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7 gennaio 1978/17. Acca Larentia. Evidente il successo politico di CasaPound

Come ogni anno abbiamo dedicato ampio spazio all'anniversario di Acca Larentia. E' quindi giusto concludere lo speciale 2018 con una riflessione generale sul significato politico dell'evento. Per la prima volta dopo dieci anni di frammentazione un pezzo importante dell'area è riuscita a dare corpo a una grande manifestazione sulla cui natura (aperta? unitaria? una distinzione non solo nominalistica) la discussione non è ancora chiusa. Qualche comunità ha deciso di mantenere i propri riti separati (i Gabbiani, i sovranisti, Avanguardia), Forza nuova non ha organizzato niente, non ha aderito ma neanche sabotato: sportivamente ha fatto i complimenti al vincitore del giorno che è, senza il minimo dubbio, CasaPound. Nonostante l'evidente, verrebbe da dire clamoroso, successo  continuano infatti le polemiche sui social. Al centro dell'attenzione la decisione che a chiamare il Presente, il culmine della cerimonia, sia stato il Capo della Comunità che si è fatto carico dell'intera macchina organizzativa e non il sopravvissuto della strage, quel Maurizio Lupini che nelle scorse settimane è stato tra i più attivi affinché fosse scongiurato un 40ennale di contrapposizioni e di polemiche. C'è dell'ironia nel fatto che adesso, proprio in suo nome, i malpancisti di turno contestino le "pratiche egemoniche di CasaPound". Ma i fatti hanno una loro evidenza che prescinde dalle parole dette e dalle narrazioni costruitevi attorno, che pure concorrono a sovradeterminarli.

Un'immagine che ha avuto ampia diffusione nei social, rimbalzando di pagina in pagina, ha restituito immediatamente il clima della manifestazione: centinaia di file ordinatissime, silenziose, senza bandiere e striscioni, se non in testa. Impressionante. Unico simbolo di partito presente la tartaruga, a distinguere, come è necessario, gli attivisti del servizio d'ordine. Ma CasaPound non è stata l'unica comunità presente in piazza ieri pomeriggio: decine di file del lungo corteo erano infatti composte da militanti del Foro 753, di Lealtà Azione, dell'area non conforme catanese. E parlo soltanto delle realtà più organizzate e rionoscibili. Secondo un dirigente romano di Forza Nuova
il corteo era di Cp. Complimenti a Cp. Per i numeri, per lo stile, per la marzialità. Unità d'area? L'area non esiste più. Oggi esistono CP, che rappresenta l'80% di un mondo (e spero anche molto al di fuori) e FN (che da 18 mesi predilige posizioni esterne all'area e popolari). Due strade diverse e distinte (ovvio per chi sta in Cp è migliore la sua e viceversa per chi sta in Fn). Io pur non avendo né aderito né partecipato, faccio i complimenti per un corteo riuscitissimo in tutti i suoi aspetti. Altro sono solo chiacchiere. Bene ha fatto Cp a "marchiare" il corteo. La sezione la gestisce e la rende VIVA (questo è un ricordo quotidiano, oggi una sezione storica attiva!) CP, i manifesti li ha ideati, pagati e attaccati CP, lo striscione lo ha preparato CP, la gente per il 95% l'ha portata CP, rischi e pericoli se li è accollati CP, perché doveva intestarlo ad un'area che non esiste più? Poi, se non vi riconoscete in CP, come il sottoscritto, impegnatevi a costruire alternative, dando a Cesare ciò che è di Cesare. VIVA FORZA NUOVA.
Un'analisi onesta, forse eccessiva nella valutazione della composizione del corteo, ma sostanzialmente corretta. Dalla giornata di ieri esce corroborata l'ambizione di CasaPound di rappresentare la forza egemone della destra radicale. Tra due mesi sapremo quanto quest'egemonia si trasformerà in consenso. Sicuramente, in genere, portano più voti iniziative concrete come le distribuzioni alimentari (l'ultima venerdì a Torre Maura, borgata di Roma sud) e le Befane (sabato alla Magliana) che le piazze più o meno riempite da attivisti e simpatizzanti già "tuoi". Ma il valore aggiunto del 7 gennaio può essere rappresentato dall'impatto che la prova di forza vinta può avere sui tanti orfani del Msi.

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