sabato 20 febbraio 2016

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L'asilo delle libertà


(G.p)Per scegliere il candidato della città eterna, il felpato Salvini, leader della Lega Nord per l'indipendenza della Padania è pronto ad organizzare gazebo ed ascoltare le istanze dei cittadini, Giorgia Meloni, dopo aver "bruciato" Rita Dalla Chiesa rilancia Fabio Rampelli, Fabrizio Bracconieri, il mitico Sacchi de i ragazzi della 3 c e valletto di Forum, vendica Rita Della Chiesa e si schiera, senza se e senza ma, con Francesco Storace, l'imprenditore Alfio Marchini, candidato arruola grillini della prima ora, mentre Francesco Storace "sfotte" Guido Bertolaso.
Il collega Carlo Antonio Solimene, dalle colonne de Il Tempo, storico quotidiano romano, descrive, con un simpatico articolo intitolato L'asilo delle libertà il caos e l'anarchia che regnano sovrani in casa centro destra, che potrebbe portare, come unico risultato, la vittoria del centro sinistra a Roma, nonostante il mal governo della precedente amministrazione guidata da Ignazio Marino.


Settimane di dibattito per tornare al punto di partenza. L’«asilo delle libertà», invece di studiare le migliori strategie per risollevare Roma dalla crisi - economica e morale - che la attanaglia, si dedica al gioco dell’oca. E così la candidatura di Guido Bertolaso - che sembrava l’approdo finale di una faticosissima trattativa tra i leader Berlusconi, Meloni e Salvini - torna in dubbio. Con un centrodestra che si ritrova senza certezze a poco più di tre mesi dalle elezioni.


IL DIETROFRONT DELLA LEGA

A far precipitare la situazione è stato Matteo Salvini. Dopo la «picconata» alla candidatura di Bertolaso data giovedì mattina, il leader della Lega è tornato ieri sulla questione: «Adesso ascolteremo i romani - ha detto - con tutto il rispetto per gli alleati, io mi fido di Berlusconi e di Meloni, ma è nostro dovere ascoltare tutti, aspettare una settimana, dieci giorni. E se i romani hanno un’idea diversa, nuova, originale, pulita, io ascolto». «Salvini ha dato gli otto giorni a Bertolaso» hanno commentato i più ironici tra gli osservatori. Un’analisi che non si allontana molto dalla realtà, se è vero che dalle parti di via Bellerio la decisione di mollare l’ex capo della Protezione Civile sarebbe già stata presa e sarebbe irrevocabile. Ma in cosa consisterebbe questa «campagna d’ascolto» dei romani? La soluzione è arrivata nel corso della direzione nazionale di Noi con Salvini tenutasi a Milano: il prossimo week end, il 27 e il 28 febbraio, la Lega allestirà gazebo in tutti i municipi della Capitale per porre due quesiti ai propri militanti. Quali siano le tre emergenze su cui dovrebbe concentrarsi il prossimo sindaco e, soprattutto, quale tra i nomi ipotizzati finora sia quello su cui puntare. Le primarie cacciate dalla porta principale, insomma, rientrano dalla finestra. «È un atto di umiltà», fanno notare i dirigenti, «visto che è il nostro debutto a Roma, per prima cosa vogliamo confrontarci con i cittadini». Sembra tramontata, insomma, l’ipotesi di ritirare la lista caldeggiata dall’ala brianzola del movimento, vogliosa di estraniarsi dalle beghe romane. Anche se, viene sottolineato, «al momento nessuno scenario può essere escluso.


LA FAIDA A DESTRA

Le mosse di Salvini - che con un occhio guarda a Roma ma con l’altro è attento alle conseguenze nazionali del voto locale - hanno ovviamente provocato l’ira di Fratelli d’Italia, che aveva già dovuto ingoiare la bocciatura di Rita Dalla Chiesa. Ufficialmente il partito della Meloni resta fermo sull’appoggio a Guido Bertolaso. Lo ha ribadito il capogruppo alla Camera Fabio Rampelli: «Noi abbiamo una parola sola e una volta che è uscito il nome di Bertolaso, non abbiamo fatto come altri che hanno cominciato a sparare a zero contro il candidato scelto in modo unitario. Nomi proposti da noi per la candidatura non ne sono usciti, eventualmente si sapranno quando Berlusconi e la Lega ci diranno se hanno cambiato idea su Bertolaso». Concetto ribadito da Giorgia Meloni: «Mi fermo, perché stiamo fecendo molta confusione, e chiedo di chiarire. Quando gli alleati, nello specifico la Lega, mi diranno quale è il loro candidato e quale è la loro proposta per Roma, io dirò se sono d’accordo oppure no». Perché il rischio che salti tutti ora è concreto, e Fratelli d’Italia starebbe vagliando due exit strategy. La prima sarebbe la candidatura di Giorgia Meloni nonostante la gravidanza, ma solo in un’ottica di tenere unita tutta la coalizione. La seconda, in caso di strappo totale anche nelle altre città (Bologna, Milano, Napoli, Torino ecc) sarebbe il ritorno della candidatura di bandiera di Fabio Rampelli. E allora a destra sarebbe sfida tra due ex An con Storace dall’altra parte. Una sfida che in questi giorni si sta già consumando sui territori, con l’ex governatore che rivendica l’appoggio di quattro circoli di FdI, il partito della Meloni che annuncia l’adesione dell’ex storaciano Fabrizio Santori e - notizia di ieri - la star di Forum Fabrizio Bracconeri che da candidato di FdI alle prossime elezioni oggi si schiera col leader de La Destra. Cosa ne penserà l’amica Rita Dalla Chiesa?



I DUBBI DI FORZA ITALIA

Tra i due litiganti il terzo riflette. Perché è vero che Silvio Berlusconi si sta impegnando come non mai a tenere tranquilli tutti gli «scolaretti» della coalizione e ha ribadito anche a Il Tempo la fiducia convinta nella candidatura di Bertolaso. Ma c’è un pezzo consistente del partito romano - guidato dal vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri - che ha sempre denunciato come fosse una follia «sferrare due frecce con lo stesso arco». Ovvero dividere i voti dei moderati tra Marchini e Bertolaso, richiando di inibire a entrambi il ballottaggio. E così anche una riflessione in extremis tra gli azzurri non è esclusa. Così come si sta riflettendo sull’«affaire simbolo». Sono in tanti a temere che, se Bertolaso schierasse a Roma una propria lista civica, Forza Italia - già data ai minimi storici nella Capitale - rischierebbe di vedersi risucchiare via altri voti e di conseguenza di andare vicina all’estinzione. Al momento Berlusconi ha assicurato che il simbolo ci sarà, e ha messo in discussione solo il suo nome, ma i fedelissimi gli hanno chiesto di non rinunciare al brand «Silvio», da sempre vincente.


E GLI ALTRI RIDONO (PER NON PIANGERE)

E così, mentre Bertolaso facendosi vedere in tribunale per il processo sul G8 inaugura il suo tour de force tra aule giudiziarie e campagna elettorale, i suoi avversari gongolano. Alfio Marchini vanta addirittura lo «scalpo» di un grillino, con l’ex M5S Alessandra Bonaccorsi, consigliera del Municipio VIII che passa con la sua lista. E Francesco Storace mostra su Twitter una foto del suo cellulare con una chiamata - lasciata senza risposta - proprio di Guido Bertolaso. Il tutto condito da una velenosa didascalia: «No stalking». Per il centrodestra romano, insomma, la ricreazione non è ancora finita.

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