lunedì 21 maggio 2018

21 maggio 1988 a Roma muore Pino Romualdi



Il 21 maggio di trenta anni fa, si spegneva a Roma, Pino Romualdi, giornalista, volontario nella guerra d'Etiopia, vice segretario nazionale del Partito Fascista Repubblicano.
Sopravvissuto all'epurazione dopo la fine della seconda guerra mondiale, nel 1946 fu fondatore del Movimento Sociale Italiano, partito di cui ricoprì prestigiose cariche come quella di vice segretario nazionale e presidente.
Dalla seconda all'ottava legislatura fu eletto deputato nelle file del Movimento Sociale Italiano.
Nato a Predappio, Pino Romunalde combatte nella guerra d'Etiopia. In Africa Orientale Italiana, nel 1939 ottenne il suo primo incarico politico di rilievo, diventando vice segretario del Partito Nazionale Fascista.
Giornalista professionista, nel 1940 divenne direttore de Il Popolo di Romagna. Allo scoppio della seconda guerra mondiale, in qualità di volontario si arruola ed viene inviato sul fronte greco albanese.
L'8 settembre 1943 si trova a Venezia e aderisce alla Repubblica sociale italiana, diventando funzionario del Partito fascista repubblicano a Forlì. È delegato al Congresso di Verona nel novembre del 1943. Nello stesso periodo dirige La Gazzetta di Parma. 
Segretario federale del partito nella stessa Parma dall'aprile all'ottobre del 1944, è infine vice-segretario nazionale. All'incarico di vicesegretario affianca quello di responsabile amministrativo dei Fasci all'estero e oltremare. Per conto del governo della Repubblica sociale italiana nell'aprile del 1945 tratta la resa con le truppe anglo-americane. Al termine del conflitto viene processato e condannato a morte.

Da latitante, nel 1946, avrebbe trattato con l'allora ministro di grazia e giustizia Palmiro Togliatti garantendogli un massiccio afflusso di voti fascisti alla Repubblica al referendum del 2 giugno, in cambio di una amnistia la più ampia possibile.
Che sia la verità oppure una leggenda non ci è dato sapere. L'unico dato certo ed incontrovertibile è che l'amnistia promulgata dal leader comunista nel 1946 cancellò per chiunque qualsiasi imputazione connessa con le responsabilità avute nel regime fascista o nel periodo bellico, tranne che per i crimini di guerra.
 Prima dell'amnistia viene comunque arrestato e rimane in prigione per otto mesi.

Nel dicembre del 1946 Romualdi è tra i fondatori del Movimento sociale italiano. Nel 1948 è il primo presidente del Centro Nazionale Sportivo Fiamma, che riesce a riunire i giovani sotto una sigla che non è direttamente di partito. Viene eletto alla Camera nelle liste del partito dagli anni cinquanta in poi. Nel 1970 appoggia la politica del segretario Almirante che punta alla fusione con il Partito Democratico Italiano di Unità Monarchica e a una politica di allargamento verso il centro parlamentare dando vita al Movimento sociale italiano - Destra nazionale. E proprio Destra Nazionale è il nome della prima corrente che nel partito fa capo a Romualdi, di cui fanno parte tra gli altri Franco Petronio e Guido Lo Porto.
Negli anni ottanta, Romualdi è anche parlamentare europeo e, soprattutto dopo la scissione promossa nel 1976 dai parlamentari che danno vita a Democrazia Nazionale, si consolida nel partito la 'diarchia' Almirante - Romualdi, col primo nel ruolo di segretario e leader carismatico e il secondo nel ruolo istituzionale di presidente del partito. Nel 1984, a sorpresa, i due si recano a rendere omaggio alla salma di Enrico Berlinguer, il segretario comunista prematuramente scomparso a Padova.
Romualdi muore nel 1988, un giorno prima di Giorgio Almirante. Alla camera ardente arrivano anche i comunisti: Nilde Iotti, presidente della Camera, e Giancarlo Pajetta, leader storico del Partito Comunista Italiano. Per Giorgio Almirante e Pino Romualdi si svolgono esequie comuni a Roma, in piazza Navona.  La sua salma riposa nel cimitero di Predappio, vicino alla cripta di Benito Mussolini.

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