mercoledì 28 marzo 2018

Francesco Storace: i sogni tranquilli del governatore Zingaretti con un'opposizione che s'offre


(G.p) Il collega Francesco Storace, dalle pagine virtuali de Il Giornale d'Italia, in un editoriale intitolato S'offrono, che pubblichiamo per intero, ci spiega come il neo eletto governatore Zingaretti, nonostante non abbia una maggioranza, dormirà sonni tranquilli e deciderà sempre lui, senza alcun fastidio, se ed eventualmente quando staccare la spina.
D'altronde, come ci spiega Francesco Storace, già governatore del Lazio ed ex vice presidente del consiglio regionale, non candidato alle scorse regionali ma grande elettore di Sergio Pirozzi,  per il fascino di una poltrona, più di un consigliere regionale, eletto in un qualsiasi partito, teoricamente alternativo al centro sinistra potrebbe essere tentato ad offrirsi.


Grande festa a casa Zingaretti. La legislatura alla regione Lazio non potrebbe cominciare nel migliore dei modi. Sedati i rompiscatole dell'estrema sinistra di Leu - che si sono fatti fregare come babbei dal governatore - nell'ufficio di don Nicola si registrano grandi file per fantastiche discussioni sui contenuti, programma, bla bla. Ovvero, ciccia, nomine, finanziamenti, altro che storie.
Sarà una legislatura a prova di determina, con i dirigenti regionali che suderanno freddo per ogni firma che dovranno mettere sui loro atti amministrativi. Ma almeno la barca andrà.
Certo, sui giornali di stamane toccherà sorbirsi un po' di polemiche degli ormai ex alleati di Leu che, rivendicando i numeri decisivi per l'elezione di Zingaretti, si sono messi a litigare sul nome dell'assessore da offrire al presidente. Al quale avevano offerto tra gli altri il mitico Piotta, ossia Paolo Cento. 


Il governatore, che convive già di suo con l'anatra zoppa di 25 consiglieri di centrosinistra rispetto ai 26 dell'opposizione, ha preferito invece prendere sottobraccio il consigliere eletto dalla marmaglia che faceva capo a Grasso e Boldrini solleticando le ambizioni dell'ex segretario della Cgil di Roma e del Lazio, Di Bernardino, che pure e' uno che sa le cose di questo mondo. Meglio stare più sicuri alla Pisana che rispettare l'impegno preso col partito.
Zingaretti sceglierà per loro, che gli grideranno traditore beccandosi l'epiteto di poltronisti. Così va la politica al tempo dell'antipolitica. Ne godrà Massimiliano Smeriglio, vicepresidente confermato, che con quelli di Leu ha il dente abbastanza avvelenato.
Sebbene in minoranza, Zingaretti governerà fino a che sarà lui a decidere di staccare la spina. Da quello che si intuisce, il presidente ha aperto una specie di asta tra le opposizioni, mettendosi a offrire questo o quel posto tra ufficio di presidenza del consiglio e commissioni consiliari, per chiudere al più presto la pratica, visto che la regione è in esercizio provvisorio di bilancio. A fine mese si passerà alla gestione provvisoria, che è ancora peggio e bloccherà ogni tipo di pagamento: per dirne una saranno dolori per il personale a tempo determinato in attesa di conferma, che non percepirà quattrini almeno fino a giugno.
L'opposizione potrebbe giocare il colpo gobbo. Non trattare sul bilancio, farlo passare rapidamente pur non votandolo e assestare la mazzata con la mozione di sfiducia. Ma non ci pensano nemmeno. Se prima il problema lo imputavano a Sergio Pirozzi, ora sono 25 i consiglieri che a rischiare la poltrona non sono affatto intenzionati. "E chi lo dice agli elettori?", lo domandano i più "idealisti", e "il mutuo chi me lo paga" i più prosaici...
Risultato: Zingaretti si godrà l'avvio di legislatura, inforcherà il monocolo per capire che succede nei palazzi della politica nazionale, e deciderà lui se e quando staccare la spina.
S'offrono, gli ardimentosi grillini, che sperimentano il fascino delle guerra per le poltrone; s'offrono nel centrodestra, specialisti nella materia.
Fuori dal palazzo, invece, soffrono. Senza apostrofo.

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