La vera storia di Ordine nero, raccontata dall'addetto stampa - <b>FascinAzione</b>

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martedì 8 maggio 2018

La vera storia di Ordine nero, raccontata dall'addetto stampa

Nel reportage di Giovanni Bianconi e Milena Gabanelli dedicato a che fine abbiano fatto i terroristi non c'è solo la bufala di "Avanguardia nazionale terrorista" ma anche l'idea infondata che Ordine nero sia l'evoluzione di Ordine nuovo. La vera storia di Ordine nero, "un'operazione di marketing" l'ha raccontata l'addetto stampa del gruppo, Fabrizio Zani, a Nicola Rao per la Trilogia della celtica:  

Per una decina di attentati dinamitardi avvenuti nel 1974, rivendicati con la sigla «Ordine Nero», la giustizia italiana ha riconosciuto la colpevolezza di tre persone: i milanesi Fabrizio Zani e Luciano Benardelli e il toscano Augusto Cauchi, più altri neofascisti toscani, condannati a pene minori. Mentre ha assolto, con sentenza definitiva, Cesare Ferri, Mario Di Giovanni e altri militanti milanesi. Su Ordine Nero sono sempre circolate molte voci e leggende. Questo gruppo è stato considerato, nell’ambiente neofascista, come una «emanazione» dei servizi. E molti anni dopo, durante le indagini commissionate dal giudice Salvini, il Ros dei carabinieri scoprirà un documento del Sid che attribuisce addirittura al ministero dell’Interno la paternità di Ordine Nero, dando così ragione a chi, nell’ambiente, non ha mai riconosciuto come proprio questo gruppo. Ma nel 2008, a oltre trent’anni da quei fatti, uno dei fondatori di Ordine Nero ha deciso di raccontare per la prima volta la vera storia del gruppo più misterioso del terrorismo neofascista. Lasciamo la parola ancora a Fabrizio Zani:

