martedì 26 settembre 2017

Pirozzi scende in campo ma vuole le primarie



(G.p) Tra scena e retroscena, il collega Antonio Rapisarda, dalle colonne de Il Tempo, storico quotidiano romano, ci racconta quella che potrebbe essere la novità politica alle prossime elezioni regionali del Lazio, la discesa in campo di Sergio Pirozzi, sindaco di Amatrice.
Un possibile candidato governatore, di destra sociale, dal basso, senza adesioni formali di partito, corteggiato finanche dal segretario del Partito Democratico Matteo Renzi.
Articolo che riportiamo per intero.

Dallo spiraglio del «ci sto riflettendo», aperto domenica alla festa di Atreju, al «lo deciderà la gente» con cui ieri ha aperto ufficialmente sulla sua eventuale discesa in campo per la carica di governatore del Lazio. Se due indizi fanno una prova, insomma, è proprio il caso di dire che Sergio Pirozzi, sindaco di Amatrice e uomo della destra popolare, sta seriamente pensando di poter essere proprio lui uno degli sfidanti dell'uscente Nicola Zingaretti e della grillina Roberta Lombardi per le elezioni regionali della prossima primavera. E di esserlo come rappresentante del centrodestra. Del resto le dichiarazioni che ha reso ieri – accompagnate dalle polemiche sugli sms solidali, con i proventi non sono giunti ad Amatrice, a cui hanno replicato da sinistra come se fossimo già in campagna elettorale – testimoniano come le ambasciate e i corteggiamenti nei suoi confronti siano stati serrati: «Sono venuti ad offrirmi seggi da tutte le parti - ha aggiunto - da destra a sinistra, io se farò una cosa ci metterò la faccia». Il terzo indizio, infine, delinea proprio il metodo rispetto al quale non se la sentirebbe proprio di dire no: «Poi se la gente deciderà di dare fiducia a Sergio Pirozzi lo farò, io non andrò mai in collegi blindati».
Parole, queste, che se da un lato sembrano allontanare lo scenario “nazionale” (quello di un seggio in Parlamento, e sembra questa una risposta diretta a Matteo Renzi che ha corteggiato Pirozzi in più occasioni), dall'altro sono rivendicative di quella “prossimità” a cui il primo cittadino di Amatrice ritiene di dover dare priorità: dato che si ritiene «il presidente dei comuni dimenticati d'Italia», a partire, ovviamente, dalle cittadine del Lazio devastate dal sisma.
Se prende corpo, dunque, la creazione di questa “lista Pirozzi”, il sindaco con le sue ultime parole sembra aver richiesto come condizione quell'investitura che può provenire solo dalle primarie di coalizione. Dagli ambienti vicini a Pirozzi confermano a Il Tempo che esiste la volontà di un suo impegno diretto per portare il modello del fare, la capacità di mobilitazione dimostrata dalla solidarietà dei cittadini dai territori “dimenticati”, nelle istituzioni: «Il consenso c'è ma è necessario il coinvolgimento popolare».
La domanda che in tanti si pongono a questo punto è: se le primarie non sono passate in Sicilia – e lì erano state firmate anche da Forza Italia...- quante possibilità ci sono di celebrarle nel Lazio? Ma prima ancora di questa, ci si chiede: che cosa ne pensano i partiti di centrodestra di Sergio Pirozzi? Come sindaco è stimato da tutti i leader e le sigle. Se è stato ospite e relatore di Giorgia Meloni ad Atreju proprio per parlare del post-terremoto (è stato anche nel consiglio nazionale di Fratelli d'Italia), il primo cittadino di Amatrice è apprezzato per la sua azione anche da Silvio Berlusconi e da Matteo Salvini. E come candidato? Dalla Lega Nord non ci sono mai stati grossi dubbi sulla buona riuscita di una candidatura di coalizione di Pirozzi (l'allora coordinatore del Lazio Gian Marco Centinaio aprì alla possibilità proprio su Il Tempo), Francesco Storace lo ha invitato pubblicamente a scendere in campo con la “lista Pirozzi”: «È ora di indossare lo scarpone anche fuori dal cratere». Forza Italia, da parte sua, da qualche settimana ne fa una questione di bilanciamento: dopo la “cessione” della candidatura “di destra” di Nello Musumeci in Sicilia, non vorrebbe cedere a questa anche il Lazio. Per questo motivo in casa azzurra restano intatte le soluzioni di Luisa Todini, di Francesco Giro o di Adriano Palozzi. Resta da capire, infine, la posizione del partito al quale Pirozzi è più vicino: Fratelli d'Italia. Il partito di Giorgia Meloni ufficialmente non si è espresso sulle Regionali del Lazio: ci si penserà a tempo debito, ha spiegato la stessa leader, dato che per il momento la scadenza più urgente sono le elezioni siciliane. Se l'appuntamento del Lazio non è all'ordine del giorno, ciò che filtra dal FdI è che il partito, che nel Lazio è l'attore principale, vorrà avere l'ultima parola nella scelta del candidato governatore. Insomma, non è escluso che possa essere anche un esponente di FdI, una risorsa interna. Rimane in piedi in tal senso l'eventualità di Fabio Rampelli mentre non si può già escludere che possa essere Meloni stessa, nonostante ora sia in campo anche per la leadership nazionale del centrodestra.

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