venerdì 28 luglio 2017

Stragista no. Luigi Ciavardini e l'altra verità su Bologna

(G.p) Condannato a 30 anni per l'attentato alla stazione e scontata la pena Luigi Ciavardini non rinnega altri delitti per i quali chiede perdono. Ma nel corso di una intervista rilasciata alla collega Raffaella Fanelli e pubblicata dal settimanale Panorama giura: con quei morti io non c'entro niente.
Intervista che riportiamo per intero.



Non ci dichiariamo innocenti. Ma chiediamo, a chi ci vuole colpevoli, di leggere tutte le carte e le sentenze che hanno condannato i Nar. 
Scandisce e misura le parole, Luigi Ciavardini, condannato a 30 anni per la strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980. Mi attaccheranno, come è giusto che sia. Perché sono un assassino, perché ho fatto parte dei Nar, e tutte le mie dichiarazioni saranno giudicate. Travisate. Mi diranno che ho ucciso e che per questo non ho il diritto di parlare. Ma quel diritto divento mio nel momento in cui mi chiedono conto di un massacro che non ho commesso. Ho il dovere di gridarla, la mia innocenza. Così come ho il dovere morale di chiedere perdono per il dolore che ho provocato con una lotta politica condotta nel modo sbagliato. Un dovere che non ho per i familiari delle vittime di Bologna, perché il loro dolore non l'ho provocato io.
Una piccola cicatrice sullo zigomo sinistra ricorda tutti i giorni a Luigi Ciavardini l'omicidio dell'appuntato Franco Evangelista detto Serpico: "c'ero anche io. Ho sparato. Ma questo segno sulla faccia è la prova che i Nar non avrebbero mai ammazzato dei civili: durante la fuga puntammo un taxi, l'autista fece un movimento brusco, quasi volesse prendere qualcosa dal cruscotto: fu colpito a una mano. Ferito per essere fermato. Non ucciso.
Suo padre era un maresciallo di polizia, come reagì?
La mia famiglia non mi ha mai abbandonato. So di aver deluso le persone che amavo. Ma non sono uno stragista.

A distanza di 37 si indaga ancora sugli esecutori. A breve si decidere sul rinvio a giudizio di Gilberto Cavallini, l'unico dei Nar mai entrato nell'inchiesta. Cosa pensa di queste nuove accuse?
Ogni qualvolta si parla di Bologna e quando chi è stato accusato, e io dico ingiustamente, di questa strage cerca di dare una spiegazione per dimostrare perché saremmo innocenti, c'è una sorta di ritorsione attraverso nuove manovre giudiziarie.

Una reazione di chi ci vuole a tutti costi colpevoli.
Dubbi sulla responsabilità dei Nar arrivano dal libro dell'ex giudice Rosario Priore e dall'avvocato Valerio Cutonilli.
Priore avrebbe dovuto parlare prima delle altre piste. Non ora che è fuori dai tribunali. Sapeva del lodo Moro e dei palestinesi, di Ustica e di tutto il resto. Eppure non ha fatto niente per arrivare alla verità.
Lei crede che la strage di Bologna sia legata ad Ustica?
Il 28 giugno 1980, con una telefonata al Corriere della Sera, utilizzando la sigla dei Nar e il nome di un confidente della questura Marco Affatigato, si avviò il primo depistaggio, quello che pretende che il Dc 9 Itavia sia esploso per deflagrazione al suo intero di una bomba trasportata dal terrorista dei Nar. Ma fu un missile e oggi credo che non ci siano dubbi, ad abbattere il Dc 9 la sera del 27 giugno del 1980. Quel massacro ha indotto un depistaggio. Anche Bologna potrebbe essere servita per coprire Ustica e un segreto inconfessabile. E sono stati usati i Nar




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