sabato 2 aprile 2016

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Salvini in Israele approfitta del suo viaggio per genuflettersi davanti alla potente lobby: “Siete il mio modello”, dichiara entusiasta.


(G.p)I politici italiani di destra per ottenere un "lasciapassare" politico che permette di essere considerati affidabili debbono andare in Israele per accreditarsi presso le istituzioni israeliani. Nel corso dell'ultimo ventennio in Israele ci sono andati quasi tutti,  Gianfranco Fini in primis, seguito dai suoi colonnelli come La Russa, Gasparri seguiti anche dai due leader della destra sociale di Alleanza Nazionale come Gianni Alemanno e Francesco Storace.
Il collega Luciano Lago, con un interessante articolo, pubblicato dal sito controinformazione.info ci racconta del viaggio di Salvini in Israele e dei suoi repentini cambi di idea in tema di politica internazionale, in tema di politica interna, vedi alleanza elettorale con Casa Pound saltata, dei suoi silenzi come per esempio sul conflitto in Siria.
Per il felpato Salvini, aspirante leader dell'italico centro destra, non esiste alcun problema per la repressione attuata da Israele per le violenze e per le esecuzioni sommarie documentate dei soldati israeliani verso i palestinesi, anzi al contrario, eleva dure critiche al boicottaggio contro Israele esercitato dai movimenti “BDS” in alcuni paesi dell’unione Europea.


La rotta aerea tra Roma e Tel Aviv è ormai molto frequentata dagli esponenti politici della destra italiana: ci sono passati a suo tempo un pò tutti, con poche eccezioni (da Gianfranco Fini ed i suoi collaboratori, con Ignazio La Russa, fino a Gianni Alemanno), per andare in Israele ad accreditarsi presso le Istituzioni israeliane, per ottenere un “lasciapassare” politico che permette di essere considerati affidabili e manovrabili dalla potente lobby.

Non poteva mancare anche Matteo Salvini il quale infatti si trova proprio in questi giorni in visita in Israele dove, in compagnia di Giorgetti, di Fontana e di Gianluca Pini, ha incontrato alcuni dei più qualificati membri della Knesset esperti in materia di intelligence, sicurezza, strategia anti-terrorismo.



Salvini non manca di fiuto politico ed ha ben capito che, per accreditarsi come nuovo leader del centro destra, deve avere l‘imprimatur da Israele e, attraverso questo, il “placet” della potente lobby. Necessario quindi sottoporsi ad un “esame” dove gli sono state rivolte molte domande e le sue idee sono state scrutate attentamente dagli esperti israeliani per capire con chi hanno a che fare. Salvini non ha problemi e lo dichiara di essere disposto a farsi fare anche l’esame del sangue.
Il Matteo della Lega deve farsi perdonare le sue passate frequentazioni con i “para fascisti” Casa Pound ma non ci sono problemi, di fronte alla necessità di accreditarsi con questi influenti amici, le vecchie relazioni si possono disconoscere e, a domanda, può dichiarare tranquillamente ” …E’ da febbraio dell’anno scorso che non abbiamo più contatti con loro», assicura Salvini, ormai amico di Israele ed estremamente ansioso di accreditarsi presso la potente ” lobby”.

Salvini si incontra con Tzachi Hanegbi, l’attuale presidente della commissione Esteri e Difesa del Parlamento israeliano , già ministro della Giustizia, dell’Interno e responsabile delle politiche di intelligence a stretto contatto con il Mossad . Probabile che il Mossad disponga già di un preciso rapporto su Salvini e che conoscano tutto di lui, tanto da fargli domande test per saggiare la sincerità delle sue risposte. Questi esperti israeliani, per sapere tutto dal Matteo leghista, hanno di sicuro applicato le loro collaudate tecniche psicologiche, escludendo invece l’uso della tortura (quella è riservata ai palestinesi) che nel caso di Salvini non è possibile attuare.

In questa occasione, parlando delle questioni internazionali, Salvini rispolvera tutto il suo linguaggio interventista, affermando la necessità di intervenire in Libia con scarponi sul terreno, di combattere il pericolo islamico, dell’Europa che sta perdendo tempo con la sua politica antiterrore, della necessità di fermare l’immigrazione, soprattutto quella islamica, ecc., ecc..

