giovedì 21 giugno 2018

Rumors dalla Capitale: tanti Fratelli (romani) d'Italia in fuga verso la Lega

Da Giorgia Meloni e Fratelli d'Italia alla Lega 3.0 del vice premier Matteo Salvini. Sono davvero tanti, divisi in due gruppi, distinti e separati, con migliaia di preferenze in dotazione, i dirigenti regionali, i quadri locali, giovani consiglieri comunali e municipali pronti ad abbandonare il movimento politico guidato da Giorgia Meloni ed approdare nelle file della Lega, come ci racconta, con un interessante articolo, Affari Italiani, il primo quotidiano digitale dal 1996, che riportiamo per intero.

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Da Giorgia Meloni a Matteo Salvini. I mal di pancia dell'ex centrodestra romano diventano transumanza. Ecco con chi e perché il partito di Matteo Salvini sta ingrossando le fila tra malumori, elezioni mancate e riposizionamenti tattici. E il partito “personale” di Meloni rischia la crisi.

Secondo i bene informati sarebbe imminente il passaggio in divisa verde da parte di due gruppi, che vantano però migliaia di preferenze. Il primo, quello capitanato da Federico Iadicicco, a capo dell'ufficio per la Famiglia di FdI e di un filone di giovani consiglieri comunali e municipali a Roma. L'altro guidato dei fratelli Santori, un gruppo storico di ex storaciani “pentiti”, anch'essi con un buon seguito di eletti nei vari enti locali capitolini. Entrambi hanno versato nelle casse dei gabbiani, migliaia di preferenze e offerto candidati che con quasi 10.000 voti, sono rimasti però senza poltrone alla Pisana.
E pensare che nella pattuglia salviniana, in caso di elezioni basterebbe prenderne poco più di 2 mila per entrare ed è questo il motivo che rallenta l'ipotesi di ingresso, come ha più volte sostenuto l'uomo forte della Lega a Roma, Barbara Saltamartini. Il casus belli di fatto è questo: questione di spazi e di calcoli, ma anche di prospettive per queste realtà guidate per lo più da trenta-quarantenni. Ma il 'je accuse' preso a pretesto sarebbe la gestione troppo familiare del partito romano. Il colpevole? Fabio Rampelli, ossia il neo vice presidente della Camera, da sempre capo carismatico della storica sezione di Colle Oppio, oggi peraltro sfrattata dalla Raggi. Ebbene Rampelli sarebbe accusato di aver pensato solo ai suoi della cerchia ristretta, garantendogli seggi sicuri al Parlamento.
Per la verità anche lo stesso Iadicicco aveva strappato un biglietto per Montecitorio, ma nel primo collegio del Senato non ce l'ha fatta. E poi, ancora, i troppi voti di partito presi a Roma dalla sua accoppiata di fiducia composta da Fabrizio Ghera e Chiara Colosimo, arrivati primo e seconda. Della serie, "cara Giorgia e cari tutti, a Roma decido solo e soltanto io".
Detto ciò il passaggio sarebbe imminente, con un solo quesito: a parte i diretti interessati, cui prodest, visto che i voti per la Lega a Roma sono il frutto quasi esclusivo della popolarità in poderosa crescita di Salvini? E soprattutto, converrà rischiare l'ennesima rottura tra Giorgia e Matteo? In questo scenario tempi della campagna per la Meloni sindaco di due anni fa, con Salvini a tirargli al volata sembrano preistoria. L'annuncio dell'addio potrebbe arrivare a metà della prossima settimana.

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