Ordine Nero è stato accusato di essere un gruppo stragista, mentre non abbiamo fatto nessuna strage. In realtà la storia di Ordine Nero è la storia di una grande operazione di marketing. Ora gliela racconto. Anche se Cesare Ferri non proviene, come me e Di Giovanni, da Avanguardia, io lui e Mario tra il ’73 e il ’74 stiamo sempre insieme. E una sera, a casa mia, nasce da noi tre l’idea di fondare un gruppo che si chiami Ordine Nero. Da poco le Br hanno cominciato a fare azioni eclatanti, di cui parlano tutti i giornali. Ci guardiamo in faccia e ci diciamo: «Qui tra un po’ non conteremo più niente». Nessuno parlerà più di noi. Cazzo, ma se noi piazziamo un bombone che tira giù completamente la sede delle tasse, vuoi vedere che per una volta finiamo sul Corriere della Sera? E così è stato. Facciamo una decina di attentati. Non ammazziamo nessuno, ma acquisiamo una visibilità pazzesca. Da dove viene il nome? L’Ordine nero erano ovviamente le Ss. Era appena uscito un libro, edito da Ciarrapico: Le Waffen Ss. Infatti i volantini di Ordine Nero in fondo alla pagina avevano come firma i diversi simboli runici delle divisioni delle Waffen Ss, copiati proprio dal libro di Ciarrapico. A seconda della sezione che firmava l’attentato, cambiava il simbolo. Sezione Céline, sezione Drieu La Rochelle, sezione Julius Evola. La svastica tonda era il simbolo solo dell’ufficio stampa del gruppo, cioè la mia. Con quel logo ho smentito la strage dell’Italicus. Ho scritto il volantino, ci ho attaccato sopra la svastica tonda, con i trasferelli, prendendola dal libro di Ciarrapico, e ho scritto: «L’ufficio stampa di Ordine Nero smentisce eccetera». Io e un altro abbiamo portato un volantino a Torino e uno a Bologna. In una cabina telefonica. Poi abbiamo chiamato i giornali dicendo che c’erano i volantini. La smentita fu importante, ebbe una risonanza forte. Comunque Ordine Nero è stato soprattutto un grande «cazzeggio». A livello operativo, in realtà, On siamo io, Ferri e Benardelli, che nel frattempo si era trasferito da Milano in Abruzzo, e copriva il Centrosud. Ma fondamentalmente rimane un gruppo milanese. I toscani non c’entrano niente. Sono tutti innocenti. Tutti. Io metto, diciamo così, il marketing (sigla, simbolo, idee di fondo, proposte e obiettivi), Cesare l’esperienza delle Sam e Benardelli l’esplosivo, tanto esplosivo, che mi dice essere artigianale: concime chimico trattato. Vogliamo dimostrare che i fascisti stanno col popolo. Decidiamo di non toccare le solite sedi dei gruppi di sinistra e di concentrarci su obiettivi popolari e istituzionali. Obiettivi per noi innovativi: i giornali borghesi, le esattorie comunali, gli inquinatori agroalimentari. Io scrivevo i volantini dei miei attentati. Ognuno scriveva i suoi. E ciascuno di noi era una sezione... Io avevo due camerati che mi aiutavano, Cesare ne aveva altri, Luciano ne aveva altri. Questi ragazzi a loro volta ne avevano altri... Non era una cosa organica o rigida. Per esempio, c’era gente che stava in Avanguardia e poi faceva anche parte di Ordine Nero.
Cesare una volta mi ha anche sospeso per tre mesi da Ordine Nero – sì, direi che lui era il capo, tanto che si definiva «capo» di Ordine Nero – mi ha sospeso perché avevo detto a un tizio con cui avevamo fatto un «botto» che la bomba l’aveva fatta Cesare. Il che era vero, ma lui non voleva che lo dicessi. E allora in quei tre mesi di sospensione mi aggiornavo. Passavo tanto tempo a preparare i congegni a tempo. A casa, certo, quando ero solo. Mia madre m’ha trovato spesso a trafficare con esplosivi e pistole... Di Giovanni, invece, dopo la riunione quella sera a casa mia, non farà mai nulla con Ordine Nero, non compirà nessun attentato. Ma nell’ambiente della piazza nera, la voce si sparge: Ricordo che il capo indiscusso di Avanguardia a Milano, Marco Ballan, era molto preoccupato per i nostri attentati. Mi accorsi, incontrandolo, che sapeva bene cosa succedeva. Suppongo lo tenesse ancora informato Di Giovanni, o forse lo stesso Ferri. Così come supponevo – ma non me lo disse mai – che Cesare tenesse informato anche Esposti, che in quel periodo lavorava a tempo pieno al progetto della Valtellina con Fumagalli. Ma in ogni caso non ci trovavo nulla da ridire. Se il golpe ci sarà, pensavo, tanto meglio.

