domenica 30 ottobre 2016

A Milano non serve via Almirante: parola della destra "talebana"


(G.p)L'idea forza lanciata da Fratelli d'Italia di intitolare una via di Milano a Giorgio Almirante è una ulteriore prova dell'esistenza di una destra che guarda al passato, non proiettata al futuro, trincerata nella commemorazione.
Di ciò è convinto il collega Vincenzo Sofo, prezioso collaboratore de Il Talebano che dalle colonne di Affari Italiani, il primo quotidiano digitale dal 1996 sostiene che tale idea forza altra non sia che una proposta, vecchia di decenni, ciclicamente ripresentata per fare breccia nei cuori dei vecchi simpatizzanti, militanti ed elettori della Fiamma.
Articolo che riportiamo fedelmente.



L'idea lanciata da Fratelli d'Italia di intitolare una strada di Milano a Giorgio Almirante è la prova di quanto ho scritto pochi giorni fa su iltalebano.com: la destra è ormai trincerata nella commemorazione. Una proposta vecchia decenni e ciclicamente ripresentata per far leva sulla nostalgia dei vecchi elettori, in un momento in cui oltre alla nostalgia molto altro non c’è e dunque anche chiedere rievocare il Msi fa brodo, nonostante la classe dirigente che la propone è quella che il Msi ai tempi lo rinnegò perché politicamente scomodo.

Ma se scomodo lo è sempre stato per i politici di destra, non si può certo ora accusare Sala perché lo considera. Anche perché, a leggere le dichiarazioni di dissenso del sindaco Beppe Sala, la sensazione è che non fosse un “non voglio” ma piuttosto un “vorrei ma non posso”. L’intitolazione di una via ad Almirante di per sé infatti non ha nulla di scandaloso (anzi) trattandosi di un importante uomo della vita politica istituzionale democratica italiana ed essendoci già state in città intitolazioni a personaggi a lui simili a partire da Berlinguer che proprio per Almirante provava gran rispetto.
Beppe Sala non può intitolare ad Almirante una via perché deve tenersi buona una sinistra becera che teme la storia e la combatte a colpi di censura. E questa è la fortuna della destra milanese, che può far leva su queste censure per nascondere un vuoto di progetto politico. A Milano non serve via Almirante, serve una destra cittadina che incalzi Sala su proposte politiche concrete.
Serve una destra cittadina che, mentre Salvini e la Meloni si battono a livello nazionale per lo stop ai flussi immigratori selvaggi, sfidi il sindaco su che cosa fare di quelli che però ad oggi ormai sono qui e non sembrano in procinto di essere allontanati; che metta prepotentemente becco su quei grandi progetti che andranno a cambiare ancor di più la città e le sue periferie, come gli scali ferroviari e il Giambellino; che spieghi a Sala che la polizia locale che in questi giorni troviamo tutta impegnata a osservare i semafori degli incroci del centro città può essere usata a fare altro e gli indichi che cosa e come; che non si batta per intitolare vie ma per non lasciare alla sinistra il monopolio delle istituzioni e dei luoghi culturali della città.

La gente di destra alle ultime elezioni (così come nel 2011) non è andata a votare perché non ha capito che proposta concreta di città abbiamo. E quei pochi che ci sono andati hanno scelto Lega piuttosto che Fratelli d’Italia perché comunque la prima sta portando avanti un progetto politico.

Beppe Sala, se fosse furbo, l’intitolazione di una via ad Almirante la concederebbe: in un colpo solo toglierebbe alla sinistra la leva della censura e alla destra quella della nostalgia, facendo capire che i temi di battaglia cittadina dovrebbero essere altri.

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