Di alcune questioni tuttavia Salvini evita accuratamente di parlare: del conflitto in Siria dove gli Israeliani sono coinvolti fino al collo nel sostenere alcuni gruppi di miliziani jihadisti, nel tentativo di rovesciare il governo di Bashar al-Assad, della questione della Cisgiordania dove gli Israeliani, con la colonizzazione forzata delle terre palestinesi, stanno spianando con i Bulldozer le case dei palestinesi e massacrando la popolazione civile. La politica di Israele per Salvini è un “modello encomiabile”.
Il secondo interlocutore di Salvini, un tal Ayoub Kara, deputato druso, offre l’occasione per una perfetta intesa. Kara è un altro che, visti gli interlocutori, non si perde in convenevoli: «L’Europa ha commesso un grave errore, che pagherà nei prossimi anni, ad accettare i rifugiati. Se l’Unione Europea sostenesse Israele farebbe del bene a se stessa». Tutti soddisfatti i leghisti per queste dichiarazioni ed in particolare Pini il quale afferma: “siamo assolutamente d’accordo su tutta la linea».

Nessun problema manifestato da Salvini per la repressione attuata da Israele, per le violenze e per le esecuzioni sommarie documentate dei soldati israeliani verso i palestinesi, anzi al contrario, dure critiche al boicottaggio contro Israele esercitato dai movimenti “BDS” in alcuni paesi dell’unione Europea.

Salvini sembra anche molto interessato a informarsi circa le tecniche si sicurezza adottate in Israele che sono di sicuro quelle più rigide ed efficienti: muri di cemento alti 6 metri per separare le comunità palestinesi, arresti preventivi dei ragazzi palestinesi e persino dei bambini sospettati di lanciare pietre, check point inflessibili nel filtrare la popolazione civile, dove persino le donne incinte arrivano a partorire sulla strada in attesa di avere un visto per transitare verso l’ospedale.
Un sistema con cui Israele è riuscita a tenere in gabbia un intero popolo non è certo cosa da tutti. “Entusiasmanti” per Salvini queste tecniche israeliane.

Il massimo della apoteosi filo Israele Salvini lo raggiunge quando si reca sul confine di Gaza e, da quel triste luogo, dove Israele è riuscita a mettere sotto assedio da oltre 8 anni una comunità di circa 1,850 milioni di persone, confinate in una striscia di 8X 14 km (densità di 5.000 abitanti per Km2) da cui non possono nè uscire nè entrare, il leader leghista è arrivato a dire (sulla sua pagina FB) che la “vergogna”, secondo lui, starebbe nel “fatto che Hamas tiene in ostaggio milioni di persone” capovolgendo totalmente la realtà nella consueta forma della propaganda israeliana per cui i perseguitati diventano i persecutori e i carnefici diventano vittime. La domanda per Salvini è la seguente: chi tiene in ostaggio chi?

Salvini dimostra anche di non conoscere il diritto internazionale dato che la Striscia di Gaza si trova sotto assedio da oltre otto anni e l’assedio è stato condannato come illegale secondo le leggi internazionali, oltre ad essere considerato una punizione collettiva che è stata imposta da Israele quando Hamas fu stato eletta democraticamente dal popolo palestinese nel 2006. Al governo israeliano non andava bene tale elezione e fu imposto il blocco di Gaza (che dura ancora oggi nonostante le condanne dell’ONU) ed Israele ha effettuato varie azioni di bombardamento consecutive (con il pretesto del lancio dei razzi) sulla Striscia, l’ultima delle quali nel 2014 è costata 2.450 vittime palestinesi di cui oltre il 60 % donne e bambini. Inoltre il Governo Israeliano non ha permesso la ricostruzione delle case distrutte, delle scuole e degli ospedali bombardati, motivo per cui esiste una emergenza umanitaria a Gaza, ignorata dai grandi media, tutti su posizioni filo Israele.

Un perfetta identità di vedute con i carcerieri da parte di Salvini, il modo milgliore per accreditarsi con uno dei “poteri forti” che una volta il leader leghista diceva di voler combattere. La potente lobby ha conquistato un nuovo sostenitore, se ne poteva forse dubitare?

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