del 9 settembre 1943. Allora lo Stato rimase senza un vertice e si creò la necessità, da parte fascista, di creare la Rsi, con il conseguente sviluppo della resistenza.


Fu un errore affidare a Badoglio quella fase di transizione?Il re si fidava ciecamente di Badoglio. Ma entrambi gestirono malissimo quel momento: il re era una persona anziana non più vicina ai soldati: Badoglio, dal suo canto, mentre portava avanti trattative con gli alleati, favorì l'invasione tedesca: per dare l'impressione che stessimo combattendo ancora a fianco di Hitler, chiamo truppe tedesche a difendere l'Italia, creando i presupposti per l'occupazione.

La vicenda del 25 luglio si chiuse con la fucilazione dei congiurati nel gennaio del 44? Che giudizio ne dà?
Fu un processo non fondato su alcunché di giuridico. I 19 gerarchi incriminati aveva votato si ad un ordine del giorno, alla cui discussione aveva dato il via libera lo stesso Mussolini. Non avevano commesso nessun reato. Fu un processo rivoluzionario portato avanti per soddisfare, chi, come Pavolini voleva la testa dei nemici.




1 commento:

  1. Fu un atto di giustizia rivoluzionario. Anche Giorgio Pisanò nella sua monumentale opera "Storia della guerra civile in Italia 1943-1945" definì il processo di Verona come tale.Mussolini nella sua parabola umana e politica, accetto una serie di compromessi e di capitolazioni con la monarchia, con il Vaticano, con lo stato maggiore militare massonico, con l'alta borghesia, archiviando così ogni iniziativa rivoluzionaria che il regime delle camice nere avrebbe dovuto attuare a differenza dei suoi due omologhi di Berlino e di Mosca.Stalin sosteneva che le "purghe" facevano bene al partito; se Mussolini lo avesse imitato al pari suo sarebbe morto di morte naturale nel proprio letto.

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