lunedì 11 luglio 2016

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Sinistra e destra di fronte al dilemma: libertà o sicurezza? L'opinione di Mario Colella


(G.p)In esclusiva per i lettori di fascinazione. info intervisto l'avvocato Mario Colella, storica voce di Radio Shamal, conduttore del  programma radiofonico "Come pecore in mezzo ai lupi",fine intellettuale del terzo millennio, esperto di musica rock, letteratura, calcio e politica sui temi dell'attualità politica, con riferimento alle ultime vicende di Fermo.

Mario che cosa sta accedendo relativamente alla vicenda di Fermo? In Italia esiste un problema xenofobia?  Il razzismo esiste?

Credo che vi sia una tendenza, da un pò di tempo ad istruire processi non nelle aule di tribunale ma sui vari social network, in particolar modo su facebook.
Ad iniziare questo gioco è stato, per primo, l'utente di sinistra partendo in quarta ed utilizzando un fatto singolo per attaccare l'italiano medio, ritenuto razzista e comunque xenofobo, il che a mio modesto avvisto non è, anche se il razzismo esiste.


Da autentico garantista credi che il sottolineare alcune evidente discrasie della prima versione della ricostruzione dei fatti di Fermo sia razzista?

No, almeno non in tutti i casi. La questione è che la prima ricostruzione dei fatti non lasciava attenuanti all'assassino e serviva, come ho detto, a molti per scagliarsi contro l'italiano medio. Il che è percepito da tanti come un intollerabile vizio dell'uomo di sinistra del terzo millennio, rappresentante di una sinistra lontana mille miglia dal popolo. Poi, come spesso accade, si finisce per approdare a posizioni ingiuste, proprio per insofferenza verso questo atteggiamento elitario dei progressisti, posizioni che fanno dimenticare che l'aggressione nasce da un insulto, indubbiamente razzista, rivolto alla moglie della vittima.


Rispetto al tema della sicurezza, da sempre nell'agenda politica di tutti i partiti italiani, credi ci sia un discrimine tra destra e sinistra?


Penso di si. Io sono per un superamento di certe categorie, ma diciamo che un progressista, un liberale tende a privilegiare l'aspetto della libertà che il sicuritarismo mette in discussione. Se privilegi l'aspetto della sicurezza forse oggi sei più in sintonia non solo con i ricchi ma anche con le classi più disagiate che spesso sono quelle che si ritrovano il campo rom a due passi da casa. Per questo si può dire che da qualche anno c'è una luna di miele tra destra sicuritaria e classi meno abbienti. Ma resta che il problema vero per la sinistra liberale e libertaria è quello di non riuscire a far capire il valore e il senso della libertà, forse non si riesce nemmeno a declinarla in maniera nuova ed appetibile, anche perché la questione sociale si è riaperta con la crisi come una ferita che pare non rimarginabile , almeno con le ricette tecnocratiche che spesso l'intellettualità liberal insegue. Bisogna far capire che la libertà e la liberazione dallo stato sono cose che servono innanzitutto ai ceti più provati dalla crisi. Naturalmente occorre anche per i liberal evitare toni moralisti e pedagogici verso le classi popolari e comprendere che il guardare all'immigrazione, per molti versi inevitabile ed inarrestabile, solo come ad una risorsa indispettisce proprio chi si trova a vivere i disagi che ne conseguono e rischia di far esplodere guerre tra poveri


Da questa situazione di stallo  come se ne esce?


Si tratta di questioni, come si vede, assai complesse. E oggi purtroppo la sinistra non appare culturalmente e, oserei dire, spiritualmente attrezzata per fornire una risposta convincente e nel contempo liberale e non sicuritaria. La destra è brava a cavalcare la tigre, ma si presenta ancora una volta come "law and order" vanificando gli sforzi culturali fatti nel passato ad esempio dalla nuova destra.
Ci vorrebbe oggi un Bettino Craxi che abbia però davvero assorbito la lezione anarchica e comunitaria di un Proudhon.

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