domenica 3 giugno 2018

L'analisi di Novi: così Mattarella si è piegato al diktat di Trump

Questo "editoriale" di Emiddio Novi offre una lettura della soluzione della crisi che io non condivido ma propone un retroscena con cui è utile confrontarsi e fare i conti.
 
di Emiddio Novi.

Tutti fingono di ignorarlo. Ma senza l'aiuto di Trump e degli americani il governo populista non sarebbe nato. Matteo Salvini e Luigi Di Maio sarebbero stati travolti come Berlusconi nell'estate del 2011. Mattarella avrebbe insistito nel pretendere in via preventiva l'esilio e l'interdetto politico per il professor Savona. Quel gentiluomo di Draghi, che Cossiga definiva un delinquente in doppio petto, avrebbe continuato ad assecondare gli speculatori bloccando l'acquisto del debito pubblico italiano. I guardaspalle del Quirinale erano già pronti a sostenere che leghisti e grillini coordinati dall'ottantenne professor Savona erano riusciti senza governare nemmeno un giorno a distruggere l'economia italiana. I tedeschi da Bruxelles continuavano a provocarci e a infittire le loro sassaiole calunniose. Poi, mentre infuriava la tempesta sopraggiungeva una calma improvvisa. 


Nella giornata di mercoledi, verso le 18 del pomeriggio, dall'ambasciata italiana a Washington arrivavano telefonate concitate al Quirinale. Trump, per quanto distratto, ignorante e rincoglionito, s'era insospettito. Qualcuno gli aveva detto che gli amici dei suoi nemici in Europa stavano facendo terra bruciata attorno ai populisti. Non solo. Che la Merkel era alla guida di questo schieramento chiamando l'Europa alla resistenza contro i dazi americani che, guarda caso, colpiscono quasi esclusivamente i prodotti tedeschi. Dall'ambasciata di Washington riferivano che gli americani erano insospettiti dall'ostruzionismo di Mattarella che aveva preso a pretesto il presunto antieuropeismo di Savona per bloccare la nascita del governo Salvini-De Maio. 


I congiurati di Roma si trovavano di fronte a uno scenario che sconvolgeva i loro piani. Gli americani comprando debito italiano avevano disinnescato la bomba dello spread, erano intervenuti sul Quirinale chiedendo conto di un disegno politico che negava ai vincitori delle elezioni Palazzo Chigi e di insediare un governo tecnico privo di un minimo sostegno parlamentare. Ai tedeschi poi arrivava la firma dell'applicazione dei dazi che colpiscono i prodotti europei, ma soprattutto quelli tedeschi. E appena il negoziato per il governo legista grillino riprendeva, dalla Casa Bianca partiva un messaggio di pieno sostegno e il dipartimento di Stato avvertiva che senza un Paese del ruolo, della storia e del peso dell'Italia l'Europa non era neppure immaginabile come potenza mondiale. Bastonati i tedeschi, messo in riga Mattarella, sputtanato Draghi, improvvisamente la congiura rientrava. Savona piazzava all'Economia il professor Tria, un suo sodale. E lui esiliato perché anteuropeista, si ergeva vincitore sul cavallo bianco della resistenza ai nemici dell'Italia e sceglieva l'incarico di ministro alle politiche comunitarie. Cioè, l'Europa dovrà trattare con lui. Capito?

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