venerdì 6 ottobre 2017

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La Fedeli assume i profughi. Bidelli precari in rivolta

Il collega Alfonso Piscitelli, dalle pagine del quotidiano La Verità diretto da Maurizio Belpietro rilancia una notizia pubblicata per prima dal nostro blog nella mattinata di giovedì 7 ottobre relativa alla protesta di un sindacato autonomo del mondo della scuola Feder.ata ontro quanto disposto dall'articolo 3 del decreto ministeriale n 640 del 30 agosto 2017 relativo all'aggiornamento di terza fascia delle graduatorie Ata valide per il triennio 2017-2019.
In base a tale articolo potranno presentare domanda di inserimento nelle graduatorie di terza fascia del personale Ata, anche candidati con cittadinanza di paesi extracomunitari, con permesso di soggiorno e in qualità di profughi o rifugiati in possesso dei titoli previsti dalla legge.

Il collega Piscitelli contatta telefonicamente Giuseppe Parente il quale gli rilascia una dichiarazione circa i silenzi della Cgil sulla questione dovuti al fatto che tale sindacato è più impegnato a fare scomuniche politiche che non a difendere i reali interessi dei lavoratori italiani, ricordano l'eclatante caso del professore Norberto Gallo, democraticamente eletto con il 60% segretario provinciale della Cgil scuola ed espulso per indegnità. La sua colpa è stata quella di intervistare, in qualità di giornalista, il nero Franco Freda. Un nero si, ma non nel modo politicamente corretto e giusto.


Nel giorno in cui alcuni docenti mettono in atto uno sciopero della fame, decisamente simbolico, per sostenere lo Jus Soli, il Ministero della Pubblica Istruzione va ben oltre e dimostra che per gli stranieri presenti in Italia non c’è neppure bisogno della cittadinanza per poter accedere al pubblico impiego e mettersi in concorrenza con quegli Italiani che cercano un posto sia pur precario nei ranghi del personale non docente della scuola. Al suono della campanella potrebbe essere un profugo o anche uno straniero che gode di permesso di soggiorno ad accogliere gli studenti italiani nelle scuole. E neppure c’è bisogno che il permesso di soggiorno sia di lunga data. La logica del provvedimento consente anche a chi è appena giunto in Italia di mettersi in lista (“nella terza fascia della graduatoria” specifica il decreto ministeriale) per un incarico di applicato o di “bidello” nella scuola.
Le risorse straniere fanno “lavori che gli Italiani non vogliono più fare?” In questo caso pare decisamente di no. Gli incarichi nella scuola sono particolarmente ambiti in un paese che fino a ieri aveva fatto dell’ampliamento dell’obbligo di studio un traino anche un po' furbo per l’espansione di questo settore del pubblico impiego. Le graduatorie, divise in fascia, per aspirare a un incarico nel mondo della scuola sono sature: soprattutto al Sud, un po' meno nel Centro-Nord. Molti italiani sono disposti anche a un pendolarismo estremo per scalare le posizioni delle famigerate graduatorie del M.I.U.R. Ora il Ministero della Fedeli con un decreto aggiorna i criteri di inserimento nella terza fascia e asseconda, in un ambiente lavorativo di precari, un ulteriore afflusso di concorrenza. “Ce lo chiede l’Europa” sospirano i burocrati dell’istruzione e fanno riferimento alla legge 6 del ’97 intitolata categoricamente: “Disposizioni per l’adempimento degli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione europea”. In pratica l’Europa ci chiede che gli stranieri appartenenti agli altri paesi membri della UE e ovviamente i profughi e anche i possessori di un permesso di soggiorno estemporaneo possano contendere agli Italiani una supplenza o un posto fisso nel personale amministrativo della scuola.
La Federazione Nazionale del personale amministrativo tecnico ed ausiliario della scuola ha protestato apertamente contro questo provvedimento del ministero “e non per xenofobia – tiene a precisare il presidente Nazionale di Feder. ATA Giuseppe Mancuso – negli ultimi anni si sono persi posti di lavoro nel settore del personale non docente della scuola. I pensionati non sono stati rimpiazzati e circa 15-20.000 precari attendono un inserimento stabile: sono precari che hanno già avuto una formazione e hanno una esperienza del lavoro, molto delicato, da compiere nella scuola. È decisamente irrazionale scavalcare questi precari che attendono da anni ed immettere cittadini di altri paesi che possono avere tutte le qualità ed anche titoli equivalenti ma non possono avere l’esperienza già maturata sul campo dai precari italiani”.
Ora i sindacalisti di FederATA si rivolgono con garbo alla titolare dell’istruzione anche rispettando la desinenza in a che è di rigore: “Spettabile Ministra – scrivono a conclusione del comunicato – Le facciamo presente che, in tali graduatorie ATA, sono presenti molti nostri Colleghi, i quali da anni lavorano e aspettano di trovare una giusta collocazione, chiediamo innanzitutto priorità e rispetto per loro, che da tempo si adoperano quotidianamente per il buon andamento delle nostre Istituzioni Scolastiche. Confidiamo nel suo alto senso di responsabilità”. Riusciranno a far breccia nel cuore della rossa?
“L’internazionalizzazione del bidello” (o dell’applicato di segreteria) rappresenta oggi un’altra frontiera avanzata di questo processo di accoglienza senza senno che rischia di essere discriminante per gli Italiani. Cosa dice il grande sindacato, la CGIL, riguardo ai 15-20.000 italiani, tutt’altro che benestanti, che oggi rischiano di essere scavalcati?
“La CGIL sta diventando per certi aspetti un organismo come l’ANPI” ci dice Giuseppe Parente giornalista napoletano che ha rilanciato sul suo blog la protesta di Feder-ATA, e spiega: “sono più impegnati a lanciare scomuniche politiche che non a difendere i reali interessi dei lavoratori italiani. Eclatante a Napoli il caso del sindacalista Norberto Gallo eletto segretario provinciale della CGIL-scuola col 60% dei voti. Ebbene Gallo, per aver intervistato in una radio privata di Napoli un “maledetto” come Franco Freda è stato espulso per indegnità dalla CGIL”. L’intervistato era nero, ma non nel modo giusto…

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