sabato 21 maggio 2016

Fini a destra serve una Leopolda


(G.p) Il leader? Ora è una perdita di tempo. La ricetta dell' ex presidente della Camera dei Deputati, Gianfranco Fini per il centro destra prevede due tempi : prima uno sforzo identitario che sciolga le tante contraddizioni: dalla Brexit all'euro, agli immigrati. Serve una Leopolda di destra dove ciascuno porta il suo contributo. Solo dopo la scelta del candidato premier, con primarie e regole precise.
Il collega Carlo Fusi dalle colonne de Il Dubbio news, quotidiano diretto da Pietro Sansonetti intervista l'ultimo segretario di Alleanza Nazionale sui temi dell'attualità politica.

Una leopolda di destra. Non tanto e non solo per scegliere il leader- laddove la strada di primarie con regole precise non va scartata- bensì per superare le grandi contraddizioni programmatiche che esistono nel centro destra e lo bloccano. E' la proposta che Gianfranco Fini rilancia alla vigilia delle amministrative per individuare un possibile sentiero di lavoro comune allo schieramento anti Renzi non grillino. Possibile? Forse. Difficile? Di più. Prendiamo l'attualità. Ultimo giorno di sondaggi ufficiali e plof, Alfio Marchini si ritrova con un misero 10%. Dunque delle due l'una: o vi siete affidati ad un perdente, oppure avete sbagliato alla grande l'operazione politica berlusconian centrista. C'è una terza possibilità, taglia corto l'ex leader di An-cioè aspettare i risultati elettorali veri : non sarebbe la prima volta che le rivelazioni della vigilia vengano smentite dalle urne. Del resto i sondaggisti più seri spiegano che c'è una quota di elettori che decide di votare solo all'ingresso nella cabina elettorale. E poi l'estrema volatilità dell'elettorato può benissimo rendere possibili sorprese anche importanti.
Detto questo, i numeri non cambiano.Dunque? 
Dunque insisto: aspettiamo. Personalmente lo faccio con una certa fiducia. L'esperienza mi fa essere ottimista: grazie alla candidatura di Marchini ci sono le condizioni per sfondare il muro di diffidenza verso la politica.
Ma questa operazione di Roma, che vuol dire politicamente? Dove sfocia
Di regola tendo a bandire ipotesi estreme. Ossia il voluto minimalismo di chi dice che bisogna eleggere solo il sindaco di Roma o, all'opposto, il massimalismo di chi si sforza di scorgere chi sa quali  reconditi significati. La storia ci insegna che entrambe le possibilità sono in campo.
Tutto qui? Bello sforzo 
No, affatto. Però parlando di centro destra sarei curioso di capire come mai sono in tanti ad assicurare che la vicenda romana apre chissà quali scenari nazionali e pochissimi invece si soffermano su Milano, che è altrettanto importante, e dove le condizioni sono opposte. A Roma il centro destra è diviso: a Milano sono tutti insieme, compresi NCD e persino il civico Passera, l'ultrà inviso a Salvini. Quale è l'anomalia, Roma o Milano? La verità è che il centro destra è un cantiere in costruzione, o se si preferisce, in ricostruzione. Bisognerà aspettare per capire quale sarà l'edificio definitivo. Faccio un esempio. Alfano che appoggia il centro destra a Milano e poi pochi mesi dopo cambierà coalizione votando Si al referendum costituzionale, alle elezioni politiche con chi si schiererà?
Si ma cosi lei svicola. L'Ncd farà le sue scelte, ma il resto del centro destra è tutt'altro che unito e competitivo. Volete perdere sempre? 
Guardi, a costo di sembrare pedante ribadisco che a mio avviso la priorità non è stabile ora qual è il perimetro del centro destra. E neppure scontrarsi su chi deve fare il candidato premier.
E allora? Cosa resta?
La parte più difficile. Cioè definire l'identità programmatica del centro destra, facendo chiarezza con assoluta necessità sulle evidentissime contraddizioni che ci sono. E non parlo di Roma, dove alcuni hanno fatto scelte di convenienza. Parlo di contraddizioni, di contenuti: o vengono sciolte o non ce ne sarà per nessuno.
Proviamo a fare un elenco?
Certo. Salvini, se non sono informato male, punta sulla Brexit. Berlusconi al contrario, è sulla linea del PPE che la pensa in modo opposto. Idem per l'euro. Idem ancora sulle politiche possibili per l'immigrazione. Le basta?  O vogliamo parlare dei diritti civili, delle unioni di fatto che non possono essere negate nella prospettiva di una destra di governo?
E' per questo che alla presentazione del libro di Francesco Storace lei se n'è uscito con la destra plurale? Cos'è una etichetta per far stare assieme cose che assieme non stanno? 

Io dico questo. Se resta l'Italicum è utopico immaginare due blocchi- uno di centro destra e l'altro di centro sinistra, pienamente coesi, monolitici e totalmente unitari. Differenziazioni interne sono inevitabili, come succede nel Pd senza che questo comporti obbligatoriamente una scissione. 
Perché lì c'è una leadership chiara ed efficace. Nel centro destra non c'è e lei dice che non è importante...
Dico che, allo stato attuale, è un falso problema, una scorciatoia per eludere i nodi veri. Che sono quelli programmatici e identitari che ho indicato. Se ci mettiamo a litigare su chi deve essere il candidato premier senza aver sciolto quei nodi... beh è fatica sprecata. Se il leader non si trova di comune accordo, sarà necessario individuare uno schema che consenta la scelta, o almeno una indicazione dal basso. Ma con regole chiare, precise, accettate. A mio avviso, l'unico modello possibile è quello americano, opportunamente rivisto sulle esigenze italiane.  Però vietato illudersi: o risolviamo le contraddizioni programmatiche che fanno da zavorra, oppure sperare nel demiurgo per tornare ad essere competitivi, come ho detto, è fatica sprecata. Non è questa la strada per riportare alle urne i tantissimi delusi di centro destra che non votano più. Bisogna rinnovare davvero,non limitarsi ad agitare bandiere del passato come l'abbassamento delle tasse.  Che resta fondamentale ,ma va coniugata ad un profondo ripensamento del welfare. 
In questa destra plurale Berlusconi ci deve stare o no?
Forza Italia, con il suo consenso, non può non starci. E FI è Berlusconi. Chi immagina cosa diverse, vuol dire che non ha capito nulla degli ultimi venti anni. 
Non per insistere, ma come si fa la destra plurale se Salvini dice : la dove c'è Fini non ci posso essere io? 
E' chiaro che se si parte con i veti vuol dire che si privilegia l'interesse particolare rispetto a quello generale. Salvini si assumerà le responsabilità di ciò che dice. E' un punto centrale.
Ma se alla fine Raggi vince a Roma e i cinque stelle prevalgono alle politiche, che succede?
Succede che a Roma e l'Italia fanno un salto nel buio, col rischio di spiaccicarsi.

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