martedì 5 settembre 2017

Manoccio, referente Sprar in Calabria, perseguitato da Forza Nuova


(G.p)Giovanni Manoccio, già sindaco di Acquaformosa, comune di poco più di 1000 abitanti della provincia di Cosenza, coordinatore  dei progetti Sprar è stato attaccato da Forza Nuova e della galassia identitaria per la sua difesa del modello di accoglienza dei migranti del Pollino e per aver definito razzista la canzone Immigrazia del cantautore milanese Povia, in tour estivo in Calabria, come ci racconta, con dovizia di particolari, il collega Silvio Messinetti, con un interessante articolo pubblicato da Il Manifesto, giornale comunista.
Articolo che riportiamo per intero.
  

Secondo il ministro Minniti a causa dell’afflusso di migranti sarebbe a rischio la tenuta democratica del Paese. Per ora a rischiare l’incolumità sono gli operatori dell’accoglienza. Come nel caso di Giovanni Manoccio.
È il referente all’accoglienza per la Regione Calabria, una sorta di assessore al ramo, rigorosamente, senza portafogli. Manoccio ha tutte le competenze per ricoprire l’incarico. Nei dieci anni in cui è stato sindaco, il piccolo borgo arberësh di Acquaformosa, alle pendici del Pollino cosentino, si è distinto in tutta Europa per le buone pratiche di inclusione.
Tra le tante, spiccano il progetto Sprar «Firmoza che Accoglie» e il Festival delle Migrazioni. Manoccio è stato un antesignano, un visionario che ha ben compreso la portata epocale delle migrazioni. Che vanno governate con processi virtuosi e non certo demonizzate con disprezzo. Anzitutto perché l’immigrazione è un formidabile antidoto allo spopolamento dei piccoli borghi delle zone interne. E poi perché la buona accoglienza vuol dire integrazione per i migranti e lavoro per i nativi. Alimenta una redditizia economia sociale in cui c’è un dare e avere sia per i calabresi che per i rifugiati. Grazie a loro in paese ci sono ancora la scuola elementare e la media inferiore. E sempre grazie a loro oltre 40 giovani autoctoni lavorano nel progetto e non sono emigrati al Nord.
Nel corso degli anni hanno vissuto in paese ben 500 asilanti provenienti da mezzo mondo. Il modello Acquaformosa ha ottenuto numerosi riconoscimenti in Italia e all’estero: nel 2016 è stato insignito dal Parlamento europeo come buona pratica. Tuttavia, l’esperienza di Acquaformosa è da sempre nel mirino della destra. Ha cominciato Matteo Salvini. La sua reazione era prevedibile: Acquaformosa è il primo comune «deleghistizzato» d’Italia.
Ora sono i gruppi della destra estrema a minacciare Manoccio. È bastato aver definito «razzista» la canzone Immigrazia del cantautore milanese Povia, in tour estivo in Calabria, per scatenare l’ira del cantante («o Manoccio con l’accoglienza ci guadagna tantissimi soldi, oppure accoglie chiunque a gratis perché è un santo») e quella di Forza Nuova e della galassia identitaria. «Manoccio via dalla Calabria» è lo striscione con cui viene “accolto” ad ogni incontro pubblico. Lui non si è perso d’animo.
Continua a girare in lungo e largo la Calabria, ha querelato Fn per minacce e apologia di fascismo, e parla, con una certa amarezza, della vicenda. «La querelle con Povia in realtà è solo l’ennesimo pretesto per buttar fango sulla mia persona e sull’esperienza di Acquaformosa. Aver perorato il diritto alla mobilità universale per chi fugge da guerre, oppressioni e danni climatici ha portato con sè una scia di intolleranza disgustosa. Esiste una geopolitica della paura innestata dai sovranisti e alimentata da trasmissioni spazzatura e da stampa scandalistica. Per cui chi continua con coerenza a stare dalla parte dei migranti diventa vittima di questo odio xenofobo. Se ogni 10 notizie propagate dai media, 9 sono contro i flussi migratori è chiaro che passa la fandonia per cui chi è tutore dell’accoglienza ci costruisce sopra un business. Io ho avuto ben quattro inchieste a carico, frutto marcio di esposti di personaggi della destra. Tutte archiviate, ovviamente, ma il peso e la pressione non mi lasciano per niente tranquillo».
Manoccio si sente solo, abbandonato anche dal suo stesso partito di cui pure è membro dell’assemblea nazionale. Il Pd, fatti salvi gli attestati di vicinanza degli organi regionali, del presidente della Calabria Oliverio e di quello pugliese Emiliano, non ha espresso solidarietà a livello centrale. Non lo ha fatto il segretario Renzi, e il ministro Minniti si è guardato bene da offrirgli una scorta. «Ma io non l’accetterei» si schernisce. Piuttosto, vorrebbe dal Viminale un impegno concreto per fermare questi rigurgiti di razzismo ed odio razziale.

1 commento:

  1. Più legge mancino e più magistratura!!!! solidarietà all'amico dei popoli oppressi di tutto il mondo, Manoccio.

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