Procediamo con ordine. Il primo attentato rivendicato dai «Gruppi per l’Ordine Nero», è del 13 marzo 1974. Obiettivo: la sede del Corriere della Sera a Milano. Due notti dopo, altro botto, contro il liceo scientifico Vittorio Veneto, sempre a Milano. Poi più nulla per oltre un mese, fino al 23 aprile, quando i «Gruppi per l’Ordine Nero» fanno filotto: colpendo contemporaneamente l’esattoria comunale di Milano, la federazione del Psi di Lecco e la Casa del Popolo di Moiano, in Umbria. Il 10 maggio, altra tripletta. Obiettivi: l’assessorato regionale all’ecologia, a Milano, un’altra esattoria comunale (stavolta ad Ancona) e un palazzo bolognese, ritenuto da Ordine Nero la sede della ditta Chiari & Forti, che produce l’olio Topazio. Il fatto è che la ditta nel frattempo ha cambiato sede, dimenticando, però, di togliere dal palazzo l’insegna, traendo così in inganno gli «ordineristi». La bomba contro l’ex sede della Chiari & Forti (accusata da Ordine Nero di produrre olio adulterato) verrà definita, dai giudici del tribunale di Bologna, una strage, dal momento che fu collocata nell’ingresso di un palazzo abitato e che, secondo i periti, solo per caso non uccise nessuno.
Torniamo alla «confessione» di Zani:
La bomba a Bologna contro l’oleificio l’ho messa io. Ho preso la macchina, la Giulia di mio padre, sono andato a Bologna, ho messo la bomba e sono tornato. Ma quale strage... Ho visto dal piano terra che l’ultimo piano del palazzo era coperto da un lucernario di vetro e sapevo, come infatti è avvenuto, che lo spostamento d’aria sarebbe salito in alto e, rompendo il vetro, sarebbe fuoriuscito dal palazzo senza uccidere nessuno. Oddio, in realtà il rischio di crollo, obiettivamente, c’è stato. Infatti, tornando a Milano, dopo il botto, mi ero chiesto: «E se succede qualcosa alla gente del palazzo?» Cercai di liberarmi di quel pensiero, mettendo in campo tutto il mio cinismo superomista. Ma in realtà mi tranquillizzai solo al mattino, leggendo il risultato del mio gesto: solo danni. Sempre il giorno dopo, a pranzo, mio padre sente dell’attentato al telegiornale, mi guarda e dice: «Ma com’è che ieri hai fatto 400 chilometri con la macchina?» «Papà, sono andato in Svizzera. Sì, sì... in Svizzera.» Ma lui non era molto convinto... Personalmente compio due attentati: quello contro la ditta Chiari & Forti di Bologna e quello all’esattoria comunale di Milano. Poi preparo i volantini, nascondo l’esplosivo. Cose così... Ma a volte le cose non vanno come dovrebbero: Non sempre fila tutto liscio. Del resto i ragazzi di Ordine Nero sono pur sempre i soliti neofascisti. E così, quando il buon Adriano Petroni non riesce a far saltare il tribunale di Lecco (obiettivo che gli avevamo indicato noi), «ripiega» su un classico: la sede di un partito di sinistra. La locale federazione del Psi. Poi salta anche il liceo Vittorio Veneto a Milano. Poi succede che parte l’imitazione e così, in mezza Italia, i fascisti firmano Ordine Nero ogni attentatucolo possibile. Tanto che un tal Luigi Falica, uomo di Ordine Nuovo a Bologna, arrestato per qualche giorno per l’attentato alla Chiari & Forti, mi dirà sprezzante che anche loro avevano usato la sigla, a Trieste, quando gli aveva fatto comodo. Ora è importante ricordare che Falica è quello che organizza il famoso convegno di «rifondazione» del disciolto Movimento Politico Ordine Nuovo nell’albergo di Cattolica, un albergo di cui dispone, sembra, anche il Sid...

Torniamo agli attentati di Ordine Nero e agli aspetti ancora poco chiari di questa vicenda:
L’attentato di Benardelli contro la casa del Popolo di Moiano, tra Arezzo e Perugia, consentirà alla magistratura, non so se in buona o cattiva fede, di arrestare tutti i quadri ordinovisti di Umbria e Toscana, accusandoli di fare parte di Ordine Nero. Ora, il problema è il seguente: che Benardelli, in
Abruzzo, è in stretto contatto con il capitano D’Ovidio [l’ex comandante dei carabinieri di Camerino, approdato poi al Sid, coinvolto nella vicenda dell’arsenale, N.d.A.]. E così il dubbio che questo attentato sia stato fatto su indicazione di D’Ovidio per «incastrare» ed «eliminare» Ordine Nuovo, è un sospetto concreto...

Anche perché, sottolinea Zani, c’è il mistero dell’esplosivo che forniva Benardelli:
All’inizio ci aveva detto che era anfo, un esplosivo facile da preparare, perché si fa con la nafta e il nitrato d’ammonio. Prendi il nitrato, lo metti in una buca, lo copri di nafta e lasci che la nafta secchi. Quindi pensavamo fosse anfo. Altri ci dissero che era dinamon. Chi ci portava l’esplosivo? Luciano. Ma non so chi glielo forniva. Inizialmente pensavo che lo preparasse da solo. Lo teneva lui, vicino Pescara. Una volta ho fatto con lui un viaggio in treno fino a Parigi: una puzza di sostanza chimica, di gas, la gente che tossiva... No, non poteva esplodere per sbaglio, non era innescato. Ma, ripeto, a questo punto non so più chi glielo fornisse... Anche perché, che il Sid avesse nel mirino Ordine Nuovo me lo confermarono i fratelli Castori, militanti umbri del Mpon, che vennero «visitati» da un ufficiale del Sid e, quando lo riferirono a Graziani, lui gli ordinò: se torna, sparategli.

Insomma, stando alle ipotesi di Zani, Ordine Nero nasce come gruppo spontaneo della piazza milanese. Ma la magistratura, attribuendo erroneamente gli attentati del gruppo a Ordine Nuovo, finisce per smantellarne l’intera rete dell’Italia centrale. Mentre Benardelli potrebbe essere stato lo strumento, più o meno consapevole, di un ufficiale del Sid. Lo stesso Sid che scriverà un appunto, accusando il ministero dell’Interno di aver fabbricato «in provetta», Ordine Nero. Accusa, come abbiamo visto, assolutamente falsa. Ma forse l’appunto nasce proprio dalla preoccupazione del servizio segreto militare di allontanare da sé i sospetti di «manovrare» Ordine Nero in funzione «anti-Ordine Nuovo». Visto che nella velina del Sid (scritta il 30 maggio 1974, due giorni dopo la strage di Brescia), si afferma che i capi di Ordine Nuovo (sciolto da qualche mese dal ministro dell’Interno Taviani, dopo la conclusione del processo ai capi del movimento) sono impegnati a garantire «la sopravvivenza clandestina di Ordine Nuovo», con «la propaganda di una idea politica valida, che colmasse il vuoto provocato dall’abbandono di Almirante». Il riferimento all’abbandono di Almirante può alludere, forse, al fatto che ormai il segretario missino ha scelto definitivamente la linea del doppiopetto, prendendo le distanze dagli ambienti più duri del neofascismo.

Ma ecco cos’altro scrive il Sid nell’appunto:
La manovra non è sfuggita al ministero dell’Interno che, nel contesto di una politica dell’antifascismo opportunamente orchestrata anche con forze politiche estranee alla Dc, ha inteso colpire: –  Lo strumento divulgativo delle idee (Anno Zero, presentato non come giornale ma come movimento politico nato, solo per cambiamento di nome, da Ordine Nuovo) –  Il movimento stesso, creando un «Ordine Nero» (indicato come il «braccio violento» di Anno Zero) cui si devono attribuire una serie di atti violenti e antidemocratici. Nel contesto di quanto sopra, vanno interpretate tutte le azioni delittuose etichettate da organi di governo e stampa come iniziative dell’extraparlamentarismo di destra.

Ma ciò che è ancora più grottesco, è il commento scritto dagli ufficiali del Ros dei carabinieri nei primi anni Novanta:
«L’affermazione [contenuta nel documento del Sid, N.d.A.] è di estrema gravità: secondo l’estensore del Sid, in pratica, l’organizzazione terroristica Ordine Nero, non sarebbe altro che un prodotto dei ‘laboratori della guerra non ortodossa’». Ora, che magistratura e investigatori non abbiamo capito praticamente nulla sulla storia, la natura, i componenti e gli obiettivi di Ordine Nero, è abbastanza chiaro dopo le rivelazioni di Zani. Ma che, addirittura, un organo dello Stato come il servizio segreto militare, accusi un altro organo, come il ministero dell’Interno, di aver creato dal nulla e in laboratorio un gruppo terroristico di estrema destra, la dice lunga sul grado di affidabilità e di lealtà di questo servizio nei primi anni Settanta... Per di più quando è altamente probabile che l’unica strumentalizzazione di Ordine Nero sia partita proprio dal Sid, attraverso il capitano D’Ovidio.

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